Collects Decimation: House of M - The Day After, X-Men (2004) #177-181.
It was the worst day in X-Men history. Now it's the day after. The House of M is over, but the effects will be felt for the rest of their lives. How do the X-Men pick up the pieces in a world that has completely changed? Plus: Something's amiss at the House of Xavier! A sneak attack forces the X-Men to re-evaluate just who their friends are, and to align themselves with former enemies!
Librarian note: There is more than one author in the GoodReads database with this name
Peter Milligan is a British writer, best known for his work on X-Force / X-Statix, the X-Men, & the Vertigo series Human Target. He is also a scriptwriter.
He has been writing comics for some time and he has somewhat of a reputation for writing material that is highly outlandish, bizarre and/or absurd.
His highest profile projects to date include a run on X-Men, and his X-Force revamp that relaunched as X-Statix.
Many of Milligan's best works have been from DC Vertigo. These include: The Extremist (4 issues with artist Ted McKeever) The Minx (8 issues with artist Sean Phillips) Face (Prestige one-shot with artist Duncan Fegredo) The Eaters (Prestige one-shot with artist Dean Ormston) Vertigo Pop London (4 issues with artist Philip Bond) Enigma (8 issues with artist Duncan Fegredo) and Girl (3 issues with artist Duncan Fegredo).
Immediato seguito a House of M, Decimation inizia con la quasi totale scomparsa dal mondo del gene X, il gene responsabile dell'esistenza dei mutanti, e con la necessità da parte dei pochi sopravvissuti a questa ecatombe genetica di trovare un modo di andare avanti e ricostruire la propria esistenza, come singoli ma soprattutto come gruppo. E' un cambiamento di portata epica, lo si potrebbe addirittura definire un volume che si dovrebbe avvicinare al genere post-apocalittico, in quanto si va a ribaltare e annientare artificialmente quello che pareva un trend evoluzionistico ormai assodato, ovvero la progressiva e inevitabile sostituzione dei sapiens con una nuova specie, quella dei mutanti.
Insomma, se tanto mi dà tanto in questo volume dovrei sentire tutta un avasta gamma di emozioni che segue a un avvenimento di tale portata: il dolore, la confusione, la rabbia o il sollievo (non per tutti essere un mutante rappresentava una benedizione, c’era chi si trovava la vita rovinata a causa dei suoi poteri) ma a conti fatti questo volume è una parentesi di inconsistenza rara che alla fine della lettura non lascia veramente nulla, e se si ha la vaga impressione di provare una qualche forma di emozione non è merito della sceneggiatura, ma è solo perché le tematiche affrontate sono comunque forti quindi un minimo qualcosa ti arriva comunque. Di base, in questo volume si conclude in fretta e furia la saga precedente (i mutanti non ci sono quasi più, liberiamoci di quelli tornati normali e andiamo avanti mentre cerchiamo Xavier) e si mette nuova carne al fuoco nelle ultime pagine, ma manca il cuore, e non è una mancanza da poco.
Una delle cose che mi ha fatto storcere il naso è la scena in cui i non mutanti vengono mandati via dalla scuola (ora una riserva per i pochi mutanti rimasti) in fretta e furia: nonostante uno dei nuclei fondanti degli X men sia la paura e l’accettazione del diverso, e il fatto che i mutanti, almeno quelli che si spacciano per buoni, non nutrono alcuna forma di odio verso i sapiens ma si difendono dall’odio altrui e cercano solo di combattere i pregiudizi in modo da vivere tutti in armonia, la prima decisione che viene presa è sbattere fuori i neo sapiens senza far loro capire che non è una decisione presa a cuor leggero, che è per il loro bene, o facendogli capire che saranno sempre i benvenuti nonostante la situazione al momento richieda questo sacrificio. L’idea che viene data è di ragazzini che vengono nuovamente ripudiati per i loro geni, tra l’altro nel totale disinteresse da parte dei “buoni” su quello che potrebbe essere il loro destino: se gli va bene torneranno dalle loro famiglie, ma non tutti arrivano da situazioni familiari aperte e comprensive verso i mutanti, anche verso quelli che non sono più tali da un giorno all’altro. Se non vogliono tornare da famiglie che li hanno ripudiati o se le famiglie non li rivogliono che fanno, vanno a rimpolpare le file dei barboni o andranno nel vivace e solare sistema di assistenza minorile statunitense? Intendiamoci, sono tutte tematiche che avrei adorato veder affrontate con un minimo di criterio, ma nulla di tutto questo avviene. C’è giusto un ragazzino che mette il broncio mentre sta tornando a casa e stop.
Altro punto dolente è Magneto, uno di questi neo sapiens risvegliatisi privi del gene mutante: ora, stiamo parlando non del primo mutante stronzo che passa ma di Magneto, il portavoce della superiorità dei mutanti sui sapiens, che provava indicibile orgoglio in quello che era e che disprezzava quei sapiens da lui ritenuti deboli e inferiori, una razza da dominare al più con benevolenza paternalistica (e questo nei giorni in cui non ci voleva sterminare). Questo Magnetto più che un uomo disperato e distrutto, privato degli affetti, del suo scopo, senza più niente per cui combattere, in questo volume sembra più un vecchio rincoglionito vaneggiante che una vittima del suo stesso odio che ora si ritrova ad aver perso tutto: l’avessero messo davanti a un cantiere a dare ordini al capomastro almeno avrebbe fatto ridere (ma li avranno in America gli umarel?).
Un volume francamente inutile, che avrebbe avuto bisogno di un maggior approfondimento psicologico vista l’importanza di quello che stava accadendo alla fine di House of M e di un arco narrativo decisamente più autoconclusivo.