scritte nell'arco di tutto il 1980, queste Memorie raccontano il Simenon dall'incontro con la prima moglie, Tigy, quando lui era solo un giornalista senza un soldo, fino al suicidio di Marie-Jo, l'unica figlia dello scrittore, suicida a venticinque anni.
Una biografia non tanto accurata come leggo dagli altri commenti. Sorvola su molti aspetti, ed è più un resoconto cronologico (cronologico come può, Simenon va totalmente a memoria) della sua vita attraverso tutti i luoghi (e ville e castelli) in cui ha vissuto. Non si nasconde, però. Confessa tutti i suoi vizi, i suoi capricci, mettendosi a nudo. Racconta delle numerose donne avute, sempre rispettandole (e io gli credo) e soprattutto delle sue voglie improvvise di cambiare città, casa, continente, costringendo la famiglia a seguirlo, senza mai stabilizzarsi definitivamente.
Il rapporto con Denise Simenon, una donna con complessi di inferiorità, che deve comandare sia lui che i figli, prendendo tutto quello che può economicamente e non.
Più volte il permissivismo di Simenon nei confronti della seconda moglie fa venire il prurito alle mani. È stato un uomo che ha profondamente amato tutta la sua famiglia, che ha cercato di fare il possibile per salvarli, per fargli avere una vita bella e piena, e purtroppo ci è riuscito solo in parte.
Marie-Jo arriva ben dopo la metà del libro (da 1228 pagine) ed è lei la vera protagonista. Dal padre eredita una sensibilità esagerata, tipica di chi ha talento e fa l'artista, che però lentamente la porterà alla depressione e alla morte. Il difficile rapporto con la madre, che abusava di lei psicologicamente alla lunga le hanno rovinato la vita per sempre. E anche il rapporto strano con George Simenon stesso, che la tratta a metà tra una figlia e la donna che lui ha sempre voluto (e che poi, in un certo senso, rivedrà in Teresa); che la veste come una donna che piace a lui, la vizia oltre ogni modo, le dà anche il suo nome.
Lei ricambia l'amore, e si spinge oltre. Convince suo padre a comprare una fede nuziale, dalla quale non si separerà mai per tutta la vita. E lo fa per essere simile alla mamma, alle donne di suo padre. Più volte gli chiederà anche di andare a letto insieme...
Tuttavia nonostante le ambiguità, l'amore sconfinato che Simenon prova per tutti i suoi figli e innegabile e sincero. E credo che dopotutto sia stato un buon padre, ma la sua tolleranza verso Denise, che amava profondamente, ha rovinato la famiglia. Non si è reso conto (o ha inconsapevolmente ignorato) di aver sposato una vipera. Se ne è accorto quando era ormai troppo tardi.
Un libro pieno d'amore e di tenerezza. I momenti felici e sereni sono tanti, tantissimi. Quasi tutte le memorie sono pregne di un senso di leggerezza, di felicità. Momenti belli, quasi sospesi come in un sogno.
Ed è questo a rendere la parte finale così forte e deprimente. Simenon rende il libro di una tristezza e malinconia che poche volte mi è capitato di leggere, anche se alla fine c'è una luce in fondo al tunnel.
La lunghezza è esagerata, ma si legge benissimo ed è scorrevole nonostante spesso sia ripetitivo.
Non do cinque stelle per una sensazione, però. Cioè la sensazione che Simenon non dica tutta la verità, o solo in parte. Parla di una Denise malvagia, ubriacona, prevaricante; lui invece ha solo la colpa di non aver visto tutti questi difetti. Non me la conta giusta. Ho avuto la sensazione che Simenon volesse apparire meglio di quello che è, o comunque meglio di Denise. Peccato però che tutte le sue nefandezze siano ben note.
Il libro si ferma a pagina 1030. Le altre 200 pagine aggiuntive sono lettere, canzoni, stralci del diario di Marie-Jo dai suoi tredici anni fino alle ultime tragiche lettere, quelle d'addio prima di spararsi con una pistola nel suo minuscolo appartamento di Parigi.