Il 5 aprile del 1994 Kurt Cobain mette fine a una vita che lo ha reso suo malgrado portavoce di una generazione; un'esistenza ormai governata dal dolore, dalla depressione, dalla ricerca di uno stordimento mentale e fisico, di un ottundimento sensoriale che lo liberasse dalle sofferenze come dalle passioni di cui non riusciva più a godere. Ma il colpo di fucile con cui il frontman dei Nirvana ha deciso di cancellare i propri tormenti - e che lo ha cristallizzato per sempre nell'icona in cui il mainstream era riuscito a trasformarlo - non si è portato via soltanto la voce, straziata e straziante, di album indimenticabili e ormai immortali della storia del rock; perché prima di non vedere altra soluzione se non quella della morte, Kurt Cobain è stato tanto altro. È stato un bambino allegro e spontaneo, irresistibile nel suo entusiasmo, presto fiaccato dal desiderio inesaudibile di una famiglia unita e felice; un adolescente complicato, sempre fuori posto, vessato dai redneck, determinato nei suoi progetti di fuga da una provincia popolata solo da "idioti, cavernicoli e taglialegna"; un ragazzo curioso, affamato di esperienze, nei cui occhi la scoperta liberatoria del punk ha saputo far brillare una fiamma che non avrebbe mai potuto spegnersi lentamente, ma solo bruciare in quello che al mondo è sembrato un attimo meraviglioso e irripetibile.
Ho la sensazione che leggere una biografia di 200/300 pagine su Kurt Cobain non mi avrebbe trasmesso le stesse emozioni che mi ha trasmesso quest'opera e non mi avrebbe permesso di entrare tanto in contatto con lui. Il fatto che a raccontare la storia sia il suo amico immaginario è incredibilmente dolce, fa sì che tu ti senta dentro la testa del protagonista. È un graphic novel molto breve, ma proprio per questo risalta il cambiamento avvenuto in Kurt. Era un bambino come tanti, semplicemente più attivo ed entusiasta, ma questo suo entusiasmo è stato spento da una famiglia che non lo considerava e da una società che non lo comprendeva. Poche pagine sono bastate a farmi emozionare. I disegni, poi, sono perfetti per questo tipo di storia: semplici, ma efficaci. Mi è piaciuta in particolare la rappresentazione del bosco, che in un certo senso apre e chiude l'opera. I riferimenti musicali sono la ciliegina sulla torta.
"Nevermind" è il nome del disco più conosciuto dei Nirvana. Il fumetto di Tuono Pettinato ne recupera il titolo per poterlo affibbiare a questa biografia di Kurt Cobain dai bianchi ed i neri calcati.
La voce narrante è l'immaginaria compagnia del piccolo Kurt, un tigrotto per cui spero che la Rizzoli abbia pagato i diritti all'autore di Calvin &Hobbes (similmente, il patrigno alcolizzato ha le fattezze di Braccio di Ferro che fa finire il vino della bottiglia nella bocca strizzandola, come accade al marinaretto del cartone animato con le lattine di spinaci). Kurt è un bambino in fin dei conti normale, uno che scappa davanti alla mamma armata di pettine che cerca di sciogliergli i nodi in vista della foto di classe. Eppure il medico fa la sua diagnosi: "Il bambino è troppo allegro (...) Non c'è da preoccuparsi, si cura tranquillamente coi farmaci. È un disturbo stranamente frequente nei bambini". Il mito del piccolo Kurt in effetti è Evel Knievel, l'uomo che si è rotto più ossa di chiunque altro in assoluto (cazzo bel record, quasi si preferisce essere quello delle angurie spaccate con la testa). Evel Knievel è uno che salta tra i canyon a bordo di una motocicletta avvolta dalle fiamme, e come lui nemmeno Kurt sta mai fermo. I genitori sono dapprima titubanti ("Ma è così necessario imbottirlo di medicine? Magari è sufficiente ridurgli quelle schifezze zuccherate"), ma i dubbi si sciolgono quando lo vedono finalmente immobile e silenzioso ("Meglio"). La correzione continua: lo sport per la scoliosi, il braccio sinistro legato dietro la schiena quando scrive perché da mancino diventi destrorso. In un mondo ossessionato dal successo, scegliere la sconfitta è rivoluzionario. È per questo che durante un incontro di lotta libera Kurt si prende una rivincita sull'agonismo paterno e resta volontariamente immobile, senza difese, mentre l'avversario lo atterra, e lo atterra ancora e ancora. Quando Don lo invita ad una spedizione di caccia mettendogli in mano un fucile, Kurt si rifiuta di sparare. "Si finge gay per far incazzare gli omofobi", c'è scritto.
La reazione all'etica del profitto e della produttività, all'ottimismo posticcio degli anni 80, furono il sarcasmo e l'apatia: stare fieramente dalla parte dei perdenti, ostentare indifferenza di fronte alla catastrofe, simpatizzare con il fallimento. Sapere di poter essere se stessi è un'enorme liberazione. Kurt si appassiona alla musica perché, esattamente come con le droghe, il "rumore" lo stordisce: il suono assordante è il miglior anestetico. Tra i fischi del feedback che squagliano il cervello, Kurt raggiunge la sublime estasi dell'ottundimento sensoriale, quel Nirvana buddista che è lo stato di grazia in cui tutte le voci del corpo spariscono, completamente azzerate, e non si sente più nulla, una tregua da tutte le passioni. Kurt si sfoga con la batteria: la cassa col logo tarocco di Topolino viene presa a calci da un nanetto arrabbiato che finalmente è riuscito a dare una direzione ai suoi giochi stupidi di bambino, alle spinte distruttive: un Kurt adulto sul palco sbatte la testa contro gli amplificatori, si droga, è magro in maniera malsana. Tuono Pettinato lo definisce "una larva grigiastra". "Non lo riconoscete un essere umano quando vi sta di fronte?!?" Kurt trova la quadra con la musica, la droga, ed infine la morte.
Eppure quando Kurt è ancora un marmocchio sembra così allegro e fiducioso! Canta a squarciagola che sarà il campione del mondo mentre passa la domenica da solo nel pick up del padre, parcheggiato tra le fabbriche di trasformazione del legname ("Un giorno tutto questo potrebbe essere tuo!"), mentre aspetta che Don finisca il suo turno di lavoro.
La prefazione di Toffolo mi sembra uno gnocco di boria e egocentrismo: "Dopo i Nirvana ho immaginato di prendere posizioni precise rispetto alla trasformazione dell'uomo in merce. Per questo proprio qualche mese dopo la morte di KC decisi che avrei escluso per sempre la mia faccia dal commercio dei miei talenti. Che l'avrei sostituita con una maschera da teschio". Lo spazio sarebbe stato speso meglio parlando di Kurt Cobain, dei Nirvana, o della genesi di questo libro. Le pagine che ho preferito sono i disegni di Tuono Pettinato ispirati al videoclip "In bloom" dei Nirvana. Pure è buffo che decida di mostrarci la famiglia che Kurt Cobain si è costruito sul Lake Washington, poco prima dello sparo, inquadrando in una vignetta il bagno (vuoto) con vista gabinetto (Kurt non abbassava la tavoletta) ed il premio degli Mtv Awards accanto.
"What else I should be? / All apologies / What else I should say? / Everyone is gay / In the sun, in the sun / I feel as one, in the sun"
La vita di Kurt Cobain, ma prima che diventasse famoso, fino all'inizio della sua carriera, che peró non viene raccontata. Il divorzio dei genitori, la vita nella piccola cittadina americana e la triste disperazione che aveva radici troppo profonde per strapparle senza distruggere tutto.
Un tributo ricco di sensibilità, empatia e rispetto, che tralascia la figura straconosciuta di Kurt Cobain, per dedicarsi a raccontare, attraverso le parole di Boddah, l'amico immaginario del protagonista, l'infanzia e l'adolescenza di Kurt. Un bambino incompreso, solo. Genitori che non capiscono, una città ignorante. Indifferenza, incomprensione, diversità, solitudine. La scoperta della musica - da sempre presente e amata - come nirvana, come mezzo per non sentire più nulla, i proprio pensieri, il dolore, la vita. Nulla. Poi la droga, il successo, la stampa e l'epilogo finale che tutti conosciamo, che mi ha commosso. Disegni in bianco e nero semplici ma d'impatto, e una playlist assolutamente fantastica.
Nevermind di Tuono Pettinato è uno di quei libri che, pur raccontando una storia nota, riescono a spiazzare. Non è la biografia del frontman dei Nirvana che ci si aspetterebbe: niente mito distruttivo, niente icona del rock maledetto. Pettinato sceglie invece di accompagnarci nell’infanzia di Kurt Cobain, in quel territorio fragile e vulnerabile dove le emozioni sono troppo grandi e il mondo degli adulti troppo stretto per contenerle. La presenza dell’amico immaginario – tenero, buffo, quasi un Hobbes moderno – dona al racconto una dimensione affettuosa e malinconica, un contrappunto che smussa i momenti più duri e insieme li rende ancora più umani. Il tratto di Pettinato è espressivo e leggero, ma mai superficiale: riesce a dare forma visiva alla sensibilità bruciante di Kurt e allo spaesamento di un bambino che cerca riparo dove può. Molto bella anche la prefazione di Davide Toffolo, che prepara il lettore al tono del libro con intelligenza e rispetto. Nevermind è una biografia “piccola” solo in apparenza: in realtà è un racconto di formazione dolce e doloroso, un modo diverso e necessario di guardare a una figura così spesso schiacciata dal proprio stesso mito. Una lettura che consiglio davvero, sia a chi ama Kurt Cobain sia a chi apprezza le storie raccontate con empatia e finezza.
Con molto ritardo ho letto “Nevermind”, di Tuono Pettinato, apprezzatissimo albo regalatomi da un caro amico. A saperlo, l’avrei fatto sicuramente prima. Profondo, toccante, a tratti, quasi insopportabilmente commovente. A prima vista ha tutta l’aria di un classico fumetto ma, belli de casa, questo è molto di più: è un viaggio introspettivo ben camuffato da graphic novel. Il Kurt Cobain rockstar che tutti conosciamo è messo da parte per sviscerare il percorso di crescita, dall’infanzia alla celebrità, dell’ex leader dei Nirvana.
Un bambino incompreso che scopre la musica come via di fuga da tutto quello che ci appare “strano o diverso”. Tuono Spettinato - che la terra gli sia lieve - è stato davvero uno dei più grandi fumettisti e illustratori italiani degli ultimi anni e la sua mano ha realizzato, con semplicità, quello siamo effettivamente: individui incapaci, non solo di osservare, ma anche di ascoltare chi ci sta di fronte, e di riconoscere una richiesta d’aiuto. Occhio, però, che non ci sarà sempre un “Boddah” - l’amico immaginario che Kurt aveva da bambino - a darci il conforto che cerchiamo.
I disegni di Tuono sono sempre carini ed efficaci, e la sua poetica è sempre molto ben definita. Peccato che questo simpatico omaggio a Kurt Cobain parta da un'ottima idea di base per arenarsi nei soliti problemi di sviluppo tipici del suo autore: è tutto troppo veloce, e non si va sul serio in profondità a nulla. Comunque una prova interessente, ma poco di più.
Toccante e profondamente sentito. Con pochi tocchi (grafici e biografici), Tuono Pettinato scende al cuore della vicenda, e che cuore. La fragilità e la dolcezza (richiamate dai riferimenti a Calvin & Hobbes) compresse nella rabbia e nella brutalità del post-punk (con tanti inviti all'ascolto) ed esplose, purtroppo, come un colpo di fucile.
La scoperta del punk è stata la mia salvezza! Ha migliorato la mia autostima e mi ha mostrato che si può diventare rockstar pur rimanendo dei disagiati totali! Che non serve neanche diventare una fottuta rockstar! Sapere di poter essere sé stessi è un'enorme liberazione!
"Poter non sentire più nulla, una tregua da tutte le passioni, ecco cos'è la purezza di spirito!" (p.71)
"L' apice della felicità è prima che arrivi il successo. (p.72) Quando si lavora assieme con sudore e passione per un obiettivo comune. Il successo rovina tutto." (p.73)
Qua si torna ad un bianco e nero efficace all'interno della narrazione. Si descrive l'infanzia e l'adolescente di Kurt Cobain con la guida di Boddah, l'amico invisibile di Cobain. Cobbah, qui, sembra la copia sputata di Hobbes di Calvin & Hobbes ed è lui che narra e collega i diversi episodi relativi alla vita dell'artista.
Si parla del suo rapporto con il padre, sportivo sfegato; del peregrinare del giovane Kurt tra le varie case dei genitori; della sua vita a scuola come loser. Insomma tutto quello che può spiegare il perché di quel colpo di fucile.
Non mi ha coinvolto più di tanto, ad essere onesti. La cosa che più mi è piaciuta sono le tavole che illustrano i testi delle canzoni. Quelli sono molto belli.
Bella la prefazione di Davide Toffolo. Ultimamente i libri pubblicati negli ultimi tempi pullulano di prefazioni che dipingono l'autore come un genio incompreso e la loro opera come un'altra Cappella Sistina e, francamente, non servono a nulla se non ad irritare il lettore. Questa, invece, ha una sua ragione d'essere. Spiega infatti perché el Tofo abbia deciso di nascondere la sua band dietro delle maschere da scheletri. Interessante. Sempre detto che Pordenonesi do it better!! ^__^
Ho ancora da leggere un altro suo libro - Il magnifico lavativo - preso dalla biblio. Poi vediamo se continuare con Tuono Pettinato.
Tuono Pettinato è probabilmente il migliore autore di fumetti italiano. Questa biografia di Kurt Cobain nella sua semplicità riesce a rendere con semplicità lo stato di disagio in cui è cresciuto Cobain senza usare i soliti luoghi comuni usati e strausati dai giornali più o meno specializzati. Ho letto così tante storie di disagio e malessere nel mondo del rock da (lo confesso) non poterne più e la triste fine di Kurt Cobain mi aveva fatto solo arrabbiare. Questo libro con grande semplicità e immediatezza è riuscito a farmi provare la giusta tristezza e compassione per l'ennesima vita distrutta da un mondo che si divora le anime più candide e poi ne commercializza le spoglie banalizzando la loro vità nei soliti quattro cliché da artista maledetto. "Nevermind" rifugge ogni possibile luogo comune che si crea attorno alla rockstar suicida per restituirne tutta la sua umanità e così facendo restituisce un po' di umanità anche a chi come me non ne può più di vedere giovani vite buttate e si fa crescere una scorza di ingiusto cinismo.
Non mi sembra corretto parlare di questa graphic novel senza prima citare "Quando ero un alieno" di Deninotti e Bruno, pubblicata pochi mesi prima e che, pur differendo in stile grafico e nella copertura biografica del personaggio, presenta non pochi tratti in comune con questa: il racconto del Kurt bambino, l'amico immaginario come guida per il lettore ai pensieri di Cobain, gli incontri con i personaggi della scena di Seattle e dintorni, la narrazione per frammenti di ricordi incrociati, persino le citazioni musicali con guida alla fine. Altra curiosa coincidenza, entrambe contengono una prefazione di Davide Toffolo. Mah. Ad ogni modo, fatte le dovute premesse, trovo che Tuono Pettinato sia uno straordinario cartoonist sia per personalità stilistica, sia per capacità di sintesi narrativa e costruzione delle tavole. Una lettura godibile, anche se, ripeto, un po' guastata da quel senso di plagio spudorato che l'opera trasmette a chi ha già letto il volume di Deninotti e Bruno.
Da leggere se vi piaciono i Nirvana, ma anche se non avete mai ascoltato un loro disco. Perchè in fondo è la storia di un ragazzino solo e disagiato che cerca la felicità nell'annullamento dei sensi. La musica è la risposta a questa necessità, ma la celebrità e tutto ciò che ne deriva è dietro l'angolo...
Una biografia a fumetti che racconta la vita di Kurt Cobain da i suoi primi anni di vita fino alla prematura morte, sempre accompagnato dal suo amico immaginario. I disegni mi sono piaciuti molto e anche la storia è ben raccontata, senza eccedere in nessun punto, forse avrei aggiunto qualche pagina in più, finisce in un attimo.