Alex D. is on the verge of just about everything and consumed by a restless, unanswered longing that rebels against jumping through the hoops of school. Staring down the tunnel to a mundane adulthood, he is appalled by the banality and overwhelming predictability of it teachers, parents, and above all his classmates - the seething masses of dutiful zombies and sistren of the Evervirgin Sorority. A bicycle bandit with a DeNiro smile, Alex sports a homemade buzzcut, ditches school to drink and trade stories with his posse of delinquents and rogues, and chases away the blues by assailing his eardrums with the Clash. He shares a brief friendship with the privileged, semi-degenerate Martino, who seems to have mastered the devil-may-care stance Alex covets - until he's busted for drugs. And then comes the sudden entrance of Aidi, who seems to instantly understand, complement, and challenge him. A hundred letters and conversations later, she is magnificent, amazing, irreplaceable ... and leaving for a year in America at the end of the summer.
Libro che andrebbe letto quando si è abbastanza lontani dalla postadolescenza per riconoscerla, quando si è abbastanza adulti da non vergognarsene, ma soprattutto quando si è abbastanza vecchi da non avere più necessità di autorappresentarsi come lettori.
E' strano ritrovare il vecchio Alex esattamente uguale a come l'avevo lasciato. Non è cresciuto, lui. E' lì fermo nel tempo giusto per permettermi di ricordare. Le 5 stelle sono del me quindicenne, non intendo certo mettermi a contraddirlo adesso.
"Nelle sere più luminose, invece, si volevano bene come in certi romanzi straordinari, e parlavano del Caulfield e della vecchia Jane, ed erano raggiantissimi solo stringendosi la mano. In quelle sere di primavera, seduti al tavolo di cucina coi libri sparsi un po' in giro, la musica a basso volume e la candela accesa, Alex cominciava a capire cosa fosse la felicità; e forse, aveva visto correre rapido e silenzioso come un'ombra, appena fuori dalla finestra, anche quell'altro semidio dardeggiante. Gli era sembrato fosse lui, insomma. E anzi, ripensandoci a mesi di distanza, con Aidi ormai oltreoceano, se ne sarebbe convinto definitivamente: Uh, era lui. Era proprio lui..."
Copincollo un lunghissimo commento che avevo scritto a suo tempo pel mio blog...
================================
In teoria non dovrei nemmeno scriverne: si tratta di qualcosa che non mi appartiene (non del tutto). Ma ogni tanto mi capita di sconfinare in territorî che mi interessano poco: per curiosità, per conoscere qualcosa di cui molti parlano; perché non si sa mai, perché magari posso scoprire qualcosa di insospettato, di valido; per la generica ricerca di qualche stimolo nuovo; per verificare i "sentito dire". Quindi ogni tanto mi metto a leggere quegli scrittori "che vendono", quelli che "tutti leggono" e che io non leggerei mai: non tanto per snobismo, quando per disinteresse pei contenuti. Perché di solito la letteratura italiana di massa contemporanea, perferisco evitarla più che posso. Mi appartiene poco. Però ogni tanto ci provo. Anni fa ho letto un libro di Baricco: Seta; e l'ho trovato molto irritante, privo di polpa e ruffiano alla superficie. Poco prima avevo letto il famigerato Va' dove ti porta il cuore, della Tamaro. Libro piuttosto inutile, ma forse erano ancora più inutili, e pretestuosi, i polveroni di critiche che erano stati sollevati (ma su questo ci torno più sotto). E infine, la scorsa settimana, ho finito nientepopodimenoché Jack Frusciante è uscito dal gruppo, di Enrico Brizzi. Cominciato e terminato in quattro giorni. Lo so, per un libro simile non sono pochi: ma avevo anche altro da fare, che diamine! E ora, che dire? Alla prima pagina mi sono un po' stupito: Brizzi non scrive così male come pensavo. Credo sia sopra la media di quel che di italiano circola e vende tanto. Intendo: Brizzi sa usare bene la scrittura, dimostra controllo, e inventiva. Ma fino a un certo punto. Perché già alla seconda o terza pagina si nota che: molto spesso le parole le appiccica insieme un po' a caso, vuole produrre effetto, vuole mostrarsi witty a tutti costi, e non importa se a volte l'esito è sgangherato; con tante, troppe ripetizioni. Il tono affabile e complice, le incessanti strizzate d'occhio: tutto si logora già lungo il primo capitolo. Ma Brizzi sembra saperlo molto bene, sembra invocare un alibi molto potente: dopotutto l'intero Jack Frusciante è una semisoggettiva dagli occhî del suo protagonista, il 16/17enne Alex (anzi: il vecchio Alex) e i suoi pari. La prosa libera, veloce e volante, che intreccia latinismi e giovanilismi, lirismi di alta e bassa lega, parolacce e fraseggio frammentato, e franto, le citazioni dal Liopardi, Kubrick, Elio e le Storie Tese tutti insieme appassionatamente, e poi il gergo dei giovanistri bolognesi (mirabile un: "quel kranio immenso del Baudelaire")... tutto è concesso, tutto è permesso, perché è l'Adolescente che vede così la sua vita, e così se la racconta a lui e a noi. E non ci fermiamo qui: come traccia nascosta Brizzi ci mette lo sguardo del lettore con qualche anno in più, quello che ora legge e (ri)vede dall'alto le goffe bizze d'adolescente del vecchio Alex, le sue prime esperienze di vita e bla bla bla... insomma, lo sguardo affettuoso e comprensivo di chi "già sa", di chi ha traversato gli stessi anni e ben li conosce. Gli stessi anni? Proprio gli stessi per tutti? Appunto. Jack Frusciante, devo dirlo, me lo aspettavo come un gran manifesto del giovanilismo. Cioè, di quegli insopportabili discorsi che pigliano tutta la categoria d'età per comprimerla in un blocco unico: tutti gli adolescenti così, tutti gli adolescenti cosà, i giovani ribelli, i giovani fragili, i giovani disadattati, i giovani spensierati, i giovani che vogliono cambiare il mondo, i giovani che desiderano esperienze ma le temono e avanti. Parlare dei gggiovani dicendo poco, e forse sugli stessi giovani poco nulla, con l'unico scopo (consapevole o meno) di stenderci sopra un telo bianco e vuoto, dove projettare ed esorcizzare le ansie ribollenti della società tutta (in primis le fasce adulte). Jack Frusciante non ci casca del tutto, in questo dubbio gioco. Ma la sua parte la fa. La fa più che altro lisciando oltremodo il pelo del suo pubblico. Quello dei giovinastri liceali con un piede nella scuola e l'altro nel centro sociale, pronti alle okkupazioni rituali, la canna nel cesso, i diarî del Che nello zaino e la musica ribelle sparate in cuffia. È un problema? Direi di no. Lo è che ci sia 'sto libro, costruito col misurino per loro, per esaltarli e soddisfarli nella lettura, e lasciando non troppe domande quando le pagine giungeranno alla fine. E via allora con l'ipercontestualizzazione: i gruppi punk, la solita Bologna e le sue solite contestazioni da museo della storia, le due torri, la libreria Feltrinelli, via Zamboni e via del Pratello... Cheppoi, alla fine, scusate una cosa: togliamo via la prosa rotta e volutamente (a volte, ammettiamolo: piacevolmente) sbilenca di Brizzi; togliamo le varie citazioni musicali; togliamo i brevissimi skleri politici del protagonista; togliamo un episodio di suicidio liquidato in maniera scandalosamente superficiale (e anche comoda: perché far uccidere un comprimario e non il protagonista? O la sua ganza?); togliamo tutto il resto. Cosa rimane? Cos'è Jack Frusciante? Una storiellina d'amore: persino un po' pallida, un po' patetica. Dove il protagonista, oh!, si sente forte e diverso solo perché decide con la tipa di stare insieme senza stare insieme, guardare e non toccare, rapporto spirituale d'alto livello. Talmente alto che il nostro geniale Alex, si rende conto, in uno spasmo neuronico, che la tipa gli crea "effetti strani"; che effetti sono? Ma certo, di lei considera anche le braccia e il collo, e non solo le poppe e il posteriore. Perché, ovviamente, leggiamo tra le righe, tutti i sani maschî adolescenti del mediterraneo sono bestie in calore nei primi anni, pornazzi sotto il letto e un virilismo fittizio e ostentanto, mappoi per fortuna, come il nostro protagonista, miracolosamente maturano, imparano a stabilire, anche se sono dei ribelli un po' marci, un corretto rapporto di coppia basato sulla giusta integrazione tra attrazione fisica, emotiva e psicologgica. E 'sta tipa, non è per dire, ma ci viene presentata come "lei non è come tutte le altre", mappoi la troviamo ridotta nella sua cameretta a leggere Il piccolo principe (ok, accettabile, ma coi dovuti distinguo) e, soprattutto, Il gabbiano Jonathan Livingston: che peccato che al tempo non fosse ancora noto Coelho, altrimenti non sarebbe potuto certo mancare... Chissà come mai mancano anche i pensierini sulla Smemo. E qui ci chiediamo: ma fino a che punto Brizzi ci crede, alle romanticherie dei suoi due adolescenti che vengono spacciate come un vissuto universale d'adolescenza? Temo che qui si prenda proprio sul serio, e lo suggeriscono frasi agghiaccianti tipo: "La forza immensa che abbiamo dentro". Omygosh. E da qui balziamo al discorso sul gruppo, che c'è anche nel titolo: Jack Frusciante esce dal gruppo; anche il nostro protagonista vorrebbe tanto farlo, smania per sterzare dai maledetti binarî che "la società" gli impone, da quell'"omologazione" in cui il suo liceo ginnasio lo ingabbia, vuole spaccare il tutto (e aggiunge la vocina in sottofondo: come ogni buon adolescente). Poi la grande ribellione si concreta in quattro graffiti al muro, nel segare in due il prezioso disco della prof, prestato alle prime della classe (ovviamente antipatiche e pure zoccole). Ma criticare questo antiborghese piccolo piccolo servirebbe a poco: perché Brizzi immagino sappia bene che di 'sti tempi non è facile mirare alto, non si va quasi più con le spranghe in piazza contro lo Stato; e credo ci metta anche un po' di amaro in queste velleità ribellistiche che moriranno con la maggiore età o poco dopo. Già è meno perdonabile, però, che le affoghi da principio in una papposa love story. Ma quel che mi chiedo non è se sia il protagonista a uscire dal gruppo: è se lo faccia il libro. E la risposta credo sia no. Perché alla fine Brizzi, già l'ho detto, non fa altro che ammannire al lettore tutto ciò che questi desidera, non una virgola in meno, non una più. Si intruppa integralmente in tutta quella produzione "tipicamente italiana" di letteratura e cinema che parlano da anni e anni, instancabilmente, di tematiche sociali, di scontri generazionali, dei giovani e la scuola, e la famiglia, e la voglia di libertà e qui e là e su e giù, album di figurine in serie su sessodrogarocchenroll. E Jack Frusciante sta a tutta 'sta roba come la Tamaro sta alle massaje che è riuscita a commuovere con le sue letterine in formato libro. Con una differenza. Perché almeno la Tamaro non va a farsi le supermenate sul mondo e l'esistenza e le generazioni e lo scontro col mondo. Quando avevo terminato Va' dove ti porta il cuore, ho ripensato non tanto all'inutilità del libro, quanto delle polemiche che ci erano state ricamate: è un libro per massaje più o meno in crisi, non ha chissà quali ambizioni, è inutile criticarlo per ciò che non vuole esserlo, o solo perché ha venduto un fottìo di copie (buon per l'autrice se l'ha fatto, piuttosto). Jack Frusciante, questo blog su carta prima dei blog, le sue piccole ambizioni se le coltiva, anche se minime, è impegnato, è discorso sociale, o quantomeno fotografia della realtà, specchio di una generazione, per quanto sbiadito. Si caccia solennemente in quella produzione dove tutti alzano a bandiera l'uscire dal gruppo. Ma se tutti ne sono fuori...
3.5 stelline ☆ Non gli si può dire niente, è coinvolgente questo libro: ti sembra davvero di stare in sella con Alex, e a bere birra calda nei bagni del suo liceo. Ma il finale mi ha lasciata un po' con l'amaro in bocca.
Non saprei come definirlo diversamente. La storia non è nulla di particolare, così come i personaggi sono caratterizzati male, a partire dalla co-protagonista, Aidi, "in giù". Ad Alex va meglio, sotto questo profilo, solo perché è il protagonista.
Enrico Brizzi mi ha dato l'impressione di essere una sorta di predecessore di Moccia, pur non avendo letto o visto nulla di quest'ultimo. Romanzi del genere possono piacere solo ad adolescenti che vivono storie analoghe e si immedesimano nei personaggi, altrimenti trovo preoccupante che vi si possa appassionare realmente.
A peggiorare la situazione è il linguaggio pseudo-gggiovane che non ha fatto altro che irritarmi. Sì, "purtroppo" mi piace la lingua italiana e non riesco a leggere "k" al posto di "c" e periodi che finiscono con congiunzioni e.
Ho reso l'idea?
La ciliegina amara sulla torta è l'utilizzo di termini davvero fastidiosi: "profii" per indicare i professori, "parens" per i parenti, "mutter" per identificare la madre, ecc. Una sequela di vocaboli gergali che, a mio avviso, sono davvero fuori luogo.
Vi prego, non leggetelo o, proprio al limite della follia, prendetelo in biblioteca.
Con l'ultima ragazza con cui sono uscito mi sentivo un po' come Alex con Adelaide. E anche lei era spiccicata ad Adelaide, ma ragazzi, io ve lo giuro, una cosa pazzesca. Alex, tranquillo, hai soltanto 17 anni, non preoccuparti, ti spezzeranno il cuore un milione di volte, e altrettante volte ti dovrai rialzare, ed è meglio che ti abitui. Anche perché Adelaide se la sta spassando in America, e non gliene frega un cazzo di te. E credimi, dispiace a me quanto a te.
A 25 anni forse certe cose le razionalizzi di più, per questo a quella tipa le ho detto che non era cosa tra noi due, che io la pensavo e lei bho, che io volevo stare con lei e lei bho, e che quindi non poteva funzionare. E nella mia testa la storia tra Alex e Adelaide finisce esattamente così, perché quando uno come lui incontra una come lei è solo così che può andare a finire. Lui però si è messo a starle dietro come un cagnolino, e ragazzi, qui veramente si sfiora la friendzone before it was mainstream. Io invece, le mie inculate le ho prese da ggggiovane e ora ho detto basta, altro che Alex.
Ero davvero convinto che a 25 anni certe cose le razionalizzassi di più, che la piantassi con tutte le puttanate romantiche eccetera eccetera. Poi però quella tipa quando ho chiuso con lei mi disse "comunque sei troppo melodrammatico per i miei gusti" e ho capito di non aver capito un cazzo.
Che forse l'anticonformismo me lo porterò nella tomba, che tutto quello che ascolto lo trasformerò per sempre nella mia colonna sonora quotidiana, e che anche se faccio battute sporche un giorno sì e l'altro pure, quando ripenso alla mia Adelaide non capisco più niente.
Merda, vuoi vedere che ho ancora 17 anni? Cristo, vuoi vedere che sono Alex?
Queste 4 stelle hanno un significato affettivo, si capisce, nessuno qui pensa che siamo davanti ad un capolavoro assoluto, o chissà cosa. Eppure Jack Frusciante è una specie di monumento: ai miei 16 anni, ai sogni di rock&roll da adolescente un po' sfigato e alle storie d'amore naives. Perché io a quel tempo, innocente com'ero, ci credevo sul serio.
Questo è il libro dei miei anni universitari, letto e riletto più volte, ascoltato, visto in versione cinematografica. E' il libro dell'esplorazione dei sentimenti, del confine fra amore e amicizia e con la più bella definizione d'amore mai letta "Ma questa non è una ragazza, è un intero disco di Battisti" . Mi fa pensare a Bologna e ai suoi portici, alla Feltrinelli, alle poesie di Cummings, alle corse in bicicletta, i non detti per il pudore timido dell'adolescenza. E sebbene sappia che non parliamo dei massimi sistemi della letteratura italiana posso ugualmente dire che alcune cose ci piacciono perché sono pezzi di cuore e alla fine ci appartengono. E' un racconto che si ascolta, perché di fatto ogni spaccato è accompagnato dal rock 80/90 e fra Red Hot e Cure è un bel tuffo anche musicali per chi è malato di nostalgia.
3.5 ⭐ - riletto a distanza di quasi 30 anni per prepararmi alla lettura di Due. È incredibile quanti passaggi mi ricordassi quasi a memoria, mi viene da chiedermi quante volte lo avessi letto e riletto al liceo. Non ha perso il fascino di un tempo, mi ha fatta emozionare e ghignare e commuovere proprio come allora.
Of course this novel has no literary value. But it has left a big footprint in my youth and in many others around me without being silly, teeny or vulgar.
Un romanzo che ho amato tantissimo da adolescente, e che rappresenta perfettamente uno spaccato di italia degli anni 90 vista attraverso gli occhi di un ragazzo scazzato e controcorrente. Putroppo la magia che ricordavo correndo con Alex per i colli bolognesi sulla sua bici sgangherata e il parka svolazzante a distanza di anni non mi ha convolta come un tempo...peccato!
Lessi per la prima volta questo libro quando lo aveva appena pubblicato Transeuropa e aveva diverse copertine e le pagine andavano tagliate con un tagliacarte. Avevo 15 anni e Enrico Brizzi solo quattro in più di me, e gli era riuscita questa cosa immensa di scrivere un romanzo che gli era scoppiato in mano come una bomba ed era diventato un bestseller, e io leggevo e rileggevo quel suo libriccino quasi che volessi impararlo a memoria.
Negli anni ho regalato quelle prime edizioni Transeuropa (ora un poco me ne pento, avrei dovuto tenerne almeno una!), ho comprato copie della nuova edizione Baldini & Castoldi, ho detestato visceralmente la versione cinematografica, con quella Aidi violanteplacidesca che trovavo - chissà perché, poraccia - tutta sbagliata, e ho sempre portato JFEUDG nel cuore.
Alcune frasi del libro sono entrate indelebilmente nella mia memoria e ancora senza bisogno di guardare il libro posso citare il momento in cui Alex e Aidi sono abbracciati e lui conta i respiri e si accorge che lei respira più velocemente, "circa tre suoi respiri ogni due miei", oppure quando parla del "mondo d'Emmenthal dell'università" o di qualcosa "inutile e triste come la birra senz'alcol".
Sono frasi che sono entrate a far parte del mio lessico abituale, e quando mi vengono in mente penso con affetto al Brizzi ventenne che le aveva scritte probabilmente senza pensare che sarebbero state lette da un milione di persone, tradotte in venti lingue. O forse invece, con la megalomania incrollabile di alcuni ventenni, già lo pensava.
Qualche volta adesso, nella mia vita adulta, riprendo in mano in libro, lo apro, leggo qualche pagina. Lo stile così sopra le righe, così entusiasticamente giovanile, oggi mi fa tenerezza. Ma le stelle restano cinque, anche nella valutazione di oggi, per tutte le emozioni che JFEUDG mi ha dato quando ero adolescente.
Un libro che a metà anni 90 era un must per la mia generazione. Ora posso dire di averlo letto e posso anche dire che potevo farne a meno. È la storia di un adolescente che ho trovato veramente arrogante, di quelli che dalle mie parti si chiamano convinti. È sicuramente un buon ritratto di quello che gli adolescenti di quel periodo usavano o vedevano o ascoltavano (i Red Hot Chili Peppers, le super-usate Doc Martins), mi son trovata spesso a pensare “Ah, vero, mamma mia le usavo anche io quelle”. Potrebbe anche essere usato come studio dello slang usato da alcuni liceali intorno al 1995... credo, perché certi termini non li ho mai usati, ma può darsi dipenda dalla diversa provenienza geografica. Raggiunge il due di gradimento, solo perché mi ha portato a spasso sulla Memory Lane
Tutto ció che odio di piú in a nutshell. Il libro per adolescentelli arrogantelli e per quelli che se la credono calda e alternativa. No, siete dei bambi. A Brizzi poi vorrei chiedere che ha contro le amiche del tizio che usano gli assorbenti esterni. cosa ci volevi comunicare? che non ti piacciono? non ci interessa. Nervoso a livelli record.
Gli si potrebbe dare una valutazione migliore di questa solo se letto prima dei vent'anni. Sono sicura che la me, liceale brufolosa, complessata e chiusa dentro le cuffie del suo walkman, l'avrebbe molto apprezzato. Adesso sorrido benevolente. Di più, non si può proprio fare/dare.
C'è una premessa: se lo leggessi adesso, a 20 anni, questo libro non mi direbbe nulla e sarebbe solo l'ennesima storiella sugli adolescenti. Inoltre, le K al posto delle C mi farebbero senso. Io l'ho letto a 15 anni, e poi riletto diverse volte negli anni a venire. Ora è uno dei miei libri preferiti, non tanto per il valore letterario ma per ragioni affettive...è incredibile come sia un parallelo di alcuni momenti della mia vita (e forse proprio questo dimostra la sua banalità). Ciò che apprezzo di "Jack Frusciante" è la sua "non pretenziosità" e la sua innocenza. Il protagonista è tutt'altro che ribelle, non si droga, non fuma, beve sì, ma non esalta le sue sbronze epiche. E' un ragazzo come tanti. Scommetto che sia un libro decisamente autobiografico, e perciò ne apprezzo di più la prosa (senza punti, con troppe congiunzioni, come se fosse un diario scritto in fretta o un flusso di coscienza). E per quanto riguarda Aidi, è sostanzialmente una storia di friendzone pazzesca. Ma a 16 anni se non hai ancora scoperto cosa vuol dire legarti a qualcuno, stare con qualcuno dell'altro sesso come se lo conoscessi da sempre, andare al di là delle conoscenze e degli incontri superficiali che potresti aver avuto in passato, insomma se sei nuovo di tutte queste cose allora puoi capire Alex. Puoi capire perché si sentiva diverso dagli altri, perché la storia con Aidi è così memorabile, limpida e pulita (perchè non c'è il sesso di mezzo, indovina un po') e perché risultasse una ventata d'ari fresca nella noia liceale. (A proposito, le compagne semprevergini carlotte ce le avevo pure io!) Brizzi non vuole darci nessuna storia rock, nessun bullo, nessuna grande rivoluzione. Vuole presentare la storia normale di un ragazzo normale. Ricordo che è stato scritto quando l'autore aveva circa 20 o 21 anni, e con ciò gli si perdona la scrittura un po' artificiosamente leggera: i ricordi di due o tre anni prima dovevano essere ancora vivi nella memoria, e probabilmente erano anche idealizzati nella sua mente. Ripeto, se non avete più 16 anni non vale la pena leggere questo libro...4 stelle, perchè sono malinconica!
Bah. Avevo sentito parlare molto bene di questo romanzo e anche altri libri dell’autore che avevo letto mi erano piaciuti, per cui partivo abbastanza positiva. E invece… invece ho trovato questo romanzo sinonimo del nulla più assoluto.
La trama non è stata in grado di incidere minimamente, gli eventi passavano veloci senza lasciarmi niente. I personaggi, poi, sono stati tutto fuorché memorabili: li ho trovati abbastanza piatti, ma soprattutto molto antipatici. Non ce n’è stato uno del quale sia riuscita ad individuare almeno una caratteristica positiva, anzi, più pagine passavano, peggiore diventava l’idea che mi facevo di ognuno di loro.
In realtà molto del motivo per cui proprio non sono riuscita a mandare giù questo romanzo è legato allo stile utilizzato dall’autore, che proprio mi ha fatto impazzire. Il flusso continuo di pensieri, con tanto di certi paragrafi in cui l’autore andava a capo senza mettere un punto e la maiuscola, mi ha fatto davvero andare fuori di testa, per non parlare del continuo utilizzo di parole in inglese messe così a caso e termini in un linguaggio gergale che è il più lontano possibile da me. Ah, e poi ci sono state tutte le parole, parolacce soprattutto, ma non solo, in cui le c venivano sostituite dalle k che mi hanno fatto chiedere più volte perché non la piantassi lì e abbandonassi il romanzo. Ma no, io, imperterrita, ho deciso di farmi del male (perché alla fine questa lettura ha rappresentato principalmente questo, farsi del male) e di arrivare alla fine. Per fortuna almeno che era corto.
Lo stile di questo libro sarà anche stato innovativo e graffiante per gli anni Novanta, ma a me è sempre sembrato una vera schifezza: lessico volgare che vorrebbe essere figo e trasgressivo ma che dà solo fastidio, slang giovanile bolognese usato a sproposito, sintassi sfasciata senza arte. I riferimenti musicali sono sovrabbondanti e stancano le orecchie, quelli letterari insulsi (Antoine de Saint-Exupéry e Andrea De Carlo sono fra gli autori che odio di più, e per quanto riguarda Richard Bach, se ancora non ho sentito l'esigenza di leggerlo ci sarà un motivo). La trama di per sé è inconsistente, e per non risparmiare nemmeno i personaggi posso dire che gli adolescenti come Alex, così artificiosamente inquieti e anticonformisti, mi sono sempre stati sul gozzo anche quando ero adolescente anch'io. Insomma, non salvo proprio nulla.
Teenage angst and love in Bologna, Italy. A slangy, slender book that absolutely sparkles with life. It's been said that this is no 'literary' work, but it moved me far more than another so-called masterpiece in the same genre-- A Catcher in the Rye. Brizzi's writing is jam-packed with energy, humor, and impressionable moments of touching good-will. In the end I was almost surprised to find myself reading a love story, seemingly an impossible feat, but Brizzi pulls it off. I grew up in a totally different time and place, nonetheless 'Jack Frusciante Has Left the Band' touched a powerful nostalgic nerve in me, and reminded me in a visceral way of how it really felt to be a teenager.
Uno di quei libri che, per quanto non straordinari rispetto ad altri, li ricordi per sempre. Forse perchè in esso, attraverso Alex, il protagonista, si è riconosciuta una generazione intera. La musica, gli amici, gli scontri col mondo adulto, i primi amori, le prime inquietudini. Un romanzo che ha fatto la storia degli adolescenti degli anni '90, fresco, spontaneo, generazionale.
In realtà è una rilettura, la prima volta l'ho letto da adolescente, quando uscì il libro. Evidentemente me l'ero perso per strada! Personalmente credo che se avessi letto questo libro per la prima volta ora, l'avrei bocciato, anche se magari salvando qualche aspetto. Quando ero alle superiori, questo libro era noi: la sensazione di essere _ingiustamente_ oppressi da genitori e insegnanti, la sensazione di poter spaccare il mondo (vedi i due protagonisti che discutono - cliché dei cliché - Richard Bach e Il piccolo principe e cummings Si parlava di poeti come modelli di vita, come miti, come piedi di porco per scardinare la mediocrità della vita di tutti i giorni e andare a far volare l'aquilone nel prato che c'era dall'altra parte), la musica con il suo ruolo fondamentale, l'assolutezza dei primi amori (o delle prime cotte, siamo onesti). Da adulta, odio profondamente il rapporto di Alex con la sua famiglia (sapendo cos'è l'adolescenza, probabilmente i suoi genitori in realtà non erano niente male). Approvo invece le sfumature, come chiamarle, politiche? Storiche? Una consapevolezza che sicuramente avevo poco io alle superiori. E mi piace anche questa sensazione di doversi godere il momento (citazione cult: La realtà è che mi trovo costretto a sacrificare il me diciassettenne felice di oggi a un eventuale me stesso calvo e sovrappeso, cinquantenne soddisfatto, che apre la porta del garage col comando a distanza e dentro c'ha una bella macchina, una moglie che probabilmente gli fa le corna col commercialista e due figli gemelli con i capelli a caschetto identici in tutto ai bambini nazisti della kinder.) anche se questa filosofia di vita applicata agli adolescenti è semplicemente terrificante! In conclusione, dedicato solo ai nostalgici, così come da nostalgico ho tarato il mio - altissimo - voto.
Così, era rimasto in casa tutto il giorno, rabbioso e in gabbia, convinto com'era che in Italia, e forse anche nel resto del Mondo dei Grandi, tutto era un po' come a scuola: ovunque spadroneggiava la forza e l'ignoranza, fosse quella del boss mafioso con la catena d'oro al collo e l'Uzi nel cassetto, o quella del professore supponente che ghignava delle opinioni politiche o del modo di vestire degli studenti, o quella del sottosegretario che s'ingozzava di pasta al salmone nei ristoranti romani senza pagare mai il conto... (riflettendo sull'assassinio di Falcone)
This book was a major let down. Maybe the title was deceiving to me because I thought it would draw more inspiration from amazingly twisted yet beautiful life of musician John Frusciante, but there was actually very little about Frusciante's life in the book.
So I admit, my expectations were too high and were completely off about the book, but I still gave it a try. However, I could not endure the whining narrative of Alex. His excessive complaining about his family and others around me made the book intolerable. So what if his family likes watching T.V., that's not impacting you in any way, so stop complaining about it...but I digress. Too much navel gazing and self pity for me. At least I learned that's not how I want to write.
I read this book some time ago. Anyway, I remember how much I loved it. If you're in your teen years it'll reach your heart, but I think it can be appreciable by adults too. The main character, Alex, is like an italian Holden Caulfield of the 90s. You'll love him or you'll hate him, anyway he's a typical clever and thinking teenager. I loved the way this book is written and I loved the characters. A coming of age story that will have forever a special place in my heart and will alway remind me of my teen years.
Linguaggio originale e interessante, anche se l'ho trovato poco comprensibile in alcuni punti. La trama non è molto elaborata e il world building non mi è piaciuto molto, ma l'ambientazione è ben descritta ed, essendo stata a Bologna, mi riporta alla mente quel periodo. Mi rivedo in Aidi e il suo personaggio mi è piaciuto molto come anche quello di Alex e Martino, tutti e tre ben strutturati.
"Nessun posto è lontano. Se desiderate essere accanto a qualcuno che amate, forse non ci siete già?"
Forse la Kim di diciotto/vent'anni avrebbe dovuto leggere questo libro. Ma la giovane Kim non aveva ancora visto un sacco di film, non aveva ancora letto abbastanza, non avrebbe colto e apprezzato le citazioni e non avrebbe compreso e amato follemente lo stile. Per non parlare del fatto che a trentatrè suonati sento e provo ancora i tormenti dell'adolescenza. Che forse è per quello che mi sento così vicina alle mie alunne tredicenni e so ascoltare senza però dare troppi consigli. Perché so che la cosa giusta da fare è sbagliare, inciampare e imparare. O forse non imparare e inciampare ancora un'altra volta, inciampare meglio e con consapevolezza. Tipo "lo so che è la cosa sbagliata da fare ma è troppo bello tormentarsi quindi sbaglierò ancora, dai".
E allora leggo della storia tra Alex e Aidi e ripenso a tutti i miei amori passati, a tutti quei "per sempre" detti credendoci ogni volta per davvero. E leggo del buon Martino, di Hoge, di Rinaldi e di Depression Tony e penso con malinconia a tutte le bravate che non ho mai fatto e che avrei voluto fare ma che forse non ho mai voluto fare davvero perché altrimenti le avrei fatte, no? Perché è sempre facile mettersi il maglione del malumore e fare la faccia triste e ripensare alla gioventù mancata, che invece che mancata è stata semplicemente diversa e che magari tra vent'anni ripenserò con nostalgia a tante cose che invece ora mi sembrano banali e scontate.
E allora sono felice di averlo letto proprio adesso e non 15 anni fa. Adesso che posso guardarmi indietro e riconoscermi, adesso che posso commuovermi ancora di più senza alcuna vergogna. Proprio adesso che mi sento ancora così immatura ma consapevole di non poter essere in alcun modo diversa da come sono.
Ένα βιβλίο που μάλλον έπρεπε να το διαβάσω 20 χρόνια πριν (και βάλε). Με έκανε όμως να θυμηθώ την Ιταλίδα συγκάτοικο μου με τη σχολική Invicta,να ετοιμάζεται χαράματα για τη σχολή της και να βάζει μέσα στην ήδη γεμάτη τσάντα αυτό το βιβλιαράκι, απαραίτητο ανάγνωσμα στη παρέα. Θυμήθηκα το ποδήλατο που είχαμε όλοι (σχεδόν 😊) για να μετακινούμαστε στη πόλη και,αν μας το κλέβανε, έφτανε μια βόλτα στη via Zamboni για να βρεις ένα άλλο ή ακόμα και το ίδιο,αν ήσουν γρήγορη και το πετύχαινες στα χέρια του κλέφτη. Θυμήθηκα τα ραντεβού στο κέντρο της πόλης που κανονίζαμε μέσω σταθερού τηλεφώνου ή απλά, τη τελευταία φορά που είχαμε βρεθεί. Ωραία χρόνια; Καλύτερα; Ανέμελα σίγουρα. Όπως ανέμελη είναι η ζωή των πρωταγωνιστών μας αλλά ακόμα δε το ξέρουν. Λογοτεχνικά δεν έχει κάποια αξία, ο συγγραφέας το έγραψε στα 19 του και εντάξει,μια χαρά είναι τελικά, έγινε μόδα, έγινε ταινία, νομίζω όμως πως πια είναι ξεπερασμένο. Το τελείωσα με ένα αίσθημα νοσταλγίας για τη τότε εποχή και τίποτα άλλο.