I’m sooooo happy!
Grazie Siri per aver scritto questo romanzo… e questa serie!
Certo, quest’anno a causa di problemi di forza maggiore non ho letto molto, ma finalmente sono riuscita a sentirmi soddisfatta nel terminare una lettura. Il che mi fa andare su di giri come se mi fossi pesantemente drogata, ma son dettagli…
Anyway, Il Marciume è il degno successore de La Figlia di Odino, se non meglio!
Nonostante l’ambientazione non fosse proprio tra le mie preferite (anche se il modo di Hirka di vedere il nostro mondo è fenomenale e veritiero), non ho potuto fare a meno di godermi ogni singola frase e immergermi in questa avventura senza tempo. (Anche se qualcuno dovrebbe tirare le orecchie agli editor perché nella stampa ci sono diversi errori. No no, non va bene u.u)
E, difatti, uno dei motivi per cui sto amando questa serie è proprio grazie al suo reinventarsi.
Quante volte abbiamo letto trilogie o saghe che, sebbene la storia progredisse, apparivano sullo stesso piano? Troppe, ve la faccio facile.
Siri invece ci regala due romanzi quasi del tutto opposti.
Se nel volume precedente Hirka era una ragazzina senza poteri, senza forza, in balia del fato, in questo diviene padrona del suo destino, una condottiera, una liberatrice. Colei che ha più potere. E questa cosa l’ho adorata infinitamente.
Ok, questa recensione risulterà un po’ ripetitiva, me ne rendo conto, ma che ci posso fare?
Il suo personaggio ha subito una crescita non indifferente, che l’ha cambiata profondamente rispetto a come la ricordavamo. Ma, se lei si è voluta, lo stesso non si può dire di Rime.
Per tutto il romanzo mi è sembrato la principessa che attende sospirando il suo principe azzurro. E questa cosa mi ha abbastanza annoiata. Ok, questa involuzione è voluta per preparare la storia a ciò che verrà in seguito, ma è stato abbastanza frustrante vedere un personaggio così passionale e volenteroso, perso e confuso. Per non parlare di che cosa combina… Ossignore…
La comparazione tra lui e Hirka serve a bilanciare la storia, per cui chissà come si risolveranno le cose tra loro.
Sempre SE si risolveranno…
*inizia con le paranoie*
Ma parliamo un attimo anche dei nuovi personaggi.
Tra alti e bassi, Stefan si è fatto valere. Cacciatore dei portatori del marciume, quest’uomo dai mille tormenti e dalle mille paranoie è riuscito a fare la cosa giusta all’ultimo, a eccezione di qualcun altro. Inizialmente non mi attirava molto come personaggio, ma alla fine mi sono dovuta ricredere. Dopotutto è lui che scorrazza Hirka e Naiell per mezza Europa e si affeziona alla nostra cara guaritrice.
Per di più, non ho potuto fare a meno di dargli 1000 punti quando regala a Hirka la maglietta: “Sono sopravvissuta ad un’apocalisse zombie”. Geniale. Fin troppo geniale XD
E ora vediamo appunto il Veggente.
Ci sono rimasta malissimo quando Kuro è morto, ma ancora di più quando Naiell è uscito dalla sua carcassa.
WTF???
Tuttavia, devo ammetterlo: all’inizio lo shippavo con Hirka.
Ma solo finché non ho scoperto chi era in realtà. Ovvio. Ed ero tipo: “libro… cosa minkia mi fai pensare? Ora rimarrò sconvolta a vita.”
Vi prego, ditemi che non ero l’unica.
Dopotutto, l’idea sarebbe stata anche originale. Una ragazza e un Orbo… Peccato poi che la realtà è stata ben diversa.
Piccola parentesi va ad Allegra e Damayanti.
Non ho sopportato entrambe, ma alla fine Damayanti non aveva proprio delle cattive attenzioni. Si era solo cotta da ambi i lati per Rime, ma alla fine si sa dove se l’è preso.
Ultima, ma non meno importante, è la figura di Graal. È proprio grazie a lui se questo romanzo ha una marcia in più.
Non solo per via del suo legame con Hirka, ma per la sua storia.
Prendete tutto quello che avete capito in La Figlia di Odino e buttatolo in un cassonetto, perché l’origine degli Orbi e del Veggente è ben più complessa e sanguinaria. E, nonostante ciò, fila che è una meraviglia.
Siri fa miracoli.
E per il momento mi fermo qui.
Non voglio come sempre spoilerarvi la storia dall’inizio alla fine (sebbene ho già fatto fin troppi spoiler), ma sappiate che se inizierete questa saga non ve ne pentirete.
Non solo è originale, magica, misteriosa e con antiche radici nella mitologia norrena, ma ha una storia complessa, profonda e piena di sentimento. E non si parla solo di amore in senso romantico. Ci mancherebbe solo questo.
Per concludere, Il Marciume è un romanzo degno di gloria e onori, che riesce a reinventarsi e a tenere un ritmo serrato e coinvolgente.
Super consigliato!