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War and Peace

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In Russia's struggle with Napoleon, Tolstoy saw a tragedy that involved all mankind.

War and Peace broadly focuses on Napoleon’s invasion of Russia in 1812 and follows three of the most well-known characters in literature: Pierre Bezukhov, the illegitimate son of a count who is fighting for his inheritance and yearning for spiritual fulfillment; Prince Andrei Bolkonsky, who leaves his family behind to fight in the war against Napoleon; and Natasha Rostov, the beautiful young daughter of a nobleman who intrigues both men.

As Napoleon’s army invades, Tolstoy brilliantly follows characters from diverse backgrounds—peasants and nobility, civilians and soldiers—as they struggle with the problems unique to their era, their history, and their culture. And as the novel progresses, these characters transcend their specificity, becoming some of the most moving—and human—figures in world literature.


Tolstoy gave his personal approval to this translation, published here in a new single volume edition, which includes an introduction by Henry Gifford, and Tolstoy's important essay `Some Words about War and Peace'.

1392 pages, Paperback

First published January 1, 1868

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About the author

Leo Tolstoy

8,677 books29.9k followers
Lev Nikolayevich Tolstoy (Russian: Лев Николаевич Толстой; most appropriately used Liev Tolstoy; commonly Leo Tolstoy in Anglophone countries) was a Russian writer who primarily wrote novels and short stories. Later in life, he also wrote plays and essays. His two most famous works, the novels War and Peace and Anna Karenina, are acknowledged as two of the greatest novels of all time and a pinnacle of realist fiction. Many consider Tolstoy to have been one of the world's greatest novelists. Tolstoy is equally known for his complicated and paradoxical persona and for his extreme moralistic and ascetic views, which he adopted after a moral crisis and spiritual awakening in the 1870s, after which he also became noted as a moral thinker and social reformer.

His literal interpretation of the ethical teachings of Jesus, centering on the Sermon on the Mount, caused him in later life to become a fervent Christian anarchist and anarcho-pacifist. His ideas on nonviolent resistance, expressed in such works as The Kingdom of God Is Within You, were to have a profound impact on such pivotal twentieth-century figures as Mohandas Gandhi and Martin Luther King, Jr.

See also:
French → Léon Tolstoï
Spanish → León Tolstói

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Profile Image for Ilenia Zodiaco.
289 reviews18.5k followers
January 1, 2020
"Sopra le vie sporche e semibuie, sopra i tetti neri c'era l'oscuro cielo stellato. A Pierre bastava guardare il cielo per non sentire la bassezza oltraggiosa di ogni cosa terrena in confronto all'altezza a cui si trovava la sua anima (...) Quasi al centro di quel cielo, circondata tutt'intorno da un pulviscolo di stelle ma distinta da tutte per la vicinanza alla terra, per la luce bianca e la lunga coda sollevata all'insù, c'era l'enorme fulgida cometa del 1812, la stessa cometa che preannunciava, a quanto si diceva, sciagure di ogni sorta e la fine del mondo. Ma in lui quella chiara stella dalla lunga coda raggiante non suscitava alcun senso di paura. Al contrario, Pierre guardava gioioso, con gli occhi bagnati di lacrime, quella stella chiara che dopo aver trasvolato a indicibile velocità spazi immensi nella sua traiettoria parabolica, all'improvviso, come una freccia conficattasi in terra, sembrava essersi attaccata a un punto che si era scelta nel cielo nero per fermarsi lì".
Profile Image for Laura Gotti.
663 reviews594 followers
November 18, 2025
Serve lasciare un commento? Io do anche cinquanta stelle a questa edizione nuova che è un capolavoro, per non parlare della traduzione che ha reso scorrevole un bellissimo romanzo. Ci ho messo un mese, ho portato questo librone ovunque, seduta in spiaggia, ore a letto, dalla parrucchiera (!), qualche volta in terrazza, spesso al sole e mi ha fatto compagnia a lungo. Ho riscoperto il piacere della lentezza nella lettura, trovare ogni sera gli stessi personaggi, essere curiosa delle loro vite, aspettare una battaglia o pensare ai feriti. E' stato bello. C'è sempre bisogno di un classico.
Profile Image for Sergio.
1,439 reviews182 followers
October 13, 2025
Un romanzo tanto poderoso quanto bello! Non manca nulla: amore e guerra, religione e filosofia, società e costume, personaggi veri e una storia che si dipana lentamente ma senza crepe e monotonie: il mondo russo raccontato senza reticenze tale e quale come fu nei primi decenni dell'ottocento. E su tutti i personaggi si ergono, diverse tra loro ma affascinanti le figure di Natasha, Andrej e Pierre.
Profile Image for Nood-Lesse.
464 reviews357 followers
September 26, 2020
Pazienza e tempo.. e poi arriva l’ora

Ho appena letto le pagine migliori di tutto il libro, ma le ha scritte un altro Leone (Ginzburg) costretto ad asteriscarsi a causa delle leggi razziali in vigore quando le assemblò per la prefazione alla traduzione italiana del 1928.

È fondamentale, in Guerra e pace, la differenza fra personaggi storici e personaggi umani. I personaggi umani – si tratti di Natàša, di Pierre, del principe Andréj o anche dei piú insignificanti – amano, soffrono, sbagliano, si ricredono, cioè, in una parola, vivono; mentre gli altri sono condannati a recitare una parte che non è scritta da loro, anche se tutti – tranne forse Kutúzov – s’immaginano d’improvvisarla.

Trovo questa distinzione esplicativa e riconciliante, trovo che sia l’epilogo che avrebbe dovuto scrivere il Leone più famoso invece di comporne uno da 28 capitoli zeppo di ripetizioni, quello che non ti aspetteresti alla fine di un viaggio in carrozza di 2000 verste da Frittole a San Pietroburgo passando per Mosca.
La domanda che mi sono fatto più volte e che credo si ponga chiunque valuti l’approccio a Guerra e Pace è: ne vale la pena? Duemila pagine, 4 tomi ciascuno diviso in 4 parti. I capitoli sono brevi, la lettura è semplice ma son pur sempre 2000 verste in carrozza, nel pantano, al gelo dell’inverno russo (quello del racconto), alternate a soste in residenze sfarzose dove si partecipa a ricevimenti sontuosi. È peggiore la noia dei pettegolezzi di corte o la crudeltà della guerra? Entrambe riguardano solo i nobili, per i poveri in questo romanzo c’è poco spazio, non vi aspettate di leggere Hugo o Steinbeck, gli ultimi qui sono manovalanza, carne da macello di cui si fa a malapena menzione. Nel lungo epilogo finale di cui Ginzburg è riuscito a tirare le fila mirabilmente, Tolstoj scrive:

E cosí, senza dividere artificialmente i punti del cono che formano un tutto unico, cioè i gradi dell’esercito o i ranghi e le posizioni di qualsiasi amministrazione o impresa comune, dai piú bassi ai piú alti, vediamo delinearsi una legge secondo la quale gli uomini per compiere azioni congiunte si pongono sempre fra loro in un rapporto tale che, quanto piú direttamente partecipano al compimento dell’azione, tanto meno possono dare ordini e tanto maggiore è il loro numero; e quanto minore è la loro partecipazione diretta all’azione stessa, tanto piú danno ordini e tanto minore è il loro numero; finché in tal modo, salendo dagli strati inferiori, arriviamo a quell’ultimo uomo che partecipa nel modo meno diretto all’avvenimento e piú di tutti orienta la propria attività a impartire ordini. Proprio questo rapporto fra le persone che danno e quelle che ricevono gli ordini costituisce l’essenza del concetto chiamato potere.

Questo è il romanzo di coloro che danno ordini, di coloro che vengono percepiti (a torto secondo Tolstoj) i fautori della Storia. La Storia secondo Lev è un connubio di necessità, casualità e libertà nella quale i grandi condottieri recitano una parte che non hanno scritto, una parte imposta dalle condizioni esterne. A parlar di condottieri non si può omettere la stima di Tolstoj nei confronti di Napoleone

Un uomo senza convinzioni, senza abitudini, senza tradizioni, senza un nome, neppure francese, grazie ai casi apparentemente piú strani si fa strada fra tutti i partiti che agitano la Francia e, senza aderire a nessuno di essi, raggiunge una posizione di rilievo. L’ignoranza dei compagni, la debolezza e nullità degli avversari, la sincerità nella menzogna e la brillante e presuntuosa limitatezza di quest’uomo lo portano al comando dell’esercito… (questo è solo l’inizio, nel riassumere il resto della sua vita sarà ancora più duro)

Contrapposta al rispetto per il vero eroe di questo romanzo: Michail Illarionovič Goleniščev-Kutuzov

Conquistare una fortezza non è difficile, difficile è vincere una campagna. E per questo non bisogna prendere d’assalto e attaccare, ma ci vogliono pazienza e tempo. Kamenskij ha mandato soldati a Rustschuk, io invece usavo solo quelli, pazienza e tempo, e ho conquistato piú fortezze di Kamenskij, e ho costretto i turchi a mangiare carne di cavallo –. Scosse la testa. – E anche i francesi lo faranno! Credi alla mia parola, – disse Kutuzov animandosi e battendosi il petto, – mangeranno carne di cavallo! –

Sballottato in carrozza guardavo fuori sperando inutilmente di esaltarmi e invece sono arrivato a destinazione senza affezionarmi a nessuno dei personaggi del libro. Ora tornerò a casa e certamente non lo farò in carrozza.

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La recensione finisce qui, quelle di seguito sono considerazioni accessorie

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Nel 2013 ero pronto a partire per Pietroburgo, avevo individuato anche l'edizione da leggere, ma infine rinunciai. Credo che più di qualsiasi cosa, sulla volontà di leggere il libro, abbiano influito queste parole trafugate da un'intervista
La sua bestia nera è proprio Irving Shaw.
Del collega, che ha scritto un libro che ha per scenario la seconda guerra mondiale, dice:
“E’ uno che non ha mai sentito un colpo d’arma da fuoco, né ha mai sparato. Eppure si crede migliore di Tolstoj, che invece era un vero ufficiale di artiglieria, uno che aveva combattuto a Sebastopoli, speciale in qualsiasi cosa facesse: bravo a letto, gran bevitore, ma anche capace di chiudersi una stanza a pensare”.
Di se stesso, abituato com’era ai riferimenti pugilistici, Hemingway diceva:
“Per quanto mi riguarda, ho iniziato piano piano ed ho superato Turgenev, ho lavorato duro e ho superato anche Mr. de Maupassant. Per ben due volte ho affrontato Stendhal, e l’ultima volta forse l’ho battuto ai punti. Ma non entrerei mai nel ring contro Tolstoj, sarebbe una follia”.


Sono partito il 23 agosto e sono arrivato il 20 settembre, novello Balaga

Balaga rischiava la vita e la pelle… gli piacevano quei due, gli piacevano quelle corse folli a diciotto verste all’ora, gli piaceva far ribaltare una vettura di piazza e schiacciare un passante in giro per la città, e volare di gran carriera per le vie di Mosca. Gli piaceva sentire dietro di sé quel grido selvaggio di voci ubriache: «Vai! Vai!», quando era già impossibile correre piú veloci di cosí…

Niente di più distante da me dello spirito di Balaga, non mi piace assolutamente guidare, tanto meno farlo a rotta di collo, eppure in 28 giorni mi son ritrovato a Pietroburgo. Ho alternato audiolibro ed e-book; mi rimarrà impresso l'episodio della caccia al lupo ascoltato passeggiando in battigia, completamente dimentico del mare e degli altri bagnanti. Mi rimarrà impresso la mia personale caccia alla similitudine migliore, risoltasi in favore di

La nostra felicità è come l’acqua nella rete: la butti si riempie la tiri su ed è vuota

Nella mia esperienza di lettore c’è un AM e un DM, dove M sta per Miserabili. Dopo di essi ho ridimensionato tutti i classici che avevo letto prima e non ho trovato niente di altrettanto potente in seguito. Warren Peace esce anch’esso sconfitto dal confronto, pur essendo un'opera mastodontica, pur essendo un contributo storico rilevante. Nelle 1400 pagine de “I miserabili" non ne mancano di pesanti, la differenza però la fanno quelle di genio che qui sono assenti. Niente genio, niente thriller, rare sorprese, solo l'ostinazione può consentirvi di portare avanti la lettura di Guerra e Pace. Il trattato di filosofia della storia dopo 1900 pagine è una crudeltà nei confronti del lettore e devo ringraziare Leone Ginzburg per avermene spiegato il senso. È stato come se un relatore avesse inserito l’argomento che più gli stava a cuore in calce a tre ore di conferenza capaci di sfinire anche il più tenace dei suoi sostenitori. Se scrivi un epilogo del genere ad un romanzo di 2000 pagine, hai escogitato il modo per farti stare a sentire ma difficilmente qualcuno giudicherà memorabili le tue ultime parole.
Da qualche parte ho scritto che sono 3 i romanzi che una volta terminati mi hanno fatto pensare “e ora..?” Arrivato in fondo a Guerra e Pace ho pensato “era l'ora!”
Profile Image for Evi *.
413 reviews315 followers
November 16, 2017

Non dico cinque stelle ma cinquanta volte cinque stelle.
Opera magnifica, inutile e facile ma difficilissimo allo stesso tempo tesserne le lodi.
I personaggi del tempo di Pace: Pierre Bezuchov, Natasa, il principe Andrej Bolkoskj la principessina Maria, Nikolaj Ilič Rostov, Sonia… sono indimenticabili figure, continuamente in evoluzione.
I personaggi del tempo di Guerra: Kutuzov il comandante supremo dell’esercito russo, Napoleone, l’amatissimo Imperatore Alessandro I si smarcano tutti dall’etichetta appiccicatagli sui libri di storia e ritornano esseri umani, come non ricordare Napoleone che in preda a crampi e a infreddatura in silenzio seduto su una sedia pieghevole, capo basso e gomiti appoggiati sulle ginocchia se ne sta dall’alto di un tumulo ad osservare lo svolgimento della battaglia di Borodinò? Oppure il comandante Kutuzov che alla notizia che il nemico è vinto e si sta ritirando e domani verrà ricacciato fuori dalla santa terra di Russia erompe in un piano liberatorio?
La storia maestosa che segue il suo corso.
Storia non scritta dalle decisioni e dalle gesta impresse dai grandi eroi (non solo), non scritta da una mano divina, ma la storia fatta dal contributo di iniziative e azioni di ogni singolo individuo che come tante minuscole particelle formano quei movimenti epocali e le danno la sua direzione.

Goethe diceva: Vedi Napoli e poi muori, ricalcando le sue parole si potrebbe dire Leggi I fratelli Karamazov, Les Miserables, almeno un volume della Recherche, L’uomo senza qualità, Guerra e pace, poco o cosa altro e poi…muori, io finora ho letto Guerra e Pace.
Profile Image for Cristian Fassi.
119 reviews260 followers
May 24, 2026
Il libro dei libri. Il romanzo dei romanzi. Ecco un passaggio verso la fine del libro primo:

“E poi tutto sembrava così inutile e insignificante, ora, in confronto a quel corso di pensieri severo e maestoso che suscitavano in lui la debolezza per il sangue perduto, per la sofferenza e l’attesa della morte imminente. Guardando gli occhi di Napoleone, il principe Andrej pensò alla nullità della grandezza, alla nullità della vita, della quale nessuno può comprendere il significato, e all’ancor maggiore nullità della morte, il cui senso nessun vivente può comprendere e spiegare.”
Profile Image for Chiara Pagliochini.
Author 5 books460 followers
February 7, 2016
"Si dice: le disgrazie, le sofferenze…” esclamò Pierre. “Ma se adesso, in questo stesso istante, mi domandassero: vorresti esser rimasto quello che eri prima della prigionia, oppure di nuovo, da principio, passare attraverso tutte queste cose… com’è vero Dio, un’altra volta la prigionia e la carne di cavallo! Noi crediamo che, non appena qualcosa ci sbalza fuori dalla solita carreggiata, tutto sia perduto: e, invece, soltanto allora incomincia il nuovo, il buono. Fin quando c’è vita, c’è anche felicità."

Quando consegni due mesi di vita nelle mani di un solo romanzo e tutte le sere è il tuo appuntamento fisso – spegni la tv, accantona il pc, limita le uscite – allora il rapporto che si crea tra te e quell’opera è tutto particolare, una cosa che non riusciresti a spiegare in due parole senza sentirti terribilmente ingiusto. Perché se è vero che quel romanzo l’hai amato e odiato, se è vero che l’hai carezzato e poi hai desiderato scagliarlo sul pavimento e saltarci sopra coi piedi, è anche vero che hai imparato a conoscerlo molto meglio di quanto conosci qualunque altro e, se così si può dire, è anche vero che quel romanzo conosce te. E come, col passare degli anni, si ha sempre di più da raccontare su un vecchio amico e giorno per giorno veniamo sorpresi da qualche inaspettato guizzo della sua personalità, così la mole dei commenti, dei pensieri, delle riflessioni è troppo consistente per ridurla in due parole. Metà delle annotazioni le dimentichiamo strada facendo, alcune ci sovvengono soltanto alla fine, altre le veniamo contraddicendo pagina per pagina e così, cammina cammina, sei arrivato alla fine: la tua conoscenza deborda, si rifiuta di limitarsi a una frasetta. Con questo, l’autore della recensione si viene scusando della chilometricità di quanto segue.

Che cos’è Guerra e pace
Guerra e pace è un romanzo storico ambientato in Russia tra il 1805 e il 1820. Particolare attenzione è rivolta a eventi quali la guerra dei tre imperatori, la battaglia di Austerlitz, l’invasione napoleonica della Russia, la battaglia di Borodino, l’abbandono e l’incendio di Mosca, la precipitosa ritirata dei francesi.
Anche al più lampante idiota salta all’occhio che una descrizione del genere dev’essere completamente inadeguata. Ebbene, proviamo a darne un’altra.
Guerra e pace è un romanzo nel quale gli eventi della Grande Storia si intersecano cogli eventi della piccola storia di due famiglie della nobiltà russa, i Rostov e i Bolkonskij. Mentre la Grande Ruota della Storia avanza su se stessa consumandosi, i Rostov e i Bolkonskij verranno consumando le loro vicende umane, di uomini e donne vitali, disorientati, tutti alla ricerca di un senso che renda giustizia all’esistenza, tutti tesi verso una felicità che vanno ricercando ognuno in una direzione diversa.
Il lampante idiota si arriccia i baffi e dice, embè? Va bene, riproviamo.
Guerra e pace è un romanzo in cui la Grande Storia e la piccola storia si formano alla visione filosofica e metafisica del suo autore. Che cosa sia la storia, come e da chi venga portata avanti, in cosa consista la felicità, il bene, perché c’è il dolore, la morte, esiste o no il libero arbitrio, sono solo poche delle tante questioni che Tolstoj non manca puntualmente di affrontare, consegnando al lettore una filosofia completa e complessiva di enorme portata.
Questa terza definizione piace ancora meno al lampante idiota, che solo alla parola “metafisica” ha fatto una smorfia. Il lampante idiota, nella sua lampante idiozia, ha cominciato a chiedersi dove stia la verità e come in un romanzo possa finirci tutta questa roba insieme. Il lampante idiota ha ragione: la nostra definizione pecca già nell’esordio.
Sì, bisogna essere sinceri col lampante idiota. Ebbene, vi inganniamo. Guerra e pace non è un romanzo. Ahimè, no. Non è un romanzo perché per essere romanzo dovrebbe non essere anche un trattato storico. Non è un romanzo e non è un trattato storico perché per essere romanzo e trattato storico dovrebbe non essere anche un trattato filosofico. Quel che sia Guerra e pace non è facile a dirsi e, se una parola è possibile, allora Guerra e pace dev’essere un universo, un universo staccato dal nostro, con le sue leggi di gravitazione particolari, un universo solido, funzionante, completo, che Tolstoj ci consegna in luogo del nostro. Consegnandoci il suo universo, Tolstoj viene in qualche modo a privarci del nostro. Per due mesi, viviamo altrove, due mesi ospiti della Galassia-Tolstoj.

I personaggi
Come, alla fine di un viaggio, più che i posti che abbiamo visto ricordiamo le persone con cui li abbiamo visti e le disavventure, le risate che li hanno accompagnati, così di Guerra e pace ricorderò i personaggi – le persone – che m’hanno accompagnata nel viaggio più che le tappe del viaggio in sé. E temo d’averlo detto più di una volta, per più di un romanzo, ma mai è giusto e sacrosanto quanto questa volta: che a considerare questi personaggi solo dei personaggi si fa un torto a Tolstoj e a se stessi. Mai quanto in questo caso il personaggio è tanto vero, chiassoso, debordante di vita da non poter più essere figurina di carta. Qualche giorno fa, a lezione, il professore di letteratura russa ha raccontato di un tale internato nei gulag che diceva di essere riuscito a sopportare quella terribile esperienza perché il pensiero gli andava alla famiglia Rostov, all’autenticità di Nataša, Nikolaj, del vecchio conte. E così, se una cosa tanto potente può accadere, se pensare a Nataša può risollevarci da una situazione estrema di prostrazione, lenire la nostra disperazione, allora la giustificazione non possiamo trovarla in una somma di tratti particolarmente convincente.
A volte si è così presi dalle vicende umane di questi esserini di inchiostro e corteccia che si scoppia a piangere da una riga all’altra, senza motivo, perché si è troppo felici o troppo tristi o perché quello che accade a loro accade contemporaneamente a noi, la loro vita è la nostra, anche se tra le due non c’è alcuna somiglianza. A molti potrà sembrare un’esagerazione e confesso che suona un po’ sciocco anche a me che lo scrivo, ma è andata così. Per due mesi ho camminato e mi sono guardata allo specchio e ho pensato a me stessa come se non ci fossi solo io, circondata da un crocchio di fantasmi che mi imponevano i loro pensieri e le loro concezioni di vita. E ho parlato da Pierre, son stata male come Andrej, ho cercato Nataša nel mio riflesso. Ho dimenticato che al di sotto della finzione c’ero ancora io, sono stata leggera.
È impossibile in questa sede dare una definizione o anche solo menzione di tutti i personaggi del romanzo. Per questo motivo ho deciso di sceglierne uno solo, che poi è di nuovo Nataša, e per ogni strada mi sembra di tornare a lei.
Nel film del ’67 la prima apparizione di Nataša avviene così:
Inquadratura in campo medio - il salotto di casa Rostov. La contessa Rostova, il marito e alcuni ospiti tra cui Pierre Bezuchov siedono su poltroncine, prendono il tè, si scambiano pettegolezzi su membri dell’alta società e discutono delle imprese di Napoleone. Al centro dell’inquadratura, una porta chiusa.
Tre raccordi sull’asse – la porta si spalanca e Nataša, tredici anni, un vestito bianco, occhi sgranati e un sorriso quasi innaturalmente teso, entra correndo in salotto. La sua figura è investita da un fascio di luce che proviene dal fuoricampo, oltre la porta, ma che sembra emanare da Nataša stessa e si riversa nel salotto come in un quadro del Caravaggio, La vocazione di San Matteo.
Inquadratura in campo medio – Nataša si stringe alla madre e le sussurra qualcosa nell’orecchio, poi esce sempre correndo dalla stanza. Quando la porta si chiude, cessa il fiotto di luce.
Ora, a parer mio, non c’era modo migliore di introdurre Nataša che questo. Perché Nataša è luce, e questa è la definizione più completa che possiamo dare di lei. Nataša è luce che brilla per se stessa e che al contempo illumina tutti gli altri, facendo dono a ognuno della sua vitalità, della sua luminosità di prospettiva. Grazie a lei, molti altri tornano in vita: il principe Andrej Bolkonskij, il fratello Nikolaj, il conte Bezuchov. Nataša è capace di restituire la forza vitale a chiunque l’abbia perduta, per il solo fatto che la sua forza è così immensa che solo una minima parte le è necessaria. L’altra, può donarla tutta. Ma come il sole non si avvede di illuminare la Terra e non si cura di bruciare il raccolto, di seccare il suolo, di accecare gli occhi, così Nataša, se fa del male, non se ne avvede, non già perché sia cattiva ma perché è centrata su se stessa, non concepisce altri sentimenti che non siano i suoi. Così è Nataša, dilaniata tra impeti di grande generosità e un principio di totale egoismo, il suo egocentrismo essendo spontaneo come quello del sole. Ma allo stesso modo che, con la fine del sole, pure la nostra galassia finirà, senza Nataša la Galassia-Tolstoj collasserebbe, trascinando sul fondo tutti gli altri, impedendo loro di trovare una risposta.

Weltanschauung
Due parole, il minimo indispensabile, vale di spenderle sulla visione del mondo che non solo emerge, ma è continuamente esplicitata dall’autore. Per Tolstoj, l’uomo non può fare a meno di avere coscienza della sua libertà. Egli sente di agire di sua volontà e capisce che, se il suo libero arbitrio fosse annientato, non sarebbe neanche più umano. Ma quando l’uomo è inserito nel corso della storia e, in quanto tale, è trascinato da eventi immensamente più grandi di lui, allora si perviene a una contraddizione insolubile. L’uomo è sì libero, ma nel contempo è schiavo della necessità della storia. Che la storia si svolga in un certo modo e non in un altro appare a Tolstoj la conseguenza di una necessità, di una predeterminazione più alta, che conduce a un certo fine con certi mezzi, e non altrimenti. Non sono l’uomo con le sue azioni né il caso a determinare il corso degli eventi storici, poiché il loro svolgimento è già scritto. L’uomo pensa di guidare la storia, in realtà ne è guidato.
Alla domanda “da chi è ordinato il corso degli eventi?” Tolstoj non offre una risposta netta. Certe volte sembra che sia Dio, “senza il quale neanche un capello cade dal capo degli uomini”, certe volte una necessità che è legge, una necessità che esiste ma di cui non si può capire perché esiste, una sorta di legge di gravitazione universale applicata alla storia.
Il problema fondamentale dell’uomo è che si chiede il perché delle cose. La continua ricerca di un senso lo priva della possibilità di essere felice. Per essere felice, l’uomo non ha che due vie, o smettere di chiedersi “perché?” o rispondere “perché è la volontà di Dio”. Al di fuori di queste due vie, la fede o l’indifferenza, non c’è riposo dall’inquietudine.

The dark side of Tolstoj
Ora, chiunque si accinga a una recensione del genere e voglia nascondere al pubblico quanto Guerra e pace sia al contempo estremamente tedioso e, apparentemente, superfluo in molte sue parti non sarebbe un recensionista onesto. Perché, per il lettore del duemila, Guerra e pace è effettivamente tedioso e superfluo in molte sue parti. L’editor di una qualsiasi casa editrice oggi ne sfronderebbe la maggior parte, per presentarci una vicenda ripulita da tutti i suoi orpelli, dalle descrizioni di avvenimenti bellici estremamente complesse e complicate da visualizzare, da personaggi minori il cui impatto sul lettore risulta solo in un incremento di noia.
Tolstoj è uno scrittore molto diverso dagli scrittori che conosciamo, dagli scrittori di oggi. Innanzitutto, è uno scrittore che non sembra in alcun modo curarsi del suo pubblico. Che il lettore lo segua o no, che si interessi o meno, Tolstoj va per la sua strada, incauto, irriverente, egoista. Elitario, impopolare, anti-democratico, poco rispettoso del giudizio altrui, sono tutte cose che mi sento di dire di Tolstoj senza temere di offenderlo. Perché se, nello scrivere Guerra e pace, Tolstoj immaginava un possibile pubblico di lettori, allora non poteva che visualizzarlo come tanti piccoli, barbuti Tolstoj, tutti ugualmente interessati a ciò che aveva da dire. Ma il lettore medio, no, non è interessato almeno al 60% di quel che Tolstoj dice. Sospira, sbuffa, non vede l’ora di scavallare i capitoli in cui Napoleone ha il raffreddore.
Ma proprio per questo enorme limite di sensibilità e comprensione per il prossimo, Tolstoj si qualifica uno scrittore molto più grande dei suoi colleghi contemporanei. Uno scrittore che scrive quel che vuole scrivere fino in fondo, che non risparmia nulla di quel che vuole dire, che dice quel che vuole dire pur sapendo quanto sarà noioso, che non accetta di prostituirsi ai gusti dei lettori più superficiali, quelli che vanno in cerca solo di belle frasette: ecco, uno scrittore del genere non può definirsi altro che onesto. Tolstoj è questo: l’onestà nella sua forma più cruda, con tutti i limiti (apparenti e non) che l’onestà porta con sé.

E se vi state chiedendo, “ma insomma, questo libro t’è piaciuto così tanto oppure ti sei annoiata così tanto?”, la verità sta certamente da entrambe le parti. M’è piaciuto così tanto nonostante mi sia annoiata così tanto. Sembra una contraddizione insolubile, come quella tra necessità e libero arbitrio, il cui scioglimento sta nell’accettarla come una verità di fede.
Il mio augurio è che possiate, un giorno, prendere in mano questo libro, prenderlo in mano in un periodo libero da impegni, un periodo tranquillo o magari disperato della vostra vita. Il mio augurio è che i suoi difetti superficiali non vi impediscano di vedere quanto sia straordinario nel suo centro, quanto vi possa arricchire non come lettori, ma come persone. Perché Guerra e pace – ormai il lampante idiota ha capito – è questo, non solo un libro, ma una diversa esperienza di vita.
Profile Image for Nazzarena.
226 reviews165 followers
March 28, 2017
Du sublime au ridicule il n’y a qu’un pas.

È una frase di Napoleone, riportata anche da Tolstoj nel romanzo in argomento. Mi è sembrato significativo sentirla pronunciare dall’Imperatore in persona, ma mi è sembrato che Napoleone si riferisse proprio al romanzo e mi mettesse in guardia. Dal sublime al ridicolo non c’è che un passo, e Guerra e pace si ferma esattamente a questo passo, a metà falcata, un pied encore dans le sublime et l’autre tombant au ridicule.

Avviso: questa review è una catarsi, per purgarmi dopo la lettura. Da qui in poi leggete a vostro rischio e pericolo.

Avevo pensato di scrivere una recensione grondante sarcasmo, di irridere il tomo più temuto/osannato della letteratura con battute ammiccanti, ma ho realizzato che sarebbe stato irrispettoso, non tanto verso un classicone di questo calibro, né verso la fatica spesa da Tolstoj nel produrlo (lui ci ha guadagnato), quanto verso il mese abbondante che ho impiegato a leggerlo e, soprattutto, l’atteggiamento di umiltà con cui l’ho letto, perché l’ho affrontato volenterosa, desiderosa di amarlo. Insomma, questo romanzo è un must, è tutto, è umanità e regalità, è individualismo e servizio, è caso e volontà, è guerra e pace, appunto. Ma è anche una gran rottura di cogl...

No, niente sarcasmo. Parliamo del libro.
Partiamo dall’incipit più infelice mai scritto dai tempi di It was a dark and stormy night (e che Tolstoj sia la stessa persona che è riuscita a produrre uno dei migliori incipit di sempre, quello di Anna Karenina, è un dogma di fede) e proseguiamo con la leggerezza di un caterpillar per centinaia, migliaia di pagine fino all’epilogo più noioso, saccente, inutile, verboso, arzigogolato, brutto evah dai tempi di Gilgamesh.
Il romanzo parte bene (incipit aside) con uno stuolo di personaggi, piccole pennellate di comprimari e sprazzi di luce dei protagonisti, ma a poco a poco la narrazione si fa sempre meno vivida, meno “rotonda”, meno precisa e dal sentirci parte di una vicenda passiamo ad esserne meri spettatori, senza nemmeno i popcorn da sgranocchiare. Se fossi uno di quei lettori che infarcisce le recensioni di gif e immagini, a questo punto vi mostrerei il grafico di Guerra e pace: un’iperbole equilatera nel quadrante I dove l’asse delle ascisse rappresenta il tempo impiegato a leggere e sulle ordinate riportiamo il piacere provato nella lettura.
Tutta la narrazione si basa sull’alternanza di scene di guerra (Napoleone vs. Russia, Austerlitz, Borodino, occupazione di Mosca, Russia vs. Napoleone) e di pace (salotti aristocratici, tentativi di matrimonio, pranzi e cene, tentativi di matrimonio, samovar fumanti, tentativi di matrimonio). Ora, questo non è certo un male, ma il punto cruciale è nella finalizzazione di queste premesse, che sono buone, ma disattese. Come?, mi chiederete voi. Così.
I personaggi sono tutti allegramente dimenticabili: Pierre, il protagonista, alla perenne ricerca di non si sa bene cosa, non ha uno straccio di volontà; Natasha, la protagonista, una ragazzina vacua che ha l’unico scopo di trovare un marito farsi ammirare; Napoleone ridotto a una sagoma di cartone; Nikolaj, fratello di Natasha, un immaturo senza spessore; Mar’ja, l’animo nobile per antonomasia e tanti altri ugualmente piatti. Abbiamo, sì, alcuni personaggi degni di nota: Andrej, l’unico con un orgoglio, degli obiettivi e la capacità di prendere decisioni sensate; Sonja, instancabile nella sua dedizione; Boris, il calcolatore concentrato solo sulle proprie convenienze; Denisov, l’amico affidabile, l’animo trasparente... peccato che Tolstoj li sacrifichi per i suoi schemi narrativi. A parte Napoleone, questi personaggi passano gran parte del loro tempo nell’oziosa vita dei nobili e non uno di essi subisce un qualche tipo di evoluzione. O, meglio: il narratore ci dice che qualcosa cambia dentro Pierre e Natasha, ma ci viene raccontato e noi non riusciamo a sentire il cambiamento.
Il resto del tempo è occupato dalla guerra che vede opposti i francesi agli austro-russi. Da una parte l’esercito francese, guidato dalla summenzionata sagoma di cartone, e dall’altra l’esercito zarista, comandato da un Kutuzov che viene ripetutamente descritto come l’unica persona in tutta l’Europa in grado di capirci qualcosa di quella guerra. Guerra a cui partecipano anche Andrej, con dedizione, Nikolaj, con spirito più cameratesco che di servizio, e Pierre, perché voleva giusto dare un’occhiata, ché si stava annoiando. I capitoli sulla guerra, per chi come me non ama le storie romantiche, sono più interessanti di quelli sulla pace, ma verso la battaglia di Borodino, al massimo della curvatura della nostra iperbole ideale, inizia l’appesantimento e la noia la fa da padrona.
Il grande assente di questo libro? La politica. Ci sono sette anni di guerra e non se ne capisce il perché, tregue firmate e poi rotte senza che se ne colga il motivo, fatti ordinati uno di seguito all’altro senza motivazioni di sorta. Posso capire che questo derivi dal fatto che, per Tolstoj, la storia è un insieme di eventi slegati dalla volontà, ma quello che ne risulta è una marcia claudicante su una strada dissestata. L’altro assente: il pathos, l’emozione. I personaggi muoiono senza nemmeno lasciare il segno.
Ai due terzi del libro la narrazione si fa più affrettata e, oserei dire, più sciatta per scivolare in quello che è il peggior difetto di questo libro: l’epilogo in due parti.
Nella prima, sette anni dopo la vicenda principale, troviamo alcuni personaggi che sono l’esatto opposto di ciò che erano nel resto del libro (tipo che Nikolaj diventa una specie di Levin, tutto libri e agricoltura e vi risparmio che ne è di Natasha) e noi dobbiamo credere ciecamente al narratore che ci assicura che una tale trasformazione sia possibile; questa prima parte getta le basi per quello che in realtà Tolstoj avrebbe dovuto voluto scrivere: I decabristi. Non gli perdonerò mai di aver scritto 1800 pagine di antefatto di un libro che aveva ottime possibilità di essere migliore di questo.
Nella seconda parte dell’epilogo esce di scena il narratore onnisciente e profondamente patriottico che aveva presieduto l’intreccio fin qui e subentra il filosofo della storia che in dodici capitoli, dodici, ci dice in pratica: gli eroi non sono mica degli eroi, le persone non sono granché libere di esercitare sugli eventi la propria volontà, né quelle considerate grandi né il popolo; quindi se vi è sembrato che io stessi sfottendo Napoleone, sappiate che l’effetto è voluto, perché non è possibile che seicentomila soldati si facessero condurre da un uomo bassino e con la pancetta.
Nella seconda parte Tolstoj ci dice chiaramente che gli uomini di cultura non hanno la minima influenza sulla storia. Ergo, nemmeno lui ;)

Minzione speciale per Ippolit Kuragin, tipico esempio di come non bastino i soldi per fare una persona decente.
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December 18, 2015
Penso a Lev Nikolaevič Tolstoj, che ha tessuto le fila di questa storia immensa. Penso a Sof'ja Andreevna Tolstaja, che ha ricopiato le diverse stesure del manoscritto. Penso a Pietro Zveteremich che ha affrontato la traduzione di questo colosso con santa pazienza, iniziando da pagina uno e arrivando in fondo. E penso che la teoria della storia espressa da Tolstoj, cioè che ogni uomo, pur fondando la propria umanità sulla coscienza della propria libertà, è un meccanismo di una macchina più complessa che si muove secondo leggi della necessità, si applica anche alla lettura di questo romanzo: le persone e i fatti che l'hanno ispirato, l'autore che l'ha scritto, i commentatori, i lettori venuti prima di me, i traduttori ecc sono tutti meccanismi di questa macchina gigantesca e necessaria che è Guerra e pace.

Proprio come i fatti storici che racconta, questo romanzo doveva essere così e non poteva essere altrimenti, sottostà alle leggi della necessità. Impossibile pensare il mondo senza Guerra e pace, o con un Guerra e pace diverso. Doveva avere questo contenuto e questa forma, e avendo questo contenuto non poteva che avere questa forma, avendo questa forma non poteva che avere questo contenuto. Non ci si può lamentare, perciò, delle tante pagine di strategia militare e di riflessioni sulla storia: sarebbe come voler togliere dall'Iliade il catalogo delle navi.

È proprio come l'Iliade, Guerra e pace: affianca un grandioso movimento di popolo, una guerra entrata nell'immaginario mondiale, e le vicende di chi vi ha preso parte, di chi è stato a casa ad aspettare, di chi ha visto la propria città presa d'assalto, di chi in tutto questo non ha rinunciato ad amare, a ragionare, a cercare di tirare fuori qualcosa di bello dalla propria vita. In effetti è proprio lo sforzo dei diversi personaggi di trovare il proprio posto e, con esso, la propria felicità, che dà vigore al gigantesco quadro tolstojano. Sono personaggi, come dicono i commentatori seri, “a tutto tondo”: sì, anche loro meccanismi della storia, ma pur sempre meccanismi con cuore, anima e cervello, mai semplici pretesti per costruire le trama, mai semplici maschere con funzioni narrative, sempre personaggi, appunto, necessari. Talmente vivi che ci si affeziona a tutti: a Pierre, che cerca “un centro di gravità permanente”, ad Andrej e Nikolaj, così diversi e così ugualmente integri, a Nataša, spontanea e fresca fino alla fine, a Sonja, sfortunata ma a suo modo eroica, a Marja, un mare calmo, ma profondissimo. Si soffre, si ama, si piange con loro durante la lettura, e, chiuso il libro, si sa che non si potrà più fare a meno della loro compagnia.

***

Post scriptum pedante: negli stessi anni in cui a Jasnaja Poljana prendeva forma Guerra e pace e Tolstoj metteva in discussione il libero arbitrio, delegando la libertà degli uomini a una necessità più grande, a San Pietroburgo un altro signore scriveva Delitto e castigo, romanzo che, al contrario, parla di come ogni uomo sia alla fine responsabile delle proprie azioni e non possa scappare dalla propria coscienza. Io sono una convinta sostenitrice di Fëdor Michailovič, ma riconosco che anche Lev Nikolaevič ha diverse frecce al suo arco (o cielo, la smetterò mai di chiamare gli scrittori russi per nome e patronimico?!). Tra queste due concezioni della vita e del mondo ha fatto un confronto interessantissimo G. Steiner, un mito, in Tolstoj o Dostoevskij.
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December 9, 2011
Non ho mai avuto un buon rapporto con la letteratura Russa, lo confesso, anzi potrei affermare di non avere mai avuto rapporto alcuno con gli scrittori Russi, per negligenza forse, per pigrizia o stolidità, ma soprattutto, e questa è la verità più amara, per un problema di bieco sessimo: sono (ero) convinto, da sempre, che i Russi siano letture da donne, convinzione maturata nell'adolescenza: Tex Willer per i maschietti, Dostoevskij per le femminucce. Le Dostogirls mi irritavano e spaventavano, le vedevo come una sorta papaboys antelitteram, laiche e con gli ormoni funzionanti sì, ma ossessionate da una sorta di fanatica religiosità che invece di espandersi verso l'esterno, l'eterno, l'immenso o chissa cosa accidenti d'altro, non so bene come funzionino le dinamiche dei credenti, implodeva all'interno rendendole felici proprietarie di un ego cupo e smisurato. Non mi fidavo delle Dostogirls e delle loro paturnie. Peccato, senso di colpa e morbosa autoanalisi, ai miei occhi, le possedevano e le guidavano in ogni azione. Sintomi facili da riconoscere. Ma se anche qualche Dostogirl sfuggiva al mio rozzo Dostodetector, se in qualche casa che ritenevo sicura e decontaminata spuntava all'improvviso, come uno schiaffo, tra le pieghe più nascoste di un innocuo scaffale di libereria, un dostolibro, scappavo nella notte come un ladro con la scusa delle sigarette facendo per sempre perdere le mie tracce (come era avventuroso il mondo prima della connessione sempiterna). Crescendo, e giungendo a un sofferto status adulto, certo ormai di essere fuori dal regno delle Dostogirls, una domanda crudele ed ineluttabile si è conficcata come uno spino nella mia testa: le dostogirls, crescendo, diventano delle Tolstowomen? E' un passaggio inevitabile? Con questo rovello incessante ho per anni scalzato il dovere di misurarmi col tomo maximo dela letterartura europea. Mi accontentavo di chiedere, alle donne con cui avevo a che fare, se avesseo letto Guerra e Pace, domanda gettata lì con noncuranza apparente ma con sopettoso e insospettabile cicpiglio interiore, e dato che tutto il mondo, escluso me, aveva letto Guerra e Pace, qualcosa nel mio ragionamento non tornava. Per scantonare ancora un po' il dovere ho cominciato a dividere l'umanità tra chi ha letto Mobydick e chi Guerra e Pace, o meglio tra chi, in una ipotetica finale dei campionati del mondo, avrebbe fatto vincere Melville o Tolstoj.
Ora che son qui, adorante ai piedi di Natascia Rostova, avvinto in una spezzettata lettura che andrà avanti chissà per quanto, non posso che, dopo aver incenerito il capo, chiedere scusa a tutte le Dostogirls del mio censurabile passato, bussare alle loro porte e offrire loro, in segno di resa senza condizioni, un tot dei miei amati libracci americani da usare come combustibile per una pira rigeneratrice e purificante.
(Continuo ad avere ancora un qualche basso rigurgito sessista, del tipo che una donna non potrà mai capire fino in fondo la quantità industriale di ormoni contenuta in una canzone di Leonard Cohen, ma prima o poi, son certo, la vita mi smentirà)
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August 31, 2018
Poiché commentare un grande classico quale Guerra e pace oltre a non essere pileggio da picciola barca costituisce anche un’impresa nettamente superiore alla mia cultura e alle mie forze, mi tocca limitarmi a buttar giù al riguardo qualche idea un po’ alla buona, come durante una conversazione amichevole. La prima impressione personale anzitutto è stata quella d’un’opera in generale niente affatto pesante: lunga sì, perché l’edizione che ho io è di circa milleottocento pagine; insomma, è uno di quei libri che conviene leggere in vacanza per potersi permettere di affrontare, magari con qualche interruzione non troppo lunga, una lettura quotidiana di qualche decina di pagine: altrimenti si rischia di perdere il filo e di non apprezzare appieno il racconto. Il racconto, perché Tolstoj è un eccezionale narratore; può narrare una battaglia o una serata in un salotto di Pietroburgo, e avvince sempre il lettore alla pagina. L’eccezione più evidente riguarda proprio le parti non narrative, come, soprattutto, l’inutilissima seconda parte dell’epilogo: le riflessioni tolstojane sulla storia differiscono profondamente da quelle, per esempio, del nostro Manzoni, perché il Manzoni rimane scrittore mosso, spiritoso e partecipe anche mentre riflette sul passato, come testimonia quel capolavoro ch’è la Storia della colonna infame, laddove il suo collega russo, appena smette i panni del narratore, diventa un trombone soporifero e pedante. Oltre a prendere tutto troppo sul serio, lo sventurato ebbe la pessima idea di prendere sul serio anche sé stesso: immagino che guaio sia stato per i familiari passare la vita quotidianamente accanto a Tolstoj. Noialtri, per nostra fortuna, possiamo invece scorrere in diagonale le poche pagine teoriche godendoci le altre, ossia circa il 95% dell’opera. E qui c’è di tutto: salotti e battaglie, amori teneri e cacce autunnali, e centinaia di personaggi che poi sono tutte persone vive e vere. La mia gioia, dopo tanta letteratura più moderna dove il protagonista parla in prima persona o l’autore finge di saperne meno di lui, è ritrovare un classico, rassicurante narratore onnisciente che mentre Tizio dice qualcosa rammenta al lettore che in realtà Tizio se ne pente, voleva dirne un’altra ma non riesce a fare diversamente perché ostinato, stordito, debole o semplicemente cretino; e nella vita reale succede proprio così. Perfino l’analisi dei rovelli e delle grullerie di Pierre Bezuchov, che sulle prime irrita non poco il lettore – o almeno ha irritato me – verso il suddetto, nel quadro complessivo dell’opera s’illumina di verosimiglianza e di ricchezza psicologica: guardiamo indietro ai suoi trascorsi alla fine, capendo che se il suo sviluppo fosse stato più lineare il personaggio risulterebbe più vuoto e carente. Altro particolare che ho apprezzato, il senso del tempo. Il tale o il talaltro, si dice, fu cortigiano, generale, funzionario al tempo di Caterina la Grande. Ora, qui accade come nel Temps retrouvé, nella scena in cui, verso la conclusione, il narratore si reca dai Guermantes e lo investe un vento improvviso di vecchiaia, e si accorge di quanti anni sono passati da quando aveva messo piede in quella casa per la prima volta. Dalla morte di Caterina la Grande alla battaglia di Austerlitz passano pochi anni, ma non solo simbolicamente, anche sostanzialmente sono due epoche lontanissime: il Settecento, Voltaire, Diderot, le parrucche incipriate da una parte, e dall’altra la sensiblerie romantica, la rivoluzione, il misticismo di Alessandro I; dal punto di vista matematico l’espressione tolstojana “dei tempi di Caterina” non ha senso, ma dal punto di vista della civiltà e del costume coglie con esattezza la realtà. I personaggi, dicevo. Tutti s’innamorano del principe Andrej, e come dar loro torto? Ma a me piace da matti anche il vecchio principe suo padre, stravagante, dispotico e capriccioso fin che si vuole, ma grandissimo, vigoroso e flamboyant, e soprattutto settecentesco sino al midollo; anzi, è il mio personaggio preferito; e l’immagine di lui che al tornio lavora tabacchiere di legno spingendo il pedale col piedino calzato d’uno stivaletto tartaro fregiato d’argento è di quelle che non si scordano mai. Ad ogni modo, Tolstoj come scrittore rimane un enigma. L’opera nacque da un progetto di racconto sulla rivolta decabrista; ma, obietterà il lettore che arrivi al fondo di Guerra a pace, nel romanzo la rivolta decabrista non c’è. In realtà, nella fantasia plutarchea del giovanissimo Nikolaj Bolkonskij alla fine del romanzo è già contenuta la rivolta per intero, coi suoi sogni, le sue mitologie letterarie, i suoi protagonisti; un romanziere capace di piazzarvi subito dopo circa cinquanta pagine sbrodolone di vaneggiamenti teorici sulla storia, in quelle cinque righe, con una preterizione di densità tacitiana, era stato capace di dirci molto, molto di più.
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March 21, 2021
Scrivere questa recensione mi prenderà sicuramente tempo e impegno perché è davvero complicato racchiudere in poche righe la marea di impressioni provocate da un testo così corposo e ricco.

Innanzitutto devo sottolineare che mi ha lasciata un po’ interdetta il fatto che ci fossero tantissime battute in francese non tradotte, e questo mi ha rallentata, e in più non sono davvero riuscita a comprendere perché in un romanzo russo i personaggi debbano parlare in francese, inoltre senza traduzione (Tolstoj nella nota finale spiega perché personaggi francesi parlino in russo e che per lui è stata semplicemente una trovata stilistica, ma se l’editore avesse pensato a inserire in nota la traduzione avrei apprezzato, invece di reclutare madre e zia).
Una delle difficoltà è stata anche l’uso in Russia dei patronimici che spesso non rendeva agevole distinguere tra padre e figlio, come per esempio quando si parlava dei due principi Andrei Bolkonskij.

È indubbiamente un libro molto consistente, che non è solo la storia di alcune famiglie, i Rostov, i Bolkonskij e i Karughin principalmente, rappresentativi di principi e di modi di vivere profondamente diversi, ma anche un saggio storico che ci fa avvicinare alle guerre napoleoniche entrandoci dentro direttamente e vedendo le opinioni di persone che le abbiano vissute, e in più è la storia di un popolo e delle sue tradizioni e delle sue peculiarità, condivisibili o meno, ma da conoscere senza pregiudizi.
Per tutto questo è difficile trovare un solo genere: è una cronaca storica, un poema, un romanzo, tutto questo e anche più contemporaneamente, come dice lo stesso autore in appendice.

A parte la lunghezza (sì è decisamente un mattone, soprattutto nella mia edizione), è anche una lettura molto lenta: mi sono resa conto di non riuscire a leggere più di un centinaio di pagine al giorno, procedendo lentamente a causa in particolare dei tanti personaggi e delle parentele da individuare, non esattamente facili, complici anche i nomi russi e gli abbreviativi innumerevoli.

Nonostante ciò mi ha portata in un mondo completamente diverso da cui ho davvero fatto fatica a separarmi.
E a questo devo dire che hanno contribuito anche le tante descrizioni di truppe, battaglie ed accampamenti che, anche se a momenti ho trovato noiose e poco interessanti, sono riuscite a farmi calare completamente in quegli avvenimenti.

Indubbiamente il punto al centro dell’analisi è quello della disfatta di russi e austriaci prima e dei francesi poi, con attenzione particolare ai sotterfugi usati dai francesi per entrare a Vienna, ovviamente in un’ottica chiaramente di parte, ma in cui viene evidenziato anche bene come diversi russi simpatizzassero per l’imperatore francese e le sue strategie.
Il tema della guerra e dei personaggi detti eroi è centrale nella riflessione tolstoiana per tutto il libro, e la scelta tra la guerra e la pace di tanti protagonisti e il rifiuto di essa per molti, contribuiscono ad avvicinarci a questa in maniera più diretta e non da saggio.
Tipico momento quello della descrizione dei saccheggi una volta conquistate le città, che sono aspetto fisso in tutte le guerre fin dal Medioevo, che non smette di farmi ribrezzo ogni volta che ne leggo, ma che però in questo caso segna un punto di svolta, lascia chiaro il parere dell’autore al riguardo.
Ma soprattutto interessa stabilire come le persone siano libere e in che grado di decidere chi seguire e che quindi tutti abbiano responsabilità per le azioni descritte e non solo i capi, come in tutti i casi di movimenti storici dei popoli da occidente a oriente, e da oriente a occidente, laddove gli storici tendono a spiegare tutto con l’influenza del personaggio di turno.

Durante il breve armistizio tra francesi e russi l’episodio della chiacchierata tra Dolochov e il francese e gli altri che li prendono in giro, rendono l’idea di come fossero guerre non sentite realmente dai soldati che infatti fraternizzavano tra loro appena possibile, anche perché i russi parlavano francese e molti ammiravano il condottiero, ma volute dall’alto.
Questo viene ancora più dolorosamente evidenziato quando Rostov si chiede a cosa siano servite tutte quelle morti, compreso lo spaccato dolorosissimo sugli ospedali colpiti dall’epidemia di tifo con innumerevoli morti e indicibili sofferenze, se poi i due sovrani sono lì a fare come se fossero stati sempre buoni amici dopo aver deciso delle loro sorti firmando una pace non condivisa da tutti allo stesso modo.

Gli intrighi amorosi sono comunque una parte molto corposa della storia, tra le varie coppie già esistenti e quelle che si formano mano a mano.

I personaggi sono tanti e tutti possiedono una loro forte personalità, anche quelli che compaiono poche volte o per poche pagine, e lasciano tutti un segno indelebile su chi legge.

L’episodio di Dolochov ferito durante la ritirata che cerca l’approvazione mi ha fatto una tenerezza unica.
Allo stesso modo la riflessione di Rostov che, ferito, si interroga sulla ragione della guerra e della sua presenza lì.
In realtà Dolochov si rivela in altri episodi una persona che, da questo suo bisogno di approvazione, fa discendere però, dove manchi, un atteggiamento rancoroso e accidioso, che lo fanno diventare cattivo e profittatore con chiunque si metta sulla sua strada, pure con quelli che un attimo prima gli erano amici. Lo ritroviamo infatti poi in seguito totalmente depravato e senza principi, che si accompagna ad Anatole.

Il principe Vasili invece risulta un uomo freddo e calcolatore come pochi, e davvero non si riesce a trovargli un minimo di pregio o a provare un minimo di empatia per lui. Le sue azioni sono tutte tese ad ottenerne il massimo profitto col minimo sforzo.
Indicativi gli episodi relativi al tentativo di Inganno sul testamento del conte Bezuchov in favore di Pierre che serve ad alimentare l’atteggiamento e le accuse della principessa figlia nei confronti di Anna Michailovna.
Ed il bello è che riesce ad approfittarsi della gente in maniera del tutto naturale, senza doverci riflettere su o premeditarlo.
E allo stesso modo che per lui, fa tristezza vedere come tutta la gente che diffamava e criticava Pierre fino a prima della morte del padre, improvvisamente diventi “convinta delle sua alte qualità“ dopo che ha ereditato il suo patrimonio. Non mancheranno poi, quando si porrà contro la logica della nobiltà condivisa da Vasili, di voltargli di nuovo la faccia criticandolo e schierandoglisi contro.
La figlia Helene, nonostante venga presentata inizialmente come bella e ingenua, non si differenzia purtroppo minimamente dal padre. E allo stesso modo si presenta fin dalle sue prime apparizioni il fratello Anatole, ruffiano spietato e senza alcun tipo di principio, impegnato sempre a trarre il proprio piacere da chiunque e in qualsiasi situazione.
E da qui parte lo spunto per Tolstoj di descrivere la nobiltà russa dell’epoca, quella parte di popolo separata dal resto della popolazione, che viveva tra palazzi, sfarzo e feste, in cui spettegolare di chiunque e cercare di far nascere matrimoni più convenienti possibile, ma lontani dalla vita di tutti i giorni e dalla realtà perfino, ciò che si nota quando non realizzino nemmeno di avere la guerra a un passo dalle loro case.

Invece Pierre da questo episodio ne trae la motivazione per la conversione, grazie al suo ingresso in massoneria, il che gli permette di diventare il portatore di quella posizione di religiosità e di progressismo nei rapporti con i più poveri e fragili, che si va a contrapporre con quella dei giovani come Rostov e Boris che, a causa della loro difficoltà a stare nel mondo civile, probabilmente anche a causa della loro età, preferiscono la guerra alla riflessione, dove è tutto più semplice ed ognuno ha il proprio posto prestabilito e delle regole fisse da rispettare.

Dopo tempo però ben presto anche Pierre si dovrà scontare con la dura realtà, oltre che della vita matrimoniale che gli è toccata, anche del fatto che, pure nella ricerca di spiritualità e di miglioramento della massoneria, si è infiltrata una nuova fascia che la sfrutta per le conoscenze altolocate e per l’aspetto più materiale che riescono a trarne.
Troverà la pace e Dio realmente, solo quando smetterà di cercarlo nelle cose materiali o in uno scopo, e di guardare più lontano, e si fermerà a ritrovarlo in qualsiasi cosa di tutti i giorni, nella vita quotidiana che ora per lui finalmente acquisirà un senso.

Ho inizialmente tanto apprezzato Boris per il suo comportamento integerrimo, sia nella vita normale che in guerra, ma proseguendo nella sua storia, si lascia guidare anche lui da istinti che lo portano lontano dai vecchi affetti e verso posizioni più materialiste.

Mi ha davvero toccata nel profondo, come non mi sarei aspettata essendo comunque presente per relativamente poche pagine, la sorte del prigioniero Karataiev.

Il personaggio che però più di tutti mi ha conquistata per i suoi modi diretti e vista in modo un po’ ostile proprio per questo motivo dalla società bene di Mosca, è Maria Dmitrievna. Riesce a gestire in maniera magistrale la situazione con Natasa e sola non si fa abbindolare dalla furbizia e i sotterfugi di Helene e del resto della nobiltà.

L’unica a cui in tutto il romanzo non tocchi una fine rilevante è Sonia, che rinuncia ad esporsi per se stessa in favore invece della famiglia che le avrebbe fatto tanto bene.

Non sono d’accordo sul fatto che, come dicono alcuni, risultino tutti abbandonati al loro destino, deciso principalmente dagli uomini più abietti, perché in alcuni casi è per esempio la fede e la bontà d’animo a prevalere, come per esempio nel caso della principessa Maria non molto attraente ma di animo buono, nel tentativo di farle sposare Anatole Kuraghin.
Andrei invece credo sia l’esempio opposto di uomo che inizialmente non crede in nulla se non nei propri principi e che si comporta con valore, anche se non ho inizialmente molto apprezzato il suo comportamento con la moglie. Ironicamente, la vita ci mette di fronte a un suo ravvedimento in seguito alla prigionia francese, quando tutti lo credevano morto, proprio quando la vita ha in serbo per lui ben altro, non lasciandogli la possibilità di trovare il perdono nè la pace.
È come se lo scrittore alla fine volesse affermare che la volontà da sola non basti ma che serva una certa fede perché le cose volgano in proprio favore.

Subito dopo però sembra mostrarci che, come ben capiscono Pierre e la principessina Maria, reagendo però in due maniere completamente diverse, la vita si riduca principalmente a girare intorno a denaro e interessi amorosi (si badi bene non all’amore vero!).
E che ci fosse già arrivato allora è da illuminati.

Infatti troviamo in una posizione intermedia rispetto alle due di chi vuole la guerra e di chi invece vuole la pace e si rifugia nella fede, Andrej che si lascia prendere dalle idee che gli espone l’amico Pierre, in cui vuole credere, e che gli permettono di riaprirsi alla vita dopo aver perso ogni motivazione ed essersi ritirato dalla carriera militare, e Denisov che, seguendo i propri forti valori, nonostante continui ad andare in guerra, lo fa spinto dal cuore ferito, ed anche lì si fa guidare dalla sete di giustizia nel proteggere i propri sottoposti esponendosi personalmente.

Andrej e Pierre, nella loro riflessione religiosa spesso tormentata ma sempre presente richiamano chiaramente elementi autobiografici dello scrittore, che ha vissuto un periodo di forte crisi religiosa e credo sia proprio da ciò che dipenda la sensazione descritta del continuo oscillare tra l’importanza della fede e quella della volontà umana.

Indubbiamente alcuni passaggi avrebbero potuto essere trattati in maniera più sintetica, in un solo capitolo invece di due tre o anche di più, come nel caso, giusto per dirne uno, di un libro intero per i dilemmi della famiglia Rostov e in particolare della fastidiosa Natasa.

In particolar modo risulta artificiosa, quasi un’aggiunta che non abbia nulla a che fare con quanto letto fino ad allora, tutta quella parte nell’epilogo, tesa a disquisire filosoficamente sulla natura del potere e sui gradi di libertà e necessità possibili per l’uomo, per spiegare i due principali personaggi storici trattati, Napoleone e Alessandro, e i movimenti storici dei popoli da Occidente a Oriente e viceversa.
Si legge in effetti in appendice che queste parti sono state aggiunte in un momento successivo rispetto alla stesura del corpus dell’opera, dove anche afferma che lo studio di questi due aspetti dell’azione umana sono di competenza della psicologia.
Trovo che fossero pagine superflue in quanto gli inserti all’inizio delle parti dei capitoli rendano meglio questo aspetto.

Mi ha invece fatta sorridere la nota allegata alla fine, dello stesso autore, in cui giustifica alcune libertà prese e in cui asserisce che “fatti e persone sono frutto di fantasia e ogni somiglianza con fatti o persone realmente esistenti è puramente casuale”, alludendo anche all’assonanza di certi cognomi. Si legge poi nell’appendice immediatamente successiva come invece tanti personaggi siano riconducibili a suoi familiari.

Una descrizione lucida e imparziale della guerra, la fornisce il principe Andrej:
“La guerra non è una piacevolezza ma è la faccenda più ripugnante della vita, e bisogna capirlo e non giocare alla guerra. Bisogna accettare austeramente e seriamente questa terribile necessità. Tutto sta in questo: ripudiare la menzogna e che la guerra sia guerra e non un trastullo. Se no la guerra è il passatempo preferito della gente oziosa e spensierata...Il ceto militare è il più onorato di tutti. Ma che è la guerra, che cosa è necessario per la buona riuscita nell’arte militare, quali sono i costumi nel mondo militare? Scopo della guerra è l’omicidio, strumenti della guerra sono lo spionaggio, il tradimento e l’incitamento a tradire, la spogliazione degli abitanti, il saccheggio e le ruberie per approvvigionare l’esercito, l’inganno e la menzogna, detti astuzie di guerra; i costumi del ceto militare sono la mancanza di libertà, cioè la disciplina, l’ozio, l’ignoranza, la crudeltà, la depravazione, l’ubriachezza. E ciò nonostante, è quello il ceto più alto, più rispettato da tutti. Tutti i sovrani, meno quello cinese, portano l’uniforme militare, e a chi ha ucciso più gente danno la maggiore ricompensa...Si scontrano come faranno domani, per uccidersi a vicenda, massacrano, storpiano decine di migliaia di uomini, e poi faranno ufficiare Tedeum di ringraziamento perché hanno ammazzato molta gente (della quale si esagera anche il numero), e si proclamerà la vittoria, supponendo che, quanta più gente si è ammazzata, tanto più grande è il merito. Come Dio di lassù li può guardare e ascoltare?-gridò il principe Andrei con voce acuta, stridula.

Principe Bolkonskij: “Malati, mio caro, sono soltanto gli stupidi e i dissoluti, e tu mi conosci: da mattina a sera sono occupato, sono sobrio, ed ecco sto bene.”

“I suoi soldati sono eccellenti. E poi per primi ha attaccato i tedeschi. E solo i fannulloni non hanno battuto i tedeschi. Da quando esiste il mondo, tutti hanno battuto i tedeschi. Loro, invece, nessuno. Solo fra loro si sono battuti.”
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November 16, 2020
Questo è uno di quei libri che mettono paura prima ancora di essere letti, portandosi dietro la fama di "mattoni" un po' per la mole spaventosa, un po' per l'alone leggendario che recano con sè.

Alla fine posso dire che si, il libro è innegabilmente lungo, ma non si può certo definire una mattonata, anche se soprattutto nel finale Tolstoj esagera un pochetto dando spazio a briglia sciolta alle proprie considerazioni personali.
Capisco perché in tanti parlano di due libri distinti, il primo dedicato alla pace, alla vita in società, ai problemi affettivi e personali dei protagonisti tra Mosca, Pietroburgo e le residenze di campagna, e il secondo alla guerra, agli scontri tra russi e francesi, tra russi e armate al servizio di Napoleone, all'invasione francese e alla vittoria.

La prima parte, quella dedicata ai personaggi (che chiaramente continua, pur se ridotta, anche nella secondà metà) è ottima e intesse un quadro affascinante della vita dei nobili russi a inizio ottocento, delle loro attività, della politica. E poi, a parte le considerazioni più generiche, abbiamo Pierre, i Rostov, i Bokonsky e tutto il cosmo di personaggi che si muovono intorno a loro, dai salotti ai campi di battaglia, dalle servitù ai contadini.
Gli intrighi politici, il progressismo e il conservatorismo che si scontrano, l'amore, la spiritualità, l'amicizia, le impressionanti evoluzioni e maturazioni che hanno i personaggi.

La seconda, sulla guerra, parte benissimo decidendo di mostrarla dal basso, dal punto di vista parziale, incompleto e caotico di chi può trovarsi in prima linea, o in un battaglione posto in riserva, o in una qualsiasi altra parte dell'esercito. E funziona alla perfezione, mostrando il caos, la follia, l'assenza totale di ordine o di capacità di governare il tutto.

Però poi, sempre di più, Tolstoj si fa prendere la mano dando le sue spiegazioni, illustrando più e più volte il suo pensiero riguardo a tutto.
Non si fidava dei medici e della scienza, ok. Ogni tanto getta lì il sasso, e ci si può stare.
Ma il suo continuo rimarcare la sua filosofia nei confronti della Storia, delle guerre e dei movimenti umani, dopo la seconda, terza o quarta volta che leggiamo le stesse cose diventa un poco noioso.
Il suo tratteggiare eroicamente Alessandro e dipingere invece come un idiota pomposo e totalmente scemo Napoleone ascrivendo a una volontà superiore tutti i suoi successi è comprensibilmente partigiano ma un poco stucca.

La cosa veramente pesante da digerire però resta la sua filosofia reiteratamente esposta, sempre più e sempre con maggiore puntigliosità andando avanti verso la fine, al punto che alla fine abbiamo solo queste considerazioni.
Sulle battaglie combattute, su come le interpretano erroneamente gli storici e su come invece si debbano guardarle, con gli occhi di Toltoj.

La valutazione sarebbe stata di cinque stelle piene e luccicanti, ma la pesantezza delle sue considerazioni ripetute fino alla noia costringono ad abbassare un minimo il voto, peccato.
Profile Image for Lilirose.
603 reviews79 followers
February 28, 2017
Guerra e pace è considerato il libro-mattone per eccellenza, sinonimo di pesantezza e prolissità. Con questi pregiudizi in mente mi sono approcciata al romanzo con timore quasi reverenziale, ma quello che mi sono trovata davanti è stato un libro profondo, ma non difficile; imponente, ma non verboso. E' un'opera monumentale, densa di riflessioni sulla storia, sulla natura degli uomini e sul destino dei popoli, ma allo stesso tempo i personaggi sono vividi e le loro vicende appassionanti: seguiamo il principe Andrej sui campi di battaglia, facciamo nostri i dubbi di Pierre, palpitiamo insieme a Natasha al suo primo ballo.
Guerra e pace è molto più di un romanzo e sarebbe riduttivo giudicarlo solo come tale: è un'epopea, un trattato di storia, ma soprattutto una dichiarazione d'amore viscerale alla Russia, ad un popolo grande nella sua semplicità, che col suo spirito indomito è riuscito nell'impresa che non è riuscita all'esercito dello zar, ossia sconfiggere Napoleone.
Naturalmente su quasi 1500 pagine è normale ci siano cose che ho apprezzato meno di altre: ad esempio le riflessioni dell'autore non sempre le ho trovate condivisibili, e le 30 pagine finali dell'epilogo forse sono un po' troppo tecniche ed a mio modesto parere non aggiungono nulla all'opera, ma nel complesso è stata una lettura che mi ha arricchito e che lascerà il segno.
Profile Image for ferrigno.
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August 25, 2022
Perché Tolstoj ha piazzato un breve saggio di filosofia della storia al termine di Guerra e Pace?

Il saggio parla del motore della storia. Tolstoj, dopo aver rigettato l'idea ottocentesca che la storia sia fatta dai condottieri, sostiene che il vero motore sia l'intera umanità: le azioni degli individui si combinano come forze fisiche la risultante delle quali è nient'altro che la direzione della storia.

Ma da cosa dipendono le singole azioni? Un po' dal contesto, un po' dalla libertà. Esistono delle condizioni ben note che limitano la libertà: carattere, condizione sociale, fisico, clima, istruzione; tuttavia, esistono anche la coscienza e la libertà individuale. Queste ultime non sarebbero indagabili tramite la ragione, da cui deriva l'imprevedibilità della storia.

Quindi, le azioni dell'individuo risulterebbero dalla combinazione di necessità e libertà, tuttavia, nell'intero romanzo, con indosso il filtro della necessità tolstojana, si fa molta fatica a individuare gesti veramente liberi. Tolstoj insiste molto sull'obbligatorietà di ogni scelta: Napoleone avrebbe perso la partita a scacchi fin dalla prima mossa; il generale russo Kutuzov si sarebbe limitato a far andare la barca dove doveva, senza pretendere di condizionare l'esito predeterminato intraprendendo qualsivoglia azione. Il tradimento di Natasha, è veramente un atto di libertà, o piuttosto è il risultato dell'allontanamento di Andrej? L'assalto di Nikolaj Rostov è un atto di libertà o un istinto di cacciatore? Il matrimonio di Pierre è un atto di libertà o un condizionamento sociale? E così via, sembra che ogni gesto sia condizionato e attuato a dispetto della volontà dei personaggi.

Gli atti di libertà siano rari e sostanzialmente quasi impossibili, e gli occidentali sono stupidi quando si illudono che la libertà individuale abbia un ruolo significativo nelle vite delle persone e nel determinare il corso della storia.

Potrei chiuderla qui, come fa la pagina di wikipedia, ma non si può. Qui è secondo me il punto in cui il pensiero di Tolstoj si intreccia irrimediabilmente. Dove si nasconde la mano di Dio? Nelle condizioni note indagabili tramite la ragione? In quella scintilla irrazionale che è l'atto di libertà? Onestamente non è chiaro: Tolstoj non lo dice, ma propendo per la scintilla irrazionale. La mano di Dio è ciò che rende la storia imprevedibile quanto gli insondabili piani divini. Naturalmente, questo renderebbe gli umani dei pupazzi, schiacciati tra necessità e piani divini. Il punto non è chiarito né risolto.

Ma non è veramente importante. Il romanzo è uno straordinario intreccio di vicende storiche e personali, Tolstoj è un creatore di mondi e la sua grandezza sta anche nell'infondere il romanzo della mentalità dell'epoca. Rileggere Guerra e Pace è stato un vero viaggio nel tempo.
Profile Image for Benedetta.
103 reviews3 followers
January 6, 2023
Finito! Da dove comincio? Uhm… Grazie Marti, senza il bookclub probabilmente non mi sarei convinta a leggerlo 🥰

Caspita! Anni fa (molti anni fa), cambiando canale, mi sono imbattuta nei minuti finali del film, e mi sono spoilerata una coppia 😭 Ho cercato di ripetermi che magari avevo capito male, magari avevo confuso i personaggi, magari la memoria mi stava ingannando… proprio per niente! 🫢 Quanto l’ho detestata quella coppia 🙄 E ho sperato davvero in un finale diverso.

Probabilmente il libro più “pesante” che abbia letto: c’è tanta vita, tanto dolore.
Nessuno vorrebbe vivere tutta la felicità che ci è concessa in un solo istante. Credo lo stesso valga per il dolore.
Avevo bisogno di fermarmi, ogni tanto. Avevo bisogno di pensare e metabolizzare.

Non mi sono affezionata a nessun personaggio, erano tutti così impegnati a farti ricredere. Naturalmente in negativo.

Quelle pagine sono specchio dell’umanità.
Vedi solo un’immagine riflessa. Ti è permesso osservare quello che sembra, ma non leggere nell’animo umano.
È come nella vita: a volte, per quanto ci sforziamo, non possiamo capire. Non possiamo capire gli altri e di conseguenza noi stessi.

È stato un viaggio doloroso e meraviglioso. Ma, ecco, mai una gioia.
Pensieri scritti di getto appena chiuso il libro. Perciò sembrano senza un filo logico.

Una cosa su cui ho riflettuto pagina dopo pagina: mi ha infastidito come la guerra viene raccontata.
Epicizzare la guerra significa elevarla, non raccontarla per lo schifo che è.
Un atto di gruppo in cui si auto-annienta ogni manifestazione e residuo di umanità.
Un delitto che trova una giustificazione, una giustificazione che però è impossibile da trovare.
Nel momento in cui la necessità di anche un solo uomo diviene uccidere, l’umanità tutta muore.
La guerra non è adrenalina. È patimento, miseria, sofferenza e morte.

Un giorno rileggerò questo capolavoro, e sono già curiosa delle impressioni che allora riuscirà a tirarmi fuori.
Grazie a chi ha letto fin qua 😘 Notte🌙
Profile Image for Marianna.
371 reviews22 followers
March 25, 2017
Una storia completa, dettagliata, piena di attente analisi, coinvolgente, con qualche 'però': ci sono alcune parti lunghe un numero considerevole di pagine in cui il ritmo diventa più lento e forzato, forse perché si tratta di eventi che Tolstoj ha messo più per completezza storica che per reale interesse. Insomma, certe elucubrazioni si potevano benissimo ridurre. Non tutte le osservazioni storiche sono condotte in maniera oggettiva, anzi, tanti ragionamenti sono decisamente discutibili e condotti con un pizzico di supponenza.
L'impressione generale è che Tolstoj abbia voluto scrivere per forza di cose un'opera che dovesse essere monumentale, inserendo anche delle considerazioni più da saggio storico che da romanzo.
Invece, sui personaggi ho apprezzato tantissimo Andrej: lo trovo il personaggio più completo e più umano, con cui possiamo sentirci empatici senza percepirlo come troppo lontano dalla realtà. Certo, dopo tante pagine belle è deludente assistere a certe scene (a mio avviso piuttosto orripilanti) simil-romanzo rosa, ma ci possono anche stare visto e considerato che gli intrighi amorosi costituiscono un bel pezzo di romanzo.
Un altro che se non altro mi ha ridato un po' di allegria dopo la tristezza dei capitoli precedenti alla sua comparsa è stato il personaggio di Platon. A riprova che un grande autore si riconosce anche nei dettagli.
Profile Image for Giada.
169 reviews17 followers
January 19, 2024
Per me è praticamente impossibile anche solo pensare di recensire un libro come "Guerra e pace".
Sono stati quindici giorni di lettura intensi ma la prosa di Tolstòj è scorrevole e piacevole nonostante la ricchezza (e la mole!).
A chi vorrà provare a vivere questa bellissima esperienza di lettura io consiglio questa edizione di Mondadori: traduzione eccellente con note a piè di pagina comode da consultare e un riassunto finale capitolo per capitolo adatto per rinfrescare la memoria.
Una pietra miliare della letteratura globale, da leggere assolutamente.

"Possiamo sapere soltanto che non sappiamo nulla. E questo è il grado supremo della sapienza umana."
Profile Image for Francesco.
219 reviews31 followers
April 26, 2026
Io non so perché ho aspettato così tanto per confrontarmi con Guerra e pace, ma sono arrivato tra 2025 e 2026 che questa mia battaglia ho deciso di combatterla, ed eccomi qua totalmente vinto dal beneamato Tolstoj.
Non posso aggiungere nulla a quanto già scritto da altri, se non che l'ho amato tantissimo, e nei mesi che ho trascorso leggendolo, piano piano, mi ha fatto compagnia. Mi ha fatto viaggiare con la mente e il pensiero; ho visitato tanti posti, riflettuto a lungo sulla Storia e i suoi meccanismi mai automatici come pensiamo siano.
Unica nota che mi permetto di aggiungere:
Profile Image for Salvatore.
188 reviews22 followers
December 8, 2018
4.5

Do "solo" quattro stelle e mezzo perché, ad un certo punto, il numero elevatissimo di pagine si è fatto sentire
Leggerlo è stata comunque un'esperienza meravigliosa e indimenticabile
In questo libro c'è tutto: religione, ateismo, guerra, significato della guerra, significato della vita
E per chi l'apprezza, anche delle storie d'amore (instant love a morire in questo libro)
Anche se, dai commenti che ho letto, la coppia preferita dai fan non ha avuto un lieto fine.
Personalmente, ho apprezzato e odiato allo stesso tempo tutti i personaggi del libro (Tranne Hélene, lei si odia sempre), ma preferivo il personaggio con cui si è effettivamente conclusa la storia.

In questo libro si nota come il narratore in terza persona non sia sconosciuto, ma sia l'autore stesso
Difatti quando parla delle truppe russe o della Russia stessa, usa il "noi" o le "nostre"
Lui ti spiega la sua filosofia, ma tu puoi anche non condividere le "rivelazioni" che i personaggi hanno durante la storia o quello che lui dice nei capitoli dedicati ad essa
Si, ci sono interi capitoli completamente dedicati alla sua opinione sulla vita, sulla morte, sulla religione, sulla guerra etc.
Solo nell'epilogo, dopo 1750 pagine circa di lettura, ho trovato la cosa un po' pesante

Molto ostiche anche le parti storiche con milioni di nomi e citazioni di persone, realmente esistite e non

Non posso dire "1873 pagine e non sentirle", perché mentirei.
Di sicuro sono state meno ostiche di quanto mi aspettassi
Profile Image for Hank1972.
238 reviews65 followers
November 16, 2019
3 mesi di lettura ben ripagati da questo capolavoro, trasportati nell'universo mondo ricreato da Tolstoj, sul campo di battaglia con Napoleone, dentro la vita della nobiltà russa, seguendo le vicende di decine di personaggi, scolpiti nelle loro miserie, splendori, dilemmi filosofico-esistenziali
Profile Image for ⋆ noctïluca ⋆.
29 reviews25 followers
January 18, 2025
«Le stelle, quasi sapessero che ormai nessuno le avrebbe viste, si misero a giocare nel cielo nero. Ora accendendosi, ora smorzandosi, ora tremolando, si sussurravano indaffarate qualcosa di lieto, ma misterioso».
Profile Image for Andrea.
196 reviews63 followers
December 30, 2024
"Se tutti andassero in guerra solo in base alle proprie convinzioni, le guerre non ci sarebbero più"
Profile Image for bea.book22.
4 reviews2 followers
April 29, 2022
È un libro lunghissimo, ci vuole tempo e pazienza per leggerlo, ma ne vale la pena. È bellissimo, ti coinvolge completamente, ridi e piangi insieme ai tantissimi personaggi che ne fanno parte, ti fa riflettere. In 1300 pagine circa succede di tutto e di più: fidanzamenti, matrimoni, nascite, morti, guerre. Alcuni personaggi li ho amati e altri odiati, quello che è rimasto nel mio cuore è Andrej.
Profile Image for Valentina.
465 reviews38 followers
March 26, 2026
[4.5]

Chissà se i giapponesi, nella loro sconfinata creatività linguistica, hanno inventato una parole per descrivere il sentimento unico che si prova quando (finalmente) si termina la lettura di “Guerra e Pace”: un termine ombrello che includa sensazioni di orgoglio, spaesamento, ma anche sollievo diciamolo, perché questo Romanzo con la maiuscola è mastodontico, davvero un’opera totale, che ti assorbe completamente in una spirale che ti rilascia solo al termine.

Ci vuole stamina per ricordarsi tutti gli intrecci sentimentali tra le varie famiglie nobili, che risulteranno fondamentali nel corso del libro, per sopportare la minuziosa descrizione di ogni singola battaglia della campagna napoleonica in Russia.

Molte parti (tra cui la seconda parte dell’epilogo, che è stato oggettivamente impossibile per me capire ed apprezzare stante la complessità della filosofia trattata ma soprattutto la stanchezza dopo 1400 pagine di storia) sono noiose, è vero.

Il punto però è che io mi sento migliore rispetto a un mese fa. Questo è l’effetto che “Guerra e Pace” ha avuto su di me: mi ha insegnato un sacco di cose che davvero ignoravo, nonostante le avessi studiate al liceo, e forse dimenticate, mi ha commosso fino alla lacrime e mi ha fatto sentire parte della Storia con la S maiuscola, ma anche della storia dei personaggi (descritti TUTTI divinamente), alcuni amati, altri odiati (si voi Anatolji e Natasha) ma ognuno di essi ugualmente indimenticabile.
Profile Image for Xenja.
719 reviews118 followers
August 25, 2023
Riletto trent'anni dopo, Guerra e pace conferma le impressioni della mia prima lettura giovanile: le parti belle sono veramente belle, e chiunque l'abbia letto sa di cosa parlo: la morte di Bezuchov col parapiglia del testamento, il personaggio del vecchio Bolkonskj, le indimenticabili scene di battaglie, la nascita del figlio di Andrej, la sbandata di Natascia, la conquista di Mosca, la crisi di Pierre, la morte di non-scrivo-chi con i partigiani, il malinconico ritratto del generale Kutuzov, l'incontro in guerra tra Marja e Rostov e quello tra Napoleone e Andrej.
E le parti noiose e ripetitive, ahimé, sono davvero noiose e ripetitive: le teorie di Tolstoj su come si innescano e si sviluppano gli eventi della storia, alla decima volta che si ripresentano tali e quali, mi inducono a saltare il capitolo. Anche l'epilogo, in cui la famiglia allargata si riunisce serenamente, mi dispiace; mi sembra un peccato riportare la narrazione "alta", fatta di grandi eventi e avventure emozionanti, alla banale vita di tutti i giorni, compresa l'imperdonabile Natascia in vestaglia e bigodini. Ma forse su questo mi sbaglio.
Profile Image for deb.
194 reviews68 followers
July 20, 2019
Leggere questo classico della letteratura è stata un'impresa titanica. Mi ci è voluto oltre un anno e mezzo, e nel frattempo ho finito l'università, fatto un anno di servizio civile in una biblioteca, scritto e discusso la mia tesi magistrale, lavorato per tre mesi come insegnante in Australia, e letto tanti altri libri e fumetti.
Ma nonostante tutto, Guerra e Pace è riuscito a colpirmi come un treno in corsa. Nonostante le pause nella lettura e nonostante gli (infiniti) capitoli di descrizioni militari e riflessioni storico-morali, Tolstoy ha saputo mettere sulla pagina avvenimenti ed emozioni così vividi e forti e universali da rendere i suoi personaggi a tutti gli effetti VIVI. Nikolaj Rostov mi ha rubato il cuore, Andrej Bolkonskij mi ha toccato l'anima - e leggere della corsa, disperata e quasi inevitabile, del mondo russo descritto sulla pagina verso la tragedia è stata una sofferenza, se possibile acuita dalla conclusione della narrazione, piena di speranza e gioia che torna a sbocciare.
Un romanzo impegnativo ma fondamentale, da leggere almeno una volta nella vita.
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