Come spiega l’autore stesso, il libro nasce da una domanda: che cosa sarebbe successo se due dei più grandi imperi del mondo antico si fossero incontrati e avessero potuto scambiarsi conoscenze mediche, culturali, tecniche, militari?
La storia prende avvio in Anatolia, nel 260 d.C., con lo scontro tra Romani e Persiani nei pressi della città di Edessa e la cattura dell’imperatore Valeriano e di alcuni dei suoi uomini, tra cui il valoroso comandante Marco Metello Aquila, costretti poi a lunghi mesi di marcia forzata per raggiungere delle miniere nelle quali li attende un destino di immensa fatica e grandi dolori. Grazie all’aiuto di un anziano ed esperto prigioniero del posto, gli uomini riescono a fuggire e, in seguito, a ottenere l’appoggio di un mercante che promette di aiutarli a tornare a casa se si impegneranno a proteggere un misterioso individuo braccato dai Persiani. La parola data li porterà fino in Cina, dove entreranno in contatto con un mondo nuovo e affascinante, funestato da lotte per il potere a cui anche loro prenderanno parte.
Il romanzo è popolato da una moltitudine di personaggi, ma quelli che emergono sono il comandante Metello, uomo profondamente devoto al suo imperatore e alle tradizioni romane, nostalgico e preoccupato per la famiglia lontana e il passato perduto, leale nei confronti dei suoi uomini, che desidera proteggere e guidare al meglio, ma anche nei confronti dei nuovi compagni di avventura, per i quali non esita a mettere in pericolo la sua stessa vita; la principessa Yun Shan, formidabile nel combattimento, apparentemente dura e distaccata ma tormentata e appassionata nell’animo; il principe Dan Qing, inizialmente freddo e imperscrutabile, che nel corso della storia diventa capace di ammettere i propri errori, di fidarsi degli altri e di chiedere consiglio.
Purtroppo, ci sono alcuni personaggi che restano sullo sfondo, in quanto vengono menzionati solo all’inizio e poi dimenticati, lasciando nel lettore una sensazione di incompiutezza e una curiosità che non viene soddisfatta nemmeno alla fine: sarebbe stato bello poter sbirciare, ogni tanto, tra i pensieri e le azioni del nuovo imperatore Gallieno, del sovrano dei Persiani e del figlio di Metello.
La voce narrante è mutevole: diventa ora intimista, ora esigente, nei pensieri e nei dialoghi dei personaggi; si fa pittoresca nelle descrizioni dei paesaggi e degli eventi naturali avversi; diventa stupita nei confronti tra le due civiltà, momenti durante i quali vengono messi in luce sentimenti e azioni universali, presenti agli angoli opposti del mondo, e differenze dalle quali è possibile imparare; si fa incalzante nelle mirabolanti fughe e nei concitati scontri, che abbondano.
Lo stile si plasma, insomma, a seconda dei momenti, senza perdere mai la sua caratteristica di chiara linearità.
Ho apprezzato maggiormente la prima parte della trama, più introspettiva e lenta, ma nella seconda sono stata catturata dagli intrighi politici, dall’emergere di scomode verità, dal confronto con personaggi inquieti e dall’insistenza sui leggendari guerrieri comparsi, alcuni secoli prima, sulla frontiera dell’impero cinese e identificabili con la legione perduta di Crasso.
Tuttavia, ho avuto l’impressione che il finale fosse troppo frettoloso: in particolare, mi sarebbe piaciuto che la battaglia finale e decisiva venisse approfondita nella preparazione e nello svolgimento, e che l’ultimo viaggio compiuto dal protagonista venisse descritto fino alla sua conclusione (non posso dire troppo ma, chi li ha letto, capirà!).
Consigliato? Sì, se siete affascinati dai “se” storici, se vi piace immaginare un passato alternativo, se le leggende e i racconti d’avventura vi incuriosiscono, e se cercate una storia che parli di coraggio, lealtà e spirito di sacrificio.