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Grotesque
Tokyo prostitutes Yuriko and Kazue have been brutally murdered, their deaths leaving a wake of unanswered questions about who they were, who their murderer is, and how their lives came to this end. As their stories unfurl in an ingeniously layered narrative, coolly mediated by Yuriko’s older sister, we are taken back to their time in a prestigious girls’ high school—where a strict social hierarchy decided their fates — and follow them through the years as they struggle against rigid societal conventions.
Shedding light on the most hidden precincts of Japanese society today, Grotesque is both a psychological investigation into the female psyche and a work of noir fiction that confirms Natsuo Kirino’s electrifying gifts.
Shedding light on the most hidden precincts of Japanese society today, Grotesque is both a psychological investigation into the female psyche and a work of noir fiction that confirms Natsuo Kirino’s electrifying gifts.
480 pages, Hardcover
First published January 1, 2003
About the author
Natsuo Kirino
93 books2,959 followersNATSUO KIRINO (桐野夏生), born in 1951 in Kanazawa (Ishikawa Prefecture) was an active and spirited child brought up between her two brothers, one being six years older and the other five years younger than her. Kirino's father, being an architect, took the family to many cities, and Kirino spent her youth in Sendai, Sapporo, and finally settled in Tokyo when she was fourteen, which is where she has been residing since. Kirino showed glimpses of her talent as a writer in her early stages—she was a child with great deal of curiosity, and also a child who could completely immerse herself in her own unique world of imagination.
After completing her law degree, Kirino worked in various fields before becoming a fictional writer; including scheduling and organizing films to be shown in a movie theater, and working as an editor and writer for a magazine publication. She got married to her present husband when she turned twenty-four, and began writing professionally, after giving birth to her daughter, at age thirty. However, it was not until Kirino was forty-one that she made her major debut. Since then, she has written thirteen full-length novels and three volumes of collective short stories, which are highly acclaimed for her intriguingly intelligent plot development and character portrayal, and her unique perspective of Japanese society after the collapse of the economic bubble.
Today, Kirino continues to enthusiastically write in a range of interesting genres. Her smash hit novel OUT (Kodansha, 1997) became the first work to be translated into English and other languages. OUT was also nominated for the 2004 MWA Edgar Allan Poe Award in the Best Novel Category, which made Kirino the first Japanese writer to be nominated for this major literary award. Her other works are now under way to be translated and published around the world.
After completing her law degree, Kirino worked in various fields before becoming a fictional writer; including scheduling and organizing films to be shown in a movie theater, and working as an editor and writer for a magazine publication. She got married to her present husband when she turned twenty-four, and began writing professionally, after giving birth to her daughter, at age thirty. However, it was not until Kirino was forty-one that she made her major debut. Since then, she has written thirteen full-length novels and three volumes of collective short stories, which are highly acclaimed for her intriguingly intelligent plot development and character portrayal, and her unique perspective of Japanese society after the collapse of the economic bubble.
Today, Kirino continues to enthusiastically write in a range of interesting genres. Her smash hit novel OUT (Kodansha, 1997) became the first work to be translated into English and other languages. OUT was also nominated for the 2004 MWA Edgar Allan Poe Award in the Best Novel Category, which made Kirino the first Japanese writer to be nominated for this major literary award. Her other works are now under way to be translated and published around the world.
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Displaying 1 - 30 of 97 reviews
August 21, 2022
ah… sì… quasi 900 pagine di pippone femminista giapponese che mi sono silurata in dieci giorni IN SESSIONE, che dire………..
March 9, 2023
E' un libro da contestualizzare? Sì.
Ha un bellissimo messaggio di denuncia? Sì.
Ci vogliono due palle così per pubblicare nel 2003, in Giappone, un libro così? Sì.
Servivano 900 pagine? NO. Probabilmente manco 500.
Ho fatto una cosa che non avevo mai fatto, dopo 500 pagine sono andata direttamente all'epilogo perché non mi importava più nulla.
Lo stile della narrazione è terribile, non ha un ritmo, non è incalzante.
La narratrice si rivolge al lettore in modo molto irritante, consapevole anche di quanto sia noiosa, arrivando anche a dire "lettore, ti sto annoiando?" "vuoi sapere com'è andata qui? e come è andata qui? va be tanto ci tornerò più avanti".
No. Un enorme no. Ha smesso di interessarmi proprio cosa le fosse successo, l'unico pezzo interessante è quello dove parla sua sorella, il che è tutto dire.
Bella la denuncia femminista, sì, ma il messaggio sarebbe arrivato uguale con molte meno pagine e soprattutto intrattenendo un po' di più.
E' un libro che vuole solo parlare parlare parlare ma non gli importa di essere letto.
Ha un bellissimo messaggio di denuncia? Sì.
Ci vogliono due palle così per pubblicare nel 2003, in Giappone, un libro così? Sì.
Servivano 900 pagine? NO. Probabilmente manco 500.
Ho fatto una cosa che non avevo mai fatto, dopo 500 pagine sono andata direttamente all'epilogo perché non mi importava più nulla.
Lo stile della narrazione è terribile, non ha un ritmo, non è incalzante.
La narratrice si rivolge al lettore in modo molto irritante, consapevole anche di quanto sia noiosa, arrivando anche a dire "lettore, ti sto annoiando?" "vuoi sapere com'è andata qui? e come è andata qui? va be tanto ci tornerò più avanti".
No. Un enorme no. Ha smesso di interessarmi proprio cosa le fosse successo, l'unico pezzo interessante è quello dove parla sua sorella, il che è tutto dire.
Bella la denuncia femminista, sì, ma il messaggio sarebbe arrivato uguale con molte meno pagine e soprattutto intrattenendo un po' di più.
E' un libro che vuole solo parlare parlare parlare ma non gli importa di essere letto.
December 6, 2017
La ricerca degli assassini di due prostitute quasi quarantenni si trasforma in un viaggio nei ricordi di tre decenni densi di umiliazioni, invidie, odio e menzogne. Dalle pagine del diario dell’astiosa e caparbia Kazue, dalle memorie della bellissima e misteriosa Yuriko, dalle deposizioni dell’indagato – immigrato clandestino – Zhang e, soprattutto, dal racconto dell’invidiosa e perfida sorella di Yuriko, più che la verità si delinea il volto di una società classista, fondata sulla competizione più spietata persino nell’ambito dei nuclei familiari.
Grotesque è la drammatica parabola discendente di Yuriko e Kazue, finite dalle aule della prestigiosa ed elitaria scuola Q al buio marciapiede di un quartiere periferico di Tokyo; le loro esistenze – un passato da modella e giovanissima escort per la prima, una doppia vita di donna in carriera e prostituta di basso livello per la seconda – sono un continuo lottare, agitarsi e tramare, nel disperato tentativo di primeggiare o non soccombere.
E allora ci si può anche domandare se ad essere patetiche caricature di se stesse, “grottesche” (termine talvolta usato dalle ragazze per insultare le rivali), siano davvero l’ormai sfiorita Yuriko e l’anoressica Kazue; oppure se “grottesco”, amaramente grottesco, sia un mondo in cui conta vincere ed emergere con ogni mezzo, umiliando e annientando i “perdenti” e i meno dotati, dove si deve lottare rischiando di morire per prendere posto su un treno o su una barca solo per sfuggire alla povertà, un mondo senza amore e in cui ogni rapporto umano è motivato solo dalla necessità o dall’interesse.
“Sii dolce e gentile con me... Ti prego”
Grotesque è la drammatica parabola discendente di Yuriko e Kazue, finite dalle aule della prestigiosa ed elitaria scuola Q al buio marciapiede di un quartiere periferico di Tokyo; le loro esistenze – un passato da modella e giovanissima escort per la prima, una doppia vita di donna in carriera e prostituta di basso livello per la seconda – sono un continuo lottare, agitarsi e tramare, nel disperato tentativo di primeggiare o non soccombere.
E allora ci si può anche domandare se ad essere patetiche caricature di se stesse, “grottesche” (termine talvolta usato dalle ragazze per insultare le rivali), siano davvero l’ormai sfiorita Yuriko e l’anoressica Kazue; oppure se “grottesco”, amaramente grottesco, sia un mondo in cui conta vincere ed emergere con ogni mezzo, umiliando e annientando i “perdenti” e i meno dotati, dove si deve lottare rischiando di morire per prendere posto su un treno o su una barca solo per sfuggire alla povertà, un mondo senza amore e in cui ogni rapporto umano è motivato solo dalla necessità o dall’interesse.
“Sii dolce e gentile con me... Ti prego”
March 15, 2022
Con questo libro Natsuo Kirino spazza via in un solo colpo decenni di preconcetti sulla letteratura giapponese, spesso concepita nell'immaginario comune come un mondo fatto di piccoli spiragli poetici, emozioni delicate e storie semplici di malinconia e buoni sentimenti. Niente di più falso: il Giappone che ci presenta Kirino in questo suo mastodontico romanzo (sono 838 pagine nell'edizione tascabile italiana) è un luogo infernale, popolato di mostri, esseri neri e senza anima, meschini e persi, grotteschi appunto, come grottesche sono le vicende in cui si trovano invischiati.
Kirino mette in scena tutte le contraddizioni della società giapponese contemporanea, un vero tritacarne, a partire dagli ambienti elitari e protetti delle scuole private, fino agli squallidi e sporchi marciapiedi della prostituzione. Una società classista, basata su una competitività violenta e malata, sull'apparenza, maschilista e misogina, una società in cui le donne e le loro personalità vengono dissanguate e distorte, prosciugate. Una società che genera mostri, creature grottesche.
Kirino esamina in modo chirurgico e quasi scientifico i suoi personaggi (interessanti i molti riferimenti alla fisiognomica) ed i percorsi accidentati che compiono per arrivare inevitabilmente alle loro tragiche fini.
Tutto estremamente interessante, crudo e sporco, spietato, se non fosse che il libro risulti essere terribilmente verboso e ripetitivo, quasi agonizzante in diversi passaggi. La storia viene raccontata dal punto di vista di quattro diversi personaggi, quattro narratori inaffidabili ai quali non possiamo credere, che distorcono la realtà attraverso le lenti sudicie delle loro esperienze e illusioni folli, e questo porta ad avere nella narrazione il ripetersi di diversi episodi, dialoghi compresi, riscritti dai diversi punti di vista, espediente che viene utilizzato forse una decina di volte, tendendo a stancare il lettore.
Tutti i concetti, i pensieri e le emozioni dei personaggi, i loro ruoli, gli avvenimenti del loro passato, vengono scritti e riscritti, ripetuti infinite volte, in modo quasi ossessivo, ci vengono ricordati a più riprese, tanto che spesso si perde il focus del racconto. Anche alcune parti dialogare risultano estenuanti e didascalie, pompose e assolutamente non realistiche. Non so quanto di questo sia da imputarsi alla traduzione (in caso del giapponese ad una vera traslitterazione non solo di una semiotica alfabetica ma spesso anche di un modo di sentire e concepire), e quanto invece all'autrice stessa, ma è stato purtroppo per me un grosso punto a sfavore durante la lettura. Peccato perché in diversi passaggi la prosa di Kirino è invece eccezionalmente scorrevole ed accattivante, con un bel gusto letterario.
Anche qui un libro a cui un certo tipo di editing, a mio gusto, avrebbe giovato.
Kirino mette in scena tutte le contraddizioni della società giapponese contemporanea, un vero tritacarne, a partire dagli ambienti elitari e protetti delle scuole private, fino agli squallidi e sporchi marciapiedi della prostituzione. Una società classista, basata su una competitività violenta e malata, sull'apparenza, maschilista e misogina, una società in cui le donne e le loro personalità vengono dissanguate e distorte, prosciugate. Una società che genera mostri, creature grottesche.
Kirino esamina in modo chirurgico e quasi scientifico i suoi personaggi (interessanti i molti riferimenti alla fisiognomica) ed i percorsi accidentati che compiono per arrivare inevitabilmente alle loro tragiche fini.
Tutto estremamente interessante, crudo e sporco, spietato, se non fosse che il libro risulti essere terribilmente verboso e ripetitivo, quasi agonizzante in diversi passaggi. La storia viene raccontata dal punto di vista di quattro diversi personaggi, quattro narratori inaffidabili ai quali non possiamo credere, che distorcono la realtà attraverso le lenti sudicie delle loro esperienze e illusioni folli, e questo porta ad avere nella narrazione il ripetersi di diversi episodi, dialoghi compresi, riscritti dai diversi punti di vista, espediente che viene utilizzato forse una decina di volte, tendendo a stancare il lettore.
Tutti i concetti, i pensieri e le emozioni dei personaggi, i loro ruoli, gli avvenimenti del loro passato, vengono scritti e riscritti, ripetuti infinite volte, in modo quasi ossessivo, ci vengono ricordati a più riprese, tanto che spesso si perde il focus del racconto. Anche alcune parti dialogare risultano estenuanti e didascalie, pompose e assolutamente non realistiche. Non so quanto di questo sia da imputarsi alla traduzione (in caso del giapponese ad una vera traslitterazione non solo di una semiotica alfabetica ma spesso anche di un modo di sentire e concepire), e quanto invece all'autrice stessa, ma è stato purtroppo per me un grosso punto a sfavore durante la lettura. Peccato perché in diversi passaggi la prosa di Kirino è invece eccezionalmente scorrevole ed accattivante, con un bel gusto letterario.
Anche qui un libro a cui un certo tipo di editing, a mio gusto, avrebbe giovato.
February 27, 2018
Libro composto da tante tante pagine, eppure non è che io abbia poi molto da dire in merito. Certo non è quello che mi aspettavo: non appartiene al genere poliziesco o mystery, e nemmeno ai campi limitrofi. Si tratta della reazione ai due delitti da parte di una persona (meschina) che conosceva bene entrambe le vittime. Partendo letteralmente dal principio, la narratrice ci racconta l’intera vicenda, coadiuvata dai diari dell’assassino, della sorella, e dell’amica. Per poi ridursi ad un finale grottesco come il titolo preso dal volume ed il suo contenuto.
Emerge una situazione di forte degrado a tratti scioccante, che però a lungo andare perde molta della sua “potenza d’impatto” dato che gli eventi e l’evolversi degli stessi tendono a ripetersi in modo sin troppo simile. A tener accesso l’interesse rimangono i personaggi secondari che ruotano attorno alla donna che, nonostante non fosse avvenente come la sorella, ha monopolizzato l’attenzione; mentre il reiterarsi del filone principale della storia ad un certo punto ha iniziato ad annoiarmi sino alla sua conclusione - che quindi non mi ha particolarmente scosso, anche perché dato l’andazzo era facile intuire dove andasse a parare.
Emerge una situazione di forte degrado a tratti scioccante, che però a lungo andare perde molta della sua “potenza d’impatto” dato che gli eventi e l’evolversi degli stessi tendono a ripetersi in modo sin troppo simile. A tener accesso l’interesse rimangono i personaggi secondari che ruotano attorno alla donna che, nonostante non fosse avvenente come la sorella, ha monopolizzato l’attenzione; mentre il reiterarsi del filone principale della storia ad un certo punto ha iniziato ad annoiarmi sino alla sua conclusione - che quindi non mi ha particolarmente scosso, anche perché dato l’andazzo era facile intuire dove andasse a parare.
February 3, 2021
Videorecensione: x
Grotesque è un romanzo del 2003 di Natsuo Kirino – considerata la regina del noir della letteratura giapponese contemporanea – che ha avuto un enorme successo sia in Giappone che fuori. È stato pubblicato e tradotto poi in molte lingue, ripetendo il successo del primo romanzo, che ha dato a Kirino Natsuo la fama anche a livello internazionale, Out – in italiano Le quattro casalinghe di Tokyo.
Con Grotesque – come già in Out – Kirino torna a parlarci di donne non più giovani, o comunque considerate tali dalla società, perché la vecchiaia e la giovinezza sono concetti che hanno molto più a che vedere con la cultura che non con la natura o con la fisicità. È un romanzo che mostra come, nella società giapponese contemporanea, le donne ancora rappresentino un soggetto debole, fragile, e spesso trascurato o vessato da aspettative che è molto difficile soddisfare.
Le protagoniste sono in particolare due figure – Yuriko e Kazue – due prostitute che vanno incontro entrambe a una morte crudele e violenta per mano di un misterioso assassino, che si rivelerà nel corso della storia.
Yuriko e Kazue sono apparentemente diversissime. Yuriko, figlia di una donna giapponese e di uno svizzero, è dotata – fin da ragazza – di un’incredibile bellezza, che la rende diversa rispetto alle sue coetanee e la isola rispetto a loro. È una bellezza che Yuriko imparerà a usare come uno strumento, come un’arma nell’illusione di trovare libertà e indipendenza. Kazue, al contrario, fin da ragazzina è insignificante, una persona che gli altri tendono a non vedere, a dimenticare. Dotata di un’incredibile tenacia e forza di volontà, è tuttavia determinata a farsi strada nella vita, puntando sugli studi e sulla carriera.
A raccontare la storia di queste due donne sono varie voci all’interno del romanzo, ma soprattutto una voce narrante principale, che è la sorella maggiore di Yuriko che – a differenza della sorella – non ha ricevuto in dono la bellezza, e quindi osserva con distacco e con una sottile invidia la vita e il modo in cui Yuriko riesce a manipolare gli uomini, a cominciare dal padre, per poi passare agli insegnanti, e poi via via tutti gli uomini della sua vita. Perché poi Yuriko sceglierà di fatto la via della prostituzione, vedendo proprio nel potere che le dà la bellezza una via di fuga rispetto a un’esistenza convenzionale, che non desidera.
Ma nel romanzo entrano poi altre voci, perché Yuriko e Kazue – che hanno due vite così diverse – insieme alla voce narrante principale sono state compagne di scuola durante gli anni dell’adolescenza. Quindi, nel raccontare la loro storia, la voce narrante ripercorre questo periodo, e riporta altre voci: compagne di scuola che reincontra, il diario di Kazue, il memoriale dell’assassino, che ci mostra la vicenda da una prospettiva diversa.
Questa è una caratteristica di Kirino Natsuo: il fatto di costruire dei romanzi corali, dove è una pluralità di voci che ci parla e che accentua la sensazione di trovarci di fronte a uno spaccato di una società apparentemente perfetta ma in realtà attraversata da crepe sottili, che troppo spesso finiscono per inghiottire proprio le donne.
Clicca qui per guardare la recensione completa!
Grotesque è un romanzo del 2003 di Natsuo Kirino – considerata la regina del noir della letteratura giapponese contemporanea – che ha avuto un enorme successo sia in Giappone che fuori. È stato pubblicato e tradotto poi in molte lingue, ripetendo il successo del primo romanzo, che ha dato a Kirino Natsuo la fama anche a livello internazionale, Out – in italiano Le quattro casalinghe di Tokyo.
Con Grotesque – come già in Out – Kirino torna a parlarci di donne non più giovani, o comunque considerate tali dalla società, perché la vecchiaia e la giovinezza sono concetti che hanno molto più a che vedere con la cultura che non con la natura o con la fisicità. È un romanzo che mostra come, nella società giapponese contemporanea, le donne ancora rappresentino un soggetto debole, fragile, e spesso trascurato o vessato da aspettative che è molto difficile soddisfare.
Le protagoniste sono in particolare due figure – Yuriko e Kazue – due prostitute che vanno incontro entrambe a una morte crudele e violenta per mano di un misterioso assassino, che si rivelerà nel corso della storia.
Yuriko e Kazue sono apparentemente diversissime. Yuriko, figlia di una donna giapponese e di uno svizzero, è dotata – fin da ragazza – di un’incredibile bellezza, che la rende diversa rispetto alle sue coetanee e la isola rispetto a loro. È una bellezza che Yuriko imparerà a usare come uno strumento, come un’arma nell’illusione di trovare libertà e indipendenza. Kazue, al contrario, fin da ragazzina è insignificante, una persona che gli altri tendono a non vedere, a dimenticare. Dotata di un’incredibile tenacia e forza di volontà, è tuttavia determinata a farsi strada nella vita, puntando sugli studi e sulla carriera.
A raccontare la storia di queste due donne sono varie voci all’interno del romanzo, ma soprattutto una voce narrante principale, che è la sorella maggiore di Yuriko che – a differenza della sorella – non ha ricevuto in dono la bellezza, e quindi osserva con distacco e con una sottile invidia la vita e il modo in cui Yuriko riesce a manipolare gli uomini, a cominciare dal padre, per poi passare agli insegnanti, e poi via via tutti gli uomini della sua vita. Perché poi Yuriko sceglierà di fatto la via della prostituzione, vedendo proprio nel potere che le dà la bellezza una via di fuga rispetto a un’esistenza convenzionale, che non desidera.
Ma nel romanzo entrano poi altre voci, perché Yuriko e Kazue – che hanno due vite così diverse – insieme alla voce narrante principale sono state compagne di scuola durante gli anni dell’adolescenza. Quindi, nel raccontare la loro storia, la voce narrante ripercorre questo periodo, e riporta altre voci: compagne di scuola che reincontra, il diario di Kazue, il memoriale dell’assassino, che ci mostra la vicenda da una prospettiva diversa.
Questa è una caratteristica di Kirino Natsuo: il fatto di costruire dei romanzi corali, dove è una pluralità di voci che ci parla e che accentua la sensazione di trovarci di fronte a uno spaccato di una società apparentemente perfetta ma in realtà attraversata da crepe sottili, che troppo spesso finiscono per inghiottire proprio le donne.
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October 26, 2020
Grotesque è un romanzo crudo e profondo dal punto di vista psicologico, complesso da quello narrativo. Le prime pagine fanno subito supporre che si tratti di un thriller, tuttavia l'omicidio al centro della vicenda sprofonda nel tumulto dei pensieri dei personaggi che vi ruotano attorno. La parola domina l'azione : l'identità dell'assassino ci viene svelata relativamente presto e non sono inseguimenti o scene di sangue a tenerci incollati alle pagine.
Le tematiche affrontate sono molte e con il proseguire della storia si intrecciano sempre più le une alle altre: il ruolo della donna nella società giapponese alla fine del XX secolo, la prostituzione, la fragilità dei rapporti familiari, l'ambizione, la bellezza come ideale e al tempo stesso ossessione. Ognuno di essi è come una carta di un mazzo di tarocchi attraverso la quale i vari personaggi illustrano la propria storia e definiscono inconsapevolmente il proprio destino (si potrebbe azzardare che questo passaggio di "carte" sia un po' come quello ne Il castello dei destini incrociati di Calvino).
Hirata, Yuriko, Kazue, Mitsuru, Zhang e così via sono tutti quanti narratori inattendibili; la loro storia, che sia personale o una testimonianza connessa all'omicidio, risulta talvolta come un tentativo di ingannare il prossimo, talvolta come un mezzo per ritagliarsi un posto nel mondo tramite il filtro delle proprie fantasie. Ma qual è il confine tra realtà, illusione e menzogna?
Ciò che più attrae nella lettura di questo romanzo è la possibilità di osservare alcuni scorci dell'esistenza di chi, per ragioni di difficoltà economica o fissità mentale, si trascina nella vita come un rifiuto umano. Allo stesso tempo Grotesque fa comprendere più da vicino il significato di trauma e di cecità all'ineffabilità della vita, intesa nel suo essere mutevole ed effimera. Infine, offre l'opportunità di vedere, attraverso una lente di ingrandimento, lo sfacelo psicologico e fisico dettato dal maschilismo e dal consenso che aleggia intorno ad esso nella società contemporanea(non solo giapponese).
Voto 3/5 semplicemente per la mancanza di concisione nello stile dell'autrice. Traduzione ottima.
Le tematiche affrontate sono molte e con il proseguire della storia si intrecciano sempre più le une alle altre: il ruolo della donna nella società giapponese alla fine del XX secolo, la prostituzione, la fragilità dei rapporti familiari, l'ambizione, la bellezza come ideale e al tempo stesso ossessione. Ognuno di essi è come una carta di un mazzo di tarocchi attraverso la quale i vari personaggi illustrano la propria storia e definiscono inconsapevolmente il proprio destino (si potrebbe azzardare che questo passaggio di "carte" sia un po' come quello ne Il castello dei destini incrociati di Calvino).
Hirata, Yuriko, Kazue, Mitsuru, Zhang e così via sono tutti quanti narratori inattendibili; la loro storia, che sia personale o una testimonianza connessa all'omicidio, risulta talvolta come un tentativo di ingannare il prossimo, talvolta come un mezzo per ritagliarsi un posto nel mondo tramite il filtro delle proprie fantasie. Ma qual è il confine tra realtà, illusione e menzogna?
Ciò che più attrae nella lettura di questo romanzo è la possibilità di osservare alcuni scorci dell'esistenza di chi, per ragioni di difficoltà economica o fissità mentale, si trascina nella vita come un rifiuto umano. Allo stesso tempo Grotesque fa comprendere più da vicino il significato di trauma e di cecità all'ineffabilità della vita, intesa nel suo essere mutevole ed effimera. Infine, offre l'opportunità di vedere, attraverso una lente di ingrandimento, lo sfacelo psicologico e fisico dettato dal maschilismo e dal consenso che aleggia intorno ad esso nella società contemporanea(non solo giapponese).
Voto 3/5 semplicemente per la mancanza di concisione nello stile dell'autrice. Traduzione ottima.
August 26, 2023
Tre stelline provvisorie perché sono troppo sconvolta per pensare
Edit: 5 stelle
Edit: 5 stelle
January 26, 2026
Kirino da voce alle “donne mostruose” quelle che la società preferisce non vedere, giudicare e arrivata ora all’ultima pagina, ripensandoci, è proprio quello che ho fatto fino quasi alla fine del libro, ho “giudicato” molti di loro, i loro comportamenti, le loro scelte sbagliate ecc e senza accorgertene l’autrice ti accompagna piano piano a ricrederti in qualche modo, ad aprirti gli occhi e a farti vedere a 360 gradi un mondo di cui eri a conoscenza forse solo in parte.
“Grotesque” è un vero e proprio racconto sull’animo umano.
Ho amato la suddivisione con i vari punti di vista dei personaggi, la loro caratterizzazione e la loro crescita.
Nota negativa: le troppe ripetizioni di fatti e cose accadute, a lungo andare mi hanno annoiata molto
“Grotesque” è un vero e proprio racconto sull’animo umano.
Ho amato la suddivisione con i vari punti di vista dei personaggi, la loro caratterizzazione e la loro crescita.
Nota negativa: le troppe ripetizioni di fatti e cose accadute, a lungo andare mi hanno annoiata molto
December 14, 2010
910 pagine, glossario escluso, che é forse l'unica cosa interessante.
Di cui 909 di troppo.
Un ammasso di parole sconnesse.
Un profluvio di banalità, luoghi comuni, superficialità.
Sono arrivata alla fine sperando in un guizzo, un riprendersi, un poter trovare un senso all'ammasso di eventi scritti con maestosa "vuotità".
Poi, forse, in un improvviso momento di consapevolezza la Kirino all'inizio dell'ultimo (sigh) capitolo ci dice:
"Siamo ormai giunti a pochi passi dalla conclusione di questa lunga e tediosa storia (deo gratias e per nostra grande fortuna di lettori). Vi chiedo, pertanto, di concedermi ancora un po' della vostra infinita (fin lì davvero infinita per quanto mi riguarda) pazienza, giusto quel che basta per tirare le somme dell'intera faccenda."
E naturalmente le somme che tira son in linea con il resto del libro: penose e confuse.
E la mia pazienza finita.
Di questa storia non si capisce veramente il senso, dove voglia andare a parare la Kirino.
Secondo me non l'ha capito nemmeno lei.
Una riflessione sulla rivalità fra sorelle?
Sulla bellezza come maledizione per chi la possiede e chi dell'entourage la "subisce"?
Sul mestiere più antico del mondo?
Il sesso e sue forme varie sane e non?
Una critica alla condizione della donna in Giappone?
Alla condizione degli stranieri (cinesi soprattutto) in Giappone?
Una critica al formalismo, l'ipocrisia, il pragmatismo, la competitività della società giap.?
Un minestrone di roba che non si capisce dove voglia andare, un insieme di temi/ingredienti che non raggiungono nemmeno la soglia della bollitura.
Restano lì a galleggiare, in una broda di parole, senza nessun sapore se non quello di una noia mortale.
N.b.Trovo l'espediente letterario di rivolgersi direttamente al lettore (vuoi saperne di più di questo vero?; si lo cosa pensi ma adesso ti spiego meglio; dici che l'ho fatto per questo/quello? Si hai ragione di pensarla così, però...) già irritante di per sé a meno di saperlo maneggiare con dovizia.
E saperlo usare con maestria é cosa rarissima e domanda una conoscenza della natura umana e la capacità di tra-scriverla che la Kirino se la sogna di notte, visto le banalità senza senso che riesce ad ammassare una in fila all'altra per 900 e passa pagine.
Di cui 909 di troppo.
Un ammasso di parole sconnesse.
Un profluvio di banalità, luoghi comuni, superficialità.
Sono arrivata alla fine sperando in un guizzo, un riprendersi, un poter trovare un senso all'ammasso di eventi scritti con maestosa "vuotità".
Poi, forse, in un improvviso momento di consapevolezza la Kirino all'inizio dell'ultimo (sigh) capitolo ci dice:
"Siamo ormai giunti a pochi passi dalla conclusione di questa lunga e tediosa storia (deo gratias e per nostra grande fortuna di lettori). Vi chiedo, pertanto, di concedermi ancora un po' della vostra infinita (fin lì davvero infinita per quanto mi riguarda) pazienza, giusto quel che basta per tirare le somme dell'intera faccenda."
E naturalmente le somme che tira son in linea con il resto del libro: penose e confuse.
E la mia pazienza finita.
Di questa storia non si capisce veramente il senso, dove voglia andare a parare la Kirino.
Secondo me non l'ha capito nemmeno lei.
Una riflessione sulla rivalità fra sorelle?
Sulla bellezza come maledizione per chi la possiede e chi dell'entourage la "subisce"?
Sul mestiere più antico del mondo?
Il sesso e sue forme varie sane e non?
Una critica alla condizione della donna in Giappone?
Alla condizione degli stranieri (cinesi soprattutto) in Giappone?
Una critica al formalismo, l'ipocrisia, il pragmatismo, la competitività della società giap.?
Un minestrone di roba che non si capisce dove voglia andare, un insieme di temi/ingredienti che non raggiungono nemmeno la soglia della bollitura.
Restano lì a galleggiare, in una broda di parole, senza nessun sapore se non quello di una noia mortale.
N.b.Trovo l'espediente letterario di rivolgersi direttamente al lettore (vuoi saperne di più di questo vero?; si lo cosa pensi ma adesso ti spiego meglio; dici che l'ho fatto per questo/quello? Si hai ragione di pensarla così, però...) già irritante di per sé a meno di saperlo maneggiare con dovizia.
E saperlo usare con maestria é cosa rarissima e domanda una conoscenza della natura umana e la capacità di tra-scriverla che la Kirino se la sogna di notte, visto le banalità senza senso che riesce ad ammassare una in fila all'altra per 900 e passa pagine.
March 4, 2025
Che viaggio.
Questo libro ha così tanti strati da analizzare, tante storie che vagano e si incontrano, si lasciano ma poi possono anche essere considerati la stessa.
Sono colpita dalla presenza di vari narratori che però lasciano il dubbio al lettore su quali possano essere credibili o meno. Senza tener conto del fatto che a seconda di chi lo racconta, lo stesso fatto possa essere valutato in un modo e nel suo contrario, ad esempio passando da una connotazione positiva ad una negativa e viceversa.
È martellante il tema del corpo, dell'aspetto fisico, punto di partenza e di arrivo della narrazione sotto più punti di vista.
Sono senza parole.
Questo libro ha così tanti strati da analizzare, tante storie che vagano e si incontrano, si lasciano ma poi possono anche essere considerati la stessa.
Sono colpita dalla presenza di vari narratori che però lasciano il dubbio al lettore su quali possano essere credibili o meno. Senza tener conto del fatto che a seconda di chi lo racconta, lo stesso fatto possa essere valutato in un modo e nel suo contrario, ad esempio passando da una connotazione positiva ad una negativa e viceversa.
È martellante il tema del corpo, dell'aspetto fisico, punto di partenza e di arrivo della narrazione sotto più punti di vista.
Sono senza parole.
December 26, 2025
lettura allucinante e allucinogena, di capitolo in capitolo continuava a formarsi un'aspettativa puntualmente delusa, in perfetta adesione con le vicende descritte. quello che rimane al lettore è la stessa amarezza delle protagoniste e un sottile ma costante senso di nausea per la verità raccontata.
June 5, 2021
Niente da fare, chiudo Natsuo Kirino per quest'anno in ultimo con "Grotesque", dopo le altrettanto parziali delusioni di "Pioggia sul viso" e "La notte dimenticata dagli angeli".
Mi è piuttosto difficile conservare l'interesse provato per opere perlescenti come "Le quattro casalinghe di Tokyo" e "Morbide guance".
Mi è piuttosto difficile conservare l'interesse provato per opere perlescenti come "Le quattro casalinghe di Tokyo" e "Morbide guance".
February 2, 2022
"Siamo povere creature il cui cuore è stato lacerato da una grande illusione."
Una lettura grottesca e cruda, ambiziosa nella sua complessità ma dal contenuto devastante.
Yoriko e Kazue sono due prostitute di Tokyo: la prima, figlia di madre giapponese e di padre svizzero, è dotata di una bellezza fuori dal comune che la rende, fin dalla sua infanzia, una creatura dall'aspetto quasi soprannaturale; la seconda, goffa e scialba, si contraddistingue per la caparbia e la determinazione, esasperante e malata, di riuscire ad eccellere in tutto quello che fa. Due personaggi molto diversi tra loro ma che, nonostante tutto, condividono lo stesso destino: entrambe vengono assassinate in maniera feroce. Sia il movente che il colpevole, però, restano nell'ombra e la loro morte lascia una serie di domande senza risposta.
Gli omicidi sono però nient'altro che un pretesto. Più che un thriller, è una classica opera di narrativa noir orientale che, a tratti, assume le sembianze di un'indagine psicologica, cruda e spietata, che affronta diverse tematiche legate alla società giapponese della fine del XX secolo. Si parla del ruolo della donna, di prostituzione, dell'ambizione smodata che sfocia in ossessione, dell'ineffabilità dei rapporti umani, di una società così classista ed elitaria che finisce per distruggere il singolo.
La struttura narrativa è molto dinamica: gran parte del romanzo è narrato in prima persona dalla sorella maggiore di Yuriko, uno dei personaggi principali della storia. Ad essa si aggiungono i diari redatti da Yoriko e Kazue e le deposizione dell'indagato Zhang - un immigrato cinese clandestino.
I personaggi sono sicuramente il vero valore aggiunto di questo romanzo: imprevedibili e tridimensionali, sono connotati da tratti psicologici complessi e personalità fortemente tratteggiate. L'attenzione da parte dell'autrice sull'introspezione e il focus sugli aspetti emotivi è davvero notevole. Sono personaggi grotteschi, governati da perversioni ed eccessi, intrisi di odio ed invidia.
A livello di costruzione, ho apprezzato in particolare i personaggi di Kazue e della sorella di Yuriko, perfida e astiosa. Nel caso di quest'ultima, il livore provato nei confronti di Yuriko è descritto così bene da risultare quasi tangibile.
"Avevo una sorella di un anno più piccola. Si chiamava Yuriko. Non saprei come descriverla, così su due piedi, ma se dovessi farlo con una sola parola, quella parola sarebbe mostro. Sì, Yuriko era talmente bella da suscitare orrore." (...) "Più che odio, forse era invidia... Sì, un’invidia ossessiva e maligna."
Le ambientazioni del romanzo sono sordide, così come i personaggi hanno un che di grottesco; trasudano decadenza e crudeltà. Sono degradanti e scioccanti, fanno provare orrore e disgusto. La prosa della Kirino non è particolarmente scorrevole: la lettura si rivela lenta e pesante soprattutto nella prima metà del libro, poi migliora notevolmente.
Una lettura grottesca e cruda, ambiziosa nella sua complessità ma dal contenuto devastante.
Yoriko e Kazue sono due prostitute di Tokyo: la prima, figlia di madre giapponese e di padre svizzero, è dotata di una bellezza fuori dal comune che la rende, fin dalla sua infanzia, una creatura dall'aspetto quasi soprannaturale; la seconda, goffa e scialba, si contraddistingue per la caparbia e la determinazione, esasperante e malata, di riuscire ad eccellere in tutto quello che fa. Due personaggi molto diversi tra loro ma che, nonostante tutto, condividono lo stesso destino: entrambe vengono assassinate in maniera feroce. Sia il movente che il colpevole, però, restano nell'ombra e la loro morte lascia una serie di domande senza risposta.
Gli omicidi sono però nient'altro che un pretesto. Più che un thriller, è una classica opera di narrativa noir orientale che, a tratti, assume le sembianze di un'indagine psicologica, cruda e spietata, che affronta diverse tematiche legate alla società giapponese della fine del XX secolo. Si parla del ruolo della donna, di prostituzione, dell'ambizione smodata che sfocia in ossessione, dell'ineffabilità dei rapporti umani, di una società così classista ed elitaria che finisce per distruggere il singolo.
La struttura narrativa è molto dinamica: gran parte del romanzo è narrato in prima persona dalla sorella maggiore di Yuriko, uno dei personaggi principali della storia. Ad essa si aggiungono i diari redatti da Yoriko e Kazue e le deposizione dell'indagato Zhang - un immigrato cinese clandestino.
I personaggi sono sicuramente il vero valore aggiunto di questo romanzo: imprevedibili e tridimensionali, sono connotati da tratti psicologici complessi e personalità fortemente tratteggiate. L'attenzione da parte dell'autrice sull'introspezione e il focus sugli aspetti emotivi è davvero notevole. Sono personaggi grotteschi, governati da perversioni ed eccessi, intrisi di odio ed invidia.
A livello di costruzione, ho apprezzato in particolare i personaggi di Kazue e della sorella di Yuriko, perfida e astiosa. Nel caso di quest'ultima, il livore provato nei confronti di Yuriko è descritto così bene da risultare quasi tangibile.
"Avevo una sorella di un anno più piccola. Si chiamava Yuriko. Non saprei come descriverla, così su due piedi, ma se dovessi farlo con una sola parola, quella parola sarebbe mostro. Sì, Yuriko era talmente bella da suscitare orrore." (...) "Più che odio, forse era invidia... Sì, un’invidia ossessiva e maligna."
Le ambientazioni del romanzo sono sordide, così come i personaggi hanno un che di grottesco; trasudano decadenza e crudeltà. Sono degradanti e scioccanti, fanno provare orrore e disgusto. La prosa della Kirino non è particolarmente scorrevole: la lettura si rivela lenta e pesante soprattutto nella prima metà del libro, poi migliora notevolmente.
January 29, 2021
Questo è il secondo libro di Natsuo Kirino che leggo; e siccome il primo, Le quattro casalinghe di Tokyo, mi aveva conquistata, le aspettative erano alte e il confronto è stato inevitabile.
Durante la lettura non ho fatto altro che pensare di avere fra le mani un romanzo promettente ma un po’ acerbo; me la sono raccontata proprio bene, “si evince che Kirino ha affinato la propria abilità di scrittrice negli anni e che qui era ancora inesperta”, commentavo fra me e me col piglio del critico navigato. Solo a lettura conclusa ho consultato la pagina Wikipedia dell’autrice, scoprendo che Grotesque è datato 2003, mentre Le quattro casalinghe di Tokyo è del 1997. LOL.
Quel che mi è piaciuto di questo romanzo è, per farla breve, la sostanza. Come commenta Tommaso Pincio, citato nella copertina dell'edizione italiana, si tratta un romanzo “di ampio respiro”, che affronta molti temi e lascia spazio a molteplici riflessioni. Anche in questo libro Kirino ritrae la prospettiva di chi vive nella società in una posizione di svantaggio; che si tratti di uno svantaggio dettato dal sesso (le donne), dalla disuguaglianza economica (chi vive in povertà, gli immigrati) o dalla classe sociale (chi ha origini umili e chi svolge professioni non rispettate, come gli operai e le prostitute). La morale è che questi svantaggi sono un marchio alla nascita che non potrà mai essere cancellato; c'è chi impiega poco tempo a rendersene conto e presto se ne fa una ragione, e chi invece trascorre una vita intera a tentare di disfarsene, finendo addirittura per autodistruggersi. L'ultimo capitolo del romanzo è quello che mi ha lasciata più provata, come penso sia successo a molti altri lettori.
Mi è piaciuta anche l'idea di una prima persona variabile, cosicché ogni personaggio avesse la possibilità di raccontare la propria versione della storia; è intelligente il modo in cui si scopre, attraverso il confronto incrociato fra le varie versioni, dove ognuno dei personaggi diventa disonesto e mente.
Non mi sono piaciute per niente tutte le scelte stilistiche adottate per la resa di questa idea. Il motivo per cui ero convinta che Grotesque fosse un romanzo giovanile dell'autrice risiede proprio qui: di solito, gli autori tendono a fare un'involuzione sulla creatività, che nel tempo si esaurisce (succede), e non sulla tecnica, che una volta acquisita, un po' come andare in bicicletta, rimane. Probabilmente si è trattato di un esperimento, perché è scritto in un modo davvero diverso da Le quattro casalinghe di Tokyo - che, detto terra terra, è scritto molto meglio! Propongo di seguito una piccola analisi in merito:
Partiamo dall'inizio della storia. Quando l'io narrante è Hirata senior, il tono di voce è informale e spontaneo, come se non fosse un testo letterario ma la trascrizione di un dialogo verbale, che ha quasi la forma di una confessione. È un modo di scrivere molto giapponese e sinceramente credo che se lo stesso manoscritto fosse stato proposto da un occidentale, nessuna casa editrice l'avrebbe mai pubblicato. Magari mi sbaglio eh. A me non dispiace questa ricerca di intimità fra lettore e racconto, e mi capita spesso e con piacere di trovarla nella letteratura contemporanea giapponese; ma in questo romanzo la cosa è portata alla sua quintessenza e forse va un po' troppo oltre. Per esempio, ogni volta che Hirata senior si rivolge direttamente ai lettori io cringio fortissimo! Inoltre Kirino sfrutta questa tecnica poco furbamente: non la usa per empatizzare, ma come escamotage per riallacciarsi a precedenti punti della narrazione o introdurne di nuovi. Come quando scrive "prima, ritengo invece opportuno parlarvi brevemente di una cosa" (pag. 37); oppure quando, forse nel tentativo di creare suspense, cincischia con frasi del tipo "ve lo spiegherò piano, con calma, perché la questione richiede non poco tempo" (pag.37). Fra le righe si percepisce il tipico tentennamento giapponese nell'esprimere la propria opinione: come quando dice "a dire il vero, pensavo di non farne parola con nessuno, ma poiché ho deciso di raccontare questa storia fino in fondo, credo di non poter fare a meno di mettervene a parte" (pag.146). Insomma, fallo e basta!
[OT: al traduttore italiano Gianluca Coci piace un sacco la locuzione "mettere a parte", è piuttosto desueta ma la ripete in più punti! Inoltre mi ha stupito l'uso di alcuni specifici termini che sono veramente informali, direi quasi tabù nello scritto. Espressioni come "una barca di soldi", "le più fighe" (parlando di ragazze adolescenti), "la tipa" (sempre riferendosi a una ragazza), e cose del genere. Mi piacerebbe sapere se anche nella versione originale Kirino ha scelto dei termini così spinti o se è una licenza di Coci!]
Quando l'io narrante diventa Hirata junior, cioè Yuriko, non ho notato molta differenza di tono di voce confrontato con quello precedente della sorella maggiore. È vero che Hirata senior sostiene di aver "ritoccato" il diario di Yuriko, perché altrimenti non sarebbe stato comprensibile, ma sinceramente a me suona solo come una scusa spiccia di Kirino per giustificare la mancanza di diversificazione del tono.
Inoltre, nessuno dei tre diari presenti nel romanzo, compreso quello di Yuriko, ha effettivamente la credibilità di uno scritto epistolare: molte cose sono riportate con eccessiva precisione, come quando compaiono interi dialoghi trascritti parola per parola, e in generale hanno un andamento troppo lineare. In realtà ha ancora senso nel caso di Zhang, perché il suo è più che altro un memoriale, ma non negli altri due.
L'ultima all'appello è Mitsuru: l'espediente con cui le viene data voce, cioè attraverso lunghi monologhi non richiesti e non conformi alle circostanze delle scene in cui appaiono, secondo me è debole.
Per quanto riguarda la storia in sé, l'unico punto che mi ha lasciata titubante è l'epilogo. Non ne ho capito il significato, il motivo secondo cui ciò che avviene rappresenta la chiusura del conflitto della protagonista. Nelle ultimissime righe compare poi una sorta di colpo di scena con finale aperto, che ho trovato proprio posticcio.
Nonostante mi sia dilungata sulle debolezze di questo romanzo, se dovessi soppesare gli aspetti che ho apprezzato e quelli che non mi sono piaciuti, sicuramente sarebbero i primi a prevalere. Queste 650 pagine sono state abbastanza interessanti da spingermi a leggerle nel giro di un paio di settimane, che per me è un tempo record, considerato che non sono né una divoratrice di libri e né un amante dei cosiddetti mattoni. E sono sicura che, così come è già successo anche con l'altro romanzo che ho più volte nominato in questa recensione, nei mesi e negli anni a venire questa storia mi tornerà di nuovo in mente, e ripensandoci magari coglierò qualche nuovo significato, qualche spunto che sul momento mi è sfuggito. È un libro che consiglio a chi ha il tempo di dedicarvisi e a chi non teme di affrontare una modalità di raccontare un po' diversa dal solito.
Ma quindi, per concludere, chi è poi che ha ucciso Kazue?
Durante la lettura non ho fatto altro che pensare di avere fra le mani un romanzo promettente ma un po’ acerbo; me la sono raccontata proprio bene, “si evince che Kirino ha affinato la propria abilità di scrittrice negli anni e che qui era ancora inesperta”, commentavo fra me e me col piglio del critico navigato. Solo a lettura conclusa ho consultato la pagina Wikipedia dell’autrice, scoprendo che Grotesque è datato 2003, mentre Le quattro casalinghe di Tokyo è del 1997. LOL.
Quel che mi è piaciuto di questo romanzo è, per farla breve, la sostanza. Come commenta Tommaso Pincio, citato nella copertina dell'edizione italiana, si tratta un romanzo “di ampio respiro”, che affronta molti temi e lascia spazio a molteplici riflessioni. Anche in questo libro Kirino ritrae la prospettiva di chi vive nella società in una posizione di svantaggio; che si tratti di uno svantaggio dettato dal sesso (le donne), dalla disuguaglianza economica (chi vive in povertà, gli immigrati) o dalla classe sociale (chi ha origini umili e chi svolge professioni non rispettate, come gli operai e le prostitute). La morale è che questi svantaggi sono un marchio alla nascita che non potrà mai essere cancellato; c'è chi impiega poco tempo a rendersene conto e presto se ne fa una ragione, e chi invece trascorre una vita intera a tentare di disfarsene, finendo addirittura per autodistruggersi. L'ultimo capitolo del romanzo è quello che mi ha lasciata più provata, come penso sia successo a molti altri lettori.
Mi è piaciuta anche l'idea di una prima persona variabile, cosicché ogni personaggio avesse la possibilità di raccontare la propria versione della storia; è intelligente il modo in cui si scopre, attraverso il confronto incrociato fra le varie versioni, dove ognuno dei personaggi diventa disonesto e mente.
Non mi sono piaciute per niente tutte le scelte stilistiche adottate per la resa di questa idea. Il motivo per cui ero convinta che Grotesque fosse un romanzo giovanile dell'autrice risiede proprio qui: di solito, gli autori tendono a fare un'involuzione sulla creatività, che nel tempo si esaurisce (succede), e non sulla tecnica, che una volta acquisita, un po' come andare in bicicletta, rimane. Probabilmente si è trattato di un esperimento, perché è scritto in un modo davvero diverso da Le quattro casalinghe di Tokyo - che, detto terra terra, è scritto molto meglio! Propongo di seguito una piccola analisi in merito:
Partiamo dall'inizio della storia. Quando l'io narrante è Hirata senior, il tono di voce è informale e spontaneo, come se non fosse un testo letterario ma la trascrizione di un dialogo verbale, che ha quasi la forma di una confessione. È un modo di scrivere molto giapponese e sinceramente credo che se lo stesso manoscritto fosse stato proposto da un occidentale, nessuna casa editrice l'avrebbe mai pubblicato. Magari mi sbaglio eh. A me non dispiace questa ricerca di intimità fra lettore e racconto, e mi capita spesso e con piacere di trovarla nella letteratura contemporanea giapponese; ma in questo romanzo la cosa è portata alla sua quintessenza e forse va un po' troppo oltre. Per esempio, ogni volta che Hirata senior si rivolge direttamente ai lettori io cringio fortissimo! Inoltre Kirino sfrutta questa tecnica poco furbamente: non la usa per empatizzare, ma come escamotage per riallacciarsi a precedenti punti della narrazione o introdurne di nuovi. Come quando scrive "prima, ritengo invece opportuno parlarvi brevemente di una cosa" (pag. 37); oppure quando, forse nel tentativo di creare suspense, cincischia con frasi del tipo "ve lo spiegherò piano, con calma, perché la questione richiede non poco tempo" (pag.37). Fra le righe si percepisce il tipico tentennamento giapponese nell'esprimere la propria opinione: come quando dice "a dire il vero, pensavo di non farne parola con nessuno, ma poiché ho deciso di raccontare questa storia fino in fondo, credo di non poter fare a meno di mettervene a parte" (pag.146). Insomma, fallo e basta!
[OT: al traduttore italiano Gianluca Coci piace un sacco la locuzione "mettere a parte", è piuttosto desueta ma la ripete in più punti! Inoltre mi ha stupito l'uso di alcuni specifici termini che sono veramente informali, direi quasi tabù nello scritto. Espressioni come "una barca di soldi", "le più fighe" (parlando di ragazze adolescenti), "la tipa" (sempre riferendosi a una ragazza), e cose del genere. Mi piacerebbe sapere se anche nella versione originale Kirino ha scelto dei termini così spinti o se è una licenza di Coci!]
Quando l'io narrante diventa Hirata junior, cioè Yuriko, non ho notato molta differenza di tono di voce confrontato con quello precedente della sorella maggiore. È vero che Hirata senior sostiene di aver "ritoccato" il diario di Yuriko, perché altrimenti non sarebbe stato comprensibile, ma sinceramente a me suona solo come una scusa spiccia di Kirino per giustificare la mancanza di diversificazione del tono.
Inoltre, nessuno dei tre diari presenti nel romanzo, compreso quello di Yuriko, ha effettivamente la credibilità di uno scritto epistolare: molte cose sono riportate con eccessiva precisione, come quando compaiono interi dialoghi trascritti parola per parola, e in generale hanno un andamento troppo lineare. In realtà ha ancora senso nel caso di Zhang, perché il suo è più che altro un memoriale, ma non negli altri due.
L'ultima all'appello è Mitsuru: l'espediente con cui le viene data voce, cioè attraverso lunghi monologhi non richiesti e non conformi alle circostanze delle scene in cui appaiono, secondo me è debole.
Per quanto riguarda la storia in sé, l'unico punto che mi ha lasciata titubante è l'epilogo. Non ne ho capito il significato, il motivo secondo cui ciò che avviene rappresenta la chiusura del conflitto della protagonista. Nelle ultimissime righe compare poi una sorta di colpo di scena con finale aperto, che ho trovato proprio posticcio.
Nonostante mi sia dilungata sulle debolezze di questo romanzo, se dovessi soppesare gli aspetti che ho apprezzato e quelli che non mi sono piaciuti, sicuramente sarebbero i primi a prevalere. Queste 650 pagine sono state abbastanza interessanti da spingermi a leggerle nel giro di un paio di settimane, che per me è un tempo record, considerato che non sono né una divoratrice di libri e né un amante dei cosiddetti mattoni. E sono sicura che, così come è già successo anche con l'altro romanzo che ho più volte nominato in questa recensione, nei mesi e negli anni a venire questa storia mi tornerà di nuovo in mente, e ripensandoci magari coglierò qualche nuovo significato, qualche spunto che sul momento mi è sfuggito. È un libro che consiglio a chi ha il tempo di dedicarvisi e a chi non teme di affrontare una modalità di raccontare un po' diversa dal solito.
Ma quindi, per concludere, chi è poi che ha ucciso Kazue?
December 29, 2024
Crudo e spietato: un romanzo sulla solitudine.
La società giapponese fortemente competitiva e soffocante non risparmia nemmeno gli ambienti formativi, che anzi ne diventano specchio, in un sistema quasi deterministico che premia solo avvenenza e abnegazione di sé.
Chi riesce faticosamente a sganciarsi con la cieca forza del proprio impegno dal posto infimo che dovrebbe occupare, inserendosi ai vertici del mondo lavorativo, realizza che puntare unicamente sul cavallo della determinazione non paga sotto il punto di vista relazionale.
Chi plasma la propria personalità soltanto sull'aspetto fisico deve rassegnarsi a vederla sfiorire. L'ipersessualizzazione di sé stessi per il puro motivo di avere i mezzi per farlo conduce all'abbrutimento, d'altra parte sceglierla come strumento di vendetta nei confronti degli uomini che ti respingono da sempre ti divide fino a distruggerti.
Qual è la soluzione? Non c'è. Cadiamo in contraddizione, ci raccontiamo bugie, quando avremmo solo bisogno di sentirci partecipi di qualcosa. L'autrice su questo è lapidaria: il mondo attuale pone barriere troppo spesse perché si possa sperare di raggiungere il prossimo e realizzare questo senso di appartenenza.
La società giapponese fortemente competitiva e soffocante non risparmia nemmeno gli ambienti formativi, che anzi ne diventano specchio, in un sistema quasi deterministico che premia solo avvenenza e abnegazione di sé.
Chi riesce faticosamente a sganciarsi con la cieca forza del proprio impegno dal posto infimo che dovrebbe occupare, inserendosi ai vertici del mondo lavorativo, realizza che puntare unicamente sul cavallo della determinazione non paga sotto il punto di vista relazionale.
Chi plasma la propria personalità soltanto sull'aspetto fisico deve rassegnarsi a vederla sfiorire. L'ipersessualizzazione di sé stessi per il puro motivo di avere i mezzi per farlo conduce all'abbrutimento, d'altra parte sceglierla come strumento di vendetta nei confronti degli uomini che ti respingono da sempre ti divide fino a distruggerti.
Qual è la soluzione? Non c'è. Cadiamo in contraddizione, ci raccontiamo bugie, quando avremmo solo bisogno di sentirci partecipi di qualcosa. L'autrice su questo è lapidaria: il mondo attuale pone barriere troppo spesse perché si possa sperare di raggiungere il prossimo e realizzare questo senso di appartenenza.
August 12, 2023
Grotesque mi ha fatto riscoprire la fascinazione per gli autori orientali, il loro modo così particolare di scrivere e di osservare il mondo. Nonostante il primo posto nel mio cuore sia sempre per Kazuo Ishiguro, devo dire che Natsuo Kirino ha toccato delle corde.
Grotesque è questo: grottesco, a tratti terrificante, giocato su un dualismo che poi si frammenta, si divide in mille specchi e frammenti di un sé intimo ma disturbato, ossessionato dai limiti della società giapponese di cui si fa portavoce: l’apparenza, la devozione assoluta al lavoro, la disgrazia di nascere donna. Ho adorato tutti i punti di vista di questo romanzo, specialmente quello di Satō, di cui poi alla fine sono riuscita a cogliere la disperazione, l’essenza, l’umanità.
La bellezza di cui parla Kirino si fa portavoce dell’orrore. Quattro meritate stelle, lo consiglierei agli amanti del genere.
Grotesque è questo: grottesco, a tratti terrificante, giocato su un dualismo che poi si frammenta, si divide in mille specchi e frammenti di un sé intimo ma disturbato, ossessionato dai limiti della società giapponese di cui si fa portavoce: l’apparenza, la devozione assoluta al lavoro, la disgrazia di nascere donna. Ho adorato tutti i punti di vista di questo romanzo, specialmente quello di Satō, di cui poi alla fine sono riuscita a cogliere la disperazione, l’essenza, l’umanità.
La bellezza di cui parla Kirino si fa portavoce dell’orrore. Quattro meritate stelle, lo consiglierei agli amanti del genere.
March 22, 2023
Rare volte mi è capitato di incontrare dei personaggi così vivi e completi. Un romanzo che richiede del tempo e un impegno non indifferente viste le numerose digressioni e intrecci, però ne vale la pena. La Kirino riesce a dare una visione chiara e realistica sulla società giapponese e sulle sue contraddizioni.
September 28, 2017
Un pò pesantuzzo ma merita. Da leggere senza fretta; un viaggio nell'identità femminile giapponese e non solo.... Intense le descrizioni della vita dei poveri in Cina.
March 31, 2021
3.5 in realtà
September 21, 2022
Spettacoloooooo
September 24, 2024
Psicologico.
June 2, 2026
Un lunghissimo viaggio durato 838 pagine che mi ha portato a riflettere su tante cose, in primis quanto sia impattante il nostro bagaglio emotivo e familiare e quanto una parola pronunciata possa stravolgere la nostra esistenza intera. Da donna, in particolare, mi ha toccata parecchio: mi ha disgustata, rattristata, immalinconita soprattutto ma per la crudezza estrema della verità che gli autori giapponesi non si esimono mai dal presentarti, qualità che apprezzo particolarmente. Ho amato la crudezza, l’ esplicità senza filtri perbenisti come un pugno in pancia talvolta, ma necessari quando bisogna sventrare le contraddizioni interne delle società, come si propone di fare il romanzo. La scrittura scorreva sempre, ero rapita dalle pagine anche quando diventata prolisso e ripetitivo, perché l’insistenza sui medesimi concetti amplificava l’orrore, anzi, il grottesco, di questa storia. Bello bello.
July 22, 2026
Grotesque è proprio il titolo giusto per una storia così…
Alla fine Natsuo Kirino mi piace
Alla fine Natsuo Kirino mi piace
August 29, 2023
La visione della vita che riserva Natsuo Kirino nei suoi romanzi non è da me condivisibile. Certamente non è condivisibile l’idea che per scovare la propria identità sia necessario auspicare a qualunque forma di ribellione o crudeltà o violenza, lasciandosi trasportare dalla brutalità di certi gesti che ne decretano il destino di ognuno di noi. Affinché lo spirito sia raffinato, nobile, elegante, decoroso; adesso penso di capire il perché di tanta crudeltà, anche se tutto sommato, non credo ci siano giustificazione agli atti di violenza in generale. Tuttavia, l’umanità per la Kirino si presentava ai suoi occhi come entità relegate in una zona remota, nascosta, in cui l’uomo, l’individuo di sesso maschile, avrebbe esercitato una certa potenza, non lasciandosi andare come un modo perpetuo quanto ribellandosi ad ogni cosa. Così fieri, orgogliosi e che esplicano un certo divario fra sessi mediante forme di inestimabile intelligenza, forme atipiche di rancore che adoperano pur di sopravvivere nel bel mezzo di questo mondo spietato. E la bellezza, ogni forma colorata e sfumata, impossibile da evidenziare perché oscurata dalla crudeltà.
La mia permanenza con Natsuo Kirino, il mio stare in sua compagnia durante il periodo di lettura con Grotesque,è stato in oltremodo atipico. Dopo aver tentato strategicamente di capire e di svolgere i miei doveri di lettrice, come se nulla mi impedisse di farlo, seguendo la voce del mio cuore arrivai alla conclusione che pochissimi dei miei viaggi letterari e grandi autori dotati di un forte carisma mi fecero perdere la testa, il senso del tempo e della ragione al punto da protrarre la sua compagnia per altro tempo, verificando di persona la fattibilità di certe azioni. La cosa più importante per me non era di lasciarmi contagiare dal tono brusco, quasi crudele, quanto capire il perché dietro a gesti semplici ci fosse celata tanta crudeltà. Questa era proprio la visione che la Kirino aveva riservato a queste quasi novecento pagine, che in un certo senso turbano, inquietano e inquinano lo spirito, ma per me non così tanto da smorzare la gioia, l’entusiasmo generale che riservo ogni giorno alla vita. Non lasciare che il mio cuore fosse turbato, né che si impaurisca quanto leggere per comprendere, immedesimarsi nei suoi personaggi affinché ogni pezzo del puzzle andasse al suo posto. E così è stato fin quando non giunsi alla fine del suo epilogo, e quanto mi è piaciuto restare e ascoltare qualunque personaggio si presentava dinanzi ai miei occhi giudicandoli per come effettivamente erano e lasciandomi andare al moto perpetuo dei suoi eventi.
Il mio stato d’animo non cambiò né il mio giudizio nei riguardi dell’autrice ha subito modifiche. Credo che i temi trattati dall’autrice siano forme di ostinata indifferenza che donano l’impressione di osservare la realtà circostante con l’interesse passivo di un estraneo, ma in cui inevitabilmente ci si amareggia nella consapevolezza che tutta questa rovina, questo divario che mostrano le sue storie, queste forme di crudeltà o di violenza, dipendano da un certo tipo di esistenza. Così effimera e priva di senso, i cui messaggi sparsi di odio sono un modo in cui la potenza del ricordo spicca nel bel mezzo di situazioni scomode, disagevoli.
Quando conobbi Katsuo oramai macchiata da certi gesti, discendente di una famiglia quasi del tutto estinta, umile ma stoicamente lontana, abbandonata al suo destino, ecco cosa aveva guadagnato con la sua apostasia, soprattutto nei riguardi della sorella, e la sua << punizione>> meritata. Forse cresciuta ingiustamente nel bel mezzo di masse umane dense e compatte che riempirono ogni angolo del suo cuore, inzupparono la sua anima di atrocità e nefandezze?
Grotescque lo si definisce quasi insulso, per la sua mancata originalità, la sua verve semplice e carismatica, il suo timbro orientale che non mostra niente che già non vidi con altre storie o altri autori giapponesi, ma densità, immensità, complessità rispondono a degli idiomi spontanei e naturali che sono insite nel mio animo, soprattutto quando il bagliore acquoso di una storia di questo tipo riverbera ai miei occhi deboli. Sono sentimenti questi, che trapelano nel momento in cui scrivo, ma soprattutto quando leggo, anche se a leggerli sembra più semplice, che con gioia condivido con la sua autrice o il suo autore e i suoi personaggi, e tranne quando avverto il forte sentore di << delusione dietro l’angolo >>, comprendo quanto sia necessario tutto questo. Questo significa, che così come con Le quattro casalinghe di Tokyo, anche questo romanzo mi trasmise una certa amarezza, una certa angoscia, poiché schiacciato da una realtà soffocante da cui è impossibile uscirne, sebbene gli innumerevoli tentativi di ribellarsi, eventualità remota e non certo improbabile grazie a una forza interiore che intimorisce, intimidisce, che tuttavia mi ha permesso di entrare, far parte di questa storia molto più di quel che credevo.
Fu così che finì per trasferirmi a Tokyo, nel bel mezzo di un gruppo di donne che si riflettono in uno specchio di atrocità e castighi, cercando la sconfitta coltivandola da una nuova << abitudine >> durante il periodo di permanenza con il proprio marito o compagno, e mi appassionai così tanto che mi immedesimai a tal punto da nutrire un forte senso di empatia, quasi compassione. Forse perché la stessa Kirino ha a cuore le donne, e da questa storia trapela il suo desiderio costante di libertà e possibilità, responsabilità ed empatia. Di conseguenza l’avversione che nutrono le sue donne, maltrattate nell’ambiente famigliare, ma ben volute dal prossimo, rappresenta quella parte inconscia a cui si aspira. Ritrovando sé stesse, la propria identità, allontanarsi dalle grinfie di uomini masochisti, meschini, misogini che nell’insieme incarnano figure che predominano la donna, la dominano letteralmente.
Il sesso, la crudeltà, la perversione divengono espressione di idee, desideri repressi, il posto da cui forse un po' tutti vorremmo fuggire. Da donna, ho nutrito forti sentimenti di compassione, quasi intolleranza, ad essere costretti ad essere chi non vorremmo essere, vittime del capitalismo e di qualunque tentativo di appropriarsi di ogni cosa. Scrivere diviene così uno squarcio sul mondo, uno spiraglio di dare vita a piccoli e fugaci squarci di speranza, un modo per opporsi, conoscendo se stessi e il passato, scrutando il presente e avvertendo come ci sono cose che possono riaffacciarsi. Una visione lucidissima, disincantata del Giappone contemporaneo, definito come un romanzo noir, un thriller ma la cui vera identità è strutturata nella possibilità di poter indagare come sia possibile reagire alla solitudine, alla crudeltà, all’ingiustizia.
Tutte le vicende erano indirizzate su un unico fronte: l’uccisione cruenta e repentina di donne, tre prostitute, i cui gesti furono completamente dettato da pura insoddisfazione. Mancata libertà. Si, perché in questo romanzo la mancata libertà ha un’anima. Reso semplice in quanto lontano dagli idiomi tipici della letteratura giapponese, scritto a più voci che non si lascia andare a rassegnazioni, quanto si combatte per raggiungere i propri obiettivi. Non brillando per stile, non cadendo nel forbito, quanto diretto, semplice e schietto, scarno di eventi eclatanti ma ricco di disgressioni, romanzo che è una solitaria forma d’espressione infilato nel piccolo vano del mio cuore, con un angolazione a trecentosessanta gradi.
Gioco di luci e ombre, macchinoso, estremamente geometrico e ponderato, determinata a restare finchè qualcosa o qualcuno sciogliesse i nodi di una matassa perfettamente costruita, con gli occhi fissi su un reticolato di disegni, sospiri, frasi sussurrate nel cuore della notte, ciascuna con una combinazione diversa. Pagine di troppo che tuttavia convergeranno tutte in un unico quadro. Intorno, tutto così estremamente opaco, immerso in un luogo famigliare che brucia agli occhi, considerato come un’opera d’arte che dona come la sensazione di essere appartenuti ad un altro mondo, avulso dalla realtà. Travolgendo chi legge con la forza di uno tsunami, facendo risalire il tempo di un secolo, fino al tardo periodo.
La mia permanenza con Natsuo Kirino, il mio stare in sua compagnia durante il periodo di lettura con Grotesque,è stato in oltremodo atipico. Dopo aver tentato strategicamente di capire e di svolgere i miei doveri di lettrice, come se nulla mi impedisse di farlo, seguendo la voce del mio cuore arrivai alla conclusione che pochissimi dei miei viaggi letterari e grandi autori dotati di un forte carisma mi fecero perdere la testa, il senso del tempo e della ragione al punto da protrarre la sua compagnia per altro tempo, verificando di persona la fattibilità di certe azioni. La cosa più importante per me non era di lasciarmi contagiare dal tono brusco, quasi crudele, quanto capire il perché dietro a gesti semplici ci fosse celata tanta crudeltà. Questa era proprio la visione che la Kirino aveva riservato a queste quasi novecento pagine, che in un certo senso turbano, inquietano e inquinano lo spirito, ma per me non così tanto da smorzare la gioia, l’entusiasmo generale che riservo ogni giorno alla vita. Non lasciare che il mio cuore fosse turbato, né che si impaurisca quanto leggere per comprendere, immedesimarsi nei suoi personaggi affinché ogni pezzo del puzzle andasse al suo posto. E così è stato fin quando non giunsi alla fine del suo epilogo, e quanto mi è piaciuto restare e ascoltare qualunque personaggio si presentava dinanzi ai miei occhi giudicandoli per come effettivamente erano e lasciandomi andare al moto perpetuo dei suoi eventi.
Il mio stato d’animo non cambiò né il mio giudizio nei riguardi dell’autrice ha subito modifiche. Credo che i temi trattati dall’autrice siano forme di ostinata indifferenza che donano l’impressione di osservare la realtà circostante con l’interesse passivo di un estraneo, ma in cui inevitabilmente ci si amareggia nella consapevolezza che tutta questa rovina, questo divario che mostrano le sue storie, queste forme di crudeltà o di violenza, dipendano da un certo tipo di esistenza. Così effimera e priva di senso, i cui messaggi sparsi di odio sono un modo in cui la potenza del ricordo spicca nel bel mezzo di situazioni scomode, disagevoli.
Quando conobbi Katsuo oramai macchiata da certi gesti, discendente di una famiglia quasi del tutto estinta, umile ma stoicamente lontana, abbandonata al suo destino, ecco cosa aveva guadagnato con la sua apostasia, soprattutto nei riguardi della sorella, e la sua << punizione>> meritata. Forse cresciuta ingiustamente nel bel mezzo di masse umane dense e compatte che riempirono ogni angolo del suo cuore, inzupparono la sua anima di atrocità e nefandezze?
Grotescque lo si definisce quasi insulso, per la sua mancata originalità, la sua verve semplice e carismatica, il suo timbro orientale che non mostra niente che già non vidi con altre storie o altri autori giapponesi, ma densità, immensità, complessità rispondono a degli idiomi spontanei e naturali che sono insite nel mio animo, soprattutto quando il bagliore acquoso di una storia di questo tipo riverbera ai miei occhi deboli. Sono sentimenti questi, che trapelano nel momento in cui scrivo, ma soprattutto quando leggo, anche se a leggerli sembra più semplice, che con gioia condivido con la sua autrice o il suo autore e i suoi personaggi, e tranne quando avverto il forte sentore di << delusione dietro l’angolo >>, comprendo quanto sia necessario tutto questo. Questo significa, che così come con Le quattro casalinghe di Tokyo, anche questo romanzo mi trasmise una certa amarezza, una certa angoscia, poiché schiacciato da una realtà soffocante da cui è impossibile uscirne, sebbene gli innumerevoli tentativi di ribellarsi, eventualità remota e non certo improbabile grazie a una forza interiore che intimorisce, intimidisce, che tuttavia mi ha permesso di entrare, far parte di questa storia molto più di quel che credevo.
Fu così che finì per trasferirmi a Tokyo, nel bel mezzo di un gruppo di donne che si riflettono in uno specchio di atrocità e castighi, cercando la sconfitta coltivandola da una nuova << abitudine >> durante il periodo di permanenza con il proprio marito o compagno, e mi appassionai così tanto che mi immedesimai a tal punto da nutrire un forte senso di empatia, quasi compassione. Forse perché la stessa Kirino ha a cuore le donne, e da questa storia trapela il suo desiderio costante di libertà e possibilità, responsabilità ed empatia. Di conseguenza l’avversione che nutrono le sue donne, maltrattate nell’ambiente famigliare, ma ben volute dal prossimo, rappresenta quella parte inconscia a cui si aspira. Ritrovando sé stesse, la propria identità, allontanarsi dalle grinfie di uomini masochisti, meschini, misogini che nell’insieme incarnano figure che predominano la donna, la dominano letteralmente.
Il sesso, la crudeltà, la perversione divengono espressione di idee, desideri repressi, il posto da cui forse un po' tutti vorremmo fuggire. Da donna, ho nutrito forti sentimenti di compassione, quasi intolleranza, ad essere costretti ad essere chi non vorremmo essere, vittime del capitalismo e di qualunque tentativo di appropriarsi di ogni cosa. Scrivere diviene così uno squarcio sul mondo, uno spiraglio di dare vita a piccoli e fugaci squarci di speranza, un modo per opporsi, conoscendo se stessi e il passato, scrutando il presente e avvertendo come ci sono cose che possono riaffacciarsi. Una visione lucidissima, disincantata del Giappone contemporaneo, definito come un romanzo noir, un thriller ma la cui vera identità è strutturata nella possibilità di poter indagare come sia possibile reagire alla solitudine, alla crudeltà, all’ingiustizia.
Tutte le vicende erano indirizzate su un unico fronte: l’uccisione cruenta e repentina di donne, tre prostitute, i cui gesti furono completamente dettato da pura insoddisfazione. Mancata libertà. Si, perché in questo romanzo la mancata libertà ha un’anima. Reso semplice in quanto lontano dagli idiomi tipici della letteratura giapponese, scritto a più voci che non si lascia andare a rassegnazioni, quanto si combatte per raggiungere i propri obiettivi. Non brillando per stile, non cadendo nel forbito, quanto diretto, semplice e schietto, scarno di eventi eclatanti ma ricco di disgressioni, romanzo che è una solitaria forma d’espressione infilato nel piccolo vano del mio cuore, con un angolazione a trecentosessanta gradi.
Gioco di luci e ombre, macchinoso, estremamente geometrico e ponderato, determinata a restare finchè qualcosa o qualcuno sciogliesse i nodi di una matassa perfettamente costruita, con gli occhi fissi su un reticolato di disegni, sospiri, frasi sussurrate nel cuore della notte, ciascuna con una combinazione diversa. Pagine di troppo che tuttavia convergeranno tutte in un unico quadro. Intorno, tutto così estremamente opaco, immerso in un luogo famigliare che brucia agli occhi, considerato come un’opera d’arte che dona come la sensazione di essere appartenuti ad un altro mondo, avulso dalla realtà. Travolgendo chi legge con la forza di uno tsunami, facendo risalire il tempo di un secolo, fino al tardo periodo.
April 6, 2024
Grotesque non è un libro facile da leggere. Kirino Natsuo è, a mio parere, una maestra tanto nella creazione di personaggi moralmente complessi quanto nella comprensione di come le ingiustizie del mondo contemporaneo si sovrappongano tra di loro, rendendo la vita un inferno a chi non è nato nel posto giusto. Il suo romanzo è tanto una critica all'oggettificazione delle donne quanto al capitalismo (che questo processo lo incoraggia) quanto, ancora, al classismo illimitato che decide il destino di una persona dalla nascita.
Ho provato diversi gradi di empatia per tutti i suoi personaggi principali: la sorella di Yuriko, legata a lei da un sentimento di odio e invidia così intenso da diventare ossessione per Yuriko stessa; Yuriko, convinta di non valere alcunché al di fuori del sesso; Kazue, che al contrario è così testardamente convinta che la sua vita possa migliorare senza però capire mai in fondo i meccanismi della società che la domina; persino Zhang, rappresentato come misero e disperato nel suo resoconto, ma come un mostro nel racconto di Kazue. Ognuno di questi personaggi è grottesco nella sua incapacità di inserirsi nel mondo "normale" e per questo ognuno di loro incorre in una brutta fine.
Questo romanzo fa abilmente uso del narratore inaffidabile, rendendo impossibile fidarsi di un qualsiasi punto di vista che ci troviamo davanti. Alla fine, mi sono resa conto che gli unici due personaggi di cui mi fidavo erano il professor Kijima e Mitsuru: credo che attraverso le loro parole, specialmente nella seconda metà del libro, l'autrice abbia pronunciato le sue visioni personali sulla società classista giapponese e sul modo in cui questa rovina gli esseri umani fin dalla preadolescenza.
Un romanzo davvero complesso e, direi, pesante, al punto che quando l'ho finito ho tirato un sospiro di sollievo. Ma credo che nonostante la sua desolazione racconti tante verità sul mondo giapponese, tutto ciò che l'orientalismo che spopola nelle librerie di oggi non ci vuole raccontare.
Ho provato diversi gradi di empatia per tutti i suoi personaggi principali: la sorella di Yuriko, legata a lei da un sentimento di odio e invidia così intenso da diventare ossessione per Yuriko stessa; Yuriko, convinta di non valere alcunché al di fuori del sesso; Kazue, che al contrario è così testardamente convinta che la sua vita possa migliorare senza però capire mai in fondo i meccanismi della società che la domina; persino Zhang, rappresentato come misero e disperato nel suo resoconto, ma come un mostro nel racconto di Kazue. Ognuno di questi personaggi è grottesco nella sua incapacità di inserirsi nel mondo "normale" e per questo ognuno di loro incorre in una brutta fine.
Questo romanzo fa abilmente uso del narratore inaffidabile, rendendo impossibile fidarsi di un qualsiasi punto di vista che ci troviamo davanti. Alla fine, mi sono resa conto che gli unici due personaggi di cui mi fidavo erano il professor Kijima e Mitsuru: credo che attraverso le loro parole, specialmente nella seconda metà del libro, l'autrice abbia pronunciato le sue visioni personali sulla società classista giapponese e sul modo in cui questa rovina gli esseri umani fin dalla preadolescenza.
Un romanzo davvero complesso e, direi, pesante, al punto che quando l'ho finito ho tirato un sospiro di sollievo. Ma credo che nonostante la sua desolazione racconti tante verità sul mondo giapponese, tutto ciò che l'orientalismo che spopola nelle librerie di oggi non ci vuole raccontare.
January 19, 2019
E' la prima volta che scrivo qui una recensione ma questa volta è per un motivo speciale.
Ho letto questo libro 10 anni fa per la prima volta e mi era piaciuto tantissimo. 10 anni dopo averlo riletto ho avuto ancora una volta la conferma che questo è uno dei miei libri preferiti e che Natsuo Kirino è nella mia classifica dei migliori scrittori. Grotesque è un libro feroce e non è per i deboli di cuore. Se state cercando un libro leggero con cui passare il tempo prima di dormire non fa il caso vostro. La sua scrittura è una lama tagliente, non ammette debolezze. Racconta in modo nudo e crudo la società in cui vive mettendo allo scoperto tutte quelle piccole e grandi cose che vengono spinte sotto il tappeto per comodità. E’ un libro che fa riflettere, sul mondo e su sé stessi. La scrittrice mi è sempre piaciuta per questo: i suoi romanzi non sono mai banali, i personaggi sono tosti, pieni di carattere e mai banali. Le tematiche sono forti e molto attuali. Altamente consigliato.
Ho letto questo libro 10 anni fa per la prima volta e mi era piaciuto tantissimo. 10 anni dopo averlo riletto ho avuto ancora una volta la conferma che questo è uno dei miei libri preferiti e che Natsuo Kirino è nella mia classifica dei migliori scrittori. Grotesque è un libro feroce e non è per i deboli di cuore. Se state cercando un libro leggero con cui passare il tempo prima di dormire non fa il caso vostro. La sua scrittura è una lama tagliente, non ammette debolezze. Racconta in modo nudo e crudo la società in cui vive mettendo allo scoperto tutte quelle piccole e grandi cose che vengono spinte sotto il tappeto per comodità. E’ un libro che fa riflettere, sul mondo e su sé stessi. La scrittrice mi è sempre piaciuta per questo: i suoi romanzi non sono mai banali, i personaggi sono tosti, pieni di carattere e mai banali. Le tematiche sono forti e molto attuali. Altamente consigliato.
June 5, 2016
Delusione totale per questo libro, totalmente privo di trama e noioso. I personaggi attorno ai quali è costruita la vicenda sono delineati attraverso la loro voce ( narrazione in prima persona, diario, confessione), ma risultano tutti distanti, freddi, egoisti e, in definitiva, mancano di complessità. Che il libro, come si ricava dalle recensioni, abbia valore nel suo sforzo di rappresentare uno spaccato della contemporanea società giapponese, mi lascia molto perplessa. Anche l'artificio di costruire la vicenda attorno a due omicidi non funziona e funge solo da sfondo alle vicende narrate. Non ho ritrovato l'autrice delle "quattro casalinghe di Tokjo".
August 24, 2013
Pesantuccio, a tratti ripetitivo, ma interessante. Vale la pena leggerlo. Scottante denuncia del sistema scolastico e della intera società giapponese che come un gigantesco rullo compressore schiaccia senza mezzi termini le donne; soltanto chi è fisicamente molto avvenente avrà successo, le altre non sono tenute in alcun conto. Ma spesso il successo avviene nel campo della prostituzione. Ed in effetti uno dei fenomeni di malcostume molto diffusi nel Giappone moderno vede giovani studentesse prostituirsi per ricavare facili guadagni da impiegare nello shopping. Si resta allibiti.
April 13, 2012
Finalmente ho finito questo romanzo di ben 838 pagine. Kirino mi fa diventare insofferente. E nonostante ciò scrive molto bene. Un bel libro sulla società classista e sessista giapponese. Un affresco sul giappone moderno tutt'altro che benevolo. Spietato, cattivo e senza simpatie per nessuno. Secondo libro letto dopo le 4 casalinghe di Tokio che ho preferito a questo. Kirino mi snerva ma si fa leggere. Ciao Natsuo a fra un bel po'.
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