Una storia d'amore, di devozione e di rinascita.
Questo mese mi sono dedicata a recuperare tutti i libri scritti da Torey Hayden, un obiettivo che sono quasi riuscita a conquistare. Tra tutti i libri letti sono i romanzi, rispetto ai libri-memoir, ad avermi lasciata più delusa e mi aspettavo lo stesso con quest'ultimo romanzo. Be' non potevo essere più in errore.
"La foresta dei Girasoli" è un romanzo che racconta di un amore incondizionato verso Mara O'Malley, una madre, una moglie, una persona che rappresenta casa, una sopravvissuta tanto delle atrocità della seconda guerra mondiale quanto dell'internamento in un centro per malattie mentali. Ha vissuto tanti orrori e per non vedere i lupi ha deciso di vedere al loro posto i girasoli, ma non è sempre così facile: il più delle volte è una donna normale che ama i fiori, la musica l, le belle storie e la sua famiglia, al più è un po' bizzarra; ma ci sono delle volte in cui perde il controllo, viene risucchiata dal passato che il marito cerca in tutti i modi di tenerle lontano e cede alla follia. E, a quel punto, toccherà al marito e alla figlia maggiore, Lesley, raccogliere i cocci e rimetterla in sesto.
È una storia molto toccante, in cui la voce narrante di Lesley ci accompagna nella loro quotidianità fatta di amore, pazienza, supporto, di gesti di protezione e di difesa; ma anche di momenti di esasperazione in cui marito e figli vengono portati ai limiti fisici e psicologici, sempre in allerta nel timore che succeda qualcosa. Torey Hayden riesce a delineare tanto bene la complessità psicologica di Mara quanto l'intero ambiente familiare: vivo e sfaccettato, imperfetto e difficile, insano ma con tanto affetto incondizionato.
Con i suoi dialoghi semplici, quasi sempre superflui, i momenti morti e quelli introspettivi, la lettura può risultare lenta ma ugualmente coinvolgente ed ipnotica come solo la scrittura di Torey Hayden può essere. A non avermi convinta del tutto è la parte finale: non ho ben compreso il motivo dietro al viaggio che Lesley compie: risulta molto slegato dal resto della narrazione, quasi fosse un racconto separato che è stato inserito a forza nel libro. Anche la stessa conclusione risulta traballante: capisco l'intenzione di lasciare un'alone di buona speranza, ma mi è parso fin troppo buonista e chiuso di fretta.
Tra i suoi romanzi è nettamente il migliore, ti fa riflettere su come si sceglie di vedere la propria vita, su come alle volte per sopravvivere modifichiamo la realtà per renderla più sopportabile e su come questo può distruggerci.