Ho visto il film di Petri dopo aver letto il libro di Sciascia e ho fatto bene. Il “Todo modo” di Petri è un’altra cosa. Si ispira, molto liberamente, a quello, ma è un’altra cosa. È un j’accuse all’intera classe dirigente democristiana per il malgoverno e la cancrena politica e sociale che aveva portato al paese. Di più. È un “processo” ed un’esecuzione, una strage robesperriana di politici DC, in nome del popolo. Un Gian Maria Volonté che interpreta un Moro untuoso, sfuggente e cavilloso, mediatore incallito, assetato di potere, ipocrita clericale. Una condanna totale, senza appello… E poi un Mastroianni nei panni di dGaetano, un Savonarola violento e irridente, sarcastico e graffiante… epperò implicato nella rete dei ricatti, invischiato nei giochi di potere
Un film visionario, surreale, cupo, cupissimo, funereo, grottesco, da anni di piombo; un regicidio auspicato; quasi un’opera liberatoria, catartica … Che pochi, pochissimi anni dopo si invererà nell’esecuzione-assassinio di Aldo Moro (“il responsabile maggiore di trent’anni di cancrena italiana”, cantava Gaber in “Io se fossi Dio” due anni dopo; oppure “il meno colpevole dei democristiani” secondo PPP).
Il “Todo modo” di Sciascia non assume i toni apocalittici, è sfumato, sfocato, indeterminato, indefinito. Sì, è anch’esso un j’accuse alla DC, al suo malgoverno, all’occupazione dello Stato, alla spartizione predonesca della cosa pubblica, alla grossa responsabilità per la corruzione, per il clientelismo, per l’inefficienza, per l’immobilismo, per le trame “nere”, per la cloaca che ha inquinato la società civile…
Ma è qualcosa di più. È un viaggio volterriano nell’anima Dc, e nella anima cattolica che la anima, che l’impregna, che l’informa, che crea rimorsi e facili assoluzioni; nell’anima italiana, nonostante tutto. Sciascia-Voltaire a Zafer, a fare gli esercizi spirituali in un eremo ove si raccoglie “un covo di vipere”. Sciascia-Voltaire nei panni del pittore anonimo che dipinge, e male, “a piedi freddi” (“come nasce un brutto quadro per un brutto mondo, un quadro senza intelligenza per quei milioni di esseri senza intelligenza che stanno davanti alla televisione”).
Che però, incuriosito, vuol capire, studiare (e smascherare l’avversario, “esacrez l'infame”?). La classe politica DC, ma soprattutto la Chiesa Cattolica (il “Vaticano”!) che si è servita della DC per governare, per egemonizzare, per garantirsi. Eccolo lì il coimputato, il corresponsabile-responsabile maggiore della mancata “Riforma” civile italiana.
La Chiesa sintetizzata e spiegata nella figura di dGaetano (l’uno per il tutto), il prete affarista, spregiudicato, immannicato e parassitario, lottizzatore-costruttore di cose brutte (l’architettura sacra del dopoguerra è quasi sempre inguardabile!): “L’Eremo di Zafer… non era soltanto un eremo, ma un albergo: senz’altro brutto, lo riconosceva; ma che si può fare mai con questi architetti oggi?... della bruttezza, comunque, non aveva colpa; della comodità un po’ di merito. Gli architetti! Le due grandi imposture del nostro tempo: l’architettura e la sociologia. E stava per accompagnarvisi la medicina, ormai al livello della più ignobile stregoneria…”.
È dGaetano un finissimo intellettuale, sarcastico, pungente, graffiante, cinico, che non ama ma disprezza il prossimo suo, in primis i politici ritiratisi per gli esercizi a Zafer; che travia, inganna con sottigliezze. “Guardo troppo spesso la televisione, perché possa dirmi completamente immune dalla lebbra dell’imbecillità… La grandezza di Dio… Io la riconosco dall’imbecille. Non c’è niente di più profondo, di più abissale, di più vertiginoso, di più inattingibile”. Beffardo, sfuggente, sdoppiato, una figura luciferina, che ha molto poco di cristiano e che invece emana un fascino ambiguo, ammaliante… “Amico mio: io permetto tutto. Ammetto e permetto. – Ma, dico, gli esercizi spirituali…-Ho l’impressione che lei ci creda più di me: che li prende alla lettera, o nel significato originale, ignaziano… E del resto credo che il laicismo, quello per cui voi vi dite laici, non sia il rovescio di un eccesso di rispetto per la Chiesa, per noi preti. Applicate alla Chiesa una specie di aspirazione perfezionistica: ma standovene comodamente fuori”.
E infine il potere. Il doppio potere, quello della DC e quello della Chiesa Cattolica. Il potere che avvelena tutto, che trasforma l’afflato religioso in una scoreggia ipocrita, che divide, e istiga omicidi, intrighi, bramosie smodate. Zafer è l’anticamera dell’inferno, ove non c’è redenzione perché non c’è pentimento ma si pecca contro lo Spirito. È il sovvertimento della verità, che però ammalia, contagia, che seduce con le sue finezze, con i suoi “distinguo”. In una parola, il vangelo viene scambiato con il corano, come nel quadro di Rutilio Manetti. E dGaetano porta gli occhiali… come quelli nel quadro…