Altra meravigliosa esperienza con i libri illustrati delle storie del terrore Fanucci.
Questa è, nello specifico, l’edizione illustrata di una storia di Algernon Blackwood, con le immagini di Daniele Serra.
La storia comincia con il protagonista che si trasferisce in questo appartamento che è al primo piano di una palazzina di tre piani, di una vecchia signora placida, e lì comincia a scivolare piano piano verso delle ossessioni che rendono difficile distinguere se quello che comincia a succedere all’improvviso sia dovuto a allucinazioni o ad eventi reali.
Le vicende sono terrificanti quanto può esserlo pensare che, tutte le volte che ci si ritrovi al buio, possa esserci qualcuno, un essere indefinito, presente accanto a noi e che ci ascolti e viva tra le nostre cose.
Io ne sono stata molto colpita al punto da fare un bell’incubo quando ho spento la luce per dormire, nonostante non mi fosse sembrato così tanto terrificante.
E le immagini molto scure, cupe, a tratti rappresentate come vignette che integrano alcuni passaggi della narrazione, hanno contribuito decisamente a render tutto più angosciante.
Mi ha lasciata però un po’ interdetta il finale, che farebbe pensare ad un libro lasciato incompleto, il che ha tolto un po’ di pathos, nonostante non abbia tolto sapore al tutto, ma ha lasciato in sospeso una possibile spiegazione degli eventi e nessuna per l’identità del personaggio descritto.
Subito dopo, leggendolo ispirato a Colui che sussurrava nelle tenebre di Lovecraft, ho deciso di andare a leggerlo, ed ecco cosa ho trovato…