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To Build a Fire
"Day had broken cold and grey, exceedingly cold and grey, when the man turned aside from the main Yukon trail and climbed the high earth- bank, where a dim and little-travelled trail led eastward through the fat spruce timberland..."
A man alone on the Yukon Trail—save for his dog—is planning on meeting friends when the day turns for the worse and he encounters severe cold reaching 75 degrees below zero. His luck only goes downhill from there when he gets wet after falling through the snow. Now, his only hope of surviving is to build a fire, but his lack of supplies, the extreme elements and his own diminishing senses prove to be an impenetrable barrier to his existence.
First published in 1902, 'To Build a Fire' is one of Jack London's most beloved short stories. A heartbreaking tale set in the vast wintry landscape of the North, it endures as one of the greatest adventures ever written.
Jack London (1876-1916) was an American novelist, journalist, and social activist. A pioneer of commercial fiction and American magazines, he was one of the first American authors to become an international celebrity and earn a large fortune from writing. His most famous works include 'The Call of the Wild' (1903) and 'White Fang' (1906), as well as the short stories 'To Build a Fire' (1902), 'An Odyssey of the North' (1900), and 'Love of Life' (1905).
A man alone on the Yukon Trail—save for his dog—is planning on meeting friends when the day turns for the worse and he encounters severe cold reaching 75 degrees below zero. His luck only goes downhill from there when he gets wet after falling through the snow. Now, his only hope of surviving is to build a fire, but his lack of supplies, the extreme elements and his own diminishing senses prove to be an impenetrable barrier to his existence.
First published in 1902, 'To Build a Fire' is one of Jack London's most beloved short stories. A heartbreaking tale set in the vast wintry landscape of the North, it endures as one of the greatest adventures ever written.
Jack London (1876-1916) was an American novelist, journalist, and social activist. A pioneer of commercial fiction and American magazines, he was one of the first American authors to become an international celebrity and earn a large fortune from writing. His most famous works include 'The Call of the Wild' (1903) and 'White Fang' (1906), as well as the short stories 'To Build a Fire' (1902), 'An Odyssey of the North' (1900), and 'Love of Life' (1905).
32 pages, Paperback
First published May 29, 1902
About the author
Jack London
8,189 books8,103 followersJohn Griffith Chaney, better known as Jack London, was an American novelist, journalist and activist. A pioneer of commercial fiction and American magazines, he was one of the first American authors to become an international celebrity and earn a large fortune from writing. He was also an innovator in the genre that would later become known as science fiction.
London was part of the radical literary group "The Crowd" in San Francisco and a passionate advocate of animal rights, workers’ rights and socialism. London wrote several works dealing with these topics, such as his dystopian novel The Iron Heel, his non-fiction exposé The People of the Abyss, War of the Classes, and Before Adam.
His most famous works include The Call of the Wild and White Fang, both set in Alaska and the Yukon during the Klondike Gold Rush, as well as the short stories "To Build a Fire", "An Odyssey of the North", and "Love of Life". He also wrote about the South Pacific in stories such as "The Pearls of Parlay" and "The Heathen".
London was part of the radical literary group "The Crowd" in San Francisco and a passionate advocate of animal rights, workers’ rights and socialism. London wrote several works dealing with these topics, such as his dystopian novel The Iron Heel, his non-fiction exposé The People of the Abyss, War of the Classes, and Before Adam.
His most famous works include The Call of the Wild and White Fang, both set in Alaska and the Yukon during the Klondike Gold Rush, as well as the short stories "To Build a Fire", "An Odyssey of the North", and "Love of Life". He also wrote about the South Pacific in stories such as "The Pearls of Parlay" and "The Heathen".
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Displaying 1 - 30 of 38 reviews
June 3, 2019
Preparare un fuoco/Farsi un fuoco/Accendere un fuoco/Allestire un fuoco.
Diversi i titoli pubblicati in Italia del racconto ”To Build a Fire di cui Jack London redasse due versioni (con lo stesso tittolo).
La prima del 1902 e la seconda del 1908: apparentemente differenti solo per alcuni elementi tolti/aggiunti, in realtà, dimostrano come spostare le virgole faccia la differenza. *

E’ un giorno freddo e grigio quando un Uomo, solo, si lascia alle spalle la pista principale dello Yukon (a nord del Canada).
Fa molto freddo.
Nonostante un veterano gli abbia sconsigliato di mettersi in viaggio, l’Uomo s’incammina.
Deve raggiungere i suoi compagni -altri cercatori d’oro- alla miniera ma prima vuole vedere se in queste zone ci sono abbastanza alberi da legname così da poter tornare in primavera.
Così decide di fare un giro più largo.
L’Uomo s’inoltra affondando i piedi nel ghiaccio e sorride tra sé pensando ai consigli di quel veterano: certo fa freddo ma sta rispettando i tempi programmati, non c'è bisogno di preoccuparsi.
Poi non è proprio solo: alle sue spalle un cane: un lupo.
Non un vero e proprio compagno con cui scambiare due chiacchiere, certo! Però, una presenza obbediente.
Tutt’intorno un freddo inverosimile: meno sessantotto gradi!
…
Il racconto è così breve che diventa impossibile parlarne oltre.
Le riflessioni dopo questa lettura sono così tante da superare le pagine del racconto stesso.
Innanzitutto, mi chiedo: è così che vogliamo lasciar scorrere la nostra esistenza?
Subire, lasciar passare le ore, i giorni guardando solo la superficie delle cose?
Senza farsi domande sui significati profondi di quello che ci circonda?
London ci mette di fronte all'evidenza secondo la quale l’arroganza umana è sempre perdente se messa a confronto con l’ancestrale istinto animale.
Il racconto e breve ma, personalmente, ho dovuto fare una pausa nel leggerlo.
Incredibilmente questo mi è successo anche in questa rilettura e nonostante sapessi già l’evolversi della storia.
Il primo messaggio, esplicito, che ci colpisce come un secco schiaffo sul viso, è chiaro e limpido:
da soli perdiamo; siamo piccoli esseri fragili.
"Preparare un fuoco", per me, rappresenta la perfezione di un racconto:
quando la narrazione non necessita di grandi trame per farci riflettere sull'essenza di ciò che siamo.
”Ma tutto questo - la misteriosa, sterminata, filiforme pista, l'assenza del sole in cielo, il freddo spaventoso, e la stranezza, l'arcano dell'insieme - non aveva effetto sull'uomo. E non perché vi fosse ormai abituato. Era nuovo del posto, un chechaquo, e quello era il suo primo inverno. Il guaio è che era privo di immaginazione. Nelle cose della vita era sveglio, e sempre pronto, ma soltanto nelle cose, non nel loro significato.
* Esiste un’edizione italiana che raccoglie entrambi i racconti: https://www.ibs.it/preparare-fuoco-li...
Il racconto interpretato da Paolini:
https://www.youtube.com/watch?v=Nsqg9...["br"]>["br"]>["br"]>["br"]>["br"]>["br"]>["br"]>["br"]>["br"]>["br"]>["br"]>["br"]>["br"]>["br"]>["br"]>["br"]>["br"]>["br"]>["br"]>["br"]>["br"]>["br"]>["br"]>["br"]>["br"]>["br"]>["br"]>["br"]>["br"]>["br"]>["br"]>["br"]>["br"]>["br"]>["br"]>["br"]>["br"]>["br"]>["br"]>["br"]>["br"]>["br"]>["br"]>["br"]>["br"]>["br"]>["br"]>["br"]>
Diversi i titoli pubblicati in Italia del racconto ”To Build a Fire di cui Jack London redasse due versioni (con lo stesso tittolo).
La prima del 1902 e la seconda del 1908: apparentemente differenti solo per alcuni elementi tolti/aggiunti, in realtà, dimostrano come spostare le virgole faccia la differenza. *

E’ un giorno freddo e grigio quando un Uomo, solo, si lascia alle spalle la pista principale dello Yukon (a nord del Canada).
Fa molto freddo.
Nonostante un veterano gli abbia sconsigliato di mettersi in viaggio, l’Uomo s’incammina.
Deve raggiungere i suoi compagni -altri cercatori d’oro- alla miniera ma prima vuole vedere se in queste zone ci sono abbastanza alberi da legname così da poter tornare in primavera.
Così decide di fare un giro più largo.
L’Uomo s’inoltra affondando i piedi nel ghiaccio e sorride tra sé pensando ai consigli di quel veterano: certo fa freddo ma sta rispettando i tempi programmati, non c'è bisogno di preoccuparsi.
Poi non è proprio solo: alle sue spalle un cane: un lupo.
Non un vero e proprio compagno con cui scambiare due chiacchiere, certo! Però, una presenza obbediente.
Tutt’intorno un freddo inverosimile: meno sessantotto gradi!
…
Il racconto è così breve che diventa impossibile parlarne oltre.
Le riflessioni dopo questa lettura sono così tante da superare le pagine del racconto stesso.
Innanzitutto, mi chiedo: è così che vogliamo lasciar scorrere la nostra esistenza?
Subire, lasciar passare le ore, i giorni guardando solo la superficie delle cose?
Senza farsi domande sui significati profondi di quello che ci circonda?
London ci mette di fronte all'evidenza secondo la quale l’arroganza umana è sempre perdente se messa a confronto con l’ancestrale istinto animale.
Il racconto e breve ma, personalmente, ho dovuto fare una pausa nel leggerlo.
Incredibilmente questo mi è successo anche in questa rilettura e nonostante sapessi già l’evolversi della storia.
Il primo messaggio, esplicito, che ci colpisce come un secco schiaffo sul viso, è chiaro e limpido:
da soli perdiamo; siamo piccoli esseri fragili.
"Preparare un fuoco", per me, rappresenta la perfezione di un racconto:
quando la narrazione non necessita di grandi trame per farci riflettere sull'essenza di ciò che siamo.
”Ma tutto questo - la misteriosa, sterminata, filiforme pista, l'assenza del sole in cielo, il freddo spaventoso, e la stranezza, l'arcano dell'insieme - non aveva effetto sull'uomo. E non perché vi fosse ormai abituato. Era nuovo del posto, un chechaquo, e quello era il suo primo inverno. Il guaio è che era privo di immaginazione. Nelle cose della vita era sveglio, e sempre pronto, ma soltanto nelle cose, non nel loro significato.
* Esiste un’edizione italiana che raccoglie entrambi i racconti: https://www.ibs.it/preparare-fuoco-li...
Il racconto interpretato da Paolini:
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June 5, 2019
Klondike, alle rive del fiume Yukon, un uomo ed il "suo" cane stanno tornando al campo base. Fa un freddo inimmaginabile, siamo a molte decine di gradi sottozero. Le mani e i piedi incominciano a non dare più segni di vita, allora l'uomo decide di prepararsi per accendere un fuoco. Decisione cruciale per la sua vita, altrimenti capisce che il freddo non gli darebbe scampo. Così...
Il racconto, molto breve, ha per contro una intensità emotiva, data da una narrazione piena di rimandi all'essere interiore, umano ed animale. London cerca di sondare come l'uomo e il cane reagiscano ad un evento estremo. Per quanto riguarda l'uomo, London, prende da alcune delle sue esperienze passate nel Klondike e dove l'avidità dell'uomo del potere su tutto e tutti può costargli caro, invece per quanto riguarda le reazioni dell'animale, in questo caso: il cane, cerca di sondare l'animo animale, con una sensibilità non comune.
Il racconto, molto breve, ha per contro una intensità emotiva, data da una narrazione piena di rimandi all'essere interiore, umano ed animale. London cerca di sondare come l'uomo e il cane reagiscano ad un evento estremo. Per quanto riguarda l'uomo, London, prende da alcune delle sue esperienze passate nel Klondike e dove l'avidità dell'uomo del potere su tutto e tutti può costargli caro, invece per quanto riguarda le reazioni dell'animale, in questo caso: il cane, cerca di sondare l'animo animale, con una sensibilità non comune.
June 11, 2019
La sensazione che ho avuto leggendo questo racconto è stata di claustrofobia. Strano da provare nell'infinito e sterminato bianco che si estende a vista d'occhio. Eppure quel bianco nasconde un'apparente tranquillità, è infido, e l'uomo lo sa. Ma nonostante questo lo sfida, e si prende gioco di chi lo teme. Solo chi davvero conosce la natura, il cane che lo accompagna, perché di essa fa parte, sa che non si scherza. A temperature sotto zero così proibitive per l'uomo, ogni cosa può diventare difficile, e una distrazione può essere fatale.
L'idea di un uomo senza nome, che può essere chiunque, è interessante. London è un maestro nella descrizione della natura oltre ogni limite, in cui l'uomo sembra sempre fuori posto. E il climax di ansia che crea perfetto. L'uomo di fronte al pericolo, prima ha solo paura, poi va nel panico quando capisce che non può fare nulla, si dispera nonostante sia inutile. E la narrazione di quel gelo che pian piano avanza in un corpo prima pieno di calore e di sangue che scorre, avvolge anche il lettore, fino alla resa finale.
Forse é quel voler sempre andare fuori dai limiti che rende London speciale. Voler sempre mettere alla prova se stessi e poi sapere che c'è sempre qualcosa di più forte. L'uomo soccombe, anche Martin Eden soccombe, nonostante tutto.
L'idea di un uomo senza nome, che può essere chiunque, è interessante. London è un maestro nella descrizione della natura oltre ogni limite, in cui l'uomo sembra sempre fuori posto. E il climax di ansia che crea perfetto. L'uomo di fronte al pericolo, prima ha solo paura, poi va nel panico quando capisce che non può fare nulla, si dispera nonostante sia inutile. E la narrazione di quel gelo che pian piano avanza in un corpo prima pieno di calore e di sangue che scorre, avvolge anche il lettore, fino alla resa finale.
Forse é quel voler sempre andare fuori dai limiti che rende London speciale. Voler sempre mettere alla prova se stessi e poi sapere che c'è sempre qualcosa di più forte. L'uomo soccombe, anche Martin Eden soccombe, nonostante tutto.
June 16, 2019
«You were right, old hoss; you were right.»
Klondike, sul finire del 1800, all’epoca della corsa all’oro. Un uomo e il suo husky percorrono lo Yukon Trail diretti alla vecchia concessione, sulla diramazione sinistra dell’Henderson Creek. Il fiume è coperto da un metro di ghiaccio e sul ghiaccio, un metro di neve. Una distesa sconfinata di neve e macchie di abeti rossi. La pista è una sottile linea scura che serpeggia nel mare bianco.
Freddo, un freddo terribile. Si trovano ad ottocento chilometri a nord di Dyea e del Chilcoot Pass, cento chilometri a sud di Dawson. L’uomo conta di arrivare entro sera alla meta; si ferma a controllare il percorso, sputa e poi fa per riprendere la marcia. Lo sputo crepita e gela prima di toccare la neve. Senz’altro ci sono meno di cinquanta gradi sotto zero; forse sessanta, forse addirittura settanta …
«He remembered the advice of the old-timer on Sulphur Creek, and smiled. The old-timer had been very serious in laying down the law that non man must travel alone in the Klondike after fifty below.».
Klondike, sul finire del 1800, all’epoca della corsa all’oro. Un uomo e il suo husky percorrono lo Yukon Trail diretti alla vecchia concessione, sulla diramazione sinistra dell’Henderson Creek. Il fiume è coperto da un metro di ghiaccio e sul ghiaccio, un metro di neve. Una distesa sconfinata di neve e macchie di abeti rossi. La pista è una sottile linea scura che serpeggia nel mare bianco.
Freddo, un freddo terribile. Si trovano ad ottocento chilometri a nord di Dyea e del Chilcoot Pass, cento chilometri a sud di Dawson. L’uomo conta di arrivare entro sera alla meta; si ferma a controllare il percorso, sputa e poi fa per riprendere la marcia. Lo sputo crepita e gela prima di toccare la neve. Senz’altro ci sono meno di cinquanta gradi sotto zero; forse sessanta, forse addirittura settanta …
«He remembered the advice of the old-timer on Sulphur Creek, and smiled. The old-timer had been very serious in laying down the law that non man must travel alone in the Klondike after fifty below.».
June 27, 2019
Un giovane uomo arrogante affronta il freddo dello Yukon con leggerezza. Il suo sprezzo dei consigli di chi è più esperto e soprattutto della forza della natura sarà punito severamente.
Bellissima l'edizione Mattioli che comprende la prima versione del racconto (del 1902) e la seconda, con un approfondimento psicologico maggiore e un finale diverso.
Bellissima l'edizione Mattioli che comprende la prima versione del racconto (del 1902) e la seconda, con un approfondimento psicologico maggiore e un finale diverso.
December 21, 2020
Neve
Il racconto è magistrale nel descrivere l’evolversi dello stato d’animo del protagonista, dall'audace proposito alla supponenza alla corretta valutazione della situazione.
Tuttavia non l’ho trovato per niente di piacevole lettura, visto che assistere allo spettacolo dell’idiozia umana è cosa spiacevole. Mi consola l’immagine del cane che se ne va verso l’accampamento.
Il racconto è magistrale nel descrivere l’evolversi dello stato d’animo del protagonista, dall'audace proposito alla supponenza alla corretta valutazione della situazione.
Tuttavia non l’ho trovato per niente di piacevole lettura, visto che assistere allo spettacolo dell’idiozia umana è cosa spiacevole. Mi consola l’immagine del cane che se ne va verso l’accampamento.
August 17, 2017
Il pifferaio magico
Ogni volta che accenno a leggere una pagina di Jack London è come farsi rapire dalle note del pifferaio di Hamelin: non riesco ad evitare di seguirlo e farmi trascinare da lui ovunque voglia portarmi. Così, inesorabilmente, fino alla parola "fine".
Ogni volta che accenno a leggere una pagina di Jack London è come farsi rapire dalle note del pifferaio di Hamelin: non riesco ad evitare di seguirlo e farmi trascinare da lui ovunque voglia portarmi. Così, inesorabilmente, fino alla parola "fine".
June 1, 2019
Pur essendo un racconto che si legge in un'oretta, è una lettura densa, perché molto descrittiva. E, signori, ti fa sentire freddo anche se fuori ci sono 30°!
Forse non diventerà il mio racconto/romanzo preferito di London, ma l'autore dispiega qui tutte le sue capacità nel raccontare eventi minimi, che però hanno . Non si può non entrare in empatia col protagonista alle prese con la sua strada, con il fuoco e in ultimo col suo destino.
Forse non diventerà il mio racconto/romanzo preferito di London, ma l'autore dispiega qui tutte le sue capacità nel raccontare eventi minimi, che però hanno . Non si può non entrare in empatia col protagonista alle prese con la sua strada, con il fuoco e in ultimo col suo destino.
June 11, 2019
Io la penso così
Ragazzotto, robusto, con un background familiare da brivido, poco e male scolarizzato ma lettore accanito di quelli che allora non erano classici, London si butta sull’avventura (a quindici anni compra una barca con i soldi della zia e diventa il Principe dei pirati di ostriche) e a venti si lascia prendere dalla febbre dell’oro. Dall'ottobre ‘897 al giugno ‘898 si stabilisce nella regione del fiume Yukon, il Klondike e scopre la wildness del regno delle nevi. Appena tre anni dopo scrive la prima versione di “Preparare un fuoco”: un bel raccontino per adolescenti la cui morale è “ mai viaggiare da soli.
Nel 1910 il racconto viene pubblicato nella raccolta Lost Face (MacMillan, 1910) e non è più lo stesso. Che è successo?
L’incosciente avventuriero, Tom Vincent, che solo affronta il lungo viaggio, a 60 gradi sotto zero seguendo la pista lungo il fiume ghiacciato dove sta per lasciarci le penne, nel secondo racconto perde il nome e diventa l’Uomo e acquista un cane per compagno. È un husky, il cane lupo delle nevi, che “sa” per istinto: è un animale darwinamente adattato.
L’Uomo no: è fatto per i climi temperati e quando l’uomo affronta quelli estremi non può e né deve fare il titano, altrimenti detto spaccone. La natura per il titano Uomo è molto peggio di Giove.
La natura è matrigna indifferente. Forse solo indifferente o nemmeno questo: segue le leggi fisiche che esistono da prima della loro scoperta.
L’Uomo conosce alcuni trabocchetti che la natura gli prepara ma li prende sottogamba: i sessanta gradi sotto zero sono solo un freddo mai visto; per i ruscelli che non gelano mai e scorrono sotto un sottile strato di ghiaccio, trappola mortale, basta stare attenti alle crepe per scansarle. Per le mani le muffole e i piedi un paio di mocassini come dio comanda; in tasca una corteccia di betulla secca che si accenda alla prima scintilla dei fiammiferi, principio primo per preparare un fuoco; alla pari stanno le gallette con bella pancetta fritta, avvolte in un panno a contatto con la pelle per non gelare.
Il manuale del piccolo scout non è proprio il massimo a quelle temperature. Almeno l’Uomo fosse dotato di pensiero, di preveggenza. Ma quell’Uomo ne era assolutamente privo. Pareva strano pure al cane che lo seguiva rassegnato, perché sapeva che era tutto sbagliato quello che l’Uomo faceva. Non lo avvisava nemmeno anche perché tra i due non correva buon sangue. E poi accadde…
Potrebbe essere una operetta morale se London non fosse stato London. Sì, Darwin e le sue leggi, sì la social catena, si l’umiltà della riflessione sulla propria piccolezza…ma che scrittura. Che potenza di parole, essenziali: quelle e non altre: la morte che viene col gelo e finalmente i pensieri, i pensieri dell’Uomo che, grazie al torpore, vuole dare dignità all’esistenza che fugge.
L’angoscia prende piano piano l’Uomo ma in noi deflagra nel momento in cui, dopo essere affondato nell'acqua, gli cade l’intero pacco di fiammiferi nella neve. Noi sappiamo, come lo sa il cane, che cosa accadrà. Siamo lettori appassionati non titani.
January 17, 2024
Ottimo racconto. Si legge in mezz'oretta, a dire tanto, leggetevelo...
February 17, 2022
Racconto molto significativo, che in poche pagine descrive la lotta di un uomo per la sopravvivenza contro le forze avverse della natura. Con la sola compagnia di un cane, l’uomo percorre a piedi una pista da slitte completamente deserta. Molta strada lo separa dalla sua destinazione, ma il freddo si fa incredibilmente intenso e per non morire deve preparare un fuoco.
Bellissima la descrizione del profondo Nord.
5 stelle confermate a distanza di anni dalla prima lettura.
Bellissima la descrizione del profondo Nord.
5 stelle confermate a distanza di anni dalla prima lettura.
January 19, 2020
Un racconto perfetto in pochissime pagine, una descrizione mirabile della natura selvaggia, un congegno narrativo che tiene inchiodati alla pagina. Molteplici i significati che possiamo dargli, per me, quelli di assecondare e non sfidare la natura, ascoltare e imparare da chi ha più esperienza di noi, cooperare col gruppo e non essere troppo individualisti.
June 2, 2019
Letto oggi in meno di un'ora e mi è piaciuto, la trama non mi ispirava rispetto ad altri titoli proposti per un Gdl. Non poteva che essere un racconto, fosse stato più lungo sarebbe diventato probabilmente noioso. Le descrizioni dell'ambiente, delle azioni compiute dall'uomo e dei suoi pensieri in questo ambiente estremo mi sono sembrate un tutt'uno riuscito e la presenza del cane, testimone non solidale dell'uomo, che lo osserva e in un certo senso lo giudica.
June 16, 2019
Correre all'impazzata come una gallina decapitata.
Questa immagine conclusiva del racconto è stata come un pugno nello stomaco.
Dopo pagine angoscianti di immenso bianco soffocante e di freddo disumano vedere questa gallina decapitata che corre senza meta è proprio ciò che uno meno si aspetterebbe, è stato in qualche modo destabilizzante.
E cosa avrà pensato il cane osservando l'uomo correre come un folle per poi fermarsi, riflettere e arrendersi al proprio destino? Nulla può l'uomo contro la maestosità della natura, figuriamoci l'incoscienza di un giovane uomo che si crede più scaltro degli anziani che prima di lui hanno superato la medesima prova. Un breve racconto che racchiude in sé tutte le paure dell'animo umano, l'uomo e il cane sperduti nel nulla, accomunati dallo stesso destino eppure non vincolati da sentimenti affettivi ma solo dallo spirito di soppravvivenza.
Ho sempre evitato i ramanzi di avventura di London perché non credo che sopporterei le atrocità sugli animali che sicuramente fanno da sfondo alle sue storie, eppure questo breve racconto mi ha convinta a voler andare oltre.
E poi, almeno in questo caso, è andata bene al cane.
Questa immagine conclusiva del racconto è stata come un pugno nello stomaco.
Dopo pagine angoscianti di immenso bianco soffocante e di freddo disumano vedere questa gallina decapitata che corre senza meta è proprio ciò che uno meno si aspetterebbe, è stato in qualche modo destabilizzante.
E cosa avrà pensato il cane osservando l'uomo correre come un folle per poi fermarsi, riflettere e arrendersi al proprio destino? Nulla può l'uomo contro la maestosità della natura, figuriamoci l'incoscienza di un giovane uomo che si crede più scaltro degli anziani che prima di lui hanno superato la medesima prova. Un breve racconto che racchiude in sé tutte le paure dell'animo umano, l'uomo e il cane sperduti nel nulla, accomunati dallo stesso destino eppure non vincolati da sentimenti affettivi ma solo dallo spirito di soppravvivenza.
Ho sempre evitato i ramanzi di avventura di London perché non credo che sopporterei le atrocità sugli animali che sicuramente fanno da sfondo alle sue storie, eppure questo breve racconto mi ha convinta a voler andare oltre.
E poi, almeno in questo caso, è andata bene al cane.
June 16, 2019
Questo libro contiene due versioni dello stesso racconto pubblicate a distanza di qualche anno.
C'è un uomo solo ad affrontare i ghiacci dello Yukon, ma nella seconda stesura è seguito da un cane...
La prima versione sembra più un testo per ragazzi in quanto più semplice e lineare, anche a livello interpretativo.
La seconda invece presenta una complessità, una durezza e una brutalità decisamente maggiori. Sicuramente è centrale il rapporto conflittuale tra uomo e natura che qui si esprime nell'ottusità e arroganza del protagonista. Proprio in queste caratteristiche è racchiuso il vero limite dell'uomo; il protagonista viene sconfitto non perché non è adatto ad affrontare la situazione, ma per l'eccessivo individualismo di cui si fa vittima (sceglie di partire da solo nonostante gli è stato sconsigliato) e per la mancanza di empatia in chi è considerato inferiore. Fra l'uomo e il cane non c'è un rapporto di intimità; l'uomo non prende minimamente in considerazione il punto di vista dell'animale, non vede nel suo istinto una forma di saggezza ma prova solo invidia per il suo manto. La differenza che c'è nei due non sta nella quantità di peli di cui ciascuno è più o meno provvisto, ma nel fatto che l'animale conosce i suoi limiti e si salva grazie a questa conoscenza; l'uomo che invece ha la capacità di superare i propri limiti non può riuscirci se affronta la natura con superiorità e disprezzo. Il rapporto fra il cane e l'uomo introduce un altro tema fondamentale del racconto ovvero lo sfruttamento dell'uomo sugli altri esseri viventi e sui suoi simili. Lo "schiavo da fatica" diventa spendibile e sacrificabile fino alla morte per tutelare gli interessi individuali dell'uomo.
C'è una grande potenza visiva in questo racconto e ho trovato stupendo il modo in cui viene reso il punto di vista del cane.
Bellissimo dal punto di vista letterario, costituisce una grande fonte di riflessioni.
C'è un uomo solo ad affrontare i ghiacci dello Yukon, ma nella seconda stesura è seguito da un cane...
La prima versione sembra più un testo per ragazzi in quanto più semplice e lineare, anche a livello interpretativo.
La seconda invece presenta una complessità, una durezza e una brutalità decisamente maggiori. Sicuramente è centrale il rapporto conflittuale tra uomo e natura che qui si esprime nell'ottusità e arroganza del protagonista. Proprio in queste caratteristiche è racchiuso il vero limite dell'uomo; il protagonista viene sconfitto non perché non è adatto ad affrontare la situazione, ma per l'eccessivo individualismo di cui si fa vittima (sceglie di partire da solo nonostante gli è stato sconsigliato) e per la mancanza di empatia in chi è considerato inferiore. Fra l'uomo e il cane non c'è un rapporto di intimità; l'uomo non prende minimamente in considerazione il punto di vista dell'animale, non vede nel suo istinto una forma di saggezza ma prova solo invidia per il suo manto. La differenza che c'è nei due non sta nella quantità di peli di cui ciascuno è più o meno provvisto, ma nel fatto che l'animale conosce i suoi limiti e si salva grazie a questa conoscenza; l'uomo che invece ha la capacità di superare i propri limiti non può riuscirci se affronta la natura con superiorità e disprezzo. Il rapporto fra il cane e l'uomo introduce un altro tema fondamentale del racconto ovvero lo sfruttamento dell'uomo sugli altri esseri viventi e sui suoi simili. Lo "schiavo da fatica" diventa spendibile e sacrificabile fino alla morte per tutelare gli interessi individuali dell'uomo.
C'è una grande potenza visiva in questo racconto e ho trovato stupendo il modo in cui viene reso il punto di vista del cane.
Bellissimo dal punto di vista letterario, costituisce una grande fonte di riflessioni.
December 5, 2020
Alzi la mano chi non ha mai sentito parlare di Jack London. Quanti di noi hanno sognato o si sono persi tra le avventurose pagine dei suoi libri? London non è uno scrittore “facile”, perché la sua vita non lo è stata. La sua esistenza è stata un continuo susseguirsi di dolori, tormenti e fatiche, nell’affannata ricerca di qualcosa che alla fine non ha mai veramente trovato. Il suo stile crudo e tagliente può lasciare talvolta il lettore sbigottito, ma d’altronde Jack non vuole rassicurarci. London non ci regala false illusioni o ipocrite speranze. Egli ci mostra la realtà senza fronzoli e, come ci spiega Riccardo Mainetti nella postfazione del racconto, vuole darci un importante monito. Ci vuole mettere in guardia dall’egoismo e dalla cattiveria umana, dalla superficialità e dall’individualismo che spesso e volentieri accompagnano le nostre azioni, perché potrebbero costarci molto caro. Se ci trovassimo da soli nella gelida regione del Klondike, nel Canada nord-occidentale, al confine con l’Alaska, potremmo non avere più a nostra disposizione un’altra preziosa possibilità. L’uomo non è un essere onnipotente e alle volte seguire i consigli da chi ne sa più di noi, potrebbe, non solo farci guadagnare molto in saggezza, ma anche salvarci la vita. London ci incoraggia a rispettare la natura e gli animali. Questi ultimi sono molto più saggi degli umani, perché sono guidati dall’istinto e dalla voce primordiale che dimora dentro di loro. Anche gli umani possiedono quella voce, ma con il tempo, per convenienza e comodità, hanno imparato a soffocarla o a ignorarla. Il finale del racconto ci farà molto riflettere sull’importanza di accendere un fuoco in una gelida foresta del Klondike; e forse, come me, odierete anche voi lo spietato protagonista, per i suoi pensieri e per le sue azioni. Oggigiorno siamo abituati alle comodità e alla tecnologia e tendiamo a dare tutto per scontato. E se la nostra vita dipendesse proprio da un semplice fuoco?
June 12, 2019
Questo volumetto raccoglie le due versioni del medesimo racconto.
La prima è, se volgiamo, più banale: il protagonista ha un nome, è uno specifico avventuriero che crede di poter sempre dominare gli eventi, non c'è nessun cane e questo fa una bella differenza. Esiste anche una versione del 1908 (non presente nel libro) in cui il protagonista ha un nome leggermente diverso (cambia il cognome), qualche differenza e nessun cane: mi sembra che sia abbastanza simile alla prima versione.
L'ultima versione (1910) è quella in cui maggiormente London riesce a raggiungere l'universalità e diventa più facile immedesimarsi: un uomo (nessuno nome che lo identifichi) e un cane (con un rapporto esclusivamente strumentale tra i due) che affrontano una difficoltà che può essere fatale a entrambi se ci si trova a quasi 70 gradi sotto zero.
Non mi è piaciuta la postfazione: ho trovato le interpretazioni dell'autore del saggio, basate sulle intenzioni inconsce di London, poco convincenti; ho studiato l'inconscio e si suoi annessi e neanche in una seduta di psicoterapia si fanno interpretazioni senza alcun fondamento solo tirando in ballo l'inconscio (sarebbe una proiezione): mi sembra che l'autore voglia solo trovare una giustificazione a quelle che sono le sue idee. Sarebbe stato più interessante se avesse supportato le sue convinzioni facendo riferimento ad altri scritti di London (racconti, saggi, articoli, lettere, interviste); non sono comunque un critico letterario e quindi non so se una tale operazione è legittima, in ogni caso a me non ha convinto.
La prima è, se volgiamo, più banale: il protagonista ha un nome, è uno specifico avventuriero che crede di poter sempre dominare gli eventi, non c'è nessun cane e questo fa una bella differenza. Esiste anche una versione del 1908 (non presente nel libro) in cui il protagonista ha un nome leggermente diverso (cambia il cognome), qualche differenza e nessun cane: mi sembra che sia abbastanza simile alla prima versione.
L'ultima versione (1910) è quella in cui maggiormente London riesce a raggiungere l'universalità e diventa più facile immedesimarsi: un uomo (nessuno nome che lo identifichi) e un cane (con un rapporto esclusivamente strumentale tra i due) che affrontano una difficoltà che può essere fatale a entrambi se ci si trova a quasi 70 gradi sotto zero.
Non mi è piaciuta la postfazione: ho trovato le interpretazioni dell'autore del saggio, basate sulle intenzioni inconsce di London, poco convincenti; ho studiato l'inconscio e si suoi annessi e neanche in una seduta di psicoterapia si fanno interpretazioni senza alcun fondamento solo tirando in ballo l'inconscio (sarebbe una proiezione): mi sembra che l'autore voglia solo trovare una giustificazione a quelle che sono le sue idee. Sarebbe stato più interessante se avesse supportato le sue convinzioni facendo riferimento ad altri scritti di London (racconti, saggi, articoli, lettere, interviste); non sono comunque un critico letterario e quindi non so se una tale operazione è legittima, in ogni caso a me non ha convinto.
June 1, 2019
La presunta onnipotenza dell'uomo messa in discussione da una natura che non esita certo a rammentarle la vanità dei suoi fondamenti. Forse non uno dei migliori racconti di Lobfon, ma comunque piacevole leggere nel suo crescendo drammatico.
September 15, 2021
Un uomo e un cane si spostano tra le nevi del Klondike, combattendo una battaglia senza scampo contro il gelo che li stringe in una morsa. Poche pagine che bastano per caricarci di angoscia, fino alla conclusione tragica ma ineluttabile.
Il tema è uno dei più cari a London: l'arroganza dell'uomo dinanzi all'immensità della natura, che non è matrigna come sosteneva Leopardi ma piuttosto maestosamente indifferente.
Non è un caso se a salvarsi sarà il cane, fin da subito molto più umile e conscio dei suoi limiti di fronte alla grandiosità delle forze in gioco.
Lo stile è apparentemente semplice ma in realtà minuziosamente rifinito, con un tono che oscilla tra il concitato e il fatalista.
Peccato che i racconti e in particolare quelli così brevi non riescano mai ad appassionarmi davvero, in questo caso poi anche trama e ambientazione non sono nelle mie corde; un buon racconto, ma che non lascerà il segno.
Il tema è uno dei più cari a London: l'arroganza dell'uomo dinanzi all'immensità della natura, che non è matrigna come sosteneva Leopardi ma piuttosto maestosamente indifferente.
Non è un caso se a salvarsi sarà il cane, fin da subito molto più umile e conscio dei suoi limiti di fronte alla grandiosità delle forze in gioco.
Lo stile è apparentemente semplice ma in realtà minuziosamente rifinito, con un tono che oscilla tra il concitato e il fatalista.
Peccato che i racconti e in particolare quelli così brevi non riescano mai ad appassionarmi davvero, in questo caso poi anche trama e ambientazione non sono nelle mie corde; un buon racconto, ma che non lascerà il segno.
January 12, 2016
Un piccolo capolavoro. Splendido titolo per Mattioli, con la chicca delle due versioni che formano un quadro non solo della scrittura di London ma anche del cambio prospettico seguito allo svolgersi del tempo, delle esperienze, delle convinzioni. Da Tom Vincent il protagonista diventa anonimo; ed è tale perché siamo noi.
December 8, 2024
Jack London è un autore noto per i suoi racconti ambientati nel selvaggio Nord, e "Accendere un fuoco" e "Il silenzio bianco" sono due tra le sue opere più celebri che esplorano tematiche di sopravvivenza in ambienti estremamente ostili. La lettura ad oggi comunque risente parecchio del secolo passato da quando furono stati scritti.
"Accendere un fuoco" è probabilmente il racconto più famoso, che descrive la lotta di un uomo contro le temperature estremamente basse dell'Alaska. La narrazione è un intenso studio sulla vulnerabilità umana di fronte alla natura brutale. Il protagonista, un uomo solitario, viaggia in un ambiente glaciale dove la temperatura è ben sotto lo zero. L'importanza del fuoco come unica fonte di sopravvivenza è centrale nel racconto, che diventa una metafora della fragilità umana contro le forze naturali.
"Il silenzio bianco" condivide temi simili, concentrandosi ancora una volta sull'isolamento e la lotta per la sopravvivenza in ambienti artici. London riesce a trasmettere un senso di immensità e indifferenza della natura, dove l'uomo è solo un minuscolo elemento.
Entrambi i racconti sono caratterizzati da:
Descrizioni naturalistiche estremamente precise
Tensione psicologica
Riflessioni sulla condizione umana
Realismo brutale
Forte impatto emotivo
London dimostra una capacità straordinaria di descrivere la lotta dell'uomo contro ambienti estremi, usando la natura come specchio delle dinamiche psicologiche e delle capacità di resistenza umane, ma la scrittura risente parecchio del tempo passato. Ho trovato comunque il primo racconto decisamente migliore del secondo.
"Accendere un fuoco" è probabilmente il racconto più famoso, che descrive la lotta di un uomo contro le temperature estremamente basse dell'Alaska. La narrazione è un intenso studio sulla vulnerabilità umana di fronte alla natura brutale. Il protagonista, un uomo solitario, viaggia in un ambiente glaciale dove la temperatura è ben sotto lo zero. L'importanza del fuoco come unica fonte di sopravvivenza è centrale nel racconto, che diventa una metafora della fragilità umana contro le forze naturali.
"Il silenzio bianco" condivide temi simili, concentrandosi ancora una volta sull'isolamento e la lotta per la sopravvivenza in ambienti artici. London riesce a trasmettere un senso di immensità e indifferenza della natura, dove l'uomo è solo un minuscolo elemento.
Entrambi i racconti sono caratterizzati da:
Descrizioni naturalistiche estremamente precise
Tensione psicologica
Riflessioni sulla condizione umana
Realismo brutale
Forte impatto emotivo
London dimostra una capacità straordinaria di descrivere la lotta dell'uomo contro ambienti estremi, usando la natura come specchio delle dinamiche psicologiche e delle capacità di resistenza umane, ma la scrittura risente parecchio del tempo passato. Ho trovato comunque il primo racconto decisamente migliore del secondo.
November 3, 2024
super angosciante
io amo queste ambientazioni poi, una chicca per me
io amo queste ambientazioni poi, una chicca per me
September 28, 2012
Klondike, pieno inverno, nove di mattina. Un uomo segue un sentiero che costeggia e in parte si sovrappone al corso gelato del fiume Yukon. Sul sentiero fa freddo, molto freddo (esattamente quanto freddo lo vedremo fra poco). Ma il problema dell’uomo non è questo. “Il problema era la sua totale mancanza di immaginazione. Era pronto e sveglio nel fare le cose della vita, ma non nel coglierne i significati”. Mastica tabacco nonostante il gelo, incurante del fatto che gli sputi si condensino sulla sua barba: un dettaglio tanto disgustoso da essere più che eloquente. L’uomo ha un husky, ma fra i due non c’è alcun affetto. Perché l’uomo evidentemente è un solitario; uno a cui piace farcela da solo. Anche in questo caso, nonostante il suggerimento di quel vecchio di Sulphur Creek: mai viaggiare soli con temperature così basse.
Quando le cose si mettono male, l’uomo pensa perfino di sventrare il cane per farne uno scaldamuscoli. Peccato che a quel punto le sue mani siano già congelate. Non stupisce che faccia quella fine. E non stupisce che una persona così priva d’immaginazione abbia bisogno di scoprire a proprie spese che to build a fire, per accendere un fuoco, specialmente a -75°F, c’è bisogno degli altri.
Moriamo da soli. Ma non viviamo soli. Il vecchio di Sulphur Creek aveva ragione. Quando il protagonista muore, tuttavia, il cane lo abbandona senza voltarsi.
E nessuno ricorderà il suo nome.
Testo originale:
Prima versione, 29 maggio 1902:
http://www.jacklondons.net/olderbuild...
Seconda versione, agosto 1908:
http://www.jacklondons.net/buildafire...
Settantacinque sfumature di neve
Alcune recensioni mi avevano insinuato il dubbio che questa traduzione fosse poco fedele, timore che si è rivelato fondato ad una rapida verifica (viva il free domain). Ora, passi che un’edizione per l’infanzia apporti alcune modifiche e magari allunghi il brodo per i più piccoli; sebbene questo sia già un crimine nei confronti di una prosa asciutta ed esatta come quella di London (e infatti il testo ne risente). Ma c'è un dettaglio tanto piccolo quanto fondamentale per l’intero significato del racconto.
Questo adattamento parla di “venticinque gradi sotto zero”. Naturalmente, il lettore italiano è portato a pensare che si tratti di gradi Celsius. E, se ne ha avuto esperienza, a ricordare che -25°C non producono certo i drastici effetti descritti dal racconto. Il quale, infatti, parla di settantacinque gradi sotto zero. Dal testo è chiaro che si tratta di gradi Fahrenheit: “It was seventy-five below zero. Since the freezing-point is thirty-two above zero, it meant that one hundred and seven degrees of frost obtained” (questo brano non è tradotto). Dal momento che il freddo è forse il vero protagonista del racconto, questo piccolo dettaglio mi pare tutt’altro che prescindibile.
Actes Sud, ovvero le colpe dei francesi
Questa edizione, così come Auggie Wren di Auster nella stessa collana della Motta Junior, era stata pubblicata in origine da Actes Sud. Quindi è probabile che la traduzione creativa sia colpa dell’editore francese e non di quello italiano.
Tuttavia non me la sento di concedere i pieni voti, che riservo ai capolavori. Temo che questo sia dovuto alla traduzione. A cui devo affibbiare un meno settantacinque.
Ad ogni modo menzione speciale per l'ottimo lavoro dell'illustratrice francese, Nathaël Vogel.
p.s.: sono l'unico a cui To Build a Fire ha ricordato The Old Man and the Sea?
Quando le cose si mettono male, l’uomo pensa perfino di sventrare il cane per farne uno scaldamuscoli. Peccato che a quel punto le sue mani siano già congelate. Non stupisce che faccia quella fine. E non stupisce che una persona così priva d’immaginazione abbia bisogno di scoprire a proprie spese che to build a fire, per accendere un fuoco, specialmente a -75°F, c’è bisogno degli altri.
Moriamo da soli. Ma non viviamo soli. Il vecchio di Sulphur Creek aveva ragione. Quando il protagonista muore, tuttavia, il cane lo abbandona senza voltarsi.
E nessuno ricorderà il suo nome.
Testo originale:
Prima versione, 29 maggio 1902:
http://www.jacklondons.net/olderbuild...
Seconda versione, agosto 1908:
http://www.jacklondons.net/buildafire...
Settantacinque sfumature di neve
Alcune recensioni mi avevano insinuato il dubbio che questa traduzione fosse poco fedele, timore che si è rivelato fondato ad una rapida verifica (viva il free domain). Ora, passi che un’edizione per l’infanzia apporti alcune modifiche e magari allunghi il brodo per i più piccoli; sebbene questo sia già un crimine nei confronti di una prosa asciutta ed esatta come quella di London (e infatti il testo ne risente). Ma c'è un dettaglio tanto piccolo quanto fondamentale per l’intero significato del racconto.
Questo adattamento parla di “venticinque gradi sotto zero”. Naturalmente, il lettore italiano è portato a pensare che si tratti di gradi Celsius. E, se ne ha avuto esperienza, a ricordare che -25°C non producono certo i drastici effetti descritti dal racconto. Il quale, infatti, parla di settantacinque gradi sotto zero. Dal testo è chiaro che si tratta di gradi Fahrenheit: “It was seventy-five below zero. Since the freezing-point is thirty-two above zero, it meant that one hundred and seven degrees of frost obtained” (questo brano non è tradotto). Dal momento che il freddo è forse il vero protagonista del racconto, questo piccolo dettaglio mi pare tutt’altro che prescindibile.
Actes Sud, ovvero le colpe dei francesi
Questa edizione, così come Auggie Wren di Auster nella stessa collana della Motta Junior, era stata pubblicata in origine da Actes Sud. Quindi è probabile che la traduzione creativa sia colpa dell’editore francese e non di quello italiano.
Tuttavia non me la sento di concedere i pieni voti, che riservo ai capolavori. Temo che questo sia dovuto alla traduzione. A cui devo affibbiare un meno settantacinque.
Ad ogni modo menzione speciale per l'ottimo lavoro dell'illustratrice francese, Nathaël Vogel.
p.s.: sono l'unico a cui To Build a Fire ha ricordato The Old Man and the Sea?
January 23, 2017
Per la prima volta in un testo, non fumetto, ho alzato gli occhi e tutto il capo nello spazio della storia, per guardare le fronde di un albero tra gli alberi. Notevole perchè la cinematografia, mezzo moderno che fa "viaggiare" gli spettatori con sè, non richiede nemmeno lo sforzo di far roteare gli occhi per seguire un oggetto in movimento, e mai ci coinvolge al punto da percepire un oggetto sulla nostra testa. Credo ne sia incapace per forza, le immagini che mostra possono solo sfilare davanti ai nostri occhi e alla nostra persona.
Bene
Bene
March 24, 2022
Secondo me uno dei racconti più belli in assoluto. Drammatico eppure intriso di un lirismo che bene restituisce l'imperturbabile e ineffabile crudeltà della natura. Una meraviglia che rimane dentro e ti cambia, ti matura, ti migliora.
Già che ci sono, ecco altri racconti che secondo me meritano di stare lassù, nell'empireo: "I Sicari" di Hemingway, "The Swimmer" di John Cheever, "Nella Colonia Penale" di Kafka. Poi oh, ce ne saranno anche di migliori, ma a me piacciono questi...
Già che ci sono, ecco altri racconti che secondo me meritano di stare lassù, nell'empireo: "I Sicari" di Hemingway, "The Swimmer" di John Cheever, "Nella Colonia Penale" di Kafka. Poi oh, ce ne saranno anche di migliori, ma a me piacciono questi...
June 28, 2022
vorrei classificarlo come horror perché è veramente terrificante
March 13, 2025
In questo brevissimo racconto che si legge in meno di mezz’ora c’è un protagonista, del quale non viene mai menzionato il nome, che, ad inizio novecento si trova in quella porzione di mondo dove una moltitudine di altri uomini tenta la fortuna, sfidando condizioni avverse, in cerca dell’oro.
Siamo nell’Alaska selvaggia ed incontaminata.
Quest’uomo si mette in viaggio, per raggiungere un gruppo di compagni che già stazionano in un campo base.
Incurante del consiglio del vecchio di Sulphur, che lo avverte, le condizioni meteo sono sfavorevoli, e senza un compagno di viaggio e’ imprudente mettersi in cammino.
Ma quest’uomo lo ascolta senza dare peso ai suoi consigli. Già pensando a quando, di ritorno a casa, racconterà le sue avventure.
Salvo poi riconoscere quanto avesse ragione, solo quando ormai non c’è più nulla da fare.
Il tentativo di accendere un fuoco, i piedi che si congelano, il freddo, pensare di sacrificare il cane suo compagno di viaggio per poter avere un po’ più di caldo.
Un racconto breve ma che e’ riuscito a farmi immedesimare nelle condizioni disperate di quest’uomo tanto da farmi provare anche un po’ d’angoscia.
Un racconto che trasmette un messaggio ed un monito, un’avvertenza a non pensare di essere sempre nel giusto, sopratutto di fronte a chi ha più esperienza e cerca di consigliare al meglio, perché questa superficialità potrebbe essere fatale.
Nonostante l’ambientazione ed il contesto lontani anni luce dalla società contemporanea il messaggio dell’autore è invece ancora molto moderno ed attuale.
Siamo nell’Alaska selvaggia ed incontaminata.
Quest’uomo si mette in viaggio, per raggiungere un gruppo di compagni che già stazionano in un campo base.
Incurante del consiglio del vecchio di Sulphur, che lo avverte, le condizioni meteo sono sfavorevoli, e senza un compagno di viaggio e’ imprudente mettersi in cammino.
Ma quest’uomo lo ascolta senza dare peso ai suoi consigli. Già pensando a quando, di ritorno a casa, racconterà le sue avventure.
Salvo poi riconoscere quanto avesse ragione, solo quando ormai non c’è più nulla da fare.
Il tentativo di accendere un fuoco, i piedi che si congelano, il freddo, pensare di sacrificare il cane suo compagno di viaggio per poter avere un po’ più di caldo.
Un racconto breve ma che e’ riuscito a farmi immedesimare nelle condizioni disperate di quest’uomo tanto da farmi provare anche un po’ d’angoscia.
Un racconto che trasmette un messaggio ed un monito, un’avvertenza a non pensare di essere sempre nel giusto, sopratutto di fronte a chi ha più esperienza e cerca di consigliare al meglio, perché questa superficialità potrebbe essere fatale.
Nonostante l’ambientazione ed il contesto lontani anni luce dalla società contemporanea il messaggio dell’autore è invece ancora molto moderno ed attuale.
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June 25, 2022
I racconti sono intensi nella loro brevità. Descrivono situazioni al limite in una natura fredda e brutale, che non lascia spazio all'umanità.
London mostra quanto il singolo uomo sia piccolo e indifeso, il minimo errore in questo suo mondo si paga senza scampo.
Letto in un'altra edizione (non c'è su Goodreads) dove è presente anche il racconto "Il silenzio bianco"
https://www.lafeltrinelli.it/accender...
London mostra quanto il singolo uomo sia piccolo e indifeso, il minimo errore in questo suo mondo si paga senza scampo.
Letto in un'altra edizione (non c'è su Goodreads) dove è presente anche il racconto "Il silenzio bianco"
https://www.lafeltrinelli.it/accender...
January 7, 2024
L' uomo civilizzato pensa di cavarsela dall estrema rigidita' dell' inverno accendendo un fuoco. Ma la natura è imprevedibile. L' arroganza dell' uomo è contrapposta all' istinto e la saggezza naturale del cane, l' altra figura del racconto. A differenza dell' animale l' uomo non ha imparato il rispetto di ciò che lo circonda e gli è estraneo. Suggerisce London che la volontà di dominio a distruggere l' equilibrio con il mondo circostante.
February 14, 2026
Un racconto. Bella edizione con molti disegni suggestivi.
Racconta di un giorno in cui un uomo percorre un sentiero in un clima a meno 20 gradi circa. Si bagna e muore assiderato. Invita a riflettere sul fatto di non fare troppo i gradassi quando si sfida la natura
Racconta di un giorno in cui un uomo percorre un sentiero in un clima a meno 20 gradi circa. Si bagna e muore assiderato. Invita a riflettere sul fatto di non fare troppo i gradassi quando si sfida la natura
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