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Kallocain

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This is a novel of the future, profoundly sinister in its vision of a drab terror. Ironic and detached, the author shows us the totalitarian World-state through the eyes of a product of that state, scientist Leo Kall. Kall has invented a drug, kallocain, which denies the privacy of thought and is the final step towards the transmutation of the individual human being into a "happy, healthy cell in the state organism." For, says Leo, "from thoughts and feelings, words and actions are born. How then could these thoughts and feelings belong to the individual? Doesn't the whole fellow-soldier belong to the state? To whom should his thoughts and feelings belong then, if not to the state?"
As the first-person record of Leo Kall, scientist, fellow-soldier too late disillusioned to undo his previous actions, Kallocain achieves a chilling power and veracity that place it among the finest novels to emerge from the strife-torn Europe of the twentieth century.

193 pages, Paperback

First published January 1, 1940

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About the author

Karin Boye

98 books264 followers
Karin Boye was a Swedish poet and novelist.

She is perhaps most famous for her poems, of which the most well-known ought to be "Yes, of course it hurts" (Swedish: "Ja visst gör det ont") and "In motion" (Swedish: "I rörelse"). She also wrote a few novels including "Kallocain". Inspired by the rise of National Socialism in Germany, it was a portrayal of a dystopian society in the vein of Orwell's Nineteen Eighty-Four and Huxley's Brave New World (though written almost a decade before Nineteen Eighty-Four). In the novel, an idealistic scientist named Leo Kall invents Kallocain, a kind of truth serum.

Boye died in an apparent suicide when swallowing sleeping-pills after leaving home on April 23, 1941.

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1 star
298 (1%)
Displaying 1 - 30 of 103 reviews
Profile Image for ☆LaurA☆.
562 reviews161 followers
August 2, 2025
I PENSIERI POSSONO ESSERE CONDANNATI.

Ieri mi è stato fatto un complimento, molto apprezzato anche da una persona sempre insicura come la sottoscritta: faccio analisi molto interessanti e si vede che ci metto passione nelle mie recensioni.
Come dicevo, cerco solo di trasmettere quelle sensazioni che scaturiscono durante la lettura, quelle emozioni che escono ogni volta che i mie occhi scorrono sulle parole.

E a volte penso, ma se tutta questa verità facesse male a qualcuno? Se essere sempre sinceri possa turbare l'animo di una persona a me cara?
Se la KALLOCAINA fosse di dominio pubblico e oltre a smascherare crimini e atrocità metta a nudo il pensiero umano?
È questa la distopia descritta dalla Boye. Quali sarebbero le conseguenze di un siero con queste peculiarità?
Un distopico all'altezza di 1984, un mondo dove lo Stato Mondiale controlla i cittadini in ogni azione, in ogni momento, viene prodotto un siero che può espugnare l'ultima roccaforte della privacy, l'ultimo territorio ribelle dell'essere umano: IL PENSIERO.
Nell'ultima parte dove Leo Kall, accecato dalla gelosia e dall'ansia, utilizza la kallocaina su Linda, sua moglie, mi sono scese le lacrime. Non tanto per l'azione deplorevole in sé, ma tanto per la sincerità che Linda ha avuto anche a conclusione del "trattamento".
È difficile essere sempre e completamente sinceri, la PAURA del giudizio, delle conseguenze ci frena.
Ma forse avere dei "segreti" se così vogliamo catalogarli, non è sempre un male.
Se siete amanti del genere non potete non leggerlo ed io proseguirò con NOI di Evgenij Zamjatin.
Profile Image for Ajeje Brazov.
993 reviews
April 24, 2021
La Distopia è quella forma di racconto, dove il narratore racconta di un Mondo futuro immaginario, ma tangibile e dove uno Stato totalitario, oppressore, mina le libertà degli individui che vivono in esso.
Perchè si scrivono opere distopiche? Io penso per liberarsi da un peso, come se il/la protagonista sia proprio lo/la scrittore/trice.
Qui in "Kallocaina" la scrittrice, in pieno scoppio della Seconda Guerra Mondiale, siamo nel 1940, vede nella situazione mondiale un pericolo per le libertà fondamentali ed essenziali che ogni essere vivente dovrebbe avere: il Nazismo, il Comunismo, Il Fascismo, insomma tutti i regimi dittatoriali presenti in quel tragico periodo storico, ne sono un esempio più che chiaro.

Kallocaina è scritto sotto forma di diario, il protagonista scoprirà...

Insomma, non mi va di parlare di più della trama, rovinerebbe tutta la magia e l'atmosfera che questo romanzo riesce a creare in poco più di 200 pagine.
Karin Boye ha una scrittura molto ricercata, molto poetica, la tragicità della situazione interiore di fronte: all'assopirsi dei dettami propri di una società basata sulla generosità, sull'amore, sull'amicizia e sulla fratellanza tra i popoli ed invece all'acuirsi di una società decadente di valori naturali, facendo sì che l'essere umano diventi sempre più freddo, calcolatore, malvagio e scostante verso i sentimenti più intimi dell'essere, vengono resi attraverso le pagine con stupefacente maestria, con tragica musicalità, le frasi scorrono via veloci e si imprimono nella mente lasciando una scia nebulosa di riflessioni sulla società, sulla civiltà che sta perdendo la forma che gli era naturale e cioè quella di amore reciproco.
L'ho letto con un coinvolgimento raro, le distrazioni ci sono e sono sempre in agguato: un clacson, delle urla per strada, la televisione o la radio accesa, persone che parlano e queste distrazioni, che normalmente cerco di tacciare evitandole, questa volta mi opprimevano a tal punto che volevo davvero estraniarmi come in una bolla. Ecco questo romanzo è uno di quei libri da leggere nella tranquillità esterna ed interiore totali, perchè ogni pagina, ogni frase è un monito, una riflessione, filosofica, politica, intima, a guardarsi intorno e soprattutto a guardarsi e a scrutarsi nel proprio io.

Kallocaina si innesta tra i grandi romanzi distopici classici mondiali. Scritto nel 1940 guarda a Noi di Zamjatin e a Il mondo nuovo di Huxley e fa da ponte a 1984 di Orwell e Fahrenheit 451 di Bradbury. La poetica tragica che come una nube tossica tutto ammanta, mi ha fatto riandare alle pagine splendide di Noi, ma per la scalata alla consapevolezza lunga, dura e dolorosa, mi ha ricordato moltissimo 1984.
Tutto questo però non mina assolutamente l'originalità e la particolarità di un romanzo, Kallocaina appunto, che merita molta più visibiltà, per la chiara e precisa predizione di un futuro totalitario, dove tutti siamo controllati, schedati...
Abbiamo e stiamo continuando a perdere molte delle nostre libertà, libri come questo sono dei tesori che dovremmo leggere e rileggere all'infinito e custodire. Capolavoro assoluto!

Libro che volevo leggere da tanto tempo e che grazie a @Ellis ho letto il prima possibile :-)
Profile Image for Come Musica.
2,189 reviews679 followers
January 23, 2023
“[…] quando sono seduto sulla mia branda, con gli occhi chiusi, mi capita di riuscire a vedere le stelle e di sentire il vento sussurrare come quella notte, e non posso, no, non posso sradicare dal mio animo l’illusione che, malgrado tutto, partecipo ancora alla creazione di un mondo nuovo.”

Leo Kall è uno scienziato che inventa la Kallocaina, il siero della verità. Qual è il prezzo che dovrà pagare perché non riesce a fidarsi fino in fondo né della moglie né dell’amico con cui conduce gli esperimenti?

È sorprendente che questo romanzo sia stato scritto nel 1940; e se è vero che ci sono molti rimandi a 1984 di George Orwell, io ho sentito di più le affinità con i romanzi di Philip K. Dick, tanto che mi sono chiesta quanto Karin Boye conoscesse i lavori di Dick e viceversa.

Un romanzo distopico sul controllo, la manipolazione e l’estorsione della verità così attuale, nonostante siano trascorsi ottant’anni dalla sua prima pubblicazione.

“Siete capaci di ascoltare la verità, voi? La cosa triste è che non tutti sono abbastanza veri da poter sentire la verità. Potrebbe essere un ponte fra gli uomini, finché è volontaria, sì finché è data e ricevuta come un dono gratuito. Non è strano come tutto perda valore non appena cessa di essere un dono, perfino la verità? No, evidentemente non lo avete notato, altrimenti vi sareste accorti di essere miseri, ridotti al nudo scheletro. Ma chi lo sopporterebbe? Chi ha il coraggio di vedere la propria miseria se non vi è costretto? Non costretto dagli altri. Costretto dal vuoto e dal gelo, quel gelo assoluto che ci minaccia tutti. La comunità, dite. La comunità? L’essere uniti? E ve lo gridate separati da un abisso. Non c’era un punto, un unico, solo punto nella lunga evoluzione delle generazioni, in cui si sarebbe potuta prendere un’altra strada? Bisognava proprio passare sopra l’abisso? Nessun punto in cui si sarebbe potuto impedire al carrarmato del Potere di avanzare verso il vuoto? C’è una strada che attraverso la morte porta a una nuova vita? C’è un luogo sacro dove il destino si trasforma?”




Commento a caldo: Che libro!
Chissà se Karin Boye ha mai letto Philip K. Dick o se Philip K. Dick ha mai letto Karin Boye? I rimandi reciproci sono davvero impressionanti!
Profile Image for Dagio_maya .
1,171 reviews375 followers
April 29, 2023
” Gli strati di me stesso che dovevano arrivare ad esprimersi
non avevano mai formulato parole.”




“Kallocaina” è l’ultimo romanzo dell’autrice svedese Karin Boyle.
Scritto e pubblicato nel 1940 riflette perfettamente la nera cappa che stava avvolgendo l’Europa e il mondo intero.

Si tratta di una distopia che catapulta il lettore in una società soffocante e soffocata da limiti e divieti.

Impossibile parlare per strada per il rombo continuo degli aerei militari.
Impossibile parlare sinceramente all’interno di un edificio per i microfoni (ancora non si parla di telecamere) della polizia.
Impossibile parlare nella propria casa per la presenza di una collaboratrice domestica mandata dallo Stato e sua referente.
Impossibile parlare in ascensore perché notoriamente luogo di cospirazione.
Impossibile recarsi in un posto a proprio piacimento, ognuno deve seguire un programma con precisi orari.

Città come non-luoghi, spazi che hanno un senso prettamente merceologico come ogni uomo ed ogni donna d’altronde che hanno valore unicamente in relazione alla propria funzione nell’apparato statale.

description

Cittadini come isole infelici spinte a diffidare l’uno dell’altro in un vortice di accuse e delazioni reciproche.

” Se ci fosse qualsiasi ragionevole motivo per avere reciproca fiducia fra gli uomini, lo Stato non sarebbe mai sorto. La ragione sacra e necessaria dell’esistenza dello Stato è la nostra mutua, legittima sfiducia l’uno nell’altro.”


Relazioni impedite da un’educazione condizionante che insegna il sacrificio: immolare sé stessi perché l’unico organismo importante sopravviva, lo Stato.
Come i soldati che offrono il proprio corpo e s’inorgogliscono se mutilati di essere martiri per il bene supremo, così i cittadini devono sentirsi rincuorati che la loro mutilazione interiore sia a favore di una giusta e buona causa.

Ma non basta.

Leo Kall, scienziato della città Chimica n°4, è l’inventore di un siero della verità.

Se iniettato infatti toglie ogni maschera:


” D’ora in poi nessun criminale potrà negare la verità. Neanche i nostri pensieri più intimi ci appartengono più, come a torto abbiamo creduto per molto tempo.
— A torto?
— Certo, a torto. Da pensieri e sentimenti nascono parole e azioni.
Come possono, dunque, pensieri e sentimenti essere una questione privata?”



In una società che annienta ogni aspirazione individuale è l’ambizione che spinge Kall a proporre questa sostanza che proprio in virtù di un riconoscimento battezzerà utilizzando il suo cognome: la Kallocaina.
In una società così abietta l’individualità è morta.

Il Servizio di Sacrificio Volontario è tra le massime manipolazioni dove chi si offre alla sperimentazione è convinto di essere un eroe dello Stato Mondiale.

La Kallocaina, inserita in questo contesto, è l’inevitabile condanna a morte dell’Io


”Essere umano! dissi. Che mistica ha costruito la gente intorno a questa parola! Come se essere un essere umano fosse di per sé degno di rispetto! Essere umano! Non è che un concetto biologico. E se è qualcosa di diverso, meglio sbarazzarsene il più presto possibile.”

Terribilmente soffocante..
Profile Image for 〽️onicae.
109 reviews6 followers
February 3, 2026
Il siero distopico

Mi ha sempre emozionata sapere che il pensiero è il nostro vero spazio di libertà, inaccessibile e impermeabile, salvo per quanto decidiamo di veicolare oltre le pareti del corpo.
Pensieri e sentimenti sono il nostro prezioso scrigno segreto in cui ci rifugiamo e da cui attingiamo come da un pozzo splendente che si rigenera e muta di continuo.

E' quindi sconvolgente l'invenzione dello scienziato Leo Kall che, nel mondo distopico immaginato da Karin Boye nel 1940, sperimenterà la Kallocaina, il siero della verità, e otterrà l'autorizzazione a testarlo su "materiale umano". E' lo stesso Leo Kall a raccontarcelo:

<<Come possono, dunque, pensieri e sentimenti essere una questione privata? Non appartiene ogni soldato interamente allo Stato? E a chi dovrebbero appartenere allora pensieri e sentimenti, se non allo Stato?>>.

Non c'è da prendersela con Leo Kall, non è un anti eroe come potrebbe apparire, è più semplicemente un soldato a servizio del regime totalitario, lo Stato Mondiale, evocato dalla Boye.
Nello Stato Mondiale tutti sono disciplinati soldati, persino i bambini, i quali fin dall'età di otto anni vengono allontanati dalla famiglia per essere addestrati nei campi d'infanzia. Tutti quindi, bambini inclusi, vivono di doveri nei confronti di uno Stato di cui non conoscono nemmeno dimensione e confini.

Fatto è che l'invenzione di Leo Kall prenderà il sopravvento. E' quello che succede quando la scienza non si raccorda con l'etica. Dopo i primi esperimenti realizzati sulle cavie umane, alla ricerca di criminali che cospirano contro lo Stato, si innescherà una catena di delazioni anche tra i componenti dello stesso nucleo familiare.

Del resto Leo Kall arriverà a somministrare la Kallocaina per finalità del tutto personali e quindi non tanto per individuare pensieri sovversivi, quanto per cercare conferma al tarlo che credo, quantomeno inconsciamente, abbia dato impulso alla sua ricerca scientifica. Non posso proprio svelare di più.

Quello che posso dire è che Leo Kall e il suo siero diventeranno uno strumento del regime di Polizia, il quale arriverà a promulgare "una legge contro i pensieri e i sentimenti ostili allo Stato". I pensieri potranno quindi essere condannati per decreto-legge.

Leo Kall, cercherà criminali sovversivi ma quello che spesso troverà nelle persone interrogate è un dilagante sentimento di vuoto, di angoscia, di infelicità che non riesce nemmeno a riconoscere.
E infatti il suo messaggio più profondo, Karin Boye lo affiderà alle parole non del protagonista ma di Rissen, il superiore di Leo Kall:

<<Si, la paura. La sorveglianza si è fatta sempre più severa - e questo non ci ha resi più sicuri, come speravamo, ma piuttosto più angosciati. E con la paura cresce anche l'impulso a colpire intorno a noi>>.

Mi risuonano parecchio queste parole.
I romanzi distopici ci allertano, ci scuotono; è questa la loro più profonda funzione.

Vi saluto quindi richiamando il mantra a fondamento della propaganda del Grande Fratello nel più noto romanzo 1984 di George Orwell, pubblicato quasi dieci anni dopo Kallocania:

la guerra è pace - la libertà è schiavitù - l'ignoranza è forza - la guerra è pace - la libertà è schiavitù - l'ignoranza è forza
Profile Image for Raffa.
272 reviews101 followers
October 20, 2024
Romanzo distopico votato come libro del mese di ottobre 2024 per Roma legge ( su mia proposta).

Un po’ letto su eBook ed un po’ ascoltato in audiolibro.
Purtroppo non è facile tenere il filo quando si ascolta l’audiolibro, per cui ho sofferto molto la mancanza del supporto cartaceo.

Che dire? E’ uno di quei libri che si potrebbe accoppiare con 1984, anche se non arriva alle vette di Orwell.
Romanzo scorrevole e molto attuale: mette in evidenza come la ricerca spasmodica della verità non sempre porti ad una conclusione sana. Fa inoltre riflettere sulla manipolazione degli individui che si può realizzare alterando notizie, verità e messaggi da dare al popolo attraverso libri, teatro, notizie, film per ottenere le reazioni volute. Davvero impressionante.

Ancora una volta il succo è che chi è al potere userà sempre per i propri fini le esasperazioni di posizioni estreme e ricerche estenuanti, pur di raggiungere i propri obiettivi e far fuori gli avversari.

Un libro che non ti lascia indifferente, ti turba e ti porta alla riflessione.

Consigliato.
Profile Image for Ellis ♥.
1,029 reviews10 followers
June 26, 2020
Finalmente, dopo tanto tempo, sono riuscita a leggere Kallocaina.
Un romanzo, purtroppo, poco conosciuto, non di recente pubblicazione – la prima edizione risale al 1940 mentre quella in italiano, edita Iperborea, è del 1993 – ma che tuttavia risulta ancora spaventosamente attuale. Si merita davvero un posto nell’Olimpo dei classici della distopia, a pari merito con capolavori del calibro di “Noi” di Yevgeny Zamjatin e “1984” di George Orwell.
Ambientato in uno Stato totalitario che “gratifica” la collettività, adottando misure di sorveglianza estreme, e incoraggia una remissiva conformità considerando il singolo soltanto come parte di un insieme e mai nel suo essere un individuo a sé stante.

Lo Stato è tutto, il singolo niente.

Sulla copertina campeggia una parola all’apparenza stranissima, Kallocaina, si tratta di un potente siero della verità che induce a confessare i segreti più reconditi e di cui gli organi di polizia, attestata la sua efficacia, si serviranno in maniera smodata. Il romanzo si basa proprio sulla sperimentazione di questa sostanza su ignari volontari e il tutto ci viene raccontato dalla vivavoce del suo inventore, Leo Kall, sotto forma di memorie. Scopriremo così le sue più intime riflessioni, trovandoci dinanzi ad una mente “omologata” e soggiogata volta al servizio dello Stato. Egli, a poco a poco, comincerà a prendere consapevolezza sulle mille insidie della sua invenzione che porteranno alla luce percezioni, insite nell’uomo e oramai sopite da tempo immemore, che lo travolgeranno in pieno come uno tsunami.

Per la prima volta nella mia vita avevo la consapevolezza di cosa fosse il potere, lo sentivo in mano come un’arma — ed ero disperato.

Angosciante e visionario, un romanzo dove l’autrice non ha avuto bisogno di scendere nei dettagli, inserendo dei futili orpelli stilistici, per tinteggiare l’oscurità che domina questo mondo distopico, catturando le inquietudini che vi aleggiano con pochi semplici tocchi.
Profile Image for Manuela.
166 reviews21 followers
February 7, 2026
Karin Boye immagina uno Stato che non vuole solo obbedienza, ma accesso totale alla vita interiore, e una scienza che trasforma la verità in un’arma. Non c’è eroismo né ribellione, solo la lenta scoperta che senza segreti non esiste fiducia, e senza fiducia non esiste umanità. Un libro gelido, intimo e ancora spaventosamente attuale.
Profile Image for Georgiana 1792.
2,559 reviews178 followers
April 4, 2021
Pubblicato nel 1940, questo è uno dei primi romanzi distopici della storia; eppure, nonostante tutto, non sembra risentire del peso dell'età, malgrado sia stato scritto nel corso della Seconda Guerra Mondiale e non disponga di tecnologie molto avanzate.
Il mondo è diventato un unico stato, lo Stato Mondiale, anche se vigono delle misure antispionistiche che non si capisce contro chi siano prese, se non proprio nei confronti degli stessi cittadini.
Il protagonista, Leo Kall, è un chimico che vive nella Città Chimica n.4 e ha inventato un siero della verità che permette di scoprire i pensieri più reconditi della persona a cui viene iniettato, la Kallocaina, il cui potenziale viene subito posto all'attenzione del capo della polizia. In un mondo in cui ogni persona equivale a un semplice atomo di quella che è la materia che compone lo Stato Mondiale, questa nuova sostanza sembra essere un metodo eccellente per far diventare pubbliche anche le parti più private di ciascuno: i suoi pensieri e le sue paure, in modo che appartengano alla collettività.

Ogni camerata imparava fin da bambino la differenza tra vita inferiore e superiore — semplice e indifferenziata la prima, come quella, per esempio, degli animali e delle piante unicellulari, complessa e molteplicemente differenziata la seconda, come il corpo umano nel suo insieme armonioso ed efficiente. Ogni camerata imparava anche che era esattamente lo stesso nelle organizzazioni umane: da un’orda informe il corpo sociale si era sviluppato nella più altamente organizzata e differenziata di tutte le forme: il nostro moderno Stato Mondiale. Dall’individualismo al collettivismo — dalla solitudine allo spirito comunitario, questo era stato il cammino di quel gigantesco e sacro organismo, in cui il singolo non era che una cellula senza altro scopo che servire la totalità dell’insieme. Questo era quanto sapeva ogni giovane fin dal campo d’infanzia, e che Rissen non poteva quindi ignorare. Inoltre avrebbe dovuto capire quel che mi pareva così chiaro: che la kallocaina costituiva un anello essenziale in questa evoluzione, dal momento che arrivava a inglobare nella grande comunità anche l’interno dell’uomo che finora ciascuno aveva tenuto per sé.

Kall è in crisi con sua moglie Linda da quando hanno salutato il figlio Ossu, che è diretto in un campo d'infanzia. I figli, infatti, appartengono in primo luogo allo Stato e, a una certa età, vengono allontanati, e difficilmente rivedranno i loro genitori. Anche Kall teme il momento in cui toccherà anche alle due figlie minori, sebbene senta che questi sentimenti - del tutto naturali - siano un sintomo di ribellione.
Kall, tuttavia, teme che la freddezza di Linda sia dovuta al fatto che lei ammiri il superiore del marito, Rissen, e che ne sia innamorata o abbia addirittura avuto una relazione con lui.
Durante la sperimentazione della Kallocaina vediamo la situazione delle cavie umane, i membri del Servizio Sacrificio Volontario e delle campagne indette dallo stato per reclutarne di nuove tramite film con sceneggiature varie, a seconda dell'esigenza del periodo. Per vedere alcuni degli effetti della Kallocaina, inoltre, viene messa su una finta rete di spionaggio in cui mariti e mogli accusano i rispettivi coniugi di essere traditori, che mi ha fatto pensare al clima di terrore presente nei periodi più bui delle dittature; segno che questo Stato Mondiale fosse tutt'altro che un luogo pacifico in cui vivere. E infatti basta una sola lettera accusatoria, prima persino anonima, ma che in seguito deve essere firmata, per condannare (spesso a morte) una persona.
Profile Image for Silvia.
256 reviews36 followers
June 15, 2023
Immaginate di essere una donna bisessuale, che condivide la propria esistenza con un'altra donna. È il 1940 e l'Europa è piombata in tempi bui e complicati. Siete in Svezia, è vero, ma quel che sta succedendo poco lontano si sa. La vostra vita potrebbe non essere semplice.

È in questo contesto che Karin Boye, già affermata poetessa, pubblica un romanzo distopico (diversi anni prima del più famoso 1984 di Orwell) che narra di uno stato autoritario e marziale, in cui ogni individuo non è che un ingranaggio di una macchina ben oliata, il cui funzionamento va salvaguardato ad ogni costo. I sentimenti non hanno spazio, in questa società: ognuno appartiene allo stato mondiale e gioca il ruolo che gli è stato assegnato, sotto stretto controllo da parte dello stato stesso, degli altri bravi cittadini e della propria coscienza.
Leo Kall, il protagonista, è un chimico nella città chimica n. 4 e interpreta così bene la sua parte da inventare una sostanza che rivela la verità.
Che arma nelle mani dello stato! Che bravo camerata, Leo Kall!

"Nessuno può credere seriamente che la sua vita abbia valore di per sé. Se un valore c'è, deve chiaramente essere in qualcosa che è al di fuori dell'individuo. Quale giorno, quale ora della nostra vita oseremmo considerare come un valore in sé? Nessuno. E questa consapevolezza della mancanza di valore della vita individuale viene compensata da un sempre più profondo e cosciente bisogno di uno Scopo Superiore che metta tutto in ombra, in altre parole corrisponde al sorgere del senso dello Stato nella mente dei camerati."


Profile Image for Valentina.
461 reviews37 followers
March 14, 2025
Mi è piaciuto - tantissimo - solo il lungo monologo di Linda quasi alla fine.
Per il resto si parla di un “1984” mischiato a “Il mondo nuovo” che non ce l’ha fatta.
Profile Image for Frannie.
540 reviews230 followers
March 20, 2026
Che cos’è questo libro se non il racconto della mia vigliaccheria?

Futuro distopico: uno Stato Mondiale fortemente militarizzato, intrusivo e gerarchizzato impera non solo sul lavoro, ma anche sulla vita privata dei suoi abitanti.
E se già ai cittadini è rimasto un ben misero spazio personale, con l’invenzione del siero della verità, la cosiddetta Kallocaina ideata dal chimico Leo Kall, si riesce ad avere accesso anche all’ultimo avamposto: il pensiero.
Nessuna divergenza sarà più ammessa, tutti accorrono per denunciarsi l’un l’altro e lo sventurato Kall dovrà riconsiderare sentimenti che finora gli risultavano aberranti ma che sempre di più premono nella sua interiorità.

Se state pensando al capolavoro di Orwell, sappiate che Boye arriva ben 8 anni prima, ma si inserisce comunque in un solco già tracciato da Huxley, Zamjatin e altri.
Un ambiente sociale ostile e disgregante, un governo che manipola e sfrutta ogni debolezza e una tecnologia avanguardista che viene piegata a scopi abominevoli. La dicotomia verità/menzogna è centrale ma anche ambigua, la famiglia è un concetto distorto e anche la maternità è svuotata di ogni sentimentalismo per ridursi a mera procreazione.
Insomma, una ricetta nient’affatto nuova.

Eppure, Boye se la plasma come vuole e compie delle scelte insolite. Il suo protagonista non è un eroe-outsider del sistema bensì un intransigente conformista che non solo attua le direttive dello Stato, ma contribuisce ad esacerbarle, fornendogli uno strumento pericolosissimo, che polarizzerà ancora di più la situazione.
Ma non dovete vedere Leo Kall come un villain: pur rinchiuso nel suo asservimento allo Stato, la sua interiorità è scissa, si arrovella e dubita di continuo. Brama di raggiungere i pensieri più profondi dell’altro perché è il suo unico modo per placare il tormento.
Perché al pari degli altri personaggi, anche Leo è infelice e questa sola presa di coscienza, per lui in questo mondo ribaltato, è insopportabile.

In questo romanzo il focus è tutto sulla psicologia umana e il dissidio interiore di ciascun personaggio è straziante. Non è tanto la pena che gli viene intimata a disturbarci, quanto la loro profonda solitudine e infelicità, che li porta a desiderare la libertà più di ogni altra cosa.
Se siete amanti del genere distopico, la prospettiva spietata ma centratissima di Boye non può mancare sul vostro scaffale. Scrittura essenziale e incisiva per una narrazione che inquieta tanto è profetica.

Nulla da invidiare ai grandi titoli che l’hanno messa in ombra in questi anni.
Profile Image for FerroN.
144 reviews25 followers
January 14, 2026
Detenuto da vent’anni in un carcere-laboratorio, il chimico Leo Kall inizia la stesura di un diario in cui narra gli avvenimenti che condussero al suo arresto.
Il racconto comincia dai giorni in cui mette a punto e sperimenta un preparato che, iniettato in un corpo umano, inibisce la possibilità di tenere nascosti pensieri e sentimenti.
Per Kall, che considera la vita come una scala da salire il più velocemente possibile, è il momento del prestigio e della notorietà; per lo Stato Mondiale, che sorveglia e plasma una società militarizzata, si tratta invece di un’invenzione decisiva per il controllo assoluto degli individui.

«I pensieri possono essere condannati.»

Lo Stato vigila sulla popolazione mediante strumenti tecnici obbligatori in tutte le case (chiamati familiarmente “l’occhio” e “l’orecchio”), per mezzo della delazione (in ogni famiglia è presente un’assistente domestica che settimanalmente redige un rapporto sulla condotta di genitori e figli) e della competitività nei settori lavorativi.

“… lo Stato è tutto, il singolo niente.”

La collettività è sacra, la sicurezza un imperativo, in questa società che accetta qualsiasi restrizione e vive in città sotterranee – solo chi abita nello stesso distretto in cui lavora può salire all’aria aperta, a tutti gli altri occorre un permesso speciale –; le persone invece sono considerate essenzialmente “materiale” da riproduzione – “desiderabile”, “utile” o “inservibile” – necessario per garantire nuova forza-lavoro; i bambini, educati alla strategia e alla guerra persino tramite il gioco, all’età di sette anni sono separati dalle famiglie e inviati a “campi d’infanzia”, passando così sotto diretta tutela dello Stato.
Il tipo – o prodotto – ritenuto più “nobile” è “l’eroe disperato e solitario, deluso dalla vita, che va incontro alle sofferenze e alla morte”.

“Una cosa è comunque sicura: che l’ultimo resto della nostra vita privata se ne va.”

Leo Kall si considera “un vero camerata”, “una cellula sana e felice nell’organismo dello Stato”, ma il mistero celato dietro i pensieri insondabili e gli atteggiamenti indecifrabili di coloro che gli vivono accanto (soprattutto della moglie e del capo del laboratorio) lentamente cominciano a intaccare le sue solide convinzioni.
E quando, con stupore misto a desiderio, assiste allo stato di sollievo e rilassamento prodotti dal siero nelle persone sottoposte al test, realizza con orrore che un giorno potrebbe toccare anche lui l’iniezione che metterebbe a nudo la sua vera anima…

“… che senso ha fermarsi a delle frontiere, per quanto immense, quando si è sentito nelle proprie pulsazioni battere il cuore dell’universo?”

La pubblicazione di “Kallocaina” avviene nel 1940, quando la seconda guerra mondiale è in pieno svolgimento.
È probabile che Karin Boye, scrittrice nota soprattutto per le sue poesie, sia stata ispirata dalla lettura di romanzi distopici già in circolazione all’epoca, in particolare “Noi” di Evgenij Zamjatin (1920) e “Il mondo nuovo” (1932) di Aldous Huxley; tuttavia, a parte la somiglianza tra Leo Kall e il protagonista del romanzo di Zamjatin (D-503, l’io narrante che annota le sue memorie su un diario, è l’entusiasta ingegnere-capo del progetto di un avveniristico razzo che dovrà diffondere nell’universo la perfezione e la bellezza dello Stato Unico) non vi sono altri punti di contatto significativi tra il suo romanzo e quelli che l’hanno preceduto.

Il testo di Boye si distingue dagli illustri predecessori per l’originalità del soggetto e una prosa a tratti poetica.
“Kallocaina” è innanzitutto un romanzo realistico, il cui tema principale non è quello politico; infatti, sono assenti espliciti riferimenti a qualche particolare sistema totalitario: la vicenda è perciò facilmente immaginabile nel contesto di un regime politico di qualsiasi tipo, anche attuale. Inoltre, il protagonista è un personaggio insicuro e irresoluto, deciso e sereno solo in apparenza, tutt’altro che romanzesco, agli antipodi dell’eroe illuminato che da solo combatte un mondo popolato da nemici sempre in agguato e una moltitudine di servi fedeli al Potere.

Il conflitto tra il potere soverchiante dello Stato e il desiderio di libertà degli individui – tema preponderante in distopie analoghe – in questo romanzo si riproduce nella sfera interiore dei personaggi, tutti, in un modo o nell’altro, combattuti fra l’esigenza vitale di proteggersi dall’esterno e l’impossibile desiderio di esprimersi, liberarsi dalla “corazza”, svelare la propria anima, infrangere le barriere d’incomunicabilità che separano gli esseri umani.
Dopo un inizio dedicato alla descrizione degli aspetti politici e sociali dell’utopia negativa costituita dallo Stato Mondiale, grazie anche agli effetti della “kallocaina” il racconto si sposta progressivamente dall’esterno all’intimo dell’animo dei personaggi, diventando sempre più coinvolgente.

“Mi piacerebbe tanto credere che ci sia nell’uomo una profondità verde, un mare di forza vegetativa intatta, che possa sciogliere tutti i residui morti per guarire e creare in eterno… ma non l’ho vista.”

Come i suoi personaggi, anche l’autrice deve aver indossato un’invisibile “corazza” durante la vita: una protezione dai dolorosi effetti prodotti dal conflitto tra l’inaccettabile adesione alla morale comune e l’impossibile negazione della propria sessualità.
Attratta fisicamente dalle persone del suo stesso sesso, ha contrastato a lungo la propria natura in mondo in cui l’omosessualità, oltre che uno stigma sociale, era considerato un crimine; una sofferenza durata fino all’aprile del 1941, quando, a poco più di quarant’anni, decise di togliersi la vita (per un breve ritratto della poetessa-scrittrice e per un’analisi del romanzo sono presenti due appassionati contributi, posti in appendice a questa edizione: la “Nota sull’autrice” della traduttrice Barbara Alinei e la “Postfazione” di Vincenzo Latronico).

Otto anni dopo la sua morte, in un contesto di “guerra fredda” uscì nelle librerie “1984”; la parabola di George Orwell, che ottenne un successo immediato, avrebbe relegato nell’ombra le sue fonti d’ispirazione e i suoi modelli – tra cui “Kallocaina”.
Karin Boye, la cui fama oggi a stento supera i confini della Svezia, con il suo ultimo romanzo ha lasciato l’immagine di una tenue luce di speranza che sopravvive in un mondo cupo e senza amore, pagine emozionanti e momenti di delicata bellezza.

“D’un tratto ebbi la sensazione di qualcosa che conoscevo e di cui avevo visto gli effetti, ma che non avevo mai sentito prima d’allora: il vento.
Una leggera brezza notturna che si infilava tra i muri e faceva leggermente tremare gli oleandri della terrazza. E anche se forse il suo lieve sussurro non attraversava che pochi distretti, non riuscivo a liberarmi dall’impressione che fosse il respiro dell’intero spazio notturno, che usciva naturalmente dall’oscurità come il respiro di un bambino che dorme.
La notte respirava, la notte viveva, e fin dove arrivava il mio sguardo in quell’immensità, vedevo le stelle pulsare come cuori e riempire gli spazi vuoti di onde vibranti di vita.”
Profile Image for Simona F. 'Free Palestine, Stop Genocide'.
638 reviews61 followers
February 7, 2023
Lo "Stato Mondiale" descritto in questo romanzo è uno stato assoluto e autoritario, che controlla i suoi abitanti in maniera totale. In questa società non esistono individui ma solo la collettività. I singoli vivono in funzione di ciò che fanno e danno allo Stato, prima di tutto figli, poi soldati, lavoro, cavie umane, tutti indottrinati secondo principi spersonalizzanti ed orientati esclusivamente ad un bene superiore.
Leo Kall, il protagonista, è un ingenuo, illuso camerata. Chimico di professione, inventa la Kallocaina, un siero della verità capace di snidare anche i pensieri più nascosti e che permetterà quindi di fare emergere i cittadini più irreprensibili e di eliminare tutti coloro che non credono nella bontà dello Stato.
Nell'analisi dell'autrice però una società simile non può esistere. L'uomo ha nel suo DNA il senso della libertà, dell'amore e della fiducia, senza i quali non può vivere.
Profile Image for Roberta.
2,058 reviews343 followers
February 5, 2021
Sono indecisa se dargli la quarta stella. Nel mio personale metodo di valutazione 4 stelle vuol dire "lo rileggerei"(5 stelle: lo leggo e lo rileggo e non sono mai stanca di tornare su questo libro e a distanza di anni ancora mi vengono i flashback su certi passaggi). No, non credo che lo rileggerei, una volta è sufficiente, ma certo è un gran bel romanzo.
Ci troviamo in uno Stato senza nome che ricorda l'Unione Sovietica, una dittatura che punta all'uniformità dei cittadini e alla loro trasformazione in perfetti ingranaggi statali. Non c'è individualismo, non c'è privacy. Il governo ascolta e sorveglia i cittadini in ogni momento della giornata, assegna loro compiti e carriere, ne gestisce il tempo libero (libero per modo di dire) e si occupa della loro educazione fin dalla più tenera età. La delazione è il mezzo normale per invogliare i cittadini a controllarsi l'un l'altro.
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Profile Image for Sara Velluti.
122 reviews5 followers
December 22, 2024
Trovo che le distopie siano sempre una stanza molto affascinante della letteratura.
“Kallocaina” è stato scritto nel 1940, un periodo estremamente fruttuoso per questo genere, da Karin Boye, scrittrice svedese omosessuale, morta suicida un anno dopo.
È una distopia particolare: scarsa la descrizione della società, particolareggiata solo quel tanto che basta a inserirci in quel contesto, come di consueto spersonalizzato, dove l’individuo cede il passo ad un “bene superiore”, lo Stato.
Fin qui, nulla di particolare. Ciò che contraddistingue quest’opera è che il protagonista è un succube convinto della perfezione di questa società: la sostiene e la foraggia fermamente, e questo ha creato in me un senso di smarrimento, di pericolo e di terrore, perché tanto più incomprensibile quanto realistico.
È stata una lettura abbastanza angosciante, ma riconosco il merito in questo suo aspetto: molto interessante la scelta nella caratterizzazione del protagonista.
Ho invece trovato le riflessioni in essa contenute un po’ macchinose e molto complesse alla comprensione; i monologhi e i pensieri spesso fini a se stessi e di difficile lettura.
Anche la stessa trama non lascia spazio a conclusioni reali, ma solo metaforiche, e quindi mi sono sentita alla fine un po’ incompleta.
Molto valido per originalità e atmosfere evocate, forse un po’ meno per stile e trama.
Profile Image for nina♡.
194 reviews3 followers
August 7, 2023
Il monologo di Rissen prima di venire condannato è da brividi.
Ho letto un libro bellissimo che adesso devo cercare di metabolizzare e sono veramente contenta, perchè ultimamente le mie letture non erano particolarmente entusiasmanti. Ringrazio Iperborea per aver ristampato questa meraviglia😭
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Profile Image for Auryn.
91 reviews1 follower
May 29, 2020
Le distopie hanno il problema di legarsi a doppio filo al periodo in cui nascono. Kallocaina, nonostante sia stato scritto 80 anni fa, ancora vibra e porta a galla problemi così attuali da chiedersi se la Boye fosse una veggente.
Profile Image for Michela nonostante.
205 reviews4 followers
July 1, 2026
Più passa il tempo e più mi affascinano i mondi letterari distopici, in cui ritrovo gli esiti di tutti i piani (per fortuna mai pienamente riusciti) studiati in Storia Contemporanea o le teorie e le classificazioni studiate in politologia.
Tra tutti, Boye, che ha decisamente battuto Orwell non solo con anticipo temporale ma anche per raffinatezza nell’immaginazione, è quanto di più affascinante abbia trovato.
Un po’ per un protagonista che incarna più di ogni altro personaggio il ruolo di antieroe, un po’ per il coraggio di mostrare il ruolo e la responsabilità delle persone comuni nei sistemi totalitari, un po’ per la preziosità del punto di vista femminile, che come sempre fa il suo in un mondo a forma di punti di vista maschili.
Boye, scandinava, donna, omosessuale, lascia in libro che dagli anni 40 a oggi non è invecchiato affatto.
Profile Image for Artù.
268 reviews6 followers
May 24, 2023
Scritto nel 1940, quando il futuro non prometteva nulla di buono.
Kallocaina è un romanzo distopico potente.
Racconta di una società totalitaria focalizzata sul controllo del pensiero, dove il motto Tutti per uno e uno per tutti viene troncato semplicemente in uno per tutti: ogni individuo deve servire lo Stato prima ancora di curarsi della propria anima e dei propri rapporti.
La Kallocaina, ovvero il siero della verità, sarà in questo romanzo prima lo strumento di tortura per poi diventare il veicolo della liberazione dell’individuo.
Mi è piaciuto molto.
Profile Image for Marco Tamborrino.
Author 5 books199 followers
August 7, 2015
"Per la prima volta nella mia vita avevo la consapevolezza di cosa fosse il potere, lo sentivo in mano come un'arma - ed ero disperato."

Questa è forse la distopia meno conosciuta al mondo, eppure risulta precedente anche al celebre 1984 di Orwell. L'autrice svedese Karin Boye riesce a creare una realtà credibile, claustrofobica e rigida, dove il regime poliziesco che si è installato non lascia scampo nemmeno ai pensieri.

Leo Kall, il protagonista, la voce narrante, ha creato un "siero della verità", la Kallocaina, che se iniettato è in grado di rivelare i più reconditi segreti di una persona. Ma il chimico non sa che sarà proprio la sua invenzione a portarlo sulla strada di una nuova consapevolezza, soprattutto attraverso gli esperimenti sulle cavie umane.

Mano a mano che si procede nella narrazione, Leo Kall diventerà sempre più conscio che, oltre all'annullamento dell'individuo a favore dell'unità dello Stato Mondiale, c'è anche la via che apre il futuro al singolo elemento del meccanismo, un elemento con le proprie emozioni e i propri sentimenti. Il protagonista continuerà a negare questo suo coinvolgimento emotivo (che viene attivato grazie al suo capo e agli interrogatori sulle cavie umane sotto Kallocaina) fino al decisivo scontro verbale con la moglie, che gli confesserà il suo attaccamento ai figli, nel libro visti solo come oggetti appartenenti allo Stato.

Il romanzo è intelligente e brillante, ci mostra una dimensione alternativa dove i rapporti coniugali e tra genitori e figli non hanno valore, dove il singolo non ha importanza ma è solo un puntino minuscolo che va a comporre - insieme agli altri puntini - la grandezza dello Stato, dove la polizia ha un' "occhio" e un "orecchio" in ogni casa, dove le abitazioni sono tutte uguali (1 stanza per chi non ha figli, 2 per chi ne ha), dove il ritmo è scandito da celebrazioni ed eventi a cui non ci si può sottrarre, e così via.

Una distopia sottile e angosciante, dove neppure la presa di coscienza dei personaggi orwelliani riesce ad arrivare.
Profile Image for Susanna Neri.
607 reviews22 followers
January 24, 2022
Se non avessi letto da poco Noi di Zamyatin il voto sarebbe stato sicuramente più alto. Distopia scritta nel 1940 risente del clima della guerra e del controllo e la delazione come mezzo per inculcare il bene superiore dello stato rispetto all'individuo.
Profile Image for Pierpaolo Lamacchia.
210 reviews
April 30, 2026
Sono senza parole. Una distopia a dir poco clamorosa che regge - e forse supera - il confronto con Orwell. Pubblicato nel 1940 da Karin Boye, scrittrice e poetessa svedese morta suicida l'anno successivo all'età di 41 anni, è una storia di una profondità e introspezione psicologica elevatissime. Si seguono le vicende del chimico Leo Kall che inventa un siero, chiamato appunto Kallocaina, che costringe le persone a rivelare i pensieri più profondi. È il controllo totale, non solo delle azioni e delle parole ma anche del pensiero. Gli sviluppi però potrebbero essere imprevedibili. Scritto magistralmente, è un ritratto allucinante e visionario di un totalitarismo che sa tanto di già visto nella recente storia mondiale. Un romanzo sicuramente da proporre e consigliare, una lettura che lascia il segno e fa pensare tantissimo. Proprio quello che la grande letteratura deve fare. Quindi dopo lei, Huxley, Orwell, Bradbury e Lem mi manca solo Zamjatín (sarà il prossimo) per chiudere il cerchio. Se non si è capito, straconsigliato.
PS: un valore aggiunto dell'edizione Iperborea è anche l'interessante postfazione di Vincenzo Latronico.
Profile Image for Emmanuele Manzari.
24 reviews3 followers
August 1, 2025
I parallelismi con 1984 di Orwell si possono fare, ma in questa distopia il protagonista è una sorta di antieroe. Non è un ribelle, non combatte il sistema, anzi inventa la Kallocaina, il siero della verità che lo Stato potrà usare per punire i “crimini del pensiero”. Chi seppur indottrinato e leale allo Stato potrà salvarsi dai dubbi e dalle proprie emozioni? Chi (“dopo i 40 anni”) può sopravvivere al test della verità?
Karim Boye si chiede quanta libertà possiamo barattare in cambio della sicurezza. Cosa succede quando la paura, usata per costruire un sistema strutturalmente solido, si trasforma in angoscia costante?
Non ha bisogno di catturare il lettore con momenti gore, lo fa a livello emotivo. Non riesci a staccare gli occhi dal libro per scoprire cosa accadrà alla prossima prova della verità, perché quegli strani tizi che si riconoscono senza conoscersi fingono di dormire insieme, cosa ne sarà del dottor Leo Kall, di sua moglie e della sua strana e pericolosa sostanza.

Buona lettura.
Profile Image for Matteo.
11 reviews
January 8, 2026
Il contrasto tra cultura e natura: la prima che cerca di archiviare la seconda, trasformandosi in una gabbia pretenziosa sull’individuo.
Pare quasi desiderabile per certi versi ad inizio libro questa ossessione per l’ordine e il controllo collettivo.
Ma la natura che non può essere estirpata dall’essere umano preme e chiede di essere legittimata, in particolar modo quando gli occhi dei personaggi scavano violentemente nei contenuti repressi del protagonista.
La Kallocaina non è solo il siero verde descritto nel libro, ma ogni parola, gesto, sguardo che fa breccia in noi.
Gli occhi di Linda sono Kallocaina, le parole di Rissen lo sono altrettanto.
L’ideologia non è altro che un prodotto umano.
L’essere umano non è un prodotto solo umano.
Il mondo è potenzialmente uno specchio se ci dimostriamo all’altezza del terrore di averci a che fare, osservando con attenzione ciò che produce in noi e remando contro la tentazione di anestetizzarci.
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Profile Image for Giulia Annecca.
67 reviews12 followers
March 1, 2026
"Ma dove avevo gli occhi prima, per non aver mai notato la singolare dignità che c'era in quell'uomo gentile e libero che io avevo sempre trovato ridicolo! Una dignità tutta diversa dal rigido contegno militare, perché consisteva proprio nella completa indifferenza all'effetto che produceva. Quando aprì gli occhi e cominciò a parlare, diede l'impressione che seduto su qualsiasi poltrona, con lo sguardo fisso alla luce bianca del soffitto, senza una goccia di kallocaina in corpo, avrebbe parlato esattamente come ora, negli stessi termini, perché la paura e la vergogna che paralizzavano tutti noi, in lui erano state sradicate dalla solitudine e dallo sconforto".
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