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The Inhibitor Sequence #2
Redemption Ark
Late in the twenty-sixth century, the human race has advanced enough to accidentally trigger the Inhibitors - alien killing machines designed to detect intelligent life and destroy it. The only hope for humanity lies in the recovery of a secret cache of doomsday weapons -and a renegade named Clavain who is determined to find them. But other factions want the weapons for their own purposes - and the weapons themselves have another agenda altogether...
694 pages, Mass Market Paperback
First published January 1, 2002
About the author
Alastair Reynolds
323 books9,687 followersI'm Al, I used to be a space scientist, and now I'm a writer, although for a time the two careers ran in parallel. I started off publishing short stories in the British SF magazine Interzone in the early 90s, then eventually branched into novels. I write about a novel a year and try to write a few short stories as well. Some of my books and stories are set in a consistent future named after Revelation Space, the first novel, but I've done a lot of other things as well and I like to keep things fresh between books.
I was born in Wales, but raised in Cornwall, and then spent time in the north of England and Scotland. I moved to the Netherlands to continue my science career and stayed there for a very long time, before eventually returning to Wales.
In my spare time I am a very keen runner, and I also enjoying hill-walking, birdwatching, horse-riding, guitar and model-making. I also dabble with paints now and then. I met my wife in the Netherlands through a mutual interest in climbing and we married back in Wales. We live surrounded by hills, woods and wildlife, and not too much excitement.
I was born in Wales, but raised in Cornwall, and then spent time in the north of England and Scotland. I moved to the Netherlands to continue my science career and stayed there for a very long time, before eventually returning to Wales.
In my spare time I am a very keen runner, and I also enjoying hill-walking, birdwatching, horse-riding, guitar and model-making. I also dabble with paints now and then. I met my wife in the Netherlands through a mutual interest in climbing and we married back in Wales. We live surrounded by hills, woods and wildlife, and not too much excitement.
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Community Reviews
Displaying 1 - 8 of 8 reviews
June 22, 2024
"Clavain guardava le stelle."
La curiosità rende l' uomo incauto.
La trappola è già scattata.
Stanno arrivando.
"Non si trattava semplicemente della guerra contro l'intelligenza. Quello ne era solo un aspetto; un dettaglio nel loro vasto e incerto programma di amministrazione cosmica."
Il danno è fatto. La storia prosegue le vicende del primo romanzo ma con un salto di quindici anni. Gli eventi e le rivelazioni acquisiscono spessore e portano a ineluttabili conseguenze.
Complesso e pieno di inventiva. Grazie alla sua struttura a più voci e al reparto scientifico a volte esuberante, questo secondo romanzo esplora ancora di più le vicende psicologiche dei personaggi senza tralasciare eventi di pura azione concitata. Salta senza sosta su più fronti e necessita della dovuta attenzione per goderne appieno ogni sua sfaccettatura. Per me promosso tra i migliori del genere fantascientifico hard, in attesa del terzo atto che possa consacrare questa trilogia tra le mie preferite.
------------------------------
"Clavain looked at the stars."
Curiosity makes man reckless.
The trap has already been sprung.
They are coming.
"It wasn't simply the war against intelligence. That was just one aspect of it; a detail in their vast and uncertain program of cosmic administration."
The damage is done. The story continues the events of the first novel but with a leap of fifteen years. The events and revelations gain depth and lead to inevitable consequences.
Complex and inventive. Thanks to its multi-voiced structure and sometimes exuberant scientific section, this second novel explores even more the psychological events of the characters without neglecting events of pure frenetic action. It jumps relentlessly on multiple fronts and requires due attention to fully enjoy each of its facets. For me promoted among the best of the hard science fiction genre, awaiting the third act that can consecrate this trilogy among my favorites.
La curiosità rende l' uomo incauto.
La trappola è già scattata.
Stanno arrivando.
"Non si trattava semplicemente della guerra contro l'intelligenza. Quello ne era solo un aspetto; un dettaglio nel loro vasto e incerto programma di amministrazione cosmica."
Il danno è fatto. La storia prosegue le vicende del primo romanzo ma con un salto di quindici anni. Gli eventi e le rivelazioni acquisiscono spessore e portano a ineluttabili conseguenze.
Complesso e pieno di inventiva. Grazie alla sua struttura a più voci e al reparto scientifico a volte esuberante, questo secondo romanzo esplora ancora di più le vicende psicologiche dei personaggi senza tralasciare eventi di pura azione concitata. Salta senza sosta su più fronti e necessita della dovuta attenzione per goderne appieno ogni sua sfaccettatura. Per me promosso tra i migliori del genere fantascientifico hard, in attesa del terzo atto che possa consacrare questa trilogia tra le mie preferite.
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"Clavain looked at the stars."
Curiosity makes man reckless.
The trap has already been sprung.
They are coming.
"It wasn't simply the war against intelligence. That was just one aspect of it; a detail in their vast and uncertain program of cosmic administration."
The damage is done. The story continues the events of the first novel but with a leap of fifteen years. The events and revelations gain depth and lead to inevitable consequences.
Complex and inventive. Thanks to its multi-voiced structure and sometimes exuberant scientific section, this second novel explores even more the psychological events of the characters without neglecting events of pure frenetic action. It jumps relentlessly on multiple fronts and requires due attention to fully enjoy each of its facets. For me promoted among the best of the hard science fiction genre, awaiting the third act that can consecrate this trilogy among my favorites.
March 25, 2026
Seguito di "Rivelazione", ma abbastanza indipendente da poter essere considerato come un romanzo autonomo, nonostante i riferimenti al primo volume. E' un'opera possente e lunga, ma coinvolgente e all'altezza delle aspettative. Forse poteva essere resa un pò più snella, ma non ci sono mai passaggi troppo pesanti. la trama è complessa e varia, ma i vari tronconi si intersecano senza intoppi. Non ci sono eventi mirabolanti e l'uso della tecnologia futuristica è molto ben adattata alla trama, con un ottimo approccio scientifico. Mi è piaciuto molto, anche più di "Rivelazione".
July 31, 2014
Decisamente un buon romanzo, meno complesso come trama rispetto a Revelation Space che lo precede, ma con lo stesso "sense of wonder" e qualche informazione in più in questo affresco galattico decisamente gradevole e intrigante.
Posso dirmi decisamente soddisfatto, ha mantenuto le aspettative che avevo e una mezza stella in più ci starebbe tutta.
Posso dirmi decisamente soddisfatto, ha mantenuto le aspettative che avevo e una mezza stella in più ci starebbe tutta.
January 9, 2023
Si conferma un maestro assoluto della sci fi!!!
Personaggi unici, indimenticabili.. tormentati, frammentati, epici! Una trama mai banale, piena di colpi di scena, rivoluzioni di schieramenti continue, sense of wonder a gogò e un Worldbuilding pazzesco, immane e pieno di idee..
Personaggi unici, indimenticabili.. tormentati, frammentati, epici! Una trama mai banale, piena di colpi di scena, rivoluzioni di schieramenti continue, sense of wonder a gogò e un Worldbuilding pazzesco, immane e pieno di idee..
May 29, 2017
Salvezza
Quell'Ark nel titolo ha il sapore di avventura biblica.
In effetti, in questo romanzo che prosegue gli avvenimenti presentati da Reynolds in "Rivelazione", quel che si prospetta di fronte agli occhi di chi popola la galassia, sia esso umano, cyborg o biomodificato, è una sorta di sconvolgimento Universale: lo sterminio delle razze che superano una certo livello tecnologico da parte degli Inibitori, razza di cui si sa poco e che sembra voler mantenere il controllo sull'evoluzione, da sempre.
In questo scenario, di personaggi ce ne sono molti, alcuni dei quali accomunati da sensi di colpa per qualche loro azione, in cerca di quella Redemption che completa il titolo. Forse.
Raramente però hanno la capacità di bucare le pagine, nemmeno i protagonisti ci riescono, come se sapessero di essere strumenti in un gioco più grande di loro, un gioco che supera i limiti della soggettività abbracciando un disegno la cui vastità sfugge ancora di mano. E così, limitati nella comprensione della verità, affrontano le urgenze con la miopia di chi cerca di trovare piano piano la strada giusta.
Quest'ultimo aspetto è ciò che mantiene viva la saga, che regala un interesse maggiore della forza con cui viene presentata al lettore, che per la stragrande maggioranza della storia, soprattutto nei punti di svolta, quelli che cambiano le sorti delle vicende, non riesce mai ad assistere in prima persona a ciò che avviene, c'è sempre un personaggio che puntualmente nel capitolo successivo riassume l'accaduto.
Un meccanismo, questo, che crea poca entropia col lettore, che anzi disperde molta della forza riversata sulle pagine dalle idee di Reynolds, idee supportate dal suo background scientifico di astrofisico.
Al di là di tutto, l'universo nello spazio e nel tempo di Reynolds offre un affresco interessante, per di più affrontato con piglio maturo, che mi spinge a proseguire ancora in sua compagnia.
Quell'Ark nel titolo ha il sapore di avventura biblica.
In effetti, in questo romanzo che prosegue gli avvenimenti presentati da Reynolds in "Rivelazione", quel che si prospetta di fronte agli occhi di chi popola la galassia, sia esso umano, cyborg o biomodificato, è una sorta di sconvolgimento Universale: lo sterminio delle razze che superano una certo livello tecnologico da parte degli Inibitori, razza di cui si sa poco e che sembra voler mantenere il controllo sull'evoluzione, da sempre.
In questo scenario, di personaggi ce ne sono molti, alcuni dei quali accomunati da sensi di colpa per qualche loro azione, in cerca di quella Redemption che completa il titolo. Forse.
Raramente però hanno la capacità di bucare le pagine, nemmeno i protagonisti ci riescono, come se sapessero di essere strumenti in un gioco più grande di loro, un gioco che supera i limiti della soggettività abbracciando un disegno la cui vastità sfugge ancora di mano. E così, limitati nella comprensione della verità, affrontano le urgenze con la miopia di chi cerca di trovare piano piano la strada giusta.
Quest'ultimo aspetto è ciò che mantiene viva la saga, che regala un interesse maggiore della forza con cui viene presentata al lettore, che per la stragrande maggioranza della storia, soprattutto nei punti di svolta, quelli che cambiano le sorti delle vicende, non riesce mai ad assistere in prima persona a ciò che avviene, c'è sempre un personaggio che puntualmente nel capitolo successivo riassume l'accaduto.
Un meccanismo, questo, che crea poca entropia col lettore, che anzi disperde molta della forza riversata sulle pagine dalle idee di Reynolds, idee supportate dal suo background scientifico di astrofisico.
Al di là di tutto, l'universo nello spazio e nel tempo di Reynolds offre un affresco interessante, per di più affrontato con piglio maturo, che mi spinge a proseguire ancora in sua compagnia.
May 6, 2017
Da:
http://www.webalice.it/michele.castel...
Sette anni dopo aver letto Rivelazione, e tre anni dopo aver letto il prequel Il Prefetto, mi sono alla fine deciso a leggere questo Redemption Ark, seguito diretto di Rivelazione, che ho ovviamente dovuto rileggere, altrimenti non sarei stato in grado di capire i collegamenti col passato, dato che la mia memoria è quella che è. Questa rilettura, comparata al parere che ne avevo dato inizialmente, dimostra che sette anni sono tanti, e se non cambia il livello medio di valutazione, cambiano invece diverse sfumature di giudizio, il modo di guardare certi aspetti, probabilmente perché sono cambiato io, o forse perché è una rilettura, ma sopratutto perché nel frattempo ho letto molte altre opere. Questa volta il mondo presentato mi è sembrato più "semplice", meno impressionante rispetto alla prima lettura, e questo può sicuramente essere dovuto alla relativa "familiarità" sopraggiunta, ma ho colto anche limiti e ambiguità che mi erano sfuggiti prima.
Stiamo sostanzialmente parlando di una situazione di "post-singolarità", quella definita da Vinge e ben sviluppata da Stross, come primo esempio che mi viene in mente, ma Reynolds in fin dei conti si limita molto nello sviluppo dell'idea di integrazione uomo-macchina e potenziamento delle capacità mentali. Insomma, gli Ultra, con tutta la loro stranezza, sono solo degli umani con protesi meccaniche un po' miracolose, e l'aspetto "alveare" dei Conjoiner (una versione italiana di questo termine meno imbarazzante dell'originale sarebbe stata benvenuta...) è davvero limitato, e anche poco sviluppato. Molti aspetti di questo mondo sono poi poco o niente giustificati, come la capacità di autoriparazione delle astronavi o altre "meraviglie" tecnologiche, per non parlare della Peste Tecnologica, ottimo artificio narrativo, ma del tutto ingiustificato scientificamente. Insomma, questa rilettura mi ha lasciato un poco più freddo rispetto alla prima volta.
Ma veniamo a Redemption Ark.
In questo secondo capitolo le necessità della storia prendono il sopravvento sulle meraviglie dell'ambientazione. Non ci sono più nuove invenzioni che stupiscono, ma solo l'intreccio narrativo che evolve e si precisa. Quindi meno "sense of wonder" ma più complessità narrativa, più attenzione agli avvenimenti. Questa volta al centro ci sono i Conjoiner, il gruppo umano che ha sviluppato la capacità mentale e l'interconnessione delle menti grazie ad impianti cibernetici nel cervello, e in possesso di tecnologie avanzatissime ottenute da alcune informazioni dal futuro, insieme ad avvertimenti su un enorme pericolo per ogni forma di vita che pattuglia la Galassia. Si incomincia quindi a capire cosa sono gli Inibitori, o i Lupi che dir si voglia, e si cerca una strategia di difesa. Questa concentrazione sugli avvenimenti non va però solo a discapito dello scenario, specialmente i problemi sociali causati dalla convivenza di gruppi umani tanto diversi sono praticamente scomparsi, con la guerra tra dimarchisti e conjoiner data per scontata con solo una giustificazione piuttosto banale. Ma anche i personaggi perdono un po' qualità, si comportano in modo fin troppo scontato, e Clavain, intorno a cui ruota l'intero romanzo, è addirittura esagerato nella sua ricerca delle motivazioni "giuste" per le proprie azioni.
Un altro aspetto che mi ha colpito un po' negativamente ora, e che invece avevo ignorato in precedenza, è l'eccesso di parole scientifiche che hanno un preciso senso ma usate in contesti diciamo "esagerati" in cui di fatto non hanno significato ma solo potere emotivo, come ad esempio le armi a bosoni. Reynolds è stato uno scienziato attivo, e quindi le parole le conosce e sa bene cosa significano, per cui è evidente che le ha usate solo per il loro potere emotivo, perché non ha cercato non dico di darne una giustificazione scientifica, che sarebbe stato impossibile, ma perlomeno una direzione di pensiero che rendesse almeno "credibile" o "immaginabile" il loro uso in quel contesto.
In conclusione, è un romanzo che porta avanti molto bene la vicenda del pericolo posto da queste macchine che distruggono ogni forma di intelligenza organica, e si viene a conoscere anche che ci sono ragioni complesse che le spingono all'azione. La maggiore attenzione a questo aspetto aiuta davvero molto a capire il conflitto che era solo sospettato nel romanzo precedente, ma si perde un poco del "magico" che derivava dalle descrizioni di un mondo estremamente affascinante, con gruppi umani che avevano interpretato le possibilità evolutive in modo diverso e spesso in conflitto tra di loro. Questa volta tutto è un po' più piatto e scontato, con personaggi tutto sommato troppo stereotipi per essere elementi in cui un lettore possa identificarsi facilmente.
È stata davvero una brusca caduta del "sense of wonder" che non mi aspettavo proprio, ma forse è anche dovuto alla lettura dei romanzi di Scalzi, con la sua ironia sempre presente, ma sopratutto la serie The Expanse di James S. A. Corey che mi ha dimostrato come una space opera non debba necessariamente esagerare in esagerazioni, e anche Kim Stanley Robinson e Neal Stephenson hanno avuto il loro ruolo in questo mio cambio di sensazione. Continuerò a leggere Reynolds con piacere, ma oramai con un occhio più disincantato. Poi dovrà essere il turno di Peter F. Hamilton.
http://www.webalice.it/michele.castel...
Sette anni dopo aver letto Rivelazione, e tre anni dopo aver letto il prequel Il Prefetto, mi sono alla fine deciso a leggere questo Redemption Ark, seguito diretto di Rivelazione, che ho ovviamente dovuto rileggere, altrimenti non sarei stato in grado di capire i collegamenti col passato, dato che la mia memoria è quella che è. Questa rilettura, comparata al parere che ne avevo dato inizialmente, dimostra che sette anni sono tanti, e se non cambia il livello medio di valutazione, cambiano invece diverse sfumature di giudizio, il modo di guardare certi aspetti, probabilmente perché sono cambiato io, o forse perché è una rilettura, ma sopratutto perché nel frattempo ho letto molte altre opere. Questa volta il mondo presentato mi è sembrato più "semplice", meno impressionante rispetto alla prima lettura, e questo può sicuramente essere dovuto alla relativa "familiarità" sopraggiunta, ma ho colto anche limiti e ambiguità che mi erano sfuggiti prima.
Stiamo sostanzialmente parlando di una situazione di "post-singolarità", quella definita da Vinge e ben sviluppata da Stross, come primo esempio che mi viene in mente, ma Reynolds in fin dei conti si limita molto nello sviluppo dell'idea di integrazione uomo-macchina e potenziamento delle capacità mentali. Insomma, gli Ultra, con tutta la loro stranezza, sono solo degli umani con protesi meccaniche un po' miracolose, e l'aspetto "alveare" dei Conjoiner (una versione italiana di questo termine meno imbarazzante dell'originale sarebbe stata benvenuta...) è davvero limitato, e anche poco sviluppato. Molti aspetti di questo mondo sono poi poco o niente giustificati, come la capacità di autoriparazione delle astronavi o altre "meraviglie" tecnologiche, per non parlare della Peste Tecnologica, ottimo artificio narrativo, ma del tutto ingiustificato scientificamente. Insomma, questa rilettura mi ha lasciato un poco più freddo rispetto alla prima volta.
Ma veniamo a Redemption Ark.
In questo secondo capitolo le necessità della storia prendono il sopravvento sulle meraviglie dell'ambientazione. Non ci sono più nuove invenzioni che stupiscono, ma solo l'intreccio narrativo che evolve e si precisa. Quindi meno "sense of wonder" ma più complessità narrativa, più attenzione agli avvenimenti. Questa volta al centro ci sono i Conjoiner, il gruppo umano che ha sviluppato la capacità mentale e l'interconnessione delle menti grazie ad impianti cibernetici nel cervello, e in possesso di tecnologie avanzatissime ottenute da alcune informazioni dal futuro, insieme ad avvertimenti su un enorme pericolo per ogni forma di vita che pattuglia la Galassia. Si incomincia quindi a capire cosa sono gli Inibitori, o i Lupi che dir si voglia, e si cerca una strategia di difesa. Questa concentrazione sugli avvenimenti non va però solo a discapito dello scenario, specialmente i problemi sociali causati dalla convivenza di gruppi umani tanto diversi sono praticamente scomparsi, con la guerra tra dimarchisti e conjoiner data per scontata con solo una giustificazione piuttosto banale. Ma anche i personaggi perdono un po' qualità, si comportano in modo fin troppo scontato, e Clavain, intorno a cui ruota l'intero romanzo, è addirittura esagerato nella sua ricerca delle motivazioni "giuste" per le proprie azioni.
Un altro aspetto che mi ha colpito un po' negativamente ora, e che invece avevo ignorato in precedenza, è l'eccesso di parole scientifiche che hanno un preciso senso ma usate in contesti diciamo "esagerati" in cui di fatto non hanno significato ma solo potere emotivo, come ad esempio le armi a bosoni. Reynolds è stato uno scienziato attivo, e quindi le parole le conosce e sa bene cosa significano, per cui è evidente che le ha usate solo per il loro potere emotivo, perché non ha cercato non dico di darne una giustificazione scientifica, che sarebbe stato impossibile, ma perlomeno una direzione di pensiero che rendesse almeno "credibile" o "immaginabile" il loro uso in quel contesto.
In conclusione, è un romanzo che porta avanti molto bene la vicenda del pericolo posto da queste macchine che distruggono ogni forma di intelligenza organica, e si viene a conoscere anche che ci sono ragioni complesse che le spingono all'azione. La maggiore attenzione a questo aspetto aiuta davvero molto a capire il conflitto che era solo sospettato nel romanzo precedente, ma si perde un poco del "magico" che derivava dalle descrizioni di un mondo estremamente affascinante, con gruppi umani che avevano interpretato le possibilità evolutive in modo diverso e spesso in conflitto tra di loro. Questa volta tutto è un po' più piatto e scontato, con personaggi tutto sommato troppo stereotipi per essere elementi in cui un lettore possa identificarsi facilmente.
È stata davvero una brusca caduta del "sense of wonder" che non mi aspettavo proprio, ma forse è anche dovuto alla lettura dei romanzi di Scalzi, con la sua ironia sempre presente, ma sopratutto la serie The Expanse di James S. A. Corey che mi ha dimostrato come una space opera non debba necessariamente esagerare in esagerazioni, e anche Kim Stanley Robinson e Neal Stephenson hanno avuto il loro ruolo in questo mio cambio di sensazione. Continuerò a leggere Reynolds con piacere, ma oramai con un occhio più disincantato. Poi dovrà essere il turno di Peter F. Hamilton.
January 14, 2024
Continua la fantastica saga. Coinvolgente e tecnicamente credibile
July 8, 2014
Meraviglioso, assolutamente meraviglioso.
Displaying 1 - 8 of 8 reviews









