Vane e fallaci sono le speranze dello sconsiderato, e i sogni esaltano gli stolti.
Simile a chi vuole afferrare l’ombra o inseguire il vento è colui che dà credito ai
sogni. Chi sogna è come se si ponesse di fronte a se stesso: davanti al suo volto
ha l’immagine di uno specchio. Da fonte impura può scaturire cosa pura? E da
menzogna, può scaturire verità? Son cose vane divinazione, auspici e sogni: ciò
che speri, ecco ciò che sogni. Se non è l’Altissimo che li manda a visitarti, non
fare caso ai sogni.
Ecclesiastico, 34, 1-6
Altro libro della Biblioteca di Babele, una piccola summa di sogni famosi, partendo da quello di Gilgamesh, passando per Mosè e la Bibbia per arrivare a pensatori e sognatori moderni come Coleridge e Machado.
Sono in alcuni casi solo brevi flash, in altri riflessioni sul rapporto con il sogno e la veglia, cosa vuol dire sognare e come si sogna. Io ad esempio non avevo fatto caso di non aver mai sognato un sapore o un odore. Ci penso meglio.
La prima sensazione alla lettura è un po’ di noia. Non è un libro da leggere tutto di seguito, ma da centellinare, come brevi massime da fare sedimentare. Recuperato un ritmo di lettura più ampio il libro scorre, è piacevole e incuriosisce.
Siamo quello che sognamo o sognamo quello che siamo? Forse così brevemente si potrebbe racchiudere il pensiero sul sogno, come ce lo racconta anche il sogno di Chuang Tzu : “Chuang Tzu sognò di essere una farfalla e al risveglio non sapeva se era un uomo che aveva sognato di essere una farfalla o una farfalla che ora sognava di essere un uomo. ”
E così il sogno diventa come il lato rovescio della trama di un tappeto, come lo intende Padilla, la trama dei sogni, nebulosi puntini che solo nella parte dritta lasciano una scia del loro passaggio.