Non so perché, ma mi aspettavo un romanzo molto più frivolo visto l'abbinamento copertina e fiori.
In realtà, come al solito quando c'è di mezzo la Newton Compton, quasi mai la copertina è davvero centrata con il tema della storia.
Siamo nel 1956 e una non più giovanissima Iris Turner, dattilografa inglese con un lavoro sicuro e l'ingiuria di zitella che aleggia sul suo nome, decide di cambiare la sua vita e di accettare una proposta di lavoro trovata su un giornale.
L'annuncio la porterà nel sud della Francia, ad assistere un vecchio bisbetico, Hammond Brooke.
Il romanzo è davvero interessante, perché utilizza uno stratagemma ormai abusato in letteratura, che però funziona sempre: qualcuno degli eredi della Turner finge di ritrovare un diario dell'epoca, e lascia ai posteri i racconti della madre in quella lunga estate che le cambiò la vita.
La nota importante del romanzo è lo stile della narrazione. L'autrice deve aver fatto una fatica immensa a mettersi nei panni di una donna di quasi quarant'anni in un Inghilterra che sta ancora leccandosi le ferite post seconda guerra mondiale.
La scrittura diaristica è convincente, sia per la formulazione dei pensieri della protagonista, sia per la ricostruzione dell'epoca, con usi e costumi completamente diversi dai nostri.
Hammond Brooke è stato uno dei profumieri più famosi della Francia; purtroppo dopo la guerra, a causa del diabete, ha iniziato a perdere i sensi più importanti per un profumiere, vista e olfatto. L'uomo si è auto esiliato nella dependance della grande villa della sua famiglia, nel frattempo trasformata in albergo di lusso.
Iris, attraverso la collaborazione con il profumiere, e le enormi difficoltà che dovrà affrontare per la durezza del suo carattere, farà tutta una serie di cambiamenti personali, che la porteranno a rivoluzionare la sua vita, a dare una svolta decisa alla piattezza di un'esistenza che sembrava già segnata da tempo.
Questo romanzo racconta dunque pochi episodi concentrati in un'estate. La nota interessante, oltre allo stile della scrittura, è l'atmosfera di decadenza post guerra che l'autrice è riuscita a restituire. L'Europa sta ancora cercando di assestare gli equilibri, ed è alla caccia costante degli ultimi colpevoli delle epurazioni naziste, ancora ben celati tra le persone semplici.
I ricchi hanno ripreso la loro nota indolente, trascinandosi tra una festa e l'altra, senza apparente scopo che sperperare una gloriosa eredità. La vecchia tensione Francia e Inghilterra è stata ricucita, nonostante la stretta collaborazione tra le due nazioni durante la guerra.
E la povera gente ha ripreso a fare del suo meglio, per tirare a campare.
Insomma, devo ammettere che la complessità di alcuni temi trattati mi ha davvero stupita in positivo. Dietro una copertina patinata e fuori contesto, si nasconde in realtà un romanzo interessante e ben costruito, che meriterebbe più attenzione. Niente di eccezionale, che faccia gridare al miracolo narrativo, ma di sicuro un'opera con una sua dignità letteraria, in grado di tenere compagnia a un lettore solitario per qualche ora senza farlo pentire della sua scelta.