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428 pages, Hardcover
First published November 11, 2011
«Non ti ha spaventato il cielo, ieri notte?» chiese a Saiph.
Lui scrollò le spalle. «Sì, ma è solo perché non siamo abituati a vederlo. Da quando eravamo bambini non hanno fatto che ripeterci che guardarlo è peccato. Invece è soltanto buio costellato di piccole luci.»
«Non è solo questo, e lo sai. E' che sotto un Talareth possiamo credere di essere unici e speciali, raccontarci di essere i prediletti degli dei e che Talaria è tutto il nostro orizzonte. Ma quando esci e alzi gli occhi, ti accorgi che sei solo un punto in mezzo al niente.»
«Probabilmente è proprio per questo che non vogliono che guardiamo.» disse Saiph.
«Questo posto mi sta togliendo quel che avevo quando abbiamo lasciato il monastero: la forza di prendermela contro le ingiustizie, di reagire. Siamo scappati per scoprire la verità su Cetus e salvare Nashira. Ma tutto è finito inghiottito dalla paura, tutto è scomparso appena abbiamo messo piede qui. Oggi ho visto di nuovo il tizio che mi ha rubato la spada, e non ho provato niente. Niente, capisci? »
Saiph distolse lo sguardo. «Stiamo solo cercando di sopravvivere. »
«No, non è così. Perchè io là fuori sono sola, e non ho fatto altro che impilare blocchi di ghiaccio, giorno dopo giorno. Questo» e tamburellò con l’indice sul legno del tavolo «questo è peggio del monastero. »