When Hitler's war ended in 1945, the war over Hitler--who he really was, what gave birth to his unique evil--had just begun. Hitler did not escape the bunker in Berlin but, half a century later, he has managed to escape explanation in ways both frightening and profound. Explaining Hitler is an extraordinary quest, an expedition into the war zone of Hitler theories. This is a passionate, enthralling book that illuminates what Hitler explainers tell us about Hitler, about the explainers, and about ourselves.
Ho riletto il libro proprio in questi giorni, anche se per sommi capi, e mentre la volta scorsa mi ero più concentrato sull'apprendere dati, questa volta ho seguito più le indicazioni dell'autore, i suoi propositi. Nell'introduzione Rosenbaum dice infatti che vuole presentare le varie interpretazioni, i vari ritratti di Hitler dati via via dai vari studiosi visti come autoritratti culturali in negativo: "Quando parliamo di Hitler, parliamo anche di quel che noi siamo e non siamo". Il titolo originale (ho visto sul web, perché nell'edizione che ho in mano non è dato) è "Explaining Hitler: The Search for the Origins of His Evil". E in effetti il libro sembra voler indagare l'origine del "male Hitler", passando in rassegna una lunga serie di studi più disparati, pubblicazioni, esame dei testimoni (quelli ancora viventi negli anni 80-90) interviste agli storici etc., per gli anni di Hitler passati a Monaco dopo il 1918. Senza tralasciare la discussione e l'esame critico della vecchia tesi della patologia psichica del dittatore da rintracciare volta in volta nel passato familiare, nel rapporto con la madre, nel presunto sangue ebraico, nella presunta sifilide, o encefalite, nella sua perversione sessuale, etc. La conclusione tratta dall'accostamento di tutti queste spiegazioni, interpretazioni, o autoritratti culturali, è che non vi è una spiegazione al male Hitler. Perché è successo l'Olocausto, e non solo. Non vi è una spiegazione, una teoria onnicomprensiva e convincente. Interessanti, per me, le interviste allo storico Yehuda Bauer e al filosofo e teologo Emil Fackenheim riportate nella seconda parte del libro. In modo particolare il proposito di Fackenheim di non volere dare a Hitler una vittoria postuma nel dilemma del male ad Auschwitz e del silenzio e/o assenza di Dio. Ovvero nella equivalenza Dio=Hitler e Hitler=Dio, che in fondo è forse quanto voleva il dittatore nella sua smodata adorazione di se stesso: diventare Dio, signore della storia e del destino degli esseri umani.
Utilissima summa storiografica da cui si evince come su Hitler sia stato scritto tutto e il contrario di tutto. E la verità, purtroppo, non può stare nel mezzo, soprattutto sulla vexata quaestio: ci era o ci faceva? Perché è inutile esercitarsi in teoremi su traumi infantili o bellici, se poi l'analisi dei suoi discorsi pubblici e privati mostra in generale una coerenza granitica fin dal 1923 circa. Una lettura raffinata e affascinante, oltre che funzionale a introdursi al mare magnum degli studi sul personaggio. Idealmente, si potrebbe gemellare con il romanzo "La parte dell'altro" di Éric-Emmanuel Schmitt, che invece di sventagliare le ipotesi degli storici, mette in scena un come-se niente affatto superficiale.
Tra i diversi libri su Hitler che ho letto, questo per il momento è il migliore in quanto completo ed aggiornato. Ci sono molte storie enfatizzate o inventate su Hitler, questo libro le scopre ed esamina. Insomma un libro sui libri e sul materiale di questo misterioso uomo.