Wilkie Collins diceva sempre: “Fateli ridere, fateli piangere, ma soprattutto teneteli sulla corda”; e devo dire che anche in questo romanzo ci riesce alla grande.
No name (questo il titolo originale) venne pubblicato a puntate sulla rivista diretta da Dickens, “All the year around”, nel 1862 e tenne incollati i lettori agli sviluppi della vicenda delle sorelle Vanstone per quasi due anni.
Il libro si apre su una tranquilla giornata a Combe – Raven, nel Somertshire, dimora della famiglia Vanstone. La vita scorre serena e pacifica, nulla sembra intaccare la serenità familiare almeno fino alla mattina del 4 marzo, dove giunge una misteriosa lettera proveniente da New Orleans. Sembra un avvenimento di poco conto ma, nel giro di pochi mesi, quest'episodio insignificante riesce a sconvolgere la vita della famiglia Vanstone: i due genitori muoiono a pochi giorni di distanza l'uno dall'altra e, a causa di un cavillo legale e la mancanza del testamento, Magdalen e Norah si ritrovano improvvisamente senza famiglia, senza casa, private di ogni bene materiale ma soprattutto senza nome, condannate all'indigenza e costrette a ricominciare da zero per andare avanti nella vita.
Le due sorelle, completamente diversa tra loro, come il giorno e la notte, sia per indole sia per carattere, si comportano molto diversamente nel reagire alla sventura: Norah decide con rassegnazione e umiltà di intraprendere il lavoro di istitutrice, mentre Magdalen, la minore delle due, non si rassegna e fa della vendetta l'unico scopo della sua vita; cercherà di riprendersi quello che gli è stato tolto, lanciandosi così in una miriade di pericolose e incredibili avventure.
Dopo aver letto “La donna in bianco” ed essere stata piacevolmente colpita, anzi folgorata, dallo stile di Collins, ho deciso di leggere altri suoi romanzi e la mia scelta è caduta su questo titolo altrettanto famoso della sua bibliografia.
Più che un giallo, Senza nome è un romanzo drammatico e psicologico che tratta un tema molto spinoso nell'Inghilterra vittoriana, quello dei figli illegittimi.
Come già mi era successo precedentemente, anche stavolta Wilkie Collins, grazie ad una narrazione fluida e coinvolgente, una trama contorta e molto densa, è riuscito a trascinarmi all'interno dell'opera rendendomi desiderosa e coinvolta nel seguire gli intrighi e i segreti che vengono risolti pezzo dopo pezzo, incastrandosi tra di loro poco per volta, come gli elementi di un puzzle.
In questo romanzo non manca nulla, vi sono intrighi, amore, odio, gelosia, vendetta, passione, ironia, altruismo, voglia di riscatto, misteri, segreti, colpi di scena, suspense, casualità, disgrazie, parentele misteriose, coincidenze (a volte anche un po' inverosimili), travestimenti, testamenti indecifrabili, morti improvvise, il tutto condito con ironia e momenti di umorismo garbato e dissacrante che regalano al lettore una lettura dalla quale spiace separarsi.
Sullo sfondo di questa ricca e intricata vicenda emerge una rappresentazione singolare di personaggi sorprendenti, sia nel bene che nel male, caratterizzati meravigliosamente e magistralmente delineati. Vi è un caleidoscopio di caratteri eccentrici, odiosi, meschini, tenaci, virtuosi, accattivanti o diabolici; nessuno è bianco o nero, tutti i personaggi sono vivi, ben definiti, carismatici ed intensi, tanto da rendere il lettore coinvolto nelle loro vicende e di sentirli come se fossero degli amici. Ogni figura è descritta con maestria, ed è in perpetua evoluzione; si muove e agisce spinta dalle motivazioni più o meno nobili, più o meno giuste, o semplicemente legittime.
Norah, la maggiore delle sorelle Vanstone, è sempre stata quella più tranquilla e pacata delle due. Dal comportamento sempre corretto e tranquillo, Norah è una ragazza dolce, dimessa, distaccata, riservata, remissiva e ligia al dovere; esempio di rettitudine e determinazione accetta la sua nuova situazione con tolleranza e rassegnazione, senza abbattersi e senza meditare vendette, decidendo di rimboccarsi le maniche e diventare istitutrice, cercando così di trarre il meglio che può dalla difficile condizione creatasi. Il dolore composto e conciliante di Norah, alla fine, verrà premiato come merita.
La protagonista assoluta del romanzo è indubbiamente la minore delle sorelle Vanstone, Magdalen (un nome un programma). Completamente diversa dalla sorella maggiore e distante anni luce dal modello di angelo del focolare, Magdalen reagisce con freddezza e allo stesso tempo con veemenza alla notizia della perdita del patrimonio e del nome di famiglia. Determinata, forte, audace, impulsiva, caparbia, irruenta, irrequieta, schietta, ma anche fragile e arrendevole, Magdalen è una donna arrabbiata che non accetta passivamente il suo nuovo destino e fa della vendetta l'unico scopo della sua vita, arrivando persino a sfiorare la follia; il forte senso della giustizia la porta a combattere disperatamente alla strenua ricerca del modo di riprendersi ciò che spetta di diritto ad entrambe le sorelle, innocenti per le colpe dei genitori. La ragazza abbandona ogni remore e gli scarsi contatti sociali che gli sono rimasti, supera ogni rimorso, ogni limite imposto dall'educazione, dalla bontà d'animo e dalle convenzioni sociali, lanciandosi anche se un po' titubante in una serie di pericolose e incredibili avventure. Per raggiungere i propri scopi, per farsi strada, per riconquistare ciò che gli è stato tolto, la protagonista sfrutterà il proprio fascino e userà tutti i mezzi possibili, anche quelli poco consoni o poco ortodossi ai costumi vittoriani: travestimenti, furti, cambi d'identità, tranelli, inganni verso coloro che l'hanno mandata in rovina, e perfino arrivare a sposare l'uomo che detesta con ogni fibra del suo corpo.
Magdalen sembra essere la sorella “cattiva” della storia, ma in fondo è solo una bambina che compie degli errori di cui però è sempre disposta ad assumersene la responsabilità; è una figura che rompe ogni ideale femminile dell'epoca, è anticonformista, moderna, coraggiosa, una donna che lotta sino alla fine provando ancora una volta umiliazione e sconfitta (che vede come il prezzo giusto da pagare per gli errori che ha commesso), ma che non si arrende mai ottenendo alla fine quello che si era prefissata.
Wilkie Collins compie una vera e propria analisi introspettiva molto profonda di questo personaggio, descrivendo nei particolari la sua psicologia, mostrandoci le sue riflessioni, la sua coscienza impegnata nella lotta tra il bene e il male che molto spesso la fanno titubare della bontà del suo scopo, portandola ad alternare periodi di malattia ed esaurimento a periodi di forza e risolutezza.
La figura di Magdalen Vanstone suscitò molto scandalo nell'Inghilterra vittoriana perché il personaggio nonostante la sua condotta ribelle non viene punito, come di solito accadeva ma, invece, finisce per godere delle proprie azioni raggiungendo la felicità finale con un uomo che la ama e la rispetta nonostante le azioni che ha compiuto in passato.
Colui che aiuta Magdalen ad attuare e compiere la sua vendetta è il capitano Wragge, fratellastro della madre della giovane, che si definisce “un agricoltore morale”, in poche parole “aveva fatto del raggiro l'obiettivo della sua vita”. Il capitano è un farabutto incallito dalla mille risorse; bizzarro, carismatico, astuto, vanesio, venale, metodico, pieno di ironia e ingegno, latore di ciniche e strampalate teorie, Mr. Wragge è un adorabile genio della truffa di professione, che dapprima supporterà la giovane Vanstone nella sua carriera di attrice e in seguito la aiuterà ad escogitare un piano per riavere ciò che gli spetta; all'inizio naturalmente lo fa solo per tornaconto personale per poi diventare con il tempo il suo maggior alleato. Il capitano è un personaggio memorabile, stupendo ed accattivante, dai tratti un po' dickensiani, in continua evoluzione, che all'inizio non mi piaceva granché (lo confesso) ma con il proseguire della lettura mi è piaciuto sempre più, tanto da affezionarmi a lui e, anzi, quando non era presente sulla scena rimanevo delusa.
Nelle sue truffe lo accompagna e lo spalleggia la moglie, la gigantessa Mrs. Wragge, moglie fedele, dotata di poco cervello ma di un grande cuore; spesso si rivela un vero disastro, ma è fantastica nella sua ingenuità, bontà, innocenza, semplicità e dolcezza, e si affezionerà molto a Magdalen.
Degna avversaria del Capitano Wragge è Mrs. Lecount. La svizzera è un personaggio veramente diabolico e fin dalla sua prima apparizione mi ha provocato un senso di repulsione; è falsa, scaltra, malvagia, furba, subdola, meschina, dotata di una spiccata intelligenza e capacità di influenza, intuirà tutti i piani di Magdalen e tenterà di ostacolarla in ogni maniera, ingaggiando una partita senza esclusioni di colpi fatta di astuzia e furbizia con il capitano Wragge.
Mrs. Lecount è la governante (ma in un certo senso anche padrona) della casa di Noel Vanstone. Noel è un uomo troppo debole per fare qualsiasi cosa; dipende sempre da qualcuno soprattutto della sua governante, ed è talmente sciocco da non accorgersi di venire raggirato da entrambe le parti ma diventa incredibilmente furbo e scaltro quando si tratta di questioni di denaro.
Tra i personaggi minori come non ricordare: l'affascinante e generoso capitano Kirke, l'eccentrico ammiraglio Bartram e il suo fedele timoniere Mazey, lo sciocco e fannullone Frank Clare Jr., suo padre, lo scorbutico e filosofico mr Clare, e ancora la fedele e amorevole miss Garth, il risoluto e gentiluomo mr George Bartram.
Anche stavolta, sin dall'inizio, Collins regala al lettore una lettura intrigante, ricca di misteri e segreti, con sviluppi non prevedibili o scontati, il tutto condito da una beffarda ironia, riuscendo comunque a tenere sempre alta l'attenzione del lettore. Senza nome è un romanzo dalla scrittura gradevole e accurata, ritmo incalzante, geniali accorgimenti narrativi, stile scorrevole, elegante e descrittivo che riesce a tenere il lettore incollato alla pagina senza voler mai smettere di leggere, senza fargli provare un attimo di stanchezza e rendendolo parte della vicenda. Il libro risente di una certa prolissità (perché spesso si dilunga troppo) dovuta alla pubblicazione a puntate, che alla lunga può stancare; appena succede qualcosa che finalmente potrebbe portare alla risoluzione di qualcosa, Collins ancora una volta mischia le carte e stravolge tutto, allungando così i tempi; questo meccanismo si ripete più e più volte durante la narrazione, tanto che si ha la tangibile sensazione che il romanzo, a causa delle continue situazioni rocambolesche che si susseguono una dopo l'altra senza una pausa, alla fine sia tirato un po' per le lunghe.
Quest'opera, comunque, non è altro che una commedia in più atti, che rivela la maestria dell'autore inglese nel concepire e architettare delle storie affascinanti, divertenti, imprevedibili e ricche di particolari; Wilkie Collins è uno dei pochi scrittori che partendo da un'idea originale riesce a sviluppare e condensare insieme, come solo lui sa fare, trama, personaggi, intrighi, paesaggi, suspense. Una cosa che mi colpisce ogni volta che leggo un libro di Collins, è la sua profonda conoscenza della società e la sua abilità e capacità di descrivere, anzi di dipingere, le atmosfere e i luoghi del periodo, rendendoli vividi e realistici tanto da stagliarsi davanti agli occhi del lettore.
No name è un romanzo pieno di emozioni e psicologia, capace di ammaliare il lettore, di suscitare in lui svariate sensazioni: commozione, rabbia, risate, solidarietà per la vicenda delle sue sorelle; racconta una vicenda contrastata e ha al suo interno anche la denuncia sociale su un tema molto scottante in quel periodo, cioè la terribile condizione dei figli illegittimi ai quali la legge non riconosce nessun diritto nella successione, considerandoli dei Figli di nessuno e lasciandoli senza futuro, evidenziando così la terribile ingiustizia che ricadeva sugli incolpevoli figli.
Senza nome è un romanzo che conferma la grande vena narrativa di Collins, che fa riflettere, che pone interrogativi tuttora attuali e ha il merito di indurre il lettore a porsi delle domande su molti argomenti e comportamenti presenti all'interno dell'opera; insomma un libro sorprendente che ancora oggi è riuscito a mantenere una freschezza e una vivacità eccezionale e, da oltre 150 anni, continua ad essere letto e apprezzato dai lettori di ogni parte del mondo.
Al prossimo incontro Wilkie.
Niente a questo mondo rimane nascosto per sempre. L'oro che è rimasto sotterrato per secoli nel terreno, a un certo punto spunta in superficie. La sabbia è traditrice e mostra i piedi che l'hanno calpestata; l'acqua restituisce alla superficie il corpo che era annegato. Persino il fuoco lascia traccia, sotto forma di cenere, della sostanza che ha consumato. L'odio evade dalla prigione segreta del pensiero attraverso la porta degli occhi e l'amore scopre il Giuda che lo tradisce grazie a un bacio. Ovunque si guardi, la legge inevitabile della rivelazione è una delle leggi della natura: un segreto che rimane tale è un miracolo a cui il mondo non ha ancora avuto la fortuna di assistere.