Sono passati quasi tre anni dall'ultima volta che ho parlato qui sopra di Terry Moore. Nel frattempo ho avuto modo di incontrarlo due volte apprezzandone le qualità umane oltre che di fumettista e mi sono procurato a New York il volume unico della sua seconda opera, Echo, mentre è tutt'ora in corso di pubblicazione Rachel Rising, sua ultima "creatura".
Ma non divaghiamo, dato che ho colpevolmente già impiegato più di due anni a decidermi a leggere proprio Echo.
Partiamo dicendo cosa non è Echo.
Echo non è Strangers in Paradise e non vuole esserlo. Totalmente diversa la portata delle storie, il numero dei personaggi, il respiro della vicenda. Diverse anche le premesse di base: dove SiP era una storia di tutti i giorni che pian piano introduceva elementi anche molto fantastici, Echo nasce come storia di pseudo-fantascienza in cui gli elementi umani la fanno da padrone.
Ma ciò che non è Echo ci porta direttamente a ciò che è: una storia in cui Moore vuole parlarci delle sue paure sulla scienza moderna, sugli effetti del non sapere quando fermarsi, sull'incapacità dell'uomo nel discernere tra ciò che si può fare e ciò che è lecito fare.
Sostanzialmente nulla che Einstein e tanti altri non abbiano detto prima di lui, ma raccontato con uno stile che pochi autori hanno.
Come dicevo, però, la fantascienza e le paure di Moore sono l'ambientazione, dato che come al solito il punto di forza sono i personaggi e qui il buon Terry dimostra le proprie capacità forse anche meglio che in SiP.
Mi spiego.
SiP era una storia lunghissima, ben orchestrata, in cui sia i personaggi principali che quelli secondari hanno tempo a sufficienza per essere ritratti sotto ogni sfumatura. Certo, un pessimo autore non ci sarebbe comunque riuscito, ma fosse così non staremmo neanche a parlarne.
Echo è una storia molto più breve, nata per esserlo.
I personaggi sono molti meno e questo, di certo, aiuta, ma la capacità di Moore di dare loro spessore e tridimensionalità anche solo con poche battute è impressionante e si nota soprattutto coi comprimari che compaiono per poche vignette.
Moore non crea degli stereotipi, ci racconta delle persone.
Nessuna perfetta, nessuna bianca o nera, tante sfumature di grigio così come accade nella vita reale.
E quindi ecco Julie, giovane donna americana che, in fase di divorzio e senza un centesimo, si trova coinvolta in qualcosa di molto più grande di lei.
Ecco Annie, scienziata geniale e con un sogno e uccisa proprio a causa di tale sogno.
E ancora Ivy e Dillon e tutti coloro che, volenti o nolenti, si troveranno a dover cercare di salvare il mondo e portare a casa la pelle.
Vi troverete ad appassionarvi, a chiedervi come ne verranno fuori, a ridere in alcuni momenti ed arrabbiarvi in altri. Magari non piangerete, non come in SiP, ma difficilmente rimarrete indifferenti.
E per chi ha già letto SiP ci sarà anche una piccola sorpresa, un cameo che personalmente mi ha strappato un sorriso, come quando vedi qualcuno che conoscevi dove meno te lo aspetti e ti viene da dire "ma guarda com'è piccolo il mondo".
Da leggere, gustare, condividere.
E io prometto che non aspetterò altri due anni prima di leggere Rachel Rising.