What do you think?


La trilogie Fabio Montale #1
Total Chaos
Ugo, Manu, and Fabio grew up together on the mean streets of Marseilles, where friendship means everything. They promised to stay true to one another and swore that nothing would break their bond. But people and circumstances change. Ugo and Manu have been drawn into the criminal underworld of Europe's toughest, most violent and vibrant city. When Manu is murdered and Ugo returns from abroad to avenge his friend's death, only to be killed himself, it is left to the third in this trio, Detective Fabio Montale, to ensure justice is done. Despite warnings from both his colleagues in law enforcement and his acquaintances in the underworld, Montale cannot forget the promise he once made Manu and Ugo. He's going to find their killer even if it means going too far.
In Izzo's novels, Marseilles is explosive, tragic, breathtakingly beautiful and deadly. Asked to explain the astounding success of his now legendary Marseilles triology, Izzo credits his beloved native city: "Essentially, I think I have been rewarded for having depicted the real beauty of Marseilles, its gusto, its passion for life, and the ability of its inhabitants to drink life down to the last drop." Fabio Montale is the perfect protagonist in this city of melancholy beauty. A disenchanted cop with an inimitable talent for living who turns his back on a police force marred by corruption and racism and, in the name of friendship, takes the fight against the mafia into his own hands.
In Izzo's novels, Marseilles is explosive, tragic, breathtakingly beautiful and deadly. Asked to explain the astounding success of his now legendary Marseilles triology, Izzo credits his beloved native city: "Essentially, I think I have been rewarded for having depicted the real beauty of Marseilles, its gusto, its passion for life, and the ability of its inhabitants to drink life down to the last drop." Fabio Montale is the perfect protagonist in this city of melancholy beauty. A disenchanted cop with an inimitable talent for living who turns his back on a police force marred by corruption and racism and, in the name of friendship, takes the fight against the mafia into his own hands.
256 pages, Paperback
First published January 1, 1995
About the author
Jean-Claude Izzo
28 books178 followersJean-Claude Izzo was a French poet, playwright, screenwriter, and novelist who achieved sudden fame in the mid-1990s with the publication of his three noir novels, Total Chaos (Total Khéops), Chourmo, and Solea: widely known as the Marseilles Trilogy. They feature, as protagonist, ex-cop Fabio Montale, and are set in the author's native city of Marseille. All have been translated into English by Howard Curtis.
Jean-Claude Izzo's father was an Italian immigrant and his maternal grandfather was a Spanish immigrant. He excelled in school and spent much of his time at his desk writing stories and poems. But because of his “immigrant” status, he was forced into a technical school where he was taught how to operate a lathe.
In 1963, he began work in a bookstore. He also actively campaigned on behalf of Pax Christi, a Catholic peace movement. Then, in 1964, he was called up for military duty in Toulon and Djibouti. He then worked for the military newspaper as a photograph and journalist.
Jean-Claude Izzo's father was an Italian immigrant and his maternal grandfather was a Spanish immigrant. He excelled in school and spent much of his time at his desk writing stories and poems. But because of his “immigrant” status, he was forced into a technical school where he was taught how to operate a lathe.
In 1963, he began work in a bookstore. He also actively campaigned on behalf of Pax Christi, a Catholic peace movement. Then, in 1964, he was called up for military duty in Toulon and Djibouti. He then worked for the military newspaper as a photograph and journalist.
Ratings & Reviews
Friends & Following
Create a free account to discover what your friends think of this book!
Community Reviews
Displaying 1 - 30 of 98 reviews
December 21, 2018
TENTARE DI CAPIRE COS’ERA LA VITA

Richard Bohringer è Fabio Montale e Marie Trintignan è Lole in “Total Kheops” di Alain Bévérini, 2002.
La storia che leggerete è totalmente immaginaria. La formula è nota. Ma non è inutile ripeterla. A parte gli eventi pubblici, riportati dalla stampa, i fatti narrati e i personaggi non sono mai esistiti. Neppure il narratore. Solo la città è veramente reale. Marsiglia. E tutti coloro che ci abitano. Con quella passione che è solo loro. Questa storia è la loro storia. Echi e reminiscenze.
Così recita la nota dell’Autore che anticipa il romanzo.
Romanzo che inizia la trilogia di Marsiglia, nel suo insieme il capolavoro di Jean-Claude Izzo.

È vero, come dice il suo editore italiano che lo ha pubblicato non solo nel nostro paese ma anche in lingua inglese, che:
In origine c’è la Bibbia, il primo libro nato sulle rive del Mar Mediterraneo, la prima grande raccolta di storie di crimini e violenze. Fin dal suo inizio, con l’omicidio di Abele da parte di Caino, il Libro dei libri dice che la storia di questo mare, di questo spazio, si sviluppa sotto il segno della violenza. Violenza fratricida, sopraffazione, saccheggio. Il crimine esiste, i suoi motivi sono tanti e risiedono nell’animo dell’uomo. S’inizia subito con un omicidio, ne seguiranno tanti, la storia del Mediterraneo è nera, come l’anima di Caino.
Seguono l’Iliade e l’Odissea, due altre straordinarie antologie noir, repertori dei crimini più vari e atroci.
Ma è anche vero che senza Izzo quello che è stato chiamato Noir Mediterraneo non esisterebbe perché lui ne è il vero iniziatore e ne rimane tuttora il cuore (anche se ormai è difficile parlare di questo genere nel genere, il Noir Mediterraneo: l’emigrazione, i respingimenti, le morti in mare, hanno scompaginato tutto).

La tettoia specchiante di Norman Foster al porto di Marsiglia.
Mi ero detto che la soluzione a tutte le contraddizioni dell’esistenza era lì, in quel mare. Il mio Mediterraneo. E mi ero visto fondermi a lui. Sciogliermi e risolvere, finalmente, tutto ciò che non avevo risolto nella vita e che non avrei mai risolto.
Questa è una citazione da Solea, il capitolo finale della trilogia.
È il mare che fa vivere Marsiglia, le regala la luce, ne arricchisce la tavolozza di colori e la impregna di odori.
È dal mare che arrivano le genti che arricchiscono Marsiglia di suoni, lingue, altri colori, sentimenti, passioni. Il mare è un’identità comune, a cominciare dagli emarginati e dai reietti.
Il mare unisce la terra, la città, il mare è mistero fascino sensualità, si carezza l’acqua del mare come si sfiora la spalla di una donna…
La linea dell’orizzonte mediterraneo rimanda a Conrad, che parlava d’altri mari ma con la stessa intensità, rimanda all’errabondo Ulisse, rimanda all’irrequieto poeta Rimbaud (che andò a Gibuti proprio dove Izzo ha fatto il militare).
Fabio Montale può forse fare a meno di Marsiglia, ma non del mare, della sua riva: il mare è rifugio, riparo, accoglienza, antro materno.

Nel Panier
Ci si accontenta sempre più facilmente. Un giorno, ci si accontenta di tutto. E si crede di aver trovato la felicità.
Izzo mette molto di sé nel suo personaggio (eroe senza se e senza ma): la stessa umanità, la stessa passione, la stessa sensibilità, lo stesso impegno nella difesa di quei valori umani che tanto gli stanno a cuore, l’altruismo, la generosità, la tolleranza.
E il fatto che Fabio Montale parli in prima persona rende l’identificazione col suo autore ancora più acuta.

Qui, bisogna schierarsi. Appassionarsi. Essere per, essere contro. Essere, violentemente.
Poi, volendo, mi viene da dire che il padre di Jean-Claude emigrò dalla Campania (Castel San Giorgio, dove ogni anno si tiene un festival dedicato a Izzo, Città Noir) a Marsiglia negli anni Trenta e fece per tutta la vita il barista in un caffè di place de Lenche, e ricorda Fonfon.
Poi, anche, che la mamma di Jean-Claude era spagnola nata a Marsiglia nel Panier, si chiamava Isabelle Navarro detta Babette, e con questo nome si torna alla trilogia.
Il titolo, insolito, è ripreso da un brano della band marsigliese di hip hop IAM (citati nel romanzo).

Siamo belli soltanto attraverso lo sguardo dell’altro. Di chi ti ama.
PS
Tentare di capire cos’era la vita si legge qui.


Un insolito ritratto di Izzo opera del suo amico fotografo argentino Daniel Mordzinski.

Richard Bohringer è Fabio Montale e Marie Trintignan è Lole in “Total Kheops” di Alain Bévérini, 2002.
La storia che leggerete è totalmente immaginaria. La formula è nota. Ma non è inutile ripeterla. A parte gli eventi pubblici, riportati dalla stampa, i fatti narrati e i personaggi non sono mai esistiti. Neppure il narratore. Solo la città è veramente reale. Marsiglia. E tutti coloro che ci abitano. Con quella passione che è solo loro. Questa storia è la loro storia. Echi e reminiscenze.
Così recita la nota dell’Autore che anticipa il romanzo.
Romanzo che inizia la trilogia di Marsiglia, nel suo insieme il capolavoro di Jean-Claude Izzo.

È vero, come dice il suo editore italiano che lo ha pubblicato non solo nel nostro paese ma anche in lingua inglese, che:
In origine c’è la Bibbia, il primo libro nato sulle rive del Mar Mediterraneo, la prima grande raccolta di storie di crimini e violenze. Fin dal suo inizio, con l’omicidio di Abele da parte di Caino, il Libro dei libri dice che la storia di questo mare, di questo spazio, si sviluppa sotto il segno della violenza. Violenza fratricida, sopraffazione, saccheggio. Il crimine esiste, i suoi motivi sono tanti e risiedono nell’animo dell’uomo. S’inizia subito con un omicidio, ne seguiranno tanti, la storia del Mediterraneo è nera, come l’anima di Caino.
Seguono l’Iliade e l’Odissea, due altre straordinarie antologie noir, repertori dei crimini più vari e atroci.
Ma è anche vero che senza Izzo quello che è stato chiamato Noir Mediterraneo non esisterebbe perché lui ne è il vero iniziatore e ne rimane tuttora il cuore (anche se ormai è difficile parlare di questo genere nel genere, il Noir Mediterraneo: l’emigrazione, i respingimenti, le morti in mare, hanno scompaginato tutto).

La tettoia specchiante di Norman Foster al porto di Marsiglia.
Mi ero detto che la soluzione a tutte le contraddizioni dell’esistenza era lì, in quel mare. Il mio Mediterraneo. E mi ero visto fondermi a lui. Sciogliermi e risolvere, finalmente, tutto ciò che non avevo risolto nella vita e che non avrei mai risolto.
Questa è una citazione da Solea, il capitolo finale della trilogia.
È il mare che fa vivere Marsiglia, le regala la luce, ne arricchisce la tavolozza di colori e la impregna di odori.
È dal mare che arrivano le genti che arricchiscono Marsiglia di suoni, lingue, altri colori, sentimenti, passioni. Il mare è un’identità comune, a cominciare dagli emarginati e dai reietti.
Il mare unisce la terra, la città, il mare è mistero fascino sensualità, si carezza l’acqua del mare come si sfiora la spalla di una donna…
La linea dell’orizzonte mediterraneo rimanda a Conrad, che parlava d’altri mari ma con la stessa intensità, rimanda all’errabondo Ulisse, rimanda all’irrequieto poeta Rimbaud (che andò a Gibuti proprio dove Izzo ha fatto il militare).
Fabio Montale può forse fare a meno di Marsiglia, ma non del mare, della sua riva: il mare è rifugio, riparo, accoglienza, antro materno.

Nel Panier
Ci si accontenta sempre più facilmente. Un giorno, ci si accontenta di tutto. E si crede di aver trovato la felicità.
Izzo mette molto di sé nel suo personaggio (eroe senza se e senza ma): la stessa umanità, la stessa passione, la stessa sensibilità, lo stesso impegno nella difesa di quei valori umani che tanto gli stanno a cuore, l’altruismo, la generosità, la tolleranza.
E il fatto che Fabio Montale parli in prima persona rende l’identificazione col suo autore ancora più acuta.

Qui, bisogna schierarsi. Appassionarsi. Essere per, essere contro. Essere, violentemente.
Poi, volendo, mi viene da dire che il padre di Jean-Claude emigrò dalla Campania (Castel San Giorgio, dove ogni anno si tiene un festival dedicato a Izzo, Città Noir) a Marsiglia negli anni Trenta e fece per tutta la vita il barista in un caffè di place de Lenche, e ricorda Fonfon.
Poi, anche, che la mamma di Jean-Claude era spagnola nata a Marsiglia nel Panier, si chiamava Isabelle Navarro detta Babette, e con questo nome si torna alla trilogia.
Il titolo, insolito, è ripreso da un brano della band marsigliese di hip hop IAM (citati nel romanzo).

Siamo belli soltanto attraverso lo sguardo dell’altro. Di chi ti ama.
PS
Tentare di capire cos’era la vita si legge qui.


Un insolito ritratto di Izzo opera del suo amico fotografo argentino Daniel Mordzinski.
October 24, 2014
Perdersi a Marsiglia.

Adesso che sono arrivata quasi alla fine di Chourmo, il secondo capitolo della Trilogia, ho capito.
Ho capito che forse l'intenzione di Izzo era proprio questa, che durante la lettura di questo primo capitolo il lettore si perdesse.
Si perdesse per Marsiglia, in un dedalo di vicoli e stradine, restasse stordito da questa Babele multietnica di razze e incarnati di tutte le sfumature di colore possibili, si lasciasse rapire da questa città in cui popoli, religioni e abitudini si attraggono e si respingono come richiamate da una forza misteriosa, una forza che sembra provenire dal mare, in una infinita varietà di profumi, miasmi, colori, suoni, rumori assordanti, dove beurs nabos e babis evadono dalle Cités in cui l'emigrazione li ha a lungo confinati per confondersi nella città di cui ormai sono parte indissolubile.
Ed io mi sono persa quasi subito, nella storia di Leila, giovane e bella studentessa araba scomparsa subito dopo aver discusso la sua tesi di Laurea, e in quella di Fabio Montale, poliziotto solitario amareggiato e nostalgico, anche lui perso in una vicenda della quale non riesce a comprendere il senso, con un passato alle spalle da ricomporre come un bicchiere di vetro esploso in mille pezzi; mi sono lasciata inebriare da aromi conosciuti e familiari come il basilico e la cannella e sedurre da spezie pastis e rosé provenzali e dalla promessa di orate fragolini e gallinelle appena pescate, dall'aioli di Céleste, catturare dal fascino delle luci del Vieux Port e delle isole al tramonto, fino ad arrivare a Les Goudes «il penultimo porticciolo prima delle calanche», dove abita Fabio Montale, in una casa «costruita sulle rocce, sopra il mare. Due stanze. Una cameretta e una grande sala da pranzo e cucina, arredata con semplicità, alla bell'e meglio» con una barca «ormeggiata otto gradini più giù. Una barca da pescatori, con poppa a canoa» con la quale, quando il presente sembra non dargli tregua, esce a pescare e a pensare alla vita che è passata e a quella che verrà.
Mi sono lasciata trascinare, perdendo subito l'orientamento, anche per le pericolose viuzze del Panier, a ridosso dei docks, proprio là dove tutti mi sconsigliavano di andare, nei milieu in mezzo a puttane e marinai, avanti e indietro nel tempo, così come si passeggia su e giù per la Canabiere all'ora dell'aperitivo, in una storia nella storia in cui si incrociano tutti i traffici e gli intrallazzi della malavita marsigliese, traffici e radici che arrivano e vanno ovunque, lontano, anche a casa nostra, tanto da farmi sentire ogni tanto a Napoli o a Genova più che a Marsiglia, in Italia più che in Francia. Traffici in cui arabi, francesi, italiani, spagnoli, diventano tutti una stessa razza e parlano tutti una stessa lingua o cantano tutti lo stesso rap.
Ma io, confusa, spiazzata, disorientata, avevo un autista d'eccezione, e non ho avuto paura: sono salita a bordo della R5, ho acceso la radio e mi sono lasciata portare.
E tutto è diventato Total Khéops http://www.youtube.com/playlist?list=...

Stelline sospese, perché Chourmo è più bello, e Solea chissà.
«Erano di Marsiglia. Più marsigliesi che arabi. Con la stessa convinzione dei nostri genitori.
Come lo eravamo noi, Ugo, Manu e io a quindici anni. Un giorno, Ugo aveva chiesto: 'A casa mia e da Fabio, si parla napoletano. Da te, si parla spagnolo. A scuola, impariamo il francese. Ma, in fondo, cosa siamo?'.
'Arabi' aveva risposto Manu.
Eravamo scoppiati a ridere.»

Adesso che sono arrivata quasi alla fine di Chourmo, il secondo capitolo della Trilogia, ho capito.
Ho capito che forse l'intenzione di Izzo era proprio questa, che durante la lettura di questo primo capitolo il lettore si perdesse.
Si perdesse per Marsiglia, in un dedalo di vicoli e stradine, restasse stordito da questa Babele multietnica di razze e incarnati di tutte le sfumature di colore possibili, si lasciasse rapire da questa città in cui popoli, religioni e abitudini si attraggono e si respingono come richiamate da una forza misteriosa, una forza che sembra provenire dal mare, in una infinita varietà di profumi, miasmi, colori, suoni, rumori assordanti, dove beurs nabos e babis evadono dalle Cités in cui l'emigrazione li ha a lungo confinati per confondersi nella città di cui ormai sono parte indissolubile.
Ed io mi sono persa quasi subito, nella storia di Leila, giovane e bella studentessa araba scomparsa subito dopo aver discusso la sua tesi di Laurea, e in quella di Fabio Montale, poliziotto solitario amareggiato e nostalgico, anche lui perso in una vicenda della quale non riesce a comprendere il senso, con un passato alle spalle da ricomporre come un bicchiere di vetro esploso in mille pezzi; mi sono lasciata inebriare da aromi conosciuti e familiari come il basilico e la cannella e sedurre da spezie pastis e rosé provenzali e dalla promessa di orate fragolini e gallinelle appena pescate, dall'aioli di Céleste, catturare dal fascino delle luci del Vieux Port e delle isole al tramonto, fino ad arrivare a Les Goudes «il penultimo porticciolo prima delle calanche», dove abita Fabio Montale, in una casa «costruita sulle rocce, sopra il mare. Due stanze. Una cameretta e una grande sala da pranzo e cucina, arredata con semplicità, alla bell'e meglio» con una barca «ormeggiata otto gradini più giù. Una barca da pescatori, con poppa a canoa» con la quale, quando il presente sembra non dargli tregua, esce a pescare e a pensare alla vita che è passata e a quella che verrà.
Mi sono lasciata trascinare, perdendo subito l'orientamento, anche per le pericolose viuzze del Panier, a ridosso dei docks, proprio là dove tutti mi sconsigliavano di andare, nei milieu in mezzo a puttane e marinai, avanti e indietro nel tempo, così come si passeggia su e giù per la Canabiere all'ora dell'aperitivo, in una storia nella storia in cui si incrociano tutti i traffici e gli intrallazzi della malavita marsigliese, traffici e radici che arrivano e vanno ovunque, lontano, anche a casa nostra, tanto da farmi sentire ogni tanto a Napoli o a Genova più che a Marsiglia, in Italia più che in Francia. Traffici in cui arabi, francesi, italiani, spagnoli, diventano tutti una stessa razza e parlano tutti una stessa lingua o cantano tutti lo stesso rap.
Ma io, confusa, spiazzata, disorientata, avevo un autista d'eccezione, e non ho avuto paura: sono salita a bordo della R5, ho acceso la radio e mi sono lasciata portare.
E tutto è diventato Total Khéops http://www.youtube.com/playlist?list=...

Stelline sospese, perché Chourmo è più bello, e Solea chissà.
«Erano di Marsiglia. Più marsigliesi che arabi. Con la stessa convinzione dei nostri genitori.
Come lo eravamo noi, Ugo, Manu e io a quindici anni. Un giorno, Ugo aveva chiesto: 'A casa mia e da Fabio, si parla napoletano. Da te, si parla spagnolo. A scuola, impariamo il francese. Ma, in fondo, cosa siamo?'.
'Arabi' aveva risposto Manu.
Eravamo scoppiati a ridere.»
December 11, 2023
La parte poliziesca di questo noir mediterraneo lirico e duro è lo strato superficiale, sotto c'è il racconto splendido e brutale di una vita e di una città-mondo, Marsiglia, vera protagonista dell'opera.
September 1, 2017
Ho le idee piuttosto chiare su questo mio primo libro di Izzo.
Bellissime le atmosfere di Marsiglia, una città solare ma fosca, vivace ma degradata, divisa tra lo splendore del suo paesaggio e la violenza dei suoi bassifondi.
Bellissimo lo stile fluido con toni poetici e nostalgici, che aiuta ad assaporare la lettura provando, di volta in volta, emozioni forte indipendentemente dalla trama.
Bocciata invece la storia, un minestrone confuso di malavitosi, retate, sparatori e affini, priva di alcun filo logico: più che un noir mi è sembrato un hard boiled in versione europea nel quale tantissimi nomi e azioni si susseguono e si rincorrono senza che il lettore abbia modo di capire chi faccia cosa e cosa stia effettivamente succedendo. E purtroppo trame simili non fanno per me. Probabilmente lo scopo di Izzo non è tanto quello di congegnare una trama logica e comprensibile, quanto quello di creare, attraverso di essa, una particolare atmosfera da annusare e gustare. Il che è apprezzabile ma io, personalmente, per godere completamente di un libro, devo pur comprenderlo, e qui di comprensibile ho trovato ben poco. Un' altra cosa che ho trovato fastidiosa è la mania del protagonista, Fabio Montale, per le donne, presenti a vagonate (tra cugine, parenti, amiche, prostitute e amanti) e tutte caratterizzate allo stesso modo (tranne la prostituta, Marie-Lou), a contribuire alla confusione del lettore sulla storia narrata.
In conclusione sì a forma, no a contenuto. Splendido, però, il finale.
Bellissime le atmosfere di Marsiglia, una città solare ma fosca, vivace ma degradata, divisa tra lo splendore del suo paesaggio e la violenza dei suoi bassifondi.
Bellissimo lo stile fluido con toni poetici e nostalgici, che aiuta ad assaporare la lettura provando, di volta in volta, emozioni forte indipendentemente dalla trama.
Bocciata invece la storia, un minestrone confuso di malavitosi, retate, sparatori e affini, priva di alcun filo logico: più che un noir mi è sembrato un hard boiled in versione europea nel quale tantissimi nomi e azioni si susseguono e si rincorrono senza che il lettore abbia modo di capire chi faccia cosa e cosa stia effettivamente succedendo. E purtroppo trame simili non fanno per me. Probabilmente lo scopo di Izzo non è tanto quello di congegnare una trama logica e comprensibile, quanto quello di creare, attraverso di essa, una particolare atmosfera da annusare e gustare. Il che è apprezzabile ma io, personalmente, per godere completamente di un libro, devo pur comprenderlo, e qui di comprensibile ho trovato ben poco. Un' altra cosa che ho trovato fastidiosa è la mania del protagonista, Fabio Montale, per le donne, presenti a vagonate (tra cugine, parenti, amiche, prostitute e amanti) e tutte caratterizzate allo stesso modo (tranne la prostituta, Marie-Lou), a contribuire alla confusione del lettore sulla storia narrata.
In conclusione sì a forma, no a contenuto. Splendido, però, il finale.
July 27, 2021
“Bisognava aspettare. Non rassegnarsi. Puntare su Marsiglia. Credere che sarebbe sopravvissuta a questa nuova mescolanza. Sarebbe rinata. Marsiglia ne aveva viste tante.”
La prima storia di Fabio Montale, figlio di emigrati napoletani, adolescente povero e teppistello con gli inseparabili amici Ugo e Manu e ora sbirro a Marsiglia.
Uno sbirro anomalo, che preferisce la compagnia di arabi e delinquenti a quella dei tutori della legge.
Con Fabio Montale conosciamo i quartieri equivoci di Marsiglia, ascoltiamo musica, beviamo Lagavulin, ci immergiamo in storie torbide d’amore e di rabbia, ci ubriachiamo di tristezza e di Mediterraneo.
Con una scrittura tesa e asciutta, Izzo ci immerge nelle atmosfere cupe delle sue storie e nell’azzurro cenere della sua profonda malinconia.
La prima storia di Fabio Montale, figlio di emigrati napoletani, adolescente povero e teppistello con gli inseparabili amici Ugo e Manu e ora sbirro a Marsiglia.
Uno sbirro anomalo, che preferisce la compagnia di arabi e delinquenti a quella dei tutori della legge.
Con Fabio Montale conosciamo i quartieri equivoci di Marsiglia, ascoltiamo musica, beviamo Lagavulin, ci immergiamo in storie torbide d’amore e di rabbia, ci ubriachiamo di tristezza e di Mediterraneo.
Con una scrittura tesa e asciutta, Izzo ci immerge nelle atmosfere cupe delle sue storie e nell’azzurro cenere della sua profonda malinconia.
July 10, 2025
4.5 stelle..
un ottimo noir mediterraneo.. Marsiglia è resa in modo eccezionale, vivida, profumata, saporita.. un noir pregno di umanità, di sentimento e di fragilità.. Ugo, Manu, Fabio e Lole, intrecciati nell'amore, nella vita, nella morte.. e poi Leila, Babette, i poliziotti, i delinquenti, gli arabi, i mafiosi, gli innamorati, e tutti gli altri.. personaggi eccezionali, tratteggiati sapientemente, ognuno con le sue ferite..
non raggiunge le 5 stelle per me solo per qualche sbavatura: un po' troppi elenchi di posti e luoghi un filo noiosi, la risoluzione finale un po' meno eccitante di come sembrava, e il fatto che, Ok siamo in un noir, ma che tutti, proprio tutti devono morire, sembra un po' forzato..
resta un'ottima scoperta!!
un ottimo noir mediterraneo.. Marsiglia è resa in modo eccezionale, vivida, profumata, saporita.. un noir pregno di umanità, di sentimento e di fragilità.. Ugo, Manu, Fabio e Lole, intrecciati nell'amore, nella vita, nella morte.. e poi Leila, Babette, i poliziotti, i delinquenti, gli arabi, i mafiosi, gli innamorati, e tutti gli altri.. personaggi eccezionali, tratteggiati sapientemente, ognuno con le sue ferite..
non raggiunge le 5 stelle per me solo per qualche sbavatura: un po' troppi elenchi di posti e luoghi un filo noiosi, la risoluzione finale un po' meno eccitante di come sembrava, e il fatto che, Ok siamo in un noir, ma che tutti, proprio tutti devono morire, sembra un po' forzato..
resta un'ottima scoperta!!
May 27, 2012
Ho impiegato tre quarti del romanzo a capire cosa realmente mi affascinasse, nella scrittura di Izzo. Una frase, solo apparentemente banale, me lo ha rivelato, verso la fine. "Serge aveva la fede. Un ottimismo bestiale. Un ottimismo urbano, diceva". Questi pochi tratti sono gli unici cui affidarsi per capire il carattere, il modo di essere, ma anche quello di parlare, di uno dei tanti personaggi marginali di questo efficacissimo "noir" francese. Lo stile di Izzo è rapidissimo e icastico. Apparentemente disadorno e poco attento ad altro che non siano i fatti. Ma intriso di senso. Rispettoso di chi legge, affatto didascalico. Rappresenta un 'modus' interiore delicato, lontano dalle crudezze narrate. Ciò che resta alla fine è proprio la velata malinconia di una sensibilità stuzzicata, solleticata per tutta la narrazione, pur tra vicende di delinquenza e degrado. Un po' come avviene per le descrizioni di Marsiglia, luogo dei fatti, che resta impressa nella fantasia per i suoi profumi intensi, più che per i colori.
January 21, 2021
Ho approcciato per la prima volta la storia di Fabio Montale immigrato italiano in quel di Marsiglia, porto di mare e coacervo di etnie molteplici, in auto, con un audiolibro mentre mi districavo nel traffico della tangenziale andando in ufficio. A Natale mi è stata regalata la trilogia da mio fratello e ho colto l'occasione per rituffarmici, questa volta nella tranquillità del mio divano.
Mi è piaciuta la trilogia, all'inizio l'incedere disordinato di storia e personaggi rende un po' complicato il calarsi nella vicenda ma poi, pian piano, ci si addentra nella storia di Montale e ci si affeziona al suo "casino totale", ai suoi valori e alle sue debolezze. E allora è bello farsi trascinare per le vie di Marsiglia e immaginarne colori e odori mentre il noir avanza e lo si affoga con un bicchiere di pastis.
Mi è piaciuta la trilogia, all'inizio l'incedere disordinato di storia e personaggi rende un po' complicato il calarsi nella vicenda ma poi, pian piano, ci si addentra nella storia di Montale e ci si affeziona al suo "casino totale", ai suoi valori e alle sue debolezze. E allora è bello farsi trascinare per le vie di Marsiglia e immaginarne colori e odori mentre il noir avanza e lo si affoga con un bicchiere di pastis.
May 3, 2012
Uno sbirro con troppi aggettivi
Fabio Montale non è il Continental Op. Non è nemmeno Marlowe.
E' un poliziotto di quartiere a Marsiglia, origini modeste, presente complesso, futuro incerto.
Ha avuto una gioventù turbolenta (a dir poco), condivisa con due amici e una ragazza. Chi più chi meno sono finiti tutti male (è un noir, del resto).
Una morte violenta, la ricerca della giustizia per mestiere e della vendetta per dovere (verso se stesso, verso gli amici di un tempo, ancor più verso il se stesso di un tempo) innescano la trama del romanzo.
Che è scritto bene, a tratti molto bene. Izzo sa raccontare, ricrea strade e ambienti, non lascia per strada nessuno dei molti personaggi. Maggiori o minori che siano, a ciascuno dà il suo spazio.
Però questo Fabio Montale riflette troppo, ascolta troppi dischi importanti, beve alcolici troppo raffinati (Marlowe beveva "whisky", per dire), conosce troppe ricette.
Liste interminabili come quelle del "product placement" nei titoli di coda delle fiction tv.
E il suo autore usa troppi aggettivi, descrive troppo, pensa troppo attraverso il suo personaggio.
Non si fida a lasciare che il lettore colga le sfumature direttamente dal racconto, le spiega, le colora, le pesa, le misura come gli ingredienti delle sue ricette. Così a volte si arriva a tavola già sazi.
Viene il dubbio che Izzo temesse di essere identificato e marchiato con il genere che aveva scelto per la sua storia.
Che avesse il timore di essere scambiato per uno dei tanti novelli scrittori hard boiled saltati sul carro della narrativa nera per motivi più concreti dell'ansia creativa.
Così, per paura di sprofondare nella sciatteria del genere, Izzo finisce per esagerare con la letteratura, incocciando ad ogni angolo con clichée finto-alti (ma quante cassette tiene in auto Montale? In una R5? Da Dizzy Gillespie a Bob Marley. Mah).
Peccato che Izzo non abbia avuto più fiducia nei suoi mezzi, più fiducia anche nella capacità dei lettori di accorgersi delle sue qualità. Perchè ce ne saremmo accorti.
Io, senza neanche tanto sforzarmi, me ne sono accorto.
Fabio Montale non è il Continental Op. Non è nemmeno Marlowe.
E' un poliziotto di quartiere a Marsiglia, origini modeste, presente complesso, futuro incerto.
Ha avuto una gioventù turbolenta (a dir poco), condivisa con due amici e una ragazza. Chi più chi meno sono finiti tutti male (è un noir, del resto).
Una morte violenta, la ricerca della giustizia per mestiere e della vendetta per dovere (verso se stesso, verso gli amici di un tempo, ancor più verso il se stesso di un tempo) innescano la trama del romanzo.
Che è scritto bene, a tratti molto bene. Izzo sa raccontare, ricrea strade e ambienti, non lascia per strada nessuno dei molti personaggi. Maggiori o minori che siano, a ciascuno dà il suo spazio.
Però questo Fabio Montale riflette troppo, ascolta troppi dischi importanti, beve alcolici troppo raffinati (Marlowe beveva "whisky", per dire), conosce troppe ricette.
Liste interminabili come quelle del "product placement" nei titoli di coda delle fiction tv.
E il suo autore usa troppi aggettivi, descrive troppo, pensa troppo attraverso il suo personaggio.
Non si fida a lasciare che il lettore colga le sfumature direttamente dal racconto, le spiega, le colora, le pesa, le misura come gli ingredienti delle sue ricette. Così a volte si arriva a tavola già sazi.
Viene il dubbio che Izzo temesse di essere identificato e marchiato con il genere che aveva scelto per la sua storia.
Che avesse il timore di essere scambiato per uno dei tanti novelli scrittori hard boiled saltati sul carro della narrativa nera per motivi più concreti dell'ansia creativa.
Così, per paura di sprofondare nella sciatteria del genere, Izzo finisce per esagerare con la letteratura, incocciando ad ogni angolo con clichée finto-alti (ma quante cassette tiene in auto Montale? In una R5? Da Dizzy Gillespie a Bob Marley. Mah).
Peccato che Izzo non abbia avuto più fiducia nei suoi mezzi, più fiducia anche nella capacità dei lettori di accorgersi delle sue qualità. Perchè ce ne saremmo accorti.
Io, senza neanche tanto sforzarmi, me ne sono accorto.
September 7, 2018
Non è una brutta storia, anzi, però leggerla è un pianto.
E' un libro su Marsiglia, da leggersi con una mappa al fianco per seguire le peregrinazioni del protagonista.
Una Marsiglia malata senza possibilità di guarigione.
Per tutto il tempo mi sono chiesto perché il protagonista non si tirasse un colpo in testa e amen.
Un lamento insopportabile.
Peccato, poteva venir fuori un bel poliziesco noir.
E' un libro su Marsiglia, da leggersi con una mappa al fianco per seguire le peregrinazioni del protagonista.
Una Marsiglia malata senza possibilità di guarigione.
Per tutto il tempo mi sono chiesto perché il protagonista non si tirasse un colpo in testa e amen.
Un lamento insopportabile.
Peccato, poteva venir fuori un bel poliziesco noir.
August 3, 2017
Tanto casino per nulla
Ho letto questo Izzo, primo romanzo di un’apprezzata trilogia noir, dopo breve vacanza a Marsiglia. Certo la Marsiglia che narra il protagonista, Fabio Montale, un poliziotto figlio di immigrati italiani, non esiste più, non in quegli stessi luoghi per lo meno. Io soggiornavo al Panier che da “città vecchia” malfamata si è trasformato in luogo oltremodo radical chic, con i vicoli affollati di negozietti sfiziosi e localini trendy. Però se anche la città è davvero coprotagonista della storia, per lo spirito, la sua vocazione portuale, i suoi odori e sapori, le sue contraddizioni, la sua cultura multirazziale e incultura razzista, mi sono chiesto più volte che senso avesse quel continuo e dettagliato ricorso alla toponomastica. Perché fare riferimenti così precisi per un lettore che non vive o frequenta Marsiglia? Vabbè, dettagli…veniamo alla storia perché a parte il fatto che ho trovato un po’ frammentaria la scrittura, se pur dotata di una certa vivacità linguistica e ricchi riferimenti culturali (la musica, la poesia, il rap, la cucina, il mare…), il plot ha, secondo me, un grave difetto, molto comune a tanti gialli: tutti i personaggi che si incontrano e che vengono posti da Izzo nella storia si incastrano perfettamente, come in un puzzle, senza pezzi avanzati, senza narrazioni inutili, senza spargimento di indizi non fondamentali. Tutto gira troppo attorno a Montale, amori, malavita, amici, morti ammazzati, e amici morti ammazzati, mafiosi, poliziotti…come in un’improbabile giostra di destini, un funambolico rincorrersi attorno alla luce dei riflettori puntati da Izzo sul protagonista. Montale, che viene da un’adolescenza delinquenziale in un quartiere povero, ma è colto, sensibile, buono e non violento, si sforza parecchio per uscire dai clichè del poliziotto, ma poi tende a ricadervi spesso: come negli hard boiled beve tanto per affogare il disagio esistenziale e i rimpianti e ama molte donne senza trattenerne nessuna, come Carvalho e Maigret ama la cucina. Nel complesso quindi un libro ricco e a suo modo avvincente e interessante, ma un po’ al di sotto delle aspettative. 3 stelline e mezzo
Ho letto questo Izzo, primo romanzo di un’apprezzata trilogia noir, dopo breve vacanza a Marsiglia. Certo la Marsiglia che narra il protagonista, Fabio Montale, un poliziotto figlio di immigrati italiani, non esiste più, non in quegli stessi luoghi per lo meno. Io soggiornavo al Panier che da “città vecchia” malfamata si è trasformato in luogo oltremodo radical chic, con i vicoli affollati di negozietti sfiziosi e localini trendy. Però se anche la città è davvero coprotagonista della storia, per lo spirito, la sua vocazione portuale, i suoi odori e sapori, le sue contraddizioni, la sua cultura multirazziale e incultura razzista, mi sono chiesto più volte che senso avesse quel continuo e dettagliato ricorso alla toponomastica. Perché fare riferimenti così precisi per un lettore che non vive o frequenta Marsiglia? Vabbè, dettagli…veniamo alla storia perché a parte il fatto che ho trovato un po’ frammentaria la scrittura, se pur dotata di una certa vivacità linguistica e ricchi riferimenti culturali (la musica, la poesia, il rap, la cucina, il mare…), il plot ha, secondo me, un grave difetto, molto comune a tanti gialli: tutti i personaggi che si incontrano e che vengono posti da Izzo nella storia si incastrano perfettamente, come in un puzzle, senza pezzi avanzati, senza narrazioni inutili, senza spargimento di indizi non fondamentali. Tutto gira troppo attorno a Montale, amori, malavita, amici, morti ammazzati, e amici morti ammazzati, mafiosi, poliziotti…come in un’improbabile giostra di destini, un funambolico rincorrersi attorno alla luce dei riflettori puntati da Izzo sul protagonista. Montale, che viene da un’adolescenza delinquenziale in un quartiere povero, ma è colto, sensibile, buono e non violento, si sforza parecchio per uscire dai clichè del poliziotto, ma poi tende a ricadervi spesso: come negli hard boiled beve tanto per affogare il disagio esistenziale e i rimpianti e ama molte donne senza trattenerne nessuna, come Carvalho e Maigret ama la cucina. Nel complesso quindi un libro ricco e a suo modo avvincente e interessante, ma un po’ al di sotto delle aspettative. 3 stelline e mezzo
July 6, 2016
Purtroppo il mio incontro con Izzo è avvenuto troppo tardi. Non discuto il suo ruolo di caposcuola che ha reinventato gli stilemi del genere creando il filone del noir “mediterraneo”, ma purtroppo la lettura di troppi suoi epigoni ha saturato qualsiasi mia capacità di sopportazione. Poiché qualche anno fa il mio giudizio su questo libro sarebbe stato certamente diverso (e probabilmente entusiasta), ritengo che sarebbe inutile per me entrare più di tanto nell’analisi del libro, oltre che fuorviante per il mio benevolo lettore e irrispettoso nei confronti di Izzo. Per cui chiudo dicendo che questo è un libro ed un Autore che dovreste leggere: se vi piace il genere.
October 23, 2022
Forse non esiste cosa più bella che leggere un libro legando i tuoi ricordi alle sensazioni che ne scaturiscono dalle pagine. Tanto che quando ripensi ad un passo, ad una frase , la cerchi senza trovarla non sai più se era sua o tua, nata leggendo, una sensazione così bella che sembra essere germogliata dalle stesse pagine.
Izzo già dalle prime pagine ti mette in guardia, facendoti capire a cosa andrai incontro se leggerai i suoi libri. C'è un forte senso di lotta, di destino ineluttabile contro cui i personaggi si ostinano a combattere per sopravvivere, per non affondare, per non perdere e perdersi. Ecco ci sono tutti i gradi di perdita in questa trilogia, di sconfitta, ma c'è anche, soprattutto la Vita, in tutte le sue meravigliose sfumature, l'amicizia l'amore i ricordi la musica. Ci sono il profumo del mare e tutte le tonalità dei suoi colori, i tramonti le promesse i sogni , i sorrisi delle ragazze incrociate per strada come promesse di amore non mantenute.
Ci sono tutte le strade che non abbiamo preso e quelle che ci hanno reso quello che siamo.
Izzo già dalle prime pagine ti mette in guardia, facendoti capire a cosa andrai incontro se leggerai i suoi libri. C'è un forte senso di lotta, di destino ineluttabile contro cui i personaggi si ostinano a combattere per sopravvivere, per non affondare, per non perdere e perdersi. Ecco ci sono tutti i gradi di perdita in questa trilogia, di sconfitta, ma c'è anche, soprattutto la Vita, in tutte le sue meravigliose sfumature, l'amicizia l'amore i ricordi la musica. Ci sono il profumo del mare e tutte le tonalità dei suoi colori, i tramonti le promesse i sogni , i sorrisi delle ragazze incrociate per strada come promesse di amore non mantenute.
Ci sono tutte le strade che non abbiamo preso e quelle che ci hanno reso quello che siamo.
July 20, 2025
Non leggo spesso i polizieschi, ci arrivo per vie seconde, ma quando accade, mi piace immedesimarmi con il protagonista e con le vicende nelle quali è coinvolto.
Tutto avviene a Marsiglia.
Città verace, cruda e bella al tempo stesso, dove chiunque si ritrova, dove chiunque appartiene da sempre, come se fosse lì ad aspettarti.
Omicidi in contemporanea, la sparizione di una ragazza, Leila, sono il prologo di un romanzo ben architettato che inckuse
Tutto avviene a Marsiglia.
Città verace, cruda e bella al tempo stesso, dove chiunque si ritrova, dove chiunque appartiene da sempre, come se fosse lì ad aspettarti.
Omicidi in contemporanea, la sparizione di una ragazza, Leila, sono il prologo di un romanzo ben architettato che inckuse
July 31, 2021
Libertà e perline colorate.
Ecco quello che io ti darò.
E la sensualità delle vite disperate.
Ecco quello che io ti darò.
E la sensualità delle vite disperate.
April 26, 2026
Resta un senso di veridicità, un sapore condito e sapido.
Arabi e francesi .
Arabi e occidentali ..
Un gran casino
E noi lettori
Testimoni .
E protagonisti .
Arabi e francesi .
Arabi e occidentali ..
Un gran casino
E noi lettori
Testimoni .
E protagonisti .
January 27, 2014
Dieci anni fa cercavo qualcosa... ...scartabellando pile di libri, scaffali, picchi di bestseller e angoli dimenticati, trovo il libello, edizione povera in cartoncino coi bordi pelosetti, nome italo francese, marsiglia, noir eccetera. Un coacervo di stereotipi, bastandomi qualcosa per arrivare a sera lo presi e lo pagai. Inizio a leggere e odd�o, l'amico marocco, la sofferenza del passato, la nostalgia, ero solo e solo con lui per cui la sua storia anche se aggredito dal terzomondismo, dovevo starla ad ascoltare ed ascoltai. Dopo un p�, l'iniziale fastidio scorre via, l'urtante terzomondismo diventa umanit�, e la citt� che conosco solo per racconti dei soliti amici scavezzacollo appare contenitore senza colpa, lavacro sempre atteso, uragano in cantina e speranze a tassametro. Fabio Montale non tradisce con alcun stereotipo. Non mi credete? Vive, non si limita a esistere, tutto qui. Agisce senza sogni e speranze, ma vuole darne di normali, di ragionevoli. Non si spara pose, non va contro i mulini a vento, sa bene che non sono mulini, quelli. Non confonde un beur o un rital con un brav'uomo ma se ne incontra uno non si chiede da dove viene, tutto qui. Ama come pu� amare uno che conosce i suoi limiti ed � grato quando incontra una donna come lui (le donne di FM sono particolarmente desiderabili, senza sforzo, anche in loro si vede la vita non il passare dei giorni). Combatte sapendo che pu� cadere, coraggio vero. Fabio Montale non si macera, non si autocompiace non si svende, mai pazzo n� pupazzo. La storia in s� � poca cosa, alcuni ragazzi surplus obbediscono al richiamo classico ossia persi per persi meglio perversi e ovviamente cercando, trovano. La fabbrica dei surplus pare non si fermi, quindi prima di dire che questo � uno stereotipo, riconosciamo che la realt� ci assomiglia, e parecchio. Izzo era onesto! Da qui ho comprato anche gli altri due, in realt� il blues di Fabio Montale � un libro solo in tre atti. Impuri. Come Marsiglia alla faccia del sapone.
January 13, 2024
Fabio Montale è un poliziotto che vive a Marsiglia e che è avvolto dalla malinconia della perdita: è destinato a perdere chi ama, amici, donne.
Jean-Claude Izzo è stata una bellissima scoperta: penna sopraffina, per un polar che avvince il lettore dalla prima all’ultima pagina, senza risparmiargli momenti di commozione.
Un noir “nero”, con tinte indaco
“Sorrise ancora. Fine delle banalità. Si sedette sul divano, davanti alle piante di menta e basilico.
«Non potevo lasciarle lì».
Un sorriso, di nuovo. «Solo tu potevi farlo».
«Qualcuno doveva pur farlo. Non credi?».
«Credo che sarei tornata comunque. Qualunque cosa tu avessi fatto o non fatto».
«Annaffiarle, significava far vivere l’anima del posto. Sei stata tu a insegnarcelo. Lì dove vive l’anima, l’altro è vicino. Avevo bisogno della tua esistenza. Per andare avanti. Aprire le porte intorno a me.»”
N.b. L’ho dovuto rileggere, dopo aver finito Solea.
Jean-Claude Izzo è stata una bellissima scoperta: penna sopraffina, per un polar che avvince il lettore dalla prima all’ultima pagina, senza risparmiargli momenti di commozione.
Un noir “nero”, con tinte indaco
“Sorrise ancora. Fine delle banalità. Si sedette sul divano, davanti alle piante di menta e basilico.
«Non potevo lasciarle lì».
Un sorriso, di nuovo. «Solo tu potevi farlo».
«Qualcuno doveva pur farlo. Non credi?».
«Credo che sarei tornata comunque. Qualunque cosa tu avessi fatto o non fatto».
«Annaffiarle, significava far vivere l’anima del posto. Sei stata tu a insegnarcelo. Lì dove vive l’anima, l’altro è vicino. Avevo bisogno della tua esistenza. Per andare avanti. Aprire le porte intorno a me.»”
N.b. L’ho dovuto rileggere, dopo aver finito Solea.
April 20, 2022
Jean Claude Izzo, colui che non conosce il concetto di "lieto fine", e che ti farà innamorare dei sui personaggi e della sua città. A chi dice che è solo un noir potrei dire che anche Conrad scriveva solo libri di avventure sui mari, il noir è solo la scusa per una trilogia che ti fa pensare , gioire , soffrire.
August 14, 2022
Duro, disperatissimo.
Il fallimento del sogno francese.
Una città aperta sul mare, luminosa, bellissima, ma che che non ha salvato nessuno, nè "i francesi", scacco della destra , nè gli altri francesi. Casino totale.
Il fallimento del sogno francese.
Una città aperta sul mare, luminosa, bellissima, ma che che non ha salvato nessuno, nè "i francesi", scacco della destra , nè gli altri francesi. Casino totale.
October 31, 2022
Ammetto l'ignoranza: non conoscevo le opere di Izzo, prima di vederle citate in alcuni romanzi tra cui La pietà dell'acqua.
Lo stesso autore è stato citato poi durante la presentazione di I santi d'argento, noir d'esordio di Giancarlo Piacci.
Gli autori sono partenopei e pare che vi siano delle similitudini tra Napoli e Marsiglia, città dove Izzo ambienta la sua storia.
Ho deciso, quindi, di approcciarmi a questo tipo di lettura e non ne sono rimasta delusa.
La vicenda è molto basilare: tre amici d'infanzia, due dei quali hanno deciso di seguire una via delinquenziale praticamente già delineata e l'altro che diventa una guardia.
Quando i suoi due amici vengono uccisi, sarà il poliziotto Fabio Montale ad indagare, non solo per dovere ma per onorare il legame indissolubile che li ha uniti sino alla morte.
Atmosfere cupe, lettura cruda ma scorrevole.
Assolutamente imperdibile
Lo stesso autore è stato citato poi durante la presentazione di I santi d'argento, noir d'esordio di Giancarlo Piacci.
Gli autori sono partenopei e pare che vi siano delle similitudini tra Napoli e Marsiglia, città dove Izzo ambienta la sua storia.
Ho deciso, quindi, di approcciarmi a questo tipo di lettura e non ne sono rimasta delusa.
La vicenda è molto basilare: tre amici d'infanzia, due dei quali hanno deciso di seguire una via delinquenziale praticamente già delineata e l'altro che diventa una guardia.
Quando i suoi due amici vengono uccisi, sarà il poliziotto Fabio Montale ad indagare, non solo per dovere ma per onorare il legame indissolubile che li ha uniti sino alla morte.
Atmosfere cupe, lettura cruda ma scorrevole.
Assolutamente imperdibile
May 25, 2025
Ugo, Manu e Fabio crescono a Marsiglia, tra mille difficoltà, con il sogno di contare di più e di non essere tra i tanti figli di immigrati con il destino segnato.
Ugo e Manu scelgono la strada della criminalità, Fabio diventa poliziotto. Dopo molti anni Manu viene ucciso e Ugo torna a Marsiglia per vendicarsi.
Sarà Fabio a indagare per la morte di entrambi gli amici, oltre che a quella di una brillante ragazza di origini algerine, sua cara amica.
L'intreccio è costruito in maniera magistrale: gli ingarbugliatissimi fili trovano lentamente il loro posto e tutto funziona, come anche in certi romanzi di Chandler.
Tuttavia per certi approcci ho sentito tutti i 30 anni che il romanzo si porta dietro: in particolare quello del cliché del poliziotto borderline, che cerca la sua giustizia, bel tenebroso a cui tutte le donne (ovviamente di enorme bellezza) cadono ai piedi.
Ancora attuale invece purtroppo la situazione politica che descrive il romanzo e di come l'estrema destra si serva anche della criminalità e ci si allei per giustificare la propria ascesa al potere.
Ugo e Manu scelgono la strada della criminalità, Fabio diventa poliziotto. Dopo molti anni Manu viene ucciso e Ugo torna a Marsiglia per vendicarsi.
Sarà Fabio a indagare per la morte di entrambi gli amici, oltre che a quella di una brillante ragazza di origini algerine, sua cara amica.
L'intreccio è costruito in maniera magistrale: gli ingarbugliatissimi fili trovano lentamente il loro posto e tutto funziona, come anche in certi romanzi di Chandler.
Tuttavia per certi approcci ho sentito tutti i 30 anni che il romanzo si porta dietro: in particolare quello del cliché del poliziotto borderline, che cerca la sua giustizia, bel tenebroso a cui tutte le donne (ovviamente di enorme bellezza) cadono ai piedi.
Ancora attuale invece purtroppo la situazione politica che descrive il romanzo e di come l'estrema destra si serva anche della criminalità e ci si allei per giustificare la propria ascesa al potere.
May 14, 2022
Un bel poliziesco scritto molto bene.
Ambientato a Marsiglia, città francese multietnica, la storia di tre amici, Fabio, Manu e Hugo che si perdono poi di vista ed ognuno seguirà la sua strada.
Fabio Montale diventa poliziotto, gli altri due non si sa, o meglio, non mi piace raccontare la trama, quindi consiglio di leggerlo.
Tanti personaggi ben descritti, ognuno con una storia, un romanzo che è tanti pezzi di vita, multietnico e ricco di azione, insomma un noir con tutti i crismi del suo genere.
Primo di una trilogia, ascoltato in audiolibro e consigliato.
Ambientato a Marsiglia, città francese multietnica, la storia di tre amici, Fabio, Manu e Hugo che si perdono poi di vista ed ognuno seguirà la sua strada.
Fabio Montale diventa poliziotto, gli altri due non si sa, o meglio, non mi piace raccontare la trama, quindi consiglio di leggerlo.
Tanti personaggi ben descritti, ognuno con una storia, un romanzo che è tanti pezzi di vita, multietnico e ricco di azione, insomma un noir con tutti i crismi del suo genere.
Primo di una trilogia, ascoltato in audiolibro e consigliato.
February 6, 2020
Questo è il primo libro della trilogia Marsigliese, scritta da questo autore prematuramente scomparso a 55 anni nel 2000. Questo romanzo non è affatto semplice seppur la sua scrittura sia indubbiamente immediata e avvincente. La sviluppo tende a confondere, il sovrapporsi di nomi, eventi, luoghi odori sensazioni è dirompente. Non per forza questo va visto come un male, anzi, questa confusione ha fatto si che apprezzassi moltissimo lo spaccato storico che le pagine raccontavano attraverso l'intreccio di vite dentro una città come Marsiglia. C'è la storia di un Mediterraneo che non conosciamo, fatto di immigrazione, di degrado di povertà e di intolleranza di tradizioni e di linguaggi che si mescolano e prendono forma nella strada, dove si stringono patti e amicizie, dove la scuola di vita è semplice quanto la differenza fra vivere e sopravvivere. Molto attuale! Tre amici, Manu, Ugo e Fabio (questi nomi vanno letti alla francese con l'accento finale). Tutti e tre cresciuti con e per la strada, tutti e tre figli di immigrati. Crescono con la città, tra contraddizioni e speranze. Un futuro che è più facile "rapinare" che conquistare e come sempre la vita presenta il conto, ed è li che le scelte si fanno forzate perchè Le albe non sono che l'illusione della bellezza del mondo. Quando il mondo apre gli occhi, la realtà riprende i suoi diritti. Fabio è diventato poliziotto, Manu e Ugo in momenti diversi ma per ragioni simili sono stati ammazzati. L'amicizia è un legame immutabile e la giustizia non trova la corretta applicazione nei testi di diritto o dietro le afose pareti di una centrale di Polizia. A complicare le cose c'è Marsiglia con il suo porto, le sue contaminazioni, la Mafia, la disoccupazione le amicizie e le donne. È un percorso fatto di scelte che sembrano del tutto normali poichè guidate dai sentimenti, ma quando si rappresenta la legge, i sentimenti possono uccidere quanto ucciderti. C'è tanta rassegnazione in alcuni passaggi, Marsiglia sembra riservare ceffoni per tutti perchè le sberle sono le caramelle dei poveri ed è proprio in queste caramelle che si scopre tutto l'essere madre di una città a me ignota, minacciosa e amorevole. Descritta alla perfezione che è un piacere farsi guidare tra le sue vie e piazze. Fabio che di cognome fa Montale è un personaggio tangibile, solitario, colto solo come chi ha scoperto che per sentirsi vivi bisogna conoscere non solo il mondo ma attraverso il mondo di cui si è figli, trovare sè stessi. Ha una grande passione per la musica, per la pesca e la cucina. In questo romanzo la Marsiglia è la vera protagonista, appartiene a chi ci vive, non ci sono pagine in cui non sia presente l'asfalto o il suo profilo visto dal mare, i colori i suoni e i profumi sono il suo modo di comunicare con chi si muove sullo sfondo con i suoi echi e reminiscenze. Casino Totale è il primo romanzo di una trilogia ma può tranquillamente essere letto come un episodio unico, che Jean-Claude Izzo avesse un'etica ferrea. Fabio Montale è per moltissimi versi autobiografico, lo stesso Izzo fu figlio di immigrati, sia da parte di padre, di origini Italiane, che di madre, figlia di immigrati spagnoli. Tutto lo scritto ha come comune denominatore il rispetto, per le persone, per i sentimenti, per le tradizioni e per la semplicità delle cose; ed è immediato capire che Il piacere passa attraverso il rispetto. A cominciare dalle parole. Mentre Marsiglia rimane li, ed è l'unica cosa alla fine di cui possiamo essere certi poiché è l'unica in definitiva ad essere reale.
October 27, 2011
la parte più infima della schifezza del mondo [ nulla cambia, ed è un nuovo giorno ]
"Con Manu e Ugo, iniziammo ad andarci verso i sedici anni. Ma senza ragazze. Era solo nostra. La nostra tana. Portavamo lì tutti i nostri tesori. Libri, dischi. Inventavamo il mondo. Come lo volevamo noi, nostra immagine e somiglianza. Abbiamo trascorso giornate intere a leggere le avventure di Ulisse. Poi, a notte fonda, seduti sugli scogli, silenziosi, sognavamo le sirene dalle folte capigliature che cantavano "tra gli scogli neri sfavillanti di schiuma bianca". E maledicevamo chi aveva ucciso le sirene."
"Dopo, non eravamo più gli stessi. Eravamo diventati uomini. Disillusi e cinici. Un po' amari, anche. Non avevamo niente. Neanche il diploma. Nessun futuro. Solo la vita. Ma la vita senza futuro era meno di niente."
La trama è questa: Manu, Ugo e Fabio Montale si sono persi di vista, ma l'amicizia nata da adolescenti è rimasta, e anche l'amore per Lole. Quando Manu viene ammazzato da un killer pagato da un "gestore" della mafia marsigliese, Ugo, che ha lasciato Marsiglia molti anni prima, senza dire addio a Lole, torna per vendicarlo. Ci riesce, ma muore ucciso dalla polizia. A questo punto rimane solo Fabio Montale.
Montale è un poliziotto dolente, a metà strada tra un criminale e un assistente sociale. Che ha avuto molte donne, ma nessuna era quella giusta. Che oscilla tra il dovere amicale di vendicare Manu e Ugo e il ruolo di poliziotto, nemmeno di successo.
Ma la vera protagonista è Marsiglia, una città bellissima e crudele, dolce e violenta, crogiuolo di razze e di odio, piena di angoli e di persone da amare. La città in cui i falliti, incapaci di cambiare le regole del gioco, tentano di mettere in salvo chi ancora può essere salvato. In cui la violenza e l'odio imperano ma non riescono ad avere la meglio sull'umanità delle persone e sulle piccole cose che fanno la felicità:
"Fuori, il sole mi inondò il viso. L'impressione di tornare alla vita. La vera vita. Dove la felicità è un insieme di piccoli fatti insignificanti. Un raggio di sole, un sorriso, la biancheria stesa a una finestra, un bambino che gioca a calcio con una scatola di conserva, un'aria di Vincent Scotto, un leggero colpo di vento sotto la gonna di una donna..."
"Con Manu e Ugo, iniziammo ad andarci verso i sedici anni. Ma senza ragazze. Era solo nostra. La nostra tana. Portavamo lì tutti i nostri tesori. Libri, dischi. Inventavamo il mondo. Come lo volevamo noi, nostra immagine e somiglianza. Abbiamo trascorso giornate intere a leggere le avventure di Ulisse. Poi, a notte fonda, seduti sugli scogli, silenziosi, sognavamo le sirene dalle folte capigliature che cantavano "tra gli scogli neri sfavillanti di schiuma bianca". E maledicevamo chi aveva ucciso le sirene."
"Dopo, non eravamo più gli stessi. Eravamo diventati uomini. Disillusi e cinici. Un po' amari, anche. Non avevamo niente. Neanche il diploma. Nessun futuro. Solo la vita. Ma la vita senza futuro era meno di niente."
La trama è questa: Manu, Ugo e Fabio Montale si sono persi di vista, ma l'amicizia nata da adolescenti è rimasta, e anche l'amore per Lole. Quando Manu viene ammazzato da un killer pagato da un "gestore" della mafia marsigliese, Ugo, che ha lasciato Marsiglia molti anni prima, senza dire addio a Lole, torna per vendicarlo. Ci riesce, ma muore ucciso dalla polizia. A questo punto rimane solo Fabio Montale.
Montale è un poliziotto dolente, a metà strada tra un criminale e un assistente sociale. Che ha avuto molte donne, ma nessuna era quella giusta. Che oscilla tra il dovere amicale di vendicare Manu e Ugo e il ruolo di poliziotto, nemmeno di successo.
Ma la vera protagonista è Marsiglia, una città bellissima e crudele, dolce e violenta, crogiuolo di razze e di odio, piena di angoli e di persone da amare. La città in cui i falliti, incapaci di cambiare le regole del gioco, tentano di mettere in salvo chi ancora può essere salvato. In cui la violenza e l'odio imperano ma non riescono ad avere la meglio sull'umanità delle persone e sulle piccole cose che fanno la felicità:
"Fuori, il sole mi inondò il viso. L'impressione di tornare alla vita. La vera vita. Dove la felicità è un insieme di piccoli fatti insignificanti. Un raggio di sole, un sorriso, la biancheria stesa a una finestra, un bambino che gioca a calcio con una scatola di conserva, un'aria di Vincent Scotto, un leggero colpo di vento sotto la gonna di una donna..."
September 18, 2015
attenzione: contiene riferimenti alla storia
L'ho letto tutto d'un fiato ma non sento il bisogno di correre a comprare il seguito...
Ecco è già quasi tutto. Una lettura che non si può smettere un momento ma, alla fine, quando riemergi dal turbine c'è un po' un senso di tu quoque Izzo?.
Forse da quelli che vengono segnati a dito come i primi della classe ci si attende sempre troppo.
Tutto perfetto in questo racconto, tutto perfetto per tenerti avvinghiato alla storia (che cosa si vuole di più da un noir!).
Forse un po' troppo vomito? (offerto con discrezione, ma comunque già letto)
Forse un po' troppo alcol ( c'è ancora sulla terra un poliziotto che dica:non bevo in servizio?)
Forse un po' troppa cucina? (ma è mai possibile che non esista più un detective di carta che non debba schiacciarci con la sua competenza alimentare?)
Invece il casino del titolo c'è tutto: un po' rimane anche nel lettore a mo' di confusione.
Straordinaria invece l'idea del lieto fine: ho troppo amato il Dekart hollywoodiano per non apprezzarlo, ma da un primo della classe non ce lo si aspetta proprio.
Veniamo a ciò che non va (!?).
Non voglio più sentire parlare di ascelle che sanno di menta e basilico, please.
Non voglio che un personaggio cerchi la mia connivenza parlandomi della simpatica canaglia che era da giovane.
Non voglio che si presenti come un emarginato che ascolta Petrucciani e Telonius Monk.
Da 18 stelline invece la descrizione di Marsiglia luoghi, persone, circostanze: anche se il punto di vista è quello della impossibilità ( che forse è, appunto, anzi spero, solo uno dei possibili punti vista) il ritratto puzza senza scampo di reale e disperato...e di futuro comune (se l'avremo).
L'ho letto tutto d'un fiato ma non sento il bisogno di correre a comprare il seguito...
Ecco è già quasi tutto. Una lettura che non si può smettere un momento ma, alla fine, quando riemergi dal turbine c'è un po' un senso di tu quoque Izzo?.
Forse da quelli che vengono segnati a dito come i primi della classe ci si attende sempre troppo.
Tutto perfetto in questo racconto, tutto perfetto per tenerti avvinghiato alla storia (che cosa si vuole di più da un noir!).
Forse un po' troppo vomito? (offerto con discrezione, ma comunque già letto)
Forse un po' troppo alcol ( c'è ancora sulla terra un poliziotto che dica:non bevo in servizio?)
Forse un po' troppa cucina? (ma è mai possibile che non esista più un detective di carta che non debba schiacciarci con la sua competenza alimentare?)
Invece il casino del titolo c'è tutto: un po' rimane anche nel lettore a mo' di confusione.
Straordinaria invece l'idea del lieto fine: ho troppo amato il Dekart hollywoodiano per non apprezzarlo, ma da un primo della classe non ce lo si aspetta proprio.
Veniamo a ciò che non va (!?).
Non voglio più sentire parlare di ascelle che sanno di menta e basilico, please.
Non voglio che un personaggio cerchi la mia connivenza parlandomi della simpatica canaglia che era da giovane.
Non voglio che si presenti come un emarginato che ascolta Petrucciani e Telonius Monk.
Da 18 stelline invece la descrizione di Marsiglia luoghi, persone, circostanze: anche se il punto di vista è quello della impossibilità ( che forse è, appunto, anzi spero, solo uno dei possibili punti vista) il ritratto puzza senza scampo di reale e disperato...e di futuro comune (se l'avremo).
July 3, 2012
Il protagonista è un poliziotto/ex-poliziotto Ugo Montale che inizia dovendo scoprire come mai due sue amici, che avevano fatto scelte diverse dalle sue, vengono uccisi, per arrivare a capire se gli va di continuare a fare la guardia.
Sullo sfondo una Marsiglia molto più araba che francese, con il suo porto che l'aveva portata ad essere uno degli ombelichi del mondo e con rigurgiti nazionalisti di cui ache qui da noi si sente l'eco.
Libri amari, amarissimi per essere precisi, in cui niente e nessuno si salva se non il mare, lo stesso dove il protagonista si ritrova a pescare per farsi passare il magone, per quanto possibile e unica cosa che lo accomuna a Montalbano.
Non è un personaggio simpatico Montale, e non fa niente per diventarlo, rovina tutte le sue storie d'amore e tutti quelli che gli sono vicini hanno una spaventosa tendenza a morire prima del tempo, assomiglia alla signora in giallo per questa sua peculiare capacità di portare una sfiga nerissima; i suoi libri si divorano comunque ugualmente, pur con un'esagerata pletora di protagonisti che gli girano attorno e per i quali necessiterebbe una quarta di copertina come con i vecchi gialli della Christie, a cui si attinge quando non ci si ricorda chi è chi e fa cosa, situazione che mi è capitata più volte anche se i libri li ho letti senza grosse interruzioni.
Sullo sfondo una Marsiglia molto più araba che francese, con il suo porto che l'aveva portata ad essere uno degli ombelichi del mondo e con rigurgiti nazionalisti di cui ache qui da noi si sente l'eco.
Libri amari, amarissimi per essere precisi, in cui niente e nessuno si salva se non il mare, lo stesso dove il protagonista si ritrova a pescare per farsi passare il magone, per quanto possibile e unica cosa che lo accomuna a Montalbano.
Non è un personaggio simpatico Montale, e non fa niente per diventarlo, rovina tutte le sue storie d'amore e tutti quelli che gli sono vicini hanno una spaventosa tendenza a morire prima del tempo, assomiglia alla signora in giallo per questa sua peculiare capacità di portare una sfiga nerissima; i suoi libri si divorano comunque ugualmente, pur con un'esagerata pletora di protagonisti che gli girano attorno e per i quali necessiterebbe una quarta di copertina come con i vecchi gialli della Christie, a cui si attinge quando non ci si ricorda chi è chi e fa cosa, situazione che mi è capitata più volte anche se i libri li ho letti senza grosse interruzioni.
May 8, 2013
Un grande autore, Izzo, narratore dalle immagini rapide ed efficaci. Casino totale è un titolo azzeccatissimo; qui accade un po' di tutto, e ciò che accade a volte è tragicamente realistico, ovvero non c'è la semplificazione letteraria di assassino e vittima, c'è un caos di ammazzamenti e molte mani grondanti sangue. E' il romanzo di Marsiglia, tra sbirri, teppistelli e milieu, una splendida cornice mediterranea che sa di basilico, mare e bassifondi, casba e cemento, le case rosa e gialle affacciate sul porto, le finestre sui chiassosi cortili dove giovani arabi sgommano con i motorini e panciuti negozianti armeni coccolano il fucile spaventati.
Il virus che percorre le profondità di questa storia é l'intolleranza razzista. E in questo sono rimasto sbalordito dalla figura dello sbirro Fabio Montale; un vero e proprio educatore di strada, più che un poliziotto. Un uomo solo contro il fascismo dilagante, che ama le belle donne, ma non è uno sciupafemmine (ad un certo punto - e qui si esula completamente dai canoni del poliziesco, genere tipicamente maschilista e machista - Montale dirà: "Non c'è piacere se non c'è rispetto") ed anzi soffre della sua incapacità a donarsi totalmente nelle sue storie d'amore.
Gran bella storia, di una amicizia struggente; estremamente fascinosa Marsiglia. Un libro che non si dimentica.
Il virus che percorre le profondità di questa storia é l'intolleranza razzista. E in questo sono rimasto sbalordito dalla figura dello sbirro Fabio Montale; un vero e proprio educatore di strada, più che un poliziotto. Un uomo solo contro il fascismo dilagante, che ama le belle donne, ma non è uno sciupafemmine (ad un certo punto - e qui si esula completamente dai canoni del poliziesco, genere tipicamente maschilista e machista - Montale dirà: "Non c'è piacere se non c'è rispetto") ed anzi soffre della sua incapacità a donarsi totalmente nelle sue storie d'amore.
Gran bella storia, di una amicizia struggente; estremamente fascinosa Marsiglia. Un libro che non si dimentica.
January 5, 2014
hard boiled … à la sauce marseillaise
“A Marsiglia, anche per perdere bisogna sapersi battere”.
Fabio Montale le prende che sembra Sam Spade, è sarcastico come Philip Marlowe. Poliziotto, ma con un rapporto ambiguo con la polizia … da vetrina. Gli tocca fare il lavoro sporco, ma non si tira certo indietro, lo svolge con la giusta dose di fermezza e umanità. Ha una certa attrattiva per le donne, preferibilmente belle e dannate, ma non solo … Storie d’amore conflittuali e un rosario di fallimenti (incapacità a “darsi”?) con uno strascico di amarezza e disillusione.
La casetta sul mare dove Montal…e si rifugia per andare a pesca e ritemprarsi, ricorda tanto la villetta di Montal…bano. La sua Marsiglia, con il suo porto, le banchine, le gru, il mare, è sudicia e insicura al punto giusto. La storia e i personaggi ti colpiscono come un manrovescio, ma tu tamponi col dorso della mano il filo rosso che fiorisce sul labbro spaccato e … vai avanti.
“A Marsiglia, anche per perdere bisogna sapersi battere”.
Fabio Montale le prende che sembra Sam Spade, è sarcastico come Philip Marlowe. Poliziotto, ma con un rapporto ambiguo con la polizia … da vetrina. Gli tocca fare il lavoro sporco, ma non si tira certo indietro, lo svolge con la giusta dose di fermezza e umanità. Ha una certa attrattiva per le donne, preferibilmente belle e dannate, ma non solo … Storie d’amore conflittuali e un rosario di fallimenti (incapacità a “darsi”?) con uno strascico di amarezza e disillusione.
La casetta sul mare dove Montal…e si rifugia per andare a pesca e ritemprarsi, ricorda tanto la villetta di Montal…bano. La sua Marsiglia, con il suo porto, le banchine, le gru, il mare, è sudicia e insicura al punto giusto. La storia e i personaggi ti colpiscono come un manrovescio, ma tu tamponi col dorso della mano il filo rosso che fiorisce sul labbro spaccato e … vai avanti.
February 1, 2014
Casino Totale è un romanzo che coinvolge tutti i cinque sensi. Izzo ci fa sentire gli odori di Marsiglia, anche figurati. Ci ammalia coi sapori (si mangia e si beve un sacco in questo libro). Ci fornisce una colonna sonora, con blues, jazz, sonorità latino-americane e anche qualche canzone italiana. Questo aspetto di questo romanzo mi ha colpito moltissimo, mi ha veramente fatto entrare nella storia, e anche se non riuscivo bene a figurarmi Marsiglia quando nominava vie e luoghi, non essendoci mai stata, sono riuscita comunque a viverla appieno. Peccato solo per l’epilogo, che non mi è piaciuto affatto, l’ho trovato alquanto inadeguato al resto del romanzo. In ogni caso, penso proprio che prima o poi leggerò gli altri romanzi della trilogia marsigliese, ho troppa voglia di tornare lì! :)
http://www.naufragio.it/iltempodilegg...
http://www.naufragio.it/iltempodilegg...
Displaying 1 - 30 of 98 reviews






























