Az è un alato, o meglio, è nato in una famiglia di alati, tra le città nel cielo, ma non ha le ali. È una malformazione che lo rende unico in un mondo in cui tutto è a misura di angelo, eppure qualcuno lo cerca proprio per quella sua insolita unicità.
Ad una prima occhiata il libro che abbiamo tra le mani ha del potenziale atto a renderlo un vero e proprio successo editoriale, ambientazione fantasy a tema angelico (cosa rara) in un mondo post apocalittico, una copertina graficamente accattivante, un logo semplice ed intrigante… ma se si inizia la lettura, tutto il potenziale, tutte le aspettative, svaniscono in una piccola manciata di pagine: mi spiace dover criticare questo libro, devo ammettere che quando uscì ai tempi lo volevo comprare, ma per mancanza di fondi ho dovuto aspettare parecchio tempo e lo trovassi usato per poi rimanerne tremendamente delusa.
I difetti del libro partono dalle primissime pagine, Azuel o Az è un protagonista che non riesce a farsi amare dal lettore, in primis abbiamo una visione troppo ridotta della sua quotidianità, praticamente dovremmo riuscire a conoscerlo in soli tre capitoli in cui nemmeno abbiamo una visione del mondo che lo circonda e dovremmo già capire i come e i perché del suo status di senza ali. A questo aggiungo la sommarietà delle situazioni iniziali, il lettore non riesce a entrare pienamente in contatto con la vita angelica, ci sono pochi riferimenti che ci permettono di vedere questo mondo e di capire il suo funzionamento, e anche una volta che arriviamo ad avere una visione d’insieme, tutto sembra costruito su fondamenta si sabbia.
Al di là degli eventi trattati, mi soffermo sulla vita angelica (di cui ci viene dato uno scorcio veramente misero), sappiamo che l’economia gira intorno alle fonti non rinnovabili che arrivano dal mondo di sotto, ma da una civiltà così evoluta dal vivere tra le nuvole, sbattendo morbide ali candide, mi aspetto un qualcosa di più realistico o comunque di costruito con più coerenza: le fonti non rinnovabili arrivano dal mondo di sotto da ormai talmente tanto tempo che nessuno ha mai concepito di trovare delle alternative? Davvero, è fin troppo limitata questa visione. A questo va aggiunto che non c’è poi così tanta fantasia nella creazione di questo popolo che vive tra le nuvole, l’unico elemento fantasioso e creativo è la creazione dei cognomi che non si trasmettono di generazione in generazione, ma riportano il nome del padre più un suffisso che indica che sono “figlio” o “figlia”, come fantasia mi sembra un po’ poca.
Veniamo poi al mondo di sotto, che è nettamente meglio descritto di quello angelico, abbiamo una visione molto più definita, certo i fatti si svolgono tutti lì, ma non per questo giustifico le mancanze sul mondo alato. Ciò che rovina, forse non volutamente, questo ambiente è la caratterizzazione dialogale dei terrestri umani: i dialoghi presentano forme colloquiali che sono veri e propri errori grammaticali perché si riesca a distinguere e a capire che siamo di fronte ad un popolo di “ignoranti”, ma che dopo due sole pagine diviene fastidioso ed appesantisce la narrazione, rendendo faticosa la lettura.
Insomma una serie di scelte discutibili che tolgono tutto il gusto di alcune scene o della perte finale che ha mio parere non sarebbe stata male se avessi avuto modo di conoscere e amare i vari personaggi.
In definitiva concedo due stelle, i personaggi e perfino il mondo alato sono una visione che non si riesce ad apprezzare, forse perché non è ben descritta o forse perché l’autore non ci da i mezzi per poterla vedere veramente. Io penso che la delusione non sia nella trama, i difetti sono bensì da attribuire a delle mancanze sia descrittive sia di riadattamento alla nostra lingua che proprio trovo discutibili. Non riesco nemmeno a giustificare il tutto notando che la Mondadori lo ha attribuito “Adatto dagli 11 anni”, perché questo è un libro che perfino in mano ad un ragazzo risulterebbe pessimo. Peccato, leggo il seguito ma le premesse non sono affatto buone…