n questo libro di estrema attualità, l’autore compie un excursus storico che arriva fino ai giorni nostri su come la Russia percepisce se stessa e la propria collocazione geopolitica nel mondo.
La tesi di Jangfeldt, in estrema sintesi, è che il pendolo della politica russa oscilli alternativamente da una visione dì stampo “europeo” (liberal democrazia, libertà di espressione) ad una di tipo “slavista” (rifiuto di un’etica individualista, visione di uno stato che propugna attivamente ideali morali e virtuosi). Questo pendolo batte attraverso i secoli, da Pietro il Grande fino ad oggi, con qualsiasi elite al potere in Russia (zar, burocrazia comunista, oligarchia).
Circa due terzi del libro sono occupati dall’analisi storica, mentre la parte finale è dedicata alla storia contemporanea con l’avvento al potere di Putin.
Questa parte è a mio avviso la più inquietante e controversa. Se infatti risulta decisamente convincente la teoria per cui Putin abbia sposato una visione di stampo “slavista”, più difficile risulta capire con quanta convinzione e in quale misura Putin abbia effettivamente abbracciato le idee di Aleksandr Dugin, un filosofo e politologo russo ultra nazionalista che auspica l’unificazione di tutti i popoli di lingua russa in un unico paese.
Dugin ha certamente stretti legami con il Cremlino e l’avverarsi di alcuni suoi auspici (ad esempio l’annessione della Crimea) ed ipotesi (una su tutte: la guerra in Ucraina) lasciano intendere che la sua influenza politica sia oggi tutt’altro che trascurabile.
Un libro interessante ed utile per acquisire consapevolezza su cosa sta accadendo oggi in Russia.