Ha un titolo non comune (così come gli altri due volume di questa trilogia) il quinto volume della saga dei Forsyte. Il cucchiaio d'argento è da sempre considerato un simbolo di buon augurio e veniva regalato ad un neonato come un augurio di ricchezza, fortuna e prosperità nella vita; all'interno del romanzo questo simbolo è usato più volte come metafora per la società inglese del primo dopoguerra da Galsworthy.
Siamo nel 1926. Sono passati appena due anni dagli eventi narrati nel volume precedente, Fleur e Michael sono diventati genitori di un bel bambino e sono entrambi coinvolti nella società inglese del tempo: Fleur vuole essere una lady di prestigio agli occhi della società e cerca di creare un salotto mondano con gente che conta; Michael è stato eletto in parlamento e cerca di mettere in pratica la sua politica sociale ma i risultati non sono certo dei migliori. Tra i due coniugi si insinua una crescente tensione tra le ambizioni di Fleur come padrona di casa dell'alta società e le convenzioni e le responsabilità politiche come membro del parlamento di Michael.
Durante uno dei party organizzati da Fleur, Soames (che farebbe di tutto per proteggere la figlia), interviene in una discussione con una giovane donna della alta società (conosciuta per i suoi atteggiamenti impudenti) credendo di difendere la reputazione della figlia, ma la sua maldestra ingerenza dà il via ad uno scandalo che finirà in tribunale.
Devo dire che Il cucchiaio d'argento è stata una lettura gradevole, avvincente e molto attuale, in cui le vicende sono esposte con spirito critico e allo stesso tempo ironico dall'autore.
Ho trovato questo romanzo nettamente superiore e più avvincente rispetto al volume precedente.
Già a partire dall'interludio che ho trovato poetico, coinvolgente, placido come la natura e l'ambiente in cui si svolge la vicenda; il narrare placido e lineare di Galsworthy trasmette serenità, tranquillità e calma all'animo del lettore.
Grazie ad una scrittura come sempre accattivante, elegante, originale e intrigante, permeata da un graffiante e allo stesso tempo delicato sarcasmo, proseguiamo nel seguire le vicende di Soames, Fleur e Michael Forsyte, i tre principali protagonisti di questo romanzo e della seconda trilogia.
Anche in questo romanzo l'autore inglese è un maestro nel delineare i personaggi, sia i principali che i comprimari, e ad analizzarne gli atteggiamenti; sono personaggi imperfetti e anche superficiali nella loro umanità che Galsworthy riesce a rendere avvincenti, empatici e tremendamente umani; personaggi con i quali puoi provare empatia anche se non condividi i loro punti di vista. Come sempre nei romanzi di questo scrittore i personaggi maschili sono tratteggiati e delineati meglio rispetto a quelli femminili (come mi è capitato spesso nei romanzi di Galsworthy, ho odiato cordialmente la maggior parte delle donne da lui create, su tutte Irene e Fleur). In questo libro trovo che Fleur rimanga un po' più sullo sfondo, almeno nella prima parte, rispetto al volume precedente. Nonostante Fleur sia considerata una ragazza carina, sempre alla moda e faccia di tutto per essere accettata dall'alta società londinese, ciò non le riesce a causa del suo carattere poco carismatico e anche perché è considerata egocentrica, ambiziosa, viziata, snob, egoista e ignorante. Suo padre Soames come sempre è al suo fianco; e anche stavolta fa e farebbe di tutto per proteggere la figlia, il suo buon nome e la sua felicità. Dalla prima trilogia a questo volume, Soames è il personaggio che ha subito una maggiore crescita ed evoluzione. Rispetto ai primi tre libri, ma soprattutto da quando è diventato padre, Soames è un uomo più attento, protettivo, saggio e premuroso.
Altro personaggio importante all'interno del romanzo è Marjorie Ferrars (antagonista di Fleur), una donna cinica, spregiudicata, menefreghista, ipocrita e anticonformista (non è poi così tanto diversa dalla Fleur del passato), in difficoltà economiche ma abituata a fare una bella vita. Marjorie reclama la libertà per sé, disinteressandosi delle ipocrisie della società che in quegli anni affronta grandi cambiamenti dopo il periodo vittoriano. La sua figura serve a Galsworthy per compiere con la sua tipica delicatezza un'analisi della società, dei suoi pensieri, dei suoi costumi sociali, della sua sensibilità sulla diversa moralità tra uomo e donna sul sesso prematrimoniale, sulla vecchia e nuova moralità, sulla moralità pubblica e quella privata. L'assurda causa in tribunale che vede coinvolte le due donne serve a Galsworthy per satireggiare la nuova moralità dei giovani inglesi negli anni '20.
Sicuramente però il personaggio più centrale in questo romanzo è Michael Mont, il marito di Fleur; che si rivela un personaggio simpatico, idealista, più sfaccettato e sicuramente uno dei più approfonditi di questa seconda trilogia. Attraverso il personaggio di Michael e delle sue opinioni politiche, Galsworthy illustra il suo pensiero sulla società inglese del primo dopoguerra. L'autore è molto abile nel raccontare la società inglese del periodo con tutte le sue ipocrisie e le sue trasformazioni sociali; trasformazioni frutto di lotte sociali dovute alle gravi condizioni economiche del periodo. L'autore ci racconta la politica, i costumi sociali, l'emancipazione femminile, i privilegi dei nobili, le condizioni della società. Una società soprattutto quelle delle alte classi sociali che si disinteressa delle classi più deboli, che si illude che tutto vada bene e che vi sia ricchezza per tutti (da cui il cucchiaio d'argento del titolo), quando invece quelli sono anni in cui le condizioni economiche e sociali del popolo erano durissime e difficilissime; anni in cui la crescente miseria, la povertà e la disoccupazione mordono le classi sociali più deboli.
Anche in questo romanzo Galsworthy conferma ancora una volta di essere un grande anzi grandissimo scrittore.
«Ecco la più grave debolezza della vostra generazione. La paura del ridicolo, il terrore di apparire di essere indietro con i tempi. Debolezza di carattere e di mente, questa.»