Comincio col dire che, se a voi piacciono le storie d’amore melodrammatiche, questo libro potrebbe fare al caso vostro. D’altro canto, se siete appassionati di arte, NON LEGGETE QUESTO LIBRO.
Volete scoprire un Van Gogh quotidiano, reale? Leggete le sue lettere, sono magnificamente scritte e, soprattutto, escono dalla sua penna. Se cercate verità in questo libro non la troverete.
Se vi piacciono i romanzi storici con tanta invenzione e con “complotti”, questo fa al caso vostro. Se, invece, avete l’orticaria per le cose suddette, non toccare questo romanzo neanche con una ciocca di capelli. Perché dovete sapere che qui, di vero, c’è ben poco. E questo ben poco si conta sulle dita della mano:
1. Van Gogh ha effettivamente dato i suoi quadri come pagamento per le prestazioni del medico,
2. Van Gogh è morto dopo il colpo di pistola ricevuto nel campo di grano,
3. Jack lo squartatore era ancora attivo a Londra.
Ah. Scusate, ho scritto Jack lo squartatore? E voi direte: “avrà sbagliato!”. Invece no. In questo libro, ogni due o tre pagine, compaiono trafiletti presi (presumo) dai giornali locali. Compresa la notizia che racconta dell’avvistamento del serial killer di Whitechapel. E voi chiederete: “cosa c’entra?”. Un cavolo, c’entra, un cavolo. Eppure eccolo lì, scritto in bel corsivo, come si fa nei testi seri quando si riportano delle citazioni. A pagina 212. L’autore usa questo espediente delle “citatio” per creare un sottofondo politico, sociale, della morale corrente del 1890, anno in cui si svolgerebbero gli eventi, se fossero veri. Ora, devo ammettere che l’idea non è neanche male, ma, come potete vedere anche voi, i riferimenti sono messi puramente a caso. Eppure l’autore aveva cominciato così bene, riportando studi sul lavoro femminile sottopagato, sfruttato, sulla condizione della donna succube del marito-padre-fratello. Tutto, alla fine, è stato messo a casaccio, comunque.
Facendo sempre riferimento al posto della donna nella società di fine XIX secolo, introduco la figura della protagonista. Le cui parole sono, all’inizio della storia, le seguenti:
«Cent'anni dopo la Rivoluzione, nella società francese, l'uguaglianza dei cittadini è una menzogna bell'e buona e il motto scritto sul frontone dei nostri monumenti è un illusione: le donne continuano a essere cittadine di seconda classe.»
Voi direte: “bene, ci piace questa protagonista, così sicura del suo posto indipendente di donna, sarà una bella eroina per cui tifare”. Manco per niente. Si lamenta continuamente, le occasioni che le si presentano le fanno schifo, lotta per cose futili e non combatte per i suoi diritti. Vogliamo poi parlare del fatto che continua a fare progetti su lei e Vincent in partenza per l’America? Dico io, cara, non puoi sognare per due. Hai almeno chiesto qualcosa al povero uomo che tu ti imponi di amare? Io sono rimasta basita dalla testardaggine e dalla stupidità di questa protagonista. Potevo accettare la sua giovinezza e la sua baldanza, ma non la sua stoltezza, che lei reitera nel presente, quando ancora racconta la sua storia.
E che storia poi. Un vero e proprio complotto sarebbe stato fatto: Van Gogh non si sarebbe suicidato. Peggio dei libri di spionaggio, veramente. Io sono rimasta scioccata dalle ultime pagine. Ma davvero le hanno scritte e pure pubblicate? Io boh.
Non parliamo poi della figura paterna, o del fratello. Due stereotipi. E Vincent? Colui che doveva essere protagonista, o coprotagonista, è solo un cammeo, una scusa per scrivere le turbolenze cervellotiche di una ragazzina che non ha nient’altro da fare se non rompere le palle alla gente, lamentandosi che le donne non hanno potere, non hanno scelte, mentre lei, tutto quello che fa, è correre rientro ad un uomo ed assillarlo. Se ci tieni così tanto all’immagine della donna, perché non combatti per conquistare quei diritti che ti sono negati? Io non la capisco. Sembra un cane che, sognando una bistecca e potendola ottenere con pochi sforzi, rinunci subito e si attacchi all’osso spolpato di un pollo. Affermi una cosa? Perché poi il tuo comportamento non si confà a quello che hai appena espresso? Io boh.
I personaggi, comunque, sono unidimensionali. Fortunatamente non sono stata l’unica a notarlo. Vi consiglio di leggere le altre recensioni da 1 stella. Meritano tutte.
Ah, scusate, pensavate che questo libro parlasse anche di Arte, vero? È quello che volevo anche io. Ma no, non lo fa. Solo il 15% del libro, forse, è incentrato sulla pittura di Van Gogh. Due o tre pagine sugli “impressionisti” e su Gauguin. BASTA.
Se vi arrischiare a leggere questo libro, attenzione: alcune cose inerenti all’arte impressionista, NEOimpressionista e del XIX secolo in generale sono sbagliate. Lettori avvisati, mezzi salvati. Se volete un libro storico che parli anche di arte (e letteratura, storia della religione e chi più ne ha più ne metta) vi consiglio “Rinascimento privato” della Bellonci. Sarà anche difficile da leggere, a volte noioso, ma posso affermare con sicurezza che tutto quello che lei scrive, narrando attraverso la voce di Isabella d’Este, è storicamente appurato.
È proprio il confronto tra i due testi, questo di Guenassia e quello della Bellonci, che mi ha fatto valutare negativamente questo libro. Entrambi sono scritti da una prospettiva soggettiva femminile. Ma quanta differenza c’è tra un buon lavoro di indagine svolto dall’italiana e le blande supposizioni di Guenassia.
Fate come volete, leggetelo a vostro rischio e pericolo. Se non vi volete rovinare l’immagine di Van Gogh vi consiglio, comunque, di leggere le sue lettere. Detto ciò, non voglio più vedere Il romanzo di Guenassia vicino a me.