[Commento, nevroticamente commento. A pene di cane ma commento. Picchietto con solo due dita in file A4 (word) appunti sconclusionati su ciò che ho letto e come l’ho letto (in pratica racconto i ca**i miei), per promemoria anzi come imprinting nella memoria remota. Chissà un giorno avessi il dubbio di avere letto il tal libro e di cosa vi avessi letto (su tre righe, quattro “letto”, un bel record). Due volte su tre non so decriptarli.
Il tutto finalizzato, soprattutto, alla pubblicazione del commento: una volta di là (dove il cambiamento delle maschere mi disorientò), ora qua su G.R. : i miei facebucchi, i miei quarto d’ora di celebrità, attimi di autoaffermazione narcisistica].
Il mio primo Puskijn, questo: non posso contare il romanzo sceneggiato, primi anni ’60, “La figlia del capitano” con Amedeo Nazzari e Lucilla Morlacchi.
***** + ** stelle
(cinque canoniche sulla poesia e poetica, sul significato e significante del romanzo, a cui aggiungere quelle del mio coinvolgimento stile “ritorno al futuro”: una ragazzina alle prese con un romantico libro d’avventura con rincrescimento a seguito: mille pagine sarebbero state molto ma molto più appaganti delle settante fuggite via in un soffio).