In un futuro imprecisato ma spaventosamente vicino, gli uomini hanno costruito rifugi sotto l'oceano per ripararsi dalla forza assassina della luce del sole. E negli abissi hanno scoperto una specie nuova, cosi favolosa e leggendaria da volerla subito imprigionare. Le sirene sono feroci e bellissime donne del mare: hanno capelli azzurro vivo, capezzoli verdecupo, il muscolo della coda capace di spezzare in un istante la schiena del maschio. Scoprono piccoli denti perlati e affilatissimi quando schiudono le labbra per emettere il loro richiamo, un canto che fa impazzire i cani - e forse anche gli uomini. Un'atmosfera sospesa e sensuale domina questa favola nera: la scrittura di Laura Pugno ha una potenza incantatrice, capace di coniugare visioni apocalittiche e inquietudini del nostro presente in un unico, ipnotico racconto di amore e di morte.
Per diversi anni ha lavorato nelle redazioni di case editrici, riviste e siti web, soprattutto di cinema. È stata lettrice di sceneggiature, e consulente per la Rai.Ha tradotto più di una decina tra saggi e romanzi dall’inglese e dal francese e insegnato traduzione all’Università di Roma "La Sapienza". Collabora con le pagine culturali del «Manifesto» e con la Cronaca di Roma di «Repubblica». Nel 2001 ha raccolto le sue poesie, con alcune prose di Giulio Mozzi, in Tennis, Nuova Magenta Editrice. Il suo primo libro di racconti, Sleepwalking, è uscito nel 2002 per Sironi editore. Nel 2005 è stata finalista al premio di poesia Antonio Delfini e ha vinto il premio Scrivere Cinema all'Autumn Film Festival. Ad aprile 2007 pubblica il poemetto Il colore oro, per la casa editrice Le Lettere; a maggio, il romanzo Sirene, per Einaudi. Nel 2009 ha pubblicato Quando verrai per minimum fax. Nel 2011 esce Antartide per minimum fax. È presente in varie antologie di poesia e prosa. Nel 2016 è prevista l'uscita di Bianco per nottetempo.
Mi ha infastidita, disturbata, disgustata. Tutto in questo libro è terrificante e sbagliato. Troppi dettagli che non vorresti leggere, nessun approfondimento su aspetti che vorresti indagare. Non c'è una vera caratterizzazione dei personaggi, ma forse meglio così perché non è gente di cui vorresti approfondire la conoscenza. Non si capisce dove inizi l'essere umano e dove finisca l'animale, non è chiaro chi sia davvero l'animale e neanche se essere animale sia meglio o peggio che essere umano. Inizia così dal nulla e finisce così nel nulla, niente di ciò che vi accade cambierà il corso degli eventi. Una vicenda inutile in un mondo senza speranza. E sono quasi sicura che questo sia esattamente ciò che voleva fare Laura Pugno. Questo libro non ti deve piacere, non ti può piacere: è lì per dirti delle cose che ti faranno pensare a tutto quello che non ti può piacere e non ti deve piacere. E ci riesce benissimo.
Definito "apocalittico, femminista e ambientalista", il romanzo breve di Laura Pugno (scritto nel 2007) ritenuta in molte delle classifiche stilate da quelli che sanno (o che ben sanno?) una delle voci italiane più significative del terzo millennio, è quanto di più lontano dalla mia idea di Letteratura. Già solo la trama (sinossi, chiedo scusa), che non ho letto prima di tuffarmi (ehm) fra le pagine, mi avrebbe dovuto far riflettere: in un mondo apocalittico che è in mano alla yakuza giapponese e dove non è più possibile esporsi all’aria aperta perché il sole e i suoi raggi provocano il cancro nero, in cui le sirene sono diventate il cibo prelibato e oggetto sessuale per i nuovi ricchi (vitello di sirena, sushi di sirena, sirene voluttuose e dallo sguardo languido e annebbiato spesso definite "vacche”), allevate a scopo riproduttivo per alimentare il mercato in vasche dopo vengono fatte accoppiare con maschi di sirena che le stesse uccidono dopo l'atto sessuale, Samuel, che lavora a Underwater, uno di questi allevamenti sotterranei, anziché limitarsi a fare il suo lavoro di guardiano, scende in una delle vasche durante il periodo dell’estro e si accoppia, spinto dal dolore per la perdita della sua compagna e da una certa perversione (perversione e lascivia che aleggiano in tutte le pagine di questo breve romanzo), con una sirena mezzoalbina. Da questa unione nasce Mia, una mezzoumana, per la quale, forse, come per Samuel, non c’è salvezza alcuna, destinata anche lei a diventare “carne di mare” in un mondo dove nessuno osa sperare in un futuro diverso.
Mi si nota di meno se non assegno stelle e sto zitta o se ne assegno una (e mezza?) e mi ritiro in silenzio a meditare?
Primo romanzo di Laura Pugno, non è solo un testo concentrato, breve, teso, ma anche una piccola bomba. In sospeso tra un'appetibilità literary fiction e i presupposti fantastici, Sirene potrebbe collocarsi in quella corrente New Weird chiamata in causa quando si parla della Trilogia dell’Area X di VanderMeer. Non è propriamente fantascienza, è una letteratura fatta di immagini evocative della natura, distorte da qualche interferenza – più o meno scientifica – che si porta via la tranquillità del lettore.
Sirene è disturbante, e non poco. Le creature del titolo sono prive di qualsiasi aura fiabesca, mentre prende vita l’aspetto terribile della loro mitologia. Pugno riesce a rendere la concretezza della chimera, attraverso odori marittimi anche nauseabondi, che pare quasi di respirare, ma soprattutto con l'individuazione puntuale della loro natura prevalentemente animale. Uno dei primi elementi di disturbo è proprio questa bestialità, fusa ad un aspetto quasi umano (come ogni chimera che si rispetti). Possenti code di pesce, che spezzano le schiene; voracità e placidità che si alternano senza ordine razionale; la mancanza della parola.
SPOILER minori
Non finisce qui. Anzi, il turbamento del lettore è appena cominciato. Nelle prime pagine Pugno ci rivela non solo l’esistenza di queste creature, ma anche quale sia il loro destino quando incontrano l’uomo: riproduzione in cattività, allevamento, macellazione. In questo libro, le sirene ce le mangiamo. Chapeau. E se non fosse abbastanza, l’ambientazione in cui avviene tutto ciò è una distopia da catastrofe ecologica, con il sole che uccide, distruggendo la pelle degli esseri umani, e il mondo allo sbando governato da organizzazioni criminali.
Ha il clima di racconti apocalittici come Le effemeridi di Stéphanie Hochet o il film Melancholia di Lars Von Trier. C’è un’umanità sull’orlo del baratro, immersa in quel clima che precede la sventura finale, e che rende queste storie ancora più terrificanti proprio perché non sono ambientate nei deserti post-apocalittici, nel ritorno al (dis)ordine delle nuove frontiere, ma negli ultimi giorni di un mondo ancora simile a quello che conosciamo e abitiamo noi.
Ma il discorso ancora più disturbante è quello della violenza, che pervade ogni rigo di questo romanzo intenso, bellissimo e nero come la pece. La violenza di Sirene è in primo luogo una violenza di genere. Le donne che abitano il suo mondo hanno per lo più una sorte orrenda; le sirene, creature femminili che alle donne somigliano, hanno grossomodo la stessa orrida sorte. Sulle sirene questa prevaricazione arriva agli estremi più scioccanti, ma alla fine si parla sempre della stessa cosa. Pugno non ha remore, e fa compiere un arco narrativo onesto e terribile al suo personaggio maschile protagonista, senza renderlo l’eroe puro, senza macchia, ed evitando di assolverlo (vedrete cosa gli fa fare verso la fine).
Sirene è un libro raccapricciante e perfetto, costruito sulle impressioni di un mondo marittimo pieno di una luce remota e devastante, quella che spazzerà via tutto.
Romanzo molto breve ma ricco di spunti e di livelli di analisi. "Sirene" è crudele, violento, oscuro e morboso, carico di immagini disturbanti che la scrittura asciutta e precisa della Pugno riesce a restituirci in modo spietato. Una favola nera sull'oscuritá dell'animo umano, sulla sua capacità di predominare sull'altro da sé: natura, animale, sirena, donna.
Una piccola nota sull'ambientazione giapponese della storia che leggo non ha convinto molti: personalmente l'ho trovata invece abbastanza coerente con la metafora ecologista (i giapponesi sono da sempre al centro della polemica per quanto riguarda la pesca del tonno rosso, la caccia alle balene a rischio di estinzione), con le ambientazioni futuristiche e fantascientifiche che prediligono un setting orientaleggiante, e con la natura aliena, mostruosa ed esotica della creatura Sirena. Più facile immaginare che possano proliferare e nascere nelle vastità misteriose degli oceani orientali che nei confini più rassicuranti dei nostri mari.
Personaggi: inesistenti. Backstory del protagonista assente, e suo carattere non pervenuto (a parte la caratteristica che non sa tenerselo nelle mutande, ma va be’, sarà il canto di queste povere bestie a rincitrullirlo); backstory di Hassan, Jack, Ken inutili alla trama; backstory di Sadako da povera lolita davvero non ha avuto senso per me.
Trama: buchi, buchi ovunque. Non ho ben capito perché c’erano tante storielle che non hanno portato avanti la trama e che non sono nemmeno riuscite a dare il messaggio giusto, secondo me, come per esempio la storia del cane-lupo di Jack (che immagino fosse una parentesi antispecista ma non riuscita). Ivy e il MLF non sono serviti a molto come espedienti narrativi.
La yakuza non l’ho capita. Poteva essere la mafia di Chicago o quella nostrana, perché dare un nome di una mafia esistente in un setting che del Giappone non ha nulla?
Frasi a caso, tante, che magari volevano scaturire una qualche riflessione, anche qui senza riuscirci, come la parentesi di Ken’nosuke che mangiava uova crude intere: il messaggio quale sarebbe? “È un essere umano ma questo non lo rende meno animale”? Oppure è una parentesi messa lì un po’ a caso? O anche l’idea, al capitolo 19 o 20, che Mia sia un esemplare alpha. Ma da quando c’è coscienza di branco tra sirene? Perché si scopre alla fine del libro?
Non so, mi aspettavo riflessioni più attente, magari su dinamiche di potere, forza (o mancanza di essa) dei gruppi minoritari, motivazioni non solo capitalistiche e sessiste, ma anche speciste per questa distopia.
Penso che questa storia avrebbe significato qualcosa se solo Samuel, dopo aver montato la prima sirena, avesse riconosciuto in Mia una figlia, sangue del suo sangue. Magari non subito, magari con tutte le difficoltà della differenza di specie. E ci ho davvero creduto nel momento in cui la libera. Magari questa storia sarebbe stata molto più incisiva se lui avesse tentato di salvare sua figlia, rendendosi conto, nel vederla catturata e costretta alla monta, quanto sia marcio l'essere umano, grottesco nel suo specismo e nel suo ruolo di "oggettificatore" dell'essere femminile (sirena o donna che sia); se avesse fallito nell'impresa, a dimostrazione di quanto sia stato egoista da parte sua mettere al mondo un essere vivente, destinandolo di fatto alla sofferenza, solo per provare il brivido della monta. Ma invece no, invece Samuel pensa soltanto alla vagina di sirena e a quanto voglia montare pure quella che, a tutti gli effetti, è sua figlia (e purtroppo ci riesce, ovviamente con la violenza). A malaparata sarebbe stato più accettabile un Samuel tentato sessualmente da Mia perché abituato a vedere le sirene solo come carne o sesso e allo stesso tempo frenato dal vincolo etico dell'incesto, ma non c'è nulla di tutto ciò, nemmeno una volta in cui lui pensi o realizzi che lui e Mia sono padre e figlia (e a mio avviso è davvero poco realistico che questo pensiero non l'abbia sfiorato neanche una volta nel corso di tutta la vicenda). Laura Pugno sa scrivere e sa anche costruire qualcosa di interessante, meno che la caratterizzazione dei personaggi che è tristemente manchevole, ma rimane sempre in superficie; si ha quasi la sensazione di essere riusciti a catturare un insetto nella mano, ma una volta aperte le dita ci si ritrova davanti a un palmo vuoto. C'è una parvenza di universo dietro il centinaio di termini anglofoni che l'autrice abusa nella speranza di rendere tutto più interessante, ma alla fine poco e niente viene approfondito. La struttura della sua Underwater è alquanto fragile: fin da subito è evidente che abbia preferito lasciare a margine le basi della storia, oggettivamente interessanti, per dare spazio a tanti piccoli episodi perversi - distanziati solo da buchi di trama ahimè ben poco trascurabili - con l'obbiettivo di sconcertare, far discutere. Non dico che tutte le storie debbano insegnare qualcosa, a volte è apprezzabile anche una scrittura fine a se stessa, ma se le tematiche sono così impegnate è fondamentale trattarle con cura e veicolare un messaggio. Se il carico narrativo è così morboso, la scrittura fine a se stessa finisce per risultare ridondante, stomachevole. Dietro al grottesco deve esistere del contenuto più coscienzioso, una materia effettiva che io qui non ho mai percepito. Dicono che l'autrice abbia attinto dalle strutture narrative dei manga, ma a me sinceramente è parso più un hentai becero di cui avrei fatto volentieri a meno.
This entire review has been hidden because of spoilers.
Quelli che so che l'hanno letto me ne hanno parlato bene, per questo all'inizio ero preoccupato. Temevo che Sirene fosse uno di quei libri che tutti incensano ma che nessuno ama leggere. Invece, si tratta di un libro come pochi altri nel panorama italiano. Il genere rientra nel new weird, ovvero una narrazione che presuppone elementi di divergenza dalla realtà quasi plausibili. Pugno descrive con maestria una realtà cruda in cui il Sole non rappresenta più la vita ma la morte; l'uomo domina sulla donna e le sirene sono apparse come entità semidivine sfruttate come bestie da macello e prostitute per la Yakuza. Ci sono alcuni elementi squisitamente cyberpunk come l'interculturalità, la criminalità dilagante e l'utilizzo di tecnologie specifiche senza le quali non è possibile vivere. Sirene, se vogliamo, è una cruenta metafora femminista, ambientalista e animalista. Pugno ha scritto un libro apparentemente semplice che in 144 pagine ti rovescia come un calzino fradicio e ti spiega quanto può essere malvagio e autodistruttivo l'uomo. Lo stile è asciutto e non si perde in chiacchiere inutili, sembra di osservare un parto naturale in cui l'ostetrica, glaciale, fa nascere il pupo in pochi minuti lasciando di stucco la madre che si aspettava di soffrire per ore. Un libro umami dai toni insoliti che può sorprendervi e lasciarvi in bocca un sapore che forse non conoscevate.
Diciamo una stella e mezza, esagerando, perché mi è piaciuto abbastanza il mondo creato dall'autrice: una realtà apocalittica, un mondo decimato da una pandemia che provoca un letale cancro alla pelle. Bastava concentrarsi su quello, sarebbe stato bello. E invece ovviamente no, in 100 pagine mettiamoci pure la Yakuza, la scoperta delle sirene che diventano sia cibo alimentare che sessuale di gente ricca, mettiamoci pure una storia pruriginosa con Samuel, inserviente del macello di sirene, che un giorno a cazzo si immerge nella vasca delle sirene durante la fase degli accoppiamenti e decide di accoppiarsi con una di esse, ingravidandola. Queste sono solo le premesse del breve romanzo, nessuno spoiler. A pagina 30 ero già stanca,. Ah quasi dimenticavo le scene gore che sono talmente gore che alla fine risultano solo grottesche e trash. Le scene inutilmente pesanti, costellate da immagini troppo disturbanti per disturbare davvero. Che delusione.
Non ho idea di cosa abbia letto e l'unica cosa che mi sento di dire è che posso aver visto tutti i gore possibili, ma questo vicino ai pasti non lo raccomando
Avrei voluto davvero dare un'ottima recensione a questo libro, ma sono stata delusa su tutti i fronti. Premetto che sono un'amante del distopico, quindi non sono una persona "fuori target" che si è trovata a leggerlo per caso.
Fuori target mi sembra piuttosto la quarta di copertina, che parla di un libro "distopico" e "weird" tralasciando volutamente la parola "gore" e qualsiasi accenno al fatto che sia un libro di una violenza allucinante. Comprendo il voler sensibilizzare su una tematica mostrando in maniera non edulcorata alcune dinamiche, ma Sirene esagera talmente tanto che l'unica sensazione che rimane alla fine della lettura è il disgusto.
Parto dal fatto che le cose che ho trovato più interessanti in questa ambientazione patchwork che cita gli Yakuza (i giapponesi fanno sempre distopia) ma anche Bahia, la California e gli Orisha, siano derivativi da altre opere. L'idea della vita sott'acqua e del cancro alla pelle è già stata usata eccellentemente in Membrana, mentre il taboo dell'amore proibito con creature acquatiche "meno estetiche" è già stato sdoganato con La forma dell'acqua.
E mi correggo subito perché questo libro parla di tutto tranne che di amore. L'umanità viene ci viene offerta unicamente dal punto di vista del protagonista, Samuel, un uomo per cui non si riesce a provare né pietà né simpatia. Samuel esaudisce già dal primo capitolo il suo desiderio proibito di accoppiarsi di nascosto con una sirena dell'allevamento intensivo dove lavora. Le sirene sono animali ben lontani dalle creature mitologiche affascinanti che immaginiamo: sono mute, con una bocca aguzza e divorano il maschio nell'amplesso. Solo le femmine hanno fattezze umanoidi, mentre i maschi sono semplici dugonghi senza coscienza e volontà.
Interessante l'idea dell'allevamento intensivo di creature mitologiche, lo ammetto. Lo spunto narrativo potrebbe anche essere buono, ma andando avanti con il libro già le premesse decadono. In questo mondo orrendo e distopico, fare sesso con le sirene è la normalità. Pare che ogni uomo sulla faccia di questa terra sia letteralmente ossessionato, al punto che esistono fior fiore di bordelli con cui fare sesso con una sirena in maniera legale e priva di pericoli quindi la motivazione per cui Samuel decida di farlo in maniera illegale, pericolosa, con il rischio (ovvio) di metterla incinta non si spiega. Non si spiega proprio.
Il libro prosegue poi con una trama principale che si sa già dove andrà a finire intermezzata da lunghissimi muri di testo didascalici con le spiegazioni del world-building e del background di alcuni personaggi più o meno marginali. I dialoghi sono inesistenti e alcune trame si aprono e si chiudono all'interno di narrazioni circolari presenti in questi momenti "statici" della narrazione. L'autrice non manca però di descrivere sempre con ricchezza di particolari tutte le violenze che vengono inflitte alle Sirene, forse per scatenare nel lettore una reazione simile a quella che si vede in un documentario animalista? Anche l'ex compagna di Samuel, Sadako, subisce un numero imprecisato di violenze. La madre di Samuel non fa una fine migliore. Ogni donna di questa narrazione è solo una vittima della violenza di qualcuno, violenza descritta con ricchezza di particolari. A mio parere, il libro finisce per risultare più una dissezione chirurgica priva di empatia che unisce due temi che spero non si incontrino mai: l'oggettificazione della donna e lo sfruttamento degli animali.
La trama "poliziesca" poi, l'unica in cui si può sperare in qualche colpo di scena, viene portata avanti anche in maniera maldestra per quanto mi riguarda, con dei provvidenziali deus ex machina e improvvisi cambi di scena che salvano Samuel al momento giusto. In conclusione, tutto ciò che sfortunatamente mi è rimasto impresso è soltanto il kink del protagonista per le Sirene, e non lo trovo sufficiente per portarmi a degli spunti di riflessione costruttivi.
TW CHE VORREI AVER SAPUTO PRIMA DI APPROCCIARMI ALLA LETTURA: -Aborto violento -Pedofilia -Stupro -Incesto
IN AGGIUNTA AI PIU' PREVEDIBILI (SI FA PER DIRE) -Violenza sugli animali -Violenza sulle donne -Omicidio
A una lettura veloce, “Sirene” sembra una storia confusa, priva di un vero e proprio messaggio: un mondo futuro in cui il sole causa una pandemia di cancro, persone ricche che vivono in località sottomarine, un mercato nero in mano alla mafia e sirene che vengono sfruttate come cibo e come fonte di piacere sessuale. Un’accozzaglia di elementi eterogenei che disorienta, insomma. Si continua a leggere sperando che la narrazione prenda una direzione, e invece prima di rendercene conto arriviamo a fine libro con un’unica domanda: “e quindi?”
E quindi, bisogna ritornare alla prima pagina e rileggere tutto da una prospettiva diversa. Ci sono libri che volutamente non seguono una direzione, perchè hanno tanti livelli di lettura. Un esempio, tanto per citare un romanzo che ho letto recentemente, è “Il passeggero” di McCarthy. Non è la trama ad essere importante, ma il sottotesto.
“Sirene” è, innanzitutto, un’allegoria ecologista sullo sfruttamento animale. Le sirene, infatti, non hanno nulla di umano: sono veri e propri animali. Gli uomini le allevano in delle riserve, sottoponendole a cure ormonali per farle ingrassare, costringendole alla riproduzione e uccidendole quando non servono più. Niente di più o di meno di quello che la società odierna fa agli animali da allevamento.
Ma c’è di più. Le sirene, almeno quelle più belle, vengono anche usate come strumento di piacere sessuale. Esistono dei veri e propri bordelli in cui gli uomini più ricchi possono fare loro quello che vogliono. E questo accade anche alle donne presenti nel romanzo. Prendiamo ad esempio la fidanzata del protagonista, Sadako. E’ un ex concubina che gli è stata ceduta come regalo da membri della mafia. La mafia, che tutto controlla, tratta le donne, umane, al pari delle sirene, bestie. E quindi questo romanzo si può benissimo leggere, oltre che in chiave ecologista, in chiave femminista.
C’è altro? Sì. C’è una critica al capitalismo e alle sperimentazioni nel settore della ricerca. Quest’ultime, in particolare, non sono governate dalla logica del costruire un futuro migliore, ma da quella del potere e dell’interesse personale, puramente egoistico.
Non lasciatevi ingannare dalla brevità della storia: “Sirene” ha tanto da dire, molto di più di quanto possa sembrare.
E' un testo molto interessante, anche perché rappresenta un caso molto raro all'interno del panorama italiano. La fantascienza è un genere poco praticato in Italia e, molto spesso, con risultati scarsi. Solo Evangelisti ha prodotto fantascienza di qualità, seppur i suoi testi vadano molto al di là della semplice fantascienza.
Prima di tutto, va lodato per la sua essenzialità. E' un testo che ha poche ma buone idee, le quali vengono portate avanti con costanza, coerenza, chiarezza. Anche lo stile è sintomo di tutto ciò: scrittura veloce, paratattica, pulita, priva di informazioni inutili, che va dritta al punto. Si vede l'influenza dello stile anglosassone, tanto in voga in molti scrittori italiani.
Ma l'influenza più grande è quella del mondo nipponico, tant'è che il testo presenta per la maggior parte elementi tipici di quella cultura. La scelta è singolare, anche perché non aggiunge nulla alla trama: del Giappone ci sono solo riferimenti alla loro mafia (yakuza) e al loro amore per il pesce (sushi). Elementi che si potevano dire con termini italiani. Forse è il tentativo di dare un tocco esotico al testo o - credo che questo sia il punto - di catturare l'attenzione di tutti gli amanti dei manga, fetta considerevole di mercato anche visto l'anno di pubblicazione, il 2007, in cui si assistette alla diffusione del genere dalla sua nicchia verso un mercato più vasto.
Il punto di forza del testo è il suo essere un fantascientifico di critica sociale, infatti analizza il rapporto tra l'essere umano e le sue risorse. L'introduzione della figure della sirena è il tocco geniale: permette di creare un rapporto 'a specchio' tra l'essere umano e la sua risorsa (le sirene nel romanzo vengono sfruttare sia come fonte di cibo, sia come trastullo sessuale). Il romanzo mostra come l'essere umano, se non sarà capace di mettere a freno i propri desideri consumistici, dovrà soccombere di fronte alle sue produzioni.
Il romanzo ha anche tonalità Apocalittiche, poiché è presente un'epidemia di cancro alla pelle. Propone, però, nel finale, una speranza: all'attento lettore, buona lettura.
Generalmente considerato un capolavoro creatore di un genere, è il libro per cui si parla di Laura Pugno. Io avevo letto altri lavori suoi trovandoli ottimi, questo mi ha lasciata spiazzata. Distopico fantascientifico iper femminista iper moderno e poi non mi ricorso più. Sono tutte definizioni che ho trovato che parlano di questo romanzo breve.
Io ho pensato un sacco al film, La forma dell'acqua, e per il resto ho girato pagina e sono arrivata alla fine riconoscendo una degna scrittura (che già conoscevo) e un'idea che - personalmente - non amo perché non amo la fantascienza, i mostri, le distopie. Ma a parte il mio pensierino, non ho capito forse dove sta la genialità tanto decantata di questo testo. L'idea? Il genere? Leggo il buon Simonetti in La letteratura circostante - che dice 'il manga scritto della Pugno fa sul serio sia sul piano tonale - apocalittico e perverso - sia su quello sintattico, disposto a portare la trascrizione formale del fumetto alle sue estreme e più visionarie conseguenze". Riconosco la visione, il tono, l'apocalittico ma non ne vedo questa grandezza. Che limite.
Nella sinossi letta stesso qui, da Goodreads, non sapevo al cento per cento cosa aspettarmi. Essendo breve, ma concisa, il margine degli argomenti era vario. Leggendo invece quella del libro, diversa in parti da quella presente su questa piattaforma, sicuramente il lettore realizza un'idea maggiore sull'argomento fulcro della narrazione. Che non mi aspettavo, personalmente, e ne sono rimasto colpito e affascinato. "Una potenza incantatrice", "Unico e ipnotico racconto di amore e morte", "Un'atmosfera sospesa e sensuale domina questa favola nera", è tutto vero. Leggendo questo libro, proprio come l'ammaliante canto ultrasonico d'una bellissima sirena, verrete incantati e incatenati dalla meravigliosa e scorrevole prosa dell'autrice. Catapultati in un nuovo apocalittico, ma affascinante, mondo dove le sinuose e splendide sirene sono le protagoniste indiscusse. Un sofferto e malinconico racconto che vi prenderà dentro, nel profondo, coinvolgendovi tanto da commuovervi ed emozionarvi sul finale. Perlomeno è stato così per il sottoscritto.
Questa lettura me la porterò dentro per molto tempo. 🐬 Siamo in un futuro non ben definito, lo strato di ozono non esiste più ed il sole è un'arma letale. L'umanità è condannata dal cancro nero, una malattia contagiosa che fa annerire e cadere la pelle sino al raggiungimento dell'ultimo stadio, quello del derma bianco. Ma nemmeno questa malattia riesce a cancellare le persone dal pianeta che si sono organizzate a vivere in bunker o in comunità sotterranee. Non potendo più coltivare o allevare, l'umanità ha trovato una nuova risorsa: i più facoltosi si cibano di sirene che forniscono carne di mare, latte ed anche distrazione sessuale per nuove ossessioni. In questo scenario la Yakuza detiene gli allevamenti più grandi di carne di mare della costa californiana, dato che in natura le sirene selvagge sembrano essere estinte. 🐬 Sono in molti a dire che questo sia un libro disturbante, eppure non fa altro che replicare molto fedelmente la realtà degli allevamenti intensivi. Le sirene vengono recluse in vasche, fatte montare periodicamente e poi mandate al macello dopo aver partorito. La crescita dei figli viene accelerata grazie al cibo arricchito così da anticipare l'estro il prima possibile e ripetere il ciclo per poter riuscire a stare al passo con la domanda di carne. Suona familiare? 🐬 Il linguaggio del libro è molto particolare: frasi brevi che rimandano quasi ad una traduzione letterale dall'inglese, tono distaccato e molto asettico. Non so se qualcuno ha mai avuto modo di parlare con qualche allevatore o lavorante nei macelli, ma io sì ed il distacco con cui si riferiscono agli animali è lo stesso che Laura Pugno ricrea in questo libro. Gli animali perdono la loro individualità ma diventano capi, oggetti inanimati e non esseri senzienti. 🐬 Eppure nonostante gli abusi sugli animali siano sotto gli occhi di chiunque anche grazie ai media, ai servizi dei Tg o alle investigazioni delle associazioni animaliste, essi restano invisibili e nascosti soprattutto quando li acquistiamo confezionati in una bianca vaschetta di polistirolo al supermercato.
"Sirene" di Laura Pugno è un piccolo capolavoro. Breve, intenso, coriaceo. In un mondo post-apocalittico, in cui la luce solare, fonte di vita, è diventata fonte di morte, un'umanità degradata persegue un ideale di vita contorto. In un mondo che crolla, i veri potenti sono i quadri dirigenziali della mafia giapponese, la Yakuza. I poveri muoiono a frotte sotto le radiazioni solari, divorati dal cancro nero. I ricchi invece si ritrovano dilaniati tra la ricerca di una cura e l'insopprimibile desiderio per la nuova prelibatezza culinaria, la carne di sirena. Il motore del romanzo è Samuel, un orfano abbandonato, che vagheggia non solo l'amore parentale, ma soprattutto quello della sua defunta compagna. Samuel lavora in un allevamento di sirene; le alleva, ne favorisce la riproduzione e la macellazione. Un coito interspecie tra il ragazzo e una sirena mezza albina provoca un avvenimento inaspettato: la nascita di Mia, una creatura mezza sirena e mezzo umana. È proprio questa ibridazione genetica a rendere Mia il fulcro della riflessione della Pugno, che non desidero anticipare, per non togliervi il gusto della scoperta.
Sopravvivenza della specie, rigenerazione naturale, battaglia contro i più oscuri istinti della natura umana. L'umanità si annulla in un'autodissoluzione inarrestabile e il caso, o meglio la natura stessa, i suoi processi sotterranei e inconoscibili alla ragione umana, pongono le basi per una rinascita della vita. Termino questa recensione raffazzonata con una piccola opinione personale. In "Sirene", sembra quasi che l'essere umano nel corso della sua plurimillenaria storia, evolvendosi ed esponendo la propria epidermide alla luce solare, affinando al contempo le proprie capacità di manipolare l'ordine naturale, abbia firmato la propria distruzione finale. Ne deriva un ritorno alla selvatichezza, a un mondo depurato e pronto a risorgere. Tutto il mondo è un'Area X, per citare VanderMeer.
Penso che l’aggettivo più adatto a questo libro sia “disturbante”, mi ha lasciata un po’ sotto sopra, con un’inquietudine addosso non indifferente. È vero che la distopia non è il mio genere preferito, però questo libro è anche macabro. Queste sirene allevate come carne da macello o messe nei bordelli non mi ha del tutto convinta. Il romanzo si legge bene, una scrittura semplice e diretta, forse fin troppo, mi è sembrato però troppo affrettato, molte cose non sono approfondite, come le descrizioni di personaggi e ambientazioni, e soprattutto mancano i sentimenti. Sono stata indecisa fino all’ultimo se dare due o tre stelle, ma poi ho pensato che se ho dato tre stelle a Fahrenheit, non potevo proprio darle a Sirene.
Un romanzo breve/racconto lungo che unisce i generi del distopico e del fantastico a un saggio di ecofemminismo e antispecismo: esattamente quello che cerco in un libro. Ho trovato il worldbuilding bellissimo. 4 stelle e non 5 perché ho trovato i flashback su Sadako piuttosto ripetitivi, anche se ne comprendo la ragione dato che per il protagonista rappresenta un’ossessione.
This entire review has been hidden because of spoilers.
In un mondo in cui l’epidemia di cancro nero ha ribaltato completamente la concezione di vita, in cui ci si deve proteggere dai raggi mortali del sole e si è creata una città subacquea, è stata scoperta un’altra forma di vita: le sirene. Creature mezze donne mezze animali, prive di gambe e di parola, con il muso simile a quello di una vacca, le mani palmate e il seno preponderante e prosperoso; trattate alla stregua di bestie da carne e da monta, catturate e rinchiuse in vasche in cui, fin dalla nascita, vengono nutrite insieme ad estrogeni con lo scopo di farle crescere velocemente ed arrivare più gustose nei piatti dei membri della yakuza, l’organizzazione criminale al potere. Quelle che invece si distinguono per la loro sterilità o bellezza vengono portate nei bordelli, per dare piacere agli uomini: tali creature hanno infatti un potere afrodisiaco, a causa di un umore presente sulla loro pelle, del loro odore e del loro latte. Sono dotate di una piccola vagina priva di peli sopra la loro coda, a cui gli uomini non riescono a resistere. La riproduzione avveniva negli allevamenti in quanto la specie selvatica, dopo le numerose cacce, si è quasi estinta. Nel giro di 6 mesi, le sirene erano sessualmente mature, pronte per la riproduzione e poi avviate al macello. Successivamente, i maschi della specie venivano eliminati in quanto la loro carne era velenosa, perciò passavano direttamente al mattatoio o venivano divorate dalle femmine.
“Gira voce che la malattia si sia originata per una punizione divina: è stata inviata dal cielo per punire gli uomini della loro crudeltà nei confronti delle Sirene”.
Samuel, un sorvegliante della yakuza addetto al controllo degli allevamenti, un giorno commette un atto illegale: si accoppia con una sirena convinto dell’impossibilità delle conseguenze, ma questa rimane incinta, partorendo una creatura mezza Sirena mezza umana, e questo potrebbe essere il fattore scatenante di una serie di cambiamenti.
Durante la lettura di questo libro, ho riflettuto spesso sulle assonanze che la storia ha con la realtà: non è forse vero che qualcosa di simile accade anche nel mondo in cui viviamo? Per esempio, nel modo in cui vengono trattate alcune specie di animali, che noi abbiamo completamente assoggettato al nostro volere: li catturiamo, li alleviamo spesso in piccoli recinti e li imbottiamo giorno di ormoni, poi li portiamo al mattatoio e sulle nostre tavole. Ecco, questo libro, oltre ad essere di un impatto straordinario per la scrittura e lo stile, oltre ad raccontare una storia distopica e ucronica originale, è capace anche di farci riflettere su temi concreti.
Ho letto tanti libri, ma brutto come questo pochi. Nutrivo tante aspettative e per questo sono arrivata alla fine. Non ho capito cosa ho letto. Il libro entra in medias res in un altro mondo, utilizza parole inventate senza spiegare il significato. Non capisco neanche quali siano i riferimenti alla realtà a parte l'epidemia. Terribile, a tratti disgustoso...
Geniale, molto molto bello. A me personalmente ha ricordato certi mondi creati da Margaret Atwood. Leggendo alcune recensioni riesco solo a pensare: ma se non vi piace la distopia e la fantascienza cosa lo leggete a fare? Meraviglioso, ben scritto e ben ideato. Una piacevole sorpresa.
La parola che più ho letto associata a questo libro è disturbante, e finalmente ho capito perché. Credo di non aver mai letto libri weird, ma devo ammettere che non mi è dispiaciuto per nulla. La scrittura è rapida, scevra di ogni orpello, dritta al punto e anche un po' feroce; la situazione descritta è al limite dell'indecente, come anche suggerito dalle continue associazioni delle sirene a vacche da allevare per mandare al macello. Letto in chiave di monito verso la nostra società appare come una critica feroce al comportamento umano, alla differenza di genere che ancora oggi non è stata annullata (tema a me molto caro, e trovarlo qui narrato anche a livello di abusi su sirene femmine, che sono rappresentate sempre in contrasto con uomini, umani e della stessa specie, e sottoposti a trattamenti allucinanti), ma letto in chiave puramente fantastica appare altrettanto violento. Ho apprezzato questa doppia interpretazione, come ho apprezzato la scarsa caratterizzazione di ambienti e personaggi, lasciando solamente i dettagli necessari ai fini della storia. Mi piace la scrittura asciutta che va precisa all'obiettivo senza intoppi, ma forse non è propriamente una lettura leggera.