أمّا الرّوائية ريتانّا أرميني فتقول عن بطلة روايتها إينيسّا أرماند وهي في إطار تحليل شخصيّتها ومحاولة الإلمام بتفاصيلها المستعصية، إنّها كانت امرأة ثرية، ولم تخشَ الفقر أبداً، حتّى أنّها ماتت فقيرة جدّا. كما كانت زوجةً طيّبة، لكنها في الوقت ذاته كانت تدافع عن أهمّية اختيار المرأة لشريك حياتها، فحتّى حبّها للينين الذي رافقها إلى أواخر أيّام حياتها، لم يمنعها من الحفاظ على صداقة متينة مع زوجته ناديا كروبسكايا. لقد كانت طيّبة مع الجميع، وكانت لها صداقات في مناطق مختلفة من العالم، لكنّها كانت أيضا تعرف كيف تنسحب من السّاحة في الوقت المناسب للاستمتاع بلحظات تقضيها لوحدها بعيدا عن الناس والجماهير. كانت مثاليّةً وعانقت أيضا أفكار العالم الطوباوي الجديد، دون أن تفرّط في شخصيّتها العقلانية، ودورها الدبلوماسيّ الوساطيّ الذي به كانت تسعى إلى حلّ العديد من القضايا والمشاكل المتعلّقة بالحزب والثورة. شخصيةُ إينيسّا المعقّدة التّكوين، وكذا المتناقضة في كثير من الأحيان، لحظاتُ حماسها واكتئابها وحزنها، وطبعها الثوريّ المُضحّي لدرجة التّفاني ونكران الذّات، وقدرتها على الجمع في الحبّ بين السّياسة وأبنائها، كلّ هذا جعل منها شخصيّة قويّةً عصيّةً على التصنيف أو التّأطير داخل خانة أو صورة واحدة، ولأجل هذا فإنّ الباحثَ وهو أمام إينيسّا تسقط منه كل الأحكام الجاهزة، ولأجلِ هذا أيضاً اختارت ريتانّا أرميني أن تكتُبَ عنْهَا وترويَ حكايتَها ولينينَ للنّاسِ.
Journalist and author who worked as editorial director for Noi Donne magazine, then for Il Manifesto and in the editorial team of L'Unita and Rinascita. She was an anchor to a show on La7 television channel called "Otto e Mezzo," along with Giuliano Ferrara.
In 1998, she became spokeswoman for the former secretary of the Italian hard-line communist party and later president of the House of Deputies, Fausto Bertinotti.
Per una volta posso dar ragione alle magnificanti citazioni in terza di copertina: è un reportage ma si legge con l'agilità di un romanzo, e soprattutto è avvincente come un romanzo. La narrazione procede per flashback e si concentra maggiormente sulla figura di Inessa Armand, com'è ovvio, e un po' meno su Lenin.
Si scopre così che, mentre lungo il Don, tra i cosacchi protagonisti del racconto di Šolochov, le donne sono considerate poco più del bestiame e sono loro stesse a definire semplicemente più fortunata una che non è mai stata battuta dal marito; in quello stesso momento, anche se a parecchie verste di distanza, c'erano donne che invece si davano pensiero circa la condizione femminile. E si scopre anche che quelle che parevano forzature di Šolochov sono invece osservazioni realistiche: la Armeni conferma qui che nel tentativo di migliorare, sollevare le condizioni di operaie, contadine ma anche prostitute e donne di ogni condizione, le resistenze più significative incontrate dalla Armand sono state proprio quelle opposte da parte delle donne stesse. Altra cosa che in Šolochov pareva una forzatura se non una vera e propria follia, quando i protagonisti mollano casa, famiglia e figli per avventurarsi in altre faccende giudicate al momento prioritarie: ebbene, la stessa cosa la si ritroverà anche in questo reportage (e a proposito di gente che molla a casa i figli piccoli per andare a far la guerra, che dire della Durova...? ...sembra essere un difetto tipico russo... o siamo noi italiani, come dice uno degli stereotipi più consolidati, ad essere troppo mammoni?).
In questa vicenda che poi è una storia vera, c'è tanta normalità ma anche tanta straordinarietà, e com'è ovvio dedurre, tante contraddizioni. La normalità è nel vedere attrarsi, poi flirtare e poi innamorarsi due persone che si occupano dello stesso lavoro, che hanno gli stessi interessi/passioni/obiettivi, che lavorando fianco a fianco si ritrovano letteralmente a convivere in una scelta quotidianamente rinnovata che finisce per essere, sotto certi aspetti, anche più significativa di un matrimonio. Credo che tutto questo avvenga quotidianamente in ogni parte del mondo. Altra bella dose di normalità è negli scricchiolii di questo rapporto, con le ripicche, le ipocrisie, i momenti di immusonimento e i tentativi di riconciliazione da una parte e dall'altra, i momenti di slancio e i momenti di retromarcia, gli alti e i bassi. Sarà roba da rotocalchi, o da guardoni, ma c'è sempre un certo gusto nello scoprire la normalità dei personaggi al vertice, o come si dice oggi, dei VIP.
La straordinarietà è nel riscontrare gli elementi base della fiaba per eccellenza: Cenerentola è tale solo dal momento in cui una ragazza qualsiasi desta l'attenzione del Principe. E anche qui, una militante qualsiasi - bolscevica convintissima, capacissima e anche ricca, il che non guasta, ma pur sempre una tra mille - suscita l'attenzione del Capo in persona. Stando alla Armeni, è proprio alla loro vicenda che si ispira Aleksandra Kollontaj nel suo romanzo Un grande amore pubblicato nel '27.
Le contraddizioni rilevabili nei comportamenti dei due, e le conseguenti critiche da muovere loro contro, sarebbero infinite, ma tant'è: con i se e con i ma la Storia non si fa, e invece questi due alla Storia hanno partecipato attivamente, nel bene o nel male che sia. Prima fra tutte l'incoerenza del fare la rivoluzione con i soldi di un marito pressoché abbandonato ma molto comodo in quanto ricco e ben inserito negli ambienti che contano: lei lo stima, gli scrive per tenerlo aggiornato di ogni minuzia della sua vita, gli chiede aiuto e fa affidamento sul peso del nome della sua famiglia ogni volta che viene imprigionata, gli affida i figli mentre è costretta all'esilio, riceve da lui ogni appoggio morale ed economico, con ogni evidenza ha la sua approvazione di massima per quelle che sono le sue idee e attività politiche, ma sta di fatto che quest'uomo è stato cornificato per due volte nel giro di pochi anni, ed entrambe le volte in una maniera che più plateale ed umiliante non si poteva. Stenterei a crederlo, eppure la Storia dimostra che esiste questo tipo di uomini: innamorati di donne tanto forti e volitive all'esterno quanto fragili nell'intimo, uomini così comprensivi nei confronti di quella fragilità così ben nascosta, da restare sempre presenti, vegliando da lontano e in silenzio e rispettando i fantasmi che tormentano le loro donne, per quanto lontani e incomprensibili questi fantasmi siano, oppure al contrario per quanto a volte siano fantasmi assolutamente terreni e vicini. Il primo che mi viene in mente è Cecco Beppe che di solito sparisce, finisce letteralmente divorato dall'ombra immensa proiettata dalla figura della moglie Sissi la quale ancora oggi si guadagna le luci della ribalta al solo nominarla.
Procedo con le contraddizioni e vado ad osservare che più Inessa Armand si sforza e si impegna verso il miglioramento della condizione femminile e l'emancipazione dai mille legacci con cui le donne si trovano da sempre impastoiate, tanto più al tempo stesso finisce lei per prima con l'impastoiarsi nello stereotipo più stereotipo che ci sia, e cioè quello di una donna che pur avendo sue proprie idee e sue proprie scelte, alla fine non resiste e si ritrova sempre e comunque ad accontentare le pressanti richieste da parte del capo che è anche l'uomo di cui è innamorata, tutto in nome di quell'amore/affetto, senza più saper praticare distinzione alcuna tra pubblico e privato, tra sfera lavorativa e sfera amorosa.
Altra contraddizione è leggere di una donna che si occupa di "diritti alla maternità" quando poi è lei la prima a lasciare spesso e volentieri i figli con il padre, o comunque affidati alle cure del resto della famiglia grazie al cielo facoltosa oltre che numerosa, essendo lei personalmente costretta all'esilio, ma insomma l'esilio deriva pur sempre dall'aver dato la precedenza al partito rispetto i figli. Dal racconto pare anzi che la nostalgia nei confronti dei figli e della famiglia lontana sia una specie di palliativo, una valvola di sfogo che subentra automaticamente ogniqualvolta Inessa si trova in un momento di stallo o difficoltà lavorativa o amorosa, che non sono proprio la stessa cosa ma nel suo caso sono strettamente collegate. Ma francamente, una famiglia e una maternità vissute a questa maniera mi paiono più un peso che altro.
E ancora: considerando gli anni in cui si svolgono i fatti e considerando che gli strati sociali più bassi in Russia, come in tante altre parti del mondo, erano ulteriormente indietro di un altro centinaio di anni, beh, forse parlare di "diritto alla maternità" suona un tantino anacronistico, c'era piuttosto da iniziare a parlare di diritto alla contraccezione. Resta da distinguere quanto di queste contraddizioni sia addebitabile alle ingenuità personali di Inessa Armand e quanto invece sia da addebitarsi alla ricostruzione della Armeni. In ogni caso: gli spunti di riflessione e discussione sono tanti, e questo è sempre un bene; sono tanti anche i punti di collegamento con altre letture più o meno recenti, e anche questo è sempre positivo, mi piace molto sentirmi spettatrice di un'unica grande Storia.
Ottimo il lavoro di ricerca, ben strutturato nei contenuti, sia dal punto di vista della cronologia che dal punto di vista dei ragionamenti; scrittura un poco trascurata che in qualche tratto arriva a essere sgrammaticata - magari una ulteriore revisione del testo poteva essere di aiuto per rimediare a certi svarioni, e per questo difetto toglierei mezza stella. Ma la riaggiungo subito per merito della postfazione che è un piccolo gioiellino di sintesi, completezza, analisi storica e storiografica e anche psicologica; se il libro è valido e consigliabile a tutti, la postfazione da sola è ulteriormente raccomandabile anche per coloro che hanno poco tempo e desiderano non un libro intero ma semplicemente un articolo di approfondimento circa la figura semisconosciuta di Inessa Armand.
Quattro stelle per l'argomento e il periodo storico che mi interessa sempre, mezza in più per la scorrevolezza della scrittura della Armeni - di cui avevo già letto Una donna può tutto. 1941: volano le Streghe della notte - e ancora mezza per l'impegno della scrittrice nelle ricerche effettuate per essere fedele alla storia . Veramente una piacevole lettura !
Puoi trovare questa recensione anche sul mio blog, La siepe di more
Sono rimasta piuttosto sorpresa da questo libro: pur avendomi incuriosito abbastanza da convincermi a comprarlo, mi sembrava uno di quei casi nei quali mi lascio irretire dalle sinossi accattivanti della CE di turno per poi ritrovarmi tra le mani libri pessimi. E invece stavolta è andata bene e vi consiglio di recuperare questa storia – e questo libro – perché non merita proprio l’oblio nella quale è stata scaraventata.
Inessa Armand era una donna che è facile sentire affine alla nostra sensibilità moderna. Tanto per dirne una, si innamorò del cognato, e, invece di portare avanti una relazione clandestina, ne parlò a entrambi i fratelli e insieme raggiunsero un equilibrio che lз mantenne tuttз in buone relazioni. E stiamo parlando dei primi anni del Novecento.
Ovviamente, gran parte della sua biografia è dedicata al suo essere stata una rivoluzionaria di prim’ordine, al fianco di Lenin, che di fronte alla passione, alla dedizione e alla competenza di Armand non fa una gran figura. Oltre al fatto che del loro amore non si doveva sapere per non inquinare il mito del capo della rivoluzione bolscevica, si potrebbe aggiungere che di fronte alle idee rivoluzionarie di Armand quelle di Lenin impallidiscono.
L’unico difetto di Di questo amore non si deve sapere è il suo soffrire del rifarsi principalmente a fonti secondarie (o a fonti primarie consultate in traduzione): però Armeni ha fatto davvero un lavoro eccellente nel riportare alla luce questa storia così poco nota – e la storia di come è nato questo libro, raccontata brevemente nella postfazione lo dimostra – e mi ha fatto venire voglia di recuperare altri suoi lavori.
Relato notável que agrega a biografia, o romance e o ensaio numa narrativa extremamente cativante que nos dá a conhecer a vida e obra de uma das mulheres mais extraordinárias que o movimento bolchevique deu a conhecer.
A ação começa no funeral de Inês Armand, pobre de nascimento, burguesa por casamento e proletária na Causa Revolucionária que esteve na génese do Estado Soviete liderado por essa figura lendária que foi Vladimir Ilych Ulyanov. Lenine, líder dos bolcheviques e chefe da URSS, surge neste episódio, completamente abatido e até mesmo desfeito que, mostrando um lado sentimental completamente desconhecido dos seus apoiantes, surge como “um homem cambaleante, sem conseguir conter as lágrimas”.
A partir destes prolegómenos, somos introduzidos, em “flashback” como seria de esperar, na vida de uma mulher que tudo deu à Revolução mas que além de amar a política, amou os filhos, que teve a capacidade de viver todas as formas de abnegação, em nome de um ideal político; tendo sido presa e exilada durante o regime czarista teve a capacidade de sair dele incólume pois a paixão que nutria pelos ideais revolucionários era bastante para o seu bem-estar e felicidade. Ter vivido com a paixão que demonstrou, apenas faz de Inês uma figura ímpar que existiu num tempo difícil para o amor. Amou o marido, amou o cunhado de quem teve um filho, mas a sua grande paixão ter-se-ia mantido inacessível na sua concretização. Ou não?
É será este trabalho de investigação ao qual a jornalista italiana Ritanna Armeni se dedicou: além de nos dar a conhecer a vida de uma mulher singular, tenta compreender que tipo de ligação existia entre Inês e Lenine, qual a reação da sua mulher, Nadja, e o seu papel em todo esse processo. Ficamos certos de que existia algo - amor, paixão, amizade? - entre Vladimir Ilych e Inês mas o sentimento, fosse ele qual fosse, ficaria ofuscado face ao objetivo político que os unia. Contudo, Lenine não conseguia adotar uma atitude completamente indiferente face ao conhecimento de uma mulher inteligente, algo excêntrica, mas com uma dedicação absoluta à Causa que os unia. “Só os encontros com Inês, mesmo os de trabalho, lhe pareciam algo de apenas seu, somente justificados por lhe proporcionarem aquele vago estado de felicidade insensata, de leveza alegre e de estranheza; mesmo que o dispersassem, do seu caminho, o enfraquecessem e o distraíssem”. Não são esses os sintomas mais profundos do amor mais puro?
Mas Lenine era casado. Ter uma amante configurava um inquestionável elo à burguesia dominante além de que Nadja, a oficial, esteve sempre do seu lado continuando como primeira-dama mesmo após à Revolução Russa de 1917. Interessante o laço criado entre as duas mulheres que se tornaram profundamente amigas numa altura em que, projetos mais elevados, não davam lugar a veleidades. Porque todos sabiam que, apesar de tudo, Lenine considerava “os sentimentos uma fraqueza face ao empenho político, e que desconfiava das mulheres e dos homens que se deixavam sucumbir. Viu com os seus próprios olhos como afastava tudo que pudesse estorvar a Revolução”. E será a partir desse pensamento que Lenine passa a evitar Inês.
“Seria demasiado burguês para um revolucionário e para uma revolucionária ficarem perturbados com problemas de coração”. A Causa faz abolir, desintegrar toda a distração. E é assim que Inês não se ilude pois compreende que, face à importância da Revolução e embora possa amar Lenine, “trata-se de um parenteses que não trará alterações às suas vidas”. Tudo em prol de um bem maior.
Inês, no exílio e nos tempos que antecedem a Revolução, preocupa-se com a questão das operárias e camponesas russas e ao seu direito ao voto e à participação na vida política de uma Rússia futura e da sua utopia.
“Vladimir Ilych tem medo do amor. Vive-o como um perigo mais do que como uma expressão de liberdade, pensa que é um dano para a Revolução”. E digo que, talvez se pensasse de outra forma, se fosse um ser mais provido de amor e compaixão, a situação da URSS não teria sido outra. Pois, como sabemos, e esta narrativa também dá conta, quando Lenine, após os vários exílios nos quais vivera, atinge o poder na hierarquia soviete, também ele se torna num carrasco de um povo que esfomeado, luta numa guerra civil que opõe o Exército Vermelho ao Exército Branco criando fressuras na constituição do Estado.
E foi a desilusão que fez com que Inês perdesse a confiança na edificação e consolidação do Estado Socialista, uma vez que o partido se teria organizado num aparelho severo e de controlo e que a situação em 1919, dois anos após a Revolução, “é pior do que antes da guerra” (referência à 1.ª Grande Guerra quando os russos foram massacrados pelas forças alemães mas que Lenine, num golpe político, conseguira uma aliança, o que lhe permite regressar à Rússia para encabeçar a Revolução).
E será a “amargura da desilusão” que Inês não consegue evitar. Embora o Znotedel, que representa a secção feminina do Comité Central do partido bolchevique, estivesse sob a responsabilidade de Inês Armand defendendo a abolição das velhas formas do conceito de família, de vida doméstica e de educação e ser impossível, enquanto isso não acontecer “criar um ser humano novo (…) sendo impossível construir o socialismo”.
E será aqui que Lenine dará o seu maior contributo para a luta de Inês ao afirmar que “o trabalho doméstico desprovido de sentido, destrói, estrangula, estupidifica, degrada a mulher, prende-a à cozinha e aos cuidados com os filhos e destrói a capacidade de trabalho, através de um bárbaro, improdutivo, insignificante, embrutecedor e destruidor cansaço”. Que reflexão magnífica!! Não poderia estar mais de acordo e se isso faz de mim uma bolchevique, que seja, pese embora a discordância em relação às atitudes austeras e indignas perpetuadas ao povo pós-revolução.
É um livro para quem se interessa pelos momentos históricos da nossa civilização. Percebe-se o grande trabalho de investigação da jornalista italiana para trazer à luz a vida de uma personagem fundamental para a compreensão de um dos propósitos de Vladimir Ilych para o futuro da Rússia.
Inês Armand morre de cólera em 1920. Quatro anos depois, morre Lenine de uma trombose. As suas almas mantêm-se em uníssono onde quer que se encontrem!
Para ler sem preconceitos ou ideias preconcebidas já que a narrativa tratará de as obliterar ou de as confirmar. Gostei muito e para me informar melhor dessas questões, já tenho na minha posse o livro citado na narrativa: “O Que Fazer” do autor russo oitocentista Nikolai Tchernichévski.
Decisamente incuriosita da questa Inessa di cui non avevo mai sentito parlare, mi sono appassionata alle vicende che hanno portato alla rivoluzione russa e che hanno accompagnato la relazione, professionale e non, dei due protagonisti. Il libro mi è piaciuto molto nonostante (e per me è abbastanza insolito) abbia trovato irritanti i protagonisti: Lenin un opportunista dal carattere difficile e Inessa, donna nuova nel libero amore forse, ma non nell'atteggiamento sottomesso e acritico nei confronti dell'amato. Una storia che negli anni 20 del '900 sicuramente non poteva essere comune e che infatti è stata nascosta fino al rinvenimento di alcune lettere dopo l'apertura degli archivi del Cremlino nel 1992. Una pagina di storia affascinante sul come le passioni umane non possano non essere presenti in tutti gli eventi umani.
Come dice il titolo,non si doveva sapere di questa storia d'amore tra Lenin e Inessa. Grazie a Ritanna Armeni che ha voluto scrivere questo libro, togliendo dall'oblio Inessa. Ho conosciuto una donna forte, coraggiosa, decisa a portare avanti le proprie idee contro tutti e contro quella potenza che era l'Urss nei primi anni del '900. Era convinta di poter cambiare la condizione femminile delle donne sovietiche e per questo si batteva anche contro Lenin, l'uomo di cui si era innamorata dopo essersi conosciuti a Parigi. La loro storia, conosciuta dalla moglie di Lenin e dal suo entourage, fu occultata fino all'apertura degli archivi dell'ex Urss. Ne consiglio la lettura, per conoscere una donna finita nell'oblio e della sua storia d'amore con un uomo potente quale era Lenin.
رواية بطلاها من الثوار الروسيين الذين شاركوا في تأسيس الإتحاد السوفياتي، لينين و إينيسا التي تجاهلها التاريخ، و لينين رئيس الإتحاد السوفياتي الذي عرف بصرامته و تمسكه بالقضية الروسية ، أما إينسا فقد عرفت بثورتها لتحرير المرأة، الكتاب يحكي على قصة عشق دارت بين لينين و إينيسا و يحكي على مختلف العراقيل التي واجهتهما للوصول للهدف، لكن مقابل كل هذا إينسا التي كرست حياتها للسياسة فشلت في إدارة حياتها الأسرية و العاطفية، و هذا ما تذكره في سطورها الأخيرة التي كتبتها قبل وفاتها حيث قالت أن سعيها السياسي و ثورتها حرمتها من الحب و السعادة، إينيسا شخصية غامضة ذكية، لا أساندها في قراراتها خصوصا عند تركها لزوجها وأطفالها، و لكنني أتفهم موقفها جيدا حيث أن سبب ثورتها كان بسبب رفضها عند محاولتها دخول الكنيسة و هي حامل، بحجة أنها حامل فهي غير طاهرة، و هذا ما رفضه عقلها المثقف المعتاد على تقبل ما هو عقلاني و رفض غيره، فبدأت مسيرتها في النظال من أجل حقوق المرأة ثم التحقت بلينين لمساعدته على قضيته الاشتراكية، همش التاريخ اينيسا و هذا الكتاب كتبته الصحفية الإيطالية لإعادة الاعتبار لها، فقد اعتبرت علاقة اينيسا بلينين عارا ربما في حياة الثائر لينين المتزوج، لم أجد الكثير على الانترنت ما يحكي قصة اينيسا، على كل شخصيتها شخصية معقدة ،و قد استطاعت الكاتبة إيصال فكرة عنها.... سؤالي : هل المرأة التي تعمل من أجل قضية إنسانية أو وطنية، أو من أجل تحقيق ذاتها تضطر لتهديم أسرتها و الفشل في رعايتها ؟ و هل المرأة بدون قضية و مشروع سعيدة في حياتها المنزلية ؟ أو هل يمكن التوفيق بين الحالتين ؟
ريتانا أرميني : صحفية وكاتبة إيطالية عُرفت باهتمامها بالقضايا النسوية من خلال عملها في العديد من الجرائد والمجلات .
من منا لم يسمع بلينين ، الثوري الروسي وقائد الحزب البلشفي والثورة البلشفية ورئيس الاتحاد السوفيتي. الكاتبة تكلمت عن لينين العاشق عن حياة لينين الخاصة بالاضافة إلى الجانب الثوري والعسكري والسياسي في شخصية لينين . العلاقة العاطفية التي كانت تجمع بين مؤسس الاتحاد السوفيتي والمرأة التي ظلت لسنوات عدة إلى جانبه أو المرأة التي كانت بالنسبة له " نور حياته الوحيد وشمسها الساطعة . ودور هذه المرأة ، انيسا آرماند في الحزب والثورة البلشفية ونضالها من أجل القضية والوطن . رواية وعمل سردي تاريخي سياسي لمرحلة مهمة في تاريخ روسيا قبل وبعد الثورة . رواية تستحق القراءة لمن يهتم بمعرفة ماحدث بتلك الفترة . وانصح بمشاهدة بعض البرامج الوثائقية عن ثورة روسيا 1905 و 1917 قبل قراءة الرواية
الكتاب بيقدم إينيسا وكأنها شريكة لينين في الثورة البلشفية، بل إن دورها يتجاو دور مفجر الثورة ذاته. يقدمها كأنها تقف من خلف الكواليس لتفعل كل ما يستحيل فعله وعندما تفشل في مهمة فإما لأنها كانت مستحيلة وأنه أريد لها أن تفشل. أم لأبناء ترعاهم، سياسية فعالة، ثورية من طراز رفيع، مدافعة عن حقوق المرأة في حرية ممارسة الحب، زوجها صديق وفي يدعمها حتى في إقامة علاقة خارج الزواج! الرواية أشبه بنسج رؤية للنسوية المثالية. بالنسبة لي الرواية لا قيمة لها من جهة توثيق علاقة لينين بإنيسا.
Inessa Armand è stata una donna fuori dal comune: rivoluzionaria, idealista, madre, amante, ed è stata soprattutto una bolscevica ai vertici del partito e una delle due donne che Lenin ha amato nella sua vita. Eppure, di questo amore la storia non ha mai parlato, perché, come suggerisce il titolo, di questo amore non si deve sapere. Solo con l’apertura degli archivi sovietici nel 1992, infatti, sono emersi documenti e lettere che hanno rivelato una relazione intensa, complessa ma taciuta, sempre subordinata e votata a qualcosa di più grande: la Rivoluzione.
Ritanna Armeni ci accompagna nella vita di Inessa con la delicatezza e la precisione che da sempre contraddistinguono la sua scrittura, ci racconta una donna appassionata, intelligente e determinata, che ha dedicato la propria esistenza alla causa del bolscevismo, spesso sacrificando affetti, famiglia e persino se stessa. Inessa è una figura affascinante e contraddittoria: ha amato, ha tradito, è stata imprigionata, ha lottato per migliorare la condizione delle donne, delle lavoratrici, delle prostitute, e spesso è stata ostacolata proprio da coloro che dicevano di combattere per la libertà o di apprezzarne intelletto e testardaggine.
Tra gli amori che hanno segnato la sua vita, quello per Lenin spicca per complessità e ambiguità poiché era un legame, il loro, in cui la passione lasciava spazio alla devozione politica: un amore intellettuale, sbilanciato, in cui la causa veniva sempre prima del sentimento. Lenin, pur amandola a modo suo e cercandola costantemente, non le concesse mai pienamente di esprimere la propria voce; la minimizzava, la relegava nell’ombra quando lei chiedeva spazio, utilizzandola come emissaria fidata nelle missioni più delicate rendendo il loro, quindi, un amore più strategico che romantico, più ideologico che umano.
Interessante anche il ritratto di Nadja, la moglie di Lenin, che finisce suo malgrado per accettare la presenza di Inessa, rendendo questo triangolo sentimentale qualcosa di sorprendentemente “lecito” nel contesto dell’epoca ma contribuendo a insabbiare il tutto concedendo a Stalin la non pubblicazione del testamento del marito.
Tra le pagine emerge anche la figura del marito di Inessa, un uomo che, nonostante tutto, tradimenti, separazioni, ritorni interessati, rimane accanto a lei, riconosce il figlio avuto dal cognato e le offre sempre aiuto, salvandola sempre e comunque, mai giudicandola e colmando le assenze nei confronti dei figli. È forse lui il personaggio, a mio avviso, che più incarna la parola “amore” nel senso più autentico del termine.
Pur riconoscendo la bravura narrativa di Ritanna Armeni, ho trovato questo libro meno incisivo rispetto agli altri letti. Di questo amore non si deve sapere è più un saggio romanzato che un romanzo vero e proprio, è una biografia accurata, interessante, ma che fatica a coinvolgere pienamente sul piano emotivo perché i protagonisti sono complessi e i loro sentimenti difficili da comprendere, così come le loro gesta sul piano morale, non storico ovviamente.
La storia di Inessa Armand merita comunque di essere conosciuta, perché attraverso di lei si riscopre una parte di storia volutamente taciuta. Tuttavia, l’amore raccontato in queste pagine resta distante, intellettuale, privo di quella fiamma che rende l’amore “amore” nel senso più profondo.
Resta però il merito, non da poco, di aver restituito voce e dignità a una donna dimenticata, di averle reso giustizia dopo decenni di silenzio e forse è proprio questo, alla fine, il vero atto d’amore di Ritanna Armeni verso Inessa Armand.
Uno dei capitoli più importanti della storia russa raccontato da un punto di vista inedito.
All’inizio ero abbastanza scettica, in quanto i resoconti storici non sempre sono il mio forte. Non perché i temi non mi appassionino, ma perché mi capita di perdere interesse velocemente (se il libro è scritto proprio come testo scolastico). In questo caso, invece, il coinvolgimento emotivo è stato forte (soprattutto dalla rivoluzione in poi, ma mi ero già fatta un’idea dopo il primo capitolo molto emozionante).
Inessa è una figura interessante, complessa e di spessore: una donna con la D maiuscola; in un periodo storico (e in una nazione) in cui il genere femminile non godeva di particolare stima, lei è riuscita a emergere e a fare la differenza. Il suo amore per Lenin e per il partito socialista sono i punti cardini attorno ai quali ruota tutta la sua vita. Molte volte, nel corso della lettura, mi sono arrabbiata per come lei continuasse a mostrare dedizione verso Lenin nonostante lui non facesse passi rilevanti verso di lei (se non dal punto di vista lavorativo) e per tutte le volte in cui l’ha coinvolta in missioni kamikaze. Nonostante ciò, lei gli è sempre rimasta fedele - senza mai però prostrarsi ai suoi piedi. E anche questo è indice della forza di questa donna. Dalla rivoluzione in poi, il resoconto ha preso una piega inaspettata: i dettagli in merito alla depressione di Inessa, le pagine del suo diario, la sua morte e il ricatto di Stalin mi hanno emozionata incredibilmente.
Penso sarebbe bello divulgare anche questi aspetti della storia, soprattutto nelle scuole. In questo modo, si dà umanità a figure descritte in un modo forse troppo statico. Mai avrei pensato di immaginarmi Lenin, il grande capo politico, distrutto dalla morte di questa donna che lo ha accompagnato per tutta la sua vita.
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DICO CIO' CHE PENSO "Di questo amore non si deve sapere" di R. Armeni
Questo libro è un reportage eppure è avvincente e magnetico come un romanzo. è un racconto politico, un romanzo d'amore, un resoconto storico, un'analisi della Rivoluzione, ma è, soprattutto un risarcimento ad Inessa Armand e a tutte le donne che la storia cancella.
Una donna vitale, appassionata, poliglotta, rivoluzionaria e determinata, votata anima e corpo alla causa bolscevica che diventerà la più fedele collaboratrice di Lenin ed il suo grande amore segreto. Un libro che rivela la potenza di un'ideale, la maestosità di una visione e di un progetto, ma anche quanto si possa essere incapaci di amare, pur amando fortissimamente.
E' la storia di un sentimento tra una donna unica ed un uomo che, forte del suo fervore politico, teme che vivere una passione lo possa indebolire agli occhi della causa e che viene raffigurato qui con una normalità sorprendete. Due delle figure più influenti e potenti nella storia politica dell'epoca raccontati come un uomo ed una donna, innamorati e con tutte le contraddizioni che l'amore porta con sé.
È un libro potete pur non avendo eccellenti punti di forza; la Armeni scrive bene, ti costringe a non staccare gli occhi dalle parole che scorrono facilmente e riesce a coinvolgere anche rimanendo distaccata da ogni aneddoto senza, apparentemente, inserire un qualsiasi punto di vista.
Un bel libro che vale la pena leggere anche solo per capire come una donna possa davvero essere rivoluzionaria e meravigliosa.
SULLA COPERTINA Nulla da dire. Una foto della protagonista che la ritrae concentrata con uno sguardo quasi sfidante, centrando il carattere che il romanzo nasconde. E' un sì.
Come sempre è difficile avere a disposizione solo 5 scalini quando si deve giudicare materiali così immensamente diversi quindi ...ascolto il piacere immediato della lettura e attribuisco il massimo senza pensare e comparare altre letture...una lettura interessante, giusta e misurata nella narrazione dei fatti a tal punto da indurre ad andare oltre, ad approfondire. Un personaggio femminile trattato senza retorica, con rispetto e "amore" da un'altra donna. Grazie Ritanna Armeni, se puoi continua e donaci altri approfondimenti su Inessa, perché abbiamo bisogno di conoscere gli individui in cui "tutti gli schemi cadono e gli stereotipi si sgretolano".
Libro molto interessante sulla storia di una donna determinata e coraggiosa, ma volutamente dimenticata dalla storia perché tacciata di essere stata, banalmente, l’amante di Lenin. In realtà, Inessa Armand è stata molto di più; una rivoluzionaria convinta, che ha creduto nei valori del partito non senza scontrarsi, talvolta, con lo stesso Lenin. È stata anche una delle prime e credere e a portare avanti la lotta per la parità di genere. L’Armeni ricostruisce minuziosamente la storia di Inessa e riesce ad omaggiare una donna ingiustamente lasciata nell’oblio. Consiglio di leggere anche la postfazione!
Un saggio biografico ma che scorre come un romanzo molto accattivante, sulla figura di Inessa Armand, intellettuale, femminista, bolschevica e come ultimo punto, forse il meno interessante, ma che ha avuto un grande peso nella sua vita privata e politica, amica e amante di Lenin. Mi è piaciuto molto il taglio e l'indagine accurata sul personaggio, purtroppo poco conosciuto, che mi ha spinto ad approfondire la conoscenza di Inessa stessa, anche fuori dal rapporto con Lenin, che reputo la parte forse meno interessante della sua mirabolante vita.
بصراحة #حبيت الكتاب #حبيت أينيسا في عشقها السري الذي يشبه اي عشق تعيشه امرأة مناضلة وقوية ولكن الحب يضعفها في نهاية ١٩١٣ قرّر لينين وقْف علاقته بإينيسّا. ويتبيّن من الرسالة الوحيدة المعروفة عن تلك الحادثة مدى تعلّقها بالقائد البلشفيّ: «أستطيع أن أتحمّل حرماني من قُبلاتك، ولكن كم يكون فرحي عظيماً، لو أنّي أستطيع أن اظلّ أراك بين حينٍ وآخر... وهذا لن يؤلم أيّ أحد، فلماذا تحرمني منه؟» ومن اروع رسائلها له عندما قررت أن تبتعد وتبدء حياتها النضالية وحدها قولها ردً على تناقض لنين ورأيه في تحرر المرأة يبقى العشق أو العلاقة العاطفية العابرة أكثر طهراً وشاعرية من القُبَل الزوجية الخالية من الحب تماماً»، في إشارة ألى علاقته الزوجية الباردة ومما ؤكد تناقض القائد لنين قوله لزوجته حينما قررت تركه حفاظً على كرامتها وحفاظً على سمعته كشخص ثوري مبررً علاقته العاطفية بأنها مجرد صداقة مع «بورجوازية مجنونة تجيد عزف موسيقى بيتهوفن على البيانو». هكذا نجد أنفسنا أمام حكاية نموذجية لا تخلو من إثارة وفضائحية وأسرار. ستهتزّ صورة لينين أكثر من مرّة لجهة مواقفه تجاه تحرّر المرأة، على عكس الاندفاعة الجامحة التي رافقت حياة إينيسا التي طالما تمردّت على قدسية المؤسسة الزوجية كمحصلة لنظرة بورجوازية لا تتوافق مع مفهوم لينين لطبقة البروليتاريا.
العلاقة بينهم كانت قائمة على المصالح أكثر من كونها علاقة عاطفية، إينيسا عانت من استغلال لينين لحماسها للثورة وفي نهاية حياتها ذكرت أنها ضحت بكل شيء في سبيل القضية. أكثر شيء أزعجني مقاومة لينين لنشوء الحركات النسوية وفي نفس الوقت جند كثير من النساء في سبيل قضيته