The illegitimate child of a baron and an actress, Meyrinck spent his childhood in Germany, then moving to today's Czech Republic where he lived for 20 years. The city of Prague is present in most of his work along with various religious, occult and fantastic themes. Meyrinck practiced yoga all his life.
Curious facts:
He unsuccessfully tried to commit suicide at the age of 24. His son committed suicide at the same age with success.
Meyrinck founded his own bank but was accused of fraud for which he spent 2 months in prison.
He worked as a translator and translated in German 15 volumes by Charles Dickens while working on his own novels.
Among his most famous works are Der Golem (1914) and Walpurgisnacht (1917).
Meyrink è un altro autore troppo poco apprezzato in Italia. Cambia qualcosa se dicessi che anche Kafka lo stimava? I racconti qui contenuti sono principalmente la traduzione degli scritti pubblicati dal Simplicissimum, un giornale satirico praghese, che ha fatto decollare la carriera dell'ex banchiere Meyer. La passione per lo yoga e le filosofie orientali sono ben presenti, dando un piacevole tocco di esotismo ai suoi orrori. Bramini, anatomisti, maghi e imbonitori compaiono in questi brevi racconti gotici, piacevolissimi da leggere in una scura giornata d'inverno.
Questi brevi e brevissimi racconti di inizio '900 passano dalla satira sarcastica e d'accusa contro le sette mistiche e quella finta religiosità che vuole accaparrarsi adepti a qualunque costo, soprattutto disonesto, contro il militarismo che imperava ai tempi (siamo nell'Impero Austro-ungarico), contro la piccola e media borghesia, a storie di fantasia di stampo tragicomico e brillanti nello stile, a racconti grotteschi e dell'orrore. Accomuna tutti gli scritti una ironia spiccata e divertente. Ho preferito i racconti gotici e fantastici alla satira perché effettivamente questi ultimi sono troppo invecchiati e legati alle situazioni di vita dei tempi.
"La sua anima ne risultò ferita, ma la terra si è alleggerita di lui"
Nell’ambito dei precursori della contemporanea letteratura fantastica, Meyrink, ha un posto particolare: chi non conosce la leggenda del Golem di Praga, almeno per sentito dire? Se questa leggenda è così famosa, è anche per merito dell’omonimo romanzo di Meyrink, che nel 1915 la rilanciò con enorme successo, anche cinematografico: già nell’anno della pubblicazione in volume il regista Wegener ne trasse un lungometraggio di successo; altre tre versioni seguirono. Va notato che la collaborazione non solo con il regista ma anche con l’illustratore Alfred Kubin per le edizioni di questo e altri romanzi crearono un “unicum” artistico appartenente a pieno diritto all’Espressioniamo tedesco. Recentemente sono stati ripubblicati anche i suoi romanzi successivi, “Il dominicano bianco”, “L’angelo della finestra di occidente” e altri, che hanno avuto un percorso molto diverso (arrivarono in Italia solo durante la II Guerra Mondiale, per interessamento di Julius Evola). Questo volume ripercorre invece la prima produzione narrativa dello scrittore austriaco, apparsa nei primissimi anni del secolo sulla rivista “Simplizissimus”. Chiusa la prima fase della sua multiforme vita, in cui aveva esercitato con successo il mestiere di banchiere privato, ma che aveva dovuto interrompere a causa di calunnie; accantonati propositi suicidi; Meyrink si reinventa scrittore: e la sua produzione per “Simplizissimus” fu piuttosto abbondante, tanto da essere raccolta in tre volumi. Questo ne rappresenta una scelta: ed è davvero un affascinante caleidoscopio dei suoi multiformi interessi. Come un caleidoscopio, infatti, la raccolta è formata da numerosi brevi racconti, ognuno brillante di per sé, e che letti insieme danno l’idea della complessità degli interessi dell’autore. Veniamo proiettati in un affascinante crogiolo di popoli, con protagonisti boemi, bavaresi, italiani (e non manca un principe persiano, ricorrente simbolo del male); un attento apparato di note evidenzia gli aspetti linguistici, come i dialetti, che la traduzione non può rendere. Praga, “città magica”, era già allora mito di sé stessa: l’ambientazione è spesso il suggestivo quartiere di Malà Strana (qui indicata con il nome tedesco: Kleinseite); nel racconto “Il preparato” viene descritta una visita allo Hradschin o Castello e al suo Vicolo degli Alchimisti come la faremmo oggi (manca solo la casa di Kafka, che all’epoca di questi racconti studiava ancora giurisprudenza o era a Trieste, impiegato alle Generali). Ma, come vedremo, negli anni di Meyrink la magia era ancora attiva.. Il tratto comune di questi racconti è la critica verso la società austroungarica, descritta come gretta, ottusamente militarizzata e bigotta; ma le forme espressive scelte dall’autore sono molteplici. Ci sono beffe spettacolari come quella di “G. M.”, dove il protagonista, dalle iniziali guarda caso identiche a quelle dell’autore, si vendica della derisione subita da parte dei suoi concittadini praghesi; oppure “La sfera nera”, dove due santoni indù fanno provare al pubblico un marchingegno che materializza i desideri più profondi degli spettatori: appaiono paesaggi bellissimi, ecc., finchè non tocca a un ufficiale.. al che si materializza quel che oggi definiremmo un buco nero, che risucchia via via l’intera realtà. “Petrolio! Petrolio!” e “La morte viola” che dà il titolo alla raccolta sono altri due racconti dove le suggestioni orientali servono soprattutto a ridicolizzare la società europea; e così “Il dottor Lederer”. Un altro gruppo però è formato da malinconicissimi apologhi sulla malvagità del mondo: “La regina dei braghi”, dove l'affarismo di un grande imprenditore di successo è solo un’inutile compensazione per aver distrutto il proprio amore di gioventù; “Terrore”; la dostojevskiana “Tutta la vita è dolore ardente”; soprattutto “Sibili alle orecchie”; potrebbero essere state tutte scritte pari pari da Buzzati: per quel senso di pena verso le creature inermi, condannate a subire il male del mondo; in particolare l’ultima, breve parabola ambientata nei recessi dei più vecchi quartieri di Praga. A questo gruppo appartiene anche un racconto storico come “L’urna di San Gingolfo”, notevole per i colori forti, espressionistici. Ma Meyrink era un uomo dalle molte risorse, e dedicò la vita a trovare una risposta al problema del male nel mondo; la trovò innanzitutto nel buddismo; sono frequenti i richiami alla filosofia di Schopenhauer, ma più probabilmente alle stesse fonti indiane fondate dal filosofo; è evidente la necessità di raggiungere uno stato superiore al dolore e al piacere provati nella vita comune. Ne sono testimoni racconti che sono vere e proprie fiabe, come “Il Budda mio rifugio”, o l’onirica “Febbre”, con la bellissima la metafora dell’uomo che si sforza di fare il bene ed evitare il male (o viceversa!) ma alla fine della vita, quando gli vengono improvvisamente tagliati i fili, si rende conto di essere stato solo un burattino.. o altri come “Chimera” in cui viene predicato il distacco dalle passioni del mondo e il superamento del cristianesimo, che pure predica l’amore. E’ un humus culturale non diverso da quello in cui qualche anno dopo cercherà le sue risposte un altro scrittore di lingua tedesca, Hermann Hesse, di nove anni più giovane. Ma la ricerca spirituale di Meyrink non si limitò a questo. Tutto un gruppo di racconti, forse il più nutrito, appartiene a un vero e proprio genere horror; in genere ne è protagonista diretto o indiretto il principe persiano Mohammed Darasche-Koh, temibile alchimista, che resta inafferrabile per i protagonisti. Sono racconti sconcertanti e forse i più affascinanti; come “Le piante del dottor Cinderella”, dove nella vecchia Praga, costituita da case che sembrano strani batraci, protagonisti che hanno perso la propria identità finiscono in sotterranei stranamente familiari, dove vengono coltivati rampicanti i cui steli sono vene e i cui frutti occhi umani.. e dove antiche statuine, grazie alla pratica della “imitazione” delle loro pose, aprono la strada ad altre dimensioni dell’essere. A questo gruppo appartengono anche “Suggestione”, “Lacrime bolognesi”, “Il preparato anatomico”, “L’uomo sulla bottiglia”, “Decadenza”, “Il baraccone delle figure di cera”, e soprattutto “L’albino”, la fantasmagoria più macabra, con un ironico contrasto tra antiche leggende e giovani scanzonati; forse il significato è che il male non è né antico né moderno, ma inerente alla realtà? Proprio come nel “Barile di Amontillado” di Poe, una vendetta viene resa ancora più atroce perchè nasce come allegra beffa. Si ritrovano qui molti temi ricorrenti: l’ennesimo ritorno dell’enigmatico persiano; la tragica situazione in cui una donna, sposata a un marito mostruoso, viene sospettata (a torto o a ragione, poco importa) di infedeltà, con il risultato che il marito scompare portandosi via i figli, per poi orchestrare a sorpresa terribili vendette (forse per Meyrink esempio lampante della crudeltà in questo mondo; ma senza ricorrere a troppa fantasia, ricordiamo che era la condizione della donna cent’anni fa, e Maria Montessori e Sibilla Aleramo subirono le stesse traversie..); crudeli pratiche al confine tra alchimia e vera e propria vivisezione, che ricordano quella praticata nella “Isola del dottor Moreau” di Wells. Da tanti accenni lasciati cadere qua e là, si intuisce come Meyrink fosse profondamente dedito a pratiche spiritistiche, yoga e non solo: ben oltre quanto viene apertamente espresso nei racconti. Come Arthur Machen, Meyrink è uno scrittore di occulto che impressiona: perché lascia la chiara impressione di credere letteralmente, e non metaforicamente o letterariamente, a quel che scrive. Del resto, entrambi appartennero alla Golden Dawn. Prezioso il saggio di Gianfranco De Turris posto in conclusione del volume, che traccia la fortuna editoriale delle opere di Meyrink, oltre a indagare un’importante questione: questa che abbiamo letto, così beffarda, era la genuina ispirazione dell’autore, o era in parte imposta dal formato editoriale? Qual era il vero volto di Meyrink?
Edgar Allan apors litterära halvbrorsa? Ibland är novellerna laddade, mystiska, obehagliga med klara kvaliteter, men oftare platta eller föråldrade - ibland båda.
Meyrink har jag hört talas om i många år men det blev aldrig att jag faktiskt läste något han skrivit. Mest för att jag aldrig prioriterat att köpa något av honom innan, tills jag såg att Hastur (som man i allmänhet bör kolla upp, tycker jag) gett ut flera volymer. Översättaren var samma som gjorde den fantastiska Ligotti-samlingen utgiven av H:ströms för några år sedan, dessutom, så då passade jag på att norpa dem så fort jag kan. Den här samlingen började vekt men sedan så tog det sig ordentligt. Man kan finna ekon av Lovecraft, Ligotti och Poe och en del förvånande slafsig body horror för sin tid. Språket börjar hyfsat alldagligt men ju längre man kom i samlingen desto bättre blev det. Meyrink skall absolut utforskar mer.