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Bridge #1
Virtual Light
2005: Welcome to NoCal and SoCal, the uneasy sister-states of what used to be California. Here the millennium has come and gone, leaving in its wake only stunned survivors. In Los Angeles, Berry Rydell is a former armed-response rentacop now working for a bounty hunter. Chevette Washington is a bicycle messenger turned pickpocket who impulsively snatches a pair of innocent-looking sunglasses. But these are no ordinary shades. What you can see through these high-tech specs can make you rich--or get you killed. Now Berry and Chevette are on the run, zeroing in on the digitalized heart of DatAmerica, where pure information is the greatest high. And a mind can be a terrible thing to crash...
304 pages, Paperback
First published September 1, 1993
About the author
William Gibson
327 books15.5k followersLibrarian Note: There is more than one author in the Goodreads database with this name. See this thread for more information.
William Ford Gibson is an American-Canadian writer who has been called the father of the cyberpunk subgenre of science fiction, having coined the term cyberspace in 1982 and popularized it in his first novel, Neuromancer (1984), which has sold more than 6.5 million copies worldwide.
While his early writing took the form of short stories, Gibson has since written nine critically acclaimed novels (one in collaboration), contributed articles to several major publications, and has collaborated extensively with performance artists, filmmakers and musicians. His thought has been cited as an influence on science fiction authors, academia, cyberculture, and technology.
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William Gibson. (2007, October 17). In Wikipedia, The Free Encyclopedia. Retrieved 20:30, October 19, 2007, from http://en.wikipedia.org/w/index.php?t...
William Ford Gibson is an American-Canadian writer who has been called the father of the cyberpunk subgenre of science fiction, having coined the term cyberspace in 1982 and popularized it in his first novel, Neuromancer (1984), which has sold more than 6.5 million copies worldwide.
While his early writing took the form of short stories, Gibson has since written nine critically acclaimed novels (one in collaboration), contributed articles to several major publications, and has collaborated extensively with performance artists, filmmakers and musicians. His thought has been cited as an influence on science fiction authors, academia, cyberculture, and technology.
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William Gibson. (2007, October 17). In Wikipedia, The Free Encyclopedia. Retrieved 20:30, October 19, 2007, from http://en.wikipedia.org/w/index.php?t...
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Community Reviews
Displaying 1 - 10 of 10 reviews
April 13, 2023
Libro interessante con un grande potenziale, ma sviluppato male. Lo ho trovato eccessivamente macchinoso nella descrizione degli eventi, nello svolgimento della trama e nell’inserimento delle digressioni (a volte flashback, a volte solo spiegazione del passato dei personaggi). Penso di non averlo compreso del tutto, la parte iniziale e quella finale, in particolare, sono state abbastanza impegnative da seguire (inutilmente impegnative, aggiungerei), ma non ho capito se questo è lo stile dell’autore, che conosco di fama ma di cui questo è il primo libro che leggo, oppure se ha preso una sbandata nella scrittura di Luce Virtuale (anche se ne dubito). Non concluderò la trilogia, cosa che succede raramente, e mi dispiace perché, come detto all’inizio, scritta in maniera diversa avrebbe potuto essere una storia scorrevole e intrigante.
Vedremo com’è “Neuromante”, sono molto curioso.
Vedremo com’è “Neuromante”, sono molto curioso.
August 16, 2017
Era meglio lasciarlo a prendere polvere
Decisamente il cyberpunk non è il mio genere, ma assai più questo libro era rimasto sullo scaffale a prendere polvere, sarebbe stato meglio lasciarlo lì in eterno. Soggetto poco interessante, per giunta composto più da dialoghi come un testo di teatro (con quel modo immondo di "incapsularli" -Hello World!-, disse Pipperuacchio; in voga negli anni '80 presumibilmente). Bad bad bad.
Decisamente il cyberpunk non è il mio genere, ma assai più questo libro era rimasto sullo scaffale a prendere polvere, sarebbe stato meglio lasciarlo lì in eterno. Soggetto poco interessante, per giunta composto più da dialoghi come un testo di teatro (con quel modo immondo di "incapsularli" -Hello World!-, disse Pipperuacchio; in voga negli anni '80 presumibilmente). Bad bad bad.
February 13, 2022
Gibson è come al solito geniale.. Anche in questa fantascienza distopica crea un mondo cupo, decadente, ma allo stesso tempo variegato e intrigante.. L idea del ponte-cittá è validissima, e anche se la trama non è niente di strepitoso, la costruzione per niente lineare, ma ricca di sbalzi temporali e di localizzazione, rendono il tutto così avvincente e funzionale da creare un opera di alto livello.. Anche la pletora di personaggi principali e complementari sono ben dettagliati e vari..
October 15, 2025
Gibson è il cyberpunk, c'è poco da fare.
L'atmosfera, l'utilizzo delle immagini, la capacità di coniare neologismi credibili e comprensibili... tutto orchestrato con maestria.
Un romanzo meno frenetico ed estremo di Neuromante ma piacevolissimo.
Cyberpunk
L'atmosfera, l'utilizzo delle immagini, la capacità di coniare neologismi credibili e comprensibili... tutto orchestrato con maestria.
Un romanzo meno frenetico ed estremo di Neuromante ma piacevolissimo.
Cyberpunk
May 15, 2019
Immagini e temi trattati interessanti, ma non porta realmente da nessuna parte. Mi aspetto molto di più da Neuromante che devo ancora leggere.
September 21, 2012
Cupo futuro nel lontano 2005 “…tutt’intorno si sentiva il frastuono del commercio serale, il rumore di carte da gioco, la voce di una donna: il tramonto rosa come vino, attraverso teli di plastica che sbattevano come vele in un vento che odorava di cibi fritti, fumo di legna, l’aroma dolce ed oleoso della canapa indiana”, solo ... (continua)
“…tutt’intorno si sentiva il frastuono del commercio serale, il rumore di carte da gioco, la voce di una donna: il tramonto rosa come vino, attraverso teli di plastica che sbattevano come vele in un vento che odorava di cibi fritti, fumo di legna, l’aroma dolce ed oleoso della canapa indiana”, solo una frase, per rendere l’idea di un libro che è soprattutto opera visiva, sensoriale, dove la trama è portata avanti attraverso gli odori, i rumori, i particolari.
Diciamo che è uno di quei libri che non piace di primo impatto. Ci vuole qualche capitolo per abituarsi all’atmosfera plumbea e desolata (ma neanche troppo, perché poi, leggendo bene tra le righe, appaiono continui guizzi di divertimento, e momenti di puro abbandono ai sogni).
In questo “lontano” 2005, c’è un mondo sopravvissuto alla distruzione, che si difende con le unghie e con i denti, e che ha spazio per più storie e più ambientazioni. C’è il Ponte, una grigia struttura di ferro, cartone e resti di antichi edifici, con un’umanità varia e disperata, ma anche libera e solidale. Ci sono le città, ultramoderne e pericolose, dove nessuno conosce il proprio vicino di casa. C’è il mondo dei messaggeri, ultimi cavalieri su quattro ruote che sfrecciano da un punto all’altro, recando pacchi e segreti. Ci sono le sette neocristiane, quelle che credono che Dio sia nel televisore e pregano, imparando a memoria i vecchi film; ci sono gli ariani; ci sono i seguaci dell’omosessuale Shapely, che con il suo sangue ha dato origine al vaccino che ha salvato l’umanità dall’Aids, per poi essere ucciso dai soliti fanatici e trasformarsi in un martire divino.
Sopra a tutte queste microsocietà si erge una sovrastruttura ancor più confusionaria: polizia corrotta, servizi di sicurezza privati molto più potenti della polizia, gli hackers, pirati venali ed opportunisti.
E in questo caleidoscopio, due protagonisti che non si dimenticano: Chevette, la giovane corriere senza passato e senza sogni, disillusa ma anche capace di amare e di pensare al bene degli altri; Skinner, il vecchio che vive sul Ponte, l’unico che ricordi la differenza tra il primo e il secondo mondo, e che sopravvive vendendo i ricordi di quello che fu.
Come ho detto, non un libro facile, però visivamente ricco, confuso, ma con una confusione che ammalia. Dovrebbe essere considerato fantascienza, ma con spruzzi di poesia qua e là, come se Gibson ne fosse pieno, e si intestardisse a scrivere del futuro, non riuscendo, sull’onda della frase, a trattenersi…
Ma anche la poesia è la poesia di un mondo cupo e violento: “rimase ad aspettare il suo turno, nell’aria che sapeva di caffè appena macinato”. Alla fine, se ne esce quasi storditi, spossati ,però non delusi.
“…tutt’intorno si sentiva il frastuono del commercio serale, il rumore di carte da gioco, la voce di una donna: il tramonto rosa come vino, attraverso teli di plastica che sbattevano come vele in un vento che odorava di cibi fritti, fumo di legna, l’aroma dolce ed oleoso della canapa indiana”, solo una frase, per rendere l’idea di un libro che è soprattutto opera visiva, sensoriale, dove la trama è portata avanti attraverso gli odori, i rumori, i particolari.
Diciamo che è uno di quei libri che non piace di primo impatto. Ci vuole qualche capitolo per abituarsi all’atmosfera plumbea e desolata (ma neanche troppo, perché poi, leggendo bene tra le righe, appaiono continui guizzi di divertimento, e momenti di puro abbandono ai sogni).
In questo “lontano” 2005, c’è un mondo sopravvissuto alla distruzione, che si difende con le unghie e con i denti, e che ha spazio per più storie e più ambientazioni. C’è il Ponte, una grigia struttura di ferro, cartone e resti di antichi edifici, con un’umanità varia e disperata, ma anche libera e solidale. Ci sono le città, ultramoderne e pericolose, dove nessuno conosce il proprio vicino di casa. C’è il mondo dei messaggeri, ultimi cavalieri su quattro ruote che sfrecciano da un punto all’altro, recando pacchi e segreti. Ci sono le sette neocristiane, quelle che credono che Dio sia nel televisore e pregano, imparando a memoria i vecchi film; ci sono gli ariani; ci sono i seguaci dell’omosessuale Shapely, che con il suo sangue ha dato origine al vaccino che ha salvato l’umanità dall’Aids, per poi essere ucciso dai soliti fanatici e trasformarsi in un martire divino.
Sopra a tutte queste microsocietà si erge una sovrastruttura ancor più confusionaria: polizia corrotta, servizi di sicurezza privati molto più potenti della polizia, gli hackers, pirati venali ed opportunisti.
E in questo caleidoscopio, due protagonisti che non si dimenticano: Chevette, la giovane corriere senza passato e senza sogni, disillusa ma anche capace di amare e di pensare al bene degli altri; Skinner, il vecchio che vive sul Ponte, l’unico che ricordi la differenza tra il primo e il secondo mondo, e che sopravvive vendendo i ricordi di quello che fu.
Come ho detto, non un libro facile, però visivamente ricco, confuso, ma con una confusione che ammalia. Dovrebbe essere considerato fantascienza, ma con spruzzi di poesia qua e là, come se Gibson ne fosse pieno, e si intestardisse a scrivere del futuro, non riuscendo, sull’onda della frase, a trattenersi…
Ma anche la poesia è la poesia di un mondo cupo e violento: “rimase ad aspettare il suo turno, nell’aria che sapeva di caffè appena macinato”. Alla fine, se ne esce quasi storditi, spossati ,però non delusi.
January 28, 2011
Quando si segue una collana, come in questo caso, si hanno principalmente due vie: si comprano tutti i numeri e poi si pesca tra i vari numeri di volta in volta cosa leggere, oppure si comperano solo i numeri che realmente interessano. In quest'ultimo caso si fa una scelta oculata in base alle proprie preferenze e tutto finisce bene. Nel primo caso ovviamente c'è il rischio di prendere un sacco di libri che poi effettivamente non hai mai tempo di leggere, ma se sei un vero collezionista non puoi farne a meno.
Ecco probabilmente il mio caso è il secondo e questo libro è stato comperato in quanto seriale della collana; stranamente sono riuscito anche a leggerlo, anche considerando il fatto che il genere cyberpunk non mi ha mai entusiasmato più di tanto.
In ogni caso, Luce virtuale è un romanzo di fantascienza cyberpunk di William Gibson pubblicato nel 1993. È il primo libro della cosiddetta Trilogia del ponte. Il termine "luce virtuale", ripreso nel titolo, è stato coniato dallo scienziato Stephen Beck per descrivere uno strumento che produce sensazioni ottiche senza l'impiego di fotoni.
La trama è presto scritta: San Francisco, anno 2005. Chevette Washington è una ciclista corriere in un mondo dominato dallo scambio virtuale di dati, si guadagna da vivere consegnando i beni e le informazioni secondo la "vecchia maniera", per proteggerli dagli hacker. Durante una consegna riesce ad impadronirsi dei suoi occhiali LV. Un particolare tipo di occhiali, in grado di ricreare una realtà virtuale nella corteccia visiva di chi li sta indossando. Chevette non sa che molte persone sono disposte a uccidere per averli. Chevette troverà un alleato in un ex poliziotto, la cui vita è stata distrutta da un attacco hacker; tuttavia la loro strada sarà disseminata da violenze, omicidi e ricatti.
Come dicevo il mondo cyberpunk non mi hai mai affascinato, e l'argomento dalla realtà virtuale, che in quegli anni era un argomento piuttosto all'avanguardia, riletto oggi sa un po' di stantio e vecchio, cosa che per me non dovrebbe mai succedere con un buon libro di fantascienza. La prosa in più non è stata fluida, e ho trovato affascinante solo il mondo che viene tratteggiato, specialmente quello del Ponte con interessanti trasformazioni culturali, politiche e religiose.
Direi per concludere che è un libro senza infamia e senza lode. Sinceramente non lo consiglierei neanche ai neofiti del genere, direi che possa essere destinato a chi desideri collezionare l'opera completa del Gibson.
Ecco probabilmente il mio caso è il secondo e questo libro è stato comperato in quanto seriale della collana; stranamente sono riuscito anche a leggerlo, anche considerando il fatto che il genere cyberpunk non mi ha mai entusiasmato più di tanto.
In ogni caso, Luce virtuale è un romanzo di fantascienza cyberpunk di William Gibson pubblicato nel 1993. È il primo libro della cosiddetta Trilogia del ponte. Il termine "luce virtuale", ripreso nel titolo, è stato coniato dallo scienziato Stephen Beck per descrivere uno strumento che produce sensazioni ottiche senza l'impiego di fotoni.
La trama è presto scritta: San Francisco, anno 2005. Chevette Washington è una ciclista corriere in un mondo dominato dallo scambio virtuale di dati, si guadagna da vivere consegnando i beni e le informazioni secondo la "vecchia maniera", per proteggerli dagli hacker. Durante una consegna riesce ad impadronirsi dei suoi occhiali LV. Un particolare tipo di occhiali, in grado di ricreare una realtà virtuale nella corteccia visiva di chi li sta indossando. Chevette non sa che molte persone sono disposte a uccidere per averli. Chevette troverà un alleato in un ex poliziotto, la cui vita è stata distrutta da un attacco hacker; tuttavia la loro strada sarà disseminata da violenze, omicidi e ricatti.
Come dicevo il mondo cyberpunk non mi hai mai affascinato, e l'argomento dalla realtà virtuale, che in quegli anni era un argomento piuttosto all'avanguardia, riletto oggi sa un po' di stantio e vecchio, cosa che per me non dovrebbe mai succedere con un buon libro di fantascienza. La prosa in più non è stata fluida, e ho trovato affascinante solo il mondo che viene tratteggiato, specialmente quello del Ponte con interessanti trasformazioni culturali, politiche e religiose.
Direi per concludere che è un libro senza infamia e senza lode. Sinceramente non lo consiglierei neanche ai neofiti del genere, direi che possa essere destinato a chi desideri collezionare l'opera completa del Gibson.
December 17, 2012
7/10
Storia piacevole anche se per certi versi inconcludente, e la scrittura qua e là traballa. Affascinante il mondo che viene tratteggiato, specialmente quello del Ponte.
Storia piacevole anche se per certi versi inconcludente, e la scrittura qua e là traballa. Affascinante il mondo che viene tratteggiato, specialmente quello del Ponte.
January 10, 2013
Forse il più debole della trilogia...
July 28, 2013
Primo romanzo della cosiddetta trilogia del Ponte. Il ponte in questione è il Golden Gate di San Francisco. La storia si dipana in modo abbastanza lineare, è decisamente leggibile e affascinante.
Displaying 1 - 10 of 10 reviews











