Al ritorno da una importante missione nell'Isola di Mon, il druido Merlino apprende che la sua torre è in fiamme e che i Tesori della Britannia sono stati rubati dai nemici del regno. Un oscuro presagio, che porterà disgrazie. Infatti mentre Artù cerca di rincondurre alla ragione Tristano, fuggito in Britannia con Isotta, Lancillotto comincia a tramare contro di lui per impossessarsi del regno. E anche Mordred, il giovanissimo re designato, tende tranelli ad Artù e al fido Derfel. Fermare il morbo della divisione e dell'odio, impedire i disegni ambiziosi e fraudolenti di Lancillotto: una difficile missione attende Artù. Mentre le forze magiche da sempre al suo fianco sembrano abbandonarlo.
Cornwell was born in London in 1944. His father was a Canadian airman, and his mother, who was English, a member of the Women's Auxiliary Air Force. He was adopted and brought up in Essex by the Wiggins family, who were members of the Peculiar People, a strict Protestant sect who banned frivolity of all kinds and even medicine. After he left them, he changed his name to his birth mother's maiden name, Cornwell.
Cornwell was sent away to Monkton Combe School, attended the University of London, and after graduating, worked as a teacher. He attempted to enlist in the British armed services at least three times but was rejected on the grounds of myopia.
He then joined BBC's Nationwide and was promoted to become head of current affairs at BBC Northern Ireland. He then joined Thames Television as editor of Thames News. He relocated to the United States in 1980 after marrying an American. Unable to get a green card, he started writing novels, as this did not require a work permit.
As a child, Cornwell loved the novels of C.S. Forester, chronicling the adventures of fictional British naval officer Horatio Hornblower during the Napoleonic Wars, and was surprised to find there were no such novels following Lord Wellington's campaign on land. Motivated by the need to support himself in the U.S. through writing, Cornwell decided to write such a series. He named his chief protagonist Richard Sharpe, a rifleman involved in most major battles of the Peninsular War.
Cornwell wanted to start the series with the Siege of Badajoz but decided instead to start with a couple of "warm-up" novels. These were Sharpe's Eagle and Sharpe's Gold, both published in 1981. Sharpe's Eagle was picked up by a publisher, and Cornwell got a three-book deal. He went on to tell the story of Badajoz in his third Sharpe novel, Sharpe's Company, published in 1982.
Cornwell and wife Judy co-wrote a series of novels, published under the pseudonym "Susannah Kells". These were A Crowning Mercy, published in 1983, Fallen Angels in 1984, and Coat of Arms (aka The Aristocrats) in 1986. (Cornwell's strict Protestant upbringing informed the background of A Crowning Mercy, which took place during the English Civil War.) In 1987, he also published Redcoat, an American Revolutionary War novel set in Philadelphia during its 1777 occupation by the British.
After publishing eight books in his ongoing Sharpe series, Cornwell was approached by a production company interested in adapting them for television. The producers asked him to write a prequel to give them a starting point to the series. They also requested that the story feature a large role for Spanish characters to secure co-funding from Spain. The result was Sharpe’s Rifles, published in 1987, and a series of Sharpe television films staring Sean Bean.
A series of contemporary thrillers with sailing as a background and common themes followed: Wildtrack published in 1988, Sea Lord (aka Killer's Wake) in 1989, Crackdown in 1990, Stormchild in 1991, and Scoundrel, a political thriller, in 1992.
In June 2006, Cornwell was made an Officer of the Order of the British Empire in the Queen's 80th Birthday Honours List.
Cornwell's latest work, Azincourt, was released in the UK in October 2008. The protagonist is an archer who participates in the Battle of Agincourt, another devastating defeat suffered by the French in the Hundred Years War. However, Cornwell has stated that it will not be about Thomas of Hookton from The Grail Quest or any of his relatives.
Questo episodio della saga di Excalibur è notevolmente migliore rispetto al precedente, ma non raggiunge il livello del primo libro. E questa cosa mi lascia davvero l'amaro in bocca. Vedo che molti utenti hanno apprezzato l'approfondimento religioso (io direi sociologico) che si fa in questo capitolo. Io l'ho trovato a tratti forzato: i cristiani cattivissimi e i pagani povere vittime. Lungi da me il dire che doveva essere il contrario, mi aspettavo un po' più di equilibrio. Ci sono poi un paio di trovate da telenovela (vedi l'identità del padre di Derfel), ma la qualità della scrittura è sempre elevata.
Premo di nuovo il tasto pausa, in attesa anche di trovare delle edizioni cartacee decenti degli ultimi due libri. (Sul serio, i draghetti dorati in copertina? E l'immagine pixelosa che nemmeno con Paint?)
Dei tre che ho letto fin ora, questo è indubbiamente quello che mi è più piaciuto. Ho anche pianto molto alla fine, e non per Tristano e Isotta come si può dedurre dagli aggiornamenti di stato. Non dirò per che cosa, o vi svelerei una parte importante.
Allora, questo è il libro della saga che Cornwell ha deciso di incentrare sulla religione, secondo me. Si parla molto di ostilità tra pagani e cristiani in Britannia, e questi ultimi sono quelli che vengono ritratti come i cattivi. Secondo verità storica, è veramente così. Se all'inizio gli imperatori romani perseguitavano i cristiani, poi i cristiani perseguitarono i pagani fino al loro annientamento totale. Ed è questo il punto. Artù, pur essendo pagano, tollera i cristiani. Questi però, dal canto loro, non fanno altro che ineggiare alla seconda venuta di Cristo nell'anno 500 d.C., ritenendo che per quel tempo, non dovrà esserci nemmeno un pagano sulla terra.
"- La distruzione del paganesimo - osservò Artù acido - non mi sembra che risponda ai dettami di una religione che predica l'amore. - La distruzione del paganesimo è un atto d'amore - insistette Tewdric. - Se voi pagani rifiutate di accettare Cristo, andrete certamente all'inferno. Anche se avrete condotto una vita virtuosa, brucerete nel fuoco per tutta l'eternità. Noi cristiani abbiamo il dovere di salvarvi, e questo dovere non è un atto d'amore? - No, se io non voglio essere salvato - commentò Artù."
Questo è un discorso che sentiamo ancora oggi. Dio ci ama tutti, però gli omosessuali sono dei malati. Dio ci ama tutti, però se divorzi non puoi più sposarti in chiesa. Se il clero era corrotto all'epoca, lo è ancora oggi. Ciò che ci dice Cornwell riguardo al V secolo d.C. è più attuale di quanto potremmo immaginare. Se ci soffermiamo sul personaggio di Artù, notiamo anche una certa ambiguità:
"- Vi pare che perdiamo il sonno per i topi che vivono nella paglia del tetto? - mi ha chiesto una volta. - Allora, perché gli dèi dovrebbero preoccuparsi di noi?"
Tornando alla lotta tra paganesimo e cristianesimo, Cornwell ci tiene molto a sottolineare che le liti erano causate dai cristiani. Gli uomini di artù, per la maggior parte pagani, non vogliono scatenare guerre, e si limitano a commentare i riti cristiani:
"- [...] Se venerano già uno spirito santo, una vergine e un falegname, possono benissimo adorare anche un pesce. I cristiani sono pazzi."
Differente è invece il comportamento dei cristiani, dei quali il vescovo Sansum è un esponente di una certa importanza:
"- Andresti lavato nel sacro sangue dell'Agnello di Dio - gridò - per toglierti di dosso la macchia di Mitra! Sei un essere malvagio, Derfel, un peccatore, un idolatra, un figlio del demonio, un discendente di sassoni, un protettore di puttane! [...] Sguainai la spada e gliela puntai alla gola. - Vescovo, non sono sicuro di aver sentito bene l'ultimo insulto - dissi."
In generale, il libro non mi ha mai annoiato. Mi è dispiaciuto perché c'è un declino del personaggio di Merlino, e perché Morgana si converte al cristianesimo. Odio con tutto me stesso il Lancillotto di Cornwell, e non riesco ad immaginare qualcuno che possa sopportarlo. È semplicemente l'essere più infido, meschino e codardo di cui mi sia mai capitato di leggere. Allo stesso modo i 'druidi' Dinas e Lavaine.
Mi prenderò ancora un po' di pausa prima di leggere gli ultimi due libri. Chiudo la recensione con una riflessione di Derfel (il protagonista/narratore) nel momento in cui è vecchio e sta raccontando la sua storia alla regina:
"- Non si può comandare l'amore, mia regina; solo la bellezza e la concupiscenza ci riescono. Vuoi che il mondo sia giusto? Allora immagina un mondo senza re, senza regine, senza signori, senza passioni e senza magia. Ti piacerebbe vivere in un mondo così noioso?"
Questo romanzo è più lento rispetto agli altri, l'azione diventa incalzante solo nelle ultime 70/80 pagine. Il tema della religione e della lotta tra vecchi dei e il Dio cristiano è il punto centrale di questo libro, ed è anche interessante a ben vedere.
Lancillotto (personaggio che ho sempre disprezzato) fa una figura pessima: non solo si rivela un traditore, ovviamente, ma è anche uno smidollato che evita le battaglie appena possibile. La scena del suo matrimonio è ripugnante, ma che problemi ha?!
Artù invece dimostra di essere fin troppo ligio alle regole e fedele ai suoi giuramenti... forse certi avvenimenti potevano essere evitati se lui fosse stato più flessibile.
Ora sono curiosa di vedere come l'autore porta avanti la storia!
È stato il primo libro che ho letto di questa trilogia, anche se terzo in ordine cronologico. Me ne sono innamorato e, dopo un'immane fatica nel trovare gli altri, ho concluso la saga.
Il volume racconta la parte centrale della saga di Excalibur, la storia di Re Artù rinarrata in chiave realistica. In questo terzo volume il racconto entra nel vivo: Lancillotto diventa sempre più subdolo, Artù invece raggiunge delle vette di ingenuità inaspettate. Un po' sotto tono Ginevra, l'unico personaggio che a mio avviso poteva avere un po' più spazio. Anche in questo caso le magie di Merlino diventano superstizioni, e uno degli argomenti principali sono le battaglie per la religione (i cristiani iniziano a prendere potere e cercano di eliminare definitivamente i pagani nell'attesa della seconda venuta del Messia). Stile narrativo molto scorrevole per rinarrare una saga che mi ha sempre affascinato.
Derfel vive una vita felice con sua moglie e le sue figlie ma viene anche nominato da Artù tutore di Mordred, che si scopre essere un ragazzino cattivo e teppista, ma soprattutto non adatto a regnare. La torre dove Merlino nasconde il suo calderone degli dèi viene data alle fiamme e il calderone rubato, facendo cadere Merlino in una sorta di vita dedita alla vecchiaia. E in tutto questo, il vescovo Sansom e Morgana fanno sì che il cristianesimo si diffonda ovunque, scalzando gli antichi dèi e creando una religione fanatista che sconvolgerà l'intero regno.
Bel romanzo storico, fantastico, d'avventura, dove i personaggi del ciclo arturiano vengono utilizzati come protagonisti di vicende e situazioni un po' diverse da quelle canoniche, anche i loro caratteri sono originali (vedi ad esempio la figura di Lancillotto, qui personaggio negativo). Ambientato nella Britannia dell'anno 500 d.C., sconvolta dalle lotte fra i britanni e gli invasori anglosassoni, ha come temi di fondo, da un lato, la lotta fra la vecchia religione pagana e il cristianesimo di recente diffusione e, dall'altro, l'amicizia fra i vari personaggi che guida molti degli eventi.
"Nell'Isola di Cristallo, nell'ora della nostra vittoria, il fulmine aveva incendiato la torre di legno e le fiamme si erano alzate, guizzando e crepitando nella notte; al mattino ... fra le ceneri, solo un vuoto nel cuore bruciato della Dumnonia"
ESIGO UNO SPIN-OFF SU CULHWYCH!
A quanto pare sono più portata per gli estremi di quanto mi faccia piacere ammettere, infatti dopo mesi nei quali ho snobbato (o al più recuperato con gran fatica) le narrazioni seriali ora mi trovo ad aver letto ben quattro libri all'interno di varie serie uno di seguito all'altro. Forte di questa ritrovata passione per saghe ed affini ho pensato di capitalizzare, dedicando il mese di aprile al completamento di The Warlord Chronicles a partire da "La torre in fiamme", per poi continuare con gli ultimi due volumi di questa fasulla pentalogia e vera trilogia.
Come ormai dovemmo sapere bene, i tre volumi di partenza sono stati smembrati senza compassione dall'editore italiano, pertanto questo terzo capitolo corrisponde alla parte centrale dell'originale "Enemy of God", appellativo affibbiato ad Artù. A fare da collante tra le diverse vicende troviamo appunto il crescente fanatismo dei cristiani ed il loro desiderio di epurare la Britannia dai pagani prima del ritorno di Cristo, fissato per l'anno 500. Sul piano politico, gli eventi principali riguardano l'antagonismo verso i sassoni guidati dai sovrani Aelle e Cerdic, gli anni della pseudo-reggenza di Artù e la seconda incoronazione del giovane Mordred, che sembra essere il peggior futuro sovrano possibile dai tempi di Joffrey Baratheon. Ovviamente ognuno di questi eventi viene filtrato attraverso la prospettiva di un Derfel anziano e disilluso, ma non per questo privo di sagacia.
E ancora una volta io mi sono trovata ad amare la sua voce: l'ironia con cui parla della sua vita nel convento e lo sguardo consapevole sulle diverse sfaccettature dell'animo umano lo rendono un narratore estremamente piacevole nonché caratteristico. Anche nel passato lo vediamo protagonista di un'importante crescita personale e, seppur sperassi di leggere da parte sua un atteggiamento più improntato verso l'iniziativa e meno sull'accondiscendenza, ho apprezzato moltissimo il suo confronto con Artù sul tema della giustizia. La scena in cui i due amici danno voce ai rispettivi ideali -il buon cuore di Derfel da un lato ed il rispetto dei giuramenti di Artù dall'altro- è forse la migliore del romanzo.
Tra i punti di forza troviamo inoltre i brillanti dialoghi, le stoccate più o meno palesi (soprattutto nell'ambito religioso) ed il ritmo, che rimane buono nonostante sia presente una corposa ellissi temporale nella parte centrale. E seppur io continui a trovare abbastanza prevedibile l'intreccio nel suo insieme, devo ammettere che in questo caso Cornwell ha saputo giocarsi un paio di colpi di scena niente male, specialmente in relazione alle diverse profezie enunciate da druidi e sacerdoti, sintomo di un'attenta pianificazione della storia.
Come sempre in questa serie, la cura messa dall'autore si va purtroppo a scontrare con la natura divisiva dell'edizione nostrana. A questo si unisce la scelta dell'autore di coprire un periodo di tempo molto lungo, ed il tutto rende disomogenea la struttura: la prima parte ha una conclusione abbastanza buona ma sottotono, la seconda è fin troppo riassuntiva e condensata (specie tenendo conto delle tante difficoltà per arrivare a quel punto della vicenda) e la terza conclude in modo affrettato e semplicistico diverse sottotrame. In generale, molti traguardi raggiunti da Derfel e dagli altri personaggi sembrano privi di ostacoli adeguati, che avrebbero reso invece più soddisfacente il risultato finale.
Un altro difetto che desidero evidenziare è invece di natura soggettiva. Per non scivolare in zona spoiler dirò solo che nella prima parte un avvenimento rende del tutto inutile la seconda metà de "Il cuore di Derfel". Mi aspetto di essere smentita con brutalità in uno dei capitoli successivi, ma per ora ho trovato un po' frustrante vedere accantonata così sbrigativamente una linea di trama sulla carta molto rilevante. Mi toccherà dare ancora fiducia alla visione d'insieme del caro Bernard.
Spero vogliate scusarmi se considero l'opera di Cornwell un tutt'uno e non spezzetto i miei giudizi sui cinque libri. Tutti noi conosciamo sicurmante la storia di Re Artù, di Lancilotto, Ginevra, Mago Merlino, Morgana... ma qui la troverete con un punto di vista alquando diverso e a mio parere meraviglioso. La storia viene raccontata da un vecchio amico di Re Artù, che la seguito nelle sue avventure e ora vecchio e stanco tramanda questa storia ad una attenta ascoltatrice. Molto tempo è passato da quando fedele servitore di Artù lo proteggeva in ogni battaglia, in ogni avventura. Qui troverete miti celtici, la nascita dell'Inghilterra, amori, tradimenti, spade che si incontrano mandando scintille, elmi che cozzano, l'amore di un uomo per la sua terra. L'estrema difesa a ciò in cui crede. Sono convito che vi divertirete a leggerla e che cominciato dal primo non vorrete più smettere.
Meno "eroico" dei capitoli precedenti, questo terzo episodio del ciclo di Excalibur, firmato da Bernard Cornwell, batte la fiacca per oltre i 2/3 della sua lunghezza: troppi dialoghi e poca azione; solo le ultime sessanta pagine ci regalano emozione e suspense...ma che fatica arrivare fino alla fine!!
Cornweel è una garanzia, per quanto mi riguarda, per questo genere di libri. Questa è la terza parte di Excalibur che ho sempre letto dal primo all'ultimo. Apparentemente più lento degli altri, si fa comunque facilmente leggere e le scene di battaglia sono decisamente imperdibili.
Pur non essendo un amante del genere fantasy, la saga mi sta coinvolgendo appieno: il libro è scorrevole, pieno di colpi di scena e invoglia a continuare con i prossimi capitoli.
Tak toto sa mu podarilo, Tristan je jeden z najhnusáckejších sliziackych záporákov (bol by ešte lepšou hlavou slizolinu ako Draco), Gawain (od Zeleného stola) skončil veľmi zaujímavo - nebudem spoilerovať, rytieri Okrúhleho stola začali príšerne nelegendárne (ale uveriteľne). A jeden z najlepšie nahodených Merlinov ever. LOL.