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Pluto [プルートウ] #8

PLUTO: Urasawa x Tezuka, Vol. 8

A new vision based on Astroboy - "The greatest robot on earth". Final Volume!

Contains Chapters 56 to 65.

256 pages, Paperback

First published June 30, 2009

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About the author

Naoki Urasawa

369 books3,014 followers
Urasawa Naoki (浦沢直樹) is a Japanese mangaka. He is perhaps best known for Monster (which drew praise from Junot Díaz, the 2008 Pulitzer Prize winner) and 20th Century Boys.

Urasawa's work often concentrates on intricate plotting, interweaving narratives, a deep focus on character development and psychological complexity. Urasawa has won the Shogakukan Manga Award, the Japan Media Arts Festival excellence award, the Kodansha Manga Award and the Tezuka Osamu Cultural Prize. In 2008 Urasawa accepted a guest teaching post at Nagoya Zokei University.

Series list (not including short stories collections):
- Pineapple ARMY (パイナップルARMY) 1985-1988, written by Kazuya Kudo;
- YAWARA! 1986-1993;
- Master Keaton (MASTERキートン) 1988-1994, written by Hokusei Katsushika;
- Happy! 1993-1999
- MONSTER 1994-2001
- 20th Century Boys (20世紀少年) 1999-2006
- 21st Century Boys (21世紀少年) 2007
- PLUTO 2003-2009, based on Tezuka Osamu's Tetsuwan Atom
- BILLY BAT 2008-2016
- Master Keaton Remaster (MASTERキートン Reマスター) 2012-2014
- Mujirushi (夢印-MUJIRUSHI-) 2017-2018, collaboration with Musée du Louvre
- Asadora! (連続漫画小説 あさドラ!) 2018-ongoing

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Community Reviews

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3 stars
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2 stars
61 (1%)
1 star
13 (<1%)
Displaying 1 - 10 of 10 reviews
Profile Image for Olly.
315 reviews35 followers
April 27, 2023
Parto già col dire che è uno dei migliori manga che abbia mai letto e allo stesso modo uno dei migliori racconti di fantascienza che abbia mai letto, ma non penso di esagerare nel dire che in entrambi i campi ci troviamo di fronte ad una storia che non teme rivali, siano classici o no, l'incontro tra i due mangaka più influenti della storia non può che generare uno dei racconti più emozionanti e profondi del secolo.
Questa operazione, penso sia un retelling, è cosa rara nel fumetto. Il tocco di Urasawa si sente fin da subito, la passione e il rispetto non mancano.
Emozionante e profonda è una storia che consiglio a chiunque, ma davvero a chiunque, anche a chi di fumetto non se ne intende.
2 reviews
January 11, 2024
Senza dubbio un altro ottimo prodotto di Naoki Urasawa. In questo caso sicuramente si può affermare che il nome sia una garanzia!

La storia è perfettamente raccontata con il giusto ritmo in questi 8 volumi, dove man mano vengono introdotte domande, misteri ma anche risposte e colpi di scena.

In un mondo futuristico dove umani e robot convivono, il focus di Urasawa si è posato più sui robot, in particolare sui famosi 7 robot a cui ruotano attorno gli avvenimenti della storia. Più importanti sicuramente fra tutti il detective Gesischt e il bambino-eroe Atom. Ciò che è bello di questa storia, è il fatto che questi robot mostrino nel corso della storia grande empatia e sensibilità, pur essendo delle macchine che non possono tecnicamente provare emozioni, il loro desiderio di essere più umani li rendi più umani delle persone reali, e questo è meraviglioso.

Ho solamente qualche dubbio sul finale, soprattutto sulla "battaglia finale", che dopo una lunga attesa si è svolta e conclusa troppo in fretta. Il finale in sé per sé comunque più che discreto.
Profile Image for Jessica.
52 reviews1 follower
September 15, 2021
Il reciproco del nobel della letteratura nel fumetto non esiste? Se sì bisogna assolutamente assegnarlo a Naoki Urasawa e tutto il suo team
Profile Image for Davide Saladino.
235 reviews
March 26, 2023
FINALMENTE Urasawa scrive un finale in una sua opera! Pluto non sarà avvincente come 20th Century o Monster, ma lascia dentro molte riflessioni e un perfetto, anche se forse un po' scontato, finale.
Profile Image for TwinFitzgeraldKirkland.
218 reviews17 followers
January 27, 2019
“Professor, do you think we’ll ever live in a world free from hate?”
“I don’t know, Atom. We can only hope that day will someday come.”


Alla fine di Pluto, remake decisamente personale di una delle saghe più amate della serie di Astroboy di Osamu Tezuka, non si può che chiudere il volume e restare per una mezz’oretta in silenzio contemplativo, magari asciugandosi una lacrimuccia o due (cosa che, almeno nel mio caso, il buon Urasawa non manca mai di fare).

*

Occorre nel mio caso una breve precisazione: non sono una grandissima fan dell’Astroboy originale, pur riconoscendo tutti i meriti del caso al suo geniale autore. Approcciatami al manga proprio in occasione della lettura di Pluto, per avere almeno un’infarinatura di base della vicenda, non ho potuto che avvertire pesantemente il peso dell’età di quest’opera con i suoi disegni molto retrò e un tipo di narrazione molto meno approfondita rispetto agli standard attuali (il che non significa che Tezuka non metta sul tavolo tematiche attualissime e toccanti, solo che ora le si propone in modo diverso), cosa che ha di molto diminuito la mia percezione della potenza innovativa del dio dei manga, e che ha inficiato non poco la godibilità della lettura.
Ma mi ripropongo di dare all’originale un’altra chance.
Perché se Astroboy ha ispirato a Urasawa questa meraviglia, io devo assolutamente bearmene.

Pluto è non solo una distopia futurista in cui uomini e robot dalle fattezze umanissime convivono in altalenante armonia, né soltanto una detective story dalle tinte noir (che non lesina a tratti una violenza cruda degna di Miller, ma mai gratuita) attraverso cui vediamo le indagini del detective dell’Europol Gesicht, incaricato di scoprire l’identità del pericoloso assassino che pare intenzionato ad uccidere i robot più forti della terra, ma anche e soprattutto una storia che, con la consueta sensibilità che contraddistingue Urasawa, va a toccare le corde del cuore di chi legge, e tematiche a noi vicinissime, andando a concentrarsi sulla dimensione intima e “umana” dei suoi personaggi.
Nonostante questi personaggi siano in larga parte dei robot.

Per buona parte della serie infatti i veri protagonisti saranno le vittime di Pluto: attraverso gli occhi di Gesicht, che addirittura ruberà per buona parte dell’opera il ruolo di protagonista a Atom/Astroboy fino a divenire la chiave di volta per la risoluzione della vicenda, faremo infatti la conoscenza dei robot reduci della 39esima guerra asiatica, un sanguinoso conflitto che grazie all’intervento di queste avveniristiche macchine di morte ha spazzato via per sempre il regno di Persia dalle mappe (non affatto casuale che l’ex monarca Darius XIV abbia le fattezze di Saddam Hussein), creando al suo posto un “democratico” governo fantoccio:

North #2 è un robot maggiordomo di origine scozzese vestito di un lungo mantello che nasconde sei braccia meccaniche: ci viene narrato il suo rapporto difficile col suo padrone, un vecchio musicista persiano, ormai cieco, scampato alla guerra che ha segnato la distruzione di tutto ciò che poteva chiamare casa e famiglia. Ora che è vecchio, rancoroso e solo, quasi privo della vista nella sua lussuosa villa, non riesce neppure più a trovare conforto nella musica. In North, che egli all’inizio tratterà freddamente a causa dei pregiudizi nei confronti dei robot, egli troverà uno spirito affine, qualcuno che attraverso la musica desidera lasciarsi alle spalle gli orrori della guerra, e gli incubi che ancora lo ossessionano, e vivere.

Brando è un wrestler turco con moglie e 5 figli che adora alla follia: di lui ci viene mostrata la sensibilità, la tenerezza, l’amore, piccoli momenti di intimità familiare che danno un senso alla sua vita e gli fanno dimenticare ciò che era.

Heracles è un robot di origine greca con un grande senso dell’onore e del coraggio, che nutre un profondo rispetto per Brando e plaude alla sua dignitosa caduta sul campo, un sacrificio compiuto di modo tale che Gesicht e gli altri potessero avere qualche informazione in più su questa oscura presenza che ancora non ha un volto ma che si manifesta attraverso un violento tornado di oscurità e che si lascia alle spalle solo una firma (proprio come un serial killer umanissimo), dei rottami sistemati a mo’ di corna intorno alla testa delle vittime, o scariche elettriche fugaci nella memoria di Astro e Gesicht.

Epsilon, in originale Photar, è il personaggio che più si distingue dei 7: ripudia la guerra con ogni fibra del suo essere al punto da non aver voluto partecipare al conflitto asiatico, e da aver adottato degli orfani di guerra per cercare di compensare almeno in parte al male subito da questi bambini per ragioni che non comprende.
La sua ragione di vita è proteggere quelli che ama e perseguire la pace, alla stregua di Astro (che vive un drammatico conflitto interiore dovuto al fatto di essere considerato solo una macchina dal suo vero padre e creatore, il geniale dottor Tenma, persuaso proprio da lui di provare solo emozioni superficiali e fasulle in quanto robot senz’anima, simulacro di un figlio perduto anni prima).

Eppure i robot di Urasawa sono di un’umanità e purezza disarmante, cosa che è alla base dei profondi conflitti sociali presenti nel mondo di Pluto: ci ritroviamo sbattuti un mondo in cui la differenza tra umani e robot è venuta a cadere, non più da un punto di vista meramente visivo (gli ultimi modelli di robot sono talmente perfetti da sembrare umani in tutto e per tutto) ma anche e soprattutto legale. I robot possono simulare i comportamenti umani come mangiare o bere (Atom riesce addirittura a gustarsi il cibo o a piangere in preda alla tristezza) ma anche sposarsi, adottare figli robot per soddisfare il proprio desiderio di formare una famiglia, trovare lavoro. Vogliono amare, vivere e lottare per ideali altissimi di pace e giustizia, dimostrando di possedere emozioni che le loro controparti biologiche sembrano aver accantonato in favore del cieco individualismo e dell’odio (questo dovuto anche al fatto che le leggi della robotica impediscono di fatto ai robot di far del male agli umani: emblematica a questo proposito è la figura di Brau 1589, l’unico robot che sia mai riuscito ad uccidere con intenzione un essere vivente, il quale fa da contrappunto narrativo alle parti più soft e sentimentali della storia e ci introduce nuovi elementi su cui ponderare. Un robot può uccidere esseri umani? Un robot può uccidere altri robot? Un essere umano può uccidere robot tanto potenti?).
Non a caso il personaggio che più si abbandona a un odio cieco nei confronti del mondo, tanto da volerlo distrutto nella sua interezza, è quello che ha smarrito la propria artificialità e si considera a tutti gli effetti un membro della razza umana.

Ma l’odio non è la risposta, l’odio non porta a nulla.
L’odio non solo non produce nulla, ma distrugge tutto quello che tocca.
Il messaggio di Pluto è chiaro e fortissimo, è un grande grido di pace e tolleranza, è un invito a recuperare quell’umanità smarritasi nei meandri della modernità. E quanto odiano, gli umani di Pluto: quanto invidiano e detestano questi robot più umani di loro, quanto disprezzano le loro finte emozioni, il loro scimmiottarli, quanto li vorrebbero vedere trascinati giù al ruolo che ritengono naturale per loro: il ruolo di schiavi, oggetti senza diritti né dignità.
E questo può portare solo a una reazione uguale e contraria.
Proprio perché questi robot stano diventando sempre più umani, perché non dovrebbero varcare anche l’ultimo confine e odiare, mentire e uccidere per la propria sopravvivenza e felicità? Si sbaglierebbe a considerare Pluto una banale indagine noir o un (bellissimo) manga distopico fantascientifico: Pluto è una ferocissima critica sociale, un inno alla pace e all’amore che non risparmia nessuno. E’ chiarissimo l’intento antibellico dell’opera di Urasawa: i robot che hanno combattuto in quella guerra, che sono sopravvissuti e hanno vinto ne portano tutti i segni (c’è chi per compensare si crea una famiglia da difendere con ogni mezzo e chi ne rifugge, chi si getta nel lavoro e chi cerca uno scopo, che sia il wrestling o la musica). La guerra crea morte, vendetta, dolore per tutti e nessuno vi sfugge alla lunga, neppure se sei fatto di circuiti e metallo.
Quindi leggete Pluto.
Leggetelo e rileggetelo e fatelo vostro.

*

Qualche riflessione finale per chi ha già letto il manga:

- Ritengo che chi ritiene il finale sbrigativo o forzato sbagli, e di brutto: il cammino che vuole farci intraprendere Urasawa è chiarissimo fin dalle prime pagine, e ci porta con una lentezza mai noiosa verso quel percorso che porta a ripudiare l’odio (che porta solo dolore e distruzione per tutti, compreso Astro che finchè è preda di quello che ritiene essere l’odio brutale e cieco che ha accompagnato Gesicht nei suoi ultimi momenti di vita è irriconoscibile nella sua follia) e a perseguire la pace. Non ce ne deve fregare nulla della mega battaglia finale che deve decretare chi ha la fava più grossa tra Bora e Astro, il punto non è quello.
Il punto è che basta accantonare l’odio e aprire il cuore per superare anche la situazione più disperata, e per capirlo non serviva la mega battaglia finale ma un piccolo, grandissimo, toccante gesto di sacrificio supremo da parte di Pluto.

- E qui mi ricollego direttamente al punto precedente.
Non è un caso che il manga di chiami Pluto: non Astro, non Gesicht, non “Il Dr Tenma impara ad amare” (qualcuno pensi a una fanfic hentai sull’argomento ve prego!), ma Pluto: la storia è una costola, un remake di Astroboy, ma Urasawa qui non ci vuole raccontare la storia di un robot bambino o di un detective dal cuore tenerone, ma la parabola di redenzione di Pluto, alias Sahad, un robot creato per uno scopo nobile e pacifico (portare la vegetazione in Persia, riempire il deserto di fiori colorati) e poi traviato, manipolato, costretto al male con l’inganno e accecato da un odio che non era il suo, fino alla redenzione finale, che segue a un lungo calvario personale.
La sua parabola di caduta e rinascita è il fulcro di Pluto, e non è sbrigativa manco per il cavolo.

- L’odio è una catena infinita e non si arresta mai, e non risparmia NESSUNO, quindi se la Parabola di Pluto termina con la sua consapevolezza che “dall’odio non nasce nulla”, questo non significa che una volta sconfitto Bora la pace torni sulla terra e tutti si tengano per mano cantando “Good Morning Starshine”.



Urasawa si guarda bene dal diventare così facilone e nelle ultime pagine ci regala un messaggio dai toni incredibilmente ambigui ma realistici e intensi.
Scopriamo infatti che tutti gli avvenimenti che hanno portato prima al conflitto asiatico (e alla distruzione della Persia per cause pretestuose ad opera di, ci tengo a precisarlo, 7 robot uber forti provenienti da paesi diversi per un totale di 4 continenti), e poi alla costruzione e distruzione di Bora e Pluto, sono opera di Roosevelt, un orsetto di peluche attraverso cui comunica la più potente intelligenza artificiale del mondo: il suo scopo ultimo è quello di decimare la razza umana, facendo in modo che i robot diventino la specie dominante sul pianeta.
Sarà Brau1589 a intervenire e fermare la sua follia.
In questo modo ottenendo anche lui la sua piccola parabola di redenzione.
Giunto in Tracia, si strapperà dal corpo la lancia che lo trafiggeva e colpirà al volto l’orsetto, decretando la fine del suo folle progetto, e del manga: resta da chiedersi come abbia fatto Brau a giungere fin lì visto che era impossibilitato ad abbandonare la sua prigione e dubito che Roosevelt avesse davanti alla porta di casa un cartello con su scritto “Covo segreto di Roosevelt”, ma è presto detto. Poche pagine prime lo si vede interagire con Atom (che dal suo risveglio è in grado di percepire tutte le più potenti AI del mondo) e chiedergli un favore, lo stesso Atom che parlando col professor Ochanomizu si professa desideroso di un mondo pacifico, cosa che vede come un’utopia o comunque un qualcosa di ancora molto lontano e irraggiungibile, e dalle sue parole si percepisce ancora l’amarezza e il dolore per la perdita dei suoi amici. Quindi è più che presumibile che sia stato Atom a portarlo lì e che, ipotizzo, sapesse benissimo a cosa mirasse Brau (possibile addirittura che i due fossero in combutta e che proprio Atom sia riuscito a scoprire il luogo in cui si trovava Roosevelt?).
Perché l’odio, è vero, non porta a nulla, ma è facilissimo provarlo.
Al punto che Urasawa non lo risparmia non solo a Sahad, che voleva solo riempire il deserto persiano di fiori, ma nemmeno al nostro piccolo eroe robot, non rendendolo fisicamente l’esecutore del vero responsabile di tutta quella catena di odio e morte ma di certo dandogli un ruolo importante nella distruzione di Roosevelt.
Profile Image for Davide Pappalardo.
329 reviews2 followers
January 23, 2025
Si conclude qui il manga, e come da tradizione con Urasawa é proprio il finale la parte più debole dell'opera. Questo perché sì danno per scontate troppe cose, soprattutto che i lettori siano familiari con la serie originale Astro Boy e che conoscano situazioni e personaggi ereditati da essa e qui dati per scontati. Naturalmente non è così, e non é difficile rimanere perplessi davanti alle ultime pagine. Detto questo, considero comunque Pluto l'opera più riuscita di Urasawa, autore capace di frustrarmi parecchio con il suo misto di ottime idee e caratterizzazioni da un lato, e trame che si danno la zappa sui piedi da sole dall'altro. Sarà la reverenza verso l'opera originale, sarà il soggetto più lineare, ma qui riesce a tenere a bada le sue tendenze peggiori, inciampando solo un po' nel finale (le conclusioni sono il grande cruccio dell'autore) senza però rovinare tutta l'opera.
Profile Image for Vittorio Rainone.
2,082 reviews33 followers
September 29, 2017
Conclusione per Pluto. Atom resuscita, carico dell'esperienza di tutti i robot morti prima di lui, e in particolare del credo di Gesicht: l'odio da solo non serve a nulla. Segue confronto con Pluto, che non è il nemico principale, e soprattutto con Bora, un enorme robot che vorrebbe distruggere il pianeta. Finisce una bella serie con il ritmo tipico di Urasawa, molto giocata sugli sguardi, sulla malinconia e su alcune inquadrature e contesti stranianti. I disegni al solito sono splendidi. La storia è un po' farraginosa, anche se lo è in puro "Japan style", e anzi, uno dei pregi di Urasawa è di rendere sempre più che leggibile il proprio racconto, anche nelle fasi convulse, rinunciando ad alcune soluzioni caciarone di certo fumetto d'azione nipponico.
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Profile Image for Alessandro Cucchi.
31 reviews
October 27, 2023
Degna chiusura del manga..se vi piacciono i robot e il rapporto con gli esseri umani questo è il manga che fa per voi
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