Partiamo col dire che questo libro non è solo un libro o almeno non è un libro qualunque, e tu mi dirai: "Che cazzo vuol dire qualunque?". Ebbene qualunque nel senso che questo libro si crea nello stesso momento in cui tu lo stai iniziando. Magari lo potrai buttare dalla finestra dopo le prime quattro frasi, maledicendo il giorno in cui un fulmine ti ha colpito, proprio quando stavi passando davanti ad una libreria e via il libro illuminato era proprio questo. Oppure, ad ogni frase, dirai: "Ma che cazzo sto leggendo?" con gli occhi di chi ha visto chissà cosa e non immagina nemmeno perchè. Altrimenti potresti fare come me o te o chissà chi altro essere umano, con in mano questo libretto incazzato con la società contemporanea fatta di tanti stereotipi, immersa nella melma del quotidiano preordinato ed anche dal vuoto cosmico dell'edulcorazione di ogni ca.. (opss sto esagerando!), dicevo di ogni attimo della nostra esistenza su questo benedetto pianeta...
Un paio di drink. Un paio di aspirine. E via da capo.
Ah mi son fermato a metà, non ho finito nemmeno la frase, ma dovevo fare una pausa. Dicevo: ...con in mano questo libretto inizio a capire di avere in mano qualcosa di fenomenale, non so, sono solo sensazioni, sono solamente all'inizio, alla prime battute, prime battute che mi ricordano subito l'inizio del film "Traispotting", sapete quando il protagonista corre per le vie della città, col narratore che spara a destra ed a manca una sequela di frasi inacidite verso la società del consumo, con in sottofondo Iggy Pop che blatera la sua "Lust for life"...
Un paio di drink. Un paio di aspirine. E via da capo.
Così Chuck continua ad intessere la sua storia ed intanto questa (la storia) inizia sempre più ad attorcigliarsi attorno a me, mi avvolge in un abbraccio via via più vorticoso. No so com'è, perchè non ci sono mai stato su una nave durante la burrasca, ma mi sento proprio così, le caratterizzazioni dei protagonisti iniziano a fondersi col mio subconscio, scusate, so che pare una cazzata, una frase così tanto per fare effetto, ma le sensazioni si fanno inquietanti e vertiginosamente tangibili, la scrittura di Chuck qui si fa mia, tanto che non riesco a distogliere la mente dalle pagine....
Un paio di drink. Un paio di aspirine. E via da capo.
Arrivo al finale col fiatone ed anche leggermente spossato, sarà anche per il caldo tremendo di quest'estate infinita e da record, ecco altra frase ad effetto mmhhhh. Comunque sia il finale mi lascia di stucco, Chuck sei tornato, era tanto che non ti leggevo e le ultime volte era stato un incontro alquanto deludente, ma...
Un paio di drink. Un paio di aspirine. E via da capo.
Secondo Platone, noi viviamo incatenati dentro una caverna buia. Essendo incatenati, di questa caverna possiamo vedere soltanto la parete di fondo. Soltanto le ombre che si muovono. Potrebbero essere le ombre di qualcosa che si muove fuori dalla caverna. Potrebbero essere le ombre di altri individui incatenate accanto a noi.
Forse l'unica cosa che ciascuno di noi vede è la sua stessa ombra.
Carl Jung lo definiva il gioco delle ombre. Diceva che noi non vediamo mai gli altri. Vediamo solo quegli aspetti di noi stessi che si riflettono su di loro. Ombre. Proiezioni. Le nostre associazioni.