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Pyongyang: A Journey in North Korea

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Famously referred to as one of the "Axis of Evil" countries, North Korea remains one of the most secretive and mysterious nations in the world today. In early 2001 cartoonist Guy Delisle became one of the few Westerners to be allowed access to the fortress-like country. While living in the nation's capital for two months on a work visa for a French film animation company, Delisle observed what he was allowed to see of the culture and lives of the few North Koreans he encountered; his findings form the basis of this graphic novel.

Guy Delisle was born in Quebec City in 1966 and has spent the last decade living and working in the South of France with his wife and son. Delisle has spent ten years, mostly in Europe, working in animation, an experience that taught him about movement and drawing. He is now currently focusing on his cartooning. Delisle has written and drawn six graphic novels, including "Pyongyang," his first graphic novel in English.

192 pages, Paperback

First published May 1, 2003

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About the author

Guy Delisle

43 books1,865 followers
Born in Quebec, Canada, Guy Delisle studied animation at Sheridan College. Delisle has worked for numerous animation studios around the world, including CinéGroupe in Montreal.

Drawing from his experience at animation studios in China and North Korea, Delisle's graphic novels Shenzen and Pyongyang depict these two countries from a Westerner's perspective. A third graphic novel, Chroniques Birmanes, recounts his time spent in Myanmar with his wife, a Médecins Sans Frontières administrator.

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8,348 (28%)
4 stars
11,953 (40%)
3 stars
6,892 (23%)
2 stars
1,724 (5%)
1 star
547 (1%)
Displaying 1 - 30 of 53 reviews
Profile Image for Roberto.
627 reviews1 follower
September 11, 2017

Un punto di vista distorto

Un viaggio di lavoro dell'autore si trasforma in un'occasione per scoprire e per descrivere la Corea del Nord, con le sue stranezze e le sue peculiarità.

Come quella del Presidente, che è rimasto in carica anche dopo la sua morte. O il fatto che gli abitanti dello stato con il quarto esercito al mondo siano affamati e in povertà. O che la Corea del Nord sia l'unico stato al mondo senza internet e telefoni cellulari.

Ho trovato interessante l'argomento (che ora tra l'altro è diventato di attualità), che conoscevo solo parzialmente. Meno come l'argomento stesso sia trattato. Bisogna entrare a fondo nei fatti per capire le ragioni delle cose che si osservano; stare alla superficie dal nostro punto di osservazione privilegiato non basta. La civiltà non si misura dall'omologazione al modello occidentale; ogni luogo ha la propria cultura e le proprie usanze.

Inoltre ci vuole anche un pizzico di ironia, su quello che si vede e anche su sé stessi; ironia, non sarcasmo.

La grafica, infine, aggiunge per me ben poco valore.
Profile Image for MonicaEmme.
367 reviews154 followers
October 4, 2017
Ho acquistato questo libro ed è stato un bene, perché è uno dei migliori che abbia letto quest' anno!
Guy Delisle è un fumettista che gira il mondo per lavoro ed approfitta di uno di questi viaggi per disegnare questa grafic novel dove riproduce fedelmente il suo soggiorno di due mesi. Porta con sè 1984 di Orwell, scelta azzeccata direi, finché non capiamo che la fantasia distopica si realizza attorno a lui.
Grazie a queste scarne vignette in bianco e nero ho potuto capire quanto la dittatura manipoli le teste delle persone a tal punto che ci si chiede se i coreani siano o no al corrente di essere in uno Stato fuori dal mondo!
L' atmosfera è asettica e la minaccia costante. Guy è sempre accompagnato da due compagni guida e da un interprete, che non lo perdono mai di vista.
Tutto è ordinato ed volto ad una missione propagandistica nei confronti dell' adorato Kim. Musei, ritagli di giornale, foto e statue a destra e a manca, addirittura incisioni su montagne ricordano che Il presidente è straordinario ed eterno! Addirittura gli anni vengono contati a partire dal suo concepimento, ora siamo nell' anno 106 del juce. (Incredibile!)
L' argomento è attualissimo e spinoso, ma Guy ci disegna delle vignette spiritose per non esasperarci con tutto questo rispetto per il regime. Ogni tanto c' infila volontari che fanno lavori più disparati per dare un' immagine positiva del paese (come rasare con una falcetta erba per chilometri di autostrada!!!)
Davvero molto ironico, non avrei potuto scegliere libro migliore per conoscere questo popolo. Ovviamente mi chiedo "Ma se dovessero uscire da lì e si rendessero conto di quanto tutto sia costruito alla perfezione, come la prenderebbero?"
This entire review has been hidden because of spoilers.
Profile Image for LaCitty.
1,110 reviews187 followers
February 13, 2026
Vivono in un paradosso costante, in cui la verità muta di attimo in attimo. Lo stesso vale per la paura costante di venire mandati in uno dei campi di rieducazione... Ufficialmente non esistono, ma tutti sanno che ci sono

Nel 2001 Guy Delisle ha la possibilità di passare alcuni mesi a Pyongyang per lavoro. Questa graphic novel racconta la sua esperienza in un paese in cui non esiste libertà, la delazione è all'ordine del giorno e uno straniero non può muoversi da solo per la città. Le case non sono illuminate, il cibo scarseggia ed è di bassa qualità, esiste una sola stazione radio, le notizie arrivano solo ed esclusivamente da canali ufficiali di stato che mirano a glorificare i due Kim, leader della nazione.
È un quadro deprimente soprattutto quando ci si ferma a pensare che questa situazione va avanti dagli anni '50 del XX secolo. A distanza di oltre vent'anni da questo reportage, sarà cambiato qualcosa? Non è dato sapere perché le notizie dalla Corea del Nord filtrano poco e male. Deprimente...
Profile Image for Moloch.
507 reviews782 followers
February 2, 2016
Un altro libro suggeritomi da Goodreads, attraverso la funzione delle “recommendations” automatiche, che finora si confermano affidabili.

Circa un mese fa mi trovavo in giro e, in attesa di un’amica, per passare il tempo sono entrata, guarda caso, in libreria. Ho preso dalla sezione fumetti Dodici , che non mi ha convinta, e lì accanto ho visto appunto Pyongyang, di Delisle: ho messo via l’ultima opera di Zerocalcare e cominciato quest’ultimo. Ammetto candidamente che l’intenzione iniziale era… leggere l’intero volume, magari in due puntate consecutive, in libreria. Ma, man mano che sfogliavo le pagine, mi è sembrato talmente bello da decidere che no, dovevo possederlo.

Nel 2001 Guy Delisle, disegnatore canadese, si reca a Pyongyang, Corea del Nord, per supervisionare il lavoro di una squadra di disegnatori per un cartone animato di produzione francese: è infatti pratica comune da parte degli studios occidentali (come si impara leggendo il libro) mandare in outsourcing le fasi più meccaniche e ripetitive, che richiedono minore impegno creativo, della produzione (come le centinaia di disegni “di raccordo” che messe di seguito all’altra rendono il movimento dei personaggi sullo schermo) in Paesi in cui il costo del lavoro è decisamente più basso. Delisle passa quindi alcuni mesi nel posto più inaccessibile e impenetrabile per un occidentale, costantemente accompagnato e guardato a vista e possibilmente persuaso della situazione più che rosea del Paese da uno stuolo di gentilissimi “angeli custodi”, guide, interpreti, colleghi, che non lo mollano un secondo.

Il resoconto della sua esperienza ha trovato espressione in questa graphic-novel, che ci offre uno squarcio di un paese dell’assurdo, in cui su tutto e tutti si impongono l’incredibile culto della personalità del “presidente eterno” Kim Il-sung (e, di riflesso, del figlio Kim Jong-il, allora in carica, morto nel 2011), l’inquadramento dell’intera popolazione in una inflessibile routine di rituali e servizi “volontari”, la tetragona fedeltà mai incrinata da incertezze di cui danno prova tutti i nordcoreani che l’autore incontra (è da precisare che chiaramente, “guardato a vista” com’è, egli non ha mai occasione di entrare in contatto con “l’uomo della strada”), la sensazione costante del controllo e della sorveglianza cui si è sottoposti, e di trovarsi in un luogo che risponde a una logica tutta sua, nell’impenetrabile chiusura al resto del mondo, l’assurdo contrasto fra sprechi e imprese faraoniche e situazione drammatica della popolazione (del resto pervicacemente negata). Non a caso, per il viaggio, Delisle si porta dietro da leggere 1984 di George Orwell: la Corea del Nord sembra essere il paese più vicino a tradurre nella realtà l’ideale distopico del romanzo.

Il tono di Delisle rimane sempre leggero, e riesce a far sorridere anche se ci sarebbe da piangere: riferisce dei suoi piccoli “scontri” coi suoi ospiti quando si intestardisce a rompere il rigidissimo protocollo, la sua incredulità (che talvolta si trasforma in fastidio) di fronte a tante obiezioni o complicazioni, attraverso questi piccoli episodi “comici” fa intravedere una realtà che comica non è. Quando il discorso si fa più “politico”, si scontra costantemente con il “muro di gomma” dei suoi accompagnatori, impenetrabili al minimo stimolo alla discussione. Allo stesso tempo, comunque, non si presenta neanche come un eroe, impegnato a scuotere le coscienze dei nordcoreani con cui entra in contatto: riferisce con onestà le tante piccole “cortesie” ipocrite cui si è piegato volente o nolente, e riconosce che il suo passaggio a Pyongyang non avrà conseguenze, finirà come i suoi tentativi di far volare lontano l’aeroplanino di carta dalla finestra.

Guy Delisle non è un giornalista, per certi versi è un osservatore senza tante “sovrastrutture”: se una cosa gli sembra incomprensibile, assurda, inaccettabile, non si fa tanti scrupoli a dirlo, anche se col sorriso. Ho letto una critica su Goodreads in cui questo libro veniva tacciato di “etnocentrismo” e “razzismo”: mi sembra che il “complesso di colpa dell’uomo bianco” stia giungendo a livelli preoccupanti e tragicomici, se abbiamo paura di sembrare “irrispettosi” del regime dittatoriale nordcoreano. Finalmente, anzi, un po’ di sana “cattiveria”, o meglio sincerità senza tanti paraocchi o esigenze di politically correctness.

Non essendo tanto “esperta” dell’arte del fumetto mi astengo dal dare giudizi sul disegno: a me è piaciuto, essenziale ma con qualche tocco “bizzarro”, come la pagina sul loop infinito del ritratto di Kim Il-sung che indossa la spilla di Kim Jong-il che indossa la spilla di Kim Il-sung che indossa la spilla di Kim Jong-il…

4/5

http://moloch981.wordpress.com/2013/1...
Profile Image for piperitapitta.
1,066 reviews486 followers
February 27, 2015
La penisola di plastica

*** e 1/2

Se Guy Delisle tornasse per la prima volta in Corea del Nord oggi, e raccontasse nuovamente il suo soggiorno a Pyongyang, ne guadagnerebbero il tratto - qui ancora acerbo - la storia - qui ancora troppo frammentaria e puntata su di sé - e la profondità - qui ancora lontana dalla capacità di Delisle di raccontare un paese e le sue contraddizioni, con pochi tratti, battute fulminanti e deliziosa stupefatta ironia, a chi non c'è mai stato.
Eppure resta sempre un osservatorio su mondi sconosciuti da un punto di vista privilegiato, uno sguardo mai banale che aiuta a comprendere, anche a chi come me ne sa poco o nulla, qualcosa di più di un paese che sembra nato dalla mente perversa di uno scrittore distopico, di un "1984" (che cito non a caso, essendo il romanzo che Delisle porta con sé in viaggio) che è arrivato ben oltre quello che la mente di George Orwell paventava, divenuto realtà nel 1948 e che da allora non è mai passato; che esistono frontiere e muri che sono umani ancor prima che geografici, e che per smaltire i danni che alcune ideologie possono fare nella mente dell'uomo occorre più tempo di quello che serve al mare per liberarsi di quelle abominevoli isole di plastica che noi umani gli abbiamo regalato.
Se Guy Delisle tornasse per la prima volta in Corea del Nord oggi, dopo undici anni, e raccontasse nuovamente i suoi due mesi a Pyongyang, ne uscirebbe sicuramente fuori un altro piccolo gioiello - di carta, è vero, ma al contrario della plastica la carta ha un'anima e non inquina - un altro "Cronache di Gerusalemme", insomma.

«Sepolta a 90 metri di profondità, la metropolitana di Pyongyang può servire, in caso di attacco, da rifugio antiatomico. Nulla di meglio per alimentare un'atmosfera di minaccia permanente.»

http://www.ilpost.it/2013/04/13/pyong...
Profile Image for Bonfee.
67 reviews37 followers
April 8, 2018
Strutturato leggermente peggio di Cronache di Gerusalemme, Delisle è stato comunque una grande conferma del fumetto "impegnato". Voglio assolutamente leggere le altre due cronache di paesi nei quali ha vissuto perché è divertente, spigliato ma al tempo stesso fa cogliere con un po' di ironia tutti i lati storici e politici del paese interessato.
Profile Image for Marina.
906 reviews185 followers
November 9, 2023
Guy Delisle trascorre due mesi per lavoro nella famigerata capitale della Corea del Nord e ne ritorna con questo reportage a fumetti.

Pyongyang è la città di cui meno sappiamo al mondo, e questa graphic novel non ci illumina molto. Perché l’autore alloggia in un albergo posto su un’isoletta, e agli stranieri è proibito lasciare l’isola. A meno che non girino con guida e interprete. Un po’ più di libertà viene concessa ai lavoratori delle ONG, con i quali ogni tanto Delisle si accompagna. Ma non si possono avere contatti con gli abitanti. Fanno eccezione solo, appunto, le guide e l’interprete. Non si può andare da nessuna parte senza prima avvisare le guide. Alcuni luoghi sono proibiti. Per esempio, la stazione, ma l’autore la visita ugualmente, e viene subito scoperto. Eppure, dice, non c’è niente in quella stazione che non si possa vedere. Altri luoghi sono obbligati. Come la visita al Museo dell’Amicizia, che raccoglie i doni di tutti gli Stati a Kim Il-Sung e Kim Jong-Il. E, prima ancora, appena arrivati in città, la rituale deposizione dei fiori ai piedi della gigantesca statua (22 metri) di Kim Il-Sung, morto nel 1994 ma tuttora presidente (presidente eterno, così viene chiamato).

Quello che veniamo a sapere non è tanto di più rispetto a quel quasi niente che trapela dai pochissimi giornalisti ammessi. Che non ci sono luci, salvo quelle destinate a illuminare i monumenti ai due leader. Che alcune ONG hanno deciso di abbandonare il Paese, perché gli aiuti umanitari vengono distribuiti a seconda della fedeltà al regime, e alcuni milioni di cittadini ne sono lasciati totalmente privi. (Perché, ebbe a dire il presidente eterno, «per ricostruire una società vittoriosa dovrebbe sopravvivere solo il 30 per cento della popolazione»). Che in ogni ufficio c’è una foto di Kim Il-Sung e una di Kim Jong-Il, opportunamente ritoccate in modo da rendere i due quasi identici. Che non si può ascoltare la radio, eccetto l’unica emittente di Stato. Che tutti portano sulla giacca una spilla con il ritratto del presidente eterno o del caro leader o di entrambi. Che la musica è solo musica di Stato, celebrativa del caro leader. Che alcune persone semplicemente smettono di esistere, vaporizzate come se non fossero mai esistite.

Tutto questo assomiglia tanto proprio a quel 1984 che Orwell aveva ipotizzato nel 1948, anno della fondazione della Repubblica Democratica Popolare della Corea del Nord. Che Delisle legge la sera a letto, in albergo. Alla luce di una candela. Che presta al suo interprete, il quale, dopo averne lette alcune pagine, glielo restituisce tremando.
Profile Image for Suni.
571 reviews47 followers
December 29, 2017
Verso l'inizio degli anni Duemila Guy Delisle viene mandato per due mesi in Corea del Nord ad assistere e sovrintendere alla realizzazione di una serie animata, che il canale televisivo per cui lavora ha "appaltato", come è divenuta consuetudine fare, a uno studio di animazione nordcoreano.
Due anni dopo il fumettista canadese realizza quest'opera, in cui racconta l'esperienza lì vissuta.
La storia in sé è interessante, le limitazioni e le intrusioni della dittatura nella vita della popolazione e, in misura diversa ma comunque costante, dei pochi stranieri a cui è consentito l'accesso al Paese hanno dell'incredibile, ma dopo due o tre aneddoti il tutto diventa un po' ripetitivo: le guide e gli interpreti sempre presenti, le visite vivamente consigliate (praticamente obbligate) a edifici e monumenti celebrativi del regime, i divieti assurdi, la miseria cammuffata da spontaneo sacrificio per il bene della patria, eccetera. È comprensibile che le cose siano andate davvero così, ma ritrovare di continuo le stesse situazioni dopo un po' mi ha fatto perdere interesse.
Un altro motivo per cui non posso dire di aver davvero apprezzato questo fumetto è che, così come nel 2001 si parlava di quanto solo pochi anni prima ci fossero maggiori libertà (per lo meno per gli stranieri), immagino che oggi, a più di quindici anni di distanza dal soggiorno dell'autore, con la salita al potere del figlio di Kim Jong-il, quel Kim Jong-un che da quel poco che si sa è un pazzo sadico con la mania dei missili in confronto al quale il padre era un sovrano amabile e illuminato, la situazione sia considerevolmente peggiorata, quindi Pyongyang ha in sostanza perso il valore documentaristico che lo rendeva speciale.
In ogni caso mi è piaciuto più di Shenzhen e leggerò altro di quest'autore.
Profile Image for Mimonni.
453 reviews29 followers
September 6, 2015
Ho molto apprezzato questo spaccato di vita di uno straniero che trascorre, praticamente blindato, qualche mese in Corea del nord per lavoro. E' la storia autobiografica dell'autore recatosi a Pyongyang per seguire la produzione di un cartone animato franco-canadese. Sono venuta a conoscenza di questa graphic novel perchè recentemente la Sony ha ritirato il suo film The interview dopo aver ricevuto minacce dalla Corea del Nord per come veniva presentato il presidente Kim Jong-un. Analogamente, da questa graphic novel doveva essere tratto un film, e per paura di ritorsioni, il progetto non è praticamente nemmeno iniziato.
Profile Image for Pavuluzza Gnucca.
195 reviews
August 28, 2024
Dal grafic novel di Delisle mi aspettavo che l'autore avrebbe approfittato di un'occasione che pochi hanno per trasmettere la quotidianità, piccoli aneddoti di umanità di uno dei paesi più ermetici del mondo. Invece l'autore sembra non aver nessun interesse nel farlo, anzi, forse senza alcuna preparazione sulla storia e la cultura del paese in cui rimarrà due mesi, sembra tutto teso a confermare i pregiudizi e a trasmetterci quelle cose che ben si conoscono sul regime nordcoreano.
Non solo, muove tutta la sua critica (sacrosanta ma un po' stereotipata) senza avere la minima empatia per le persone con cui entra in contatto, considerandole quasi colpevoli, parte del sistema.
In modo arrogante, da occidentale che ha la fortuna di non dover vivere in un regime repressivo, incalza le sue guide, accompagnatori e traduttori con domande imbarazzanti (davvero non sai cos'è il reggae? Aggiungo io: l'autore che tanto si sconvolge per questa ignoranza, quante cose sa sulla musica nordcoreana per esempio? Ecco, è un po' fastidioso mettersi sempre al centro del mondo), in nome di una libertà che per lui è garantita si svincola dal controllo delle sue guide in più occasioni, senza tenere in conto del rischio che questo può comportare per loro, passibili di essere inviati in un campo di prigionia per molto meno (come lo stesso autore si premura di farci sapere nel corso di innumerevoli tavole).
L'apice dell'arroganza per me lo raggiunge quando si interroga se i nord coreani credono davvero nel sistema in cui vivono o fanno finta. Ecco, credo che avere l'opportunità di vivere in un paese blindato e avere così pochi strumenti per indagare meglio questa questione, rappresenta il vero fallimento del libro, che risulta un po' facilotto e superficiale.
Si salva solo il tratto e l'approccio leggero, se questo non fosse condito da superficialità.
Profile Image for Marilù Cattaneo.
198 reviews19 followers
March 11, 2026
Seconda o terza rilettura, ad oggi è il migliore di Delisle.
Quarta rilettura
Profile Image for Svalbard.
1,176 reviews71 followers
January 19, 2021
Di Delisle avevo grandemente apprezzato il suo “Cronache di Gerusalemme”, letto al ritorno da un memorabile viaggio in Israele, cosa che mi aveva suscitato un indescrivibile mal d’Africa; infatti è di sicuro uno dei libri che ho più letto e riletto, per ritrovare luoghi e paesaggi visti con i miei occhi ed amati al di là di ogni descrizione Adesso ho messo le mani su questo Pyongyang, precedente rispetto alle Cronache di Gerusalemme, ed è stata quindi la seconda volta che mi sono avvicinato a Delisle.

Lo stile non è differente da quello già visto, sia come disegno - come sempre minimalista ma con adeguato potenziale evocativo e descrittivo - sia come tematiche: lo sguardo di una persona capitata quasi per caso (lì per seguire la moglie funzionaria di un’associazione umanitaria, qui per seguire la produzione in subappalto di disegni animati francesi) in un mondo a lui completamente alieno. Solo che, a differenza di Israele, dove lo sguardo cercava di andare alla comprensione delle varie parti in gioco (israeliani, arabi, cristiani, fondamentalismi religiosi di tutti i generi, ecc.) (meno accettabile a parer mio la scelta dell’organizzazione umanitaria che si appoggiava logisticamente in esclusiva all’universo arabo costringendo il suo personale a disagi non da poco) qui c’è ben poco da essere comprensivi nei confronti di un regime talmente estremo da essere quasi comico, come il suo paffuto leader.

Il libro si legge in maniera scorrevole e piacevole, a tratti strappa anche qualche risata (ho riso a lungo, suscitando la sorpresa della mia lei - pare che io sia uno che ride poco - per alcuni cartoonisti coreani che atteggiavano un orsetto padre, preoccupato per la scomparsa dei figli nella tormenta di neve, in maniera allegra e sorridente, come se fosse una cosa che lo rendeva immensamente lieto, creando un effetto comico involontario irresistibile e ovviamente suscitando la riprovazione di Delisle) .

Il libro si conclude con le coordinate dei principali monumenti descritti nel libro, di modo che possano essere individuati con Google Maps (io ci ho provato ma senza riuscirci, mi chiedo se per incapacità mia o per qualche sopraggiunta censura). L’unica cosa stonata è l’inutile prefazione di tale Antonio Ferrari, tesa a dare evidenza, caso mai ce ne fosse bisogno, di quanto siano stati meschini tutti i regimi comunisti, di cui quello nordcoreano è l’ultimo relitto ancora in vita. Sarebbe stato più interessante si spegasse perché le produzioni cartoonistiche francesi subappaltino il lavoro di “bassa manovalanza” (i cosiddetti intercalari) alla Corea del Nord; in effetti che cosa ci facesse Delisle laggiù si capisce poco per volta leggendo la storia, ma a priori non è molto chiaro.
Profile Image for clara.stw.
31 reviews1 follower
April 24, 2021
bah... sarò pragmatica perché mi aspettavo un bel libro e invece ho solo trovato un bel po’ di razzismo

💩 LE CAGATE DI FUORI (e tocca iniziare da quelle perché sono di più)
-fin dalle prime pagine ho trovato che fosse un po’ troppo “divertente” anche se pensavo che forse un po’ di ironia per sdrammatizzare ci volesse.
-andando avanti però si nota che l’ironia sta nei posti sbagliati perché un conto è sbeffeggiare il regime, ma un conto è sbeffeggiare quelli che ne sono vittime e che decisamente non se lo meritano.
[es. pag. 135: una donna allo spaccio si eccita perché sono arrivati dei manghi, e il commento dell’autore invece che far realizzare al lettore che le persone sono talmente controllate da eccitarsi per un frutto, decide di ironizzare: “ah! la vita concitata delle consorti del corpo diplomatico!”... vorrei veder te e tua moglie!]
-c’è una sorta di schifo prevenuto verso tutto ciò che non corrisponde alla cultura di un uomo canadese benestante (si inizia dalle camere “fredde e anonime come piacciono qui in asia” - continente più visto del mondo - per poi proseguire con cibo, cultura, abbigliamento, musica, ecc...).
-i continui luoghi comuni e l’ironia fuori luogo su ogni etnia asiatica, a partire dai cinesi descritti come rozzi cavernicoli che urlano in mutande
-i coreani sono raffigurati come automi scemi che servono solo ad assolvere ai compiti che vengono loro assegnati, il che è demenziale quando succede per il regime, ma va bene quando devono lavorare per le animazioni (e anche qui non manca l’atteggiamento di superiorità dell’autore)
-oltre a questo anche il messaggio trasmesso che gli unici a riuscire a far funzionare qualcosa siano gli stranieri che vengono in salvezza a questo popolo minorato e sottosviluppato, mischiando il senso di superiorità a una sorta di pietismo sprezzante.
-per non parlare poi di quando le bambine che improvvisano un concerto per l’ospite vengono paragonate a scimmie ammaestrate, o quando, cito, riconosce “la bella mongoloide... ehm, no... mongola!”
-c’è anche una certa dose di sessismo che non può mancare, come se il problema più grosso di un popolo che vive in queste condizioni sia il fatto che le donne non siano scollate e non abbiano curve visibili.
-infine la nota decisamente malata e maniacale quando, in visita al museo delle torture, l’autore si raffigura come un soldato e pensa testualmente “la nostra guida è una vera bellezza, e a forza di sentirla descrivere tutte queste torture mi immagino soldato mentre gliene infliggo qualcuna.”

🤷🏼‍♀️ LE COSE BUONE:
+mi ha fatto capire che lavoro voglio fare
+mi ha fatto capire cosa NON fare
+lo stile delle illustrazioni è molto piacevole per i miei gusti.
Profile Image for Pao.
328 reviews29 followers
December 30, 2021
Letto con il gruppo Libri dal mondo.
Belli i disegni, azzeccata la scelta dei colori (la scala di grigi che comunica bene il clima di oppressione e immobilità), interessante il motivo per cui è finito lì (le case di produzioni francesi per contenere i costi fanno completare i cartoni animati in Corea del Nord) e come si lavora però ho trovato la storia un poco superficiale e incapace di analisi.
Interessante l'introduzione di Antonio Ferrari che racconta la sua esperienza di corrispondente nei paesi dell'est Europa nella seconda metà del '900.
Conclusa la lettura si ha voglia di leggere altro di Guy Delisle.

Read with the group Libri dal mondo.
Beautiful drawings, perfect colour choice (shade of grey and white that indicates the oppressive atmosphere and immobility), curious the reason he went there (to save money French carton studios hire North Korean developers to complete the works) and how you work in this country. Anyway I found the story a little bit shallow.
Very interesting Antonio Ferrari's introduction about his experience as news correspondent in East Europe in the second half of the Twentieth Century.
When the book is over you want to read something else by Guy Delisle.
Profile Image for Mirko, "Chel dai libris".
263 reviews
November 8, 2023
La quarta di copertina recita "Potrebbe essere un racconto di fantascienza, se solo la Corea del Nord non esistesse davvero". 

Ecco, questa semplice frase descrive perfettamente questa graphic novel, diario di viaggio dell'autore durante una visita lavorativa presso lo studio SEK. 

Tra l'incredulo e il satirico, Guy Delisle descrive questa sua esperienza con gli occhi di molti di noi occidentali. In alcuni casi con le stesse reazioni ironiche. Unica macchiolina una battuta xenofoba (forse non l'ho capita io) che non mi era piaciuta. 


Della situazione dittatoriale in Corea del Nord ne hanno già parlato in tanti tra mass media, notiziari e social network. Questo fumetto narra lo stile di vita che un occidentale si ritrova a vivere, come se fosse il protagonista di 1984 di George Orwell. Con situazioni spiacevoli, mastodontici palazzi eretti (per compensare qualcosa, probabilmente) - e cito una vignetta "Il nostro arco di trionfo supera di 3 metri quello di Parigi!" "Che mi frega" (dice l'autore), "mica sono francese" - e un confronto di una vita sotto sorveglianza e  con rigide regole per gli autoctoni, pregi alla popolazione "utile" (quadri del partito, funzionari dell'esercito, operai, soldati, diplomatici) rispetto alla popolazione "inutile" (manodopera, prigionieri politici, milioni di individui ignorati dal regime). 


⭐⭐⭐⭐⭐ Su 5, da collezione. Il giusto mix equilibrato di un fumetto giornalistico con una spruzzata d'ironia.
141 reviews
May 3, 2026
Libro molto interessante: l'autore ci permette di vedere la città di Pyongyang attraverso i suoi occhi, trasformando la sua esperienza lavorativa in una sorta di reportage.
Delisle, autore canadese impegnato nell'animazione televisiva, viene inviato dalla sua società negli Studi di Pyongyang per 2 mesi: ne approfitta per tenere un diario e trasformarlo in questa opera grafica, attraverso le cui pagine noi lettori possiamo osservare ciò che lui ha potuto vedere con i suoi occhi, e partecipare attivamente alle sue riflessioni.
Il suo stile grafico personalmente non mi fa impazzire, ma il taglio "narrativo" l'ho trovato valido, con una punta di ironia sullo sfondo ad accompagnare riflessioni molto profonde sul tipo di vita che si conduce in North Korea. In alcuni casi forse anche eccedendo un pochino nei toni grotteschi, soprattutto in alcuni contesti nei confronti dei suoi colleghi, ma nel complesso l'ho interpretato più come una forma di esorcizzazione della situazione davvero surreale che gli si (e ci) presenta.
Profile Image for Laura Noi.
602 reviews19 followers
September 18, 2025
Classico esempio di sguardo privilegiato occidentale nel suo massimo e vergognoso splendore.
Autore egocentrico, superficiale e anche irrispettoso. Come se prestare 1984 alla sua guida, un libro ovviamente proibito in paese totalitario come la Corea del Nord sia una buona idea, senza pensare minimamente alle conseguenze che avrebbe potuto avere sul suo povero accompagatore e la sua famiglia se fosse stato scoperto. Ma tanto chissenefrega io sono un uomo bianco, libero, superiore che mi lamento del cibo unto e sempre uguale che mi fanno mangiare mentre tutti intorno a me muoiono di fame e un pacco di riso bianco è letteralmente oro per loro.

Invece di scavare, approfondire si limita a deridere persone che con i loro mezzi sopravvivono in un regime totalitario. L’ho trovato davvero fastidioso.

Nemmeno a livello grafico ho apprezzato, mi trasmetteva l’idea che avesse fastidio a disegnare.
Profile Image for Roberta.
2,058 reviews344 followers
Read
January 22, 2024
Invidio a Guy Delisle ogni suo viaggio, ma questo specialmente.

Lo sapevate che alcuni dei fumetti/cartoni animati occidentali sono disegnati in Corea del Nord? Beh, io no. Mai mi sarei aspettata che un paese così chiuso permettesse di produrre intrattenimento per il cattivo Occidente. Pecunia non olet, se mai ci fosse da ribadirlo.

Tra businessmen e membri delle ONG gli stranieri sono tanti, più di quanti si potrebbe pensare. Tutti con la loro guida (tranne le ONG), tutti obbligati a seguire regole ben precise, tutti a cercare di sfuggire, spesso infantilmente e quasi sempre per noia, alla rigidità coreana.

Sembra di essere su un altro pianeta, un pianeta che visiterei volentieri.
Profile Image for Marta.
896 reviews13 followers
September 30, 2020
Pyongyang (2006)

Delisle è invitato in Corea del Nord per seguire per 2 mesi un progetto di animazione e ne approfitta per farsi un'idea sul regime dittatoriale comunista, che ha un controllo pressoché totale su tutti i campi dell'informazione e dell'intrattenimento: è allucinante ma non inverosimile che i cittadini credano davvero a ciò che viene raccontato dal governo, l'isolamento chiude la mente e porta la paura. In questo libro si sente la mancanza del figlio Louis (non era ancora nato), perché è grazie a lui che Delisle in Cronache birmane intreccia molti dei contatti più interesssanti; qui l'autore è ancora uno scapolo troppo autoreferenziale.
Profile Image for Spinky.
118 reviews1 follower
February 23, 2023
Purtroppo deludente... Mi aspettavo un racconto su Pyongyang e invece mi ritrovo a leggere di un soggiorno a Pyongyang, ma senza neanche una notizia di nota o di un qualsiasi interesse. Questo libro potrebbe suscitare una qualche non ben specificata curiosità nel caso non si abbia la più pallida idea di come si vive in Corea del Nord, altrimenti zero.
Peccato, era da un po' che volevo leggere questo testo.
Due stelle (e non una) perché le coordinate dei luighi principali visitati dall'autore da poter cercare Google Earth sono veramente un'ottima idea.
Profile Image for Alessandro.
154 reviews1 follower
December 18, 2022
Letteralmente divorato, non foss'altro per il fatto che capita rarissimamente di leggere "reportage di viaggio" provenienti dalla Nord Corea.
Mi ha colpito in particolare la scena in cui un collega di lavoro di Delisle non va al cinema - propaganda e l'autore sottolinea come si sia trattato del gesto di ribellione più esplicito e pericoloso cui avesse assistito.
564 reviews5 followers
July 20, 2018
Non è solo un fumetto, è un documentario, un reportage di viaggio sotto forma di fumetto. L'ho trovato bellissimo e divorato in poche ore. Sicuramente arricchisce e fornisce un'idea di cosa sia stata la storia della Corea del Nord dell'ultimo secolo. Consigliato
Profile Image for Cecilia.
227 reviews1 follower
March 26, 2021
La scrittura è meglio matura di Cronache di Gerusalemme, ma il libro racconta in maniera coinvolgente com'è vivere in Corea del Nord. Molto interessante e adatto per partire per un viaggio immaginario.
Profile Image for Eva.
Author 1 book38 followers
August 8, 2022
Mh. Guy Delisle è un illustratore che si trova in corea del nord per un lavoro di animazione per tre mesi, e ci scrive su. Non è male, finché non si arriva a un po' di osservazioni variamente opinabili (un po' sessiste, un po' abiliste, un po' razziste). Quindi mh
Profile Image for Diana.
632 reviews35 followers
August 28, 2022
Che paese assurdo e respingente è la Korea del nord.

Eppure mi affascina e ho letto molto sulla vita dei suoi abitanti o dei (pochi) occidentali che l’hanno visitata.

Questo fumetto è un piccolo spaccato, ma davvero interessante proprio perché così vero e delicato.
Profile Image for Sara.
168 reviews3 followers
November 11, 2024
Per certi versi meno comico o interessante rispetto a Cronache Birmane, la Corea del Nord non sembra sicuramente un posto affascinante per come lo descrive, ma non è al massimo della sua scrittura e la rende talvolta molto blanda, cosa che non è affatto.
Profile Image for Ragazzi Giulia.
103 reviews1 follower
May 6, 2026
Graphic Novel sulla vita di Guy in Corea del Nord; avendo già letto e visto molto altro sul tema mi è sembrato abbastanza basico come racconto e informazioni rese al lettore. Ho preferito di gran lunga Cronache Birmane e Cronache di Gerusalemme…
Profile Image for Mary.
137 reviews10 followers
September 6, 2018
Un graphic novel autobiografico del periodo che Delisle ha passato a Pyongyang, ne esce quasi come un reportage giornalistico di una realtà accessibile a pochi.
Profile Image for Deborah.
52 reviews
May 22, 2020
Alcuni atteggiamenti dell’autore non mi sono piaciuti e a tratti la storia è noiosa, ma nel complesso è comunque interessante.
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