Ho proprio voglia di fare una recensione su questo libro perché, stranamente, è riuscito a colpirmi molto, facendomi ridere e commuovere insieme. Era da tanto che un libro contemporaneo non faceva questo e mi è dispiaciuto vedere che pochi hanno letto questo gioiellino e ancora meno ne hanno parlato.
Prima di tutto, devo avvertire che, anche se l'autrice è, appunto, una donna francese e la storia parla di agenti di polizia, NON è la Vargas. Ripeto, NON è la Vargas, ottima scrittrice francese di gialli, il cui "spalatore di nuvole" è famoso e amato in tutto il mondo.
Evitiamo comparazioni.
Sarebbe come mettere a confronto Eco e Manzoni perché entrambi sono italiani e i loro romanzi sono di genere storico.
Anne Capestan, la protagonista, è un brillante commissario di polizia finché non usa la pistola una volta di troppa.
Dopo essere stata mandata in congedo, non solo mantiene il proprio lavoro ma riceve una promozione e diventa capo di una brigata.
Dov'è l'inghippo?
I suoi sottoposti sono la feccia della polizia, a cui verranno assegnati tutti i casi irrisolti: ubriaconi, giocatori compulsivi, violenti, sfasciamacchine, spioni, portasfiga...
Armata di buona volontà e di un gruppetto tosto di poliziotti che, nel bene e nel male, provano a fare il proprio lavoro, Anne cerca di non arrendersi e di continuare a fare ciò in cui riesce meglio: arrestare criminali.
E quando tra i fascicoli trova due casi di omicidio molto particolari, sa di non poter demordere.
Poiché questo è un giallo e il bello di questo genere sta nella suspense, nel fare ipotesi per poi vedersele confermate o meno, lascerò da parte tutto il discorso sui crimini e sulle vittime.
Il punto forte di questo romanzo sono i personaggi e le loro storie personali, di cui vediamo alcuni lampi, che spero saranno approfonditi dei prossimi libri della serie.
Hénaff riesce a dare a ognuno dei poliziotti che rappresenta una propria voce, rendendoli riconoscibili e reali, nonostante molti appaiano tardi o per poche battute.
Anne stessa è ben delineata come una donna forte, che reagisce e scommette sulla sua brigata, senza giudicarli e rendendoli davvero suoi colleghi, quando il corpo di polizia li ha resi dei parìa.
Ho apprezzato molto Torrez, il portasfiga, colui i cui partner precedenti sono sempre finiti male e che viene tenuto a distanza da tutti, tranne che da Anne, per cui la sfortuna non esiste.
E mi è piaciuto che ognuno fosse ben conscio del motivo per cui fosse lì e venisse spiegato, aggiungendo un tocco di realtà alla situazione.
Lebreton, per esempio, integerrimo poliziotto, finisce lì per la sua omosessualità, nonostante non avesse mai compiuto un errore in vita sua. E questo mentre deve anche sopportare il lutto per il compagno, morto da otto mesi, senza nessuno che lo consoli perché, in fondo "non era una famiglia".
Rosière, diventata famosa scrittrice di polizieschi ispirati alla sua carriera, continua, nonostante il successo, a lavorare perché in realtà è sola, profondamente sola. Ha un figlio ormai adulto e quasi nessun amico, dal momento che ha usato tutto ciò che conosceva come trama per i suoi libri.