Il mio rapporto con Dante parte dalla scuola come credo quasi tutti. Quando lo studiai trovai molto affascinante e interessante la sua vita, avvolta da un alone di mistero, e l'essere stato esiliato dalla sua città; ma soprattutto trovai e trovo tuttora affascinante la sua opera più famosa La Divina Commedia. Ricordo che a scuola venni interrogata su uno dei canti più famosi dell'Inferno, il XXVI°, quello di Ulisse in poche parole. Meraviglioso.
Dopo la scuola il mio rapporto con il sommo poeta si è interrotto fino a quando, alcuni anni fa, sono andata in viaggio a Ravenna. È passato un po' di tempo ormai da quel viaggio (diciamo pure anni), avvenuto in una uggiosa giornata di dicembre, una decina di giorni prima di Natale, ma ricordo due cose in particolare: il freddo che faceva quella sera e la visita alla tomba del grande poeta fiorentino. È stata forse la prima volta (anzi senza forse) che visitavo la tomba di un personaggio così illustre e ne rimasi molto colpita.
Ricordando quella visita ho sentito come il bisogno e la curiosità di leggere la biografia-saggio del prof Barbero, che ammiro e seguo sempre in televisione.
L'autore ricostruisce in quest'opera la vita di Dante, non come poeta di un opera immortale, ma come quella di un uomo del medioevo. L'autore fa compiere al lettore un vero e proprio viaggio nel Medioevo, a cavallo tra il 1200 e il 1300; ci fa toccare con mano la vita quotidiana, l'economia e la cultura di quel determinato periodo storico, in una Firenze in perenne lotta politica. Questo libro documenta e ci mostra nel dettaglio l'Italia e la società in cui si muoveva Dante.
Sembra di vedere un Dante in carne e ossa: figlio maggiore di un usuraio fiorentino, viviamo il suo primo incontro con Beatrice ad una festa di quartiere, quando entrambi erano solo due bambini e lui se ne innamora a prima vista, poi la rincontra quando sono entrambi adolescenti ma lei è già sposata; vediamo la sua goffaggine e il suo rossore quando lei lo saluta, assistiamo ai suoi turbamenti adolescenziali; poi incontriamo i suoi amici con i quali Dante scambia versi seri e scherzosi e con i quali nasceranno delle amicizie che dureranno tutta la vita. Lo seguiamo affacciarsi alla vita politica della città (che sappiamo è sempre stata accesissima), in cui il poeta tocca con mano la meschinità, gli odi di partito e la corruzione dilagante in città, fino all'esilio e al vagabondaggio nelle corti dell'Italia del Trecento.
Barbero ha ricostruito, con un notevole studio di ricerca come il libro dimostra, la vita di Dante grazie ai pochissimi documenti rimasti: atti notarili, contratti di prestito, compravendite, lettere, documenti ufficiali, verbali di assemblee e concili, registri; destreggiandosi tra falsi e documenti errati di proposito o no.
Primo libro che leggo dell'autore ma ho ritrovato, grazie ad uno stile di scrittura piacevole e scrupolosa allo stesso tempo, lo storico che grazie alla sua capacità divulgativa è sempre capace di coinvolgere senza annoiare, incuriosire e divertire il telespettatore. L'autore ha compiuto un'indagine minuziosa, disseminata di note e richiami (che a volte appesantiscono la lettura) ad altri studiosi dantisti, recenti e antichi; dando voce anche a teorie ancora in lotta tra loro su alcuni punti controversi della vita di un uomo, vita della quale, come dice Barbero per tutto il libro, non sappiamo nulla con certezza.
Un bel saggio, interessante, divulgativo, dettagliato, ben scritto e abbastanza scorrevole, che approfondisce e spiega aspetti ancora oscuri del sommo poeta; ti fa immergere nella vita del periodo, ed è un modo per conoscere l'esistenza, del lato più umano, del poeta italiano più famoso al mondo.
Dante deve essere morto nelle prime ore della notte fra il 13 e il 14 (settembre). Quella notte, il profeta andò a scoprire se quanto aveva immaginato in tutti quegli anni era vero.