Prima di recensire questo libro, una premessa è d'obbligo: nonostante io sia una vera a e propria divoratrice di gialli, il thriller non è una delle mie letture preferite. Per intenderci, preferisco mille volte un buon "vecchio" giallo alla Agatha Christie che un thriller più o meno noir alla Deaver o alla Lee Child, per cui chiedo preventivamente scusa agli appassionati e agli estimatori del genere se da questa recensione trasuderà ignoranza.
Detto questo, passiamo alla recensione vera e propria e togliamoci subito il dente, per così dire. Via il dente, via il dolore, no? Questo libro non mi è piaciuto. Per niente.
L'ho comprato in un impeto di curiosità (anche attirata dal prezzo super conveniente, 3 euro per quasi 700 pagine è un affare) ed ero anche piena di buone speranza, perché mi era stato caldamente consigliato in passato da persone che reputo abbastanza affidabili. Ma ahimè, devo confessare che arrivare quasi alla fine è stata una fatica immane; sì, quasi alla fine perché ho mollato il colpo a meno di 100 pagine dalla fine, irritata e delusa.
Cosa mi ha deluso? Bhè, una delle principali fonti di delusione, ma non la più cocente, sta nella resa dei personaggi: li ho trovati, al meglio, finti e in alcuni casi persino irritanti. Il protagonista, il fantomatico G-man in vacanza-recupero a Montecarlo, questo Frank Ottobre è uno stereotipo vivente, un americano preso da tante scadenti serie tv, il classico duro (?) dal cuore tenero e il passato tormentato. Mi è stato sulle scatole nel giro di poche pagine, lui e la sua inesistente quanto millantata ironia (insomma, per essere scritto da un ex-comico, mi sarei aspettata un filo di ironia sana e mordace in più, no quelle battute un po' squalliducce degne dei peggiori bar di Caracas).
Lo stesso cattivo non ne esce meglio: ovviamente è un genio, ovviamente è imprendibile, ovviamente è super folle ma lucido. Insomma, una catasta di luoghi comuni sui serial killer alta così.
Sul "rain man" di turno e della stucchevolezza con cui viene reso poi stendo un velo pietoso. Imbarazzante.
Altra nota dolente: la lunghezza. Non sono una che si intimorisce davanti a dei bei tomi corposi, ma qui più di un centinaio di pagine potevamo pure evitarcele. Prima di tutto la storia d'amore tra il protagonista ed una bellona, che ovviamente ha una triste e drammatica storia tragica alle spalle, che nulla aggiunge e nulla toglie all'economia del romanzo. E anche alcune descrizioni, che si ripetono quasi ossessivamente qua e là, appesantimenti retorici che male fanno alla trama e a chi legge. Cioè, credo che anche il lettore più tardo la terza-quarta volta che legge (e rilegge) di quanto sia bella e brava la polizia monegasca lo afferri, perché ripeterlo fino allo spasimo. Per un momento ho creduto che il buon Faletti (pace all'anima sua) all'epoca fosse stato sponsorizzato dai poliziotti del principato...
E' palese inoltre la prosa dilettantistica, barocca e troppo ricca in alcuni parti per colpire e ammaliare il lettore, che si vorrebbe conquistare con tante, troppe parole ad effetto, ma che finiscono per sfiancare, per lo meno "questa" lettrice. In alcuni punti ho sbadigliato vistosamente e non credo che questo sia un buon segno per un romanzo che ha le aspirazioni di un thriller.
Altra nota dolente, forse quella che mi ha procurato più delusione: la scontatezza. Credo che molti lettori più smaliziati di me abbiano individuato il colpevole prima di quanto l'abbia fatto io e in ogni caso molto, molto, ma molto prima del buon Ottobre. Sigh.
Aspetti positivi ne ho trovati pochi, al momento me ne sovviene uno solo: l'ambientazione. La patinata e vippeggiante Montecarlo che viene macchiata da crimini orrendi e sanguinolenti è un bello sfondo, o meglio, lo sarebbe stato in mani meno inesperte.
Insomma, un libro che avrei potuto evitarmi alla grande e che non consiglio a nessuno, soprattutto agli amanti del thriller e dei gialli. Li attenderebbe una grossa delusione