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The Saga of Arturo Bandini #1
Wait Until Spring, Bandini
"Mean, moody, disturbing and intensely atmospheric.” —The Times
John Fante's first published novel, Wait Until Spring, Bandini chronicles a trying winter in the lives of the Bandinis, a poor and dysfunctional but oddly endearing Italian-American family living in Colorado during the Great Depression.
John Fante's first published novel, Wait Until Spring, Bandini chronicles a trying winter in the lives of the Bandinis, a poor and dysfunctional but oddly endearing Italian-American family living in Colorado during the Great Depression.
266 pages, Paperback
First published January 1, 1938
About the author
John Fante
55 books2,345 followersFante's early years were spent in relative poverty. The son of an Italian born father, Nicola Fante, and an Italian-American mother, Mary Capolungo, Fante was educated in various Catholic schools in Boulder and Denver, Colorado, and briefly attended the University of Colorado.
In 1929, he dropped out of college and moved to Southern California to concentrate on his writing. He lived and worked in Wilmington, Long Beach, and in the Bunker Hill district of downtown Los Angeles, California.
He is known to be one of the first writers to portray the tough times faced by many writers in L.A. His work and style has influenced such similar authors as "Poet Laureate of Skid Row" Charles Bukowski and influential beat generation writer Jack Kerouac. He was proclaimed by Time Out magazine as one of America's "criminally neglected writers."
In 1929, he dropped out of college and moved to Southern California to concentrate on his writing. He lived and worked in Wilmington, Long Beach, and in the Bunker Hill district of downtown Los Angeles, California.
He is known to be one of the first writers to portray the tough times faced by many writers in L.A. His work and style has influenced such similar authors as "Poet Laureate of Skid Row" Charles Bukowski and influential beat generation writer Jack Kerouac. He was proclaimed by Time Out magazine as one of America's "criminally neglected writers."
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Displaying 1 - 30 of 92 reviews
November 21, 2017
Alla faccia della famiglia disfunzionale (come si direbbe oggi): la madre bigotta che non fa altro che recitare rosari, il padre che si dà alla macchia per settimane mollando i problemi che non sa affrontare, e che dire della nonna? la personificazione dell’astio. E in tutto ciò, miseria. La miseria degli immigrati italiani negli Stati Uniti sul finire degli anni ‘20.
Come devono venire su i figli? Arturo, alle prese con i primi furori adolescenziali, è un ladruncolo che pensa di scaricare la coscienza nel confessionale e che ammira il padre quando pensa che abbia tradito la moglie con una donna ricca. Degli altri due, uno si vuol fare prete per opportunismo.
Insomma, che razza di personaggi, come si fa ad empatizzare?
Eppure le scene con cui sono ritratti hanno una grande potenza (mi è rimasta impressa tantissimo la madre Maria che va a fare la spesa dal salumiere ma non ha soldi e nemmeno coraggio di chiedere un nuovo credito…), e insomma mica lo so che sortilegio mi ha fatto questo John Fante per tenermi incollata alle pagine così.
Alla fine non si può che aspettare primavera con questi malmessi, ma autentici, Bandini - figuriamoci io, poi, che odio il freddo, l’inverno, la neve e persino il Natale.
Come devono venire su i figli? Arturo, alle prese con i primi furori adolescenziali, è un ladruncolo che pensa di scaricare la coscienza nel confessionale e che ammira il padre quando pensa che abbia tradito la moglie con una donna ricca. Degli altri due, uno si vuol fare prete per opportunismo.
Insomma, che razza di personaggi, come si fa ad empatizzare?
Eppure le scene con cui sono ritratti hanno una grande potenza (mi è rimasta impressa tantissimo la madre Maria che va a fare la spesa dal salumiere ma non ha soldi e nemmeno coraggio di chiedere un nuovo credito…), e insomma mica lo so che sortilegio mi ha fatto questo John Fante per tenermi incollata alle pagine così.
Alla fine non si può che aspettare primavera con questi malmessi, ma autentici, Bandini - figuriamoci io, poi, che odio il freddo, l’inverno, la neve e persino il Natale.
August 1, 2017
"Oddio questi italiani!"
"Di una cosa però son sicuro: tutta la gente della mia vita di scrittore, tutti i miei personaggi si ritrovano in questa mia prima opera. Di me non c’é più niente, solo il ricordo di vecchie camere da letto, e il ciabattare di mia madre verso la cucina."
John Fante.
**********************************
Bianca è la neve che ricopre Roklin, Colorado.
Bianca è Maria Toscana, moglie del muratore Svevo Bandini.
Tre figli: Arturo 14 anni, August 10 e Federico 8.
Scarpe rattoppate con pezzi di cartone, conti accumulati da saldare e una casa che rinfaccia di non appartenere a chi ci abita.
La famiglia Bandini non ha molto di particolare:
una famiglia italo-americana come tante e tra le tante disseminate negli anni '30 statunitensi.
Ingredienti principali: povertà e quel credo religioso che compone e scompone una vita fatta di stenti.
La sofferenza vive nella pancia vuota ma anche in quella dolorosa consapevolezza del non appartenere: non più italiani e non ancora americani.
"Di nome faceva Arturo, ma avrebbe preferito chiamarsi John. Di cognome faceva Bandini ma lui avrebbe preferito chiamarsi Jones. Suo padre e sua madre erano italiani ma lui avrebbe preferito essere americano. Suo padre faceva il muratore ma lui avrebbe preferito diventare il battitore della squadra di baseball dei Chicago Cubs. Vivevano a Rocklin, Colorado, diecimila abitanti, ma avrebbe preferito vivere a Denver, a cinquanta chilometri di distanza."
Un duro inverno per la famiglia Bandini che ci fa sorridere con Arturo e i suoi innocenti pensieri, i suoi primi tormenti d'amore; ci fa riflettere con Svevo che assaggia le comodità della ricchezza finchè dovrà prendere una decisione importante.
Bisogna aver pazienza.
La neve si scioglierà, arriverà la primavera e il sole finalmente riscalderà anche casa Bandini.
"Di una cosa però son sicuro: tutta la gente della mia vita di scrittore, tutti i miei personaggi si ritrovano in questa mia prima opera. Di me non c’é più niente, solo il ricordo di vecchie camere da letto, e il ciabattare di mia madre verso la cucina."
John Fante.
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Bianca è la neve che ricopre Roklin, Colorado.
Bianca è Maria Toscana, moglie del muratore Svevo Bandini.
Tre figli: Arturo 14 anni, August 10 e Federico 8.
Scarpe rattoppate con pezzi di cartone, conti accumulati da saldare e una casa che rinfaccia di non appartenere a chi ci abita.
La famiglia Bandini non ha molto di particolare:
una famiglia italo-americana come tante e tra le tante disseminate negli anni '30 statunitensi.
Ingredienti principali: povertà e quel credo religioso che compone e scompone una vita fatta di stenti.
La sofferenza vive nella pancia vuota ma anche in quella dolorosa consapevolezza del non appartenere: non più italiani e non ancora americani.
"Di nome faceva Arturo, ma avrebbe preferito chiamarsi John. Di cognome faceva Bandini ma lui avrebbe preferito chiamarsi Jones. Suo padre e sua madre erano italiani ma lui avrebbe preferito essere americano. Suo padre faceva il muratore ma lui avrebbe preferito diventare il battitore della squadra di baseball dei Chicago Cubs. Vivevano a Rocklin, Colorado, diecimila abitanti, ma avrebbe preferito vivere a Denver, a cinquanta chilometri di distanza."
Un duro inverno per la famiglia Bandini che ci fa sorridere con Arturo e i suoi innocenti pensieri, i suoi primi tormenti d'amore; ci fa riflettere con Svevo che assaggia le comodità della ricchezza finchè dovrà prendere una decisione importante.
Bisogna aver pazienza.
La neve si scioglierà, arriverà la primavera e il sole finalmente riscalderà anche casa Bandini.
September 26, 2021
Gli inverni sono piu'... invernali se sei un dago, un pezzente italiano da non molto immigrato negli Stetes anni '30. Lo sono, se sei un padre dei famiglia, un muratore un po' scapestrato, non un santo, non impeccabile. Lo sono, se sei una moglie costretta a fare i salti mortali per governare in ristrettezze e umiliazioni una famiglia numerosa. Lo sono ancor di piu', se sei un ragazzino costretto a misurarti tutti i giorni con la cattiveria che solo altri ragazzini possono avere. Costretto a confrontarsi con i sogni di una normalita' "straniera" che appare irraggiungibile. La saga di Arturo Bandini comincia bene, tristemente bene. Con questo libro collocabile, dal punto di vista logico, agli albori dell'avventura di Bandini, John Fante delinea con classe affabulatoria, un'epopea clamorosamente bella e scritta altrettanto bene. La scena di Maria, la madre di Arturo, dal macellaio, vale da sola "il prezzo del biglietto".
July 19, 2026
Protagonista di questo romanzo di John Fante [1909-1983] del 1938 é la famiglia Bandini, originaria dell’Abruzzo, che emigrata negli USA, vive in un paese del Colorado: Svevo Bandini il capofamiglia è un operaio edile, sua moglie Maria, casalinga e tre giovani figli maschi, Arturo il più grande di 14 anni, poi August e il piccolo Federico.
La vita non è facile per una famiglia di emigrati in questa nuova patria dove l’emancipazione di una nazione all’avanguardia si scontra con l’arretratezza culturale degli emigrati ma la prosa di John Fante che individua nel giovane Arturo il protagonista del suo racconto riesce nell’intento di regalare un romanzo scanzonato e ironico nel quale i toni della commedia prevalgono su quelli drammatici e il giovanissimo, iconico protagonista rappresenta il volto della nuova America del self-made man riuscendo a strappare più di un sorriso ed evitare che la tensione del racconto superi il livello di guardia anche negli episodi e nelle situazioni più drammatiche.
Nel complesso un ottimo lavoro letterario che spicca per originalità e qualità e uno scrittore che merita ulteriori letture.
La vita non è facile per una famiglia di emigrati in questa nuova patria dove l’emancipazione di una nazione all’avanguardia si scontra con l’arretratezza culturale degli emigrati ma la prosa di John Fante che individua nel giovane Arturo il protagonista del suo racconto riesce nell’intento di regalare un romanzo scanzonato e ironico nel quale i toni della commedia prevalgono su quelli drammatici e il giovanissimo, iconico protagonista rappresenta il volto della nuova America del self-made man riuscendo a strappare più di un sorriso ed evitare che la tensione del racconto superi il livello di guardia anche negli episodi e nelle situazioni più drammatiche.
Nel complesso un ottimo lavoro letterario che spicca per originalità e qualità e uno scrittore che merita ulteriori letture.
November 25, 2021
«Inverno, tempo di Natale, stagione dei bambini ricchi. Ah, la primavera! Ah, lo schiocco secco della mazza da baseball»

Rocklin, Colorado, Inverno 1928. Il Natale si avvicina e le vetrine illuminate e ricche di doni rendono ancora più stridente la condizione di povertà della famiglia Bandini. Svevo, la devotissima moglie Maria e i suoi tre figli, Arturo, August e Federico vivono in miseria al 456 di Walnut Street, di proprietà della banca locale.
Svevo fa il muratore, ma in inverno, tra le nevi del Colorado, lavoro non se ne trova. Svevo sogna un lavoro, Arturo di diventare un campione di baseball. Tutti e due sanno che solo a primavera...
«Inverno, l’epoca delle riunioni attorno ai termosifoni degli spogliatoi per raccontarsi bugie. Ah, la primavera! Ah, lo schiocco secco della mazza da baseball, il prurito della pallina a contatto con le dita. Inverno, tempo di Natale, stagione dei bambini ricchi: loro avevano stivaletti alti, sciarpe colorate e guanti foderati di pelliccia. Ma a lui non importava granché. Il suo momento era la primavera...»
Ma si sa, dal caminetto arriva sempre Babbo Natale. E poco importa che quel caminetto non sia il tuo.
Nel 1989 esce Le ragioni del cuore, interpretato da Joe Mantegna, Ornella Muti e Faye Dunaway. L’azione, come nel libro, si sviluppa a ridosso del Natale, e il film introduce nel finale un ‘non detto’ che, ai miei occhi, riconcilia la figura dell’affascinante Mrs. Hildegarde (Faye Dunaway) con l’atmosfera avvolgente del Natale.
Che dire? Un racconto in chiave dickensiana, un azzeccato Christmas Tale.
Ah, ma sia chiaro! io non amo le atmosfere del Natale... «Sometimes in life, you have to lie a lot.»...

Rocklin, Colorado, Inverno 1928. Il Natale si avvicina e le vetrine illuminate e ricche di doni rendono ancora più stridente la condizione di povertà della famiglia Bandini. Svevo, la devotissima moglie Maria e i suoi tre figli, Arturo, August e Federico vivono in miseria al 456 di Walnut Street, di proprietà della banca locale.
Svevo fa il muratore, ma in inverno, tra le nevi del Colorado, lavoro non se ne trova. Svevo sogna un lavoro, Arturo di diventare un campione di baseball. Tutti e due sanno che solo a primavera...
«Inverno, l’epoca delle riunioni attorno ai termosifoni degli spogliatoi per raccontarsi bugie. Ah, la primavera! Ah, lo schiocco secco della mazza da baseball, il prurito della pallina a contatto con le dita. Inverno, tempo di Natale, stagione dei bambini ricchi: loro avevano stivaletti alti, sciarpe colorate e guanti foderati di pelliccia. Ma a lui non importava granché. Il suo momento era la primavera...»
Ma si sa, dal caminetto arriva sempre Babbo Natale. E poco importa che quel caminetto non sia il tuo.
Nel 1989 esce Le ragioni del cuore, interpretato da Joe Mantegna, Ornella Muti e Faye Dunaway. L’azione, come nel libro, si sviluppa a ridosso del Natale, e il film introduce nel finale un ‘non detto’ che, ai miei occhi, riconcilia la figura dell’affascinante Mrs. Hildegarde (Faye Dunaway) con l’atmosfera avvolgente del Natale.
Che dire? Un racconto in chiave dickensiana, un azzeccato Christmas Tale.
Ah, ma sia chiaro! io non amo le atmosfere del Natale... «Sometimes in life, you have to lie a lot.»...
May 12, 2019
Uno spaccato perfetto della vita della famiglia di un emigrante, fra ristrettezze e povertà, in una terra lontana e straniera. Il piccolo Arturo Bandini è diviso fra l’ammirazione che prova nei confronti del padre, manovale che trova un’amante ricca in attesa di riprendere il lavoro, e l’amore per la madre, essere fragile che vede soffrire per l’insensibilità del padre. Un uomo che conosce solo alcool, soldi, e gioco. Solo una cosa può salvarli: l’arrivo della primavera. Porterà nuovo lavoro al padre, ed un ritorno alla retta via, e il sogno di un gioco a baseball per il giovane figlio.
I personaggi sono ben caratterizzati, la storia avvince ma per il mio primo Fante mi aspettavo qualcosa di più. Forse l’averlo fatto aspettare così tanto, come Arturo aspetta la sua primavera ne ha nutrito aspettative più alte.
“ Inverno, l'epoca delle riunioni attorno ai termosifoni degli spogliatoi per raccontarsi bugie. Ah, la primavera! Ah, lo schiocco secco della mazza da baseball, il prurito della pallina a contatto con le dita. Inverno, tempo di Natale, stagione dei bambini ricchi: loro avevano stivaletti alti, sciarpe colorate e guanti foderati di pelliccia. Ma a lui non importava granchè. Il suo momento era la primavera.
Niente stivaletti alti, niente sciarpe eleganti sul campo da gioco! Non si faceva una battuta vincente solo perchè s'indossava una cravatta di lusso.”
I personaggi sono ben caratterizzati, la storia avvince ma per il mio primo Fante mi aspettavo qualcosa di più. Forse l’averlo fatto aspettare così tanto, come Arturo aspetta la sua primavera ne ha nutrito aspettative più alte.
“ Inverno, l'epoca delle riunioni attorno ai termosifoni degli spogliatoi per raccontarsi bugie. Ah, la primavera! Ah, lo schiocco secco della mazza da baseball, il prurito della pallina a contatto con le dita. Inverno, tempo di Natale, stagione dei bambini ricchi: loro avevano stivaletti alti, sciarpe colorate e guanti foderati di pelliccia. Ma a lui non importava granchè. Il suo momento era la primavera.
Niente stivaletti alti, niente sciarpe eleganti sul campo da gioco! Non si faceva una battuta vincente solo perchè s'indossava una cravatta di lusso.”
September 30, 2014
Non riesco a convincermi che una cosa scritta tanto tempo fa mi risulti così dolce nel dormiveglia e tuttavia non riesco a guardarmi indietro, riaprendo e rileggendo il mio primo romanzo. Ho paura, non sopporto l’idea di vedermi sotto la luce della mia prima opera. Sono certo che non la rileggerò più. Di una cosa però son sicuro: tutta la gente della mia vita di scrittore, tutti i miei personaggi si ritrovano in questa mia prima opera. Di me non c’è più niente, solo il ricordo di vecchie camere da letto, e il ciabattare di mia madre verso la cucina. (John Fante, Prefazione ad “Aspetta primavera, Bandini”)
Arturo Bandini: 14 anni, italiano, inguaribile sognatore in lotta costante contro l’ascendenza italiana, causa, a suo parere, di tutti i problemi che lo assillano. Per di più è inverno: essere povero, italiano, in Colorado durante l’inverno è una delle peggiori iatture che si possano immaginare! Inverno significa freddo, piedi gelati, nessun regalo di Natale, anzi nessuna atmosfera natalizia perché il padre di Arturo, Svevo, odia quella stagione dell’anno anche più del figlio. La neve e il freddo fanno gelare la calce e questo significa niente lavoro, niente soldi, debiti per mangiare e pensiero costantemente rivolto a Helmer, il banchiere, che gli ricorda che la casa, dove abitano sua moglie e si suoi tre figli, non è sua e forse non lo sarà mai. Svevo d’inverno sfoga la sua frustrazione giocando a poker e ubriacandosi, due attività che gli procurerebbero maggiori soddisfazioni se anche sua moglie, Maria, gli desse motivo di lamentarsi e invece no! Maria, donna che trova nella fede in Dio un balsamo per tutte le difficoltà da affrontare, lo ama appassionatamente e lo accetta così com'è, innescando maggiormente il senso di colpa di Svevo e rendendolo ancora più scontroso in un circolo vizioso che lo porta spesso ad allontanarsi dalla famiglia.
Fante racconta le vicende della famiglia Bandini con tono ironico e intriso di nostalgia per un periodo certamente difficile ma in cui il futuro è ancora tutto da scoprire per il giovane Arturo. La voce narrante è interna alla storia: il punto di vista adottato è, di volta in volta, quello di Arturo, di Svevo o di Maria e lo stile si adatta ai caratteri dei personaggi: periodi brevi e affermazioni secche che riprendono le contrapposizioni nette degli adolescenti se la focalizzazione è quella di Arturo; affermazioni assolute che non ammettono sfumature o possibilità di replica nel caso di Svevo; un tono rassegnato e dimesso per Maria.
I tre punti di vista si differenziano rispetto alla religiosità e al senso di appartenenza alle proprie radici italiane ponendosi lungo un continuum che va da un estremo (Svevo) all’altro (Maria), con la posizione intermedia di Arturo che esprime il punto di vista più articolato e problematico.
Svevo si sente sia italiano sia americano e questo non comporta per lui alcuna lacerazione interiore: parla in inglese nella quotidianità e ricorre all’italiano solo per rievocare con gli amici le sue conquiste amorose. Maria, al contrario, si sente italiana e sa che non potrà mai essere come le donne americane, belle e sorridenti, stampate sulle riviste patinate che ogni tanto sfoglia. Arturo (che, come i genitori, è cittadino statunitense) si sente un povero italiano con una madre italiana che prega in continuazione e un padre italiano che sbraita sempre; lui però vorrebbe essere un americano e questo status non dipende da un documento ufficiale (come invece pensa Svevo), ma da un modo di essere e di comportarsi alieno alla sua famiglia e contro il quale Arturo si scontra ogni giorno a casa e a scuola:
Di nome faceva Arturo, ma avrebbe preferito chiamarsi John. Di cognome faceva Bandini ma lui avrebbe preferito chiamarsi Jones. Suo padre e sua madre erano italiani ma lui avrebbe preferito essere americano. Suo padre faceva il muratore ma lui avrebbe preferito diventare il battitore della squadra di baseball dei Chicago Cubs. […]
Perché sua madre era diversa dalle altre madri? Era proprio così, come poteva constatare ogni giorno. La madre di Jack Hawley lo faceva andare su di giri: aveva un modo tale d’offrirgli i biscotti che il cuore gli faceva le fusa. […]
Ma perché suo padre doveva sempre esprimersi urlando? Possibile che non sapesse parlare a bassa voce? Se il vicinato sapeva tutto della famiglia Bandini era solo perché suo padre gridava senza ritegno. I loro vicini, i Morey, non li sentiva fiatare, mai; gente tranquilla, americani. A suo padre, invece, non bastava essere italiano, lui doveva essere un italiano rumoroso.
La vita quotidiana di Arturo è scandita dalla religione, o meglio dal senso di colpa per la violazione continua dei dieci comandamenti e dalla conseguente paura dell’inferno; a differenza di Svevo che non si pone proprio il problema, Arturo ha trovato una soluzione che è perfettamente in linea con la sua educazione cattolica: peccare, provare rimorso, confessarsi per riconciliarsi con se stesso e con Dio, peccare di nuovo. Le considerazioni di Arturo sugli effetti della morale cattolica sulla sua vita sono, a mio parere, tra le più riuscite del romanzo per il tono lieve e ironico che usa Fante, il quale riesce a comunicare al lettore tutta la serietà della questione per Arturo mantenendo l’atteggiamento benevolo e distaccato dell’adulto che ricorda i tormenti dell’adolescenza.
Aspetta primavera, Bandini è un libro piacevole che lascia insoddisfatto il lettore curioso di sapere cosa accadrà ad Arturo in primavera e negli inverni successivi; non rimane allora che buttarsi a capofitto nei romanzi di Fante e seguire le vicissitudini di Arturo, Svevo e Maria attraverso tutti i loro alias, che poi non sono altro che alter ego di Fante e dei suoi genitori.
April 18, 2018
Dice Fante: Adesso che sono vecchio non posso ripensare ad "Aspetta primavera, Bandini" senza smarrirne le tracce nel passato. Certe notti, a letto una frase, un paragrafo o un personaggio di questa prima opera m'ipnotizza e nel dormiveglia mi ritrovo a ricucirne le frasi ricavando il ricordo melodioso di una vecchia camera da letto nel Colorado, o di mia madre e mio padre oppure dei miei fratelli e di mia sorella....Sono certo che non lo rileggerò più. Di una cosa però sono sicuro: tutta la gente della mia vita di scrittore, tutti i miei personaggi si ritrovano in questa mia prima opera...."
Come non essere d'accordo?
Il romanzo narra di un duro inverno pieno di neve che impedisce all'immigrato Abruzzese Svevo Bandini di lavorare e al di lui figlio di giocare a baseball. L'inverno passa tra scuola e scappatelle, crisi, povertà, animali, cotte giovanili, e preghiere, confessioni e dialoghi con dio e bestemmie, e morte, fino all'arrivo della primavera. Un romanzo duro, dunque, un romanzo di sofferenze, eppure un romanzo che magicamente ci riempie di gioia. È inutile ripercorrere la trama che è sicuramente bella è interessante ma sembra quasi diafana rispetto alla forza dei personaggi. Personaggi sanguigni, violenti, imprevedibili, crudeli e misericordiosi, personaggi che vorrebbero essere ancorati ad una cultura da cui provengono e che hanno lasciato, ad una fede religiosa soffocante ed onnipresente, a dei principi morali che guidano la loro vita, ad una nuova società che fatica ad accettarli, ma che inesorabilmente sfuggono a tutto questo, strabordano dalla trama perché sono Full of life, sono materia viva che ribolle, che cresce maturata da un sole furioso, giallo d'ira nel cielo, scappano dalla penna e si fanno, loro sì, carne e sangue. E questo è il vero miracolo, la transustanziazione fantiana su cellulosa. La trama, la struttura.... sono solo i tralicci della vite su cui i personaggi crescono arrampicandosi e dibattendosi per raggiungere il sole, per maturare, trasformarsi in vino ed ubriacarci.
E come Bandini anche tutti i suoi successori, perché Fante è uno di quegli autori che ha scritto "lo stesso libro" per tutta la vita, cambiano le storie, cambia il contesto, cambia tutto ma non quella scintilla che rende Fante Fante, che ci fa divorare i suoi libri come una febbre e ci fa arrivare all'ultima pagina con la bocca arsa di sete a chiedere "Ancora Fante, ancora!"
Sono sicuro che presto riusciremo a capire il mistero della materia oscura nell'universo.
Il mistero della magia di Fante invece resterà tale, credo, per sempre.
Voto: 10
Come non essere d'accordo?
Il romanzo narra di un duro inverno pieno di neve che impedisce all'immigrato Abruzzese Svevo Bandini di lavorare e al di lui figlio di giocare a baseball. L'inverno passa tra scuola e scappatelle, crisi, povertà, animali, cotte giovanili, e preghiere, confessioni e dialoghi con dio e bestemmie, e morte, fino all'arrivo della primavera. Un romanzo duro, dunque, un romanzo di sofferenze, eppure un romanzo che magicamente ci riempie di gioia. È inutile ripercorrere la trama che è sicuramente bella è interessante ma sembra quasi diafana rispetto alla forza dei personaggi. Personaggi sanguigni, violenti, imprevedibili, crudeli e misericordiosi, personaggi che vorrebbero essere ancorati ad una cultura da cui provengono e che hanno lasciato, ad una fede religiosa soffocante ed onnipresente, a dei principi morali che guidano la loro vita, ad una nuova società che fatica ad accettarli, ma che inesorabilmente sfuggono a tutto questo, strabordano dalla trama perché sono Full of life, sono materia viva che ribolle, che cresce maturata da un sole furioso, giallo d'ira nel cielo, scappano dalla penna e si fanno, loro sì, carne e sangue. E questo è il vero miracolo, la transustanziazione fantiana su cellulosa. La trama, la struttura.... sono solo i tralicci della vite su cui i personaggi crescono arrampicandosi e dibattendosi per raggiungere il sole, per maturare, trasformarsi in vino ed ubriacarci.
E come Bandini anche tutti i suoi successori, perché Fante è uno di quegli autori che ha scritto "lo stesso libro" per tutta la vita, cambiano le storie, cambia il contesto, cambia tutto ma non quella scintilla che rende Fante Fante, che ci fa divorare i suoi libri come una febbre e ci fa arrivare all'ultima pagina con la bocca arsa di sete a chiedere "Ancora Fante, ancora!"
Sono sicuro che presto riusciremo a capire il mistero della materia oscura nell'universo.
Il mistero della magia di Fante invece resterà tale, credo, per sempre.
Voto: 10
August 17, 2017
Dolceamaro
Faceva il chierichetto ma in realtà era un demonio che detestava i chierichetti. Avrebbe tanto voluto essere un bravo ragazzo ma aveva paura a comportarsi da bravo ragazzo perchè temeva che i suoi amici gli dessero del bravo ragazzo. Lui era era Arturo, e amava suo padre, ma viveva nel terrore che un giorno, diventato grande, le avrebbe suonate di santa ragione a suo padre.
Una piacevole scoperta, Fante. Pare che i suoi libri abbiano molti riferimenti autobiografici, quelli delle genti italiane immigrate, fiere di essere diventate americane ma che continuano a sentirsi italiane fin dentro le ossa. Quelle che hanno fatto grande l'America, insieme agli Irlandesi, agli ispanici, e a tutta quell'umanità emigrata in cerca di un mondo migliore. Quella che ha dato i natali a scrittori così, a grandi personaggi, ad artisti, quell'umus un po' sporco, forse, ma pieno di vitalità, di voglia di riscatto, e di genio.
Quelli che hanno arricchito anche i Trump e i loro amici, con le loro rubinetterie d'oro e tutto il resto.
Fante si rivolterà nella tomba in questi giorni, ne sono certa
Faceva il chierichetto ma in realtà era un demonio che detestava i chierichetti. Avrebbe tanto voluto essere un bravo ragazzo ma aveva paura a comportarsi da bravo ragazzo perchè temeva che i suoi amici gli dessero del bravo ragazzo. Lui era era Arturo, e amava suo padre, ma viveva nel terrore che un giorno, diventato grande, le avrebbe suonate di santa ragione a suo padre.
Una piacevole scoperta, Fante. Pare che i suoi libri abbiano molti riferimenti autobiografici, quelli delle genti italiane immigrate, fiere di essere diventate americane ma che continuano a sentirsi italiane fin dentro le ossa. Quelle che hanno fatto grande l'America, insieme agli Irlandesi, agli ispanici, e a tutta quell'umanità emigrata in cerca di un mondo migliore. Quella che ha dato i natali a scrittori così, a grandi personaggi, ad artisti, quell'umus un po' sporco, forse, ma pieno di vitalità, di voglia di riscatto, e di genio.
Quelli che hanno arricchito anche i Trump e i loro amici, con le loro rubinetterie d'oro e tutto il resto.
Fante si rivolterà nella tomba in questi giorni, ne sono certa
February 8, 2019
Dopo anni ritorno ad uno dei miei scrittori preferiti e al suo famoso e adorato personaggio Arturo: il megalomane, bugiardo, arrapato e iroso Arturo Bandini. Un eroe che dalle pagine esce fuori più reale che mai, riuscendo vivace e forte più di tanti uomini che respirano oltre il mondo di un libro.
Ho letto Chiedi alla polvere da ragazzina e l'ho amato con tutto il cuore; ho amato ogni parola di quel libro. Ogni scena è leggendaria e indimenticabile. Quindi leggere Aspetta primavera, Bandini è stato bellissimo. Ho fatto un viaggio all'interno di un freddo e lungo inverno, in Colorado, e conosciuto la famiglia Bandini. Anche questa volta posso dire, in tutta sincerità, che nessun altro scrittore riesce a rendere così intensi i momenti di disagio e di imbarazzo; i momenti di dispiacere, in cui i personaggi urlano e toccano il fondo, sono di impatto commovente per la loro ottima riuscita. Leggendo questo libro ti viene voglia di urlare Bravo, John Fante! E' così che si scrive.
Ho letto Chiedi alla polvere da ragazzina e l'ho amato con tutto il cuore; ho amato ogni parola di quel libro. Ogni scena è leggendaria e indimenticabile. Quindi leggere Aspetta primavera, Bandini è stato bellissimo. Ho fatto un viaggio all'interno di un freddo e lungo inverno, in Colorado, e conosciuto la famiglia Bandini. Anche questa volta posso dire, in tutta sincerità, che nessun altro scrittore riesce a rendere così intensi i momenti di disagio e di imbarazzo; i momenti di dispiacere, in cui i personaggi urlano e toccano il fondo, sono di impatto commovente per la loro ottima riuscita. Leggendo questo libro ti viene voglia di urlare Bravo, John Fante! E' così che si scrive.
December 1, 2015
È possibile la scrittura di un romanzo davvero drammatico che riesca anche a divertire? Aspetta primavera, Bandini ne è la prova, un libro veramente delicato che riesce a bilanciare delle sensazioni molto contrastanti.
John Fante racconta la vita degli immigrati italiani in America, tra differenze culturali, difficoltà economiche ed istruzione. Temi che spesso si scontrano con l'idea del sogno americano e della grande prosperità, portando spesso l'immigrato a una situazione al limite della sopravvivenza.
In questo romanzo, il primo della tetralogia dedicata ad Arturo Bandini (in questo libro quattordicenne), l'autore presenta la famiglia italiana. Il padre Svevo, muratore abruzzese, decide di abbandonare la sua nazione con la moglie, Maria, portandosi appresso un sogno di benessere finanziario. Le cose non andranno, però, secondo i piani: l'uomo si ritroverà infatti in una condizione di estrema povertà, sommerso dai debiti e senza lavoro.
Il testo si apre proprio con un'immagine di Svevo in mezzo alla neve e al ghiaccio del Colorado, da lui definito “il posto peggiore per un muratore italiano, sempre ghiacciato”, il quale senza un soldo in tasca non può far altro che inveire contro dio, la sua unica grande consolazione (tra l'altro è anche fiero di aver imparato come prima frase inglese God damn it).
Il suo figlio maggiore, Arturo, è prima di tutto un ragazzo che non è fiero della sue origini, preferirebbe chiamarsi John Jones ed essere americano. Ed è proprio lui l'emblema di uno scontro tra due culture, che non riesce a riconoscersi nella sua identità. Tra lanciatori degli Yankees e film con Robert Powell, anche Arturo sogna di poter appartenere al mondo americano, di assomigliare al resto della nazione e di farne parte pienamente; un'aspirazione che si rivelerà davvero difficile soprattutto per i mezzi che lui ha a disposizione
Non c'è titolo più appropriato di: Aspetta primavera, Bandini. Nel romanzo l'inverno ricopre un ruolo importantissimo, un sinonimo di durezza e infelicità per i Bandini. Una stagione disastrosa che dilanierà la famiglia dall'interno, rendendo la primavera un simbolo di speranza e cambiamento.
Piccola parentesi: alla fine, però, non c'è molto su cui riflettere, è di sicuro un buon libro: perfetto per apprezzare la bella storia che è ben scritta, un po' meno convincente se si è alla ricerca di qualcosa di più.
Ma probabilmente anche l'argomento centrale ricopre un ruolo importante, l'autore vuole prima di tutto stupire e poi, ogni tanto, divertire. Nell'introduzione, Ammaniti, descrive i racconti dello scrittore come "storie di cuore e di stomaco", una descrizione essenziale che inquadra però perfettamente la trama e la struttura di Aspetta primavera, Bandini.
Ho apprezzato molto la narrazione essenziale di Fante, capace di colpire il lettore con colpi di scena al limite della imprevidibilità, trascinando il lettore in un testo in bilico tra la commedia e la tragedia, capace di distruggere ogni convinzione.
John Fante racconta la vita degli immigrati italiani in America, tra differenze culturali, difficoltà economiche ed istruzione. Temi che spesso si scontrano con l'idea del sogno americano e della grande prosperità, portando spesso l'immigrato a una situazione al limite della sopravvivenza.
In questo romanzo, il primo della tetralogia dedicata ad Arturo Bandini (in questo libro quattordicenne), l'autore presenta la famiglia italiana. Il padre Svevo, muratore abruzzese, decide di abbandonare la sua nazione con la moglie, Maria, portandosi appresso un sogno di benessere finanziario. Le cose non andranno, però, secondo i piani: l'uomo si ritroverà infatti in una condizione di estrema povertà, sommerso dai debiti e senza lavoro.
Il testo si apre proprio con un'immagine di Svevo in mezzo alla neve e al ghiaccio del Colorado, da lui definito “il posto peggiore per un muratore italiano, sempre ghiacciato”, il quale senza un soldo in tasca non può far altro che inveire contro dio, la sua unica grande consolazione (tra l'altro è anche fiero di aver imparato come prima frase inglese God damn it).
Il suo figlio maggiore, Arturo, è prima di tutto un ragazzo che non è fiero della sue origini, preferirebbe chiamarsi John Jones ed essere americano. Ed è proprio lui l'emblema di uno scontro tra due culture, che non riesce a riconoscersi nella sua identità. Tra lanciatori degli Yankees e film con Robert Powell, anche Arturo sogna di poter appartenere al mondo americano, di assomigliare al resto della nazione e di farne parte pienamente; un'aspirazione che si rivelerà davvero difficile soprattutto per i mezzi che lui ha a disposizione
Non c'è titolo più appropriato di: Aspetta primavera, Bandini. Nel romanzo l'inverno ricopre un ruolo importantissimo, un sinonimo di durezza e infelicità per i Bandini. Una stagione disastrosa che dilanierà la famiglia dall'interno, rendendo la primavera un simbolo di speranza e cambiamento.
Piccola parentesi: alla fine, però, non c'è molto su cui riflettere, è di sicuro un buon libro: perfetto per apprezzare la bella storia che è ben scritta, un po' meno convincente se si è alla ricerca di qualcosa di più.
Ma probabilmente anche l'argomento centrale ricopre un ruolo importante, l'autore vuole prima di tutto stupire e poi, ogni tanto, divertire. Nell'introduzione, Ammaniti, descrive i racconti dello scrittore come "storie di cuore e di stomaco", una descrizione essenziale che inquadra però perfettamente la trama e la struttura di Aspetta primavera, Bandini.
Ho apprezzato molto la narrazione essenziale di Fante, capace di colpire il lettore con colpi di scena al limite della imprevidibilità, trascinando il lettore in un testo in bilico tra la commedia e la tragedia, capace di distruggere ogni convinzione.
March 24, 2025
Tipica ormai delle storie di Fante la rappresentazione misera e becera della famiglia italiana immigrata in America agli inizi del XX secolo.
Qui il protagonista é Arturo Bandini, un ragazzo alle prese con i primi furori adolescenziali, che pensa sia necessario confessarsi per ripulirsi la coscienza e che ha come modello etico il padre. La sua devozione raggiunge il culmine quando Svevo, il padre, va via di casa a seguito del richiamo lussurioso e adulatorio della vedova più ricca della contea, a discapito del dolore provocato a sua madre, Maria.
La madre di Arturo é una bigotta dedita a sgranare rosari tutto il giorno non curandosi realmente dei propri figli. Infatti Arturo, il più grande, ha due fratelli: August che vuole farsi prete per opportunismo e Federico ancora troppo innocente per essere intaccato dalla volgarità meschina e ignorante della famiglia.
Perfino la nonna rappresenta la personificazione della “suocera astiosa”.
Come si fa quindi a non simpatizzare per i personaggi di Fante? Non solo, ci si empatizza pure con loro.
Emblematica e “forte” la scena in cui la madre va dal salumiere con tutta la vergogna del mondo a chiedere un ennesimo credito per poter mettere qualcosa a tavola durante il lungo e scarno inverno.
Addirittura finisce con sacrificare il suo ultimo e amato gallo.
Tutto sembra regredire nel peggiore dei modi quando finalmente ecco lo sbocciare dei primi colori, dei primi odori, sapori… sta arrivando la primavera!
Qui il protagonista é Arturo Bandini, un ragazzo alle prese con i primi furori adolescenziali, che pensa sia necessario confessarsi per ripulirsi la coscienza e che ha come modello etico il padre. La sua devozione raggiunge il culmine quando Svevo, il padre, va via di casa a seguito del richiamo lussurioso e adulatorio della vedova più ricca della contea, a discapito del dolore provocato a sua madre, Maria.
La madre di Arturo é una bigotta dedita a sgranare rosari tutto il giorno non curandosi realmente dei propri figli. Infatti Arturo, il più grande, ha due fratelli: August che vuole farsi prete per opportunismo e Federico ancora troppo innocente per essere intaccato dalla volgarità meschina e ignorante della famiglia.
Perfino la nonna rappresenta la personificazione della “suocera astiosa”.
Come si fa quindi a non simpatizzare per i personaggi di Fante? Non solo, ci si empatizza pure con loro.
Emblematica e “forte” la scena in cui la madre va dal salumiere con tutta la vergogna del mondo a chiedere un ennesimo credito per poter mettere qualcosa a tavola durante il lungo e scarno inverno.
Addirittura finisce con sacrificare il suo ultimo e amato gallo.
Tutto sembra regredire nel peggiore dei modi quando finalmente ecco lo sbocciare dei primi colori, dei primi odori, sapori… sta arrivando la primavera!
December 4, 2024
Ero da tempo incuriosita da questo Fante, scrittore paragonato ad altro grande nome, quello di Steinbeck, per le tematiche, e quindi ho colto l’occasione per leggere finalmente la prima delle avventure di Arturo Bandini, ragazzino americano, figlio di immigrati italiani in un paesino sulle montagne del Colorado, dove gli inverni sono rigidi e ancora di più lo sono per quella parte, estesa, della popolazione che vive in povertà e arranca per arrivare a fine mese, facendo la spesa a credito in attesa dei mesi caldi in cui recuperare un lavoro, come quello di muratore del padre Svevo, svolto principalmente all’aperto.
La vita per questo giovane adolescente è complicata, nonostante la sua giovane età, in parte a causa dell’ irascibilità del padre e della religiosità fervente della madre Maria, ma, in particolar modo, a causa della sua diversità da amici e compagni di classe, dovuta al sentirsi diverso dai “pezzenti” immigrati, ma anche all’essere visto come diverso dai compagni americani veri, e così le sue giornate trascorrono in un continuo conflitto interiore tra la rabbia e l’ insofferenza per la propria condizione, e il senso di colpa nei confronti della famiglia, soprattutto della madre che continua ad appellarsi alla giustizia divina.
E le cose peggiorano quando il padre, su consiglio di un amico, trova occupazione presso una ricca vedova del posto.
Per tutto il tempo della lettura le mie sensazioni sono oscillate tra un profondo fastidio e la pietà per questo ragazzino, che da un lato potevo comprendere per le mie origini, ma che, dall’altro, avrei voluto aiutare ad aprire gli occhi per rendersi conto della realtà delle cose, come ugualmente e ancor più insopportabilmente, avrei voluto far smuovere questa madre che non si accorge delle proprie responsabilità.
Sconvolgente colpo al cuore ciò che accade verso la fine, segnale a mio parere, di quanto la vita nei suoi confronti sia ingiusta e sia davvero molto difficile un riscatto.
La vita per questo giovane adolescente è complicata, nonostante la sua giovane età, in parte a causa dell’ irascibilità del padre e della religiosità fervente della madre Maria, ma, in particolar modo, a causa della sua diversità da amici e compagni di classe, dovuta al sentirsi diverso dai “pezzenti” immigrati, ma anche all’essere visto come diverso dai compagni americani veri, e così le sue giornate trascorrono in un continuo conflitto interiore tra la rabbia e l’ insofferenza per la propria condizione, e il senso di colpa nei confronti della famiglia, soprattutto della madre che continua ad appellarsi alla giustizia divina.
E le cose peggiorano quando il padre, su consiglio di un amico, trova occupazione presso una ricca vedova del posto.
Per tutto il tempo della lettura le mie sensazioni sono oscillate tra un profondo fastidio e la pietà per questo ragazzino, che da un lato potevo comprendere per le mie origini, ma che, dall’altro, avrei voluto aiutare ad aprire gli occhi per rendersi conto della realtà delle cose, come ugualmente e ancor più insopportabilmente, avrei voluto far smuovere questa madre che non si accorge delle proprie responsabilità.
Sconvolgente colpo al cuore ciò che accade verso la fine, segnale a mio parere, di quanto la vita nei suoi confronti sia ingiusta e sia davvero molto difficile un riscatto.
May 19, 2020
john fante è mitizzato parecchio, qui in abruzzo. leggendo questo prequel a Chiedi alla polvere, dallo stile nudo e graffiante, realizzo anche bene perché. è un modo di raccontare le cose capace di ferire e di far trasparire l'animalesco che è in noi. in più c'è tutta una questione relativa alle generazioni di transizione fra chi è migrante e chi è nato in terra ospitante. bandini padre è un italiano che si sente americano, suo figlio è un nato in america che disprezza l'italianità del padre. un conflitto molto interessante, universale perché visto attraverso gli occhi di un adolescente.
December 21, 2025
• Nel primo romanzo del ciclo dedicato a Arturo Bandini, Fante mette in scena la quotidianità di una casa che procede con un passo incerto, sempre sul bordo di una fragile sopravvivenza. Il racconto attraversa giornate punteggiate da un inverno claustrale e da un’America che osserva gli immigrati italiani con un misto di sospetto e indifferenza.
• Emerge la vibrazione interiore di un nucleo familiare che tenta di proteggere la propria dignità dentro un paesaggio sociale che non concede tregua.
• Fante riesce a far avanzare ogni personaggio con una nitidezza che non cerca mai l’effetto drammatico. Arturo, ancora ragazzino, registra l’instabilità dei genitori come se stesse spiando una verità troppo grande per la sua età, mentre la voce dell’autore introduce un tono che accoglie la tensione senza giudicarla "suggerendo" al lettore la possibilità di ascoltare senza prevaricare.
• La figura di Svevo, padre inquieto e spesso sconfitto e personaggio per me struggente, trova una sua statura nelle esitazioni, un uomo che usa l’ostinazione come unico strumento per non disperdere ciò che gli resta. Maria, sua moglie, incarna un’energia più sotterranea. Tiene insieme la famiglia con gesti minimi, la loro relazione non mostra slanci epici ma offre invece una serie di piccoli cedimenti che rivelano quanto fragile possa essere il desiderio di continuità.
• La prosa di Fante è limpida, asciutta, diretta, ma continuamente attraversata da una specie di malinconica luminanza. L’esperienza dell’immigrazione modella i gesti quotidiani, scolpisce i desideri, incide perfino la grammatica affettiva dei protagonisti.
• Impulso autobiografico che non si trasforma in confessione, ironia che non esplode, senso di un mondo in cui la fame, le attese e le delusioni tengono insieme le persone almeno quanto gli affetti. Fante sceglie la stanza stretta, il corridoio buio, il portico battuto dal vento. In questi spazi concentra la sua forza più autentica.
• Il romanzo invita a seguire la famiglia Bandini senza alcuna garanzia di riscatto. Resta la dignità incerta di chi prova a sopravvivere e, nella sua ostinazione, costruisce una forma minima di tenerezza.
• Un romanzo che prova, e riesce, a restituire la sostanza umanissima delle vite che cercano un varco anche mentre l’inverno avanza.
• Emerge la vibrazione interiore di un nucleo familiare che tenta di proteggere la propria dignità dentro un paesaggio sociale che non concede tregua.
• Fante riesce a far avanzare ogni personaggio con una nitidezza che non cerca mai l’effetto drammatico. Arturo, ancora ragazzino, registra l’instabilità dei genitori come se stesse spiando una verità troppo grande per la sua età, mentre la voce dell’autore introduce un tono che accoglie la tensione senza giudicarla "suggerendo" al lettore la possibilità di ascoltare senza prevaricare.
• La figura di Svevo, padre inquieto e spesso sconfitto e personaggio per me struggente, trova una sua statura nelle esitazioni, un uomo che usa l’ostinazione come unico strumento per non disperdere ciò che gli resta. Maria, sua moglie, incarna un’energia più sotterranea. Tiene insieme la famiglia con gesti minimi, la loro relazione non mostra slanci epici ma offre invece una serie di piccoli cedimenti che rivelano quanto fragile possa essere il desiderio di continuità.
• La prosa di Fante è limpida, asciutta, diretta, ma continuamente attraversata da una specie di malinconica luminanza. L’esperienza dell’immigrazione modella i gesti quotidiani, scolpisce i desideri, incide perfino la grammatica affettiva dei protagonisti.
• Impulso autobiografico che non si trasforma in confessione, ironia che non esplode, senso di un mondo in cui la fame, le attese e le delusioni tengono insieme le persone almeno quanto gli affetti. Fante sceglie la stanza stretta, il corridoio buio, il portico battuto dal vento. In questi spazi concentra la sua forza più autentica.
• Il romanzo invita a seguire la famiglia Bandini senza alcuna garanzia di riscatto. Resta la dignità incerta di chi prova a sopravvivere e, nella sua ostinazione, costruisce una forma minima di tenerezza.
• Un romanzo che prova, e riesce, a restituire la sostanza umanissima delle vite che cercano un varco anche mentre l’inverno avanza.
October 29, 2025
Una storia agrodolce che narra le difficoltà di una famiglia di emigranti italiani in Colorado.
Un inverno duro per la famiglia Bandini, pochi soldi nelle mani, poco cibo in pancia.
Inverno, tempo di Natale, stagione dei bambini ricchi. Ah, la primavera!
Bisogna avere pazienza, tirare la cinghia, ma la primavera arriverà anche per i Bandini. L'ho trovato molto particolare perché la storia narrata è comunque drammatica, ma assurdamente in più di un'occasione fa sorridere. Non si può leggere di drammi quotidiani e sorridere, eppure Fante riesce nell'intento.
Un inverno duro per la famiglia Bandini, pochi soldi nelle mani, poco cibo in pancia.
Inverno, tempo di Natale, stagione dei bambini ricchi. Ah, la primavera!
Bisogna avere pazienza, tirare la cinghia, ma la primavera arriverà anche per i Bandini. L'ho trovato molto particolare perché la storia narrata è comunque drammatica, ma assurdamente in più di un'occasione fa sorridere. Non si può leggere di drammi quotidiani e sorridere, eppure Fante riesce nell'intento.
January 15, 2017
E' molto ironico e fa sorridere, ma nasconde tanta amarezza oltre ad una certa crudeltà. Una scrittura molto scorrevole e vivace. La neve è elemento fondamentale, ecco quell'aspetta primavera del titolo: a causa dell'inverno e della neve tutto è bloccato, il lavoro del padre che è sempre più nervoso e irritabile, il baseball di Arturo che non vede l'ora di poter giocare; c'è una paralisi dei sentimenti e una freddezza nelle relazioni, come se tutto fosse in un torpore in attesa appunto della primavera, quando con il sole arriverà anche il buon umore. Altro elemento fondamentale è la religione: questa mamma così devota, sempre con in mano il rosario, che si rifugia nelle sue preghiere per affrontare qualsiasi difficoltà... e la paura del peccato, anche se basta confessarsi e si è sciolti da qualsiasi colpa. E poi il comportamento di Arturo e dei suoi fratelli nei confronti della madre: tutto è loro dovuto e non capiscono il suo comportamento quando il padre non c'è, pensano che la sua sia una reazione esagerata e che invece dovrebbe tornare ad occuparsi di loro come ha sempre fatto. Certo sono forse troppo piccoli per vederla non solo come madre ma come donna ferita. Addirittura Arturo è invidioso delle madri dei suoi amici perché sono belle e si curano, mentre la sua è sciatta e trasandata. E quando Maria reagisce nei confronti di Svevo graffiandolo, Arturo pensa che il padre avrebbe dovuto picchiarla per la mancanza di rispetto; evidentemente questo pensiero è frutto di un'educazione basata sulla presunta superiorità dell'uomo sulla donna. E poi la povertà che assilla Arturo, che si sente inferiore e si vergogna, ecco perché gli piace giocare a baseball, non c'è differenza tra ricchi e poveri. Ultima cosa: mi è piaciuta molto l'intromissione del cane, penso sia stato un pretesto per far tornare a casa Svevo, come un'occasione per riconciliare la famiglia prima della fine del libro, visto che ormai stava arrivando anche la primavera. :) Per me è stato amore a prima vista, mi sono subito affezionata ai personaggi. Anche se alcuni loro comportamenti sono da condannare (e infatti non li ho condivisi) mi sono ritrovata ad assumere un atteggiamento comprensivo e indulgente nei loro confronti, come una nonna che scopre le marachelle dei nipoti a cui però perdona tutto. Di solito di fronte a tanta bassezza morale resto indignata, ma stavolta mi ha suscitato una certa tenerezza.
September 10, 2012
Beh, se piaceva a Bukowski...
Primo di un ciclo, di un autore per me sconosciuto, racconta la storia di Arturo Bandini, americano di origine italiana, e in particolare di suo padre,Svevo Bandini.Scorrevole, ben scritto e crudo lo si legge tutto d'un fiato. Bellissimo.
Primo di un ciclo, di un autore per me sconosciuto, racconta la storia di Arturo Bandini, americano di origine italiana, e in particolare di suo padre,Svevo Bandini.Scorrevole, ben scritto e crudo lo si legge tutto d'un fiato. Bellissimo.
October 10, 2015
Fante non è uno scrittore qualunque, Fante è magico. Questo libro sa essere divertente nei momenti in cui deve esserlo, triste in quelli in cui deve essere triste. Bellissime le pagine in cui l'ironia cede a quelle giornate tristi post natalizie (giornate lunghe, giornate tristi) con Bandini senior fuori di casa. Svevo Bandini è il co-protagonista del libro, come Arturo e forse più di Arturo. Un italiano pieno di vizi, adorato dal figlio oltre i suoi meriti. Il libro profuma di Italia, profuma di quell'immigrazione oltreoceano che ci ha visto sempre protagonisti, di quella prole che nasce in America e col passare delle generazioni diventa per sempre americana, perdendo qualsiasi traccia italiana se si esclude il cognome, quello che ti marchia davvero. Svevo Bandini è ancora italiano, Arturo Bandini è americano. Ma si chiama pur sempre Arturo Bandini. Una descrizione familiare eccezionale.
June 27, 2017
C’è una neve che per chi non è abituato è bella, bianca e copre i misfatti, copre il disordine, ma per chi la vive ogni inverno e anche più, la neve non si vede l’ora che si sciolga. Per Svevo Bandini, muratore e padre di famiglia, famiglia abruzzese ora a Rocklin in Colorado, la neve nel suo candore vuol dire povertà, vuol dire che la calce si ghiaccia, che le mani si bloccano, che i piedi si congelano nelle scarpe rotte bucate, che non si può più lavorare. Allora non si fa che aspettare, accumulando debiti col banchiere per una misera casa, col carbonaio per il carbone, col macellaio per carne e farina, debiti su debiti, perdendo dollari al poker, bestemmiando come un dannato. La neve si aspetta che si sciolga. Non si aspetta altro che la primavera in questo interminabile inverno (...) CONTINUA > https://wp.me/paDxC6-1o
June 12, 2022
Il mio primo romanzo di Fante ed è già amore.
Quella di Arturo Bandini, quattordicenne americano di origini italiane, è una storia amara raccontata da una penna al contempo ironica e tagliente, con un retrogusto inaspettatamente dolce.
Arturo è un concentrato di rabbia e disgusto che sfida il mondo a pugni, cercando di ritagliarsi un minuscolo posto per sé in un mondo ingiusto.
Interessante anche la figura del padre, altro protagonista del romanzo, un uomo burbero e rabbioso, capace solo di lamentarsi e soffrire, di sbraitare e incolpare. La madre, dal canto suo, è un personaggio particolare: allo stesso tempo fonte di luce e origine di un'oscurità inaspettata, capace di amore e di trascuratezza, un mix di dolcezza materna e sofferenza. Crescere in una famiglia così non è facile per nessuno. Non è facile per August e Federico, i due figli minori, e non è facile soprattutto per Arturo, che da fratello maggiore si ritrova presto a sentirsi responsabile (sempre controvoglia) di adulti e bambini. La preadolescenza non è mai stata tanto amara e dolce.
Quella di Arturo Bandini, quattordicenne americano di origini italiane, è una storia amara raccontata da una penna al contempo ironica e tagliente, con un retrogusto inaspettatamente dolce.
Arturo è un concentrato di rabbia e disgusto che sfida il mondo a pugni, cercando di ritagliarsi un minuscolo posto per sé in un mondo ingiusto.
Interessante anche la figura del padre, altro protagonista del romanzo, un uomo burbero e rabbioso, capace solo di lamentarsi e soffrire, di sbraitare e incolpare. La madre, dal canto suo, è un personaggio particolare: allo stesso tempo fonte di luce e origine di un'oscurità inaspettata, capace di amore e di trascuratezza, un mix di dolcezza materna e sofferenza. Crescere in una famiglia così non è facile per nessuno. Non è facile per August e Federico, i due figli minori, e non è facile soprattutto per Arturo, che da fratello maggiore si ritrova presto a sentirsi responsabile (sempre controvoglia) di adulti e bambini. La preadolescenza non è mai stata tanto amara e dolce.
April 13, 2026
il mio primo "Fante".
È a tutti gli effetti un romanzo di formazione, solitamente mi piacciono queste storie ma nella prima parte ho faticato abbastanza a entrarci dentro, fortunatamente la seconda metà è stata tutta in discesa con eventi interessanti, uno sviluppo più chiaro dei personaggi e delle dinamiche intorno ad Arturo, il protagonista.
Questo libro aprirà le porte a libri migliori (dicono) come "Chiedi alla polvere" o "La confraternita dell'uva" .
Molto probabilmente continuerò a leggere altro di questo autore.
È a tutti gli effetti un romanzo di formazione, solitamente mi piacciono queste storie ma nella prima parte ho faticato abbastanza a entrarci dentro, fortunatamente la seconda metà è stata tutta in discesa con eventi interessanti, uno sviluppo più chiaro dei personaggi e delle dinamiche intorno ad Arturo, il protagonista.
Questo libro aprirà le porte a libri migliori (dicono) come "Chiedi alla polvere" o "La confraternita dell'uva" .
Molto probabilmente continuerò a leggere altro di questo autore.
June 20, 2026
Un libro molto scorrevole anche se un po' dolceamaro in alcuni tratti. In altri, i pensieri o le descrizioni che fanno affiorare i sentimenti e gli stati d'animo dei personaggi sono state bellissime. Il libro fa il suo lavoro, a tratti ti fa arrabbiare e mal sopportare alcuni personaggi, in altri momenti fa empatizzare molto con loro. Molto delicato e anche molto umoristico.
July 16, 2019
Rispecchia il mio stato d'animo attuale
December 26, 2025
beh davvero una bella lettura. dovrò rileggere a questo punto anche Chiedi alla polvere. 8,5
July 20, 2026
Aspetto la primavera anche io, Arturo.
August 30, 2014
Puoi trovare questa recensione anche sul mio blog ---> La siepe di more
Ah, Fante, Fante... sono qui davanti alla pagina bianca e non so che cavolo scrivere di questo romanzo, di questa storia che è anche la tua e un po' la nostra.
Aspetta primavera, Bandini, infatti, è un romanzo molto veloce da leggere: è scritto con una semplicità estrema e non mancano i momenti esilaranti. Tuttavia, è di difficile digestione, come una pizza maialona (avrei dovuto inserire un piatto pesante abruzzese, così sarei stata in tono con l'origine dei protagonisti, ma mi è venuta a mente la maialona. Perdonate il campanilismo, sarà la fame).
Il fatto è che Fante ci racconta di un quattordicenne, Arturo Bandini, che non si trova nei suoi panni. Lui si immagina figlio con tutti i comfort: padre americano (magari anche di successo), madre americana (e lustra come uno specchio), fidanzata (e poi sposa) bellissima... e invece si ritrova figlio di due immigrati italiani e a fantasticare su una ragazza che non se lo fila manco di lontano.
Insomma, ad Arturo non basta avere un documento con su scritto “americano” come invece è sufficiente per il padre, che non manca mai di vantarsi del suo essere cittadino americano. Arturo vede lo stato misero nel quale vivono e quanto questo sembri miserrimo in confronto alla vera vita americana, piena di mogli per sempre belle e mariti per sempre aitanti.
Oltretutto, Arturo Bandini non è un ragazzo in grado di rimanere indifferente a quanto gli accade intorno. Nonostante il suo essere insoddisfatto della sua condizione di immigrato italiano, infatti, non riesce ad affrancarsi dalle sue origini e quindi dalla sua famiglia, finendo per fare di tutto per tenersela stretta.
Tra l'altro, proprio nel tentativo di salvare il salvabile, Arturo dimostrerà una notevole comprensione delle dinamiche insite nella sua famiglia, risultando tutt'altro che sciocco, come si potrebbe pensare nel leggere della sua fame di libertà. Una fame figlia sì delle infelici condizioni di vita della sua famiglia, ma anche della gioventù e della nuova generazione che vuole rompere con il passato.
Ah, Fante, Fante... sono qui davanti alla pagina bianca e non so che cavolo scrivere di questo romanzo, di questa storia che è anche la tua e un po' la nostra.
Aspetta primavera, Bandini, infatti, è un romanzo molto veloce da leggere: è scritto con una semplicità estrema e non mancano i momenti esilaranti. Tuttavia, è di difficile digestione, come una pizza maialona (avrei dovuto inserire un piatto pesante abruzzese, così sarei stata in tono con l'origine dei protagonisti, ma mi è venuta a mente la maialona. Perdonate il campanilismo, sarà la fame).
Il fatto è che Fante ci racconta di un quattordicenne, Arturo Bandini, che non si trova nei suoi panni. Lui si immagina figlio con tutti i comfort: padre americano (magari anche di successo), madre americana (e lustra come uno specchio), fidanzata (e poi sposa) bellissima... e invece si ritrova figlio di due immigrati italiani e a fantasticare su una ragazza che non se lo fila manco di lontano.
Insomma, ad Arturo non basta avere un documento con su scritto “americano” come invece è sufficiente per il padre, che non manca mai di vantarsi del suo essere cittadino americano. Arturo vede lo stato misero nel quale vivono e quanto questo sembri miserrimo in confronto alla vera vita americana, piena di mogli per sempre belle e mariti per sempre aitanti.
Oltretutto, Arturo Bandini non è un ragazzo in grado di rimanere indifferente a quanto gli accade intorno. Nonostante il suo essere insoddisfatto della sua condizione di immigrato italiano, infatti, non riesce ad affrancarsi dalle sue origini e quindi dalla sua famiglia, finendo per fare di tutto per tenersela stretta.
Tra l'altro, proprio nel tentativo di salvare il salvabile, Arturo dimostrerà una notevole comprensione delle dinamiche insite nella sua famiglia, risultando tutt'altro che sciocco, come si potrebbe pensare nel leggere della sua fame di libertà. Una fame figlia sì delle infelici condizioni di vita della sua famiglia, ma anche della gioventù e della nuova generazione che vuole rompere con il passato.
June 21, 2017
John Fante racconta attraverso gli occhi e le gesta di Arturo Bandini la sua storia e in questo primo libro, in particolar modo della sua infanzia/adolescenza.
Svevo Bandini, il padre, muratore, è costretto durante i mesi invernali a un fermo
lavorativo e questo butta l’intera famiglia in una serie di ristrettezze economiche
che vanno anche a pesare sull'umore, sia dei figli che della moglie Maria..
Per tutta la narrazione persiste questo senso di misera, la difficoltà reale del padre di mantenere la famiglia, di vestirli, di scaldarli e dall'altro lato i familiari che quasi
lo pretendono, accusandolo di non fare abbastanza, di andare a sperperare il
poco che hanno…e cosi in loro si insinua un dubbio…
Questi figli poco amati sia dal padre, che dalla madre, figli che non riescono a capire ne
il comportamento dell'uno, ne dell'altra
Una madre perennemente depressa o comunque sempre con in mano un rosario,
intenta a pregare lasciandoli spesso abbandonati a sé stessi, anzi preoccupati della
sua stessa salute, come se le parti si fossero invertite.
A tratti figli più maturi dei loro stessi genitori..
In questo contesto crescono Arturo e i suoi due fratelli, come se le stagioni fossero lo specchio dell’anima, dei loro sentimenti, come se l'inverno con la sua neve portasse
gelo, freddo sia fuori ma anche dentro i loro cuori..
In questo spirito la famiglia Bandini, aspetta la primavera, sperando che porti qualche miglioramento….
Fa impressione come a tratti John Fante riesca a inserire anche dell’ironia in mezzo a tanto povertà e miseria e la cosa a pensarci bene non lascia indifferenti...
Per me un bel libro, spero che il secondo libro della quadrilogia non mi deluda…
Svevo Bandini, il padre, muratore, è costretto durante i mesi invernali a un fermo
lavorativo e questo butta l’intera famiglia in una serie di ristrettezze economiche
che vanno anche a pesare sull'umore, sia dei figli che della moglie Maria..
Per tutta la narrazione persiste questo senso di misera, la difficoltà reale del padre di mantenere la famiglia, di vestirli, di scaldarli e dall'altro lato i familiari che quasi
lo pretendono, accusandolo di non fare abbastanza, di andare a sperperare il
poco che hanno…e cosi in loro si insinua un dubbio…
Questi figli poco amati sia dal padre, che dalla madre, figli che non riescono a capire ne
il comportamento dell'uno, ne dell'altra
Una madre perennemente depressa o comunque sempre con in mano un rosario,
intenta a pregare lasciandoli spesso abbandonati a sé stessi, anzi preoccupati della
sua stessa salute, come se le parti si fossero invertite.
A tratti figli più maturi dei loro stessi genitori..
In questo contesto crescono Arturo e i suoi due fratelli, come se le stagioni fossero lo specchio dell’anima, dei loro sentimenti, come se l'inverno con la sua neve portasse
gelo, freddo sia fuori ma anche dentro i loro cuori..
In questo spirito la famiglia Bandini, aspetta la primavera, sperando che porti qualche miglioramento….
Fa impressione come a tratti John Fante riesca a inserire anche dell’ironia in mezzo a tanto povertà e miseria e la cosa a pensarci bene non lascia indifferenti...
Per me un bel libro, spero che il secondo libro della quadrilogia non mi deluda…
March 30, 2023
Con questo secondo volume, ho conosciuto un Arturo Bandini quattordicenne alle prese con la sua vita da adolescente. L'amore non corrisposto per Rosa Pinelli, i suoi "peccati veniali e mortali", il rapporto con la madre devota e angelica e il padre nervoso e "incline alla sparizione": questi sono i temi trattati da John Fante e, sebbene Arturo risulti essere un personaggio perlopiù odioso e antipatico, è impossibile non provare per lui una certa tenerezza mista a pena. Arturo è un ragazzino solo che cerca di difendersi come può dai problemi della vita che a tratti sono troppo grandi per un quattordicenne. E in situazioni in cui dovrebbe ancora essere un bambino e invece è costretto a pensare e agire da adulto, decide sempre di scegliere la strada più cattiva, per poi pentirsene e cercare la redenzione. Perché in fondo Arturo sa di non finire all'inferno, ma anche il purgatorio è una grande scocciatura e per questo motivo ogni tanto non è male confessare i propri peccati. Specialmente se in fondo tutto ciò che vorresti sarebbe l'amore della ragazza che ti piace, l'approvazione di tuo padre e la felicità di tua madre. E aspettare che dopo l'inverno arrivi finalmente la primavera.
****/5
****/5
June 13, 2013
Durante un momento di "crisi da lettrice" ho chiesto qualche consiglio sul gruppo di Goodreads Italia, e questa saga è stata una di quelle che mi sono state suggerite. Non avendo mai letto niente di Fante, ho deciso di iniziare dall'inizio, dal primo volume di quella che è famosa per essere una sorta di autobiografia.
Una famiglia italiana in America, una delle tante. Una famiglia povera, che c'è di strano? Una madre devota come poche, tre figli, un padre che lavora poco, le liste dei debiti che si allungano. Un quattordicenne che la povertà la detesta, ma non può farci nulla: vi è completamente immerso. Arturo Bandini, nonostante si senta un peccatore, un povero italiano, un po' una vittima, ha capito molto più degli adulti che lo circondano, e non vedo l'ora di leggere come crescerà. Intanto, potrebbe arrivare la primavera.
Una famiglia italiana in America, una delle tante. Una famiglia povera, che c'è di strano? Una madre devota come poche, tre figli, un padre che lavora poco, le liste dei debiti che si allungano. Un quattordicenne che la povertà la detesta, ma non può farci nulla: vi è completamente immerso. Arturo Bandini, nonostante si senta un peccatore, un povero italiano, un po' una vittima, ha capito molto più degli adulti che lo circondano, e non vedo l'ora di leggere come crescerà. Intanto, potrebbe arrivare la primavera.
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