Alexander Mitscherlich (1908-1982), intellectuel de gauche, médecin et psychanalyste, fondateur de la célèbre revue Psyche, fut, selon Elisabeth Roudinesco, « le grand rénovateur du freudisme dans l'Allemagne vaincue des années 1950. [...] Il occupe une place comparable à celles de Heinz Kohut aux Etats-Unis, Wilfred Bion en Grande-Bretagne, ou Marie Langer en Argentine. » Margarete Mitscherlich, sa troisième femme et principale collaboratrice, avait été formée à l'analyse par Michael Balint. Leur livre fit scandale lors de sa parution en Allemagne, en 1967 : à travers l'exposé des troubles psychosomatiques de certains patients, Alexander et Margarete Mitscherlich y analysaient en effet le refoulement collectif des souvenirs du IIIe Reich en Allemagne. Une réflexion sur la mémoire et l'oubli qui n'a rien perdu de son actualité.
Nel 1945 non c’erano nella sfera pubblica tedesca autorità che non fossero state compromesse. Ciò valeva per i relitti della struttura feudale e della borghesia liberale: i dirigenti, gli industriali, i magistrati, i professori di università avevano accordato al regime un appoggio decisivo ed entusiastico, ma col naufragio si videro sciolti per incanto da ogni responsabilità personale. A parte una vaga speranza d’integrazione europea, non era possibile ricorrere a una concezione politica scaturita da un movimento di resistenza al nazismo. Il ricordo doveva salire oltre, a un uomo che aveva mantenuto la propria impronta nella forma di stato della Germania imperiale, da tempo tramontata. Cominciò così il dominio di un’autorità paternalistica antichissima; a essa si affidò il compito di rappresentate lo ‘stato’, mentre l’energia libidica collettiva si accumulava nel campo dell’economia.
Bellissima lettura. Un duro atto di accusa: il passato de-realizzato, il diniego maniacale, l’assenza di senso di colpa per i crimini collettivi, la necessità di espiazione…
Peccato poca analisi dedicata alla Germania strappata, Est e Ovest: non mi pare un elemento da trascurare.
Comunque, nel Giorno della Memoria, Angela Merkel diceva che la Germania ha una responsabilità perenne, mentre qui uno dei nostri ultimi presidenti del Consiglio dichiarava che le leggi razziali (penso che sarebbe meglio chiamarle leggi razziste invece che razziali) erano l’unico errore di Mussolini, forse a intendere che non le aveva neppure applicate a dovere. Credevo che in Italia esistesse un reato chiamato apologia del fascismo: c’è ancora, qual è, prevede qualche conseguenza? Il fatto è che questo signore è in vasta compagnia, oggi come ieri: anche qui da noi una bella ricerca psicanalitica sul postfascismo sarebbe utilissima. Continuiamo a essere il paese della “brava gente”, quello dove si considera un grande giornalista e maestro ispiratore dell’arte del giornalismo chi considerava il fascismo una dittatura “all’acqua di rose, roboante ma non crudele”. Siamo il paese del “è sempre colpa di qualcun altro”.
Eines der wichtigsten Bücher für die Auseinandersetzung der Deutschen mitdem Dritten Reich. Ihre Weigerung, die Vergangenheit wahrzunehmen und zu verarbeiten, das heißt "Trauerarbeit" zu leisten, war in der Nachkriegszeit als kollektives Phänomen der Deutschen zu beobachten. Diese Beobachtung gilt immer noch. Ich kann es an meinen Erfahrungen als Hobby-Historiker im Zusammenhang mit "OSKAR SCHINDLER in Hildesheim" sehr gut erkennen.
Habe nach 220 Seiten aufgehört zu lesen, weil sich doch einiges wiederholt.
Aber die ersten 80 Seiten gehören zum besten und hellsichtigsten, was man für das Verständnis über die NS-Zeit lesen kann. Es ist der seltene Fall, dass einem spätestens alle 5 Seiten ein Licht aufgeht.
En 1967 Alexander y Margarete Mitscherlich publicaron su enormemente influyente estudio Die Unfähigkeit zu trauen (La incapacidad de sentir duelo), donde argumentaban que el reconocimiento oficial por parte de Alemania Occidental del horror nazi nunca había ido acompañado de un verdadero reconocimiento individual de la propia responsabilidad.