Demon’s Fire
Prequel della famosa serie “Lords of the Underworld” (anche se uscita in un secondo momento), la novella “Demon’s Fire” racconta dell’amore impossibile tra la bella Kadence, Dea dell’Oppressione, e Geryon, fauno guardiano degli Inferi.
In realtà anche la bella Dea è guardiana degli Inferi, e ogni giorno controlla le mura che contengono i famosi Demoni protagonisti della serie. A causa di una falla nel muro, provocata dagli stessi Demoni, che hanno capito che indebolire il muro equivale a indebolire la Dea, la stessa, aiutata dal guardiano, decide di scendere in fondo al Tartaro per tentare, purtroppo inutilmente, di riparare la falla.
Nel tentativo di salvare la Dea, trovatasi in grave pericolo di vita, Geryon la lega a sé, ottenendo che, alla morte della stessa, lo spirito sopravviva e le sue ossa diventino resistentissime, tanto che gli Dei decidono di utilizzarle per costruire il famoso vaso in grado di richiamare e contenere i Demoni fuggiti.
Il racconto di per sé potrebbe essere molto bello, perché l’amore tra Geryon e Kadence far riflettere sulla profondità del sentimento, che va ben oltre l’aspetto fisico e persino oltre la morte. Peccato però che una storia così critica abbia delle falle enormi; per esempio i due, in un momento cruciale in cui sono in attesa della lotta finale, se la spassano sul fondo degli inferi, cosa alquanto inverosimile benché si tratti di un fantasy.
Inoltre i due personaggi sono pieni di contraddizioni e hanno un’insicurezza di fondo, che stona con il tenore della storia, e che tende ad anticipare quello che sarà il finale. Questi aspetti si riflettono sia nel contrasto tra le due figure: lei bellissima, bionda, eterea, lui mostruoso dotato di artigli, corna e zoccoli; sia nel modo di comportarsi: lei trova ogni giorno una scusa per andare alle porte dell’inferno, ma non gli rivolge mai la parola, per trovarsi poi in un secondo momento a farsi baciare e toccare; lui che si ritiene talmente indegno sia per l’aspetto, che per il compito di guardiano, tanto da evitare persino di guardarla, ma poi non si fa scrupoli a rotolarsi negli Inferi con lei.
Insomma devo dire che, nonostante il racconto sia utile per creare un background dell’intera serie, l’ho trovato un po’ superficiale, privo di quel trasporto che distingue gli altri libri, e che si rivela per quello che è, ovvero il primo tentativo della Showalter di delineare la serie “Lords of the Underworld”.
Kida - per RFS
Demon’s Prison
Questa novella è molto semplice, racconta la storia d’amore fra Nike e Atlas (Atlante) e di come i due fuggono dal Tartaro.
Devo dire che l’ho trovata molto equilibrata rispetto al contesto, non c’è una situazione di reale pericolo per i due, per cui il loro rincorrersi, corteggiarsi per poi ritrovarsi è adeguato all’ambientazione creata, mentre nelle altre novelle avevamo situazioni paradossali (come fughe da demoni o essere rinchiusi all’inferno) e nel frattempo i protagonisti si divertivano. Qui assistiamo proprio alla nascita di un amore, che in realtà è già presente ma deve trovare una via per sbocciare; è una storia molto delicata (anche se ci sono delle scene violente) che riscalda il cuore e che si legge con un sorriso.
Altra cosa che mi ha colpito: mentre Atlante, essendo un titano, viene descritto come uomo bellissimo e perfetto, Nike appare una donna di aspetto mediocre, quasi androgina, ma le sue qualità, il carattere forte e la tenacia la rendono meravigliosa agli occhi di Atlante (e quindi del lettore).
Mi ha fatto piacere trovare una storia di questo tipo all’interno della saga benché, a differenza delle altre, sia scollegata dall’intera trama… almeno per ora.
Sua pari, sua nemica, e una stronza di prima categoria. Due dei suoi uomini migliori la tenevano ferma per le braccia e due per le gambe; avrebbero dovuto riuscirci senza problemi, anche perché il collare che lei portava le impediva di usare i poteri immortali e la forza leggendaria di cui era dotata, che comunque, per fortuna, non era pari alla sua.
Eppure nessuna donna si era mai dimostrata tanto ostinata e decisa ad abbatterlo. Nike continuava a lottare per liberarsi, scalciando e mordendo come un animale in trappola.
«Ti ucciderò per questo» ringhiò.
«Perché mai? Non ti sto facendo nulla che tu non abbia già fatto a me.» Atlante si tolse la camicia e la gettò da parte, rivelando i muscoli scolpiti del torace. Proprio al centro del petto, in grandi lettere nere che si estendevano da un capezzolo all’altro, c’era il suo nome scritto a lettere capitali così che tutti potessero vederlo: N.I.K.E.
Kida - per RFS