Di questo libro avevo tanto sentito parlare un bel po’ di tempo fa e sempre bene, per cui, quando qualche mese fa me lo sono trovata davanti, ho deciso di dargli un’opportunità. E direi che, dopo questo romanzo, le opportunità per questa serie sono finite.
Il libro, infatti, è scritto bene, ma qua finiscono gli aspetti positivi del romanzo, perché per il resto, invece, il niente assoluto.
La trama non ha il benchè minimo senso ed è molto contorta: praticamente ogni pagina succede qualcosa di nuovo e ciò di cui si stava parlando prima viene completamente abbandonato, venendo poi ripreso così a caso magari dopo 30-40 pagine, cioè dopo talmente tanto tempo che quasi uno se n’è dimenticato. Il finale, poi, è banalissimo e mi ha fatto davvero ridere molto. Ovviamente si tratta di una risata fatta per non piangere, però almeno ho riso.
I personaggi, poi, sono tutti talmente tanto piatti da risultare invisibili. Dei secondari praticamente ti dimentichi già mentre stai leggendo il romanzo, tanto son mal rappresentati, dei principali invece ti resta un brutto ricordo. Quella di cui alla fine ci si ricorda di più è Giulia Dal Nero, procuratrice a carico delle indagini e coprotagonista del romanzo, ma uno se ne ricorda più che altro a causa del palo su per il c**o che si ritrova, dato quanto è fredda ed impostata. Tra lei e Riccardo, poi, in questo romanzo l’autore sembrerebbe aver messo le basi per una storia d’amore: spero vivamente di no, perché sarebbe una delle cose più finte e forzata che io abbia mai visto!
Gli unici personaggi che si salvano, nonché unica cosa dell’intero romanzo che si salva? Mila e Newton, i cani di Riccardo, che sono davvero gli unici esseri con un po’ di personalità all’interno della storia e che mi sono piaciuti tantissimo, con il loro continuo abbaiare contro tutto e tutti.