“Peter e Wendy o Le avventure di Peter Pan, dipende dall’edizione che trovate, è forse una delle fiabe più famose al mondo.
Da questa storia sono state tratte diverse rappresentazioni teatrali, cinematografiche e serie tv.
Ma ahimè, questa non sarà una recensione positiva.
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Tutti conosciamo bene o male le sue avventure, questa figura in un modo o nell’altro è sicuramente entrato nelle vostre case.
Tutto inizia una notte.
Una notte per le vie Londinesi, Peter Pan involontariamente perde la sua ombra a casa Darling e nel tentativo di riprenderla sveglierà Wendy.
Wendy in quel momento ancora non sa che la sua vita sta per essere stravolta per sempre.
Peter la osserva, percepisce immediatamente la sua bontà e dolcezza, e riesce a convincerla a seguirlo volando fino all’Isola che non c’è, insieme a loro andranno anche John e Michael, i fratellini di Wendy.
Riesce a convincerli ammaliandoli con storie di sirene, fate e con la possibilità di volare.
Chi è che non ha sognato almeno una volta nella vita di volare?
Tutti i bambini perduti dell’isola compreso Peter, sono alla ricerca disperata di una madre.
Una madre che li accudisca e dia loro affetto.
Che si prenda cura di loro per qualsiasi cosa.
Tra avventure e disavventure, i primi pericoli inizieranno ad arrivare con la comparsa dei pirati, capitanati dal terribile e crudele Capitano Uncino, a detta di Peter Pan.
Perché tra i due ci sono già dei vecchi trascorsi e Uncino vuole vendetta.
Vendetta per la mano perduta per colpa di Peter Pan.
Tra un colpo e l’altro, di mezzo ci andranno anche i bambini perduti e la ciurma di Uncino.
Come finiranno le vicende tra Peter, i bambini perduti e il Capitano Uncino?
Come finiranno le avventure di Wendy, John e Michael?
Riusciranno a ritornare a casa?
E i Bambini perduti, cosa sceglieranno?
Stile e trama.
Purtroppo fin dalle primissime righe ho trovato la lettura estremamente lenta, pesante e noiosa.
Proseguendo ho sperato che cambiasse il tono dello stile, e invece così non è stato.
Si comprende fin da subito che la storia di Peter Pan tocca diverse generazioni e che lui è da diversi decenni un bambino.
Un bambino che non vuole crescere e che ha paura alla sola idea di diventare adulto.
Poteva essere interessante come premessa, peccato che personalmente ho mal sopportato proprio lui, Peter Pan stesso.
Il che mi ha sorpreso, perché in una delle versioni cinematografiche che ho visto da bambina, mi era piaciuto.
Ma qui, tra queste righe dove tutto è nato, l’ho trovato un bambino/adolescente egoista, manipolatore, saccente e prepotente.
Sull’isola bisogna fare come dice lui e cerca in qualche modo di tenere sempre tutti sotto una campana quasi di timore del mondo esterno, per tenerli con se.
Tutto cambia quando arriva Wendy e li aiuterà parecchio.
Magari ho percepito male io le cose, ma le mie sensazione sono queste.
Non sono riuscita a provare niente per la storia, nessuna emozione, nessun senso di avventura incredibile da desiderare di conoscere.
Se non fastidio verso Peter Pan stesso.
Il capitano Uncino viene presentato da Peter Pan come un crudele pirata, eppure è principalmente con lui che ce l’ha, non con tutti.
Gli altri ci vanno di mezzo come conseguenza.
Sicuramente Uncino/Hook non è un santo come personaggio, ma non è neanche così crudele come lo descrive Peter Pan, nei confronti di Wendy ha un atteggiamento diverso per esempio.
Ma in generale, è con Peter Pan che ha un problema, non con gli altri.
Quando compie certe azioni, lo fa per arrivare a lui.
Il personaggio di Peter Pan. (Possibili spoiler!).
Personalmente si è presentato male ai miei occhi.
L’ho trovato fin da subito abbastanza odioso e ammaliatore in modo negativo.
Proseguendo con la storia, l’ho percepito come un personaggio molto egoista e che è disposto a chiudere e terrorizzare quasi, i bambini perduti dell’isola per non restare solo.
Non li sprona mai a migliorarsi o ad essere se stessi e tranquilli.
Ma si sentono quasi chiusi in sua presenza.
Hanno quasi paura di lui.
Peter Pan non vuole che nessuno lasci l’isola, li obbliga a stare li e a fare quello che dice lui.
Continuando a ripetere fino alla nausea che diventare grandi e crescere è orribile.
Che è meglio restare piccoli e giocare tutto il tempo.
Io non lo ritengo un bambino, perché fisicamente sicuramente lo è.
Ma di testa ha avuto decenni per crescere e capire molte cose, perché ha un atteggiamento talmente manipolatore, calcolatore ed egoista, che non ragiona come un bambino secondo me.
Lui ha paura di diventare adulto e di conseguenza sembra desiderare che tutti abbiano la stessa paura.
Si comprende chiaramente che ha avuto un’infanzia per niente facile o felice, ma anche Uncino/Hook se per questo.
Eppure, Peter Pan presenta lui come crudele.
Ma Uncino non obbliga nessuno a seguirlo o a fare le cose, a differenza sua (Peter), che obbliga gli altri a seguirlo e prova in tutti i modi di farsi seguire.
Quindi mi sono domandata, chi è davvero il cattivo?
Proseguendo con la lettura ho compreso perché nel corso del tempo la figura del Capitano Uncino/Captain Hook, è sempre stata amata in un certo senso e quasi mai odiata.
Peter lo presenta come un villain, ma personalmente penso che Peter stesso lo sia.
Come i suoi modi, con il suo comportamento non è di certo migliore di Uncino.
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Non ho letto il prequel, (Peter Pan nei giardini di Kensington), perché sinceramente non ne ho letteralmente voglia.
Ma facendo ricerche, ho capito perché in parte è diventato così, ma ho anche compreso che sia lui ad aver travisato alcune cose della sua infanzia.
Ragionando da bambino e questo lo segnerà profondamente.
Eppure, forse è ancora più orribile il suo comportamento involontario perché bambino.
Perché non capendo, continuerà a far del male e a ferire gli altri senza rendersi conto delle sue azioni.
E continuerà per l’eternità a fare sempre le solite scelte sbagliate, visto che si ostina a restare nell’isola che non c’è, evitando così di crescere.
In conclusione.
Non capirò mai tutto l’amore che in molti provano per questa figura.
Peter Pan continua a cercare bambini da ammaliare e portare con se sull’isola.
Continua a cercare una madre che li accudisca e non li abbandona, essendo perennemente convinto di essere stato abbandonato.
Non comprendendo perché dopo un po’ di tempo, tutti i bambini e le bambine si stufino di passare il tempo a giocare e sentano il bisogno di ritornare dalle proprie famiglie e di crescere, com’è giusto che sia.
Diventa quasi crudele lui, con molte frasi e comportamenti.
Come nelle primissime pagine, che da subito dimostrazione di essere saccente, arrogante e menefreghista nei confronti degli altri, mentre sono in volo da giorni interi verso l’isola che non c’è.
Comprendo perché nel corso dei decenni è nato un modo di dire conosciuto a tutti e per niente lusinghiero, quando si dice a qualcuno: “Quella persona è un eterno/a Peter Pan”.
Che è differente da altri modi di dire, quando si indica il restare “bambini dentro” in modo positivo.
E ripeto, capisco il fascino che ha avuto nei decenni la figura del pirata Uncino.
In sostanza, Peter Pan racconta la sua versione, una versione che ho percepito come non completa e non molto veritiera.
Per me, il cattivo è proprio lui.
Per me non è proprio una figura positiva.
L’isola che non c’è può essere un posto dove stare per qualche giorno, settimana, non per l’eternità.
Crescere e maturare è importante e Peter Pan presenta l’età adulta troppo in modo negativo.
Se non cresci, non puoi maturare e se non maturi puoi compiere azioni atroci e non comprenderle neanche.
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Voto: 2/5.
Finito il 30 ottobre 2021.
Curiosità!
Le figure di Peter Pan e Captain Hook, vengono rappresentate anche nella serie tv Once Upon a Time.
Serie andata in onda dal 2011 al 2018.
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Attenzione SPOILER!!!
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C’era una volta/Once Upon A Time, serie televisiva andata in onda dal 2011 al 2018, di Edward Kitsis e Adam Horowitz.
Una premessa prima di scendere nei dettagli.
In una città chiamata Storybrooke nel Maine. sconosciuta al mondo e inesistente su qualsiasi carta.
Sono intrappolati da un sortilegio malvagio, tutti i personaggi delle favole.
Sortilegio lanciato dalla Regina Cattiva, matrigna di Biancaneve.
Sono congelati nel tempo, non invecchiano e non ricordano la loro vita precedente.
Non sanno chi sono, ne chi sono le persone intorno a loro.
Tutto cambierà quando arriverà Emma Swan, una 28enne di Boston che forse potrebbe essere la chiave per salvare tutti.
Ma chi è lei?
Una serie che intreccia le vite di tutti questi personaggi.
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In questa serie troviamo la figura del Captain Hook che viene presentato nella seconda stagione e oltre a scoprire il suo passato, pian piano matura, cambia e si rivela essere un personaggio estremamente buono.
Infatti è diventato uno dei protagonisti e uno dei personaggi più amati di tutta la serie.
Tra l’altro è proprio il mio personaggio maschile preferito della serie.
La sua figura che presenta le caratteristiche di base originali, come gli altri personaggi, poi evolve e prende una sua strada che gli autori della serie gli hanno dato man mano.
Mentre Peter Pan viene presentato proprio come cattivo, uno dei peggiori.
Non vi dico come si intrecceranno queste due figure con gli altri per non farvi spoiler sulla serie tv.
Ma questa è un’altra dimostrazione che in molti hanno percepito Peter Pan come una figura negativa, secondo me."