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Civilizations Rise and Fall #2

Collapse: How Societies Choose to Fail or Succeed

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Brilliant, illuminating, and immensely absorbing, Collapse is destined to take its place as one of the essential books of our time, raising the urgent question: How can our world best avoid committing ecological suicide?

In his million-copy bestseller Guns, Germs, and Steel, Jared Diamond examined how and why Western civilizations developed the technologies and immunities that allowed them to dominate much of the world. Now in this brilliant companion volume, Diamond probes the other side of the equation: What caused some of the great civilizations of the past to collapse into ruin, and what can we learn from their fates?

As in Guns, Germs, and Steel, Diamond weaves an all-encompassing global thesis through a series of fascinating historical-cultural narratives. Moving from the Polynesian cultures on Easter Island to the flourishing American civilizations of the Anasazi and the Maya and finally to the doomed Viking colony on Greenland, Diamond traces the fundamental pattern of catastrophe. Environmental damage, climate change, rapid population growth, and unwise political choices were all factors in the demise of these societies, but other societies found solutions and persisted. Similar problems face us today and have already brought disaster to Rwanda and Haiti, even as China and Australia are trying to cope in innovative ways. Despite our own society's apparently inexhaustible wealth and unrivaled political power, ominous warning signs have begun to emerge even in ecologically robust areas like Montana.

Brilliant, illuminating, and immensely absorbing, Collapse is destined to take its place as one of the essential books of our time, raising the urgent question: How can our world best avoid committing ecological suicide?

608 pages, Paperback

First published January 1, 2004

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About the author

Jared Diamond

53 books8,224 followers
Jared Mason Diamond is an American scientist, historian, and author best known for his popular science and history books and articles. Originally trained in biochemistry and physiology, Diamond is commonly referred to as a polymath, stemming from his knowledge in many fields including anthropology, ecology, geography, and evolutionary biology. He is a professor of geography at UCLA.

In 2005, Diamond was ranked ninth on a poll by Prospect and Foreign Policy of the world's top 100 public intellectuals.

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23,779 (31%)
4 stars
30,320 (40%)
3 stars
16,069 (21%)
2 stars
3,819 (5%)
1 star
1,626 (2%)
Displaying 1 - 30 of 42 reviews
Profile Image for Fabio.
476 reviews55 followers
June 17, 2019
If we eat more we’ll get
A handful of nothing

- Daniel Gildenlöw -

Collasso è stato probabilmente il primo libro ad avermi realmente terrorizzato. Avevo scritto un presuntuosissimo e pesantissimo commento. Questa è la versione (leggermente) potata.

Gildenlöw è svedese, come l'adolescente treccioluta che per qualche tempo ha attirato l'attenzione anche del distratto popolo italiano sul piccolo problema del cambiamento climatico. Poi c'è stato il toto-allenatori di Inter e Juventus. Per una Greta che passa, un Diamond è per sempre. E non di soli problemi ambientali/climatici muoiono le civiltà.

- Modalità spiegone spocchioso ON -
Non pago di averci spiegato le ragioni per cui, nel corso della storia, alcune società umane siano riuscite a prosperare più di altre (Armi, acciaio e malattie), Jared Diamond è tornato sulla questione, affrontando il tema dall'angolazione opposta, e ha deciso di illustrarci i motivi per cui alcune popolazioni non siano riuscite ad affrontare con successo le sfide che si sono presentate loro. Sono i declini e i crolli delle società umane, del passato e del presente, a rappresentare l’argomento di questa nuova fatica dell’autore, che non solo ne vuole comprendere le cause e le dinamiche, ma anche cercare di trarne utili insegnamenti per il futuro.

Diamond affronta lo studio delle vicende umane con un approccio molto differente da quello adottato dalla maggior parte degli “storici di mestiere”: fa infatti ricorso ad una metodologia che discende direttamente dalla sua formazione di biologo, e che mira ad una conoscenza “scientifica” dei processi di lungo e di lunghissimo periodo che hanno caratterizzato il corso della storia umana. Se in Armi, acciaio e malattie la ricostruzione, ad esempio, della conquista dell'impero Inca da parte degli spagnoli era diretta alla comprensione dei fattori che, negli ultimi 13.000 anni, avevano permesso alle popolazioni dell'Eurasia di sottomettere buona parte del mondo (fattori legati alle differenze ambientali dei diversi continenti), in Collasso lo studio dei tracolli delle società del passato e del presente è finalizzato alla formulazione di una sorta di “teoria generale del crollo”, sempre valida e applicabile nonostante le differenze che contraddistinguono i singoli casi presi in esame. Si potrebbe sostenere che Diamond abbia una visione “dualistica” (e semplicistica) della storia, in cui alcune società hanno avuto successo ed altre sono state sconfitte: un mondo popolato di “vincitori e vinti”, in cui non c'è spazio per distinzioni ulteriori. Ma bisogna ricordare che l'autore non intende dare giudizi di valore, e che solo l'interesse per i processi di lungo periodo permette di tracciare una netta linea di confine tra vincitori e vinti: i primi sono sopravvissuti, i secondi no.

Il metodo adottato da Diamond, in entrambe le opere citate, si rivela anche per altri aspetti peculiare: in primo luogo, per il ricorso alle più varie fonti di conoscenza (dall'archeologia alla botanica, dalla psicologia alla linguistica), comprese le esperienze personali dell'autore (come biologo e ornitologo, ma anche come rappresentante di una delle principali organizzazioni ambientaliste, il WWF, e come visitatore curioso dei quattro angoli del mondo); in secondo luogo, per l'adozione del “metodo comparativo” (o “esperimento naturale”), ovvero il confronto sistematico fra società del passato e del presente, differenti tra loro per alcune caratteristiche fondamentali e per il diverso grado di stabilità, necessario per scoprire “scientificamente” quali fattori abbiano avuto un ruolo determinante nel successo o nel fallimento di una civiltà.

Per crollo di una società Diamond intende “la forma estrema tra vari e meno gravi tipi di decadenza”, ovvero “una riduzione drastica del numero della popolazione e/o della complessità politica, economica e sociale, in un’area estesa e nel corso di un prolungato lasso di tempo”. A questo concorrono, secondo la teoria dell'autore, cinque gruppi di possibili fattori concomitanti, relativi rispettivamente a
- problemi ambientali
- cambiamenti climatici non causati dall'uomo (in particolare, le cicliche oscillazioni, con intervalli decennali, tra condizioni climatiche più o meno favorevoli per un determinato popolo)
- ostilità delle popolazioni vicine
- esistenza di partner commerciali con cui si intrattengono relazioni amichevoli
- risposte che la società dà ai problemi che si trova ad affrontare.
Anche se una sola di queste serie di fattori può rivelarsi fatale per la sopravvivenza di una civiltà, la maggior parte dei casi di crolli del passato e del presente si è verificata per il sommarsi di diverse cause, che tendono ad acuirsi reciprocamente: una società che deve fronteggiare gravi problemi ambientali, ad esempio, si rivelerà più esposta agli attacchi di popolazioni ostili, o ad un peggioramento delle condizioni climatiche. L'unico gruppo di “fattori di crollo” sempre e comunque importante sarebbe l'ultimo dell'elenco sopra riportato, ovvero la reazione della società alle situazioni problematiche (reazioni legate alle istituzioni politiche, economiche e sociali della società, oltre che ai valori culturali caratteristici della popolazione): secondo Diamond, proprio nell'atteggiamento assunto di fronte ai pericoli risiederebbe la differenza fra le popolazioni che sono sopravvissute e quelle che non ci sono riuscite.
- Modalità spiegone spocchioso OFF -

Seriamente, leggetelo. Regalatelo. Consigliatelo. Rendetelo testo scolastico obbligatorio tramite referendum. Io, già che ci sono, gli aggiungo una stella, perché mi terrorizza ancora.

https://youtu.be/qjevV7xczqY
Profile Image for Hella.
658 reviews99 followers
March 5, 2021
Ci ho messo alcuni mesi per finire questo libro e, come mi è successo ormai innumerevoli volte, mi chiedo come è possibile che abbia avuto bisogno di tutto questo tempo perché la seconda metà del libro l'ho praticamente divorata.
Jared Diamond racconta, attraverso svariati esempi, il modo in cui società del passato hanno fiorito o sono decadute, come i maya, i vichinghi e i norvegesi in Groenlandia; come alcuni paesi attuali, tra cui la Cina e l'Australia, stanno evolvendo e affrontando i problemi interni; cosa possono fare gli stati e cosa anche noi come singoli possiamo fare per salvaguardare l'ambiente e far prosperare il nostro mondo... o quanto meno farlo sopravvivere.
Ho trovato molto interessante il concentrarsi sulle problematiche ambientali e del riscaldamento globale, per quanto sia un libro uscito nel 2005, già 16 anni fa, è incredibilmente attuale. C'è un invito all'urgenza di mettere in atto degli accorgimenti, delle politiche volte a salvaguardare l'ambiente, in caso contrario ad altissimo prezzo per l'intero pianeta che, come abbiamo visto con la pandemia, è strettamente connesso, gli uni con gli altri.
Jared Diamond offre tantissimi dettagli e spiegazioni incredibilmente accurate. Difficile riuscire ad assimilare perfettamente ogni pagina di questo libro ricchissimo a cui sicuramente tornerò per consultazioni di singoli capitoli. Mi ritengo già fortunata se mi è rimasto un 15% di questo straordinario lavoro di ricerca.
Profile Image for Paola.
762 reviews158 followers
Want to Read
August 22, 2011
Fa caldo. L'ho cominciato ed é interessantissimo ma fa caldo. L'abbiocco da afa é garantito. Ci sono libri invernali e libri estivi.
Questo ha bisogno di un clima temperato.
Profile Image for Tyrone_Slothrop (ex-MB).
889 reviews119 followers
January 31, 2019
di che morte dovremo morire?

Poderoso, ma tutto sommato agevole saggio di Diamond, ormai celebrità globale della divulgazione antropologica. Fama meritata, perchè lo studioso sa essere sempre appassionante nella narrazione, mantenendo un equilibrio notevole tra rigore scientifico e story-telling per il lettore poco alfabetizzato nei metodi scientifici.
La mole degli studi presentati è notevole, ma la lettura è sempre piacevole: Diamond riesce sempre a trasmettere lo spirito di meraviglia, curiosità e avventura mentale che è la ricerca antropologica, rendendo appassionante la vicenda di popoli molto lontani e diversi in spazio e tempo (dagli anasazi ai vichinghi, passando per gli abitanti dell'isola di Pasqua, i dominicani, gli australiani e i cinesi).
Molto apprezzabile anche la sua profonda onestà intellettuale, con la quale mette in evidenza anche i fatti non immediatamente spiegabili e le opinioni contrarie alla sua idea. Quindi, anche se è evidente dalla lettura che l'ambiente è un elemento fondamentale per la nostra sopravvivenza, l'autore riesce ad evitare un "determinismo ambientale" manicheo e semplicistico.
L'uso di elenchi, categorizzazioni e tassonomie rispecchia ancora di più la solida formazione scientifica: è confortevole incontrare un modo di ragionare ben strutturato, in mezzo a tanta confusione e approssimazione (anche) in molte opere di divulgazione.

Alla fine della lettura non so davvero se condividere il cauto ottimismo di Diamond - temo infatti che abbiamo preso una pessima china e il futuro presenti più ombre che luci. Ma spero comunque che i miei figli possano vivere non troppo peggio di me.
Profile Image for Elena.
45 reviews7 followers
April 26, 2020
3 stelline e 1/2
mi dispiace dargli un voto un po' bassino, è un libro bellissimo, i contenuti sono da 10, dà degli ottimi spunti di riflessione su tantissimi temi relativi alla sostenibilità ambientale, molto di più di tanti libri di denuncia che usano toni arrabbiati ma non danno alternative credibili. Mi ha fatto riflettere molto su temi quali il controllo delle nascite, la percezione del rischio dei cambiamenti climatici rispetto ad altri pericoli per i quali si agisce in maniera rapida e molto drastica (esempio lampante il covid), l'attivismo ambientalista e il ruolo delle leggi nella condotta delle multinazionali. Il suo vero punto di forza è la ricchezza di dati a sostegno di ogni tesi, ricchezza che però dal mio punto di vista ha appesantito davvero tanto la lettura, motivo del mio giudizio un po' duro.
Profile Image for Jessica .
98 reviews2 followers
April 26, 2024
Questo saggio ha il pregio di offrire uno sguardo d’insieme sulle problematiche ambientali nella storia e nel mondo, esaminando alcuni casi particolari. In questo caso specifico però, ho trovato la lettura più difficoltosa, le tematiche a volte ripetitive.

Ho trovato qualche affermazione un po’ fuorviante, considerando i problemi e le difficoltà non solo del cittadino comune ma soprattutto dei popoli più fragili, e non solo dal punto di vista ambientale.


Profile Image for Giulio Ciacchini.
428 reviews15 followers
August 29, 2022
Ho particolarmente apprezzato il fatto che Diamond, contrariamente a molti testi che parlano di disastri ambientali e collasso di società in genere, riesca ad illustrare i fatti in modo poco ideologico, nonostante le sue idee sulla sovrappopolazione e l'eccessivo sfruttamento dell'ambiente siano chiari fin da subito.
[Unica nota stonata i troppi dettagli specialistici che spesso appesantiscono la lettura]

Come premessa generale gran parte delle società che egli analizza non vivevano in un mondo globalizzato e quindi i danni ambientali si ripercuotevano solo sul loro territorio: la globalizzazione ha cambiato le carte in tavola, adesso le risorse che abbiamo a disposizione sono su scala planetaria e questo è sia un bene sia un pericolo enorme, come purtroppo abbiamo sperimentato con le varie crisi economiche e più recentemente con il COVID.
"La globalizzazione ha fatto sì che i problemi di questi paesi devastati dal punto di vista ambientale e sovrappopolati, seppur distanti, siano diventati anche nostri. Siamo abituati a credere che questo fenomeno sia a senso unico, cioè che si riduca all'invio dei nostri bei prodotti da ricchi ai paesi poveri e arretrati del terzo mondo. Ma la globalizzazione non è altro che un miglioramento delle comunicazioni tra le diverse parti del globo e permette la circolazione di una gran varietà di merci in entrambe le direzioni, all'interno di questi scambi ci sono enormi quantità di rifiuti.
Oggi il mondo non si trova più ad affrontare il rischio di un tracollo circoscritto, come quello dell'isola di Pasqua o dei Maya, che si spensero senza che il resto del mondo lo venisse a sapere. Le società odierne sono così interconnesse che il rischio in cui incorriamo è quello di un crollo globale.lo sa bene chi investe in borsa: l'instabilità del mercato azionario statunitense influenza l'andamento delle borse valori e dell'economia e del resto del mondo, e viceversa. I ricchi non possono più farla franca pensando solamente ai loro interessi, a scapito di tutti gli altri."
Il caso opposto è rappresentato dall'isola di Pasqua: un territorio quasi totalmente isolato dal mondo esterno che è incluso lentamente ed inesorabilmente a causa dello sfruttamento eccessivo del territorio e della sovrappopolazione.

Diamond identifica cinque fattori che contribuiscono al collasso: cambiamento climatico, vicini ostili, collasso di partner commerciali essenziali, problemi ambientali e risposta della società ai quattro fattori precedenti.

Il problema alla radice in tutti i fattori di Diamond che portano al collasso tranne uno è la sovrappopolazione relativa alla capacità di carico praticabile (in contrasto con l'ideale teorico) dell'ambiente. Un problema ambientale non correlato alla sovrappopolazione è l'effetto dannoso dell'introduzione accidentale o intenzionale di specie non autoctone in una regione.
Elenca anche dodici problemi ambientali che l'umanità deve affrontare oggi. I primi otto hanno storicamente contribuito al collasso delle società passate: Deforestazione e distruzione dell’habitat;Problemi del suolo (erosione, salinizzazione e perdita di fertilità del suolo);Problemi di gestione dell’acqua;Caccia eccessiva;Pesca eccessiva;Effetti delle specie introdotte sulle specie autoctone;Sovrappopolazione;Aumento dell'impatto pro capite delle persone.

Ho trovato molto interessante il caso studio di Haiti e la Repubblica dominicana in quanto nonostante condividano lo stesso ambiente di partenza e una lunga storia di colonialismo e occupazione hanno avuto nel corso della storia fortune molto diverse.
Identica è anche la religione (cattolica), e molto simile è la composizione etnica della società (con una porzione più alta di neri a Haiti).
Per tre periodi della loro storia, questi due paesi furono uniti a formare un’unica colonia o nazione.
Le attuali differenze colpiscono ancora di più quando si pensa che Haiti era un tempo molto più ricca e potente della sua vicina. Perché i due paesi hanno avuto esiti così diversi e perché è stata propria vita e intraprende un rapido declino? In piccola parte per via di differenze ambientali ma soprattutto a causa della storia, dell'identità, della mentalità dell'istituzioni e dei governi dei due rispettivi popoli. Le deficienze di in spagnola sono un vero antidoto contro il determinismo ambientale.è vero i problemi ecologici hanno profonde conseguenze sugli uomini, ma le risposte possono incidere sulla situazione modificando.allo stesso modo nel bene e nel male l'azione e l'inazione di chi ci governa possono avere serie conseguenze."

Nel corso di questo saggio, Diamond mina alla base il famoso mito del buon selvaggio, formalizzato da Rosseau, per cui l'uomo nasce buono e riesce a vivere in sintonia con la natura mentre il progresso è visto come motore di distruzione.
Purtroppo il mondo è più complicato di così ed il genocidio perpetrato in Ruanda è una delle tante dimostrazioni che questo assunto non regge.
La storiella che spesso ci raccontiamo ovvero del bianco cattivo che è andato a disturbare la quiete di popolazioni pacifiche e prosperose non è sempre vera: “questo genocidio (Ruanda) non fu un incontrollabile esplosione di rabbia da parte di un popolo consumato da antico odio tribale.questo genocidio è risultato della scelta deliberata di un'Elite che fu mento all'odio la paura per mantenersi al potere.all'inizio questo piccolo gruppo di potenti e ciò la maggioranza e la popolazione contro la minoranza.erano convinti che la campagna di sterminio avrebbe ripristinato la fiducia degli Hutu e ai loro capi e gli avrebbe aiutati a vincere la guerra.”
Un altro esempio è rappresentato dalla società Maya, per anni abbiamo guardato questa società con ammirazione, poiché era una società prosperosa e pacifica, ma oggi sappiamo che non è così:
"Le società che finirono in rovina, come Maya, non erano affatto prive di intelligenza , ma al contrario tra le più ingegnose e, per qualche tempo, tra le più avanzate prospere dei loro tempi.
I popoli del passato non erano né amministratori riprovevoli e ignoranti che meritavano di essere sterminati con espropriati dei loro territori, ne ambientalisti ben informati e coscienziosi in grado di risolvere i problemi che oggi non sappiamo affrontare.erano persone come noi, posti di fronte a problemi in gran parte simile ai nostri.le loro possibilità di riuscita di fallimento dipendevano da circostanze simili a quelle che fanno riuscire o fallire noi.
Anche se esistono differenze tra la nostra situazione e quella delle popolazioni che ci hanno preceduto, ci sono pur sempre somiglianze di rilievo che ci permettono di imparare qualcosa dal passato.mi sembra una presa di posizione sbagliata e pericolosa usare il presunto ambientalismo storico delle genti indigene per giustificare il fatto che questi ultimi siano oggi trattati con maggior giustizia.
In molti casi, se non nella maggior parte, gli storici gli archeologi hanno dimostrato che la favoleggiata età dell'oro non è mai esistita.oltretutto, in questo modo qualcuno potrebbe insinuare che sarebbe corretto maltrattare i nativi se questa ipotesi dovesse essere confutata.non possiamo basarci su qualche assunto storico circa le pratiche ambientali del passato, ma dobbiamo tenere saldo il principio che è comunque moralmente sbagliato a derubare, soggiogato seminare un altro popolo."
"Per lungo tempo gli archeologi hanno creduto che gli antichi Maya fosse un popolo unito e pacifico. Oggi sappiamo invece che erano in uno stato di guerra permanente, quasi inevitabile visto le condizioni locali.le difficoltà di rifornimento e nel trasporto del cibo impedirono infatti che un qualsiasi principato Maya potesse unificare sotto di sé l'intera regione, dando origine a un impero gli aztechi e gli Incas e riuscirono invece in questa impresa e dominarono rispettivamente il Messico centrale e le Ande.le testimonianze archeologiche mostrano che le guerre diventano più intense e frequenti durante la fine dell'età classica.
I prigionieri erano crudelmente torturati nei modi rappresentati con chiarezza sui monumenti e sulle pitture murali.lo stato di guerra perenne si estrinseca in vari modi: guerre tra i vari regni; tentativi di secessione da parte di città che non voleva più essere sottomessi che si ribellavano contro la capitale; guerre civili provocate dai tentativi, frequenti e violenti, di usurpare il trono."

Come già sottolineato, le tesi di Diamond si avvicinano molto al anti-natalismo o più in generale a quel fenomeno che in Italia abbiamo definito come decrescita felice: rebus sic stantibus se Cina ed India raggiungessero lo stile di vita occidentale non basterebbero molti pianeta Terra perso disfare il nostro fabbisogno energetico.
"Uno dei fili conduttori sia stata la crescita della popolazione, che superava di gran lunga le quantità delle risorse disponibili: si tratta di un problema simile a quello anticipato da Thomas malto US nel 1798 e che sia manifestato oggi Ruanda, ad Haiti e altrove. Troppi contadini sfruttarono troppo una frazione troppo estesa della terra abitabile.ad aggravare questo squilibrio tra risorse e popolazione furono gli effetti della deforestazione delle revisioni dei pendii collinari."

Diamond dimostra di non essere un ambientalista fanatico quando correttamente analizza il problema dello sfruttamento ambientale sia dal punto di vista della popolazione del luogo che da quello delle aziende che estraggono valore da esso:
“È facile dare la colpa alle multinazionali avide che mirano ad arricchirsi a scapito della società. Ma il biasimo da solo non produce cambiamento.le grandi imprese non sono organizzazioni benefiche senza fini di lucro, mentitore il cui scopo è il profitto e il cui obbligo è quello di massimizzare i guadagni degli azionisti, purché lo facciano legalmente.secondo le leggi americani i dirigenti aziendali sono perseguibili se scelgono in piena consapevolezza, di gestire l'impresa in modo da ridurne i profitti. Nel 1919 gli azionisti della Ford vinsero la causa intentata contro erri Ford, che aveva aumentato il minimo salariale dei suoi operai fino a cinque dollari al giorno: la corte dichiarò che anche se i sentimenti umanitari di Ford nei riguardi degli operai erano lodevoli, lo scopo della sua impresa era comunque di procurare profitti alle azioni.
Inoltre quando diamo la colpa di tutto alle imprese non teniamo conto del fatto che siamo noi, a volte, di aver creato le condizioni che permettono all'industria di lavorare a scapito della salute pubblica: questo avviene per esempio quando permettiamo una società mineraria di operare senza imporre obbligo di bonifica o quando continuano a comprare legno non certificato. A lungo andare è il pubblico direttamente o attraverso la classe politica che ha il potere di azzerare i profitti delle imprese dannose per l’ambiente e di far aumentare i guadagni delle imprese che seguono condotta sostenibile.”

Il finale invece non mi trova completamente in accordo, in quanto l'autore minimizza la possibilità che il processo tecnologico possa fare un balzo in avanti così da risolvere da gran parte dei nostri problemi, cosa che è successa più volte nel corso della storia dell’umanità.
Le statistiche annuali sulla povertà assoluta a livello globale devono infonderci speranza ed ottimismo per il futuro. Secondo le statistiche più recenti della World bank la percentuale di poveri nel mondo è sempre calata negli ultimi trent'anni raggiungendo appena il 9% nel 2022.
[https://blogs.worldbank.org/opendata/...]
“La tecnologia risolveranno i problemi. Questa fiducia nel futuro si basa sulla convinzione, tutta da dimostrare, che la tecnologia abbia risolto più problemi di quanti ne abbia creati.
Gli ottimisti dando anche per scontato che riusciremo a realizzare tutte quelle invenzioni che sono al momento ancora lo stadio progettuale, e che lo faremo così in fretta da dar ben presto una svolta la situazione attuali. In realtà soltanto alcune delle tecnologie che paiono in un primo momento rivoluzionari giungono a piena realizzazione, mentre altri non sopra lo stadio progettuale. Il processo che cronologico non fa che aumentare la nostra capacità di agire in meglio in peggio e molti dei nostri problemi attuali sono conseguenze negative non intenzionali della tecnologia esistente.
Le nuove tecnologie creano sempre problemi imprevisti, anche se riescono a risolvere quelli per cui sono state progettate."
Profile Image for Andrea Pitto.
3 reviews4 followers
Read
June 22, 2026
Libro interessante e futuristico. Non come Armi acciaio e malattie e tuttavia da leggere.
Profile Image for comablack.
206 reviews
November 19, 2015
Aah che bello questo libro! Non di facile lettura ma comprensibile e non tra i più pesanti. Diamond analizza vari popoli (Vichinghi, Maya, gli abitanti dell'isola di Pasqua, Anasazi e molti altri) cercando di ricostruire come hanno eretto società perfettamente stabili, funzionanti e (quasi) autosufficienti, come si sono mantenute nei secoli ma anche come e perchè sono crollate. Alla base di tutto (o comunque in parte) le cause del tracollo non stupiscono più di tanto: problemi ambientali (anche al giorno d'oggi – soprattutto negli ultimi anni – abbiamo assistito a stagioni balorde che hanno devastato il nostro territorio e l'agricoltura, figuriamoci quali enormi problemi abbiano potuto causare in passato visto che vivevano quasi esclusivamente di questo!), tensioni sociali e politiche (guerre con le civiltà confinanti ma anche instabilità e rivalità all'interno delle società stesse). Ad esempio nel capitolo dedicato ai Maya viene spiegato come fosse una civiltà forte, praticamente autosufficiente (non sopravvivevano di certo grazie al commercio con altri popoli), ma anche come abbiano devastato il territorio (in particolare tramite disboscamento) e come periodi di siccità e fattori politici li abbiano messi irreparabilmente in crisi.
Il succo di questo interessantissimo saggio (o almeno questo è quello che ne ho dedotto io) è che purtroppo molte civiltà del passato, benchè forti, stabili, ricche e floride, siano decadute bene o male per gli stessi motivi, perchè non hanno potuto guardare agli altri ed evitare di commettere gli stessi errori (al giorno d'oggi siamo costantemente in contatto col resto del mondo, sappiamo cosa succede ovunque, secoli fa questo non è stato possibile).
Bellissima lettura, molto istruttiva (anche se qualcosa già si sapeva)!
Profile Image for Fab. Tummi.
137 reviews
March 12, 2025
L’unico collasso è il mio, una volta arrivato alla fine.

Avevo altissime aspettative, quasi subito deluse. 500 pagine di analisi estremamente minuziose sino alla pedanteria, con dettagli quasi inutili per un lettore medio.

Quando si arriva a tirare le fila del discorso, gli spunti di riflessione sono gli stessi che potreste leggere in qualsiasi libro di sociologia (dramma del bene comune, dilemma del prigioniero).

Non so se ho voglia di leggere anche il suo terzo libro, ma immagino che ormai mi tocchi chiudere il cerchio.
Profile Image for Martinocorre.
365 reviews19 followers
February 13, 2018
Un libro meraviglioso, andrebbe fatto leggere a scuola al posto di tanti manuali di dubbia utilità, altro che Promessi Sposi, un ragazzo dovrebbe leggere e discutere di questo libro per lezioni su lezioni. Ciò non toglie che sia un saggio appassionante, anche divertente per chi ha la passione della Storia, e soprattutto una lettura obbligata per chi si interessa di Economia, o meglio ancora per chi ha a cuore il Futuro del mondo.
408 reviews7 followers
December 6, 2020
L'autore, attraverso 13 capitoli, analizza il collasso avvenuto, scampato o possibile di società passate o contemporanee, confrontandole sulla base di vari tipi di elementi di rischio (danni al territorio - il principale -; cambiamenti climatici; popoli nemici e amici; risposta delle società ai propri problemi). Nel primo capitolo (prima parte) offre un esempio contemporaneo (il Montana) di conflitti sulla gestione del territorio. Nei seguenti otto (seconda parte) analizza altrettanti casi di società collassate o quasi (Pasqua; Pitcairn e Henderson; indigeni dell'America settentrionale; maya; vichinghi; Groenlandia) sulla base dei fattori esposti all'inizio, e analizzando le differenze fra chi ce la fece e chi fallì dimostra che tutti potevano in teoria risolvere i propri problemi, ma non seppero farlo. Nei seguenti quattro capitoli (terza parte) analizza altrettanti casi contemporanei (Haiti e Repubblica Dominicana; Cina; Australia; Ruanda) di società sull'orlo del collasso a causa di tutti i motivi analizzati in precedenza, dimostrando che ciò che accadde in passato vale anche adesso, e che corriamo anche noi (quantomeno) gli stessi rischi dei popoli passati. Tutto ciò è una preparazione per gli ultimi tre capitoli (100 pagine)(quarta parte), dove basandosi sulle esperienze passate analizzate nelle parti seconda e terza tira le somme degli errori da non commettere (e che adesso siamo in grado di evitare); dimostra che anche noi stiamo correndo dei gravi rischi (rispondendo a delle comuni obiezioni anti-ambientaliste) e anche (con degli esempi) che molti danni all'ambiente si possono evitare con vantaggio di tutti (anche delle aziende), a patto che l'opinione pubblica si mobiliti e operi le necessarie pressioni, e che quindi ci sono ancora delle significative speranze. Ciò detto, devo dire che questo libro non mi è piaciuto molto: la prima parte è decisamente noiosa (a chi può importare di quello che accade in Montana?); la seconda può servire agli scettici che credono che si possa andare avanti a sfruttare il pianeta in questo modo, ma per chi è convinto del contrario risulta piuttosto tediosa; la terza è invece interessante perché spiega in modo convincente i problemi di quattro Paesi contemporanei; anche l'ultima può servire solo ai non ambientalisti e non offre alcuna visione particolarmente innovativa. Inoltre, l'intero libro avrebbe bisogno di un buon revisore: è molto ripetitivo sia all'interno dei capitoli che nel suo complesso, e molti aneddoti sono del tutto inutili; alcuni capoversi andrebbero del tutto eliminati, così come (forse) l'intero primo capitolo; nella seconda parte, a meno che si sia profondamente scettici sulle tesi dell'autore, di ciascun capitolo basta leggere il primo e l'ultimo capoverso, se non si è particolarmente interessati alle vicende dei popoli in questione. In definitiva, si tratta di un libro con poche tesi e nemmeno particolarmente innovative o illuminanti, anche se esposte in modo talmente stringente che nessuno dopo averlo letto potrà ignorare del tutto i problemi ecologici del nostro pianeta. Come se non bastasse, il formato del libro è piuttosto voluminoso, probabilmente solo per contenere le numerose foto centrali, del tutto inutili ai fini della comprensione del libro: il tutto solo per alzare il prezzo a 24€, tantissimo per un libro in brossura. Infine, la traduzione non è molto curata.
Profile Image for Alb85.
388 reviews10 followers
September 5, 2022
“Anche se esistono differenze tra la nostra situazione e quella delle popolazioni che ci hanno preceduto, ci sono pur sempre somiglianze di rilievo che ci permettono di imparare qualcosa dal passato.” Jared Diamond.

Libro decisamente troppo lungo, troppo dispersivo e senza un’approfondita analisi sulla scomparsa delle società studiate.

Il libro è diviso in tre parti. La prima parte e la seconda parlano rispettivamente delle civiltà del passato e del presente che sono collassate o hanno avuto grossi problemi strutturali.

Ogni capitolo affronta una civiltà specifica. Il problema è che si parla davvero di qualsiasi cosa. Descrive gli usi e costumi, l’alimentazione, la religione di quella civiltà, di quali tecniche sono state usate per formulare le ipotesi sul motivo del collasso di quella civiltà, di cosa pensano i suoi amici e conoscenti in merito a quella civiltà, dei viaggi dell’autore nelle zone interessate. Ammetto di aver letto in modo sbrigativo molte parti del libro.

Un altro problema con la prima parte del libro è che le ipotesi di Diamond sono congetture difficili da provare. L’autore stesso ammette che gli archeologi si trovano ancora ampiamente in disaccordo tra loro su molte delle ipotesi trattate. Ad esempio, l’ipotesi della fine degli abitanti dell’isola di Pasqua a causa dell’abbattimento di tutti gli alberi è stata recentemente smentita.

L’autore classifica i problemi che hanno messo e mettono tuttora a rischio la sostenibilità di una civiltà: deforestazione e distruzione dell’habitat, gestione sbagliata del suolo, cattiva gestione delle risorse idriche, eccesso di caccia, eccesso di pesca, introduzione di specie nuove, crescita della popolazione umana, aumento dell’impatto sul territorio di ogni singolo individuo, cambiamenti climatici dovuti a intervento umano, accumulo di sostanze chimiche tossiche nell’ambiente, carenza di risorse energetiche, esaurimento della capacità fotosintetica della Terra, ostilità dei popoli confinanti, fine delle relazioni con i partner commerciali, gli sconvolgimenti politici e sociali.

La terza parte è un po' più interessante perché parla del futuro della nostra civiltà e di quali lezioni possiamo trarre dalla storia passata e presente. Purtroppo, l’autore non va in profondità e si limita a parlare a braccio senza un filo conduttore.

La conclusione è essenzialmente che una società non scompare unicamente per un danno ambientale, poiché ci sono sempre anche altri fattori che vi contribuiscono.

Mi aspettavo di più dall’autore di Armi, acciaio e malattie: Breve storia del mondo negli ultimi tredicimila anni.
Profile Image for Silvia Breeze.
11 reviews2 followers
January 26, 2023
Dopo "Armi, Acciaio e Malattie", Jared Diamond torna a compiere un viaggio nel tempo e nello spazio (dalle più remote isole del Pacifico al Circolo polare artico, dal Centroamerica all'Australia, e così via) con l'obiettivo di individuare i motivi per cui famose popolazioni del passato siano decadute e scomparse, con pochissime eccezioni.

La differenza principale che mi sembra di aver notato fra i due saggi, per quanto riguarda l'approccio dell'autore alla tesi principale, è che in "Collasso" è molto meno presente il determinismo ambientale, come si evince già dal sottotitolo: "Come le società SCELGONO di morire o vivere".

Il che significa che, riassumendo superficialmente la chiave del saggio, sono le reazioni e le scelte di un popolo alle sfide che l'ambiente gli pone che ne determinano il successo e la sopravvivenza.

In ogni capitolo e per i due terzi circa del libro, Diamond analizza minuziosamente una diversa popolazione (scomparsa o ancora in vita oggi), l'ambiente in cui si è sviluppata e le sfide che ha dovuto affrontare, in modo più o meno efficiente, per sopravvivere.
Dal confronto delle infinite variabili ambientali, culturali e politiche che hanno caratterizzato ciascuna delle società analizzate, Diamond costruisce un pattern di fattori che possono essere determinanti per la prosperità o la decadenza di un popolo.

Scorrevole (un saggio molto semplice da fruire) e interessantissimo.... ma.

Non posso dargli cinque stelle, perché nell'ultimo terzo Diamond si dedica all'analisi di una serie di società a lui contemporanee e lascia spazio a previsioni e riflessioni sul futuro di queste ultime e dell'intero pianeta. Il problema è che il saggio è del 2005 e molti passaggi di questa ultima parte risultano poco interessanti, perché inevitabilmente non al passo con i tempi.

Infine, avrei evitato la minuziosità eccessiva degli ultimi capitoli, in cui ci si concentra sulla ricerca di un compromesso fra rispetto delle risorse ambientali e crescita economica, prendendo in esame le attività (più o meno sostenibili) delle maggiori industrie produttrici di minerali, petrolio, legname e così via.
Interessante, certo, ma talmente specifico e ricco di esempi da risultare ormai sfiancante, dopo già trecento pagine di saggio.

Consigliato (perché Diamond è una garanzia), ma armatevi di santa pazienza, soprattutto verso la fine.

Profile Image for Nim.
7 reviews3 followers
January 22, 2018
Disamina chiara degli aspetti caratteristici di diverse civiltà. È molto interessante come l'autore costruisce il paragone tra diverse "forme di governo" di diverse popolazioni per mettere in risalto quelle che potrebbero essere state le cause della loro rovina o della loro sopravvivenza.
Nel complesso non accusa in toto l'attività umana (come invece vedo fare agli ambientalisti dell'ultima ora) ma si concentra di più su quelle che sono state le strategie applicate, e cerca di teorizzare un metodo per capire quali siano vincenti in una determinata situazione piuttosto che un'altra.
L'ambiente la fa da padrone, e uno dei motivi per cui l'ho apprezzato è stato soprattutto il modo che Diamond ha di dipingere i luoghi di cui parla. È molto limpido e discorsivo, al punto era una gioia leggere delle isole polinesiane circondate dall'oceano Pacifico, così come delle vette innevate del Montana e dei suoi splendidi fiumi. Lo ammetto, era come evadere e fare un viaggetto turistico di un'ora in qualche zona della Groenlandia o della penisola dello Yucatán.
Il libro è vecchiotto, e la situazione a cui fa riferimento è ormai vecchia di dieci anni; ciononostante l'ho trovato un'autentica fonte di riflessioni e spunti nuovi su argomenti che restano (e penso resteranno) attuali.
Profile Image for HedyTech.
250 reviews
October 27, 2025
Secondo libro di Diamond che leggo ed è stato interessantissimo e molto formativo.
E' illuminante per molte tematiche ambientali e non solo per lo studio delle società. Io ad esempio non capivo perchè la non manutenzione delle foreste e dei boschi aumentasse il rischio di incendi. Non sapevo bene la storia del genocidio del Rwanda, non sapevo la storia dell'Isola di Pasqua. Altrettanto interessanti sono stati i capitoli sulla sovrappopolazione e l'aumento dello sfruttamento ambientale. Immaginavo che lo sfruttamento minerario e petrolifero portassero con sè altre problematiche ma non sapevo quali, nè gli obblighi delle società etc. Mi è piaciuto molto il capitolo sugli Stati Uniti e dei problemi dei vari stati, secondo me rende molto bene il cambiamento generazionale delle popolazioni più rurali e anche della mentalità degli americani. Se devo pagare per qualcosa che può beneficiare tutti ma non proprio il mio orticello, non lo pago. E in un paese governato da privati è un gran problema. 4 stelle che sono più 4.5 perchè non è aggiornatissimo (la Cina che dipinge è molto diversa dalla Cina odierna) idem per tasso di povertà. Per il resto piaciuto tantissimo, Diamond ha formato molte parti di me e continua a farlo
Profile Image for Luca Gatto.
158 reviews3 followers
June 25, 2022
Jared Diamond ci spiega in maniera semplice, diretta e dettagliate come alcune civiltà nel corso della storia sono collassare e come altre sono riuscite a sopravvivere. Prendendo esempi dai più recenti studi, l’analisi di civiltà come quella dell’Isola di Pasqua, dei groenlandesi, delle isole Pitcairn e Henderson sono esempi lampanti di come l’abuso e la mala gestione delle risorse locali abbia portato alla completa distruzione di queste civiltà. Ma non ci sono solo esempi tragici, altri, come quelli di Tikopia o de Giappone dei Tokugawa, permettono di guardare al futuro con fiducia. Diamond ci permette ci comprendere al meglio i rischi in cui corriamo, perché le lezioni della storia devono essere imparate per non ripeterle. Questo libro svolge questo tentativo in maniera esemplare, ricordandoci che anche una piccola nostra azione può aiutare a prevenire il disastro. La prima è quella di leggere questo libro. Fatelo, non ve ne pentirete!
Profile Image for Lupo.
581 reviews24 followers
February 8, 2018
Un libro importantissimo per la comprensione dell'ecologia terrestre. In una serie di capitoli dedicati a diverse società sparse nello spazio-tempo Diamond descrive come queste siano collassate sotto la pressione ecologica oppure si siano salvate (poche) tramite scelte dure, precise e severe.Un libro che pone domande fondamentali sui limiti dello sviluppo della Terra e sui limiti di sviluppo di alcune zone della Terra, in particolare. Molto discusso il capitolo sull'Australia che definisce con precisione livelli tollerabili di popolazione inferiori di molto a quelli attuali. Livelli che indicano in un ulteriore immigrazione verso l'Australia una sicura fonte di crisi ecologica. Diamond è capace anche qui di una sintesi di dati e interpretazioni di altissima qualità. A mio parere un libro da leggere assolutamente, in Italia è stato discusso troppo poco.
Profile Image for melo.
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June 11, 2018
Un libro che andrebbe fatto leggere e rileggere nelle scuole.
Che affronta in prospettiva e con una lucidità disarmante temi apparentemente scollegati come ambiente, politica, flussi migratori e dinamiche sociali.
Un saggio che offre uno spunto su quello che potrebbe essere l'evoluzione della società umana, e anticipa - a partire dall'analisi di tanti passati diversi con tanti tratti in comune - quanto male potrebbe andare a finire se non cambiamo rotta, a partire dalle tante piccole scelte che ognuno di noi può fare nel quotidiano.
Con la consapevolezza che non potremo continuare con questi ritmi ancora per molto, e che siamo fottuti solo se facciamo le scelte sbagliate.
102 reviews
July 15, 2026
Un saggio su passato e futuro delle società umane ....
È stato scritto a inizio secolo quindi ci permette dei confronti tra la situazione di allora e quella di oggi: le cose sono migliorate? le aspettative sono favorevoli? Credo servirebbe un nuovo saggio dell'autore per un'analisi complessiva alla luce di quanto il mondo sta vivendo ora e negli ultimi anni.
Una considerazione: mi sembra che una cosa sia di fatto invariata, ovvero che uomini e società ancora stentino a riconoscere che ogni danno inflitto all'ambiente, ogni spreco, ogni distruzione di risorse, ovunque accada ricadrà comunque, prima o poi, su tutti noi.
A chi rimarrà il privilegio di morire per ultimo di fame?
Profile Image for terry.
146 reviews77 followers
July 28, 2020
Pensavo molto meglio da un libro che desideravo leggere da anni. L'idea di analizzare come mai alcune società siano scomparse nel nulla e altre, invece, siano sopravissute è ottima. Ancora più interessante è cercare di trovare dei fattori comuni che abbiano determinato la scomparsa delle società per vedere se si può prevedere il futuro di quelle odierne.
Il saggio, però, non mi ha affatto soddisfatto. Al di là della scelta dei casi, più o meno, analizzati (quale è stato il criterio di selezione?), Diamond si sofferma quasi unicamente sui fattori ambientali e sulla gestione delle risorse naturali. Pur accennando ad altre questioni come il conflitto tra popoli vicini e l'organizzazione sociale interna, non tratta approfonditamente tali temi, ma si fionda unicamente sulle questioni climatiche (per carità, importantissime, ma non le uniche a determinare il crollo di un popolo a mio parere).
Da questo saggio, quindi, mi sarei aspettata un'analisi più generale dei "collassi" e non un pamphlet ambientalista per lo più non particolarmente dettagliato.

Ora, però, so tutto sul Montana.
49 reviews3 followers
December 16, 2023
Un libro che fa riflettere sugli enormi problemi ambientali che hanno portato alla fine di alcune società del passato (e che quindi rischiano di portare al collasso le nostre società attuali, così tra loro interconnesse e dipendenti le une dalle altre dal punto di vista economico). Purtroppo il libro è ormai un po' datato. A tratti prolisso e spesso ripetitivo. Vale comunque la pena leggerlo per riflettere sui problemi che prima o dopo ci troveremo ad affrontare più o meno urgentemente per salvarci da noi stessi.
32 reviews
July 9, 2025
Mai titolo fu più appropriato per un saggio che parla di cambiamento climatico.
La scelta di scrivere nel titolo "come le società scelgono di morire o vivere" fa intendere che l'autore suggerisce delle idee per prevenire un disastro climatico imminente.
Lo fa però portando esempi concreti nella storia dell'uomo: Vichinghi, Maya, Anasazi, Isola di Pasqua ma anche Cina, Giappone, Usa, Germania, Australia sono tutti paesi che apparentemente non hanno nulla in comune se non la possibilità di scegliere; scegliere il loro destino.
119 reviews
June 2, 2024
Collasso porta alla luce un filo invisibile che collega la storia umana e l'impatto ambientale del passato con quelli del presente e del futuro.

Estremamente profetico, dalla sua prospettiva di inizio secolo anticipa le terribili problematiche affrontate oggi che minano le nostre società.

Dal libro emergono spunti ottimistici, idee costruttive da cui possiamo anzi dobbiamo partire per evitare la fine.
Profile Image for Terra.
1,264 reviews12 followers
December 22, 2024
Un saggio davvero interessante, anche se impegnativo. Ammetto che mi è sembrato interminabile, ma l'ho letto volentieri. Avendo studiato numerose civiltà del passato che, per motivi ambientali, politici, di insufficienti conoscenze e quindi di scelte devastanti, sono fallite ed estinte; e avendo esaminato le nostre attuali società alla luce di quelle passate, l'autore si dichiara cautamente ottimista. Francamente non ho capito perché.
Profile Image for Gian Luca.
Author 3 books9 followers
May 1, 2020
Lungo ma veramente illuminante. Anche se non si è appassionati della tematica, l’autore ti riesce a far entrare pienamente nelle storie che racconta ed analizza con meticolosa preparazione. Dati e aneddoti a supporto di ogni tesi portata avanti. Finito il libro ti assale un senso di sconforto ma ti si accende anche una luce di speranza. Un gran libro e un grande autore. Piacevole scoperta.
Profile Image for Marco.
122 reviews
February 27, 2023
Perché civiltà prospere, imperi, culture sono improvvisamente scomparse? Perché popoli un tempo dominanti si sono ridimensionati e viceversa? Ce lo racconta e spiega Diamond col suo solito sguardo ampio e dettagliato
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