Sin dalle prime pagine di questo quinto volume del ciclo del Barset, Trollope ci avverte del carattere dei membri della famiglia Dale: sia negli affetti sia nelle avversioni, i Dale sono ostinati, costanti e severi nei loro giudizi. Mai descrizione fu più azzeccata.
Al centro de La casetta ad Allington, come in altri libri del ciclo, vi è una mera questione di denaro su cui si avvicendano le vite dei vari personaggi; tutti loro, chi più chi meno, discutono di denaro; quasi tutti hanno difficoltà a far quadrare i conti o vedono la loro esistenza influenzata dalla scarsità di averi. Oltre a questo argomento il romanzo racconta le vicende sentimentali di due sorelle: Isabel (Bell) e Lilian (Lily) Dale, che vivono con la madre vedova nella casetta ad Allington, di proprietà del loro zio paterno, Christopher Dale, il possidente di Allington. Lo zio ha come desiderio che la maggiore delle due sposi il nipote nonché futuro erede della sua proprietà, Bernard Dale. Poco tempo dopo Bernard si reca a far visita allo zio insieme ad un suo amico Adolphus Crosbie, un fatuo arrivista, che mette gli occhi su Lily. Pochi giorni dopo i due si fidanzano, ma il fidanzamento ha vita breve. Quasi un mese dopo Crosbie scopre che Lily non avrà nessuna dote da parte dello zio. Questa scoperta inquieta Crosbie, che si sente incastrato e ha paura di non riuscire, con una moglie ed un eventuale famiglia a carico che dovrà mantenere esclusivamente con il proprio lavoro, a continuare la bella vita alla moda che conduce a Londra e sarà così costretto a vivere una vita avvilente. Il desiderio di far parte del bel mondo lo porta ad accettare l'invito al castello della nobile famiglia De Courcy, che lo hanno adocchiato come possibile candidato alla mano della loro figlia Alexandrina. Crosbie accetta l'invito e si allontana da Lily senza una spiegazione. Arrivato dai De Courcy, Crosbie capisce che per amore di una ragazza squattrinata non vuole rinunciare al suo stile di vita; tenore di vita che potrebbe continuare solo se sposa Alexandrina, ma questa scelta potrebbe non rivelarsi poi così ragionevole.
La casetta ad Allington è l'ennesimo bel romanzo scritto da Trollope appartenente al ciclo del Barset. Questo romanzo è forse quello più amaro e con l'atmosfera più cupa rispetto a quelli che ho letto finora che appartengono al ciclo. Leggere un romanzo di Trollope, comunque, è sempre un piacere, una coccola, perché riesce sempre a coinvolgermi nella vicenda narrata; ci riesce grazie al suo garbo e all'uso di uno stile colloquiale, ironico e arguto; e anche alle sue divertenti, affettuose ma allo stesso tempo pungenti e invadenti interferenze.
Trollope ancora una volta si conferma un grande narratore dei vizi, delle virtù, delle meschinità e delle falsità della società vittoriana. A smuovere i destini e la vita delle varie figure del romanzo è il denaro che influenza, condiziona e dirige le azioni di ciascuno di essi. La peculiarità dello scrittore inglese, e suo vero punto di forza, è come sempre la descrizione e la creazione dei personaggi. Quelli presenti nel romanzo sono tanti e provengono da ogni stato sociale. Tutti sono tratteggiati magistralmente, ognuno di loro ha un carattere sfaccettato, complesso e tremendamente umano in cui il lettore può riconoscere sé stesso o qualche conoscente. Lo scrittore inglese è un vero maestro nell'analizzare e nel descrivere i pensieri, le emozioni, le paure e le speranze dei personaggi; ognuno riesce a suscitare nel lettore vari sentimenti, quali: odio, comprensione, irritazione, compassione, stima, o rassegnazione, facendoglieli amare, odiare o ammirare. È soprattutto nella realizzazione dei personaggi femminili la cui descrizione è sempre impeccabile, accurata, attenta e partecipativa che lo scrittore inglese si rivela una penna eccellente.
Le due sorelle protagoniste mi hanno ricordato molto le due sorelle Dashwood di “Ragione e sentimento”, a cui somigliano molto sia nel carattere che nel comportamento. Entrambe sono giovani, belle, affascinanti, intelligenti e dotate di grande umanità ma sono indigenti e ciò le rende un po' indifese. Hanno entrambe un bellissimo rapporto, schietto, scherzoso e affettuoso con la loro madre.
Lilian detta Lily, la protagonista principale, è la minore delle due. La sua sfortuna è stata quella di innamorarsi di un vero e proprio mascalzone. È una giovane ragazza devota ma davvero irritante che durante la narrazione rivelerà il suo vero carattere. È ostinata, ottusa, cocciuta, impulsiva, priva di autostima, troppo orgogliosa, tremendamente testarda e anche masochista soprattutto quando impedisce ai suoi familiari di dirle quello che realmente pensano del suo “grande amore”. La sua scelta di continuare imperterrita a tessere le lodi di Crosbie nonostante il male che lui le ha inflitto, di augurargli ogni bene, di vederlo come l'essere umano più perfetto mai apparso sulla Terra è stato veramente snervante ed esasperante tanto che, durante la lettura, le avrei volentieri mollato un bel paio di ceffoni più di una volta. Ammiro la sua forza d'animo, la sua coerenza e posso comprendere che “voltare pagina” dopo appena sei mesi da questa rottura può essere presto, ma la sua scelta di aggrapparsi imperterrita ad un uomo che l'ha tradita e continuare ad esserle fedele è ridicola ed esagerata. La sua testardaggine e cocciutaggine le impedisce di aprire gli occhi e vedere che troverebbe un uomo più devoto, più meritevole del suo cuore e più innamorato di lei nella persona di John Eames. Quando conosciamo John, detto Johnny è un giovane ragazzo ancora adolescente. Frequenta fin da ragazzo la casetta della famiglia Dale, è da sempre innamorato di Lily e ora lavora come impiegato nell'ufficio delle tasse nella capitale inglese. È timido, solitario, goffo, impacciato, un po' imbranato, ma anche coraggioso; coraggio che dimostrerà salvando Lord De Guest (un generoso aristocratico locale e uno dei personaggi più belli e divertenti) da un incidente con un toro. Questa sua azione altruista gli farà guadagnare la stima del vecchio aristocratico che lo aiuterà in varie situazioni e campi della vita.
Durante la narrazione assistiamo alla sua crescita personale ed è forse il personaggio che mi è piaciuto, emozionato e commosso di più nel romanzo.
La palma per il personaggio più odioso va, invece, ad Adolphus Crosbie, una delle figure più odiose che mi sia mai capitato di incontrare in un romanzo. Impiegato governativo anche lui, è il classico arrampicatore sociale, ambizioso, vanesio, egoista, egocentrico, pieno di sé, borioso, menefreghista, falso e ipocrita, che con la sua parlantina riesce ad affascinare tutti, sia nel campo lavorativo sia in quello sentimentale. Le sue decisioni egoistiche influenzeranno la sua vita e quella di parecchie persone.
Come non ricordare poi la laboriosa e ragionevole Bell Dale, la maggiore delle due sorelle, che rifiuta decisa il cugino (nonostante la possibilità di una vita agiata) perché non lo ama; il dottor Crofts, innamorato di Bell Dale, che ha come pazienti solo persone povere, e questa scelta non gli permette di mantenere decentemente una famiglia; Christopher Dale, malinconico possidente di Allington, il cui personaggio subirà una crescita molto bella. Ritornano anche i terribili De Courcy, sempre più spocchiosi, altezzosi e naturalmente avari; dei veri e propri sepolcri imbiancati, che vogliono e continuano a far mostra della loro ricchezza anche se non ne hanno i mezzi.
La casetta ad Allington è un romanzo lungo che ti coinvolge sin da subito e ti fa girare le pagine sino alla fine senza che tu neanche te ne accorga, tanto sei impegnato e curioso di capire come si evolveranno le vicende narrate dall'autore inglese. Un romanzo in cui non mancano le scene idilliache e bucoliche della campagna inglese, ma anche l'umorismo rappresentato dai personaggi secondari come il giardiniere Hopkins o tutta la “ciurma” che abita a Burton Crescent, a Londra, nella pensione della signora Roper insieme a John Eames.
Un romanzo che racconta una storia interessante e avvincente, scritto in maniera impeccabile ed elegante, in cui vengono narrate con grande abilità e sagacia, ma con un tono più amaro e pacato rispetto ai precedenti volumi del ciclo, le vicende quotidiane di un gran numero di persone. Al suo interno troviamo amori travolti dalla precarietà e dall'indigenza, persone deluse negli affetti, famiglie o giovani uomini in difficoltà economiche, innamorati che continuano ad amare o rimangono fedeli all'amata/o anche se sono stati respinti.
Un libro splendido che esamina come le conseguenze dell'egoismo, della cecità, dell'orgoglio e dell'immaturità possono seguirci anche tutta la vita.
Sono le donne a fare tutti i piccoli sacrifici della vita di società, così come pure i grandi sacrifici della vita.