Inizierei questa recensione con un aneddoto: ho inviato la foto di un passaggio del libro a un mio amico appassionato di poemi omerici, pur non avendoli mai studiati, e lui m’ha fatto: “Chi è questo genio? Come s’intitola questo libro?” e io, con aria fierissima, ho risposto: “Luciano di Samosata, II secolo dopo Cristo”. “Elisabbé, mi stai dicendo che quello che sto leggendo, che sembra di uno scrittore ottocentesco, risale al II secolo d. C.????” Ebbene sì. Luciano di Samosata è un autore assolutamente moderno: la sua “Storia Vera” (che di vero non ha niente, e lui ci tiene a specificarlo nei primi due capitoletti) è il libro che avrei voluto scrivere io. Letteralmente. Contiene tutti gli elementi che mi piace trovare in uno scritto del genere: viaggi nell’aldilà, descrizioni di combattimenti e di creature mostruose, personaggi mitologici riutilizzati alla bell’e meglio…
Luciano non risparmia nessuno; nel II secolo d. C., quando la Siria – regione da cui proviene – è già da tempo nell’orbita dell’Impero Romano, la sua parresìa (che in greco vuol dire “assoluta libertà di parola”) è un toccasana, qualcosa di pungente, che offende tutti e nessuno, e che ci fa apparire permalosi se ce la prendiamo. Il Luciano romanziere è creativo in tutto e per tutto: utilizza elementi della sua poetica e del suo pensiero, è profondamente satirico nei confronti della sua società – come lo sarebbe stato Jonathan Swift sia in “Gulliver’s travels” che in “A modest proposal”, che a lui indubbiamente si sarebbe ispirato, ma ottocento anni dopo – e dell’ipocrisia da cui essa è pervasa: pur facendo parte della seconda sofistica, Luciano la detesta, e prende in giro i suoi “colleghi” (Elio Aristide, Erode Attico, Dione di Prusa, i Filostrati ecc.) reputando la loro arte falsa e inutile – come del resto lo è la sua: chi mai prenderebbe sul serio colui che ha scritto “L’elogio della zanzara”? Non solo: sebbene la sua satira mordace affievolisca col passare del tempo, egli non ha mai un avvicinamento verso la filosofia propriamente detta: odia gli Epicurei, gli Stoici e in particolar modo i Neoplatonici e i Cinici; odia anche la religione, sia il paganesimo che il nuovo culto che sta via via espandendosi in quegli anni – com’è che si chiamava? Ah sì, il cristianesimo – e ugualmente l’ebraismo. Non dà prova di conoscerli, non fa nemmeno un tentativo, ma in generale Luciano si pone contro chiunque pretenda di avere la verità in mano e di spiattellarla come unica cosa sicura nella vita. Ed è per questo che lui intitola “Storia Vera” (che poi è “Storie Vere” e non capisco perché si siano impegnati a cambiarlo), la sua storia, che vera non potrebbe mai essere, ma che ha un fondo di verità ben più luminoso e radicato rispetto a chi pretende di sapere e poi sa meno di tutti.
E quanto lo amo, io, per questo: Luciano è irrimediabilmente blasfemo, diretto; la sua lingua è quasi aristofanesca, giambica, ma mantiene la solita simpatica verve dall’inizio alla fine: e vorrei dire a coloro che affermano con una certa intellettuale sicumera – com’io stessa sto facendo in questo momento – che il primo a sbarcare sulla luna non è stato Louis Armstrong, ma Astolfo (cfr. Ariosto, “Orlando Furioso”), che vi sbagliate anche voi: i primi a sbarcare sulla luna sono stati Luciano & company, a combattere la prima guerra stellare coi Seleniti, guidati da Endimione – e ditemi se questa non è una trovata GENIALE – contro Fetonte, re del sole, per la colonizzazione di Venere. E se mi dite che la prima balena famosa è quella di “Moby Dick” di Melville, e che i primi umani ingeriti da tale mammifero appaiono ne “Le Avventure di Pinocchio”, sappiate che vi sbagliate anche voi: Luciano aveva pensato anche a questo. Incredibile come, dinnanzi alla sua opera, i vari Swift, Collodi, Raspe, Verne e persino George Lucas appaiano eredi spirituali, come se avessero semplicemente aggiunto una nota a piè di pagina rispetto a quanto scritto da Luciano. Ovviamente è un’esagerazione, ma a volte penso che il nostro siriano sia stato ingiustamente relegato nell’ombra tra gli autori greci di minore importanza. Se volete un classico leggero e spensierato, fa al caso vostro. A chi lo consiglio? A tutti.