Nel 2014, riordinando le cose di famiglia, Anny Romand scopre un quaderno di Settanta pagine di cui non sapeva nulla. Scritto da sua nonna nel 1915 in Armeno, francese e greco, racconta il viaggio di un gruppo di donne e bambini armeni sulle strade dell’anatolia, verso il deserto e la morte. Nel libro vengono pubblicati alcuni estratti di quel quaderno, in parallelo con le conversazioni che l’autrice aveva con la nonna che l’ha cresciuta. Confrontando il ricordo di quelle conversazioni con le terribili descrizioni del quaderno, Anny Romand rivive l’infinito dolore degli armeni, filtrato attraverso gli occhi di una bambina. Innocenza di fronte all’orrore. «Quando avevo 8 anni mia nonna mi raccontava la sua storia, la storia tragica del massacro degli armeni, avvenuto cinquant’anni prima. Ero la sola ad ascoltarla, affascinata e sconvolta. Mia madre era molto contrariata quando ci trovava in lacrime, una nelle braccia dell’altra: la farai impazzire, questa bambina! …Ma dal racconto di mia nonna emerge va una giovane donna colta, bella, raffinata e libera. Vorrei condividere con voi quel racconto» (Anny Romand). prefazione di
Serpouhi Hovaghian survived the Armenien Genocide. Anny Romand has found her grandmother's diary from 1915 and tells the story of her life and experiences.
Serpouhi, an Armenien woman, lived together with her husband and children in the Ottoman empire, when it all started. Armenien citizens were arrested and deported. It is a dark and horrible time in history. She fled to France.
The book alternates between Serpouhi's diary and Anny's memories of her grandmother. It is describing how someone, having such horrible experiences, has learned to live with them after many years, but thinks about them every day. Serpouhi tells Anny about the events. Anny, then a child, tries to understand. It is a dark story. It is also a wonderful story about the relationship between a child and her grandmother.
Anny adulta ritrova un quaderno della nonna. Un diario del viaggio verso il deserto, e la probabile morte, che nonna Serpouhi ed altre donne e bambini sono costretti ad intraprendere a seguito delle deportazioni decise dall'Impero Ottomano. Anny decide di farne un libro, inframmezzando il diario ai ricordi di se stessa bambina che ascolta con paura ma senza comprenderli appieno, i racconti degli orrori vissuti dalla nonna. E pur non comprendendoli razionalmente Anny bambina sente tutto il dolore e l'angoscia della nonna, la cui vita sarà segnata per sempre dalle atrocità passate. Questo breve libro è testimonianza di un massacro, quello del popolo armeno, di cui si è parlato davvero poco. Per me è stato importante leggerlo. Non lo valuto di più solo perche’ la sua brevità mi ha lasciato insoddisfatta, con la sensazione, assolutamente soggettiva, di non aver letto abbastanza.
"E domani? Quando tutto sarà finito. La gente leggerà il nostro dolore stampato nei libri, seduta in poltrona. Ma un libro potrà mai descrivere sul serio l'insieme dei nostri dolori? Impossibile. Se ne parlerà nei salotti fino alla prossima novità, e così le suppliche e le voci dei poveri armeni si dissolveranno come fumo di sigaretta, e resterà soltanto cenere, e solo la terra ci verrà in aiuto."
Mia nonna d'Armenia è un mix tra una biografia, un memoir e una favola. Avete capito bene, favola. A narrare la storia è la piccola Anny, francese di nascita ma che ha una famiglia di origini armene alle spalle. Anny vive con la nonna, Serpouhi, che ha vissuto sulla sua pelle uno dei capitoli più tristi della nostra storia: il genocidio degli Armeni. E' attraverso i racconti della nonna che Anny viene a conoscenza di quegli episodi. Lei è l'unica che ascolta ancora i racconti della nonna, l'unica che con pazienza piange con lei e soffre per quello che è stato. Tanti anni dopo, solo nel 2014, l'ormai adulta Anny scopre un vecchio diario della nonna che racconta proprio quello che accadde durante quei terribili anni. E' così che nasce questo libro, un racconto di memoria per non dimenticare quello che è stato, perchè troppo spesso tendiamo a dimenticare e non ci rendiamo conto di quanto sia reale il rischio che alcuni eventi si ripetano. Questo breve memoir mi ha attirata sin dalla prima volta in cui ne ho sentito parlare. Se seguite il blog già da un po' probabilmente saprete che i libri che mettono al centro la memoria, il ricordo, sono libri che mi interessano sempre moltissimo. Sono convinta che la memoria sia una delle cose più preziose che possediamo, una delle poche cose che non ci può essere portata via e che può aiutarci ad essere migliori, o quantomeno a provarci. Mia nonna d'Armenia è esattamente questo, è un modo per ricordare e per conoscere. Una delle cose che mi ha colpito di più di questo racconto è lo stile e il tono col quale l'autrice ha deciso di raccontarci questa storia. A parlare non è l'Anny adulta, è l'Anny bambina che viveva con la nonna e l'ascoltava mentre rievocava quella marcia della morte avvenuta tanti anni prima, la perdita dei figli, le varie fughe e finalmente alla fine la libertà. Il racconto è quindi narrato da una voce infantile, questa scelta non fa altro che amplificare la tristezza e il dolore, proprio perchè mette a confronto lo sguardo innocente di una bambina con l'orrore, la morte e la sofferenza. A intervallare i capitoli narrati dal punto di vista della piccola Anny, ci sono stralci del diario della nonna. Parole scritte tra una tappa e l'altra del terribile viaggio per le strade dell'Anatolia, un viaggio che per gli Armeni significava una sola cosa: la morte. Il genocidio degli armeni è una tragedia, una macchia nella storia dell'umanità, ma è ancora una tragedia poco conosciuta. Vi basterebbe paragonare quello che sapete della Shoah a quello che sapete sul genocidio degli Armeni avvenuto tra il 1915 e il 1916. Io l'ho fatto e mi sono resa conto di saperne pochissimo, e non va bene. Questo libro si propone di farci conoscere meglio parte di quella storia mettendo al centro del racconto la storia vera di una donna straordinaria. Una donna che ha trovato il coraggio di lottare per la sua vita e di continuare a sperare anche quando non vedeva una via d'uscita, anche quando non capiva perchè era oggetto di tanto odio ingiustificato. Perchè avevano ucciso suo marito, la sua famiglia? Perchè era stata costretta ad abbandonare il suo bambino? Tanti perchè senza risposta, ma in realtà non c'è una risposta. Serpouhi non l'ha mai trovata, neanche Anny e neanche noi la troveremo. Non esiste una risposta soddisfacente per giustificare tanta crudeltà, perchè semplicemente non è possibile giustificarla. Alcuni stralci del diario di Serpouhi mi hanno spezzato il cuore. Questo in particolare:
"L'umanità cerca ogni mezzo per ridare vita ai morti, mentre altrove migliaia di innocenti vengono calpestati da mostri. Invece di resuscitare i morti si dovrebbe assicurare ai vivi di restare in vita, anziché pensare ognuno solo alla propria."
Questo piccolissimo racconto vi darà tanto su cui riflettere e vi farà soffrire. Qualche settimana fa mi soffermavo in un'altra recensione sull'importanza di conoscere, anche quando conoscenza significa dolore. Mia nonna d'Armenia ne è un esempio lampante. La conoscenza e la memoria sono le nostre armi più potenti, e anche se fa male, sopratutto quando fa male, dobbiamo usarle.
« Et demain ? Quand tout ceci sera fini. Les gens assis dans leurs fauteuils vont lire nos souffrances imprimées sur des livres. Mais est-ce que ce livre pourra décrire et exprimer vraiment la totalité de nos souffrances ? »
Ma grand-mère d’Arménie. Anny Romand fait revivre la mémoire de Serpouhi, sa grand-mère née en 1893 à Samsun. Sur 125 pages, entre photos et fragments de souvenirs, se dessine un hommage discret, mais vibrant d’amour.
Le récit alterne la voix de l’enfant — curieuse, tendre et bouleversante — et celle de la grand-mère, issue d’un carnet retrouvé après sa mort, rédigé en arménien, grec et français.
À travers les yeux d’une fillette de huit ans, la tragédie et le génocide du peuple arménien prend une teinte à la fois troublante, douce et mélancolique, entre incompréhension candide et sensibilité étonnante.
Un petit livre au cœur immense, où la tendresse affleure à chaque page, et où la mémoire devient un acte d’amour.
*Critique partagée suite à un service de presse des éditions Belloni.
Non è un classico romanzo storico, come non è una biografia, ma è comunque un libro di enorme tenerezza. La Romand è riuscita a filtrare il dolore che la storia di un genocidio può portare, raccontandola attraverso le parole di una bambina di 7 anni, che a volte non capisce e si fa mille domande. I racconti di Anny, presi da quello che le diceva la nonna quando passavano del tempo insieme, si mescolano a stralci di diario della nonna, la quale ha documentato, con poche righe, quello che le è accaduto tra il195 e il 1918. Mi è piaciuto molto!
"E domani? Quando tutto sarà finito. La gente leggerà il nostro dolore stampato nei libri, seduta in poltrona. Ma un libro potrà mai descrivere sul serio l'insieme dei nostri dolori? Impossibile. Se ne parlerà nei salotti fino alla prossima novità, e così le suppliche e le voci dei poveri armeni si dissolveranno come fumo di sigaretta, e resterà soltanto cenere, e solo la terra ci verrà in aiuto."
Il 24 Aprile si commemora il genocidio armeno del 1915 perpetrato dai turchi. Solo 30 stati in tutto il mondo riconoscono la morte di circa 1 milione e mezzo di persone come "genocidio", tra cui l'Italia, che lo riconobbe solo del 2019.
"Mia nonna d'Armenia" è la testimonianza di una delle sopravvissute al genocidio, la nonna dell'autrice Anny Romand, che lascia alla nipote le sue pagine di diario e le sue riflessioni.
I ricordi di nonna Serpouhi sono strazianti, mettono a nudo la tragedia di una famiglia distrutta e i sacrifici operati per riunirla. Le foto nel testo aggiungono un tocco ancora più intimo alla narrazione. La seconda voce narrante è proprio quella di Anny Romand che qui è la bambina scava nei propri ricordi e ritrova la nonna che ha amato e tanto sofferto.
Breve ma davvero intenso, mostra come in poche pagine si possa condensare la tragedia della deportazione, delle marce della morte e delle migliaia di morti, ma mostra anche come la paura, la prostrazione e il senso di colpa rimanga anche a distanza di anni, come un fantasma che accompagna i sopravvissuti.
Quando tutto sarà finito la gente leggerà il nostro dolore stampato nei libri seduta in poltrona ma un libro potrà mai descrivere sul serio l’insieme dei nostri dolori impossibile se ne parlerà nei salotti fino alla prossima novità e così le suppliche le voci dei poveri armeni si risolveranno come fumo di sigaretta e resterà soltanto cenere e solo la terra ci verrà in aiuto
Parla di una terra, parla di un popolo, parla di una famiglia. Di una donna e di una bambina.
La terra del nour, della melagrana, pomo proibito del paradiso, emblema di un popolo che sceglie un frutto austero all'esterno e meravigliosamente ricco all’interno. Chicchi rossi come sangue, 365 come i giorni dell’anno, tanti per ricordare l’abbondanza e la fertilità. Tanti come una manciata lanciata nel vento.
Come un popolo nella diaspora.
Armenia a cavallo del vento, come nelle fiabe struggenti di tradizione armena che iniziano con un “C'era e non c'era", quella che in un’antologia imperdibile (A cavallo del vento. Fiabe d'Armenia) Sonya Orfalian considera la porta d'ingresso per "mondi lunari che appaiono durante i tempi del sonno".
Una protagonista che corre, fugge, come i cavalli meravigliosi simboli di questa terra accarezzata dal vento. Austera e mozzafiato, grigia e verde, in cui ombra e luce si rincorrono in un movimento incessante tra distese sconfinate e panorami lunari.
Così in questo romanzo occhi innocenti correranno più volte al volto segnato dell’anziana che racconta quasi fosse uno degli “ashugh", rapsodi itineranti della tradizione armena che tramandano l'immenso patrimonio culturale armeno, eredità preziosa di un popolo disperso e perseguitato. Occhi curiosi e attenti che sanno frugare tra i ricordi.
Nel 2014 Anny Romand trova nelle cianfrusaglie dei ricordi di famiglia un quadernino di settanta pagine, risalente al 1915 in armeno, francese e greco, in cui si racconta il viaggio di un gruppo di donne e bambini armeni sulle strade dell’Anatolia, verso il deserto e la morte.
Decide di andare oltre il sangue, oltre il dolore, per restituire al ricordo carne e respiro.
Nonna diventa eroe protagonista di una storia avvincente, simbolo di un tempo e di uno spazio, di una storia nella Storia in cui la vicenda del singolo diventa emblematica. 1883, inizia la storia di una famiglia borghese armena, in un porto turco sul Mar Nero dove una giovanissima e bellissima fanciulla segue il padre in Palestina; qui frequenta le scuole migliori ma ritornerà nella sua città natale a 15 anni per essere data in moglie ad un ricco commerciante di Trebisonda. Nella grande città portuale inizierà la sua vita di donna e madre ma subito conoscerà l’orrore del massacro del genocidio - dimenticato da tutti - degli Armeni, vera ferita nella storia del Novecento. Ferita che sanguina di un sangue rosso come il succo di melagrana, proprio perché lasciata nell’oblio negazionista e colpevole. Conosciamo la storia di una vita di dolore, di deportazione, di lutto, spesa tra le carovane della morte. È una vita da profuga, di disincanto e di abbandono, nella disperata ricerca di una possibilità di sopravvivenza, fino alle coste del Mar Nero, di latitanza ma anche di caparbietà e di speranza. È una lotta impossibile per riabbracciare un figlio. A ricordare un diario, memorie affidate a un piccolo quaderno che rimane nascosto destinatario delle emozioni e delle impressioni di una giovane donna, che cresce e diventa testimone e protagonista allo stesso tempo della storia
[...] Di fianco scorreva sempre il fiume, lunghissimo. In ogni momento pensavamo che ci avrebbero buttate dentro. Nel fiume avevano scaraventato due carretti pieni di bambini piccoli. Questa scena ce l’avrò sempre davanti agli occhi, non riesco a togliermela dalla mente e non penso che ci riuscirò mai. Vedendo i corpicini di quei piccoli in acqua, le braccia, le gambe che ancora si muovevano, sono rimasta completamente sconvolta, e ancor più quando ho visto quei mostri guardarli con un sorrisino sarcastico. Oh Dio mio, ti scongiuro lasciami vivere per vedere quegli infelici vendicati.
Annotazioni, confessioni e riflessioni, in francese e in armeno, affidate alle pagine per ripercorrere come in un viaggio nel tempo la sua storia. Sarà la sua nipotina a ritrovare questo manoscritto prezioso che diventa romanzo di una vita e un documento dal valore inestimabile, in cui rintracciare gli stralci di ricordi, le memorie personalissime delle chiacchierate fatte nell’infanzia. Sulle pagine del romanzo Mia nonna d'Armenia si alternano quindi alcuni estratti di quel quaderno con le conversazioni tra l’autrice e la nonna che l’ha cresciuta.
[...] L’umanità cerca ogni mezzo per ridare vita ai morti, mentre altrove migliaia di innocenti vengono calpestati da mostri. Invece di resuscitare i morti si dovrebbe assicurare ai vivi di restare in vita, anziché pensare ognuno solo alla propria.
Un racconto lucido e onesto che per la portata enorme ha potenza, grazie al messaggio di resistenza e di orgoglio, di dignità. Riesce ad attraversare i secoli e rimanere un grido di protesta e un monito per i più giovani.
Nonna ha camminato tanto…ha un figlio, una figlia e perde tutto. Perde tutti.
Nonna vede piangere anche gli alberi e compra una melagrana, viene legata a un cavallo perché giovane e debole, malata di tifo. Dorme sotto gli alberi mangiando pane sporco di fango, olive e pastirma.
Ecco cosa mi racconta nonna.
Ma io non ho paura, tanto lei scappa di nuovo.
Nonna non legge più, ha letto Tolstoj e le poesie di de Musset e si è ritrovata con gli occhi incollati sui brani che sembravano parlare al suo cuore straziato dal tanto soffrire.
Nonna non risponde mai a nessuna domanda. Non le piacciono. Alza le spalle. Eppure sa un sacco di cose, nonna.
Parla sempre di quel paese che sembra bello ma dove non vuole più tornare perché le fa ancora paura.
A volte nonna si confonde, confonde un po’ le cose, allora io lo aiuto perché ormai so la sua vita a memoria. Ogni tanto mi fa i complimenti
- La perla dell’harem, ecco cosa sei.
Nonna dice cose strane, una perla!
- Con i tuoi capelli biondi e gli occhi azzurri, la tua pelle chiara, sei una vera circassa! Saresti stata la perla dell’harem
Nonna non risponde a nessuna domanda perché nonna è domanda e risposta, un interrogativo vivente e testimonianza silenziosa, saggezza misteriosa. Nonna attraverserà il mare e ritroverà suo figlio e giungerà infine a Parigi dove la vita riprenderà. Regalandole anche una nipote.
Due figure si uniscono come interlocutori spirituali, vicine per affinità, lontane per età e vissuto, eppure nella frenesia della indifferenza che le circonda -anche tra le mura domestiche- si vengono incontro e si trovano con una complicità fatta di segreti e fantasie, in una sintonia unica. Con amore
È tristissimo ma ormai sono abituata alle storie di nonna. Non piango più, solo se piange anche lei. Dopo va meglio, usciamo e andiamo al cinema... Al cinema finisce tutto bene, gli innamorati si ritrovano, i cattivi vengono sempre puniti.
Nelle storie di nonna, invece, i cattivi non vengono puniti mai, continuano a fare del male e nessuno dice niente, nessuno glielo impedisce
Preziosa la prefazione in cui Dacia Maraini ricorda come il sentimento che accompagna la lettura di questo romanzo oscilli tra indignazione e tenerezza.
L’ Armenia è forse questo.
Terra di dolore e stupore, di fierezza e dolcezza. Con tanta, inesauribile, malinconia. E a noi resta l’emozione di un viaggio tra le pagine, tra i ricordi, tra le pieghe più segrete della memoria, alla ricerca delle radici estirpate.
Necessario, emozionante, di una limpida bellezza.
Piccoli...grani...di felicità.
Saffron
ARC COURTESY OF LA LEPRE ED. IN EXCHANGE FOR AN HONEST REVIEW
. Mia nonna d’Armenia – Anny Romand . “Siamo gli orfani di questo mondo, senza patria, senza focolare.” . “In famiglia potrebbero ascoltarla, quando racconta la sua storia. Ma ognuno pensa solo a se stesso, come dice la nonna Nessuno mi sta a sentire. Io la sto sempre a sentire, ma io non conto.” . Ci sono pagine della storia dell’umanità scritte con il sangue, la sofferenza e la morte di milioni di persone. Episodi che per la loro crudeltà sono stati volutamente dimenticati o nascosti dai governi responsabili di quelle atrocità. . Questo è ciò che è avvenuto con il genocidio armeno, termine che indica le deportazioni in massa e il massacro perpetrati dall’Impero Ottomano ai danni del popolo armeno che viveva in esso fra il 1915 e il 1918. . Così, fra i vari orrori che il mondo conobbe in quegli anni sofferti e turbolenti, un tremendo e ingiusto torto veniva inflitto ad un intero popolo, non musulmano, che abitava nel territorio di quello che fu l’Impero Ottomano, il popolo armeno. Ancora oggi, il governo Turco stenta a riconoscere ufficialmente il genocidio della popolazione armena. . Ho scelto di scrivere questa introduzione dei fatti prima di raccontarvi del libro perché necessaria, a parer mio, per comprenderlo. Infatti, se non avete mai sentito nominare questo episodio, potreste trovare qualche difficoltà ad inquadrare il contesto generale. . Attraverso il racconto di una piccola Anny Romand, autrice ma anche custode dei racconti della cara e amata nonna, Serpouhi, frammentato dal racconto in prima persona di questa sopravvissuta, affidato a brevi e scarne pagine di diario, partecipiamo al dolore di un’intera popolazione, ma non solo. Scopriamo la potenza dei racconti, delle testimonianze dei sopravvissuti, spesso ignorati perché troppo dolorosi e sofferti, ma anche della grande sensibilità e capacità di una bambina di comprenderne la portata e l’importanza di serbarli nel cuore e nella mente per trasmetterli ai posteri, in modo che non vengano dimenticati. Uno stile estremamente semplice accompagna la narrazione perché ciò che leggiamo sono i ricordi di una bambina. . Un breve romanzo su una donna sopravvissuta, una bambina dallo sguardo innocente e tremendamente affezionata alla cara nonna che racconta sempre storie tristi e una pagina orribile della storia di cui non si sente spesso parlare. . Vi consiglio assolutamente di recuperare questo splendido breve romanzo (127 pagine) ma non prima di esservi informati almeno un pochino sul contesto storico. . L’edizione è splendidamente curata e ricca, oltre che delle pagine del diario della sopravvissuta, anche di fotografie che documentano il vissuto dell’autrice e della nonna e della Prefazione importantissima di Dacia Maraini. Inoltre, all’interno del libro potrete trovare anche un bellissimo ed utile segnalibro che potete tagliare dal quarto di copertina. . Un racconto sofferto, triste ma necessario. Consigliatissimo!!!
Libro: #MiaNonnaDArmenia Scrittrice: #AnnyRomand Prefazione: Dacia Maraini Casa editrice: lalepreedizioni
📌 Recensione. 📖 Rimettendo ordine tra documenti privati la scrittrice Anny Romand, Francese di nascita ma con origine Armene, ritrova un piccolo quaderno di 70 pagine scritto in francese, greco ed armeno. Si tratta del diario scritto dalla nonna, ovviamente di nascosto, durante gli anni 1915/1916 in cui vi è stato massacro/genocidio degli Armeni da parte dei Turchi. 📖 Di queste pagine la scrittrice non mette nel libro che pochi frammenti. Li alterna, in modo da continuare ad avere episodi in senso cronologico, ai suoi ricordi di bambina quando ascoltava i tristi e dolorosi racconti che la nonna le faceva. 📖 Di conseguenza non possiamo ritenerlo un libro storico, anche se vi racconta una parte di storia dell'ultimo secolo spesso dimenticata. Non possiamo neanche ritenerlo un memoir poiché non è la scrittrice a scriverne o riportare i risultati delle sue ricerche. 📖 L'espediente narrativo che usa Anny Romand lo ritengo però molto interessante. Scrivendo i suoi ricordi di bambina riesce a far cogliere il dolore di un popolo ed a far leggere il libro. Se avesse riportato il diario della nonna probabilmente vi sarebbero state tutte le crudeltà che hanno subito gli Armeni. Probabilmente molti non lo avrebbero letto. Scritto in questo modo il libro lo possono leggere tutti.
📌 Il termine "genocidio" è stato coniato solo nel 1944 da Ebreo Polacco, Raphael Leimkin, cercando di descrivere le politiche che prevedevano lo sterminio sistematico di una razza. È lo stesso Leimkin che ha affermato che quello compiuto ai danni degli Armeni è da considerarsi certamente come "genocidio".
📖 È stata una lettura molto interessante. La consiglio a Tutti.
Letture dolorose ma necessarie. La memoria è una cosa preziosa, va preservata, compresa e conosciuta per poter davvero imparare a cambiare. ‘Mia nonna d’Armenia’ è un piccolo scrigno di memorie lontane e amare. Un doloroso passato che deve essere raccontato per vivere con consapevolezza. La piccola Anny è l’unica in famiglia che ascolta le storie raccontate da sua nonna Serpouhi. Lei è una sopravvissuta al primo genocidio del XX secolo, quello degli Armeni.
Questo libriccino racchiude note lontane di una memoria straziante. Le parole corrono sulla carta, si inseguono per raccontarci una storia profondamente dolorosa. Una storia che però è giusto conoscere, una storia che troppo spesso si dimentica. Un racconto che non tutti vogliono sentire, perché è troppo straziante ricordarlo e si preferisce vivere nel silenzio. Leggendo queste pagine mi son fatta prendere per mano. Da Serpouhi che con umiltà mi ha fatto conoscere la sua incredibile storia. E da Anny che con i suoi dolci occhi di bambina mi ha mostrato che anche i più piccoli possiedono una straordinaria empatia.
Anny berättar om sin mormor som flydde från folkmordet på armenier i Turkiet 1915. Dagboksanteckningar från mormor varvas med Annys barndomsupplevelser av sin mormor. Helt ok skildring av en av världshistoriens svarta episoder.
A sorrowful history of the Armenian tragedy. The Turkish state did massacre against many ethnical groups including the Kurds, the Greeks and The Armenian. This book is about the Armenian`s tragedy. A genocide by the Turkish Ottomans. Read it to recive a picture of this bitter history.
Un diario che si sdoppia e che crea una lettura breve ma intensa, con dei momenti più leggeri: l’autrice ha scelto di inserirsi come voce narrante bambina, aggiungendo dei momenti meno pesanti. Molto tosto, assolutamente promosso!