"The Chimes" is Charles Dickens 1844 novella that concerns the disillusionment of Toby "Trotty" Veck, a poor working-class man. When Trotty has lost his faith in Humanity and believes that his poverty is the result of his unworthiness he is visited on New Year's Eve by spirits to help restore his faith and show him that nobody is born evil, but rather that crime and poverty are things created by man.
Charles John Huffam Dickens (1812-1870) was a writer and social critic who created some of the world's best-known fictional characters and is regarded as the greatest novelist of the Victorian era. His works enjoyed unprecedented popularity during his lifetime, and by the twentieth century critics and scholars had recognised him as a literary genius. His novels and short stories enjoy lasting popularity.
Dickens left school to work in a factory when his father was incarcerated in a debtors' prison. Despite his lack of formal education, he edited a weekly journal for 20 years, wrote 15 novels, five novellas, hundreds of short stories and non-fiction articles, lectured and performed extensively, was an indefatigable letter writer, and campaigned vigorously for children's rights, education, and other social reforms.
Dickens was regarded as the literary colossus of his age. His 1843 novella, A Christmas Carol, remains popular and continues to inspire adaptations in every artistic genre. Oliver Twist and Great Expectations are also frequently adapted, and, like many of his novels, evoke images of early Victorian London. His 1859 novel, A Tale of Two Cities, set in London and Paris, is his best-known work of historical fiction. Dickens's creative genius has been praised by fellow writers—from Leo Tolstoy to George Orwell and G. K. Chesterton—for its realism, comedy, prose style, unique characterisations, and social criticism. On the other hand, Oscar Wilde, Henry James, and Virginia Woolf complained of a lack of psychological depth, loose writing, and a vein of saccharine sentimentalism. The term Dickensian is used to describe something that is reminiscent of Dickens and his writings, such as poor social conditions or comically repulsive characters.
On 8 June 1870, Dickens suffered another stroke at his home after a full day's work on Edwin Drood. He never regained consciousness, and the next day he died at Gad's Hill Place. Contrary to his wish to be buried at Rochester Cathedral "in an inexpensive, unostentatious, and strictly private manner," he was laid to rest in the Poets' Corner of Westminster Abbey. A printed epitaph circulated at the time of the funeral reads: "To the Memory of Charles Dickens (England's most popular author) who died at his residence, Higham, near Rochester, Kent, 9 June 1870, aged 58 years. He was a sympathiser with the poor, the suffering, and the oppressed; and by his death, one of England's greatest writers is lost to the world." His last words were: "On the ground", in response to his sister-in-law Georgina's request that he lie down.
Toby Veck, detto “Trotty”, è un anziano e povero fattorino che nell’attesa del lavoro sosta sempre nei pressi di una Chiesa, dove, con il tempo, stringerà una forma di "rapporto" con le campane della stessa che paiono parlargli. Lo stesso ha una figlia, Margherita, di vent’anni che vorrebbe convolare presto a nozze con Riccardo, un giovane fabbro di buon cuore. Toby peró si vede povero e senza possibilità di riscatto sociale, idea questa inculcatagli ancor di più da personaggi di scala sociale più elevata che ha incontrato nell’arco della vita e che lo vedono come un peso di cui liberarsi, queste affermazioni faranno così nascere in lui delle certezze che lo porteranno a convincere la figlia a lasciar perdere i propositi di matrimonio, poichè questa scelta fatta fra poveri non potrà che portar solo più dolore e disgrazie a maggior ragione se al mondo verranno messi dei figli, immagine questa confermatagli da Will Fern, uomo tutto d'un pezzo ma molto povero, conosciuto da poco e che reca con se una bambina (Lilian di 9 anni), figlia del fratello (anche lui morto in estrema povertà come la madre) che ora ha adottato. Saranno peró, nella notte di Capodanno, le stesse campane che Toby tanto sente vicine, a fargli vivere un’esperienza extracorporea a cavallo fra sogno e incubo, fra realtà e astratto, una lezione che lo farà ricrede sui valori che possono rendere ricca una persona. Cosa gli avranno fatto “vivere” queste campane? Cosa si cela di così illuminante nella sua esperienza? Tutto era realtà o solo frutto della mente?
“Le campane”, uno dei cinque brevi romanzi a tema Natalizio scritti da Dickens fra il 1843 e il 1848 (questo in particolare è stato pubblicato nel 1844), risulta essere un meraviglioso racconto intriso di buoni sentimenti ma anche di quella punta di amarezza quando si parla degli ultimi, dei poveri, dei diseredati senza speranza che popolano le città al tempo di Dickens. Questo piccolo romanzo riesce grazie a passaggi vividi, a descrizioni ispirate che in alcune passaggi risultano particolarmente angoscianti e toccanti, a immergere il lettore in un racconto che per visione corale si avvicina molto a quel capolavoro che è “Canto di Natale”. Un Dickens ispirato e di alta qualità che con questa produzione riesce a penetrare nel cuore del lettore immergendolo nelle assurde disparità civili del tempo, amore, indifferenza, pietà, disperazione, carità, coraggio, sono tutti sentimenti che potremo incontrare in questo bellissimo, quanto breve, romanzo che merita un posto, secondo me, fra i più belli scritti da questo straordinario autore.
Ti è piaciuto "Canto di Natale" e odi i poveri? Questo è il libro perfetto per te!
Caro Charles, capisco che mi vuoi fare il messaggio di non perdere mai la speranza, ma, tra tutti i personaggi, mi spieghi perché quelli con le visioni da incubo sono gli stessi poveri a cui i ricchi rubano il cibo, si divertono a insultare, rendono la vita una merda? Tra perdere la speranza ed essere un pezzo di merda, penso ci sia qualcuno che stia peccando di più. Povero Trotty, lascialo in pace.
Lo consiglierei? No. Il messaggio è carino, è abbastanza scorrevole ed è corto, ma se proprio devi leggerti qualcosa del genere vai a leggere "Canto di Natale". A meno che a te le persone che provano a fare del loro meglio non stiano sul cazzo
Racconto meno conosciuto di Dickens (probabilmente neanche lui sapeva di averlo scritto) che vorrebbe riprendere l'atmosfera del più famoso "Canto di Natale" ma risulta confuso e a tratti noioso. Non sono riuscita ad afferrare il senso (cosa doveva farsi perdonare il protagonista? Boh.) e lo stile poco fluido dell'autore mi ha creato qualche difficoltà nel seguire la trama. Caratterizzazione approssimativa, dialoghi tediosi e cambi di scena a volte troppo repentini non hanno fatto altro che appesantire il tutto. Mi dispiace, ma è un NO.
Com’è duro invecchiare, morire e pensare che avremmo potuto consolarci e aiutarci l’un l’altro; com’è duro continuare per tutta la vita a volerci bene e a tormentarci separati l’uno dall’altro e a vederci l’un l’altro lavorare, mutare d’aspetto. Farci vecchi e grigi!
Il tempo sembrava muoversi in due direzioni perché ogni passo che ho compiuto è stato predominante, porta dietro di se un ricordo del passato, e anche se di questa storia non ne sapevo nemmeno l’esistenza ho accumulato una serie infinita di ricordi per sapere che il mondo intorno a me veniva plasmato di continuo dal mio mondo interiore, così come ogni altro lettore è plasmato con i ricordi della sua esistenza del mondo, e come tante altre lettrici anche io mi sono sentita collegata dallo spazio circoscritto di queste pagine che ho occupato e hanno occupato le protagoniste, gigantesche, dorate campane, la cui storia di cui furono protagoniste fu molto simile a quella del Canto di Natale, con la differenza che la si vive in modo diverso. Cos’aveva di diverso tutto questo? E in che modo ha destato la mia attenzione? Innanzitutto, lo Scrooge che conosciamo qui è soppiantato dalla figura di un padre, che, assieme alla figlia, vivono di stenti, allegoria della stessa povertà, lontani dalle buone e generose azioni di uomini ricchi, un uomo completamente diverso dal tirchio Scrooge che vivono confidando nella prosperità dell’umanità, con la sua complessa e tormentata vita interiore concepiti forse come desiderio di crearsi un destino eroico, da cui in un modo o nella‘altro avremmo tratto insegnamento. La solitudine, l’amore non ricambiato, la mancata compassione per queste povere vittime, lascia un segno indelebile sul cuore, nella profondità del nulla. Nel pellegrinaggio della sua vita si sono riversate in quel contenitore che è la sua anima, corrodendolo e annientandolo senza che questi se ne accorgesse. Avvolto da un manto di comprensione ma cinismo che ha le più svariate forme. Eppure, nel cammino impervio della sua vita, esaminerà a fondo ogni cosa, riconoscendo la natura del cuore umano, la bontà, un piccolo miracolo per il semplice fatto di aver dovuto capire quanto sia impensabile smettere di amare qualcuno. Alla ricerca di una via che porti alla redenzione e liberi dal pesante fardello della vita in grado di scaldare il suo freddo cuore in qualche notte, in maniera impercettibile e continua, che riempia il nostro animo. La comprensione nasce dall'umiltà non dall'orgoglio di sapere. E per Toby Veck, custode di segreti nonché riparo alla paura stessa, il bisogno di comprensione sarà così grande che non gli importerà più cosa significhi esattamente o quanto dovrà pagarlo in seguito. Beneficio per la sua anima circondata da ombre evanescenti, scrutando se stesso, tutto quello che lo circonda, con la sua coscienza e tre simpatici fantasmi che hanno il potere di impartire lezioni. Lezioni di vita. Motoseghe elettriche nei cervelli di chiunque. La percezione dell'io, abbozzato e incerto, che ritrae un immagine sfocata del noi stessi, e che getta una particolare luce sulla verità che coincide con lo stesso Toby. Collegando il ricordo del tempo a un momento particolare della sua vita, costruendo un'impressionante galleria di fantocci animati, magistralmente disegnati in pochissimi ma salienti tratti. Una storia indimenticabile e perfetta che, nella sua brevità, riesce a trasmetterci un certo dolore. Un contenitore di verità fondamentali che pochi individui sono in grado di comprendere. Una ricostruzione attenta che funge da monito verso coloro che continuano a costruire delle solide barriere attorno a se stessi.
🔔 "Possa l'anno nuovo essere un anno felice per te, e felice per tutti quelli che tu puoi rendere felice. Possa ciascun anno essere più felice del precedente, e possa anche il più umile dei nostri fratelli e sorelle non essere privato della sua legittima parte di quel che il nostro creatore ha destinato al suo godimento."
🔔 Leggere Dickens è come leggere delle lettere scritte da un caro amico, parole calde e gentili. Lo scrittore si perde nelle descrizioni dei luoghi, delle persone e addirittura delle cose. Tutte fatte con cura senza nascondere nulla al proprio lettore. Anche le brutture della miseria in cui si muovono i suoi personaggi sono palesati con onestà e grande senso di dignità. "Metto la tovaglia, perché ho portato la trippa in una pentola e l'ho legata in un fazzoletto, e se per una volta mi va di fare l'orgogliosa e di stendere quel fazzoletto come una tovaglia e di chiamarla tovaglia non c'è nessuna legge che me lo impedisce, non è vero papà?"
🔔 Questo racconto di spiritelli, fantasmi e rappresentazioni di futuri che potrebbero accadere si rifà al suo ben più noto Canto di Natale, ma se quest'ultimo è una lettura prettamente natalizia questo racconto è adatto per i primi giorni dell'anno. Toby Veck un povero fattorino molto legato alla figlia Meg che dovrebbe sposarsi col suo Richard proprio il giorno di capodanno ma la loro unione viene osteggiata dalle opinioni della gente di paese convinti che una volta sposati avrebbero unito le loro indigenze e sarebbero stati un peso ancor più grave per la società, "siamo nati poveri, viviamo da poveri, e moriremo da poveri, fine". La povertà sembra essere uno spauracchio addirittura più spaventoso della morte.E chi lo è viene catalogato come cattivo e non meritevole di una qualsiasi gioia. Un giorno gli spiritelli delle campane lo chiamano a sé facendogli conoscere la storia di un ipotetico futuro della figlioletta, un futuro amaro in cui il matrimonio viene rimandato, e lei ormai anziana con la figlia si mantegono in estrema umiltà. Il finale si apre col risveglio dell'uomo che baciando la ragazza le fa presente la fortuna di avere acconto le persone amate e avere viva speranza per un futuro migliore.
Quando si dice che nessuno è riuscito ad interpretare lo spirito del Natale come Dickens nel suo A Christmas Carol, si intende proprio questo: nessuno, neppure lo stesso Dickens. Scritto alla fine del 1844 - esattamente un anno dopo il celebre capolavoro natalizio - The Chimes narra la vicenda di un umile fattorino di nome Toby Veck, detto Trotty, instancabile lavoratore e padre devoto della giovane Meg, la cui unica consolazione, in una vita di stenti e miseria, è il suono familiare delle campane che egli immagina come una voce amica pronta a dargli sostegno e consigli. La sera del 31 dicembre, dopo essersi scontrato per l'ennesima volta con l'ingiustizia sociale e la cinica noncuranza dei potenti, Toby precipita nello sconforto, ormai stanco di sperare invano nella possibilità di un futuro migliore. Sarà grazie ad una surreale esperienza tra gli spiriti delle campane, che il pover'uomo, assistendo prodigiosamente al dispiegarsi delle esistenze dei propri cari negli anni a venire, comprenderà di essersi sbagliato, scoprirà il senso più profondo della vita, conoscerà la compassione, e ritroverà finalmente la fiducia negli esseri umani, nel Signore, e nel domani. I richiami a A Christmas Carol sono fin troppo evidenti, ma l'impressione finale, ahimè, è quella di un pallido - e decisamente non riuscito - tentativo di eguagliare il predecessore. Manca la capacità di avvincere il lettore; mancano dei personaggi in grado di imprimersi nella memoria; manca innanzitutto la tradizionale ironia dickensiana, qui sostituita da un tono narrativo talvolta sermoneggiante e non di rado smielato. Ad ogni modo, Dickens è sempre Dickens, ed anche quando, come in questo caso, la narrazione viene tirata troppo per le lunghe, o la simpatia per deboli e indigenti inciampa nella retorica, basta il bell'augurio con cui si chiude il racconto, per riconciliarci con la sua penna e riempire il cuore di speranza.
Io, da sempre acerrima nemica dei racconti, non avrei mai pensato di restare tanto affascinata da uno di Dickens. Dopo Il canto di Natale, Le campane è stata la mia seconda lettura dell’autore, ho scelto appositamente di iniziare da questa raccolta di racconti a tema natalizio, nella speranza di appezzare ancor di più i romanzi in futuro. Le campane è un racconto che mi ha colpita profondamente, è tutto l’opposto di ciò che ci si potrebbe aspettare da un racconto di Natale, mette infatti in luce il lato oscuro della società, in particolare modo quello della povertà assoluta. Le dinamiche raccontate mi hanno toccata molto, facendomi provare più volte una forte angoscia, e il finale aperto mi ha lasciata con un vuoto nel petto. La mia valutazione è di sole 3.5 ⭐️ perché, come accennavo prima, non riesco mai a innamorarmi completamente di un racconto, tuttavia devo dire di essere rimasta fortemente colpita e di averlo preferito addirittura a Il canto di Natale.
Penso che questo racconto sia molto bello e significativo. Addirittura penso sia un livello sopra il ben più famoso “Canto di Natale”.
Mi è piaciuto come, in poche pagine, l’autore sia riuscito ad affrontare temi importantissimi come la dignità umana, la povertà, la sofferenza del proletariato, la presunzione della borghesia e l’amore nella sua forma più pura.
Il personaggio principale, Trotty, e sua figlia, Meg, non hanno nulla se non la giusta razione di cibo per sopravvivere un paio di giorni. Nonostante ciò, non esitano un attimo quando si tratta di aiutare le persone in difficoltà.
Forse lo scopo del racconto non era proprio quello di mettere a confronto la bontà del proletariato e l’arroganza della borghesia, ma è l’aspetto che più mi ha colpita. Da una parte, si festeggia con grandi banchetti e dall’altra si cerca di sopravvivere una notte in più.
Sbilanciato e confuso, non sembra neppure scritto dallo stesso autore de Il canto di Natale. Nonostante l'innata simpatia del protagonista e qualche momento di illuminata ironia, per il resto è un racconto trascurabile. Interessante la critica sociale, ma cosí scoperta da essere poco efficace.
Le campane è un romanzo breve poco famoso che affronta però tutti i temi sociali e morali tipici delle opere di Dickens.
La trama segue le vicende di Trotty, un povero uomo che consegna la posta in diverse parti della città per sbarcare il lunario. Una notte, alla vigilia di Capodanno, Trotty ha un incontro straordinario con le campane della chiesa vicino alla quale trascorre le sue giornate. Ogni tocco di campana lo trasporta nel passato, presente e futuro, mostrandogli le diverse sfaccettature della vita e la condizione di povertà che affligge lui e la sua famiglia.
Attraverso queste visioni, Trotty prende coscienza dei suoi errori e decide di intervenire per cambiare la sua vita e quella delle persone che ama.
Come per Canto di Natale, anche questo breve testo affronta temi come la redenzione, la solidarietà e il valore dell’amore familiare e ci ricorda l’importanza della compassione e della generosità durante le festività.
Mah. Mi sono annoiata e non ho nemmeno capito CHE COSA dovesse farsi perdonare Trotty, ma che aveva fatto mai? Soprattutto se, come mi pare, fosse qualcosa riguardo alle donne. O a sua figlia? O forse era qualcos'altro, boh. Nel Canto di Natale è chiaro perchè gli spiriti arrivano ad avvertire il protagonista, qui onestamente no. Poi ci sono parecchi discorsi barbosi, tipo quelli dei giudici/politici/vattelappesca e i passaggi da una scena all'altra li ho trovati un po' confusi.
Bocciatissimo e non il solito Dickens che di solito gradisco.
Pubblicato dopo Canto di Natale, il soprannaturale de "Le campane" è tutt'altro che idealistico. È qui onere dei "goblin", anziché dei fantasmi, tessere la visione d'insieme e pronunciare il sermone attraverso il quale il protagonista verrà rimproverato per la sua strisciante misantropia. Non brilla per inventiva, ma è un volumetto indubbiamente interessante per chi ha letto tutto il Dickens più noto.
Non ho mai amato particolarmente "Canto di Natale" e questo racconto sembra una sorta di abbozzo di quello che poi sarebbe diventato il tema principale del racconto dickensiano più famoso. Mi aspettavo, pertanto, di non apprezzare "Le campane" e invece inaspettatamente mi è piaciuto molto: sarà perché qui si parte dal basso e non ci si eleva mai? Non so, eppure l'ho apprezzato.
Purtroppo, questo racconto non mi ha convinto. Lo stile di scrittura, un po' antiquato, mi ha reso difficile seguirne il filo, e non sono riuscita a cogliere appieno la storia o il suo significato. Non mi ha lasciato nessuna impressione particolare. Un’opera minore di Dickens, che sembra voler riprendere le atmosfere de 'Il Canto di Natale', ma senza la stessa efficacia.
Un po' la brutta copia del "Canto di Natale", non mi ha preso. Brutta copia perché, secondo me, oltre a ricalcarne grossomodo la struttura, è anche meno ispirato. Diciamo due stelle mezzo, arrotonddate a tre per la stima verso l'autore.
Puoi trovare questa recensione anche sul mio blog ---> La siepe di more
Se in Canto di Natale la denuncia sociale levava la sua voce in una storia piena di magia e meraviglie, in Rintocchi (o Le campane) il meraviglioso lascia presto spazio a tutto l’orrore nel quale può farci sprofondare la povertà.
Questa volta il protagonista è un pover’uomo chiamato Trotty che, dopo essersi mangiato forse un po’ troppa trippa, si ritrova in una visione onirica dove vede cosa accadrebbe se la sua amata figlia finisse per non sposarsi con il suo innamorato.
E perché mai non dovrebbero sposarsi, due così bravi giovani? Trotty si era lasciato influenzare da un giudice di pace dedito ai principi elementari dell’economia politica, ai fatti e alle cifre (possibilmente avulse da ogni contesto), il quale aveva dato un parere negativo alle nozze a causa dell’estrema povertà delle due famiglie: cosa ci avrebbero guadagnato, infatti, a unirsi? Avrebbero unicamente sommato le loro miserevoli condizioni, finendo per essere ancora più indigenti e per mettere al mondo altri disgraziati, dei quali poi il giudice di pace avrebbe dovuto occuparsi per mantenere l’ordine. Una vera seccatura!
Il povero Trotty ci crede: d’altro canto, che ne sa lui? Lui è un ignorante, è cattivo, così cattivo da non riuscire nemmeno a provvedere adeguatamente alla famiglia: come fa a sapere cosa è bene e cosa è male?
Meno male che la scena si svolge al di sotto delle campane (o dopo una rimpinzata di trippa, chissà!), che decidono di suonarne quattro al credulo Trotty, sconvolgendolo con tre visioni, così come Scrooge era stato visitato dai tre spiriti del Natale passato, presente e futuro. Solo che le visioni di Trotty sono decisamente più angoscianti e il finale ci lascia pure il dubbio su quale sia stata la loro esatta natura...
Secondo racconto natalizio di Dickens, dopo 'Un canto di Natale'. Profonda denuncia sociale contro i 'filantropi' e un sostegno alla povera gente, sempre in lotta per sopravvivere. Estremamente interessante sapere che l'ispirazione arrivò a Genova.
Peccato che la traduzione non sia all'altezza del grande cantore inglese e spesso si ha difficoltà a comprendere cosa accade e perché. Con una traduzione migliore avrebbe sicuramente un voto più alto. _________
Come sempre Dickens Questo , come altri racconti di Dickens, è una favola del focolare. Un racconto che però fa subito pensare al fantasma del futuro del Canto di Natale. Qui le atmosfere sono meno calde , più fredde ma raccontate sempre nel grande stile dell'autore. Un racconto invernale da leggere sotto le coperte o accanto al caminetto.
Incipit Non sono molto numerosi – e giacché è desiderabile che tra chi narra una storia e chi la legge si stabilisca al più presto possibile una comprensione reciproca..........
finire di leggerlo e ritrovarsi in treno a sorridere come un'ebete: i poteri speciali di Dickens... ma il finale è così positivo e riconciliante col mondo!