Alle soglie della seconda guerra mondiale, Hiroshima è una grigia città sede di diverse basi militari. Scigheo, 10 anni, e la sorellina Sadako, di 4, girano tutto il giorno per i suoi poveri quartieri alla ricerca di cibo, trascurati dalla madre, che lavora duramente in fabbrica, e dal padre, soldato.
Poi, un giorno tutto cambia. E un gran sole pare scendere dal cielo sulla terra, come un girone infernale che inghiotte la città e i suoi abitanti. E’ la bomba atomica, sganciata su Hiroshima dall’esercito americano in contro risposta all’offensiva giapponese di Pearl Harbour: in pochi istanti la città viene completamente rasa al suolo e i suoi abitanti annientati come polvere. Si parla di oltre 80.000 vittime solo al momento dell’esplosione, che fu il primo attacco nucleare dall’effetto così devastante in tutta la storia moderna. Scigheo e Sadako riescono miracolosamente a sopravvivere, e tornano a casa dove, a poco a poco, tentano di ricostruirsi una vita. Ma se pensiamo che la storia finisca così, con una consolante happy ending, beh, purtroppo ci sbagliamo. Perché la bomba non ha smesso di uccidere dopo essere scoppiata, i suoi malefici effetti si sono insinuati sotto l’anima e la pelle dei sopravvissuti e lì hanno covato, per anni e anni, portando poi ad esiti tragici anche per chi pensava di esserne scampato.
Di fatto, nessuno è sopravvissuto da Hiroshima, ma Sadako, la piccola Sadako, riuscirà, con la sua forza e col suo coraggio, a dare una lezione di vita a tutti, anche al lettore.
Ho trovato questo libro, che volevo leggere da un po’, ad un mercatino del libro usato, alla modica cifra di 0,50 centesimi…e me ne stupisco, visto che ci sono sul commercio libri che costano 20 volte tanto e non valgono un’unghia di questo piccolo grande capolavoro. Il suo valore è immenso, sia come romanzo sia come documento storico. E non capisco perchè venga bollato come “romanzo per bambini o ragazzi”, non è una lettura facile da assimilare, è una testimonianza forte, cruda, amara che necessita di tempo per essere digerita, capita e assimilata. A distanza di giorni mi resta dentro una forte emozione per la storia che ha travolto i personaggi e per il modo dignitoso in cui ne sono venuti fuori…ma anche la triste consapevolezza di cosa l’uomo, nel corso della storia, è stato capace di concepire: l’annientamento totale di se stesso. Ancora oggi non è riuscito a concentrare la sua mente, la sua intelligenza, le sua abilità per inventare che so, un modo per salvaguardare dalla malattie mortali facendo del bene all’umanità intera. Però è riuscito benissimo ad escogitare un modo per annientare se stesso, su larga scala. Quanta amarezza.