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Il sorriso dell'ignoto marinaio

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Italian

139 pages, Paperback

First published January 1, 1976

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About the author

Vincenzo Consolo

53 books13 followers
Vincenzo Consolo (born in Sant'Agata di Militello on February 18, 1933) is an Italian writer. He has lived in Milan since 1969. He debuted in 1963, but gained wider attention in 1976 with Il sorriso dell’ignoto marinaio (The Smile of the Unknown Mariner) and has since become an awards wining author. He is convinced that ""non si possono scrivere romanzi perché ingannano il lettore", and writes novels with a poetic influence.

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1 star
21 (11%)
Displaying 1 - 28 of 28 reviews
Profile Image for Gauss74.
469 reviews98 followers
August 22, 2017
Definito da molti anche qui come un classico del Novecento, "il sorriso dell'ignoto marinaio" è stato per me un altro momento di quell'incontro con la Sicilia che sto portando avanti da tempo, ed un altro grado dell'irresistibile attrazione che quella terra sta esercitando su di me (e dire che in Sicilia non ci sono mai stato!)
La storia è di quelle già sentite, ma c'è una ragione. Si parla della rivolta dei contadini dei Monti Nebrodi nel periodo immediatamente successivo all'annessione dell'isola all'Italia: la reazione delle masse inferocite dalla terribile disillusione del regno sabaudo che, in perfetto stile schifosamente liberale, è molto interessato ad estendere i diritti civili ma per nulla i diritti sociali. La povera gente dovrà continuare ad essere povera gente, per sostenere il regno.
In questo senso il "Sorriso" è una schiaffo a Giovanni Verga ed alla sua compiaciuta rassegnazione da Morale dell'ostrica che emerge dalla novella "Libertà", che tratta dello stesso argomento, in fondo. E infatti la congiura che si nasconde dietro l'incredibile capolavoro che è il Ritratto di Ignoto di Antonello da Messina, pur non risparmiando affatto le crudissime scene della repressione, non termina allo stesso modo, ma con un afflato grido di rivolta non sopita che ricorda le rivendicazioni sociali degli anni sessanta (gli anni in cui il libro fu scritto).
Protagonista indiscussa, la natura siciliana. Presentata dagli aspri panorami dei Monti Nebrodi e dal loro mare di sconvolgente bellezza: questi elementi che andiamo scoprendo insieme al nobile e naturalista Mandralisca, danno occasione di creare ancora una volta quell'immaginario potentissimo che in altri scrittori siciliani (come Simonetta Agnello Hornby) spesso si incontrano.
E poi c'è quel ritratto. Quel sorriso enigmatico è stato uno dei motivi principali che mi hanno portato a scegliere questo libro. Strano a dirsi, ma in tutta la colossale storia dell'arte italiana, il sorriso spesso sembra nascondere inganno, enigma, tensione pronta ad esplodere. Penso al ghigno beffardo dell' Apollo di Veio, all'enigmatico sorriso della Gioconda di Leonardo, ma anche questo Capolavoro di Antonello da Messina non è da meno dei primi due. Ne dimostra consapevolezza l'autore, che per tramite di un rivoluzionario dal viso identico a quello dell'opera, non manca di nascondere dietro l'Ignoto Marinaio l'ennesima congiura.
Un problema di questo libro è che non si riesce ad apprezzarne tutto il significato se non si conoscono le circostanze in cui è stato scritto. Emigrante (come tantissimi) al nord Italia per motivi di lavoro, Vincenzo Consolo si è trovato immerso nell'ambiente culturale milanese, dove già fiammeggiavano le prime rivendicazioni operaie che avrebbero incendiato l'Italia negli anni Sessanta e Settanta. Ha conosciuto la reazione al Nerorealismo, ha conosciuto Calvino e Vittorini: indiscutibilmente il Sorriso è un tentativo di riproporre il tema della rivendicazione sociale in chiave siciliana, unito ad una rivisitazione personale del metalinguismo e delle sperimentazioni su struttura e lingua del romanzo che in quegli anni si andavano facendo.Il risultato non è riuscitissimo secondo me, in quanto la trama è abbastanza fragile e lo stile spesso è pesante.
Ma è proprio la reazione di Vincenzo Consolo al verismo verghiano, il risvegliarsi della rivendicazione sociale contro la compiaciuta morale dell'ostrica che mi ha fatto apprezzare "Il Sorriso dell'ignoto marinaio". Quella rivendicazione che mette in bocca ai dannati di Bronte, chiusi nell'inferno dantesco del carcere sotterraneo di Sant' Agata di Militello (che nella sua asfissiante tenebra e nella sua forma a spirale ricorda davvero l'Inferno di Dante), la parola immortale che Verga si era loro rifiutato di concedere, scritta con un pezzo di carbone sul muro alla fioca luce di una torcia eppure sempre splendente
LIBBIRTAA
Profile Image for Evi *.
400 reviews310 followers
January 5, 2023
ALT(R)I LIVELLI cit.

La letteratura siciliana nella sua veste barocca che Gesualdo Bufalino potrebbe sembrare quasi un principiante, perché la scrittura consoliana è una selva in cui si rischia di perdere il senno come Orlando alla ricerca di Angelica, ma una volta trovata Angelica o il bandolo della matassa si è felici.
Lingua musicale con frequenti innesti dialettali o meglio di lingua siciliana che mi hanno messo un po' in difficoltà pur avendo abbondantemente frequentato l'idioma (siculo).

Ma la storia c'è, assolutamente.
Perché c'è il famoso ritratto di Antonello da Messina conservato nel museo di Cefalù , Il ritratto dell'ignoto marinaio.
Che dopo quello della Gioconda è il secondo sorriso più famoso della storia dell'arte.

Un sorriso ironico, pungente e nello stesso tempo amaro, di uno che molto sa e molto ha visto, sa del presente e intuisce del futuro; di uno che si difende dal dolore della conoscenza e da un moto continuo di pietà.

Ci si sente penetrati dagli occhi di questo ignoto marinaio che sembra puntare il suo sguardo su ognuno di noi sapendo ciò che noi ancora ignoriamo.
E c'è un erudito barone ottocentesco Enrico Pirajno di Mandralisca, collezionista di fossili e profondo filantropo che scopre questo capolavoro (il quadro dell'ignoto marinaio) a Lipari, nella bottega di uno speziale.
E c'è una piccola rivolta contadina in un piccolo centro del messinese sui Nebrodi, in pieno Risorgimento, al tempo un cui le giubbe rosse garibaldine sbarcarono sulle sponde dell'isola borbonica per costruire l'Italia.
E ci sono documenti giudiziari variabilmente rielaborati da Consolo sul processo intentato nei confronti dei ribelli.

Libro abbastanza complesso e molto studiato nelle Accademie letterarie per la sua architettura composita: prosa, filastrocche, documenti qualche disegno o schema, e per le varie chiavi di lettura che offre.
Pensare che Vincenzo Consolo, nella sua dotta postfazione, e lo fa quasi scusandosi, racconta che, quando si trasferì da Palermo in una Milano allora immersa nel clima rovente e plumbeo degli anni '70, la pubblicazione di questo romanzo che aveva in gestazione da tempo, gli sembrò quasi anacronistica o inadatta al momento, ma anche una necessità perché, dice sempre Consolo, il romanzo storico, specie di tema Risorgimentale, è un passo quasi obbligato per tutti gli scrittori siciliani.

Oltre alla letteratura siciliana che sempre mi irretisce in ogni sua variabile forma, ecco per me un altro appeal cui non riesco più a sfuggire: quando i romanzi prendono l'avvio da un quadro o un'opera d'arte, il godimento visivo si aggiunge a quello mentale dell'atto di lettura, prendendone quasi il sopravvento
Profile Image for Riccardo Mazzocchio.
Author 3 books85 followers
February 12, 2025
Testo difficile, sperimentale, originale. Scrittura dotta e colta ricca di un sapere minuzioso frutto di un'erudizione basata sulla conoscenza dettagliata di storie locali, guide, cataloghi, archivi. Tuttavia mai pedante ma poetico e nei dialoghi equilibrato e interessante. Tante le storie inframezzate, come l'insurrezione contro i notabili borbonici il cui esito fu la repressione della rivolta da parte dei nuovi arrivati: la liberazione dalla schiavitù era solo propaganda unitaria risorgimentale..."E cosa è stata la Storia sin qui, egregio amico? Una scrittura continua di privilegiati."
Profile Image for Andrea Iginio Cirillo.
123 reviews44 followers
November 11, 2020
Come sostiene l'autore nella postfazione scritta vent'anni dopo l'uscita del romanzo, le linee guida che hanno portato a scrivere questo testo storico - che storico in senso "ufficiale" non è - sono la scoperta dell'esistenza del barone Pirajno di Mandralisca, il ritrovamento del "Ritratto d'ignoto" di Antonello da Messina, eventi storici e culturali che gli si sono presentati a Milano negli anni '60. Innanzitutto, perché definire quest'opera antistorica? Semplicemente perché non segue un filo ben preciso, e in essa si mescolano resoconti orali, scritte in dialetto ma, soprattutto, il punto di vista degli ultimi, che si trovano in genere ai margini della Storia ma vengono comunque trascinati nel groviglio degli eventi. Sullo sfondo, una Sicilia incontaminata, quasi barbarica, attraverso la quale il barone viaggia per le sue ricerche malacologiche (studio delle lumache che accentua la estemporaneità di questo personaggio, sospeso tra il vecchio e il nuovo come Fabrizio nel Gattopardo). L'idea di allegorizzare eventi contemporanei attraverso vicende passate non è nuova in letteratura (Manzoni, Tomasi di Lampedusa), ma in questo caso mi ha convinto ben poco. Interi pezzi di narrazione risultano estenuanti per chi legge, e lo portano a voler saltare interi periodi che risultano eccessivamente slegati dal resto. Sperimentare sì, ma così mi pare troppo. Poteva inoltre essere approfondita l'amicizia tra Carlo Interdonato, sosia dell'"Ignoto" e il Mandralisca, poiché molto suggestivi sono i loro incontri. In sostanza troppo poco viene detto e in modo troppo oscuro e complicato, arcaico. Il troppo storpia.
Grandi aspettative, insomma, deluse.
Profile Image for Elalma.
912 reviews105 followers
July 11, 2013
Per gli scrittori siciliani, il romanzo storico pare l'unica strada possibile per rappresentare metaforicamente il presente, come Verga, De Roberto, Lampedusa e D'Arrigo. Così almeno la pensava Vincenzo Consolo che prende spunto dalla sua terra, dal bellissimo quadro di Antonello da Messina per narrare le rivolte risorgimentali del suo paese, riprese dai racconti orali, più che dalla storiografia ufficiale. Ma è un metaromanzo, "antigattopardo" fu definito, e come tale è complesso non tanto nella struttura, che pure non è lineare, quanto nel linguaggio, splendido, poetico e polimorfo. Ma bisogna farsi catturare, come sempre in queste forme narrative, nel vortice delle parole così sonanti e onomatopeiche, nei paesaggi assolati, nei piatti succulenti e in quel sorriso così ambiguo e accattivante dell'ignoto marinaio. Bello leggerlo nell'edizione rigida: ogni tanto si sente l'esigenza di chiudere il libro per osservare la copertina che rappresenta il ritratto, come se narrasse lui stesso. Ma come si potrebbe leggere questo libro in ebook?
Profile Image for piperitapitta.
1,060 reviews473 followers
Read
December 3, 2014
come il sorriso dell'ignoto marinaio al quale si riferisce.
lo comprai tantissimi anni fa leggendo l'intervista all'autore di un altro libro (i santi li ho tirati gi�� dal cielo di tal antonio bennato, venditore ambulante mi sembra di ricordare) che ne parlava i termini entusiastici; lo definiva addirittura il libro che l'aveva iniziato alla scrittura. io, per non fare torto a nessuno, acquistai l'uno e l'altro. l'uno l'ho dimenticato, anche se da qualche parte in casa deve esserci ancora, l'altro �� diventato un po' un punto di riferimento in famiglia. da allora, quando leggiamo un libro noioso e pesante, io e mia sorella ci diciamo: ma peggio del sorriso dell'ignoto marinaio? e ancora oggi mi chiedo cosa ci fosse di tanto illuminante in questo libro :-)
Profile Image for Ffiamma.
1,319 reviews148 followers
June 7, 2013
la sicilia nel periodo dell'unificazione d'italia, la passione per i molluschi, il quadro di antonello da messina arrivato da lipari a cefalù. e la lingua scoppiettante di consolo: arcaismi, dialetto, italiano che si mescolano a formare una miscela meravigliosa. basterebbe la sua scrittura a creare un romanzo stupendo e invece c'è anche altro.
50 reviews
January 26, 2025
Prosa ricca e impegnativa, accesa da un vivido gusto espressionistico gaddiano. Può apparire inizialmente dispersivo e frammentario, ma il tutto è ottimamente congegnato e tenuto assieme dalla sensibilità e dalla bravura dell'autore.
Profile Image for Telarak Amuna.
226 reviews3 followers
February 20, 2024
È un libro davvero stupefacente, che spiazza immediatamente, fin dalle prime righe. La caratteristica più notevole è senz’altro la lingua, che va a ricalcare quella usata in Sicilia negli anni in cui la storia è ambientata. E parallelamente si ha, oltre al lessico regionale, una farcitura impressionante di termini di registro alto o anticheggiante, anche spinta dall’autore grazie alla sua tendenza agli accumuli nomenclatori (dai pesci alle merci, dal vasellame alle paste, attraversando tanti altri ambiti). Il secondo aspetto molto originale, soprattutto per quel periodo, è la commistione di genere, che alterna capitoli di finzione a carattere storico a stralci di effettivi documenti dell’epoca (che tra l’altro con la loro lingua forniscono il paragone con quella narrativa, per l’appunto simile), talvolta tuttavia rimaneggiati, offrendo così un’opera ibrida, che attraversa la storia con piglio al contempo poetico e documentaristico. Questa tendenza si vede anche nei capitoli narrativi, in cui spesso fantasmi della storia passata si sovrappongono a quella coeva ai personaggi, come Federico II e Adelasia, in una concezione della realtà fortemente stratificata e ulteriormente arricchita dagli strati che verranno, già noti al lettore e che quindi già fungono da reagenti.
Nel secondo capitolo si entra nel tema vivo del libro: i moti di rivolta per liberarsi del dominio borbone e unirsi alla nazione italiana e, ancora più a fondo, la rivolta contro i padroni, contro tutti coloro (tra cui anche il clero) che sfruttano la povera gente, incurante delle loro condizioni di vita. Mutando gli attori il tema è ancora attualissimo, benché la rivolta non può essere la stessa, ma certo l’esigenza di una rivolta serpeggia nell’aria.
Nel terzo capitolo, davvero meraviglioso, esplode ancora di più la mescolanza linguistica originalissima di Consolo, la polifonia giocata tanto sincronicamente quanto diacronicamente. Un tempo di crisi passato si sovrappone a quello presente (siccità vs sfruttamento) e lo scioglimento di allora ai preamboli di quello di adesso (il miracolo vs la rivolta) il tutto dal punto di vista di frate Nunzio (accesso privilegiato al confronto con San Nicola), punto di vista che risulta stravolto, delirante e non ci permette di cogliere fino in fondo cosa davvero capiti (ad esempio l’episodio del grifone). Alla visione stravolta del frate e alla violenza del suo sentire corrisponde la violenza del linguaggio, che pesca da Dante (magnifica la scena infernale dei fabbri che preparano le armi, i nomi dei quali suonano in sintonia con le Malebolge) fino all’oralità popolare dei dialoghi, attraversando numerosi strati linguistici (antichi, letterari, regionali, …) e numerose voci. Al di là della lingua efficacissima e di una costruzione appositiva, che accosta immagini ed episodi senza preoccuparsi di un legame logico o coerente ma seguendo il meccanismo delle associazioni di idee, il capitolo è molto interessante anche per il contenuto, poiché seguendo il punto di vista del frate non arriviamo certo a scusarne la condotta, ma la sua violenza non ci sembra più estranea. Più che comprenderla, ne comprendiamo le cause, l’innesco, cosicché non risulta più qualcosa di completamente altro, a sé stante ed eccezionale, ma rientra nella casistica dei comportamenti umani, inquadrabili in un insieme di cause e motivi, spiegabile.
Nel quarto capitolo Consolo comincia ad entrare nel vivo della riflessione che ha innescato la stesura di questo romanzo, un’interrogazione che, in quanto intellettuale, sentiva come particolarmente scottante, ossia quale ruolo dovrebbero assumere quelli come lui nei confronti degli avvenimenti sociali e della realtà politica del proprio paese. Dalle parole del Mandralisca emergono al contempo la critica al ceto medio-alto che sfrutta i ceti sottostanti come se fossero animali, riconoscendogli una dignità inferiore (e infatti Don Galvano frusta il giovane che ha ucciso un agnello sulle sue terre), e l’autocritica (o critica) all’intellighenzia che persegue il sapere distaccata dalla realtà e poco consapevole della propria posizione privilegiata. Entrambi gli aspetti sono ancora attuali, per quanto trasformati, poiché lo sfruttamento disumano dei lavoratori è attualissimo (e anzi sempre più diffuso per via del deterioramento generale delle condizioni di lavoro) e analogamente lo è il dibattito su che ruolo deve assumere l’intellighenzia, essendo ormai, in questo periodo di crisi costante, sempre meno accettabili una ricerca del sapere che non miri a una ricaduta positiva sulle nostre e altrui condizioni di vita, ossia che non si inserisca nel solco della sostenibilità e con ricadute concrete. Ultimo tema è il campanilismo, ironicamente tratteggiata tramite i due servitori e oggi riconoscibile nei pericolosi nazonalismi e nella concorrenza somma zero dove si bada al proprio interesse a scapito di quello degli altri; ma anche nella frammentazione sociale, dove ogni gruppetto pensa ai propri limitati interessi ignorando che solo con la coesione, unendo le forze, è possibile cambiare qualcosa, sfidare le enormi forze dei colossi economici e della politica. Infine si aggiunge un altro tassello linguistico, l’antico lombardo della Val Dèmone, a dar segno ulteriore di una realtà mobile, stratificata e fortemente polifonica, dove le lingue si spostano con le persone e restano come vestigia storiche di antiche migrazioni.
Anche il capitolo cinque è magnifico per lo sfoggio di capacità descrittive, che impastano diverse fonti/strategie stilistiche, dalla citazione di Manzoni alla sfera della sacralità e del sacrificio di Cristo (il picco lo si ha nelle costole sanguigne, per il tramonto, dei monti). Non si tratta naturalmente di una descrizione fine a sé stessa, bensì funzionale a prefigurare la violenza che sta per scatenarsi e al contempo a pervaderlo del punto di vista dei braccianti, che vedono la loro ribellione come un gesto sacro: seppure Cristo abbia sempre professato la non-violenza, egli è stato ucciso dai potenti e a causa dei potenti (il sinedrio), perciò i braccianti, poveri come lui, vedono nel riscatto violento un modo di rivalersi di quell’episodio e di tutte le altre angherie.
Segue una lettera del Mandralisca davvero eccezionale nel portare alla luce alcune riflessioni di grande profondità e attualità. La prima e più importante è senz’altro quella legata alla relatività dei punti di vista e dei valori, per cui ogni gruppo o classe (ma persino ogni singola persona) tende a percepire i suoi come quelli giusti a cui gli altri dovrebbero adattarsi. E allora da un lato la storia diventa un’imposizione di questa tendenza effettuata dai vincitori, da quelli cioè che la scrivono adottando la narrazione desiderata (dove loro ovviamente saranno i portatori dei valori corretti, dall’altro si entra nel complesso discorso della cancel culture, poiché la cultura cancellata spesso non è altro che un “codice”, per riprendere il termine del Mandralisca, riconosciuto e condiviso dal potere dominante, e tuttavia anche imposto a chi è sottoposto a tale potere pur non condividendone l’ideologia. In tal caso distruggere o modificare i simboli di quel potere non è cancellare la cultura ma semplicemente mettere in discussione una specifica concrezione della cultura, non democraticamente condivisa. Mandralisca ci spinge invece a uscire dalla nostra cornice ideologica per davvero cercare di avvicinarsi all’altro, per cercare di capire i suoi valori senza imporre i propri, per quanto ci sembrino meritevoli e giusti da condividere. Ciò si può anche fare, ma in co-costruzione, in dialogo, lasciando che sia l’altro a farli suoi, con i propri nomi. In sostanza la lettera è un sempre attuale monito a non porsi come misura di tutte le cose e detentori della verità, che è sempre multipla.
Il settimo capitolo, oltre al recupero del frate pazzo, apparentemente un po’ slegato dalla storia, ma ora ripreso con uno sguardo questa volta chiaramente di condanna (anche se parziale, perché il Mandralisca non sa la vera storia delle reliquie della “santa vergine” come invece il lettore o la lettrice), ma che non toglie, con grande realismo, il suo potere di eremita, legato al suo statuto di uomo di Dio, ci dimostra nei fatti quanto la preoccupazione mostrata nella lettera sia legittima. Il generale Interdonato, infatti, arrestati i rivoltosi con l’inganno, li definisce “furie bestiali”, istituendo una differenza di fatto tra le uccisioni e le distruzioni operate dai soldati di Garibaldi, considerati atti eroici, e quelle dei contadini, definite un atto di bestiale violenza; addirittura il generale li definisce borbonici, quando la loro rivolta è più genuinamente popolare e antielitaria. Alla prima parte dove viene descritta la città devastata con stile ricchissimo e di grande intensità espressiva, tanto da riuscire al contempo a farci vedere l’immagine ma anche a sentire come se fossimo lì , con un vivido coinvolgimento emotivo, segue la seconda parte, in cui il tono diventa più stravolto, espressionistico, avvicinandosi al sentire dei contadini braccati, alla loro angoscia che espandi i sensi e li incupisce. Infine, la menzione del principe Don Galvano come benemerito e patriota, quando con il Mandralisca lo sappiamo essere un individuo esecrabili, aristocratico sfruttatore del ceto umile alla pari dei Borboni, ci fa appunto capire come la rivolta condotta da Garibaldi non sia per eliminare i privilegi dei ceti abbienti a favore delle fasce basse, bensì miri a sostituire una forma di potere all’altra (il gattopardiano cambiare tutto per non cambiare niente). Soldati in gran parte non siciliani combattono per ideali che sono loro, ma non del popolo povero siciliano, che vedrà semplicemente cambiare chi li sfrutta o addirittura rimanere gli stessi, ma sotto un governo diverso. E allora la tanto eroica rivolta garibaldina (che sicuramente ha portato anche cose positive) assume delle sfumature ben più ambigue, risultando fino a un certo grado comunque elitaria, con un cambio degli sfruttatori, ma senza rimozione dello sfruttamento e, per contrasto, rende la violenza contadina da leggere in tutt’altro contesto, che pur non legittimandola, la rende comprensibile e affatto disumana.
Alla fine, nel suo desiderio di dare voce a chi solitamente, in quanto illetterato e perdente della Storia, non la possiede, Consolo inserisce anche le scritte dei rivoltosi prigionieri (di loro pungo o dettate a chi sapeva scrivere) sulle mura suggestivamente a chiocciola del carcere, dandoci il loro punto di vista diretto, le loro motivazioni, a cui vengono affiancate quelle di parte della borghesia, mediante le appendici molto critiche verso i rivoltosi. E se scopriamo che, almeno per parte di essi non ancora giustiziati, la lettera del Mandralisca ha mosso Interdonato a concedere la grazia, la chiusura del romanzo è tutt’altro che positiva: dalla forma a spirale della chiocciola alle quasi ultime parole del testo (In Sicilia più non sono partiti) l’impressione è quella dell’impossibilità del cambiamento. Stasi quindi, riproporsi dell’ingiustizia sociale, partendo quindi dagli stessi presupposti del Gattopardo, ma con idee ai poli opposti, poiché l’assenza di cambiamento non viene vista come un’inerziale accettazione dello status quo, come se alla fine una gerarchia sia inevitabile ed eviti eccessivo caos, quanto piuttosto come segno dell’amoralità dell’uomo, così spesso teso solo ai propri egoistici interessi. E infatti la situazione, un secolo e mezzo dopo, è sì mutata nella forma, ma resta in sostanza la medesima. In sostanza il libro è coraggiosissimo sia nello stile adottato che nei messaggi trasmessi.
Profile Image for Andrea.
142 reviews2 followers
Read
February 6, 2023
Worst experience of my fucking life 0/10
No a parte gli scherzi, questo romanzo storico è sicuramente interessante per il punto di vista che adotta e l'interpretazione che dà al Risorgimento. Per via del mio bagaglio culturale decisamente troppo ridotto per poter affrontare al meglio una lettura di questo tipo, è stata davvero un'impresa faticosa e per niente soddisfacente (questo però è anche colpa mia che l'ho letto a due giorni dall'esame lmao).
Profile Image for Maria Beltrami.
Author 52 books73 followers
April 22, 2016
Ideale complemento a Il Gattopardo, necessaria conoscenza di una parte forse volutamente ignorata della storia italiana, questo romanzo, in bilico tra la Storia e una realtà romanzata, illuminato dalla luce del Ritratto di ignoto di Antonello da Messina, si legge quasi senza fiato, nonostante la preziosa difficoltà del linguaggio.
Profile Image for Nicoletta - Mrs Hats.
167 reviews15 followers
January 24, 2024
Mi è difficile dare un giudizio su questa lettura per due motivi: perché oggettivamente difficile e perché dopo un libro eccezionale come I libri di Jakub mi sono affidata a Consolo per non scadere troppo di qualità (era difficile) e forse non è stata una buona scelta. Ho valutato la meraviglia che mi aveva suscitato la lettura di Retablo e la connessione con l'opera d'arte, nella fattispecie il ritratto di Antonello da Messina, che mi attraeva moltissimo. Non avevo invece valutato che fosse anche questo un romanzo (il paragone delle dimensioni li rende difficili da accomunare, ma vebbeh) storico su vicende minori seppur così diverse (o forse non così tanto se viste come tentativi di affermare l' identità e i propri diritti da parte di gruppi sociali in società fondamentalmente ingiuste). All'opposto del nitore della scrittura mirabilmente mantenuto dalla Tokarczuk per 1114 pagine, Consolo ci consegna poco più di 100 pagine che in tutti i sensi sono un vero inferno (richiamato anche consapevolmente dall'autore) e mi lascia veramente interdetta su cosa ne debba pensare. Perchè se di Retablo avevo apprezzato la bellezza se pur così complessa della lingua, qui la lettura è una dannazione, ed eccetto la prima parte narrativamente lineare, il seguito si scombina e ci scombina in un'impresa impossibile da portare avanti. L'eccesso è davvero troppo, sembra minare il valore del racconto, istiga ad un abbandono livoroso. E fondamentalmente, non conoscendo i fatti storici, è difficile raccapezzarsi e capire ciò che si sta leggendo.

Eppure.... eppure .... proprio questo dà un'intensità ai fatti impensabile in una narrazione coerente, una potenza all'incazzatura sottostante da imporre al lettore una riflessione più approfondita sul perché, una serie di messaggi subliminali disturbanti che insomma è difficile lasciar cadere a lettura ultimata.

L'intenzionalità dell'autore è assolutamente evidente, chissà se aveva anche chiara la fruibilità scarsissima del progetto letterario ovviamente a lui chiarissimo, ammesso che gliene potesse importare qualcosa.

Questo relega purtroppo quest'opera, all'epoca certamente sperimentale e innovativa, in una nicchia. Consolo comunque mi piace e tornerò certamente a leggere altro di suo.

Ora decido invece di lasciar decantare le opere importanti (e anche questa a modo suo lo è) e passare a letture di mero intrattenimento, veloci, piacevoli, impossibili da mettere a paragone. Il vuoto del dopo-capolavoro è veramente un momento angoscioso!
Profile Image for Eddy64.
604 reviews17 followers
January 28, 2025
Un quadro, il ritratto di un ignoto (marinaio) che guarda i protagonisti, e il lettore dalla copertina, con il sorriso ironico di chi ha già compreso le sorti delle vicende umane, degli affanni e delle speranze, un sorriso mesto, di apparente superiorità e quindi talvolta irritante, tanto da ricevere uno sfregio nel corso del romanzo. Vicende storiche di una Sicilia ottocentesca tra gli ultimi anni dei Borboni e lo sbarco dei mille, tra moti simil mazziniani di borghesi illuminati e sanguinose rivolte contadine destinate sempre al fallimento, alla repressione, alle condanne capitali, ad anni di carcere duro. Protagonista un nobile dedito alle scienze, un naturalista, un intellettuale scrittore di trattati scientifici per pochi intimi, che viaggiando in quegli anni per una Sicilia brulicante di vita come di miseria dietro alle sue ricerche, finisce per prendere coscienza degli eventi tanto da abbandonare le lumache per trascrivere le frasi incise sui muri delle celle dai rivoltosi condannati. Non è un romanzo di agevole lettura: la narrazione è frammentaria, il linguaggio è iper barocco, ricco di invenzioni linguistiche alla Gadda, ora infinitamente prolisso e lirico, ora storico burocratico nel riprodurre o inventare resoconti giuridici e processuali. I fatti sono storici ma qui la realtà è un punto di partenza per l’inventiva a briglia sciolta di Consolo. Richiede costanza e attenzione, specie nelle parti iniziali, ma merita e alla fine ci si sente ricompensati. Quattro stelle.
Profile Image for Francesco Sapienza.
234 reviews4 followers
September 11, 2024
L'importanza di questo romanzo si palesa forte, lo pone dritto dritto a fianco alle novelle di Verga, a "Il Gattopardo": al filone dei romanzi storici siciliani, un solco ben deciso nella letteratura italiana. Benché uno dei fulcri della narrazione sia quindi globale e molto sociale, si avverte nitida una sorta di "esigenza" dell'autore nel voler raccontare questa storia. E' come se Consolo non ne potesse proprio fare a meno.

Alle vicende storiche si abbinano, in perfetta armonia, altre personali legate alla nobiltà siciliana, alla storia del bellissimo quadro del titolo e soprattutto alla natura siciliana, che emerge in tutta la sua selvaggia natura: dalla bellezza cristallina di golfi e acque, a quella polverosa dei Nebrodi, a quella zoologica delle lumache.

Il libro è ampiamente ricercato e persino sperimentale nella forma scritta, che mescola l'italiano e il siciliano, i dialoghi a documenti e a schemi e disegni. In questo l'armonia mi pare meno perfetta, l'autore fa divampare un linguaggio a dir poco barocco, pieno di sinonimi, arcaismi, metafore e abbellimenti vari: una cifra stilistica che gli appartiene e domina, ma che a tratti rende eccessivamente pesante la lettura.
Profile Image for أحمد.
Author 1 book410 followers
August 19, 2023

ابتسامة البحار المجهول! وهذه الرواية لم تزده إلا أغراقًا في الجهالة.

أو لا أدري، تناولت الرواية وأعجبت في تصفّحها العابر بأن أسلوب كتابتها يبدو فريدًا، فهو مزج بين لغة الوثائق والأحداث والكتالوجات والدراسات العلمية والأغاني واليوميات، وكانت قصيرة وصاحبة غلاف جميل يغري بالبدء بها في أقرب فرصة، والمترجمة من الإيطالية أقدّرها كثيرًا وقرأت لها من قبل، فهي متمكنة، والفصل الاستهلالي يشي بأن هذه رواية مختلفة، ولكن بعد ذلك أحسست أن هذه الرواية قد تطلسمت فلم أعد أفهم ما أمرّ عليه بعيني، حشد طويل من الأشياء، كأنه كتاب كتالوجات، وسرد مشتّت سريع، وحوادث مبعثرة هنا وهناك، وحاولت أبطء من قراءتي، ثم حاولت أن أسرّع منها في سأم (والرواية طويلة على قصرها!)، وفي الحالتين لا أحسبني فهمت شيئًا يستحق من كل هذه الصفحات المدموغة بختم الرواية.


قرأت هذه الفقرة الطريفة من مراجعة إيطالية على صفحة الرواية على الجودريدز، تقول:

أصبح هذا الكتاب في النهاية مضربًا للمثل في العائلة، فمنذ ذلك الوقت وكلما قرأنا كتابًا مملاً وثقيلاً، قلنا، أنا وأختي، لبعضنا بعضًا: «ولكن أهو أكثر سوءًا من ابتسامة البحار المجهول؟!».


من هذه الناحية، فهذا كتاب صعب أن يتفوّق عليه شيء.


وهذه ابتسامة مستفزّة!
Profile Image for Carlotta.
77 reviews3 followers
May 24, 2020
Letto per un esame.
Assolutamente incomprensibile.
Corto eppure troppo lungo, sfilze di aggettivi e sostantivi a caso per allungare una trama che ha poco e niente.
Non si sa chi parla, e se si sa non ci interessa, perché tanto è un nome dei tanti che verranno pronunciati nel capitolo e poi basta.
Ho capito della rivolta di Alcara e di Cefalù. Basta. Il resto è ronzio, perché infastidisce come tale e quando si uccide la fonte(o si finisce il libro) si tira tutti un sospiro di sollievo.
Menomale è corto.
Profile Image for SABRINA SAYS….
8 reviews
October 23, 2024
consolo’s literary practice is not only a sheer feat, but an absolutely vital approach / consciousness today - this book contains so much that i hope to achieve in my own writing one day!! not quite five stars because it did hurt my head at times (although i do understand that this was entirely on purpose on consolo’s part)
Profile Image for Amos Martino.
75 reviews6 followers
April 16, 2020
Non ha incontrato il mio gusto la vertigine linguistica della prima parte di questo pur breve romanzo. Meglio la descrizione dell'episodio della rivolta di Alcàra e con la finale descrizione del carcere.
1 review
December 12, 2021
Very interesting pomo social history novel dealing with malacology, Garibaldi's arrival in Sicily and the effects on residents of the north east of the Island told thru narrative, letters, depositions and fragments...
Profile Image for Fra.
1 review
July 28, 2022
Interessante l'analisi sulla Sicilia risorgimentale e sui vinti e la storia, sarebbe stato più interessante se ci avessi capito qualcosa mentre lo leggevo
Profile Image for Martina Caputo.
22 reviews
December 9, 2023
Non l'avrei mai letto se non mi fosse stato imposto dalla mia professoressa di Letteratura.
Profile Image for Carlotta.
17 reviews
Read
February 5, 2024
Prima volta che incontro Consolo come autore: ho certamente faticato molto, ma alla fine sono comunque contenta di averlo "incontrato" sulla mia strada. Eccezionale l'uso della lingua (anche se forse sono troppo ignorante per capire /tutto/) e il modo di descrivere straordinariamente visivo, che ci mette sotto gli occhi scene particolari che devono molto ad Antonello da Messina, Mantegna e Goya ma godono anche del supporto delle meravigliose ed espressive parole della lingua italiana.
Profile Image for Marina.
902 reviews188 followers
July 28, 2017
A dire la verità non ci ho capito niente, ma è anche vero che l'ho letto in un periodo di stancehzza abissale. Però, almeno, ho colto il fatto che stilisticamente è molto bello: la prosa è estremamente lirica - a tratti ho pensato di non averlo capito proprio per questo motivo. Bisognerà che lo rilegga.
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