Eh già. Dice bene il sottotitolo del romanzo, "Il futuro è per tutti!", anche per i dodici piccoli ivoriani, figli di rifugiati politici, che frequentano la scuola elementare Louis-Guilloux, nella quale a Cécile, giovane maestra alle prime armi, viene affidata una classe prima. Peccato che non tutti siano d'accordo e nell'ombra c'è chi trami un gioco sporco per far cacciare i piccoli Baoulé (questo è il cognome della famiglia ivoriana) dalla scuola al fine di far chiudere la scuola stessa, già in bilico per i pochi iscritti, e farne un bel T-chip Burger.
Dunque, la fratellanza, il bene, il senso umanitario contro l'indifferenza, il pregiudizio razziale, la massificazione di chi è pronto a tutto in nome del dio soldo. Chi vincerà?
La matrice politica del romanzo è chiara, e dietro al tono leggero, a tratti ironico, a tratti scanzonato, si cela la volontà di trattare temi tosti, come il razzismo appunto.
Ho voluto leggere questo libro dopo aver scoperto lo splendido "Oh boy!", della stessa autrice...certo, qui forse non si raggiunge lo stesso picco di intensità emotiva, ma il romanzo si rivela una piacevolissima compagnia che regala ore ed ore di sorrisi, veri o amari, e riflessioni. Tutti i personaggi risultano ben delineati e portatori di un'idea, una morale ben chiara, e, al di là dei principali temi trattati, c'è spazio anche per l'amore, improvviso, imprevedibile, delicato e appassionato come quello vero. Perchè in fondo questa è una storia realistica, con tutte le sue belle sorprese e con tutte le sue difficoltà. Che dire poi dei piccoli tenerissimi piedini neri ritratti in copertina?
Realistico e delizioso.